Il corpo e la spiritualità


L’ombra

Mi è capitato recentemente di riflettere sul rapporto fra corpo e spiritualità. L’occasione è stato un seminario sull’ombra. La teoria Junghiana prevede che l’equilibrio psichico sia dato da un sostanziale equilibrio fra le parti coscienti e le parti “in ombra”. Si parlava di “integrazione dell’ombra” nel sé dominante. Riflettendoci bene, anzi meglio, lasciando andare i pensieri dove più facilmente trovavan d’andare, sono giunto a conclusioni opposte a quelle proposte dal seminario e alle quali intendeva farci giungere.

Da una parte avevo posto sul piatto della bilancia la visione e la concezione del mio corpo così come si sono andate maturando in questi anni di pratica nudista. Un progresso un dietro l’altro, una continua e sempre più approfondita conoscenza e presa di coscienza della componente fisica del mio essere, un profilo sempre più composito delle componenti fisiche del vivere e della funzione vitale di ciascuna di esse (salute, sonno, dieta, benessere, aria aperta, natura, scelte di vita, umori, affetti, emozioni…).

Corpo e spirito

Dall’altra parte, concentrato com’ero su una sola parte di me (quella fisica) trascuravo la parte “in ombra”, diametralmente opposta, cioè il mio essere spirituale, la mia anima o quale che sia ogni altra concettualizzazione e definizione. O quel che per educazione ci siamo via via immaginati. Non è che questi distinguo servano poi effettivamente a qualcosa: mi pare confermino la fondamentale inadeguatezza del nostro pensiero nell’afferrare, nel definire, nel gestire questa nostra parte nascosta; quasi che avesse una inattaccabile, invulnerabile vita di per sé. E anche una sostanziale incomunicabilità.

E vedevo con chiarezza, durante la riflessione, che la ragione non era in grado neppur di sfiorare la natura dello spirito, non è lo strumento adatto. E percepivo che se lo spirito avesse fatto irruzione nella corporeità l’avrebbe accecato e poi ridotto in cenere, tanto era la sua energia: anzi, tanto era anti-materia.

Riflettevo poi anche sulle emozioni e sulla percezione di esse. Ne deducevo il profondo legame con la corporeità, piuttosto che con la spiritualità. Un’emozione ci attanaglia lo stomaco, ci paralizza, ci fa sprizzare di entusiasmo, ci accascia…

Satelliti orbitanti

Visualizzavo queste due componenti del nostro essere come forze orbitanti attorno ad un nucleo, una sempre diametralmente all’opposto dell’altra, eppure unite gravitazionalmente a quel nucleo che ne impediva la visione reciproca. Ciascuna componente era alla massima distanza l’una dall’altra, ma proprio questo permetteva un perfetto bilanciamento delle reciproche masse. Le due componenti vivevano una propria intrinseca energia, cercando di fondersi la perdevano, una cedeva all’altra, perdeva di peso e di forza, la sua funzione nell’equilibrio era indebolita. Omologare le due componenti equivaleva a una perdita di vitalità dell’intero sistema, di consapevolezza, di identità, di qualità della vita.

Tornando a casa alla fine del seminario percorrevo itinerari meno teorici. E riflettevo che l’irruzione della spiritualità nella vita del corpo provocava danni, depauperamento, giudizi negativi, perdita di forza e dignità; che identificavo con il concetto corrente che lo spirito sia in qualche modo superiore alla carne (con un pizzico di giudizio morale e di attribuzione di valore secondo una scala). Dall’altra parte constatavo come il sopravvento della corporeità sullo spirito creava egualmente scompigli, apparendomi ben evidente che il corpo fosse menomato di qualcosa di essenziale e ridotto quasi a carne da macello… o da cannone, quasi triturati dal tempo, dagli avvenimenti, dalla storia o dal destino, e mai agenti in prima persona, per scelta personale, ma sudditi di un potere più grande di noi (sia ideologicamente che materialmente).

La mistica e la pienezza del viver concreto

E per ultimo, riflettevo su noi nudisti che avendo respinto di 180° le ingerenze “spirituali” abbiamo riequilibrato il nostro rapporto con l’ombra. Non m’importa saperne di più, reintegrarla nel mio sé cosciente/dominante. Va bene così com’è. Non m’importa addentrarmi (o pretendere di potermi addentrare) nei campi della mistica, della trascendenza. Si farebbero senz’altro interessanti scoperte (santa Teresa, san Giovanni della Croce, Angelo Silesio, ma anche molti poeti e scrittori ci hanno provato). Sono in tutto da questa parte, dalla parte del corpo, l’unica che capisco immediatamente, senza parole, come ovvia evidenza. E giorno per giorno imparo a viverlo nella sua totale completezza, compattezza, vitalità, la carne saldata alle ossa. Non so e non cerco di esprimere queste sensazioni, queste vibrazioni e tensioni, in termini spiritualistici: rimanderebbero ad un mondo che mi sono inventato, che ho cercato di costringere entro l’imbuto del pensiero e della parola. Lascio le cose come stanno, lascio che le energie si influenzino reciprocamente, e son contento che son costruito così. Non sento la mancanza della parte spirituale. E quanto più mi basta la parte fisica, corporale, tanto più sento che lì, misteriosamente è insita la modalità affinché sia viva, è qui dove avverto che mi sento vivo, al presente, entro le coordinate della necessita del vivere solito, della mia quotidiana esistenza, fra routine e novità.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 23 maggio 2016, in Motivazioni del nudismo con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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