#TappaUnica3V, un importantissimo test


Da sempre amo starmene solo con me stesso, adoro trovarmi solo in mezzo alle montagne, mi sento libero e leggero mentre vagabondo senza meta e senza responsabilità camminando nell’immensità dei pascoli alpini o nell’apparente piccolezza di una tetra boscaglia, così come in ognuno degli altri mille ambienti diversi che la montagna contiene e offre.

Da molto tempo ho imparato a guardare in me e far scivolare la mia essenza all’interno della montagna, fondere tutto me stesso con lo spirito della montagna, diventare, come scrissi tanti anni addietro, roccia nella roccia, prato nel prato, fiore nei fiori, montagna nella montagna.

Da qualche anno ho raggiunto un nuovo livello di consapevolezza che mi ha permesso d’integrarmi nella montagna senza la benché minima difesa, senza la pur minima barriera del più leggero vestiario tecnico sportivo, del più ridotto vestiario da corsa, di percorrere la montagna esattamente così come la percorrono tutti gli altri animali che in essa vivono: nudo!

Da sempre mi piace camminare, eppure sto scoprendo un’arte, l’arte del cammino e come ogni artista impazientemente attendo il momento di potermi nuovamente esprimere. Mancano ancora tanti mesi a quando dovrò partire per il mio ultimo obiettivo e già fremo dal desiderio d’essere in marcia, vorrei che il tempo svanisse tutto d’un colpo ed essere già a luglio 2016. D’altra parte i primi test effettuati, se da un lato m’hanno rassicurato sulla mia possibilità di farcela, dall’altro mi hanno anche evidenziato alcuni aspetti sui quali è bene che lavori ed allora ecco che i test e gli allenamenti si ripetono con estrema regolarità, ad essi mi sottopongo senza fatica, ad essi mi dedico come fossero un lavoro senza per questo patirne in nessun modo, senza sofferenza alcuna, senza patemi e senza stress, tutt’altro.

IMG_8073Domenica 22 novembre

Altra esplorazione in compagnia di mia moglie, indi camminata in relativo rilassamento. Prima di partire, però, devo raccogliere le tante foglie che il vento della sera precedente ha fatto cadere in giardino: un ottimo riscaldamento e un utile compendio alla leggera faticata che mi aspetta. Finalmente si parte e con un breve viaggio in macchina siamo a Lodrino Cocca, punto di partenza per l’escursione che ci vede impegnati prima nel risalire il ripido pendio della Costa Nibbia, poi quello della Punta Reai dove ci attende un leggero strato di neve che ha ricoperto i più abbondanti resti di una recente grandinata. Dalla Punta Reai si procede in cresta con un lungo tratto che presenta una certa esposizione sui pendii erbosi che scendono sui due versanti, accentuata dalla neve che rende un poco scivoloso il cammino. Una breve risalita ci porta in vetta alla Punta Orosei, da qui ripida discesa e ancora per cresta, leggermente meno esile della precedente, arriviamo alla Passata Vallazzo. L’intenzione era quella di procedere fino alla Corna di Sonclino ma il sentiero risulta troppo stressante per mia moglie e, comunque, siamo troppo in ritardo per cui decidiamo di scendere. Per la comoda stradina della variante bassa arriviamo al fondo valle dove ritroviamo una temperatura più confortevole e trovato un posto comodo per fermarsi ci concediamo il meritato frugale pasto.

Dislivello 684 metri, ore 4 e qualcosa.

Lunedì 23 novembre

IMG_8077Oggi mi sono programmato un test di durata, sveglia alle sei e trenta minuti dopo sono già in cammino, si perché stavolta parto a piedi da casa. È ancora buio, sono senza torcia e pioviggina ma il cammino è comunque agevole visto che sto percorrendo la strada asfaltata chiamata “Gavardina” che da Prevalle porta a Gavardo. Un’ora dopo sono sul sentiero che sale verso Tesio che raggiungo velocemente nonostante la neve che ricopre il terreno. Da qui risalgo al monte Tre Cornelli dal quale mi godo una splendida visione sul Lago di Garda.

Dopo una breve sosta sfruttata per mandare un messaggio a mia moglie, mi rimetto in cammino per scendere il versante opposto a quello di salita. Il paino sarebbe quello di seguire la strada che porta a Serle e da li salire a Cariadeghe, però un tarlo che da tempo mi rode dentro mi spinge a cercare una via più diretta: seguo una strada sterrata che muove in direzione opportuna e al suo termine un cacciatore mi conferma sull’esistenza di una via che porta direttamente a Cariadeghe. Purtroppo la mia soddisfazione presto si scontra con la realtà di un sentiero invaso dalla vegetazione e dai rovi, è solo grazie alla stagione autunnale che riesco a passare indenne anche i tratti più spessi ed è solo grazie alla mia notevole esperienza di terreno vergine che riesco a trovare la giusta strada, sebbene la costante presenza della rete dell’ex polveriera dia comunque un buon aiuto. Arrivato a Cariadeghe senza esitazione imbocco la strada che sale verso l’inizio della cresta del Monte Ucia, man mano che salgo l’aria si fa più gelida e il cielo sempre più tenebroso, arrivato al roccolo posto all’inizio della cresta decido di ritornare a valle, anche perché mi sono reso conto di essere stato particolarmente ottimista coi tempi di marcia: come minimo per fare il giro preventivato, che dopo l’Ucia vorrebbe la salita al Dragoncello per poi rientrare a Cariadeghe, mi servirebbero due o tre ore più di quelle calcolate e più di quelle che ho a disposizione.

Eccomi a Serle e prendo la via per Tesio con l’intenzione di scendere a Gavardo per un sentiero segnato parallelo a quello percorso in salita e a me ancora sconosciuto. Un errore di valutazione mi porta invece su un sentiero in cui le segnalazioni svaniscono presto ma dopo il punto in cui il ritorno risultava ancora comodo per cui decido di scendere a naso. Cammina, cammina, prima per stradina sterrata poi per mulattiera, prima verso Serle, poi verso Gavardo, arrivo ad una vecchia casa dalla quale imbocco una stradina con segnalazioni di qualche corsa. Cambiando continuamente direzione, con un zig zag vagante nel bosco e tanti cambi si sentiero alla fine sono a Marguzzo un piccolo gruppo di case che sovrasta Paitone. Imbocco la strada asfaltata che scende a Paitone finché trovo una mulattiera con segni di corsa e, nella convinzione di tagliare la strada, la imbocco deciso. Invece la mulattiera cambia totalmente direzione e ritorna verso Gavardo portandomi a Pospesio. Il paesino sarebbe proprio di fronte alla strada che porta a Prevalle ma non conosco un passaggio diretto tra le cave per cui seguo la strada asfaltata che mi riporta a Paitone da dove posso finalmente imboccare la certa e nota strada di casa.

Alla fine ho superato un dislivello totale di novecentocinquanta metri in salita e altrettanti in discesa, ho percorso all’incirca quaranta chilometri, ho camminato senza sosta per sei ore e dieci ad un passo che qualcuno definirebbe una corsa, bevendo meno di un litro di acqua e mangiando solo due biscotti, le gambe rientrano a casa senza segni di fatica, solo i piedi un poco accaldati dai tanti chilometri su fondo asfaltato. Un buon allenamento e un test decisamente significativo e importante, certo il tempo di marcia è pur sempre un settimo di quello che dovrò fare, ma l’ho fatto ad una velocità tripla rispetto a quella che dovrò tenere durante la TappaUnica3V.

Sempre le mie passate attività sportive mi hanno donato piaceri esaltanti, soddisfazioni notevoli, grandi gratificazioni, eppure c’è un qualcosa di nuovo che questo progetto sta donandomi, un qualcosa che fatico a descrivere, anzi, con difficoltà riesco persino a circoscrivere, un qualcosa che rende tutto ancor più forte, ancor più intimo, ancor più stimolante. Sarà forse per i tanti significativi messaggi che vado inquadrando poter e voler trasmettere attraverso il mio lungo nudo e solitario cammino, messaggi di forza e di speranza, messaggi per i diabetici, per i nudisti, per chi nudista non è, a ben vedere messaggi per chiunque. Messaggi, dunque, per la società intera, una società che mostra sempre più i segni di una profonda debolezza, una società che, pertanto, deve necessariamente rimettersi in discussione, che deve reimparare valori quali la tolleranza, il rispetto, l’accettazione dell’altro, valori che sono propri dello stile di vita nudista, valori indissolubilmente necessari per addivenire al nudo sociale e pertanto valori che più facilmente e velocemente si possono acquisire attraverso l’abbandono generalizzato e diffuso delle vesti. Nudo istruttivo, nudo educativo, nudo rigenerativo, nudo per debellare la violenza e l’intolleranza che recenti fatti hanno ferocemente portato alla ribalta.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 27 novembre 2015, in Racconti di sport con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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