Ne han fatto una fiera


el paradiso terrestre

La similitudine tra la figura dell’arcangelo Michele che con una spada infuocata ci nega il ritorno al paradiso terrestre e il pudore che ci vieta (o ci regola) il soddisfacimento di un desiderio/bisogno/istinto naturale, non può che collegare in parallelo la nascita del pudore con la nascita del peccato e la conseguente cacciata dal paradiso terrestre.

Non so perché la frase del “tentatore” «sarete come dèi» sia interpretata come la forza stessa della tentazione nefasta e al contrario le analoghe parole di Gesù «voi siete dèi» (Giovanni 10, 34, citando il Salmo 82, 6) siano invece il nucleo del kerygma Christi (“proclamazione del Cristo”) e punto di svolta del nuovo patto tra il credente e Dio stesso.

 

Una scoperta rivoluzionaria

Essere come dèi poteva essere inteso come “creatori (di vita) al pari di Dio”: lo scoprirsi consapevoli della capacità generativa implicava una ristrutturazione della concezione morale, una nuova “conoscenza del bene e del male”. Ciò poteva portare a una negazione di Dio, minaccia intollerabile e inaccettabile da chi deteneva il potere magico-religioso (la casta sacerdotale) e un atto fortemente destabilizzante dell’ordine sociale. La nuova conoscenza fu allora incapsulata ideologicamente entro le tenaglie del “peccato”: un peccato di superbia, fomite di ribellione e disordini. La nuova conoscenza riguardava l’uso del corpo e degli organi della riproduzione, la cui funzione veniva disvelata “scientificamente”. Non potendo negare come eresia tale evidenza, si corse ai ripari inventando la nudità: come una persona “senz’armi” veniva detta nuda, così, accostandosi alla generazione bisognava andare armati, difesi ideologicamente da aberrazioni ed eccessi (come ad esempio unirsi per fini edonistici e non procreativi. Facendo appello alla “natura” animale fu reintrodotto lo schema concettuale secondo cui l’accoppiamento dovesse essere sempre fecondo. In qualche modo bisognava gestire il fatto che, a differenza degli animali, l’uomo aveva perduto il periodo di estro).

Mitologie

Il racconto “mitico” della Genesi si incaricò di dare una spiegazione coerente e un filo logico alla rivoluzione che ha rappresentato la scoperta del ruolo del maschio nella generazione. Nel giardino dell’Eden non si conoscono né morte, né generazione. I progenitori sono due a simboleggiare tutta l’umanità. Ma perché già uomo e donna, se il dimorfismo sessuale non aveva ragion d’essere? Solo per la “compagnia”? O già in questa parola si può celare in nucleo di un programma che facendo leva (pretestuosamente) sull’affettività, preludeva al concetto di unione ideale durevole ed esclusiva? Il racconto elaborato a posteriori, e fortemente astratto, tipizzato, generalizzato, cerca di dare un senso, di spiegare quel che è avvenuto e soprattutto di impostare pragmaticamente la struttura sociale, dando ragione delle durezze prescrittive. I racconti eziologici sono tutti così.

Ipersessualizzazione

Costringere l’attività sessuale (considerandola esclusivamente a fini procreativi – con esclusione di pratiche “innaturali”) entro i confini di un’unione esclusiva e duratura non poteva che significare costrizione, coazione a ripetere. E costrizione significa che necessariamente si creeranno mille scappatoie, si inventeranno mille evasioni, si produrranno mille fissazioni, nasceranno mille deviazioni, regressioni… così come mille forme di compensazione, di sublimazione e mille “meriti”, mille esemplarità.

Ipersessualizzazione come effetto procurato dell’invenzione di un frutto proibito. Ma la mela è solo la punta dell’iceberg della “trovata”: se la “tentazione” può essere soddisfatta col momentaneo godimento orgasmico, la “programmazione” comportamentale va molto più in là: suo obiettivo è la procreazione e la monetizzazione della vita e del reale.

Se si aggiunge che la scoperta del ruolo del maschio nella generazione ha comportato il passaggio dal matriarcato al patriarcato, con una generale laicizzazione della mentalità magico-animistica, con l’introduzione del concetto di “valore” (cioè di “attribuzione di senso” a cose che prima non ne avevano) e di ricchezza (e suo mantenimento e trasmissione “legittima”) si arriva al quadro della struttura sociale che perdura sinora.

In una società nomade neolitica basata sulla pastorizia il numero dei capi equivale ipso facto a ricchezza (pastore di popoli  è un epiteto omerico riferito ai re). In una società patriarcale ordinata in tribù, variamente suddivise e articolate, ma con leggi e usanze che tutti condividono, la forza/potere nel primeggiare, dominare, contrastare anche ideologicamente le popolazioni vicine fa leva sul numero e sull’endogamia (una specie di selezione razziale a rinforzo di caratteri identitari – il numero sarebbe a garanzia di difetti solitamente riscontrati nelle piccole comunità chiuse). Cosa c’è di più appetibile che qualcosa di proibito: se ne fa una questione di orgoglio personale: nei casi di adulterio è punita la donna. In tal modo il maschio è confermato nel suo ruolo dominante, nel suo comportamento pur “irregolare” e quasi lodato. Punire la donna equivale a confermare la sua posizione inferiore e priva di ogni diritto – persino quello di procreare figli illegittimi -, perché altrimenti le leggi non avrebbero senso.

Che cos’è la nudità.

La nudità è diventata perciò il portale della sessualità, caricandola di significati pesanti e estranei. Si tratta non più di uno stato di natura neutro, ma di una trasposizione simbolica, e come tale usabile e manipolabile a piacimento (soprattutto a fini di lucro, di controllo, di privilegio, di egemonia).

Ecco dunque che la scoperta di Adamo ed Eva di essere nudi è indissolubilmente legata all’attività sessuale e generativa. Ma a questo punto intervengono i veli e i mantelli del pudore a sospendere ogni stimolo istintuale (chiamato d’ora in poi tentazione), riconducendolo entro l’alveo prescrittivo di un ordine, di un progetto e di un senso (definito naturale). Le unioni extraconiugali non producono ricchezza, inutile perciò allettare, tentare con le “arti di Eva”. La seduzione del nudo nella pubblicità, pur con passaggi funambolici, allude non troppo simbolicamente all’equazione sesso = ricchezza, e si spiega con la mira al potere, al prestigio, all’ostentazione della ricchezza.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 1 aprile 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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