Cattato in una foto su internet


L’antefatto

Questa mattina, lasciata la macchina al parcheggio, mi avviavo verso il lavoro. Dalla strada sento mi chiamano e salutano: è un ragazzo in scooter. Lo vedo mentre sta riportando la mano alla manopola dello sterzo. Nascosto dal casco non lo riconosco, lo riconosco invece dalla voce e dal colore del motorino. Due anni fa mi aveva “cattato” su internet (googolando a caso aveva trovato una foto in cui comparivo nudo in una foto di gruppo), ed era stato il pretesto per venire a dirmi della scoperta: continuava a schernirsi con risolini maliziosi e strizzatine d’occhio, ma non una parola di più.

 

Dialogo senza parole

Questa mattina, il suo saluto “esagerato” mi ha suggerito altri pensieri: di tipo pedagogico. Mi sono chiesto: “che modello di adulto sono (sono stato) per quel ragazzo e per i ragazzi in generale?” Sapendo quanto sono esclusivi e severi nell’accettare amicizie, mi son sentito un tantino incoraggiato – come persona e come nudista. Non tanto come adulto (non credo di essere il solo nella cerchia delle sue conoscenza), ma come nudista, che è ciò che per ora mi distingue dagli altri adulti. Eh, sì, un po’ di orgoglio ci vuole, viene da sé, e mi ha fatto contento.

È difficile trovare un canale di comunicazione con i ragazzi di questa età: non conosciamo i limiti che si sono autoimposti, le regole di comportamento nel relazionarsi con gli adulti, l’immagine di sé che vogliono trasmettere e salvaguardare (trasgressiva, sfuggente e nello stesso tempo lealista nei confronti dei valori formali del contratto che hanno accettato come moneta da spendere per vivere in società, come compromesso da dover accettare per esser promossi, per trovare un lavoro, ecc.)

 

Crescere consapevoli

E voglio dire: benvenuti anche noi nudisti per quell’alternativa che senza diretta intenzione rappresentiamo, perché concretizziamo nel nostro fare quotidiano un imperativo cui nessun uomo può sottrarsi: esplorare la vita vivendola, conoscer se stessi dai propri sentimenti, dalle proprie reazioni, cambiando ogni giorno di poco come cambia una pianta che cresce, provando a mandar fuori ogni tanto un nuovo germoglio, sorprendendoci di un bottone di rosa che ci fa più bella la vita, imparando a viverla come essa stessa comanda.

Pensavo all’idea che di me quel ragazzo può essersi fatto: il suo caloroso saluto mi confermava di tutto. E la risposta che mi davo andava oltre l’immediato proselitismo per il movimento nudista, la militanza attiva. Ho troppo rispetto e fiducia nell’intelligenza degli altri, specie delle nuove generazioni, che rinuncio a posare da maestro, segnavia od esempio. Mi fa più lieto il pensare che così come sono, per le scelte che ho fatto, posso meritare il saluto di un ragazzo: come tutti gli altri ragazzi mi passerebbe inosservato, non sapendo come interagire, cosa dirgli, quali “valori” insegnargli. Ma può bastare un saluto: il suo gesto è un raffio con cui mi accalappia. Quel che mi distingue dagli altri adulti è che mi può veder nudo, senza tanti tabù, senza oscene indecenze, senza tanti timori… come davvero fossero questi tabù, indecenze e timori i grigi vestiti che ogni giorno per contratto sociale, per convenzione dobbiamo portare.

 

Trasparente a se stesso

Sta passando un’età dalle molte incertezze; alcune passeranno, altre no. In privato si sente un leone, in pubblico un peone. E penso che non sia lontano il giorno in cui chiederà di unirsi a noi nelle nostre escursioni. E per un giorno respirarsi la vita e tutto se stesso a pieni polmoni. Vedere altri nudi come fosse una cosa normale, vedere anche donne nude senza macerarsi con stravaganti pensieri più grandi di lui, già bell’e fatti – fatti da altri; e vedersi davanti, giù per il petto, il ventre ed il sesso insolitamente nudi alla luce del sole, all’aperta vista di altri e non provare vergogna, imbarazzo o pizzicorini, senso di inadeguatezza o di colpe presunte. E sentirsi intero e trasparente a se stesso a cominciare dal corpo splendente e perfetto, semplice e libero senza più quei gravami, quei duri mancipi d’una legge morale che presume di governar le coscienze e non le conosce, imponendo un’esterna gestione all’aspetto del corpo e alle sue nuove funzioni (d’ora in poi consentite sotto stretta sorveglianza).

 

Una foto come una mela

Crescerà meglio, in tutto migliore, quel benedetto ragazzo che, senza volerlo, per una foto vagante su internet, ho inanimato a mordersi la vita come una mela rossa, gustosa e matura: invece d’accorgersi d’essere “nudo”, si gusta la vita, al naturale, gioviale e capaccio, pacato e gagliardo, spensierato e sicuro di sé.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 1 settembre 2015, in Atteggiamenti sociali con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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