#TappaUnica3V: inciampi, scivoloni e spinate


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La montagna è la montagna a volte dolce a volte salata!

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Bocca del Zuf

In attesa che la neve recentemente caduta si squagli questa domenica mi sono inventato un altro giro tutto particolare, ma prima di parlarne un avviso ai naviganti: abbiate pazienza, tutti gli itinerari che ho fatto e che farò verranno adeguatamente relazionati in appositi articoli, promesso!

Partenza veloce da Cariadeghe tra fortissime e fredde folate di vento. Senza sosta, se non per scattare un paio di foto, mi fiondo sul versante opposto della Bocca del Zuf, stretto valico che mette in comunicazione l’altopiano di Cariadeghe con la Valle di Caino. Ahia, dopo le tante discese fatte a rotta di collo proprio su un tratto pianeggiante e praticamente da fermo metto male un piede che si storce bruscamente stirando leggermente i legamenti della caviglia, sia quelli interni che quelli esterni, la massaggio qualche secondo, controllo l’allacciatura delle scarpe e, deciso, riparto.

Eccomi al bivio dove inizia il Senter Bandit, lungo percorso che attraversando più o meno a mezza costa tutto il versante settentrionale del Monte Ucia prima e del Monte Dragoncello poi mi porterà verso la sella di San Vito. Un comodo diagonale adduce ad un crinale erboso, mi fermo per scattare una foto, mentre ripongo la macchina fotografica approccio il primo passo e… sbang mi trovo lungo e disteso a terra: mi sono inciampato in una radice sporgente. Aho, oggi cosa ho addosso, sarà meglio concentrarsi di più.

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Sentiero evanescente

Riprendo il cammino, con più attenzione seppure senza calare il passo. Seguendo le indicazioni della relazione e i segni di vernice abbandono una stradina sterrata a cui ero arrivato per salire ripidamente un residuo di frana, i segni di vernice sempre abbondanti tagliano a mezza costa il bosco, esili tracce di passaggio tra le foglie secche che coprono un terreno ormai non più inciso, scivolo, scivolo a ripetizione. Cinquanta metri sotto di me la stradina poco prima abbandonata e dal suo tornante un’altra che sale e pare incrociarsi con il mio “sentiero”, scendere è possibile ma per sicurezza procedo ancora lungo i segni di vernice finché una traccia netta scende verso la stradina dove un segno bianco rosso campeggia netto sul tronco di un albero: vattelapesca, potevo evitarmi questo brutto tratto e seguire la strada.

Su questo migliore tracciato recupero velocità e tranquillità, in breve arrivo al bivio con altro sentiero segnalato, devo seguirlo brevemente in discesa fino ad un bivio solo che il bivio io non lo vedo, o, meglio, ne vedo uno che pare solo portare a un capanno di caccia per cui l’ho velocemente ignorato. Nel dubbio di scendere troppo continuo e continuo, le note della relazione sembrano conformarsi a quello che incontro. Ripida discesa per un scivoloso canalino, giù, giù, sempre giù, “non è che ho saltato il bivio e arrivo a Caino? Va beh, ora indietro non torno, male che vada risalgo a San Vito per il 3V!” Con questo pensiero in mente continuo a seguire i tanti segni di vernice e le tracce di passaggio finché una tabellina segnaletica mi toglie ogni dubbio: sono sulla strada giusta!

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Forche caudine

Breve ripidissima salita su traccia ben evidente, un grosso groviglio di rami impedisce il passaggio, faticoso e complesso aggiramento su massi di frana, riprendo la traccia. Alberi caduti mi costringono a gattonare o a fare pericolosi scavalcamenti: va bene lasciare il bosco alla sua natura ma costringerei coloro che hanno voluto e approvato la legge che impedisce il taglio degli alberi caduti a provare che vuol dire incontrarli quando le gambe sono dure e il fiato corto, magari sotto un forte temporale.

Da un pulpito roccioso lo sguardo cade sui capannoni della ferriera di Nave, la traccia prosegue a mezza costa, salendo e scendendo a seconda della convenienza, supera qualche piccolo sperone roccioso, sccccvisccc, una piatta pietra inganno l’occhio e il piede scivola, di solito sarei rimasto perfettamente in piedi ma oggi, boh, oggi sembro ubriaco, non finisco a terra solo perché il pendio alla mi sinistra è ripido e posso appoggiarmi con la mano. Forse sto andando troppo veloce per il tipo di terreno, rallento sensibilmente e procedo con circospezione.

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Nave

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Muro di spine

Su e giù, su e giù, poi giù, giù, mi sembra di toccare con mano le case di Nave quando un bivio si pare innanzi ai miei occhi, è il bivio per Nave, ormai dovrebbe essere una tranquilla passeggiata arrivare alla sella di San Vito. In effetti la traccia da seguire è nitida e bella. Lo dico sempre, mai e poi mai fare predizioni: i tratti puliti si alternano a… spine, spine, spine, un fracco di spine, di più, un muro verde che riesco a penetrare solo perché è inverno, non senza danni comunque. Non vedo l’ora d’esserne fuori, alla mia destra da tempo ormai vedo il crinale della sella di San Vito, la il sentiero lo conosco ed è pulito, pulitissimo, dai, dai! Per quanto avanzi lui resta sempre la, mannaggia. Alla fine ci arrivo, nella voglia di raggiungerlo, senza più badare alle spine che mi fustigavano a sangue, dimentico dei cinque chili di zavorra infilata nello zaino come sovraccarico, l’ultimo tratto in ripida salita l’ho fatto ad una velocità incredibile ed ora sono qui ansimante e distrutto, sopra di me la dura salita che porta verso la cascina del Dragoncello. Potrei evitarla, potrei scendere a prendere la stradina che porta a Castello di Serle e da li risalire, sempre per stradina, al ristornate di Val Piana a pochi minuti dalla macchina, ma no, sono qui per mettermi alla prova, stringo i denti, rallento il passo, effettuo frequenti brevi fermate, controllo i crampi che stridono nei quadricipiti e… ecco superato anche questo, orami è fatta, da qui alla macchina è una semplice passeggiata.

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Finalmente sul bel sentiero del Dragoncello

Che giornata, che uscita incredibile, che bel giro, ho finalmente trovato un sentiero ottimamente segnalato, veramente, pochissimi i punti dove mi sono dovuto fermare a cercarlo, peccato lo stato in cui versa la parte del senter Bandit, meriterebbe più considerazione.

Vi risparmi la solita tiritera dei tempi di marcia, che si aggirano comunque attorno al 50% delle tabelle, in genere quando vado in montagna non bado ai tempi, qui lo sto facendo solo per poter poi relazionare i percorsi (appena ci riesco) in modo attendibile, per monitorare l’avanzamento del mio allenamento, per darmi la certezza di potermi gestire al meglio durante il giro finale, di poter facilmente compensare eventuali imprevisti e ritardi.

Alla prossima mie cari lettori!

P.S.

Sto maturando l’idea di riunire, a fine cammino, questi mie rapporti in un libricino, un racconto del mio viaggio attraverso le montagne, attraverso il sentiero 3V “Silvano Cinelli”, attraverso le dolci sensazioni rilasciate dai muscoli caldi e affaticati, attraverso i pensieri dei tanti momenti di solitudine. Che ne pensate?

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 21 febbraio 2016, in Eventi sportivi, Racconti di sport con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. In merito al “libricino” lo comprerò volentieri. Se la vera letteratura nasce dalla vita concreta e non dalle fantasie, dalle idealizzazioni, allora questo grip alla terra, ai passi è quella tensione che spreme le parole per le sensazioni, per descrivere il rapporto col mondo e quel che si fa. Non leggo questi tuoi post solo come relazini tecniche, cronache, verbali di uscite, ma come profilo di un atteggiamento, di un misurarsi di sé col mondo… e coi suoi mille imprevisti.

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    • Ed è infatti quello lo spirito con cui li scrivo, lo spirito con cui invero sto vivendo questo mio sempre più affascinate viaggio. Il libricino… sono indeciso se farlo a pagamento o darlo gratuitamente, quantomeno in versione elettronica, ma c’è tempo per capire e decidere, confido, ovviamente, nel tuo aiuto 🙂

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