Il piede in due scarpe


Dalla legge discende che…

Le leggi regionali recentemente approvate riconoscono come legittima la pratica del “turismo naturista” bypassando l’articolo 726 del codice penale, in quanto tale attività non presenterebbe gli estremi di reato previsti da quell’articolo (“atti osceni in luogo pubblico”). Ma allora, se l’essere semplicemente nudi senza altri intenti reato non è, perché imporre l’obbligo di avvisare, delimitare le aree, prescrivere siepi e recinzioni per impedire la vista? Perché affiggere cartelli di bandita, come fosse riserva? Che cosa c’è nel nudo di così offensivo che nei più può far danno vedere? Che cosa – pur dopo il “riconoscimento” – ancora perdura, che cosa sconvolge le coscienze, turba le menti, scatena nei più piccoli il più estremo imbarazzo, disviandoli dalla retta via, azzerando tutto quanto di buono si è cercato di insegnare loro?

Promuovere e riconoscere

Il sigillo della legge stessa garantisce che la pratica del “naturismo” non è contro la legge, che anzi la promuove e la riconosce. Allora perché negarne la visibilità pubblica; imporre steccati; che c’è di male nel nudo-naturismo – dopo averlo promosso o riconosciuto – di irrispettoso, di irritante per altri da doverli con la forza della legge proteggere? Qual è quel vago imbarazzo che ancor fra la gente permane ed aleggia? Che cosa rimane ancora di “offensivo”? Capirei di più una precauzione censoria a salvaguardia dei minorenni, come quella che si applica ai film con contenuti violenti o con “contenuto esplicito”.

Allora perché queste cautele? Quel che le leggi promuovono o riconoscono è dunque a titolo d’eccezione, di paterna concessione? Capisco che la visione spettacolare e compiaciuta della violenza può essere diseducativa e approvo dunque il bollino rosso. Capisco che la visione dei “contenuti espliciti” può causare turbativa in soggetti immaturi; esattamente come capisco ed approvo il divieto per i minorenni di acquisto di sigarette ed alcolici. Ma la visione del nudo puro e semplice no! E difatti l’attenzione ai minorenni non è causa che faccia alzare le barriere: le leggi non fanno il minimo accenno a bambini o minorenni – sebbene di solito questo argomento venga ritenuto efficace e definitivo. Altrimenti – e conseguentemente – si dovrebbe vietare l’accesso ai minorenni nelle strutture, nelle spiagge, nei club dove il nudo è “promosso”, “riconosciuto”, liberamente praticato, legalmente consentito. La pratica naturista non ha nulla né di violento né di “esplicito”.

Esiste poi una differenza fondamentale: che nei film ed in altre opere di intrattenimento il contenuto violento o “esplicito” è intenzionalmente comunicativo, è finalizzato ad ottenere proprio quell’effetto, mentre nella pratica nudo-naturista il corpo nudo non ha nulla di intenzionalmente comunicativo e non ha come intrinseca finalità quella di colpire la sensibilità altrui con un messaggio forte, tale da creare disturbo, disagio, fastidio, imbarazzo, molestia.

Poteri promossi e riconosciuti

Questa “messa in guardia” mi sembra alquanto sospetta. Forse questo mio pensiero dipende dall’impazienza di vedere abbattute le siepi e sospese le censure, e riconsiderare da capo quel che davvero fa danno e che cosa no. Per tutti: adulti e minorenni.

L’imposizione di opportuna segnaletica mi pare il retaggio (se non la conferma) del perdurare di una concezione che non si è completamente e conseguentemente emancipata da una tradizione, da un costume, modo di pensare – in definitiva, da un potere o da vari poteri fra loro coalizzati – che negli anni ce lo ha imposto. Probabilmente si tratta solo della plausibile incertezza e contraddizione di un momento di passaggio e non di ipocrisia, di filisteismo, come i più maligni (come sono io, ad esempio) sarebbero tentati di pensare; e non di uno scotto che ancora si deve pagare a un potere che inizia dove finisce quello politico.

Contraddizioni

Da un testo legislativo mi aspetterei però un ripensamento completo: se si “riconosce” il naturismo, questo diventa pratica, consuetudine, costume accettato – e non c’è bisogno di segnalarlo nel timore che potrebbe urtare qualcuno: semplicemente questi sa da sé che se ne deve distogliere, come farebbe di solito con un film violento o dai “contenuti espliciti”. Esattamente come prima di vedere un film non sappiamo quanto sia violento, con quanti contenuti espliciti o se contiene delle scene che altrimenti ci potrebbero disturbare (come ad esempio il maltrattamento di animali) o semplicemente non è di nostro completo gradimento.

A dirla fino in fondo, appunto perché il “riconoscimento” (come quello imminente della Regione Lombardia) prospetta che la pratica del naturismo divenga normale, non vedrei così necessaria nemmeno la targa “CAMPIG NATURISTA”, perché già quella specificazione e specializzazione, selezionando a priori la clientela, annullerebbe di fatto il “riconoscimento” proclamato e decantato nella legge, anzi riconoscerebbe, rimarcherebbe e confermerebbe la differenza; sarebbe incoerente, perché farebbe rientrare dalla finestra quel che si voleva superare, in ossequio a quei poteri non tanto occulti che ancora vogliono vietare la vista del nudo, insinuando che sia una buccia di banana verso quegli “atti osceni” che così sollecitamente ci si è premuniti di vietare estendendone la copertura semantica e moraleggiante (ma non la definizione univoca e certa) anche all’innocua, innocente, naturale, banale nudità del corpo umano. Essendo la nudità dichiarata irrilevante per legge, non vedo motivo della cartellonistica, degli avvisi al pubblico, e non sarebbe male se ogni campeggio per definizione fosse “misto”.

Nel proprio giardino e lungo i sentieri

Ed estendendo le conseguenze del ragionamento, non vedo motivo perché non si possa tranquillamente accettare la nudità anche fuori dai centri: nel proprio giardino o lungo i sentieri.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 26 settembre 2015, in Motivazioni del nudismo con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. Vittorio, premesso che la questione è tutt’altro che semplice e bisogna valutare la formulazione adottata in ogni singola legge (e quella lombarda ancora non è visibile), cosa che in questo momento sono impossibilitato a fare (ma farò al più presto, nel recensire la legge piemontese e quella lombarda), premesso questo la risposta te la sei data tu stesso con la scelta del titolo: un politico ragiona in politichese e cerca di raccogliere più voti che gli è possibile e di perderne il meno possibile indi…. contentino agli uni affermando che riconosco la loro esistenza (e c’è una bella differenza tra il riconoscere l’esistenza di qualcosa e riconoscere proprio quel qualcosa, che nel secondo caso il politico dovrebbe a quel punto praticare quel qualcosa, cosa che sappiamo essere ben lontano dal vero), nel contempo evito di allarmare gli altri richiudendo l’attività entro precisi e più o meno severi limiti. Ci sarebbe da far notare, a questo punto, che nessuno ha sentito l’esigenza di una legge che riconoscesse l’esistenza del ciclismo, o dell’alpinismo, o dello sci, o di una qualsiasi altra attività umana, fatta eccezione per quelle illegali. Da notare anche che le uniche attività rinchiuse tra barriere sono i club sessuali (per i quali, tra l’altro, mi risulta mancare una legge che li riconosca, eppure operano lo stesso e in modo sempre più florido). Barriere virtuali o fisiche si sono stabilite anche, ad esempio, per cani e ciclisti ii quali, però, a differenza del nudista, possono poi circolare liberamente anche al di fuori delle stesse. Evidentemente (e oggi sono tanti gli esempi che si possono fare a dimostrazione di tale assunto comportamentale) chi si mostra debole viene sottomesso, alcuni a quel punto se ne rendono conto e alzano la voce, altri paradossalmente se ne compiacciono, danneggiando anche i primi.

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  2. Per quanto riguarda la legge regionale lombarda non mi aspetto modifiche rispetto al testo approvato in aula il16 scorso (altrimenti deciderebbero i boiari negli uffici e nonil Consiglio), se non l’inserzione all’articolo 2 (Finalità) di una lettera (per colmo di ironia proprio una “z”) con l’emendamento dell’assessore.
    Mi premeva far notare l’incoerenza della premessa (“promuove o “riconosce”) con le limitazioni elencate di seguito che riprendono nella sostanza l’art. 726 e cioè quell’insistenza sul “pubblico” (“in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico”) come se i nudisti fossero da bandire dalla vista perché la parte “migliore” della società certe cose non le fa e se le fa non si fa vedere. Povera Italia! Ma per il 90% abbiamo i politici che ci meritiamo.

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  3. Sono generalmente ottimista, ma temo che in Italia mai si arriverà ad abbattere tutti i pregiudizi riguardo la questione nudismo, senza leggi e regolamenti non necessari!

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    • Fabrizio, facendo riferimento ai politici forse hai ragione, con riferimento al popolo Mondo Nudo ha già ampiamente dimostrato che i pregiudizi sono già stati ampiamente superati e debellati, restano solo piccoli drappelli di resistenza i cui numeri sono però inferiori ai nostri e il solo motivo per cui la politica ascoltata loro e non noi è che loro, a differenza nostra, si fanno sentire, telefonano, chiamano i vigili, alzano la voce, protestano. Torniamo così al forse di cui sopra: se anche noi imparassimo a farci sentire ecco che amministratori e politici di certo cambierebbero opinione, alla fine per loro quello che conta è la potenzialità di votanti. I politici vanno coltivati, non si può aspettare che lo facciano per loro personale iniziativa.

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  4. Condivido moltissimo su quanto viene scritto nell’articolo e ritengo sia necessario organizzare sull’argomento un convegno dibattito.
    A mio parere alcune persone che hanno a cuore il futuro del naturismo italiano dovrebbero unirsi per organizzarlo e senza guardare se attualmente fanno parte di una qulsiasi associzione, federazione o sono semplicemente libiri naturisti indipendenti.

    Fidenzio Laghi /Pres ANER dal 1985 (fondazione) al 2001

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  5. Arrivo da un ambiente fortemente cattolico con tutto quel che ne consegue e liberarsi dei tanti pregiudizi inculcati non sempre è facile. Se però io, credo almeno, di essermene liberato, il retaggio culturale mi permette di comprendere la “ragione del diavolo”. Conosco una ragazza maltrattata dal marito, è una ragazza colta che ha un lavoro e nulla le impedirebbe di lasciarlo e rifarsi una vita, ma non lo fa perchè divorziare è peccato. Questo mio esempio non ha nulla a che fare col naturismo, ma in un certo qual modo ne fa comprendere le sacche di resistenza. Se ci sono persone che accettano passivamente una vita di merda per via di una falsa concezione della dignità della persona e della famiglia, come ci si può stupire se il naturismo è visto con diffidenza? I politici, che non sono stupidi anche se lo sembrano, sanno bene che il nudismo può essere un’occasione per incrementare gli introiti turistici, anche loro vanno all’estero e anche loro vedono quante persone lo praticano, ma non possono dimenticare quelli come la mia amica, così danno un colpo alla botte ed uno al cerchio. Non bisogna poi dimenticare che la Lombardia è un feudo di Comunione e Liberazione ed una legge sul naturismo, seppur limitativa, è il massimo che si possa sperare in un simile contesto. Credo che la strada da seguire sia quella culturale, a cui farebbe seguito inevitabilmente un’apertura politica.

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    • L’esempio calza, perché gli oscacoli – fatte le debite proporzioni – sono gli stessi: si richiede alla persona una presa di coscienza, una maturazione “accelerata”, esistono un sacco di vincoli, di incertezze e anche di incultura – come ben dici. Per l’esperienza che ho fatto e che continuo a fare, la soluzione è quella di agire coi fatti, sfondando ogni giorno un piccolo muro, una porta: dentro di noi, prima che nella società, perché quando uno è sicuro di sé, sa di essere nel giusto, si accetta ed è contento di come si vede cambiare, allora tutte le ciambelle gli riescono col buco, come so fossero proprio quelle sue incertezze a crere il terreno scivoloso e infido per i suoi fallimenti. Fare a pugni con la cultura è impossibile, si perde in partenza. Rimane di agire, il che è possibile nell’abito personale o con un gruppo di amici; non aspettando che il cambiamento ce lo indichino o impongano le leggi, i soliti saggi, i politici, i mezzi di informazione. Bere il mio caffè nudo sulla soglia di casa *ogni mattina* è un piccolo gesto, invisibile, ma è un sassolino, che vale solo per me, ma mi aiuta. E così altri gesti, come le escursioni. Non attendo che il nudismo sia liberalizzato, perché se non sono pronto ad accettarlo, se non me lo sono inventato a mia misura, giorno per giorno, è inutile che sia liberalizzato, non me ne faccio nulla.
      Grazie, Ulisse: il tuo intervento mi ha permesso di chiarirmi un po’ queste idee.

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