#TappaUnica3V, Tapponi 1 Emanuele 0


Fino a oggi tutto era filato liscio ed ero riuscito a portare a termine ogni itinerario ideato ed eseguito, compreso il lungo percorso da Brescia a Vesalla, una quarantacinque chilometri con oltre duemila metri di dislivello, così sono partito senza la benché minima preoccupazione, dando solo un’occhiata ad un possibile modo per accorciare un poco la strada all’inizio della seconda parte, il ritorno verso Brescia. Invece… invece a un terzo del cammino sono sorti i problemi e alla fine ho dovuto interrompere il giro a metà: tapponi 1 Emanuele 0.

Sabato 14 maggio

Come preannunciato, sebbene, visto il tempo e gli impegni di lavoro che mi hanno affaticato, svegliandomi ad orario più abbordabile (le quattro anziché l’una), parto per effettuare l’anello basso del 3V, un giro che ho ideato studiando un percorso che mi permettesse di raccordare la prima e l’ultima tappa del sentiero 3V: Brescia, Maddalena, San Vito, Nave, Conche, Cocca, Dosso Vallero, Monte Predosa, Maison des Sons, Villa Carcina, Casa Pernice, Magnoli, Quarone, Stella, Monte Peso, Monte Picastello, Urago Mella. Di certo quarantacinque chilometri con tremila metri di dislivello.

Per evitare l’attraversamento della città in stato di affaticamento, parcheggio l’automobile in zona Urago Mella, per la precisione al grande parcheggio tra lo stadio del rugby Fiumicello e il parco polivalente, a quest’ora totalmente deserto e piuttosto buio. Alle cinque puntuale mi incammino, poco dopo, però, noto un parcheggio più illuminato e affollato per cui, per marciare più tranquillo, decido di spostare la macchina perdendo così quindici minuti sulla tabella di marcia.

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Brumoso arrivo in Maddalena

Cinque e un quarto m’incammino definitivamente e attraverso la città a passo sostenuto al fine di recuperare il tempo perso, purtroppo, avendo calcolato ad occhio il tempo necessario a percorrere tale tratto di strada (avevo previsto mezz’ora e mezz’ora ci ho messo, trattandosi di quattro chilometri di più era materialmente impossibile senza mettersi letteralmente a correre), arrivo all’inizio della salita di Via San Gaetanino con lo stesso identico ritardo. Ve beh, avrò modo di recuperare più avanti, qui meglio andare al passo previsto. Così risalgo verso la Maddalena tenendo un passo che a mio parere è lento e invece arrivo in cima con un ritardo dimezzato. Il tempo di mandare il primo messaggio a casa e sostituire ai pantaloni i pantaloncini leggeri, poi riparto. Ora la strada è pianeggiante e lo resterà per un bel pezzo potrei tentare di completare il recupero ma preferisco risparmiarmi e mantengo un passo costante che mi appare sufficientemente lento. Inizia la discesa verso San Vito, il sentiero è molto infangato e in alcuni tratti devo stare attento a non scivolare. Eccomi a San Vito, senza sosta mi avvio sul sentiero della Val Salena che mi preoccupa in quanto nel precedente passaggio, fatto in un periodo di secco, ero scivolato più volte. In effetti il fango è tanto ma talmente tanto e molle da agire sulle scarpe come una ventosa e così, a parte i passaggi sulle tante pietre, scendo senza problemi. A metà discesa incontro due signore che stanno salendo e mi chiedono “dove porta questo sentiero?” Volentieri, anche se questo mi costa almeno dieci minuti, dò loro tutte le informazioni, comprese le indicazioni per un itinerario di rientro più agevole (una delle due indossa scarpe del tutto inadeguate alle condizioni odierne del sentiero e già sta tribolando in salita, dimostrandosi molto preoccupata per la discesa).

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L’imbocco del sentiero della Val Salena

A Nave secondo messaggio a casa e si riprende a salire, imbocco una strada con ripidissimi tratti cementati, ma le gambe girano alla grande e il fiato le supporta a pieno. Abbandono la Val Listrea e inizio l’aggiramento del Monte Porno (che pudicamente è stato trasformato in Pornio sulle tabelle segnaletiche presenti in zona). Manca poco alla chiesetta di San Antonio e su un tratto pianeggiante della strada all’improvviso appaiono i primi problemi, una cosa strana che non avevo mai rilevato nelle precedenti escursioni, mi capita solo quando cammino a lungo in piano sulla strada asfaltata e con le normali scarpe: indurimento dei muscoli tibiali. Un segnale? Per un attimo ci penso, mi preoccupo ma quando la salita riprende il problema svanisce completamente per cui mi tranquillizzo e procedo a quello che mi appare passo normale. Oltrepasso la Cà della Rovere e imbocco la ripida salita sul versante occidentale del Monte Porno, qui il sentiero è scavato e presenta diversi salti sassosi dove i quadricipiti devono lavorare parecchio. La cosa, visti gli allenamenti precedenti e l’ottima loro risposta nelle due ultime uscite, non mi preoccupa ma dopo poco il sinistro inizia a dare segni di affaticamento. Rallento il passo e adotto una respirazione profonda e controllata, inserendo dei tempi di reidratazione più brevi, un tratto pianeggiante mi aiuta a recuperare e sulla successiva salita anche questo problema pare essere svanito. Pare, ho detto, infatti è solo apparenza, risaliti un duecento metri di dislivello ecco che sui tratti più ripidi e scabrosi il dolore si ripresenta, ora anche al destro e ai polpacci, ma sono all’inizio di un altro tratto pianeggiante dove tutto svanisce.

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Scorcio alla chiesetta di Sant’Antonio

Arrivo al Pater senza dolori e rinfrancato, per sicurezza mi concedo cinque minuti di sosta durante i quali assumo una pastiglia energetica e mi reidrato con dovizia. Messa nella tasca dei pantaloncini una barretta energetica riprendo il cammino e in breve supero la salita a tratti dura che porta al bivio sotto le Conche. Come programmato non salgo al santuario ma scendo direttamente verso la Cocca, qui giunto individuo e imbocco il sentiero che porta verso il Dosso Vallero. La salita è subito ripidissima, i polpacci rispondono benissimo meno i quadricipiti che danno qualche lieve fitta di dolore: inizio a preoccuparmi, a temere che mi sarà difficile portare a termine il giro programmato. Difficile, non impossibile, comunque, anche perché il dolore appare solo sui tratti più ripidi e fra poco avrò una lunga discesa che mi permetterà il recupero, vedremo!

Fra poco? Ehm, qui si continua a salire, ogni tanto tratti pianeggianti ma che vengono sempre abbandonati quasi subito. Passo dopo passo, stringendo i denti, finalmente ecco la vetta del Dosso Vallero alla quale arrivo percorrendo gli ultimi cento metri con i quadricipiti scossi dai crampi. Tranquillo, da qui in avanti dovrebbe esserci solo una salita di sessanta metri e poi tutta discesa. Messaggio a casa, barretta energetica, reidratazione abbondante e via lungo la bella discesa in una stupenda faggeta. In breve sono alla sella delle Poffe, attraverso la strada asfaltata e imbocco il sentiero che in breve mi porta alla vetta del Monte Predosa, l’ultima salita stando ai miei rilievi. Errore, dopo una rigenerante discesa ecco che si riprende a salire e salire e salire, non si smette di salire e che razza di salita, fortunatamente riesco a gestire molto bene il cammino e i crampi non si manifestano, solo dolori. Arrivo al bivio col sentiero che scende direttamente a Concesio, per un attimo penso di prenderlo e finirla qui, poi decido di procedere ancora sulla strada prevista, fra poco è sicuramente, sicuramente, discesa. In pochi minuti sono alla Maison des Sons, un bel capanno dove approfitto di una comodissima panchina in legno e mi concedo una bella sosta per mangiare la mela che m’ero all’ultimo messo nello zaino: che soddisfazione, peccato che le mele siano troppo pesanti, sarebbero di certo un piacevole contributo alimentare per il mio giro finale. Messaggio a casa preannunciando che probabilmente interrompo il giro a Villa Carcina: la speranza è sempre l’ultima a morire, ma qui si è fatta proprio un lumicino, anche perchè il ritardo accumulato si è fatto prossimo all’ora.

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La Maison des Sons

Una tabella segnaletica all’inizio della discesa indica due ore a Pregno, frazione di Villa Carcina, giustappunto poco più di quello che avevo calcolato basandomi sulla relazione trovata in Internet che, tipicamente, dava solo i tempi di salita. La prima parte della discesa è comoda e su un fondo regolare e morbido, ottime condizioni per favorire un bel recupero muscolare, procedo a passo regolare e, a mio parere, piuttosto lento, a mio parere però: raggiungo, supero e d’un baleno allontano altri due escursionisti. Forse sono loro ad essere molto lenti e procedo allo stesso passo visto che mi risulta confortevole. Il sentiero si allarga e sfocia su una strada sterrata, presto iniziano i tratti cementati e dove c’è cemento ci sono pendenze rilevanti che anche in discesa sollecitano i quadricipiti. Spero che siano solo brevi tratti e inizialmente è così ma poi diviene una costante interminabile ripidissima discesa: i miei quadricipiti iniziano a stridere chiedendo tregua, ormai è certo: “giunto a valle non risalgo l’altro versante per riportarmi sul 3V ma rientro a Brescia seguendo la strada provinciale”.

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Prati sopra Pregno

Alla faccia del passo lento In un’ora sono a Villa Carcina, davanti a me vedo distintamente i tre percorsi che riporterebbero sul 3V, cavolo non sembrano neanche tanto terribili, con un’ora di sosta sono sicuro che sarei in grado di procedere secondo programma, ma questo vorrebbe dire fare buio e mettere in agitazione che mi aspetta a casa, lascio perdere e desolato m’incammino lungo l’affollatissima provinciale della Val Trompia. Dimentico della pedo ciclabile esistente lungo il Mella, oltrepasso le varie frazioni di Concesio e arrivo alla Stocchetta dove finalmente penso alla ciclabile che vado prontamente ad imboccare, rientrando, dopo dieci ore e venti dalla partenza, a Urago con un ultimo confortevole tratto relativamente lontano dal traffico.

Togliendo la borraccia floscia dallo zaino rilevo che, contrariamente alle mie impressioni, ho bevuto molto, troppo poco: un solo litro! Devo imparare a percepire meglio la quantità di liquido bevuto, nel giro finale non potrò permettermi errori d’idratazione e mineralizzazione.

Rientrato a casa, dopo un bel bagno caldo, prendo la mia tabella di marcia con le indicazioni orarie dei vari passaggi e faccio qualche conto: altro che passo lento, sebbene in alcuni tratti ho effettivamente perso tempo, i miei tempi di marcia sono stati quasi sempre sotto i tempi previsti (calcolati con la solita riduzione del venti per cento rispetto a quelli di tabella) e in alcuni casi anche abbondantemente, per altro le cartine senza curve di livello m’hanno in un caso notevolmente ingannato facendomi pensare a un lungo tratto di discesa e invece era di salita).

Va bene, alla fine posso comunque essere soddisfatto: sono comunque rientrato a casa con le mie gambe mantenendo un chilometraggio simile a quello previsto, il dislivello coperto è comunque notevole, tra i tratti fatti più velocemente ci sono proprio quelli dove più forte era il dolore ai quadricipiti, i dieci chilometri pianeggianti da Villa Carcina a Urago li ho fatti in un’ora e mezza ovvero marciando a sette chilometri all’ora, infine, bella preparazione a quella che sarà la parte terminale di TappaUnica3V, ho camminato per sette ore dopo i primi segni di affaticamento alle gambe.

Dai, dai, tapponi 1 Emanuele 0,6. Pronto a prendermi la rivincita eheheh!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 15 maggio 2016, in Eventi sportivi, Racconti di sport con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. In ogni caso notevole!
    L’idratazione la devi sicuramente “rivedere”.
    Nelle occasioni in cui c’ero (in preparazione al 3V o meno) non ti ho quasi mai visto bere….. e ti capisco perché anch’io quotidianamente bevo pochissimo (meno di 1L al giorno) ma perché semplicemente non ho lo stimolo.

    Però considera che oltre allo sforzo fisico pari se non superiore ad ora, avrai (si spera) un clima decisamente più impegnativo dal punto di vista idrico.

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    • Più che altro devo rivedere l’allenamento atletico (potenziamento dei quadricipiti; purtroppo a scuola proprio non ci pensano di aiutarmi, anzi, avevo un giorno libero infrasettimanale e me l’hanno tolto così posso andare solo una volta a settimana a camminare veramente e questo impedisce il potenziamento) e i tempi di marcia nelle prime dieci ore (allungarli per poi ridurli progressivamente e andare a guadagnare tempo nelle tra la decima e la trentesima ora, dove i dislivelli sono più agevoli). Conosco bene i segnali della disidratazione o anche solo di una carenza d’idratazione e sono lontanissimo da ambedue le situazioni. Importantissima sarà un adeguata preparazione alimentare ed energetica nella settimana precedente il giro.

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  1. Pingback: #TappaUnica3V, la rivincita! | Mondo Nudo

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