Educazione sessuale


Condizionati, ossessionati, spaventati educhiamo i figli a nostra immagine e somiglianza, dando luogo ad un circolo vizioso che mantiene la società chiusa in una malattia della quale alcuni dei sintomi più evidenti sono le bambole (e i bambolotti) privi di attributi sessuali, i camerini singoli negli spogliatoi, spogliatoi e bagni separati tra uomini e donne, il concetto stesso di decenza, la nudofobia, la repulsione per l’educazione sessuale.

Ecco, l’educazione sessuale, da tempo se ne parla, alcune scuole ci hanno provato e per la maggior parte le iniziative avviate sono state prontamente bloccate dall’intervento dei genitori, evidentemente più preoccupati di conservare la loro presunta stabilità mentale (vedi “Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?”) piuttosto che di dare la possibilità ai figli di crescere in modo sano e naturale. Quelle poche iniziative che sono riuscite a sopravvivere all’opposizione si mascherano dietro termini quali l’affettività, si strutturano sulle storielle di api e fiori, si manifestano attraverso immagini e cartoni animati dove gli attributi sessuali sono celati o addirittura mutilati.

Invece di starsene bloccati sul chiedersi a che età si sia pronti, sul come farlo, su quale metodologia utilizzare, eccetera, passiamo all’azione e facciamolo presto: i bambini non ancora condizionati dalle tare nudo e sesso fobiche degli adulti di certo reagiranno solo che bene, quello che comprendono di sicuro li fa crescere, quello che non comprendono di sicuro non li turba; quelli più grandi ormai già condizionati dalla società malata di nudo e sesso fobia riusciranno così a liberarsene e crescere più sani e migliori.

C’è bisogno di crescita, di maturazione, di sviluppare una società sana, d’interrompere il circolo vizioso basato sull’ossessione e la fobia, di fare educazione sessuale e farla come va fatta: usando il nostro vero corpo, così come mostrano gli stupendi filmati di Pubert, realizzati dalla NRK, emittente televisiva nazionale norvegese, nell’ambito del programma Newton.

Ringrazio l’amico Alessandro Ruggero per avermi segnalato l’esistenza di tali filmati.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 15 febbraio 2016, in Atteggiamenti sociali, Società con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. video meravigliosi e cnduttrice simpaticissima.
    dovrebbe essere anche qui così, invece è tutto un tabù

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    • Grazie Mauro per il tuo contributo. Purtroppo anche in Norvegia non è tutto oro: leggo che diverse sono state le critiche avanzate al programma, tra le quali anche l’accusa di pedofilia… assurdo! Ci si dovrebbe rendere finalmente conto che le visioni distorte sono dovute ad una mentalità distorta di colui che vede in modo distorto e non alla sostanza delle cose viste.

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  2. Io devo ammettere che a 30 anni un po’ mi hanno stupito questi video, seppur in internet si trovi di tutto e di più.

    La mia educazione in famiglia e in altri spazi è stata l’esatto opposto: non parlare, nascondere, non pensare….. far finta di niente. (io ero quello che se andava al camposcuola veniva raccomandato di andare solo nei bagni che si possono chiudere o nella doccia sempre vestiti).

    Il problema, penso, è che tutti noi le viviamo in prima persona.
    Non si può ignorare nella vana speranza che un ragazzo/a non se ne accorga.
    E’ un passo forzato della nostra vita, sarebbe assurdo.

    Perché quindi non sapere cosa ci sta capitando?
    Un momento in cui, a volte o forse spesso, il ragazzino/a si vergogna a chiedere, pensa gli stia succedendo chissà cosa e si tiene tutto dentro.
    O peggio, cerca in internet dove niente è pesato e tutto sembra possibile.

    Un classico è cercare un stupidissimo sintomo e sistematicamente si arriva alla morte certa.

    Tutto ciò vale anche per gli addolescenti, periodo ancora più delicato.

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