Lavoro, lavoro, lavoro!


Lavoro, lavoro, lavoro, tutti ne parlano, tutti lo evocano, la Costituzione, il Presidente della Repubblica, il Capo del Governo, i politici in genere, i vari schieramenti partitici, le diverse istituzioni, le diverse confederazioni e associazioni legate al mondo della produzione, del commercio e del consumo, i sindacati, le persone.

Fermiamoci un attimo, ragioniamo: non stiamo forse esagerando? Con questo gioco del lavoro che tutti dicono di voler dare, voler produrre, voler garantire, ma chissà perché alla fine manca sempre, con questo gioco, dicevo, stanno man mano facendo sparire tutte le conquiste sociali per le quali negli anni settanta molti hanno dato sangue, sudore e soldi, stanno eliminando la classe di mezzo evidenziando sempre più la distinzione tra chi detiene un potere, foss’anche solo quello di poter dare un lavoro, e chi no, stanno ripristinando la schiavitù.

IMG_1692Dov’è finito il tempo libero? Soprattutto, dov’è finito il diritto ad una vita dignitosa? Ecco, questo il punto cardine: vita, dignità della vita, diritto a poter vivere dignitosamente e vivere dignitosamente vuol dire non solo avere un lavoro ma anche e soprattutto d’essere rispettato come lavoratore e come persona, ovvero essere adeguatamente retribuito, quanto serva a permettere una vita priva di preoccupazioni economiche, una vita che non sia necessariamente interamente dedicata al lavoro ma che veda anche la presenza di una bella dose di tempo libero, obbligatoriamente da dedicarsi allo svago e agli interessi personali.

Giusto preoccuparsi che anche le donne possano vedersi garantire il lavoro, d’altra parte sarebbe forse altrettanto opportuno preoccuparsi che le famiglie (intesa come nucleo di due persone conviventi, siano essi un uomo e una donna, due uomini o due donne, con o senza figli) possano vivere (dignitosamente) con un solo stipendio (libera scelta della famiglia se quello dell’uno o quello dell’altro), o con due mezzi stipendi, così come era un tempo che ormai si allontana sempre più.

Cambiamo paradigma, cambiamo obiettivo, a partire dalla Costituzione che, all’articolo 1, dovrebbe recitare “l’Italia è una Repubblica democratica basata sulla dignità umana”.

Dignità, dignità, dignità!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 1 maggio 2016, in Atteggiamenti sociali, Società con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. Bravo!
    Ne stavo giusto discutendo proprio stamane con mia mamma.
    Io sono in mezzo alla grande distribuzione e han già fatto tabula rasa.
    I nuovi contratti han zero diritti e tutti doveri; non c’è quasi più distinzione tra scadenza o indeterminato tra part-time e full-time, ormai ti chiamano quando vogliono e devi essere disponibile, non esistono i festivi ne le festività.
    Il riposo è più un giorno in cui riprendi fiato più che non un giorno in cui effettivamente fai delle attività ricreative/sociali.

    Adesso farò lo mia sparata facendo di tutta l’erba un fascio ma mi fa rabbia chi oggi, o nei festivi, è nei centri commerciali perché:
    1- non ci credo che siano tutti con contratto in cui devi essere presente nella festività
    2- non ci credo che tutti necessitino proprio di queste ore per campare

    Poi però non lamentiamoci se un po’ oggi un po’ domani ci troviamo ad avere turni spalmati 7gg su 7 e 24h su 24…

    Stipendio e pensione sono stati l’escalation delle chiacchiere in preparazione al pranzo 😀

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    • Si in effetti buona parte del “merito” ce l’abbiamo noi stessi, noi che non ci ribelliamo alle pretese dei “capi”, noi che addirittura ne prendiamo le difese, noi che chiediamo, vai a capire per quale precisa ragione. d’essere vessati. Grazie per il contributo!

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  2. Penso che la nostra maggior fatica sia la ricerca costante della via di mezzo. Le regole, le leggi, le disposizioni vanno bene per tracciare i binari nei quali muoverci, Non siamo solo dipendenti, non siamo solo datori di lavoro o liberi professionisti. Siamo persone che vivono in un contesto gestito dai poteri forti. I miei genitori erano poveri, hanno lavorato duramente e sono riusciti a migliorare la qualità della loro vita. Entrambi, loro ed io, sappiamo cos’è lo svago, il tempo libero, la scelta di consumarlo. La dignità, vivere sentendoci rispettati: qui non c’entra il lavoro ma solo le persone. Chi umilia, maltratta, o chi lo permette, è al di là del discorso lavorativo. Tali eventi si consumerebbero in ogni momento delle loro relazioni.

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    • La questione discussa nell’articolo è un’altra e il tuo intervento la palesa ancora di più: ci hanno condizionati a tal punto da farci diventare noi stessi portatori di un concetto assurdo e fuorviante: la schiavitù da lavoro un bene necessario! Non è l’unico condizionamento, certo, d’altra parte anche questo è un condizionamento del potere: farci ogni volta affermare che esiste altro in modo tale che ogni nostro tentativo di svincolarci dalle forze del potere venga da noi stessi distrutto. Perchè devo lavorare duramente per avere una vita dignitosa? Perchè la vita dignitosa non è al contrario la base di partenza, il diritto principe di ogni persona? Ma poi, è proprio vero che il lavoro conduce alla vita dignitosa? E’ vita dignitosa quella in cui non stacchi mai dal lavoro? Quella in cui per sopravvivere (e uso apposta il termine sopravvivere) devi fare due o tre lavori? Quella in cui il tuo tempo lo dividi tra lavorare, mangiare e dormire, ammesso e non concesso che ci sia tempo vero per mangiare e dormire? Quella in cui il tempo libero è diventato un premio anziché un diritto? Quella in cui quel poco di tempo libero che riesci ad avere alla fine lo trascorri pensando al lavoro e parlando di lavoro? Qui non si parla di chi umilia, maltratta e di chi lo permette, si parla di una società costruita attorno al lavoro e che sempre più rende il lavoro la priorità essenziale dimenticandosi totalmente della dignità di vita, che è molto di più dell’essere semplicemente rispettati (da chi? perchè? come?). Lo dici tu stessa che siamo persone, ma le persone sono qualcosa di ben diverso dai robot. Perchè dev’esserci chi a parità di ore lavorate guadagna cinque, dieci, cento volte tanto un altro? Perchè dev’esserci chi ogni mese deve contare minuziosamente perfino i centesimi pena il rischio di non farcela? Perchè dev’esserci chi, pur avendo un lavoro e magari anche due, a fine mese non ci arriva lo stesso e non per sue eccessive spese? Perchè c’è chi è praticamente in ferie a vita e chi le ferie manco sa cosa siano? Perchè tutti quei diritti che erano stati faticosamente ottenuti negli anni settanta ormai vengono uno ad uno fatti sparire e proprio con l’accondiscendenza di una buona parte delle attuali generazioni di lavoratori? Senza dignità, quella vera, quella che non è in noi ma è nella e della società, dei capi siano essi politici, religiosi ed economici, quella che è perchè esiste di sua spontanea natura e non perchè ricercata, ecco senza la vera dignità non esiste svago, non esiste tempo libero, non esiste scelta di consumarlo, anzi non esiste scelta e nemmeno conoscenza di tutte queste cose, esistono solo apparenza, condizionamento, imbroglio, schiavitù! Possiamo farci qualcosa? Si, certo che si: smetterla di giustificare il processo in atto nell’ambito del quale i datori di lavoro più o meno coscientemente e talvolta anche molto gentilmente (ma basta la gentilezza a rendere un qualcosa lecito?) pretendono sempre più, ivi compreso il lavoro a gratis, dando sempre meno (e non parlo solo economicamente) e smetterla di pensare che la dignità ce la dobbiamo necessariamente costruire con il nostro duro lavoro. La dignità è un diritto non un dovere, un diritto naturale prioritario e inalienabile!

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  3. Ho letto quanto da te sopra scritto Non condivido in generale il tuo pensiero. Le domande che ti poni aprono altri scenari nelle risposte.Il diritto di cui parli viene corrotto dall’altro essere umano che è a fianco a te e fa scelte diverse da te, facendo arrivare il messaggio che la dignità non se la riconosce come diritto. Si parte da noi singoli individui Emanuele. Dal ns sentire.

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