#TappaUnica3V: s’inizia a fare sul serio


Domenica 8 novembre

Un’altra giornata di sereno e temperatura gradevole. Sempre con mia moglie e un paio di amici, Attilio e Paola, saliamo a Monte Campione, l’intenzione mia è quella di seguire la variante bassa per portarmi alla Foppa del Mercato e da queste visionare le famose creste dei Corni del Diavolo di cui mi è stato riportato essere esposte e pericolose per poi far decidere a mia moglie se tornare percorrendole. Qualcosa, però, è in agguato e cambierà radicalmente i piani di giornata.

Andando a memoria, ad un bivio con segnalazione poco chiara, invece di seguire il percorso stabilito prendo una breve variante e ci troviamo alla larga sella che separa il Monte Muffetto dal Corno di Mura, ovvero sulla linea di cresta. Va beh, ormai ci siamo, balliamo. Si va per la variante alta.

Procediamo abbastanza veloci, sotto i tempi di tabella e sotto anche quelli che ho calcolato per me, ottimo. La prima parte della cresta è un bel rotondo displuvio erboso, abbastanza largo da non creare problemi anche se i pendii ai suoi lati sono piuttosto ripidi. Poi arriviamo al tratto critico: prati ripidissimi scivolano verso la Val Trompia, alte pareti rocciose sprofondano sul lato camuno, si forma in alcuni di noi un forte senso di vuoto e il passo si fa più accorto e meno veloce. Scavalcato il monte Rosello eccoci al primo dei corni veri e propri, il lato che osserviamo è fatto solo da ripidi prati che si risalgono senza particolari problemi, poco sotto la vetta una evidente traccia taglia a mezzacosta e ci porta sull’opposto versante alla base di un tratto roccioso. Lascio i compagni al sicuro su un tratto piano della cresta e velocemente provo a salire le roccette che portano alla vetta da noi evitata: nulla di particolare, salgo e scendo praticamente di corsa, ottimo.

Ripartiamo, superiamo alcuni saltini rocciosi, saliamo il successivo corno, lo scendiamo zigzagando tra rocce e terra, ancora un breve risalita e… ecco la Foppa del Mercato, a cui si perviene velocemente e facilmente scendendo per meno ripido pendio d’erba.

Il diavolo è vinto!

Per dovere di cronaca, il ritorno all’auto lo facciamo per la variante bassa, dopo una bella pausa pranzo sotto le spoglie fronde di un grande faggio nei pressi della malga Rosello di Sopra: che colori e che bel momento.

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I corni del Diavolo dalla Foppa del Mercato

Lunedì 9 novembre

Ancora sereno. Di buon’ora arrivo al Maniva con l’intenzione di portarmi al Passo di Prael, salire la Corna Blacca, poi il Dosso Alto e scendere per la sua cresta nordovest. Ho le ore contate e, giunto poco oltre il Passo delle Portole, mi rendo conto che non riuscirei a fare tutto il giro: mantenendo l’idea originale rischierei di non poter visionare la cresta del Dosso Alto, che è la cosa che più mi interessa.

Variazione di programma: a passo spedito salgo fino alla base della pala della Corna Blacca per affaticarmi un poco poi ritorno sui miei passi cronometrando i tempi per verificare se posso starci nei miei calcoli. Rientrato al Passo del Dosso Alto senza sosta risalgo, finalmente nudo, verso la vetta dell’omonima cima, dove mi concedo una breve sosta ber godermi il vasto panorama e rifocillarmi un poco.

La cresta è però meglio farla vestito, almeno per questa prima esplorazione. Rimessi i vestiti mi affaccio sul ripidissimo versante di discesa e, seguendo la direzione data dalla tabella segnaletica, inizio a scendere. Sotto di me il baratro, anche se il pendio è rotto da mille zolle, devo scendere con molta circospezione, troppa, non può essere la strada giusta. Alla mia destra la tonda linea di cresta si staglia contro il cielo, delle tracce tagliano a mezza costa verso di essa, andiamo a vedere cosa c’è dall’altra parte. Eccola, un largo sentierino solca un ancor ripido prato ma molto più abbordabile e, soprattutto, molto meno esposto: la via giusta è da questa parte.

Scendo ora più velocemente e in pochi minuti sono alla forcella che adduce alla cresta vera e propria. Un primo saltino roccioso si supera facilmente tenendosi sulle zolle erbose alla sua destra dove un grosso mugo dà protezione e attenua notevolmente il senso di esposizione. Alla sua base faccio per scattare una foto e… ma dov’è la macchina fotografica? Azz, l’ho lasciata in vetta. Deposito lo zaino e risalgo, recupero la macchina fotografica e poi di nuovo giù, stavolta iniziando subito sulla via giusta. La prima discesa l’avevo fatta in venti minuti, troppi, ragionevolmente troppi, questa seconda la faccio in cinque minuti, ora si che si ragiona.

Secondo saltino roccioso, più delicato ed esposto, anche se per un solo singolo passo devo girarmi faccia monte. Ora le rocce sono terminate, scendo un pendio erboso dove fra varie tracce fatico a trovare quella giusta, alla fine finalmente un segno in vernice risolve ogni dubbio. Breve risalita e sono alla forcella Battaini dalla quale il percorso so procedere solo per facili pendii erbosi.  mi convince della fattibilità della cresta anche in notturna, decido comunque di rivedere la mia tabella di marcia per farla ancora col chiaro.

Seguo ora di nuovo la cresta, dopo poco giungo a un bivio, a destra una traccia poco evidente taglia in diagonale il ripido pendio erboso, a sinistra una traccia ben più evidente segue la cresta. In assenza di segnalazioni decido per la sinistra. Errore, dopo aver faticosamente superato due dossi, dopo una ripidissima discesa su erba e terra mi trovo davanti un esteso campo di fitti mughi senza passaggio. Evidentemente dovevo andare a destra. Risalgo il ripidissimo pendio di erba e terra, risupero i due dossi ed eccomi al bivio. Con un poco di attenzione per l’erba molto scivolosa effettuo il traverso, poi la traccia prende a scendere sulla linea di massima pendenza. La seguo, non ci sono segni però conosco il monte e so che sotto di me c’è una mulattiera militare e che lungo di essa si svolge la parte bassa di questo tratto del 3V. Un paletto in legno con segno bianco rosso: sono sulla giusta via e poco dopo eccomi sulla mulattiera militare che velocemente mi riporta alla macchina.

Dovrò certamente tornare a farla per prenderci confidenza, togliere qualche sasso pericolosamente instabile e imparare i giusti passaggi, ma si farà: fattibile anche in notturna, decido comunque di rivedere la mia tabella di marcia per farla ancora col chiaro.

Anche questa è fatta, dopo il diavolo anche l’orco è stato sconfitto!

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La parte alta della Cresta NO del Dosso Alto vista dal dosso erboso che sovrasta la sella Battaini

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 18 novembre 2015, in Eventi sportivi con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Che bella iniziativa Emanuele, complimenti!!!

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