Ancora più liberi


Mi rendo conto che l’incontrarci nudi durante una delle nostre escursioni in montagna non è una cosa di tutti i giorni e chi ci incontra può non rimanerne indifferente. Possiamo prevedere una gamma di reazioni, da favorevoli a sfavorevoli; oppure le più varie risposte emozionali: sorpresa, shock, fastidio, irritazione, molestia, scandalo, perplessità, titubanza, imbarazzo, nervosismo, confusione, disagio, impaccio, timore, provocazione… ma anche curiosità, eccitazione, risveglio, sorriso, leggerezza, desiderio, emulazione, tranquillità, disinvoltura, serenità… Per ora non abbiamo visto reazioni chiaramente ostili o negative come la malcelata indignazione, i silenzi grevi di biasimo inespresso, i rimbrotti fra sé, gli sguardi impacciati, gli scotimenti di capo di severa reprimenda, come di fronte a una monelleria riprovevole: tanto più riprovevole in persone adulte, gesti al limite della tolleranza che le persone di buone maniere non oserebbero mai. Quale che sia la reazione che abbiamo suscitato, ciò dipende più dalla sensibilità e cultura dell’altra persona che da una nostra mirata intenzionalità (siamo escursionisti, e non artisti che si cercano un pubblico, che intenzionalmente voglio suscitare emozioni).

È vero che buone norme del conviver civile sono

  • non recarci fastidio reciproco,
  • non offendere il prossimo,
  • non arrecar danni

Incontrarci sui sentieri si colloca al livello più basso di questa scala, cioè al massimo si tratta di un fastidio tollerabile e temporaneo.

C’entra molto anche la nostra intenzionalità: poiché noi per primi siamo indifferenti allo sguardo degli altri (e l’abbiamo imparato escursione dopo escursione), altrettanto non partiamo dal presupposto che la nostra nudità voglia suscitare di proposito una qualche reazione negli altri, anzi: desideriamo che passi quasi inosservata, una cosa normale, una variante legittima nello stile di vita di ognuno. Possiamo solo immaginare le reazioni negli altri: ma il nostro comportamento non è nulla che possa esser inteso come offesa diretta o danno intenzionale. Essere nudi è una banale questione di vestiario. È una nostra opzione. Fisica innanzitutto, perché riguarda primariamente il benessere del corpo. Non c’entra la morale, l’ideologia, la cultura, l’ “osservanza delle norme minime di convivenza”, non è un gesto di protesta o di destabilizzazione dello status quo: non ha proprio nessuna intenzione, nessuna finalità nei confronti di altri e della società. È solamente un modo per godere di un benessere psicofisico elementare, naturale e alla immediata portata di tutti.

I fastidi causati dagli altri

Gli schiamazzi notturni, il volume di una radio, un motore lasciato acceso, centauri rabbiosi e fracassoni che sfrecciano a tutto gas sono esempi fra i tanti di fastidi quotidiani… sopportabili. Fa parte del vivere insieme sopportarci a vicenda, convinti che non viviamo in un mondo perfetto, ovattato, tutto crinoline e carillons. Più ci sopportiamo, e più viviamo bene insieme: dipende dai nostri “ammortizzatori”. Più accettiamo il modo di vivere (originale e diverso) dei nostri vicini, più ci sentiremo in diritto di fare accettare anche il nostro (altrettanto originale e diverso). Non esiste però una correlazione consequenziale fra le due cose, ma mi piace pensarlo.

Ci sono delle necessità che ci fanno chiudere un occhio (un passaggio a livello, il tosaerba, una gara ciclistica) e fastidi per noi che invece sono divertimenti per altri, come la musica di qualche discoteca che non ci fa chiudere occhio. Certo le persone hanno le proprie esigenze (e anche noi i nostri bisogni) e non sempre il confine fra necessità e divertimento è facilmente individuabile. Se sono un artista posso dipingere nudi a mio piacimento, se sono uno studente dell’artistico posso avere persino un/a modello/a che posa nudo/a in classe (anche se sono minorenne – a fini didattici sono possibili molte eccezioni. Ma le stesse eccezioni sono molto men tollerate nella vita reale). Se sono un fotografo, posso mettere in posa le mie modelle anche in piazza San Marco.

Il Primo emendamento, in nome della libertà di espressione, me ne dà facoltà. Questo in America. Vi immaginate qui in Italia, un nudista che si appella al compito fondamentale della Repubblica per far “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (Costituzione italiana, art. 3)?

Libertà e possibilità/potere

Allora esiste un altro potere che si è magnato l’articolo 3 della nostra Costituzione, “limitando di fatto la libertà” di me come persona, di cittadino, di individuo. Ammettiamo che questo potere sia la consuetudine, il costume, la tradizione condivisi dal 90% degli Italiani. Mi chiedo: che fastidio danno i mancini, le persone rosse di capelli, i grassi, i magri, i belli, i brutti?

Spesso ci vien da pensare a quanto potere, a quanto diritto possono avere gli altri di darmi impunemente fastidio. Un aforisma di Nietzsche (‟Si vuole la libertà finché non si ha ancora la potenza” Frammenti postumi 1887-1888, Milano 1971, p. 150) mi fa riflettere sulla correlazione fra libertà e possibilità, fra libertà e potere. La parola stessa libertà mi rimanda l’immagine di un uccello dalle ali colorate che volteggia nel cielo azzurro, “sopra le nuvole” come cantava Reinhard Mey nel 1974:

Sopra le nuvole la libertà è senza confini
Tutte le paure, le preoccupazioni – si dice –
Sono lasciate giù a terra e da qui
Quel che ci sembrava grande e importante
Diventa all’improvviso piccolo e insignificante.

La parola libertà può far riferimento a un desiderio, a un sogno che avevamo da bambini e sempre rimandato. Rimandato a quando finalmente avremmo avuto la possibilità di realizzarlo. Hegel ha tirato le somme di questa ricerca collettiva di una sempre maggiore liberta, dicendo che “la storia è storia di libertà”. Crescendo impariamo a commisurare i nostri desideri con le nostre possibilità, con le nostre risorse, il passo secondo la gamba; vediamo che gli altri possono, hanno più mezzi, e ci sembra siano perciostesso anche più liberi. Ci può far stridere i denti vedere che altri possono e noi no, solo perché evidentemente godono di privilegi, a riprova che pur vivendo in una società fondamentalmente egualitaria (nelle intenzioni, nei proclami), non siamo tutti uguali. Qualcuno ha più potere di altri, qualcuno è più libero di altri proprio a motivo di questo potere: la bilancia che vediamo nei tribunali alle spalle dei giudici ci appare come un’ingenua velleità. E allora reclamiamo eguaglianza, allora reclamiamo giustizia.

I have a dream quante volte ce lo siamo sentito ripetere! E ce lo siamo ripetuti noi stessi. E quanti sogni siamo riusciti a realizzare pur senza rubar niente a nessuno, senza esser prepotenti, senza passare sul cadavere di altri, semplicemente mettendo in campo le nostre personali risorse ed eventualmente l’aiuto, la cooperazione di chi abbiamo accanto e per buon tratto percorre la nostra medesima strada.

Libertà e normalità.

Normalità è un concetto relativo, una moda statistica. Non mi sento anormale nelle nostre escursioni in montagna. Sarà stravagante, originale, eccezionale, ma non anormale. Toccarsi la punta del naso con la lingua non è da tutti, ma non anormale. Non offensivo, non dannoso. Lo sono di più gli ammiccamenti maliziosi, francamente volgari, fastidiosamente indecenti di tanta pubblicità “creativa”, di tante opere “artistiche”, di romanzi che diventan bestsellers per la sequela di oscenità à la page.

Come posso sentirmi libero se i legislatori (!) pensano – se voglio praticare il nudismo – di mettermi dentro un camping recintato? “Così ti sentirai più protetto” pare sommessamente (mafiosamente) di udire. Come posso sentirmi libero e socialmente accettato se odo il malanimo di un mormorio alle spalle, se vedo indici puntati, il dalli all’untore, se il nudismo fa “notizia” come fosse un numero da circo? Le classi differenziali sono state abolite da tempo…

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 26 luglio 2015 su Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. «Ci può far stridere i denti vedere che altri possono e noi no…» A proposito di questo, racconto un aneddoto, di quando (vista a posteriori) mi sono accorto di essere nudista.
    Ero un bambino, non ricordo se di età scolare o meno, e come era successo altre volte, ero uscito dal bagno con le braghine giù e si vedeva tutto. Di solto un bambino nudo non suscita né scandalo né problemi vari. Ma quella volta c’era in casa qualcuno non della famiglia, ma io non ci davo importanza. Poi però mi ricordo che mia made mi fece una certa ramanzina, parlandomi di scandalo, vergogna, pudore… tutti termini senza senso per me. Ma capivo che come bambino non potevo capire tutto ed accettai. Dopo qualche mese però, sfogliando un’enciclopedia, vidi un’immagine relativa all’Africa, o Amazzonia, o Australia… non ricordo, che faceva vedere dei ragazzi che andavano a caccia nudi. Ebbene, devo dire che quella volta provai una gran rabbia: perchè loro sì e o no? Certo a sei anni o già di lì non si è in grado di porre certe domande, e dovetti mandar giù, e col tempo assimilare certi concetti, finchè qualche anno fa scoprii più consapevolmente il nudismo, ma ogni tanto la domanda riemerge ancora: perché loro sì e io no?

    Mi piace

Lascia un tuo contributo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2017

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer, photographer and fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

GUIDAXG

La guida agli eventi per giovani menti

Matteo Giardini

… un palcoscenico alla letteratura! ...

Cristina Merlo

Counselor e Ipnotista

PRO LOCO VALLIO TERME

Promuoviamo il turismo a Vallio Terme eventi - sport - cultura - enogastronomia

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

The Naturist Page

Promoting social non-sexual Naturism & nudism

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: