Sin dove arriva il potere


Il Consiglio dei Ministri sta approvando un decreto di depenalizzazione di alcuni reati, riclassificandoli da reati penali a reati amministrativi (ringrazio Paolo De Andreis per la segnalazione). Di primo acchito, vi vedo più la finalità di far cassa, visto l’esoso ammontare delle multe. Fra questi reati è anche quello previsto dall’Art. 726 c.p. “atti contrari alla pubblica decenza”. Ritengo che sia un atto contro la pubblica decenza che uno Stato si mostri così spudoratamente avido da cercare ovunque cespiti d’entrata. Nella fattispecie, non riesco a vedere nello Stato Italiano quello stato laico e democratico, indipendente da credi e ideologie, attento a quel che si muove e che cambia nei comportamenti e atteggiamenti sociali, ma che pur di raggranellare qualcosa non esita a rispolverare e aggiornare residuati bellici e ideologici cui la società d’oggi nemmeno più bada.

La pubblica decenza

Nel caso specifico, mi è particolarmente contropelo il fatto di richiamarsi a una supposta “morale pubblica” o “pubblica decenza”, quasi ci fosse una declaratoria scolpita nel marmo, valida per tutti, di che cosa sia decente e che cosa no. È una percezione soggettiva, legata a tempi e situazioni, a mode e abitudini accertate e costanti. La cosa che più mi fa specie è che questo Stato, in mancanza di una sua intrinseca moralità (i fatti sono sotto gli occhi di tutti), prende a prestito una moralità esterna. Per me che non sono credente, la cosa mi urta, e mi scopre uno Stato che secondo opportunità fa appello a un preteso “comune sentire” come fosse qualcosa di effettivo e immutabile, ma che in realtà non è più tale e – grazie a Dio – cambia sempre in continuazione.

La decenza, come più volte rimarcato dalla giurisprudenza e nelle sentenze della Corte di Cassazione altro non è che

«la rappresentazione del comune sentire, dovendovi includere tutto ciò che per la generalità dei consociati non è offensivo, non costituisce oltraggio alla pubblica morale: “sono atti contrari alla pubblica decenza tutti quelli che, in spregio ai criteri di convivenza e di decoro che devono essere osservati nei rapporti tra i consociati, provocano in questi ultimi disgusto o disapprovazione come l’urinare in luogo pubblico”».

È utile inoltre ricordare la distinzione tra gli atti contrari alla pubblica decenza e quelli osceni, puniti più gravemente dall’art. 527 c.p.: questi, a differenza dei primi,

offendono in modo intenso e grave il pudore sessuale, suscitando nell’osservatore sensazioni di disgusto oppure rappresentazioni o desideri erotici” (Cass. 2447/1985 e 7817/1985).

Il coniglio dal cilindro

E la stessa Corte di Cassazione precisa – una trovata incredibile, come un coniglio tirato fuori dal cilindro – che non è necessario che “i gesti contrari alla pubblica decenza siano stati effettivamente percepiti da qualcuno, essendo sufficiente la stessa possibilità che possano essere come tali percepiti”.

Che gli atti siano anche solo “percepibili” come osceni o indecenti, la dice lunga sul quadro di riferimento che si vuol far passare, sull’ideale di comportamento, sulle linee guida in fatto di morigeratezza, sui parametri di accettabilità sociale, sul modello di società ideale che si vuole proporre o imporre. Da qui a pensare che tutti siamo sospettabili di qualche reato solo perché lo potremmo compiere, il passo è breve. (Chi ha avuto a che fare con l’Ufficio delle Entrate e gli studi di settore ha avuto spesso la sensazione di essere guardato come un possibile evasore fiscale). E pesante la pressione sociale, il sospetto…

«Nella differenza tra atto percepito o percepibile potrebbe potersi cogliere in pieno una volontà repressiva, non del tutto corrispondente ai principi di stretta legalità della legge penale.» [Annalisa Gasparre a commento della sentenza della Corte di Cassazione Cass. pen. 47868/2012]

Sin qui arriva il potere!

La pudicizia

E poi si chiude un occhio sulla seduzione sessuale di prostitute e pubblicità (questa sì condannabile secondo l’art. 727 e l’interpretazione più sopra citata) e si condanna una persona per una pisciatina: non per la pisciatina in sé come atto fisiologico, ma perché è generalmente “percepita” come atto indecente. Al punto che la sentenza 40012/2011 precisa:

«È quindi irrilevante, sotto tale aspetto, che i genitali, nella condotta di orinare in luogo pubblico o esposto al pubblico, siano visibili oppure no… Né la norma dell’art. 726 c.p. esige che l’atto abbia effettivamente offeso in qualcuno la pubblica decenza e neppure che sia stato percepito da alcuno, quando si sia verificata la condizione di luogo, cioè la possibilità che qualcuno potesse percepire l’atto».

Se non è l’esposizione dei genitali ad essere punita, dove sta dunque l’impudicizia, l’indecenza e l’oscenità di una persona nuda lungo i sentieri, sulla spiaggia del mare, sul balcone di casa?

Ma la sentenza 37823/2013 smentisce la precedente e spiega ulteriormente:

«è erronea infatti la ritenuta irrilevanza, al fini della configurabilità del reato, della visibilità del genitali, dovendosi il concetto di pubblica decenza interpretare con riferimento alla nozione di pudicizia».

Che dunque gli atti siano osceni o indecenti perché impudichi? Che maledizione si portano dietro i genitali da essere osceni, inguardabili, impudichi, offensivi, disgustosi, censurabili, disapprovati? È cosa loro o non piuttosto di una perversa e inculcata “sensibilità”?

Un modello di società

Come mai si obbliga per legge un cittadino a rispettare negli altri concittadini qualcosa che a priori non conosce, cioè la sensibilità altrui? Come mai lo si obbliga per legge a comportarsi in modo da non suscitare negli altri “disgusto o disapprovazione”… dovremmo spegnere i telegiornali!

Non voglio che una legge mi dica fin da principio chi sia il vincitore! Stiamo vivendo insieme, non ci stiamo l’un l’altro sgambettando/sgomitando per avere un posto in prima fila. O sbaglio, o son troppo ingenuo, o non ho ancora capito come effettivamente va il mondo?

Come mai lo Stato, tramite le leggi fa proprio il profilo di una sola parte, pur maggioritaria, e non si fa invece garante della differenza, del diritto alla differenza? Come mai le sentenze dicono che basta che sia percepita la pur semplice possibilità dell’indecenza di un atto perché questo atto sia effettivamente indecente e perseguibile! E perché non anche il contrario? Avesse almeno la decenza di definirmi quali atti sono indecenti o meno! Camionisti che pisciano contro il guard-rail ne vedremo sempre. Mi dicesse che è antiigienico, capirei. È una funzione corporale, cosa c’è mai di indecente o impudico?

Ma poi… l’eccezione! Come mai uno stesso medesimo atto, un gesto cessa di essere indecente in luoghi a questo adibiti? Qualcuno mi spiega perché non sono illegali gli orinatoi nei bagni dei gentlemen, i vespasiani? Eh, già, se tutti son nudi, il nudo è la norma e non l’eccezione. Come dire, se tutti son ladri, non è più reato rubare!

Mi pare che chi possiede la legge per il manico (rappresentanti che noi democraticamente abbiamo eletto a governarci) rimeni la polenta come meglio gli pare. In barba ai principi, alle differenze, come se la società fosse una colata uniforme, con fondamenti condivisi e uguali sempre e per tutti, come ci fosse un solo modello per il viver di tutti. Abbiam visto come sono crollate le società monolitiche, i regimi totalitari! Proprio perché troppo rigidi, troppo uniformi e uguali a se stessi.

Ok! C’è sempre la conta dei voti di mezzo! Non vale la pena discutere: i numeri la vincon su tutto. In barba alle declaratorie, alle definizioni di principio, ai principi fondamentali, alla Costituzione.

Fare nudismo

Infine: a chi tocca, se non a noi, nudisti, assumerci impegno e responsabilità, affinché la mentalità cambi, cominciando dal nostro ambiente più immediato: dichiararci nudisti, mostrarci nudisti – senza per questo essere talmente imprudenti da rischiare le multe salate di Renzi.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 11 gennaio 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. Certo che la Cassazione tende senza remore a contraddirsi con se stessa, visto che in almeno un paio di occasioni aveva detto che la nudità è impunibile qualora venga attuata in ambienti dove il nudismo è regola, oppure difficilmente raggiungibili o isolati o anche solo al momento solitari. Ponendosi così in sintonia con tutti i giudici di ogni ordine e grado che erano e sono stati tirati in ballo da denunce verso i nudisti, da quelle poche che sono riuscite ad arrivare in tribunale, visto che negli ultimi 16 anni il più delle volte venivano stralciate ancora prima, con la dichiarazione che il fatto con comporta reato.

    Italia, italiota, mai che si possa avere delle certezze, sopravanza sempre la ragione del pù forte, la ragione di chi grida (e i nudisti si pongono ill cruccio di non imporre la propria nudità, sic), la ragione di chi si fa sentire (e i nudisti tacciono, tacciono sempre e comunque, doppio sic), la ragione del vil denaro (visto che a quelle date già si sapeva della legge di depenalizzazione, nasce il sospetto che questa più recente presa di posizione possa essere stata determinata proprio dalla volontà di creare l’accesso a una nuova e rilevante fonte d’incassi).

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  2. Mi sovvengono alcune considerazioni: sulla base del ragionamento formulato allora si commette reato anche…

    – stando nudi in casa – chi passa per strada potrebbe immaginarsi qualsiasi cosa e restarne offeso
    – girando vestiti – sotto siamo pur sempre nudi e chiunque può mentalmente visualizzare i genitali (e quant’altro) e restarne offeso

    Sostanzialmente stiamo andando perfino oltre le posizioni dei più ottusi stati stranieri. Ad oggi solo i social network erano arrivati a punire la possibilità di compiere azioni contrarie alle loro regole: Pinterest mi ha bannato una foto, precisandomi che anche una foto dichiarata privata (quindi visibile solo da chi l’ha pubblicata) deve rispettare le regole sul nudo visto che basta un click per renderla pubblica.

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  3. La depenalizzazione si traduce come scrivi benissimo Vittorio nell’imposizione di una moralità pubblica nel fatto privato. Senza reato colpire sarà molto più facile, a chi va di rischiare una sanzione che parte da almenl 5mila euro?
    Grazie per l’articolo, facciamolo girare.

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  4. A tal proposito vorrei aggiungere alcune riflessioni.

    Riprendendo la frase “sono atti contrari alla pubblica decenza tutti quelli che, in spregio ai criteri di convivenza e di decoro che devono essere osservati nei rapporti tra i consociati, provocano in questi ultimi disgusto o disapprovazione” ricordo che qualche tempo fa la rivista Focus aveva fatto un sondaggio sul nudismo da cui emergeva che il 83% degli intervistati considerava il nudo come naturale.
    Se la maggior parte delle persone non considerano il nudo come “disgustoso” perchè si continua ad applicare l’art.726 per il semplice nudismo?

    Se l’articolo viene depenalizzato, trasformandolo in una sanzione amministrativa, non ci sarà più un processo, non ci sarà più un giudice che valuterà oggettivamente la situazione. Allora chi sarà a decidere se una azione è contraria o meno alla pubblica decenza? Se la decisione andrà nelle mani delle amministrazioni comunali, affamate di soldi, sarà una tragedia, qualunque azione potrebbe rientrare nell’art.726, pur di far cassa.

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  5. sempre più questo stato sembra funzionare al contrario di quanto sembra logico e ragionevole.
    Le ammende per “presunta” azione irregolare può essere all’ordine del giorno per molte cose.
    L’italia non deve dimostrare dove hai errato, basta supporlo o, in ogni caso, sono i cittadini che devono affannarsi a dimostrare il contrario.

    Giusto ieri un “inutile” articolo con tema l’arte è uscito su ilfattoquotidiano.it (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/14/soraya-dollbaz-professione-fotografa-di-peni-li-trasformo-in-soggetti-di-alta-moda-grazie-ad-abitini-da-bambole/2373917/)

    ghignando tra me e me, mi son domandato se anche il quotidiano sia perseguibile per le stesse motivazioni di pubblica decenza, decoro etc.
    Forse non tanto per l’argomento dell’articolo quanto per come oggi passino senza problemi foto di genitali (direi che è abbastanza esplicito) e specialmente anche per il linguaggio.

    Se 50anni fa era improponibile anche solo pensare di scrivere qualcosa a riguardo dell’intimo, oggi sappiamo bene che giornali e tv trasmettono qualsiasi cosa.
    Qui però i tabù sono spariti in fretta.

    ps.
    i commenti scandalo all’articolo ovviamente non mancano mai. 🙂

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