Sono stato a una festa


All’interno del rifugio pentole al fuoco, proditoriamente gestite dall’amico Piero, preparano un eccellente arrosto di agnello. Sull’atrio esterno stanno invece cuocendo, a più riprese, una bella polenta. Sono appena arrivato, mancano ancora molte persone, due ragazzine sedute su di una panca in legno intonano uno dietro l’altro melodiosi canti di montagna, attorno a loro persone che ascoltano, altre che chiacchierano, qualcuno sta grattugiando del formaggio. Si respira aria di festa, l’azzurro del cielo terso e il verde della rigogliosa natura adeguatamente contornano la scena.

Montagne, tutt’intorno si alzano montagne, montagne verdi, montagne grigie, montagne nere, montagne che sono nel cuore di questa gente, ne dominano o ne accompagnano il vivere quotidiano, ne sono duro terreno di lavoro oppure ruvido campo di ludici giochi. Non è la classica festa cittadina, la festa a cui accedere con poca fatica, questa è una festa di montagna, e una montagna seria, un luogo isolato a cui si accede solo con ore di cammino, lo si riconosce nei visi delle persone, visi arrossati dal sole, resi duri dall’aria di montagna, impreziositi dalla gioia di questo momento che unisce al piacere di ritrovarsi quello d’averlo fatto attraverso la fatica delle gambe.

Sono arrivato presto, in piena solitudine sono salito per un favoloso sentiero che incredibilmente giace abbandonato. Seguendo segni di vernice a volte sommersi dall’erba mi sono inebriato dell’immensa soddisfazione che nasce dal trovare la via nel mezzo di una vastissima conca fatta di placche rocciose alternate a piani erbosi e fasce di bassi cespugli, superando incolume le trappole di un ambiente selvaggio, gustando lamponi donatomi della natura, meditando sull’esilità della nostra figura a fronte della vastità delle montagna. Pian piano mi sono avvicinato alla meta, come mio solito ponendomi natura nella natura, esponendo al monte tutto me stesso così come il monte a me espone tutto se stesso, nessuna barriera, nessuna separazione, mentale, morale, fisica. Quest’oggi, però, ad un certo punto devo necessariamente indossare la veste, pantaloncini e maglietta, esili, sottili, ma, per il mio corpo ormai rieducato alla massima sensibilità e libertà, comunque fastidiosa corazza. Non per il freddo, non per le intemperie, non per evitare abrasioni da folta vegetazione o ruvida roccia, no, devo rientrare nel guscio convenzionale per adeguarmi al contesto sociale in cui sto per immergermi. Lo faccio volentieri, l’ho voluto io stesso, sono sicuro che la mia sofferenza sarà adeguatamente ricompensata.

Si approssima l’ora del pranzo, gli arrivi si ripetono con maggiore frequenza, la conta dei posti a tavola si deve ripetere più volte, i tavoli interni non bastano, ragazzi che giocano sul duro tavolo in pietra posto all’esterno devono lasciare spazio a chi apparecchia. Ancora pochi minuti e arriva l’invito a prendere posto, invito stranamente immediatamente recepito e messo in atto. Si, stranamente, per me stranamente: ho partecipato a molte feste e sempre, ripeto sempre, anche in quelle come questa alpine, il momento di mettersi a tavola vedeva le persone disperdersi in nuove chiacchiere, ritardano talvolta a dismisura il momento del convivio. Anche in questo le persone con cui oggi mi trovo piacevolmente si distinguono, non si perdono in inutili lazzi nel momento in cui è opportuno rispondere prontamente e unitamente al comando, no, pochi secondi e tutti sono seduti a tavola, stretti fra loro eppur senza commenti, senza proteste, senza litigi sul posto da occupare. Pronti e via, si mangia. Velocemente Piero serve a tutti la loro porzione di agnello e polenta, alcune bottiglie di vino fanno da degno contorno al prelibatissimo cibo, complimenti al cuoco, non è certo facile prodigarsi così efficientemente in una cucina d’emergenza qual è quella di un rifugio di montagna. Velocemente i piatti si svuotano e altrettanto velocemente vengono nuovamente riempiti, all’agnello si unisce del formaggio fatto ammorbidire su una vecchia bellissima stufa a legna, in tavola pezzi di formaggio per chi lo preferisce crudo, ancora fette di salame rimaste dall’antipasto. E mille piacevoli chiacchiere, tra una morsicata e l’altra, senza prevaricare la magnata ma accompagnandola dolcemente. Si chiude con caffè e grappa, dolcissima e profumatissima grappa malcelata in una bottiglietta d’acqua e venduta come miracolosa acqua di fonte: “ne bevi un sorso all’anno e campi cent’anni” recita amabilmente l’amico Piero.

Il pranzo è finito, ci si sposta nuovamente all’esterno, ancora piacevoli chiacchiere, si alza una simpatica diatriba sul nome di cime e passi che, più o meno nascostamente, sovrastano il rifugio. Alcuni si muovono per rientrare a valle, anche per me giunge l’ora di ripartire, saluto Piero, saluto la sua affabilissima moglie, saluto le altre persone oggi conosciute, calzo lo zaino e a passo corsaiolo prendo la via diretta di valle. Nel fisico ancora il fastidio di non potersi rimettere in natura, eppure negli occhi lo splendore di queste persone, nel cuore la magnificenza d’una piacevole giornata, nello spirito l’accrescimento delle nuove esperienze.

Grazie Piero, grazie ad un certo Augusto che, due anni addietro, dopo un interessante scambio di pareri attraverso il blog, m’aveva invitato a questa festa (mi piacerebbe sapere se ieri ci siamo poi visti di persona), grazie a tutti voi che mi avete gentilmente accolto tra le vostre fila esattamente come uno di voi. Grazie!


Rifugio Prandini9 agosto 2015 – Anniversario dell’inaugurazione del Rifugio Prandini in Valle di Braone (Braone – BS)

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 10 agosto 2015, in Raduni, feste, pranzi e cene con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Mario Chigiotti

    Questi incontri, questi convivi lasciano nel cuore e nell’anima una traccia indelebile perché sono animati da sentimenti tanto semplici quanto profondi, sentimenti che appartengono ad una naturalità soltanto apparentemente scomparsa nella generalità degli animi umani.

    Liked by 1 persona

Lascia un tuo contributo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2017

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer, photographer and fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

Matteo Giardini

… un palcoscenico alla letteratura! ...

Cristina Merlo

Specialista in Relazioni di Aiuto: Counselor e Ipnotista

PRO LOCO VALLIO TERME

Promuoviamo il turismo a Vallio Terme eventi - sport - cultura - enogastronomia

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

The Naturist Page

Promoting social non-sexual Naturism & nudism

poesie e altro

l'archivio delle parole in fila - zattera trasparente

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: