#TappaUnica3V, test di risalita


Una delle caratteristiche tecniche dominanti in tutte le escursioni che si svolgono su due o più tappe è la presenza di risalite, ovvero delle salite che seguono delle discese, e più aumentano le tappe più aumentano le risalite. Il sentiero 3V non è da meno anche se, essendo un percorso che segue quasi fedelmente una linea spartiacque, gli sbalzi più accentuati sono posti all’inizio mentre nel resto del percorso i cambi di dislivello risultano in media contenuti sotto i quattrocento metri. Questa caratteristica lo rende un percorso accessibile senza il bisogno di un estremo allenamento.

La questione cambia aspetto se si pensa ad una percorrenza in tappa unica, in questo caso anche i minimi sbalzi diventano man mano sempre più rilevanti e pesanti e un percorso di cresta di sbalzi ne presenta certamente in numero considerevole. Ecco allora l’esigenza di valutarmi e allenarmi sulle risalite. A questo aspetto mi ci dedico in questo periodo di vacanze.

Sabato 26 dicembre

Semplice e breve escursione in compagnia di mia moglie sulle montagne di casa: Monte Tre Cornelli da Gavardo per il sentiero 501. In tre ore e quindici minuti abbiamo percorso poco più di dieci chilometri coprendo un dislivello unico di seicento metri.

Domenica 27 dicembre

IMG_8184

Primo test di risalita con annessa bella camminata: 25 chilometri, dislivello totale di 1350 metri ripartito in due salite, la prima da 720 metri (687 metri tra quota minima e massima a cui si aggiungono due brevi perdite di quota e successive risalite) e la seconda da 604 metri, e alcuni lievi su e giù nel tratto di cresta sommitale.

IMG_8183Partenza alle otto in punto da via Pusterla in quel di Brescia città per salire al Monte Maddalena seguendo il percorso del sentiero 3V. In settantadue minuti di cammino ininterrotto (se non per fare qualche fotografia) sono ai ruderi del rifugio Maddalena, di poco più basso della quota massima del giro. Senza sosta infilo la strada sterrata di servizio alle varie postazioni di antenne civili e militari disposte lungo il crinale sommitale, finché inizia il lungo tuffo verso il Colle di San Vito prima e il centro abitato di Nave poi, dove arrivo in ottantadue minuti dal rifugio e due sculettate per il tanto fango presente e le viscide lisce rocce che ricoprono molti tratti della Val Salena.

Potrei portarmi subito al sentiero di risalita ma voglio visionare l’esatto percorso del 3V attraverso l’abitato fino alla chiesa di San Rocco per cui mi faccio questo avanti e indietro per un totale di un chilometro e mezzo e solo dopo mi porto a ovest lungo via Crocelle e, alle ore undici raggiungo l’inizio del sentiero 11. Subito la salita si fa ripidissima, il sentiero è profondamente scavato, presumo dall’utilizzo come percorso di discesa MTB, rendendo più difficile fare presa sul fondo di terra rossa fortemente bagnato. In ogni caso salgo molto veloce, risolvo qualche dubbio di itinerario in un paio di punti dove la segnaletica si fa carente e a mezzogiorno e dieci sono di nuovo ai ruderi del rifugio Maddalena. Negli ultimi metri di ripida salita, prima d’imboccare la stradina piana della parte superiore, gambe e fiato hanno dato qualche sintomo di affaticamento costringendomi a qualche brevissima sosta, pochi secondi ogni volta, comunque manco ci penso alla possibilità esistente di evitare gli ultimi centocinquanta metri di dislivello. Alla fine sono salito in un’ora e dieci minuti contro le due ore e mezza della tabella, non male direi considerando che anche il resto del percorso l’ho fatto tenendomi sempre molto sotto i tempi indicati dalle tabelle segnaletiche, mediamente dal 20 al 40% in meno.

IMG_8213Mi concedo una breve sosta per mangiare qualcosa e poi via, giù verso la città seguendo il sentiero numero 5 fino a San Gottardo da dove riprendo il 3V fino alla macchina alla quale giungo in altri cinquantaquattro minuti, dimezzando ampiamente il tempo di tabella.

E le gambe? Alla grande, solo qualche lievissimo segno di affaticamento che in serata è già quasi completamente scomparso… programmo la prossima uscita per martedì 29: nove chilometri in meno, dislivello totale similare ma due toste salite, due ripide e lunghe discese e, per il resto, continui su e giù.

Lunedì 28 dicembre

Sul tardo pomeriggio si evidenziano dolori ai polpacci e al fianco della gamba destra dove nel primo scivolone di ieri ho battuto contro un sasso, così decido di non preparare lo zaino e di rimandare la decisione alla mattina dopo.

Martedì 29 dicembre

Mi sveglio tardino, la botta alla gamba da almeno un’ora mi provoca forti dolori pulsanti, inoltre non mi sento a posto, è solo una cosa così, una sensazione ma nella mia lunga esperienza di montagna ho imparato a dare ascolto alle mie sensazioni: non sbagliano mai. Rimando l’uscita di un giorno.

Come volevasi dimostrare la sera mi sento molto meglio e sono psicologicamente carico, preparo senza esitazioni lo zaino, per sicurezza ci metto anche la frontale, sia mai che, visto il carico a cui mi sto sottoponendo, il mio organismo abbia un crollo e faccia buio prima che sia rientrato alla macchina.

Mercoledì 30 dicembre

IMG_8258

Brutta notte, non so perché ma l’ho passata contando le ore, alla fine quando mancano pochi minuti alle sei decido di alzarmi: guadagnerò una mezz’ora sul previsto, anzi anche qualcosa di più visto che troverò meno traffico, dandomi maggior margine rispetto al tramonto.

Mentre attendo che si scaldi l’acqua dell’infuso lavo i piatti e alle sei e mezza sono in partenza. Come previsto il viaggio è meno trafficato del solito così arrivo a destinazione, il Colle di San Zeno, in un’ora e quindici minuti. Dal parcheggio posso vedere l’intero percorso di salita alla vetta del Guglielmo (sentiero 3V): bene, come già avevo intuito attraverso la webcam dello Sci Club Pezzoro, la neve che avevo visto qualche settimana addietro è quasi completamente sparita, restano solo piccole chiazze sparse qua e là nella parte bassa, quella che meno prende il sole.

IMG_8226Fa freddo, molto freddo, direi almeno cinque gradi sotto zero, sono però equipaggiato a dovere e posso incamminarmi senza timori, per altro il sole già illumina la cresta sommitale, il cielo è completamente sereno, si prospetta una giornata radiosa. Parto con calma, oggi, almeno sulla prima parte del percorso, voglio individuare il ritmo che dovrò tenere durante il giro di TappaUnica3V, un ritmo abbastanza blando al quale devo adeguare le mie gambe e la mia mente abituate a girare molto più velocemente.

Seguo una stradina sterrata che mi avvicina velocemente alla base della montagna, alcuni su e giù, diverse soste per fotografare il paesaggio e alcun bellissimi scorci. Per ora gambe, fiato e corpo vanno alla grande. Finisce la strada e inizia il sentiero, prima in lieve salita poi la pendenza aumenta facendosi veramente importante e le gambe danno qualche segnale negativo, rallento lievemente il passo e faccio qualche brevissima pausa. Alla mia destra, in alto, appare una cascina, dovrebbe essere Malga Gale, anzi sono sicuro che è lei, un ultimo ripidissimo prato e sono alla sua quota, sulla strada che la collega alla Pontogna, qui ho il primo punto di rilevamento tempo: aho, nonostante tutto sono due minuti sotto la mia tabella, che, ricordiamolo, è ridotta del venti per cento rispetto alla tabella normale. Ottimo!

IMG_8234Sopra di me il ripidissimo costolone che, con erbe e rocce, superando un dislivello di quattrocento metri porta direttamente alla quota 1953 della cresta sommitale. Inizio la salita e in breve arrivo alle prime macchie di neve, neveeee? Si, sull’erba è neve gelata ma ancora morbida, sul sentiero, invece, ghiaccio puro. Non ho i ramponcini (ancora sono indeciso se valga la pena di acquistarli visto che uscite invernali in quota per ora non rientrano nei miei piani, oggi è un’eccezione) ma non è per me nemmeno una situazione inusuale, in passato mi è capitato più volte, vuoi per necessità che per esercitazione, di camminare sul ghiaccio vivo senza ramponi, inoltre il ghiaccio ricopre solo tratti del sentiero ed è certo che salendo la situazione migliori, per cui senza esitazione procedo oltre calibrando a dovere il passo e sfruttando ogni più piccola conchetta del terreno, ogni sassolino per garantire una tenuta migliore delle suole.

IMG_8237Arrivo al sole e, anche se la temperatura è ancora bassa, ne approfitto per levare la giacca pesante. La ripida salita e l’avanzare dei minuti di cammino hanno ormai messo in pieno movimento il mio organismo, le gambe ora girano perfettamente e i dolori sono pressoché svaniti, il fiato poi.. beh, quello ne ho da vendere. In pochi minuti sono alla base del salto roccioso per cui sono qui oggi: sapevo essere semplice, ma non avendolo mai fatto voglio vedere di persona. Quello che vedo è uno stretto canalino, chiamarlo camino è forse un poco esagerato, sul fondo del quale si trovano gradini di roccia molto lavorata, insomma si presenta decisamente tranquillo. Una foto e via, mi infilo nel solco e inizio l’arrampicata, si arrampicata perché si tratta pur sempre di salire in verticale ed è necessario usare anche le mani, tutte e due. La roccia a causa dei frequenti numerosi passaggi si è lisciata, nulla in confronto a quanto trovato sulle classiche vie d’arrampicata del Brenta o delle Dolomiti o, peggio ancora, delle varie falesie e palestre, comunque è opportuno darci la massima attenzione: sebbene sotto ci siano solo prati e neanche tanto ripidi, man mano che si procede ci sia alza parecchio da terra, in totale sono una quindicina di metri, forse venti. Alla fine del caminetto sorpresa, un ampio balconcino erboso permette un’agevole sosta e l’osservazione di un panorama fantastico: davanti tutta la parte alta del 3V e l’Adamello, a sinistra la Presolana e la Concarena, a destra i monti che sovrastano il Lago d’Idro.

Ancora un breve e altrettanto facile tratto di arrampicata poi un lungo traverso ancora qualche metro di ripida salita ed eccomi sulla cresta sommitale, lo spettacolo si fa esaltante, a quanto osservato poco sotto si aggiunge tutta quella parte dell’orizzonte prima nascosta dal Guglielmo: sotto di me tutto il Lago d’Iseo, più in fondo il Mont’Orfano e più lontano ancora le Alpi Marittime e/o Liguri, a sinistra il Monte Baldo. Con questo incredibile panorama negli occhi percorro la cresta sommitale e, in breve, sono alla vetta secondaria ma più frequentata: il Castel Bertino. Mi concedo un momento più lungo di pausa, è la prima volta che arrivo qua sopra senza nuvole, in diverse occasioni ho avuto il sole fino a poco sotto la vetta per poi trovarmi improvvisamente avvolto da nuvole e dal freddo, devo assolutamente godermi questo spettacolo. Circumnavigando il monumento al Redentore, faccio il giro completo della larga vetta, scatto qualche fotografia, trovo un punto con il segnale del cellulare e invio un messaggino a casa per segnalare che tutto va bene e tranquillizzare mia moglie: essendo in giro da solo comprendo benissimo la sua preoccupazione.

IMG_8263

Si riparte, scendo sul versante opposto: rifugio Almici, Malga Guglielmo di sopra, Malga Gugliemo di sotto, Malpensata, Croce di Marone. Per verificare lo stato delle gambe in alcuni tratti, quelli più ripidi e scabrosi, mi lascio andare alla corsa, non velocissima, a volte trattenuta ma pur sempre una corsa. L’agilità è ottima e le gambe rispondono benissimo, così, invece di un’ora e mezza, ci ho messo solo quaranta minuti. Soffermandomi solo il tempo necessario per segnare il tempo e per dare un’occhiata alla cartina, lascio il sentiero 3V e prendo la direzione di Caregno. Strada cementata indi alcuni tratti ripidissimi sui quali le gambe iniziano a dare i primi segni di vera stanchezza, devo inserire qualche breve sosta. Segue un tratto di non ripida discesa che mi consente un discreto recupero, poi ancora salita, subito ripidissima. Salgo in un bellissimo bosco, il fondo completamente ricoperto di foglie e tra queste.. sorpresa… dei bellissimi gruppi di bucaneve. Man mano che salgo il fiato inizia a farsi corto, rallento un poco, una Malga appare sopra di me e il passo tende a farsi nuovamente più veloce, ma non riesco più a reggerlo, negli ultimi ripidi metri sotto la malga sono costretto a fermarmi spesso, pochi secondi, giusto il tempo di due o tre respiri. Alla fine, dando tutto quello che posso dare, eccomi alla malga, davanti a me la strada sterrata che con moderata pendenza mi porterà agli Stalletti Alti. Verifico il tempo di questo tratto di salita e… cavolo, ecco perché sono scoppiato, l’ho fatto di gran carriera dimezzando nettamente il tempo di tabella.

IMG_8296Qualche foto e via, m’incammino lungo la strada, oltrepasso gli Stalletti Bassi e, con passo che è tornato a farsi sostenutissimo, risalgo a quelli Alti dove finalmente mi concedo una pausa cibo, peccato che il tè caldo a cui stavo agognando sia diventato freddo, lo bevo comunque piacevolmente. Ne approfitto per cambiare la maglia fradicia di sudore: devo tornare sul versante in ombra, meglio avere indosso roba asciutta. Di nuovo in marcia per questo secondo tuffo su ripidissimo pendio erboso che mi farà perdere in pochi minuti, diciotto per la precisione, trecento sei metri di dislivello. Ehm, erboso? Diciamo piuttosto ghiaccioso, la discesa è necessariamente prudente, specie perché i tratti ghiacciati sono assai lunghi ed anche dove il ghiaccio sembra non esserci in realtà è lì in agguato, sottile e talmente trasparente da risultare quasi invisibile. L’esperienza e l’allenamento danno i loro frutti, sono al prato della malga Pontogna senza nessun scivol… ooooneeee ormai con la tensione alleggerita dall’essere su pendio quasi pianeggiante ho dato troppa fiducia passando deciso su una larga placca di ghiaccio e mi sono dovuto esprimere in una bella pattinata, fortunatamente (o abilmente?) restando in piedi. Per strada sterrata dove il ghiaccio, ancora presente e in grande quantità, certo non mi crea più problemi velocemente sono di nuovo a Malga Gale e da questa lungo il 3V al Colle di San Zeno e alla macchina.

Mille duecento i metri di dislivello secco, se gli aggiungiamo i sali e scendi direi almeno mille quattrocento metri; sedici i chilometri lineari, indi quelli effettivi, considerando le pendenze in buona parte rilevanti, sono di certo più di venti, forse venticinque; non ho reperito le tabelle orarie di tutte le tratte ma penso di poter affermare che il giro si attesta attorno alle 8 ore e mezza, io avevo programmato di farlo in sei ore e venti, alla fine l’ho fatto in cinque ore e dieci. E ho anche trovato il tempo e la forza di scattare centoquindici foto 🙂 Che dire… Una giornata stupenda, un giro veramente incredibile e affascinate, dei panorami mozzafiato, gambe che solo negli ultimi dieci minuti hanno iniziato a farsi dure, fiato che va alla grande, che vuoi di più? “Beh si, qualcosa di più lo vorrei” il mio corpo subito risponde alla domanda, “voglio libertà, mi hai fatto lavorare tanto e a lungo ingabbiato nel cilicio delle vesti, ora voglio respirare, devi darmi almeno qualche ora di nudità!” “Qui fa troppo freddo, ne riparliamo a casa” e arrivato a casa è proprio la prima cosa che faccio, dare libertà e respiro al mio corpo!

IMG_8264

Tiriamo le somme

Visto che è l’ultimo allenamento di questo 2015 opportuno tirare le somme del lavoro fatto in un mese e dieci giorni, tenendo conto che non disponendo di un sistema gps i calcoli sui dislivelli sono fatti a occhio per quanto riguarda i vari su e giù non rilevabili dalle cartine, mentre quelli sui chilometri sono fatti a mano sulle cartine e, pertanto, si riferiscono ai chilometri in proiezione lineare (quelli effettivi sono molti di più):

  • Escursioni effettuate 17
  • Ore di cammino 70
  • Dislivello 14800m
  • Chilometri più di 250

Mica male, direi… TappaUnica3V arrivooooo 🙂

IMG_8327

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 31 dicembre 2015, in Eventi sportivi, Racconti di sport con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Complimenti. Tanto di cappello a tua moglie Maria per le escursioni che riesce a fare con te e un ulteriore inchino per il grande lavoro di allenamento che stai facendo. Ottima l’idea del diario di bordo, che ti accompagna passo dopo passo. Bravo Emanuele

    Mi piace

Lascia un tuo contributo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2017

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer, photographer and fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

GUIDAXG

La guida agli eventi per giovani menti

Matteo Giardini

… un palcoscenico alla letteratura! ...

Cristina Merlo

Counselor e Ipnotista

PRO LOCO VALLIO TERME

Promuoviamo il turismo a Vallio Terme eventi - sport - cultura - enogastronomia

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

The Naturist Page

Promoting social non-sexual Naturism & nudism

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: