Archivio mensile:ottobre 2015

#TappaUnica3V e nudo


Il nudo, come già detto, sarà certamente parte di questa mia esperienza, vorrei, però, che si evitasse di concentrarsi su di esso, di enfatizzarlo e renderlo il motivo di attrazione sull’evento. Potrebbe esserlo se il mio proposito fosse quello di stare nudo sempre e comunque, in qualsiasi situazione ambientale e condizione climatica, di giorno come di notte, con il caldo e con il freddo, se, soprattutto, io partissi e restassi senza vestiti ne addosso ne nello zaino. Certo mi piacerebbe poterlo fare, devo per altro tener pur conto che le quote a cui arriverò e per lungo tratto viaggerò, pur non essendo elevatissime, andranno pur sempre prese con la dovuta attenzione, devo pur sempre tenere in considerazione che il sentiero 3V “Silvano Cinelli” attraversa o lambisce diverse zone antropizzate e/o turisticizzate dove ad oggi, purtroppo, la nudità può ancora risultare offensiva e fuori luogo.

Ritengo che bastino le ore di cammino, la loro continuità ininterrotta, i chilometri e il dislivello da superare a dare forma e rilevanza all’evento, inutile aggiungere un particolare che è solo quello: un particolare assolutamente accessorio e personale. TappaUNica3V esula dal voler esibire uno stato che, al contrario, è per me assolutamente normale e che vorrei così venisse da tutti inteso, pertanto tengo a precisare che:

  1. sarò nudo solo ogni qual volta ciò mi tornerà confortevole e piacevole sempre che, nell’attuale media percezione della cosa, mi trovi in luogo ove la mia nudità possa risultare sufficientemente naturale e motivata;
  2. visto che la luna piena cade proprio in quei giorni, anche se questo rende più problematica la logistica assistenziale, ho dato preferenza a un periodo infrasettimanale durante il quale anche i sentieri solitamente più frequentati risulteranno pressoché solitari;
  3. nell’attraversamento dei paesi e delle zone densamente abitate, salvo dispense specifiche accreditatemi dalle autorità locali, indosserò quantomeno un piccolo pareo;
  4. avrò al seguito tutto l’abbigliamento necessario per affrontare qualsiasi situazione ambientale e meteorologica si possa prevedere a fine luglio.

Normalità, questo il messaggio sul quale ormai da tempo mi sono concentrato e al quale lavoro, anche in questa occasione il tutto deve girare attorno a tale semplice e grande parola: normalità. Le persone che vivono nella nudità, che lavorano nella nudità, che praticano sport nella nudità, che camminano nella nudità, senza pretendere che tutti facciano lo stesso, hanno solo scelto di abbandonare l’artificiosa normalità del vestiario per preferirgli la naturale normalità del nudo!

#TappaUnica3V: diabete e sport


Da diabetico vivo la questione in modo talmente “normale” che, nello scrivere l’articolo di presentazione di questo evento, manco ci avevo pensato: l’impegnativa camminata che mi sono programmato sotto il nome di TappaUnica3V è sicuramente un ottimo esempio di come anche con il diabete ci si possano permettere ambiziosi progetti sportivi, senza remore e senza preconcetti.

Certo il mio diabete è quello di tipo meno problematico (tipo 2, anche detto non insultino dipendente), certo i miei valori glicemici sono e restano entro limiti molto controllati, è altrettanto certo che dovrò comunque tenerne conto sia durante la camminata che nel corso dei lunghi e pesanti allenamenti a cui dovrò sottopormi.

Amici diabetici, camminerò anche per voi!

#TappaUnica3V un solitario cammino #nellalpe


Nel 2016 saranno esattamente trentacinque anni dal giro inaugurativo del Sentiero 3V “Silvano Cinelli” e, contestualmente, dalla morte di mio padre, Silvano, avvenuta proprio durante tale giro. Visto che da tempo mi ripromettevo di percorrere tale itinerario, ecco che torna prepotentemente alla ribalta un simpatico progettino che da parecchi anni, insieme ad altri, giaceva nel cassetto: percorrerlo in unica tratta.

L’idea balza e rimbalza nella mia mente corroborata dall’essermi più volte testato durante l’ultima estate: l’allenamento è ottimo, manca ancora qualcosa per tornare ai vecchi fasti, ho vent’anni di più, eppure sento che posso permettermelo, sento che è alla mia portata. Deciso, si farà e lo farò in nuda solitaria. Nasce l’evento Mondo Nudo “TappaUnica3V”.

Certamente oggi si è abituati a imprese ben più rilevanti e resto pertanto piacevolmente sorpreso quando l’annuncio ufficioso pubblicato da mia sorella sulla pagina Facebook del Sentiero 3V ottiene subito una discreta attenzione con migliaia di visualizzazioni, diverse condivisioni e tanti “Mi piace”. Ben presto arrivano anche alcuni commenti coi quali, con presumibile anche se non espresso riferimento al nudo, qualcuno lo definisce un modo bizzarro, qualcun altro chiede il perché, altri ancora parlano di pazzia. Reazioni comprensibili nell’odierna società che, nonostante tutto, nonostante l’emancipazione sessuale, nonostante l’uso e l’abuso pubblicitario del nudo, ancora fatica a considerare normale la nudità, ancora la relega a limitati e specifici momenti intimi, in parte ancora si ritiene offesa dalla vista della semplice nudità.

“Perché nudo?” L’esperienza m’insegna che, purtroppo, solo provandolo è possibile comprenderlo (e chi prova non torna più indietro), pertanto la risposta più adatta sarebbe un semplice “perché no”. È però possibile che qualcuno possa capire anche dalle sole parole e pertanto voglio comunque formulare, senza troppo dilungarmi, una spiegazione più articolata: perché vivendo nella nudità ho scoperto quanto sia più fisiologico, semplice e naturale stare senza vestiti, perché avendolo poi provato nelle escursioni in montagna ho sperimentato le straordinarie sensazioni che si possono provare solo attraverso la nudità e, infine, perchè le tante ore di nudità hanno ridato alla mia pelle la sensibilità dell’infante ed ora anche il più sottile e tecnologico tessuto mi provoca un materiale fastidio. No, vestiti è bello, nudi è meglio!

Potrebbe qui sorgere un’altra domanda e l’anticipo io stesso: “se lo fai per te stesso, allora perché gli dai risonanza pubblica?”  In effetti io sono partito operando all’interno di un ristretto contesto, da questo la notizia si è autonomamente estesa a un ben più ampio pubblico, allora perchè non seguire l’onda dell’imprevisto interesse?  D’altra parte è anche una forma di rispetto verso coloro che, potendo per varie ragioni incrociarmi, temono di sentirsi infastiditi dal nudo: essendo a conoscenza del mio passaggio avranno la possibilità di scegliere tra la risoluzione del fastidio e l’evitare di trovarsi sulla mia strada. Poi ne approfitto per evidenziare che, come tutti, anche i nudisti amano assaporare quel senso di libertà che solo la disponibilità dei vasti spazi può dare. Infine lasciatemi pubblicizzare gli eventi che attraverso questo blog vado proponendo e grazie ai quali si è formato un bel gruppo di escursionisti che all’artificiosa normalità dell’abito preferiscono la fisiologica normalità del nudo.

Detto questo passiamo agli aspetti tecnici della mia piccola impresa.

Idealmente, perché poi dipenderà dalle condizioni meteo e ambientali, partirò da Brescia alle ore 03.00 del giorno 20 luglio 2016, per farne rientro, sull’opposto lato, alle ore 19.00 del giorno 21 luglio. In totale 40 ore di cammino ininterrotto, contro le 48 ore e i sette giorni normalmente impiegati.

L’intenzione sarebbe quella di percorrere il 3V nella sua più estesa magnificenza e complessità, ossia seguendo tutte le sue varianti alte. Una di queste, la cresta del Dosso Alto, già la conosco bene per averla percorsa più volte in inverno, voglio comunque verificarne la stabilità estiva delle rocce e la percorribilità in notturna, le altre sono a me totalmente sconosciute pertanto potrò valutarle solo dopo averle perlustrate. Il percorso con tutte le varianti alte si s sviluppa linearmente per 160 chilometri e presenta un dislivello totale di salita vicino ai novemila e cinquecento metri, la quota massima è di 2214 metri, vi si aggiungono altre sei vette di quota oltre duemila e un lungo tratto costantemente sopra i duemila metri.

Come detto sarò nudo, l’ideale sarebbe poterlo stare sempre, ma visto che dovrò necessariamente attraversare anche dei nuclei urbani o comunque luoghi solitamente affollati è più corretto dire che lo sarò il più possibile: in tali tratti, salvo permessi specifici delle autorità, indosserò un piccolo pareo realizzato su misura da mia moglie.

Per ragioni di sicurezza nello zaino, oltre all’abbigliamento necessario per ogni condizione di temperatura e di tempo prevedibile a fine luglio, infilerò un opportuno sistema di rilevamento GPS che probabilmente verrà collegato a pagine web sulle quali i miei familiari, e chiunque lo desidererà, potranno seguirmi in tempo reale. Verranno anche organizzati alcuni punti di rifornimento e, chi volesse farlo, potrà affiancarmi per brevi tratti, preferibilmente proprio su quelle varianti alte che potrebbero risultare più critiche e pericolose. Come ultimo, almeno per ora, espediente tecnico posso segnalare che utilizzerò, sperando di trovarne uno che vesta il meno possibile, un rilevatore cardio al fine di facilitarmi il mantenimento del ritmo di cammino più adeguato.

Ah, le calzature! Sarebbe bello farne a meno in modo da spingere la nudità ai massimi livelli, purtroppo (o per fortuna) mi ci vorrebbero troppi anni per portare le piante dei miei piedi alla callosità necessaria e a quel punto i piedi risulterebbero comunque insensibili tanto e più di quanto lo siano indossando delle calzature, allora meglio usare le scarpe: userò delle basse e leggere scarpe da trail, in un modello robusto e impermeabile che utilizzo già da alcuni anni con enorme soddisfazione.


Aggiornamento del 30 ottobre
Ci sono cose che, seppure altri vivono diversamente, noi viviamo talmente normalmente da dimenticarcene, per me queste cose sono il nudo e il diabete. Se per il nudo c’è sempre qualcuno o qualcosa che me lo faccia tornare in mente quando scrivo, per il diabete no e così questa cosa m’era sfuggita: sono diabetico e la camminata è sicuramente un buon messaggio anche in tale ambito.


Aggiornamento del 31 ottobre
Visto il momento specifico in cui la nudità viene molto utilizzata dai media per attirare l’attenzione e incrementare lo share ritengo opportuno evidenziare alcune cose in merito alla probabilità che io faccia tratti più o meno estesi del percorso in nudità: #TappaUnica3V e nudo.


Aggiornamento del 2 novembre
Ieri, accompagnato da mia moglie, ho effettuato la prima perlustrazione testando i tempi: la prima impressione è che sarà dura… andare così piano eheheh


Aggiornamento del 14 novembre
1) Come avevo scritto dovevo valutare le varianti alte poichè la loro descrizione e altre informazioni reperite me le davano per pericolose e impegnative. Ne ho fatte due, Corni del Diavolo e cresta del Dosso Alto, e… ambedue praticabili, la prima decisamente banale, la seconda con qualche passaggio che richiede attenzione. A questo punto posso affermare che queste due sono definitivamente accreditate per la percorrenza (anche se ho riprogrammato la mia tabella di marcia in modo d’arrivare alla cresta del Dosso Alto con un’ora d’anticipo sul previsto in modo da non farla con il buio), e se tanto mi dà tanto anche le altre due, che andrò a verificare tra domani e lunedì, lo saranno.

2) Aggiunte qualche giorno fa ulteriori precisazioni in merito alla mia tappa unica per chiarirne cosa la differenzia dalle altre già fatte (di cui sono venuto a conoscenza dei dettagli solo recentemente):  #TappaUnica3V, la mia vs le altre!


Aggiornamento del 16 novembre
Tra ieri e oggi visionate le ultime due varianti alte: come previsto fattibili anche queste. Deciso, il percorso ufficiale è quello con tutte le varianti alte.

Questo è l’ultimo aggiornamento che integrò qua in questa articolo, d’ora in poi verranno creati articoli ad hoc, in essi pubblicherò i report degli allenamenti, le scelte tecniche (materiali, alimentazione, eccetera) e le relazioni dei percorsi fatti in allenamento ed esplorazione (alcuni tipici ma i più particolari e forse inediti).


Grazie per l’attenzione e vi aspetto a darmi sostegno il 20 luglio 2016 alla mia partenza o/e a farmi festa il 21 al mio arrivo.

Nel frattempo attraverso questo blog potrete tenervi aggiornati sull’evento e sulla mia preparazione, nell’ambito della quale andrò anche a inventare percorsi escursionistici inusuali e che puntualmente descriverò in queste pagine. Trovate e man mano troverete tutti i link ai vari articoli e altra documentazione che andrò producendo o che verrà da altri prodotta nella pagina TappaUnica3V.

Divagando – Film, rime e spettatori


(Via i concorrenti tra mancanze operose fiori di rose)

Il Film strascica i veli e mascotte misurate all’occorrenza, vicino al vento delle celebrità tutti ci sentiamo più nauseati e contenti. Come naufraghi alla deriva esigiamo disciplina dalla pellicola, assorta ed anch’essa assai celebre. Si condivide con generosità un pranzo di Natale, e la Pasqua sta per arrivare per gli spettatori assorti e poco nutriti. Si vede di tutto nei caroselli cittadini, rionali, rurali, e la malinconia rimane la solita tristezza da accompagnare…

Al cinema, meraviglia di ogni meraviglia, dicono tutti, dicono tutti ma nessuno lancia il sasso contro questa spettrale realtà; è meglio dunque barattarla e ancor meglio privarla, ferirla, custodirla. C’è la censura che fa paura: via i concorrenti tra mancanze operose e fiori di rose.  Lo spettatore è contento mentre tira vento si fa dileggio il libricino nel cassetto che osserva attentamente, con tanta enfasi ma poche armi, le cose del mondo. Tondo.

“La marina sarà la vostra avventura!”  canta l’attore che conta il tempo su scala di grandi ore e lo spettatore applaude, applaude fino allo sfinimento anche se manca il commento e non rimane mai scontento per il suo vivere al cinema. Questa è l’introduzione: poche cose da portare sul maglione di lana fredda: ora comincia l’attore con la sua fama. Adesso inizia la proiezione tra scintille, fuochi pirotecnici ma mancano i tecnici!

C’è subito una bambina ed un vecchio disarmato d’amore ma conquistato e soddisfatto. Sembra una sceneggiatura triste e scontata ma… è la realtà che la accomoda! Così è il copione basta stropicciare e fare allegria a quel maglione per scrivere un film: basta.

Quante parole vanno avanti! Parole, parole e uomini. La trama trema e prende il tram… Tra mezz’ora sarò da te, amore, panoramica della realtà secondo il realismo più assoluto e assai dovuto. “Allarga i denti!”, stringendo le parole di quell’attore che commuove donne e bimbi. Ah è arrivato il finale, lento, forte, intenso esce dal mento del commento ed invade i nostri cuori. Si parla di un arresto immediato come esito, non scontato.  L’attore, non rimane che da parlare di lui: si muove e ride, parla e piagnucola… tra le metafore della vita non lasciarmi più in salita, Tra i ricordi dell’attore cancellerò quello di aver preso (perso) parte ad una rappresentazione.

Eeeeh, vita! Tutto gira, che festa: voglio solo una candelina sulla mia siesta.

Buona la prima, urlano dalla platea che finge per l’ennesima volta di sentirsi sala. In galleria liquidano le voci spettrali tra buio e ombre, alludendo ad un silenzio vivo del suo stesso assentire al niente. Qualche comico muore… e non dal ridere, altri recitano le solite parti facendo le veci di tutta la vita altrui. L’unica meta assoluta!

Simone Belloni Pasquinelli

La legge e il pudore


La recente discussione sulla legge regionale lombarda (nr. 27 del 1° ottobre 2015) mi ha collegato nella mente due pensieri come 1 + 1: dal loro corto circuito mi si è radicata una ferma convinzione, e cioè che il pudore nasce dall’accettazione della legge (o di un costume, di una tradizione). Non ha importanza il motivo per cui questo costume viene accettato; quanto sia ferma e profonda la sua ragion d’essere, utilità e necessità; quanto consciamente o inconsciamente accettato. Quando insorge il pudore, la sua osservanza è piena e assoluta, o con pochissime eccezioni, e anche queste con varie gradazioni a seconda degli ambiti in cui si pongono in essere.

Da bambini

Da una certa età in poi (6-8-10 anni) i bambini diventano improvvisamente pudichi (e maliziosi); emulano gli adulti e per mostrarsi “ometti” in tutto degni di essere accolti fra i grandi, da buoni neofiti divengono più adulti degli adulti stessi, secondo l’immagine che dell’“adulto” si sono fatti nella mente; non accettano più la mamma che li aiuti durante il bagno, in spiaggia usano la salvietta per mettersi il costume, negli spogliatoi cominciano gli scherzi che li fanno arrossire, oppure uno sport che pure piaceva viene interrotto perché alla fine si fa la doccia insieme: alcuni accettano l’eccezione (che ha il gusto del privilegio, della ribellione, della trasgressione), altri no, perché nel mostrarsi nudi agli altri (anche solo fra compagni) vedono compromessa la propria “faccia”, la propria immagine sociale, la propria lealtà verso le norme della società degli adulti: il livello di trasgressione e compromissione è troppo alto. Sono ligi a quel che pensano sia una “legge” severa degli adulti e infrangerla li farebbe regredire nel loro percorso di crescita, li farebbe vergognare come ladri.

Da adulti

Crescendo un po’ si cambia, ma non tanto. Anzi, spesso l’atteggiamento che si aveva da bambini viene acuito e reso più intransigente. Alcuni lo superano con gesti spavaldi che confermano l’eccezionalità dell’atto. Lo stesso vale per gli scherzi o certi riti (come il bagno di gruppo a mezzanotte).

Voglio dire che anche da adulti, diventati nudisti o naturisti, pur frequentando raduni, spiagge, piscine dove è possibile stare nudi, si tratta di eventi circoscritti e isolati, sempre protetti dalla vista del “pubblico” non-nudista o non-naturista (cioè il pubblico indicato nell’art. 726 del codice penale). Il senso di sicurezza (e di libertà di movimento) che danno i centri nasconde in realtà un retaggio di pudore che mette in luce una sostanziale e permanente giustificazione del costume stesso. E più ancora, l’insuperabile stanga di confine fra lecito e non-lecito, l’intima convinzione che la nudità sia comunque una forma di trasgressione, e se non opportunamente regolata reca danni al resto della società e al singolo. Quali che siano questi danni, nemmeno vagamente si riesce a farne l’elenco, non si dubita affatto che esistano (se non fosse così, non esisterebbe il divieto), e di essi in ogni caso non si vuole essere responsabili. Il tanto sbandierato “rispetto” verso i non-nudisti o non-naturisti vale come una moneta di scambio per farsi accettare, quasi un volersi scusare della trasgressione.

E se una legge ammette il naturismo nell’aura sacra dell’ufficialità e della legalità, – quale onore! – la difendono a spada tratta, si schierano compatti a difenderla, più per piaggeria verso i legislatori che per aver veduto riconosciuti anche solo parzialmente i propri diritti. Obtorto collo la accettano, ne accettano vincoli e condizioni, perché finalmente vedono riconosciuta la propria esistenza, si vedono ammessi al banchetto dei “grandi”, pur sotto l’etichetta di “turisti naturisti”. E nel frattempo covano la segreta speranza che in un prossimo futuro potrà essere migliorata.

Il patto dei lupetti

Il patto di lealtà che da piccoli ha sancito la nostra maturità e nuova identità nei confronti dei familiari e degli altri adulti, il nostro ingresso nella società, la presa di coscienza di un controllo e contratto sociale con vantaggi e svantaggi, con perdite e costi ha pur rafforzato la nostra personalità, delineato il nostro carattere, impostato le nostre relazioni, aggiungendo attorno alla nostra individualità la cornice del nostro status sociale, che passa anche attraverso leggi non scritte, ma non per questo meno operanti e rigorose, come quella percepita del divieto della nudità e del conseguente pudore.

Quando vediamo che un certo pudore di fronte al “pubblico” ancora ci frena, quando sentiamo un residuo di vergogna nel mostrarci liberamente nudi-nati, chiediamoci quanto e fino a che grado il costume sociale è diventato un abito nostro che del tutto non riusciamo a dismettere.

Leggi naturali

Al pari di leggi sociali non scritte, ritengo che esistano leggi naturali che pure non hanno bisogno di essere scritte per valere ed essere utili, benefiche, necessarie e la cui osservanza ci ripristina com’eravamo in origine, ci riequilibra anima e corpo, mente e sentire. È a queste leggi che più volentieri ubbidisco, naturalmente, quasi senza fatica, e certamente senza paure infondate o il deterrente delle possibili punizioni. Ubbidire, in fondo, è accettare liberamente un’autorità.

VIVALPE 2016


Fremono i preparativi per la nostra Festa d’Autunno e nel contempo già si lavora al programma 2016. Come anticipato tempo addietro, forti delle esperienze pratiche ormai fatte e delle conferme che ne sono derivate, siamo più che convinti che sia ora di abbandonare l’antipatica distinzione fra tessili e nudisti: sono certo maturi i tempi per utilizzare un presupposto ben diverso, ovvero la normalità del nudo.

Come prima logica conseguenza cambia il nome del programma escursionistico che da “Orgogliosamente Nudi” diventa “VIVALPE”.

VIVALPE 2016 pone all’attenzione dei nostri ormai numerosi affezionati amici e dei nostri tanti lettori tre specifiche proposte…

  1. “QuindiciDiciotto” – Escursioni che, percorrendone mulattiere e sentieri, ricalcheranno i passi dei militari impegnati nella Grande Guerra, visitando i resti di baracche, trincee e postazioni. Darà avvio alle camminate una interessantissima vista al Museo della Guerra Bianca di Temù (BS) al fine di meglio poter poi comprendere e capire quanto percorreremo e visiteremo.
  2. “Alleniamoci insieme” – Per poter visitare luoghi interessanti il programma “QuindiciDiciotto” imporrà camminate con tempi e dislivelli spesso abbastanza impegnativi, si viene pertanto a proporre una serie di camminate preliminari studiate al fine di accentuare l’allenamento e metterci in condizione di affrontare senza problemi le escursioni “QuindiciDiciotto”.
  3. “TappaUnica3V” – In occasione del trentacinquesimo del sentiero “3V Silvano Cinelli”, solo e nudo percorrerò tale sentiero; normalmente viene fatto in sette giorni per un totale di quarantotto ore di cammino, io lo farò con un’unica lunga e ininterrotta tappa di quaranta ore, camminando senza sosta giorno e notte.

Maggiori dettagli verranno forniti in occasione della Festa d’Autunno 2015, prenotatevi.

Locandina Vivalpe 2016 600

“Festa d’autunno 2015”


Rimettiamo in evidenza la nostra grandiosa festa d’autunno, la migliore occasione per venirci a conoscere, per fare, senza obbligo alcuno, la conoscenza con la salubrità, la semplicità, la naturalezza, la gioiosità, la libertà del vivere senza vestiti. Fra le altre cose verrà presentato il programma escursionistico 2016, un programma che ci vedrà camminare nella storia: sulle interessantissime mulattiere del 15-18, passando fra i resti di baracche, trincee, postazioni di vario genere. Ciliegina sulla torta la presentazione di un’impresa escursionistica sponsorizzata da Mondo Nudo e che mi vedrà coinvolto in prima persona. Venite e scoprirete tutti i dettagli di queste coinvolgenti iniziative.

Mondo Nudo

Potevamo interrompere ciò che ormai è diventato tradizione? No, no di certo per cui, nonostante i vari impegni e le difficoltà che molti operatori della ristorazione ancora sollevano quando si parla loro di un evento nudista, grazie anche al lavoro di intermediazione attuato dal nostra fedelissimo amico Angelo Bernardi, eccoci qui a proporvi anche quest’anno la nostra Festa d’Autunno.

Stavolta l’evento si terrà nel pomeriggio anziché alla mattina e pertanto si chiuderà con una cena al posto del solito pranzo; è stata una decisione sofferta ma, alla fine, ci sono motivazioni importanti che ci hanno indotto a supportare tale variazione impostaci dalla gestione del locale in cui andremo a chiudere la festa. Tra queste anche la particolarità del locale che dispone di ampio spazio per le attività sociali che precederanno la cena: la presentazione del programma 2016 di cui anticipiamo l’essere assai interessante non solo escursionisticamente ma anche per il…

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Dìvide et ìmpera


Nudismo e naturismo

Una legge che regolamenta il turismo regionale nel suo complesso può includere anche disposizioni che riguardano il turismo naturista: è quel che fa per la prima volta la legge regionale della Lombardia nr. 27 del 1° ottobre 2015. La legge dispone che le pratiche naturiste debbano essere svolte in strutture turistiche. Solo a queste condizioni e modalità esse potranno essere “riconosciute”. Dunque, esse sono necessariamente limitate dalla disponibilità di strutture e da quel che offre la struttura stessa, e di conseguenza anche il “riconoscimento” è altrettanto limitato. A chiare parole non lo dice, ma sembra che il “riconoscimento” del turismo naturista, appunto perché possibile in determinate condizioni, lo renda impossibile qualora queste condizioni non ci sono. Se da una parte qualcuno può gioire di questo parziale riconoscimento, altri ritengono di essere esclusi perché il testo profila indirettamente quel che NON viene “riconosciuto” e cioè il nudismo nella sua più vasta accezione.

Per di più quel punto w) dell’art. 2 “riconosce” il naturismo, ma allo stesso tempo ritira questo riconoscimento, perché lo relega nelle strutture dedicate, attrezzate e opportunamente segnalate, rendendolo di fatto socialmente invisibile, messo in sicurezza, dopo averlo bellamente sfruttato come specchietto per allodole, come “attrattività” (neologismo usato a iosa nel testo della legge regionale). È come se ci fosse una legge che mi consentisse di stare nudo… ma soltanto fra le mura del bagno con le tende tirate. Che “permesso” è?

Mi pare poi anche mistificante considerare il turismo naturista come pratica salutista svolta a contatto con la natura! La natura che si può godere in una struttura ricettiva (ne riprendo l’elenco dall’art. 18: alberghi o hotel; residenze turistico-alberghiere; alberghi diffusi; condhotel; case per ferie; ostelli per la gioventù; foresterie lombarde; locande; case e appartamenti per vacanze; bed & breakfast; rifugi alpinistici, rifugi escursionistici e bivacchi fissi; aziende ricettive all’aria aperta) non è paragonabile a quanto ci offrono sentieri, spiagge, rive di fiumi e di laghi, campagna o anche solo e quotidianamente balconi e giardini di casa.

 

Il nudismo

L’attività nudista, nascendo da un’esigenza fisiologica e psicologica del singolo (rapporto e consapevolezza del proprio corpo, esposizione del corpo all’aria aperta, alla luce, alla temperatura in modalità e variabilità naturali, gestione sociale del pudore) ha peculiarità tali che non possono definirsi di tipo turistico o assimilabili, se non marginalmente per il fatto di dover raggiungere determinati luoghi – ma non tutte le modalità di fruizione prevedono necessariamente uno spostamento con un mezzo. Il nudista utilizza le strutture turistiche (anche non-naturiste) solo incidentalmente, logisticamente, come punti di appoggio, non come mete. Il nudista non fa del turismo. La sua attività è spontanea, corporale, sensoriale, esperienziale; è ricreativa e rigenerativa quanto può essere ricreativa l’attività fisica in sé; il godimento che ne trae è più di natura olistica che intellettuale, nel senso che è più rivolta all’interazione con l’ambiente, all’integrazione di fattori naturali esterni, alle reazioni biologiche, alle regolazioni spontanee del proprio organismo, alle modificazioni inconsce dell’umore e della sociabilità più che al godimento intellettuale di una componente estetica, di una conoscenza, di una finalità, di una affermazione di sé (“John was here”). Non ha bisogno di attrezzature, di supporti tecnici, di impianti (piscine, campi da bocce, piazzole per il tiro con l’arco…) Non attende le ferie.

Naturismo contro nudismo

Il giochetto dei politici (e di chi ci sta dietro) mi sembra chiaro: tranquillizzare i naturisti offrendo loro una possibilità lecita, una sicurezza, un permesso, una legittimazione per allontanarlo dalle pratiche nudiste libere. Una volta che il bisturi della legge ha inciso nel corpo sociale separando i turisti naturisti dai nudisti, sorgono differenze di interessi, competizioni, lotte di primogenitura. Messi al riparo, nel seno della legge, i naturisti si sentiranno talmente sicuri da reclamare per sé agli occhi dell’opinione pubblica (quello stesso pubblico generico a cui comunque continuano a non potersi mostrare nudi!) l’esclusiva di poter starsene nudi e “riconosciuti”, facendosi forte del fatto che, in quanto regolamentata, questa soluzione, per quanto imperfetta, offre anche le necessarie garanzie di “rispetto” verso i non-naturisti. Si tratta di un atteggiamento vittimistico usato dai naturisti per farsi compatire, avere ragione, trovarsi degli alleati e dei “difensori”.

Questa “alleanza” col pubblico generico non-naturista verrà certamente vista ed accolta con favore dal resto della società, perché senza osare pretenderlo è messo al sicuro da eventuali cattivi incontri.

I naturisti che preferiscono i centri, per parte loro, sicuramente si sentiranno in qualche modo privilegiati, dalla parte del giusto e per primi, per mantenere il proprio privilegio e la propria giusta causa, saranno contrari alle pratiche nudiste libere e selvagge, fuori da regole e condizioni, e le combatteranno, non ammetteranno che qualcuno sia nudo senza le limitazioni che essi hanno accettato (e che ritengono giuste, il giusto prezzo da pagare al resto della società), avranno la conferma (errata) che quelle pratiche comportino comunque un certo rischio, siano al limite della legalità, malignamente e malevolmente sicuri che chi le pratica prima o poi verrà pizzicato dall’art. 726 cp. Rientra in tal modo dalla finestra e vien fatto valere l’assunto del codice penale secondo cui la visione del nudo dal vivo possa in qualche modo offendere i non-naturisti e soprattutto i bambini.

 

Indebita estensione

La legge dunque, riconoscendo da una parte il turismo naturista, consegna dall’altra i nudisti selvaggi ai rigori dell’art. 726. Articolo che, bypassato per i centri, viene tacitamente esteso e rinvigorito: se l’unica nudità ammessa è quella protetta e segnalata all’interno dei centri, la nudità libera, ipso facto, è bandita e inammissibile; in pratica si interpreta a senso unico quel che l’articolo del codice penale definiva in termini ampi e generici (e cioè che lo stare nudi “in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico” è un “atto contrario alla decenza”). In deroga a questo e sotto condizione, la legge “riconosce” questi stessi atti come ammissibili, al punto da considerarli una “attrattività” per il turismo e una risorsa per l’economia. L’articolo del codice penale è stato aggirato escludendo il pubblico, ma così facendo non si fa altro appunto che confermare che quegli atti siano indecenti e non debbano essere visti. Da una parte dunque, proprio recintando i centri, si riconferma che quel che fanno i naturisti nei centri sono “atti contrari alla decenza” (l’unica differenza è che sono ammessi perché non sono visibili dal “pubblico”); dall’altra che quegli stessi atti non sono indecenti per i naturisti, al punto che l’argomento della presenza di bambini (sempre impugnato come dirimente e decisivo), viene inspiegabilmente ignorato, neutralizzato, perdendo ogni valore ed efficacia.

È questa legislazione indiretta che è pericolosa per il nudismo: non si legifera direttamente in materia, ma quel che viene disposto da un lato, agisce in absentia dall’altro, nel senso che ora, abbandonata la possibilità di valutare caso per caso l’“indecenza” di un atto, si lascia intendere che tutto il resto (non citato), non rientrando nei criteri di accettabilità “turistica”, ne sia contrario. In altre parole – e qui sta la mostra dei muscoli – poiché il nudismo libero non è considerato un’attrattività turistica, forti dell’appiglio del codice penale, viene ulteriormente sanzionato e stigmatizzato perché indecente. Se si fanno delle eccezioni, il resto viene confermato e rafforzato.

Rileggendo l’articolo del codice penale sotto la lente del “riconoscimento” fatto dalla legge regionale, appare evidente che quei medesimi atti sono sì indecenti ma cessano di esserlo a determinate condizioni: sono indecenti se a compierli sono innanzitutto coloro che non accettano tali condizioni (i nudisti), dividendo così tra “osservanti” e “non-osservanti” quanti amano la nudità. La legge regionale, con l’imposizione delle condizioni, riafferma tutto il vigore dell’articolo del codice penale lungo lo spartiacque della decenza, ma “assolve” (= “riconosce”) coloro che accettano le sue regole. La legge in sostanza divide la società in tre gruppi di persone che non possono “per definizione” convivere, né manco vedersi: i naturisti, il “pubblico” e poi i nudisti (che proprio non hanno più diritto di esistere).

Ridefinizioni e contraddizioni

Non so fin quanto senza intenzione (perché oramai la politica non è più l’arte del dialogo, della ricerca della pacifica, civile convivenza fra tutti, ma il campo d’azione per furberie ed interessi “di parte”), dando un contentino ai “moderati” (i naturisti) si va a colpire indirettamente i nudisti. Chiaramente, i primi, come cani docili e fedeli, grati di un bocconcino che non si aspettavano, indifferenti alle ragioni e ai diritti di altri non considerati, sentendosi protetti e dalla parte del giusto, difenderanno le ragioni del proprio “padrone” (tanto benevolo), contro i secondi, indecenti, e eccessivi nelle loro richieste.

La legge definisce e sancisce una differenza che in natura non esiste e che il nudismo intende superare: la differenza fra nudi e vestiti. È una differenza culturale e non naturale. Se un legislatore mi fa una legge in cui prevede strutture per naturisti e li sottrae alla vista di chi naturista non è, sottolinea una differenza e una distinzione che in natura non c’è. Tanto è vero che psicologicamente fa più danno la secretazione e segregazione del nudo che la sua libera manifestazione. Infatti: da che cosa ci si sente liberi appena facciamo questo passo e ci spogliamo? Di che cosa ci rendiamo più consapevoli, se non del condizionamento sociale, culturale, morale che si oppone alla nuda semplicità della natura? Una natura libera dalle ragnatele dei nostri civili, moderni, scientifici pensieri, valori, comportamenti.

Nelle nostre escursioni miste infatti il nudo è accolto tranquillamente, così come chi si spoglia accetta tranquillamente chi preferisce rimanere vestito. Altrimenti si giungerebbe a una situazione paradossale – ormai consueta nei centri:

  • dove la nudità è imposta perché continuamente “rosicchiata” da chi preferisce comunque rimanere vestito
  • dove gli “irriducibili” (ad es. gli adolescenti) stanno per la maggior parte del tempo in bermuda e bikini per sentirsi a proprio agio e relazionarsi “normalmente”.

Il “turismo naturista”

E perché condizionare lo stesso “turismo naturista” alla specializzazione delle strutture ricettive? Così come per il turismo classico le strutture ricettive sono un punto secondario rispetto all’attrattività di un luogo che ne merita la visita, non vedo come possa essere la presenza della struttura naturista in sé a richiamare il turista, a meno di considerala appunto come condizione esclusiva per la pratica del naturismo. L’attrattiva turistica di un luogo precede la disponibilità delle strutture ricettive presenti (l’Everest ne è un esempio); e la qualità e specializzazione delle strutture stesse possono essere componente dell’attrattività turistica indipendentemente dal contesto geografico o culturale del territorio (vedi le spa, i centri benessere, le strutture per naturisti).

Un litorale, un fiume, un monte possono essere mete turistiche e meritare una visita (da nudi o da vestiti, con o senza strutture ricettive). La pratica nudista, a differenza del turismo naturista, può svolgersi anche in luoghi senza strutture ricettive, anche senza spostarsi da casa, non è limitata a periodi dell’anno o alle ferie.

Il turismo naturista ha messo in chiaro il discrimine vero, il grimaldello che apre magicamente tutte le porte: Tutti gli ostacoli si possono superare se l’attività porta un beneficio economico (chiamiamolo pure profitto), altrimenti il mettersi nudi rimane una pratica indecente. Gli operatori turistici “specializzati” e i turisti naturisti vedranno come una minaccia innanzitutto economica il nudismo “libero”.

 

Un diritto personale e naturale

Non vorrei che il “turismo naturista” riconosciuto dalla recente legge diventasse l’unica possibilità anche per il nudismo. Che la politica consegni agli operatori lo strozzo dell’esclusiva, cancellando di fatto il nudismo libero o imponendo delle condizioni economiche, una tassa minima, o una specie di “licenza-nudismo” per un diritto personale e naturale.

Peter Pan e i nudisti


Non so come m’è venuto di collegare il cordone sanitario alzato attorno al corpo nudo e la sindrome di Peter Pan. Ma penso che questo motivo abbia stabilito il parallelo: se non si prende coscienza del proprio corpo, non si cresce.

Non si cresce se non si ha confidenza, conoscenza, orgoglio, stima di sé. Nulla di questo succede – se non per vie nascoste e taciute – se ci si sente talmente inquadrati nella mentalità corrente da assumere su di sé la missione di divulgarla a nostra volta, di confermarla col nostro esempio (esteriore) e così tramandarla come intrinsecamente buona per tutti.

I nudisti confermano invece ogni giorno di più che anche la pratica nudista è buona in sé e per tutti, dà equilibrio, misura, sicurezza, autoapprovazione.

Il fantasma di Peter Pan aleggia nei nostri pensieri, è l’ideale di riferimento della mentalità che come il “labbro di Calliope”, statutariamente, assiomaticamente ha coperto d’un velo quel che si riteneva osceno, cioè non dicibile, non mostrabile, o additabile appunto come “mostro” («Amore in Grecia nudo e nudo in Roma | d’un velo candidissimo adornando, | rendea nel grembo a Venere Celeste» Foscolo, Dei sepolcri, vv. 177-179).

La pulizia

Tutto nasce, mi pare, da un’estremizzazione del concetto di pulizia e da una metafora che collega colpa a sporcizia (la “macchia del peccato”).

Il Catechismo di Pio X pontificava:

201 Che ci proibisce il sesto comandamento «non commettere atti impuri» ?

Il sesto comandamento Non commettere atti impuri ci proibisce ogni impurità: perciò le azioni, le parole, gli sguardi, i libri, le immagini, gli spettacoli immorali.

202 Che ci ordina il sesto comandamento?

Il sesto comandamento ci ordina di essere «santi nel corpo», portando il massimo rispetto alla propria e all’altrui persona, come opere di Dio e templi dove Egli abita con la presenza e con la grazia.

L’infanzia incarna e simboleggia l’innocenza e la purezza. Questo ideale di “perfezione (spirituale)” si può raggiungere anche da adulti tramite la verginità e la castità. E fino a pochi decenni fa le camicie da notte delle nostre nonne recavano ricamata la frase «non lo fo per piacer mio, ma per dare figli a Dio». E da pochi anni è stata abolita la quarantena per le puerpere (cerimonia fatta sull’esempio della “Purificazione di Maria Vergine”, o Candelora «perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura del sangue mestruale per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù» da Wikipedia).

L’arte

La tradizione condiziona a tal punto ogni singola persona da pianificarle in ogni dettaglio il percorso di crescita e le condizioni/concessioni/eccezioni per l’accesso al corpo nudo o alla sua visione: arte, salute e, appunto, pulizia personale.

Nell’antichità classica una statua nuda (la Venere di Milo, i Bronzi di Riace) avevano la funzione di specchio per l’osservatore. Era talmente “simile al vero” da rappresentare fotograficamente la realtà. La rappresentazione del nudo in seguito non ha più queste caratteristiche:

  • O è completamente desessualizzata (come gli Ignudi o l’Adamo di Michelangelo toccato dal dito di Dio, o i putti barocchi e paffutelli a metà strada fra corpicini angelicati e tanti piccoli Gesù Bambino)
  • O viene usata come catalizzatore di energia, di desiderio, di “prorompente vitalità”
  • Oppure è usata come strumento di trasgressione, per suscitare forti emozioni. Un esempio fra i tanti le coreografie del regista Calixto Bieito

Crescere

Constato nei ragazzi d’oggi una voglia di crescere, di bruciare le tappe (“a costo di bruciarsi la vita” ritengono i benpensanti). La “prima volta” di tutto (sigaretta, wisky, bacio, rapporto) di anno in anno si abbassa ad un’età inferiore. Interpreto così questo fenomeno: i molti divieti (alcuni plausibili e necessari), o meglio: la loro trasgressione, vengono visti come punti di svolta, tappe, condotte forzate, trampolini di crescita. Che poi, una volta superata la strozzatura, tutto appare stranormale, annoiante, piatto, vuoto, banale (esattamente come spesso i ragazzi vedono la vita degli adulti: priva di vitalità). Cadono i miti, le fette di salame dagli occhi, s’infrangono i sogni. È così che il “giovane adulto” di oggi (adulterato, come dice Angelo Villa, Il bambino adulterato, Milano, Angeli, 2008) si ritrova materialista, superficiale, cinico, disilluso, arrabbiato. Le eccezioni, appunto perché sono tali, confermano che la maggioranza è così.

Non vorrei che un ragazzo d’oggi, che un “giovane” si avvicinasse al nudismo per spirito di ribellione o trasgressione. Non è lottando contro tutta la società (fuck the system gridano a pieni colori i graffiti) che un ragazzo può crescere. Ma nemmeno “purificandosi” dal contagio infangante e infamante col proprio corpo, la sua visione, le sue funzioni.

Un “fior di ragazzo” col tempo può solo appassire se vuol mantenersi giglio immacolato alla san Luigi; non diventerà mai un frutto. Veneri ed eroi si offrivano come canoni di perfezione ordinaria e raggiungibile, perché naturale, a misura d’uomo. La divinizzazione, l’eroicizzazione era solo una forma di condivisione, di comunicazione rivolta a tutti, di generalizzazione, di identificazione collettiva.

Cambiare

Il nudismo recupera l’uomo nella sua normalità e naturalità, nella sua misura e perfezione. Pur non avendo come fine il sovvertimento della società, è innegabile che persone “adulte”, cresciute, equilibrate, emancipate, “infarinate” al mulino della vita normale, singolarmente coscienti e mature non possono che preludere a un cambiamento della società nel suo insieme.

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