Lì sono nudo


La libertà come “volontà di potenza”

Il desiderio di libertà camuffa la nostra “volontà di potenza” (Wille zur Macht – traducibile anche come “voglia di potere”, Will to Power – Nietzsche). E poiché di libertà non siamo mai sazi, si conferma pure la nostra volontà di onnipotenza, quasi la invidiassimo a quel dio che ci siamo inventati come proiezione di noi. Sempre scontenti per colpa di un baco che ci abbiam nella testa, che rode e ci mangia il cervello. E non riusciam più a capire quale sia la nostra misura: naturale, stabile, equilibrata, adatta a noi. Un’inquietudine malinconica ci sprona insaziabili a volere di più, a volare, ad osare l’inosabile, ad accumulare, quasi a volerci difendere, a pagare caparra per assicurarci un futuro, a prenotarci il nostro posto al sole. Non penso sia stata la natura a crearci così ansiosi, così timorosi, così poco fiduciosi, così incerti di noi e del nostro futuro, ma che al contrario noi stessi (va a sapere perché) abbiamo pensato così la nostra natura di uomini. E a questo pensiero aggiungiamo un sigillo inalterabile, ne abbiam fatto una legge, così che un diritto eterno, immutabile, inviolabile ci preservi quest’ansia “olimpica”, questo Streben, quest’ansito che quasi ci toglie il respiro, questo “anelito santo”, che diciamo sancito persino nei geni. Ci intortiamo coi nostri stessi pensieri, allocchiti dalle nostre superbe arditezze, ebbri di favole e fanfaluche, e delle storie di una scienza che ci imbonisce di tutto .

Nudismo come “necessità”

Ripensando dunque al rapporto fra nudismo e libertà, arrivo alla conclusione che la relazione è mal posta. Che il nudismo non è una forma di libertà: il nudismo non si lascia catturare dalle nostre filosofie, non è qualcosa che balza fuor dalla mente come Atena dalla mente di Zeus. È uno stato basilare dell’essere nostro, senza segni +/-, senza giudizi, categorie, caselle precostituite, forme-pensiero sulle quali fondare eventuali sviluppi. Il nudismo non si lascia costringere dall’idea di libertà. Non è uno stato, un profilo dell’uomo, un’idea di persona da cui si diramino a ventaglio tutte le possibilità immaginabili, un livello di coscienza e di potere da cui osservare il mondo e agire in esso. È il grado zero di ogni pensiero, di ogni uso ed abuso, di ogni costume, “senza tetto né legge” (riprendo il titolo di un film di Agnès Varda, Leone d’Oro al Festival di Venenzia del 1985). Solo per metafora diciamo che la Natura ha le sue leggi, in realtà questo concetto è una proiezione sul mondo di quel che facciamo fra noi. In realtà la Natura conosce solo la Necessità. Invidiamo alla Natura questa sua onnipotenza… per sentirci più liberi, per sentirci padroni, creatori: conferma che sappiamo persino far meglio, quando ci mettiamo.

La presenza del mondo / la mia presenza nel mondo

La brezza mattutina che passa mi scivola sulla pelle rinfrescandola, mi fa accorger del mondo, della mia presenza: ho le mie coordinate spazio-temporali, ma preferisco quello stato in cui perdo la nozione del tempo, quando non so della settimana il giorno che è; quei momenti senza parole, senza pensieri in cui non sento nemmeno il tempo passare, il ticchettio di una sveglia mentale, di un’agenda del giorno, delle cose da fare. Lì sono nudo.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 13 agosto 2015 su Atteggiamenti sociali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Sempre più noto e si evidenzia quanto, pur senza quasi mai confrontarci direttamente sul tema, sia parallela e comune la nostra evoluzione di pensiero, la nostra maturazione nell’idea di normalità del nudo, l’avvicinarsi costante al concetto di superamento della distinzione tra tessili e nudisti, per avvicinarsi al processo, unico realmente vero e applicabile, di unione delle due necessità, parimenti dignitose, parimenti adeguate, parimenti lecite. Molto significativo!

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  2. Vittorio Volpi

    Ti ringrazio, Emanuele. Fa piacere vedere che certe idee che si pensavano azzardate e che mai si è osato esplicitare sono invece già patrimonio comune. E sempre di più mi confermo che è dai fatti che ci vengono le idee, che ci vengono le idee perché già le abbiamo “provate su strada” nei fatti, perché sono prodotte da quei fatti, da fatti reali, dagli atti audaci che osiamo per affermare la normalità, la naturalità, la semplicità (senza implicazioni di sorta) dell’essere nudi.

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    • Già, esatto. Speriamo di veder crescere sempre più quelli che, abbandonando il “parlare per sentito dire” o la “paura preconcetta”, osino “provare su strada”, da ambo i versanti del comune vivere quotidiano.

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  3. Mi ritrovo molto in quello che scrivi VV.
    Aggiungo un piccolo aneddoto personale. Qualche tempo fa parlando con un caro amico mi suggeriva che essere naturisti dia una sensazione di libertà. Gli ho risposto che no, che è una questione di armonia. Non è essere più liberi, è sentire risuonare le corde spirituali che ci connettono con il tutto, un po’ come evidenzi nella chiusura del tuo intervento. Rinunciare al naturismo, o non provarci, priva purtroppo di uno dei canali di comunicazione più importanti a cui possiamo accedere come piccole parti di un tutto più grande.
    Grazie per il pezzo e le riflessioni!

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    • Ehm, Paolo peccato qui si parli di nudismo ehehhe Impariamo, così come abbiamo fatto noi, ad usare, quando proprio indispensabile (perchè meglio ancora sarebbe parlare solo di nudo, personale o sociale che sia), senza paura le più corrette parole nudisti e nudismo, al posto di quelle spesso poco consone e ambigue di naturisti e naturismo, solo così potremo sperare di arrivare al riconoscimento che ci spetta.

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