L’art. 726 e le Leggi regionali


In un recente post sul forum de iNudisti scrivevo:

in un attimo, con una leggina, potremmo estendere la fruibilità nudista del nostro territorio, richiamando con questo quintalate di turisti, nostrali e stranieri, se dessimo per fruibile ai nudisti il nostro territorio “demaniale” (per definirlo alla grossa, più o meno il limite dei 300 metri dai centri abitati imposto ai cacciatori [che poi sono 100]). Penso questo perché se è sufficiente il potere discrezionale di un sindaco per sospendere l’applicabilità di un articolo del codice penale (!!! stiamo dicendo che un sindaco può garantire che i nudisti non faranno sconcezze!), la difficoltà da superare non deve essere molta.

E a logica mi confermo che né una legge regionale, né tantomeno un’ordinanza di un sindaco possono annullare o sospendere l’applicabilità di un articolo del codice penale. Ma allora perché è legale approvare una legge sulla pratica del nudismo o del turismo naturista; come può un sindaco autorizzare chiunque lo voglia a stare nudo per un tratto di spiaggia (segnalato, ma senza recinzioni) e un altro predisporre un’autorizzazione a una escursione in nudità nel proprio territorio?

Mi faceva specie il fatto che il sindaco di Torino di Sangro (Silvana Priori) fosse avvocato e che quello di Marina di Camerota (Antonio Romano), da commercialista doveva pur avere una certa familiarità con le leggi; e che in ogni caso i segretari comunali hanno una buona preparazione giuridica, e che le minoranze di quei consigli comunali avrebbero trovato tutti i cavilli possibili se le ordinanze fossero state viziate della minima illegalità.

Penso che il motivo sia che i concetti stessi di nudismo “turismo naturista” nell’opinione comune abbiano una configurazione concettuale tale che li allontana immediatamente e li diversifica totalmente dalla fattispecie di reato prevista dall’art. 726 c.p. Cioè, che i Consigli Regionali, le Giunte Comunali danno per scontato che la pratica nudo-naturista non rientra nell’ambito di applicabilità dell’articolo 726. Difatti, nei preamboli dei provvedimenti quell’articolo non viene mai citato, ma anzi si sottolinea che “le finalità perseguite” dalle associazioni nudo-naturiste sono perfettamente accoglibili e condivisibili («per la natura dell’Associazione [l’Unione Naturisti Campania] e le finalità perseguite…» così ad es. la determina nr. 137 del 21.05.2015 del Comune di Marina di Camerota).

Se dunque organismi democratici così autorevoli (e i più immediati nel contatto con i cittadini e sensibili nel cogliere il sentire comune), nella loro attività istituzionale (legislativa o amministrativa) ritengono che la pratica nudo-naturista non sia da considerarsi un atto «contrario alla pubblica decenza», non vedo perché si continui a pensare che una tintarella o un’escursione da nudi siano reati, o che anche solo rientrino in un limbo di incertezza tale da scoraggiare la maggior parte di coloro che comunque amerebbero questa pratica, e che per sentirsi al sicuro dai presunti strali della legge preferiscono frequentare i centri naturisti.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 22 settembre 2015, in Atteggiamenti sociali con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Come avevo già scritto il Codice Penale non definisce quali siano gli atti contrari alla pubblica decenza e non c’è altra parte legislativa che lo faccia, il tutto è stato, com’è tipico di ogni regolamento giuridico (mai e poi mai si potrà definire con precisione ogni singolo aspetto, anzi l’Italia lo fa troppo con un numero di leggi notevolmente superiore a quello di ogni altra nazione) demandato all’opinione del giudice di volta in volta chiamato in causa, permettendo così di fatto un semplice adattamento legislativo all’evoluzione sociale. Nel tempo si era creata una convenzione giuridica che riteneva il nudo pubblico sempre e comunque atto contrario alla pubblica decenza se non addirittura atto osceno in luogo pubblico, ora, date tutte le sentenze di ogni ordine e grado dal 2000 a oggi, tale convenzione giuridica è stata quasi completamente ribaltata (non siamo ancora all’ottimale, naturale e logico concetto del nudo sempre e comunque lecito, ma siamo a metà strada), da qui la crescita delle iniziative a favore del nudismo, in alcuni casi addirittura spontanee (vedi Sindaco di Pantelleria e quello di una località vicino Roma che ora non mi sovviene). Vero è che un giudice non è tenuto a legiferare secondo quanto fatto dagli altri, ma di fatto ne tiene certamente conto come ampiamente dimostrano tutte le sentenze indicate, tutte uniformate fra loro a livello di motivazioni (ed è per questo che si parla e parlo di convenzione giuridica). Purtroppo gli unici a non prendere pienamente atto di tale cambiamento della logica giuridica (e del profondo cambiamento sociale che ha determinato la stessa: i giudici di certo non si sono rifatti alle loro personali opinioni, ma tutti hanno fatto riferimento al cambiamento sociale nei confronti del nudo pubblico) sono i naturisti e una fetta dei nudisti.

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