#TappaUnica3V: freddo e… bronchite, sic!


Avevo programmato per l’inizio di maggio di mettermi alla prova con i primi tapponi, uscite che andassero oltre i cinquanta chilometri e le dodici ore di cammino standard, invece… il brusco abbassamento della temperatura con sbalzi notevoli tra ombra e sole, ma soprattutto il freddo glaciale presente all’interno degli ambienti in cui lavoro, m’hanno provocato una bella bronchite quindi su intenso sollecito di mia moglie ho rimandato i tapponi.

Ovviamente non sono stato del tutto fermo e alla ginnastica da casa ho abbinato due uscite, la prima brevissima ma compiuta ad un ritmo elevatissimo, la seconda più sostenuta fatta in compagnia di Alessandro ad un ritmo meno sostenuto.

N.B.

Dal momento che alcuni me l’hanno richiesto sottolineo nuovamente che questi articoli sono solo racconti di viaggio, le relazioni tecniche dei vari itinerari percorsi le realizzerò e le pubblicherò appena mi sarà possibile dedicarci il tempo necessario, che, per mia abitudine, comprende in molti casi anche la verifica sul terreno della relazione stessa.

Sabato 30 aprile

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Viste le mie condizioni di salute attendo l’alzata del sole prima di mettermi in movimento e arrivo al parcheggio del santuario della Madonna del Mangher (Vallio Terme) che sono le nove passate. Qui trovo le vetture della protezione civile, ambulanze e soccorso alpino: c’è in corso un’esercitazione e devo ritornare verso valle per trovare un parcheggio libero. Poco male, allungo il giro di circa un chilometro.

Meta dell’escursione odierna è la Rocca di Bernacco, obiettivo quello di testare le gambe e il fiato dopo la lunga semi pausa, ma anche quello di capire dove e perché l’altra volta avevo sbagliato il percorso di discesa.

Parto immediatamente a tutta e senza risparmiarmi risalgo la ripidissima strada asfaltata; le gambe girano alla grande, leggermente meno il fiato ostacolato dalla tosse e dal catarro che ostinatamente non vuole staccarsi dai bronchi. In ogni caso in un tempo per me record sono alla grossa cascina al termine della strada. Da qui invece di seguire il solito sentiero procedo direttamente per il filo della cresta che porta alla base del versante meridionale della rocca, un ripido prato con alcuni tratti di franose roccette e qualche albero. Senza sosta e senza esitazione mi slancio direttamente sulla linea di massima pendenza, a tratti quasi verticale, e in una decina di minuti sono in vetta.

IMG_9093Breve contemplazione del paesaggio, qualche foto a quello che resta dell’antico castello e poi via per scendere. Senza correre per non sovraccaricare le ginocchia che nelle ultime uscite avevano dato segni di stanchezza, velocemente scendo il ripido sentiero e arrivo al bivio che la volta scorsa avevo scavalcato: piccolo e appena percettibile sentiero che, a destra, taglia a mezza costa il prato parallelo al sentiero di discesa appena percorso; ok, gli occhiali bagnati dalla pioggia e l’evidente traccia di passaggio che procede lungo il crinale di discesa mi avevano ingannato, tutto chiaro. Questa volta non sbaglio e in breve sono alla larga traccia che porta verso la strada del Monte Ere.

IMG_9101Dalla strada rientro a Vallio per il sentiero della valle di Oriolo per poi risalire al santuario con un tratto del giro delle contrade. Arrivo all’auto che ancora non è mezzogiorno: sette chilometri, cinquecento metri di dislivello fatti in quaranta minuti, 2 ore di tempo totale (comprese alcune divagazioni esplorative), le gambe ancora belle pimpanti e il fiato abbondate… ottimo.

Sabato 7 maggio

Quarto e ultimo allenamento condiviso attraverso il blog di Mondo Nudo, anche stavolta un solo amico ne approfitta: il solito Alessandro di Padova (che ringrazio nuovamente di cuore). Obiettivo farsi 25 chilometri con 1654 metri di dislivello, di cui 1115 in unica tratta nella prima parte del percorso. Partenza dallo stadio di Ponte Zananao, spostamento urbano fino alla località Piazzetto di Gardone Val Trompia, da qui salita alla Punt aAlmana, cresta del Dosso Pelato e via fino a Santa Maria del Giogo per seguire il 3V fino a poco oltre Vesalla da dove abbandonare il 3V e scendere a Ponte Zanano.

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La giornata si presenta magnifica, il cielo è sereno e la temperatura, sebbene ancora freschina, già confortevole. Attraversiamo l’abitato e di getto ci slanciamo sulla ripida salita di via Guarda, al suo termine le pendenze calano anche se al paino si alternano comunque ancora diversi strappi piuttosto ripidi. Procediamo con passo abbastanza sostenuto, sebbene non come quello che tengo quando sono solo. Dopo una mezz’ora noto un cedimento nel mio compagno e allora rallento sensibilmente, così, nonostante le pendenze poco cedano al piano, arriviamo in vista della vetta dell’Almana. Un lungo traverso permette di recuperare gambe e fiato, poi l’ultimo strappo che porta alla vetta dalla quale ci godiamo il fantastico panorama, a picco sotto i nostri piedi il Lago d’Iseo.

IMG_9132Concedo al mio compagno una quindicina di minuti di scarico poi si riparte. Discesona delicata per il terreno franoso e siamo alla Croce di Pezzolo, chiedo ad Alessandro, ormai visibilmente provato, se vuole approfittare della possibilità di rientrare a valle, decide di proseguire e allora via, senza esitazione avanti. Si alternano tratti pianeggianti ad altri di discesa ma anche a intense seppure brevi salite, anche le mie gambe iniziano a dare qualche lieve segno di stanchezza, m’immagino quelle di Alessandro che, infatti, è in preda a forti crampi. Dosando il passo saliamo alla vetta del Rodondone da dove è praticamente è solo discesa, purtroppo una discesa che non concede tregua alle gambe: spuntoni rocciosi o sassi mobili richiedono costante attenzione. Arriviamo al parcheggio di Santa Maria del Giogo e, trovato un angolino erboso soleggiato, ci fermiamo per il pranzo.

IMG_9138Dopo una mezz’ora abbondante siamo pronti a ripartire, di comune accordo si decide di non procedere lungo il percorso programmato ma di prendere qui la via di discesa diretta per Ponte Zanano a cui arriviamo con un’altra ora e mezza di cammino per un totale di 6 ore e sedici minuti soste comprese (5 ore e mezza effettive).

La prova di oggi, sebbene incompiuta, mi ha dimostrato che sono pronto per i tapponi, il primo lo riprogrammo per il prossimo fine settimana: sabato o domenica sveglia all’una e mezza, spostamento in auto a Brescia da dove imboccherò il 3V per salire alla Maddalena, proseguire per San Vito, Nave, Conche poco prima del quale abbandonare il 3V per scendere alla Cocca, risalire al Note Predosa e da qui scendere a Villa Carcina per risalire nuovamente e portarmi al sentiero 3V sull’altro lato della Val Trompia (Cascina Pernice) per il quale rientrare a Brescia. Tremila metri di dislivello, quarantatré chilometri di lunghezza misurati come sempre in modo molto approssimativo (e difettivo) sulle mappe on-line, 13 ore e sedici minuti di marcia, che da qui in avanti sarà tendenzialmente di regolarità per abituarmi al ritmo più blando del giro finale.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 10 maggio 2016, in Racconti, Racconti di sport con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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