Nudismo e regresso


La “civiltà” ha una sua struttura, sue caratteristiche. Appaiono evidenti e ovvie quando ci confrontiamo con popolazioni “primitive” o con gli animali. Una evidenza è che le tribù primitive e gli animali sono rimasti allo stato di natura, non si evolvono. Non si sono evoluti come abbiam fatto noi. Dipendono totalmente dalla natura, non la vogliono né la possono modificare, mentre noi l’abbiamo assoggettata. La differenza ci rende orgogliosi al punto da considerarci il traguardo più alto della creazione. Non possiamo che guardare dall’alto i primitivi e gli animali. Con aggiunto un certo quale conseguente “diritto” che ci siamo arrogati (con la forza) di dominarli e sfruttarli.

Armonia ed equilibrio

Arrivare al nudismo richiede una profonda riflessione su sé, sulla natura e sull’uomo: uno sguardo critico sulla “civiltà” e sull’autodefinizione della nostra pretesa superiorità. I benefici immediati del sole e della vita all’aria aperta, non sono sintetizzabili in laboratorio, non hanno surrogati efficaci ed equivalenti. L’atteggiamento verso le risorse naturali non è più di rapina, di sfruttamento o di accumulo, ma regolato dalla misura minima necessaria al benessere e alla sopravvivenza. Il rapporto con gli animali viene ridefinito: da una parte si attribuiscono loro intelligenza e sentimenti; dall’altra si segue la curiosità per tutti gli animali, soprattutto per le specie minacciate di estinzione. Si tratta di una nuova sensibilità, che vede nei “fratelli animali” quella misura che con il progresso sentiamo di aver perso, quel senso di appartenenza biologica ai medesimi processi che ci accomuna e ci fa solidali. Vedendo l’equilibrio e l’armonia che esiste in natura, sentiamo la differenza e quanto ci mancano. E non possiamo che desiderarli anche per noi.

Misura e armonia

Non vorrei generalizzare ed estendere a tutti i nudisti osservazioni ed esperienze che potrebbero essere solo mie. È un fatto però che fra nudisti sembra esistere una maggiore condivisione di alcuni fondamenti “ecologici”, un maggiore rispetto della natura che si traduce in un maggior rispetto anche di noi come entità biologiche, prima che razionali (… e presumidamente superiori). Il nostro nudismo significa anche esserci spogliati di abitudini e comportamenti che non consideriamo più consoni (o civili), perché troppo in contrasto con la natura e perciò li sospettiamo come potenzialmente pericolosi, proprio perché innaturali. Ci siamo spogliati ad esempio del pudore – ma non per questo siamo diventati sfrontati o arroganti -, perché riconosciuto come dispositivo “meccanico” subdolo e ipocrita (forse anche pericoloso, inquanto può portare a reazioni eccessive, a deviazioni, a sfoghi incontrollati), che fa di quel che la privacy vorrebbe separare e assicurare, la fonte stessa di maggior attrattiva. Il pudore ha portato a una dismisura e a un disordine nel normale e naturale appetito sessuale. Il nudismo sembra aver moderato certi eccessi, e aver riportato entro un alveo naturale un istinto che nella nostra società è osservato, incentivato e allenato bel oltre la necessità e la giusta misura (quasi lo si dovesse tenere in forma e al top con adeguati esercizi, e la relazione con l’altra persona fosse la palestra personale per tali esercizi). Quella giusta misura che – detto en passant – ci ha fatto riconsiderare con altri occhi l’intera materia e ci ha portato a quell’equilibrio e armonia che vediamo tranquillamente anche in natura, specialmente tra i “selvaggi”.

Non me n’importa

Il mio vicino qualche tempo fa mi ferma e mi dice che già diverse volte mi ha visto nudo nel mio giardino o sulla soglia di casa che bevo il caffè.

«A me non me n’importa niente. Lo dico per te… Va be’ che alle sei del mattino non c’è in giro nessuno, ma se qualcuno ti vedesse, direbbe che non sei del tutto a posto.»

La voce un poco gli trema, sento che le parole fan presa emotiva più su di lui che su di me; come fosse sinceramente preoccupato del mio stato sociale, della mia reputazione, del fatto che mi son degradato – un netto regresso! – che non riconosco il progresso, il portato di civiltà, le regole, i vincoli, gli obblighi sociali… Che da nudo non c’è quasi più differenza col mio cane… e non merito rispetto. Come fossi tornato all’età della pietra…

«Be’, rispondo, è già qualche cosa che a te non te n’importa nulla.»

Qualcosa, pian piano, torna a bolla.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 5 maggio 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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