Peter Pan e i nudisti


Non so come m’è venuto di collegare il cordone sanitario alzato attorno al corpo nudo e la sindrome di Peter Pan. Ma penso che questo motivo abbia stabilito il parallelo: se non si prende coscienza del proprio corpo, non si cresce.

Non si cresce se non si ha confidenza, conoscenza, orgoglio, stima di sé. Nulla di questo succede – se non per vie nascoste e taciute – se ci si sente talmente inquadrati nella mentalità corrente da assumere su di sé la missione di divulgarla a nostra volta, di confermarla col nostro esempio (esteriore) e così tramandarla come intrinsecamente buona per tutti.

I nudisti confermano invece ogni giorno di più che anche la pratica nudista è buona in sé e per tutti, dà equilibrio, misura, sicurezza, autoapprovazione.

Il fantasma di Peter Pan aleggia nei nostri pensieri, è l’ideale di riferimento della mentalità che come il “labbro di Calliope”, statutariamente, assiomaticamente ha coperto d’un velo quel che si riteneva osceno, cioè non dicibile, non mostrabile, o additabile appunto come “mostro” («Amore in Grecia nudo e nudo in Roma | d’un velo candidissimo adornando, | rendea nel grembo a Venere Celeste» Foscolo, Dei sepolcri, vv. 177-179).

La pulizia

Tutto nasce, mi pare, da un’estremizzazione del concetto di pulizia e da una metafora che collega colpa a sporcizia (la “macchia del peccato”).

Il Catechismo di Pio X pontificava:

201 Che ci proibisce il sesto comandamento «non commettere atti impuri» ?

Il sesto comandamento Non commettere atti impuri ci proibisce ogni impurità: perciò le azioni, le parole, gli sguardi, i libri, le immagini, gli spettacoli immorali.

202 Che ci ordina il sesto comandamento?

Il sesto comandamento ci ordina di essere «santi nel corpo», portando il massimo rispetto alla propria e all’altrui persona, come opere di Dio e templi dove Egli abita con la presenza e con la grazia.

L’infanzia incarna e simboleggia l’innocenza e la purezza. Questo ideale di “perfezione (spirituale)” si può raggiungere anche da adulti tramite la verginità e la castità. E fino a pochi decenni fa le camicie da notte delle nostre nonne recavano ricamata la frase «non lo fo per piacer mio, ma per dare figli a Dio». E da pochi anni è stata abolita la quarantena per le puerpere (cerimonia fatta sull’esempio della “Purificazione di Maria Vergine”, o Candelora «perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura del sangue mestruale per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù» da Wikipedia).

L’arte

La tradizione condiziona a tal punto ogni singola persona da pianificarle in ogni dettaglio il percorso di crescita e le condizioni/concessioni/eccezioni per l’accesso al corpo nudo o alla sua visione: arte, salute e, appunto, pulizia personale.

Nell’antichità classica una statua nuda (la Venere di Milo, i Bronzi di Riace) avevano la funzione di specchio per l’osservatore. Era talmente “simile al vero” da rappresentare fotograficamente la realtà. La rappresentazione del nudo in seguito non ha più queste caratteristiche:

  • O è completamente desessualizzata (come gli Ignudi o l’Adamo di Michelangelo toccato dal dito di Dio, o i putti barocchi e paffutelli a metà strada fra corpicini angelicati e tanti piccoli Gesù Bambino)
  • O viene usata come catalizzatore di energia, di desiderio, di “prorompente vitalità”
  • Oppure è usata come strumento di trasgressione, per suscitare forti emozioni. Un esempio fra i tanti le coreografie del regista Calixto Bieito

Crescere

Constato nei ragazzi d’oggi una voglia di crescere, di bruciare le tappe (“a costo di bruciarsi la vita” ritengono i benpensanti). La “prima volta” di tutto (sigaretta, wisky, bacio, rapporto) di anno in anno si abbassa ad un’età inferiore. Interpreto così questo fenomeno: i molti divieti (alcuni plausibili e necessari), o meglio: la loro trasgressione, vengono visti come punti di svolta, tappe, condotte forzate, trampolini di crescita. Che poi, una volta superata la strozzatura, tutto appare stranormale, annoiante, piatto, vuoto, banale (esattamente come spesso i ragazzi vedono la vita degli adulti: priva di vitalità). Cadono i miti, le fette di salame dagli occhi, s’infrangono i sogni. È così che il “giovane adulto” di oggi (adulterato, come dice Angelo Villa, Il bambino adulterato, Milano, Angeli, 2008) si ritrova materialista, superficiale, cinico, disilluso, arrabbiato. Le eccezioni, appunto perché sono tali, confermano che la maggioranza è così.

Non vorrei che un ragazzo d’oggi, che un “giovane” si avvicinasse al nudismo per spirito di ribellione o trasgressione. Non è lottando contro tutta la società (fuck the system gridano a pieni colori i graffiti) che un ragazzo può crescere. Ma nemmeno “purificandosi” dal contagio infangante e infamante col proprio corpo, la sua visione, le sue funzioni.

Un “fior di ragazzo” col tempo può solo appassire se vuol mantenersi giglio immacolato alla san Luigi; non diventerà mai un frutto. Veneri ed eroi si offrivano come canoni di perfezione ordinaria e raggiungibile, perché naturale, a misura d’uomo. La divinizzazione, l’eroicizzazione era solo una forma di condivisione, di comunicazione rivolta a tutti, di generalizzazione, di identificazione collettiva.

Cambiare

Il nudismo recupera l’uomo nella sua normalità e naturalità, nella sua misura e perfezione. Pur non avendo come fine il sovvertimento della società, è innegabile che persone “adulte”, cresciute, equilibrate, emancipate, “infarinate” al mulino della vita normale, singolarmente coscienti e mature non possono che preludere a un cambiamento della società nel suo insieme.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 1 ottobre 2015, in Atteggiamenti sociali con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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