#TappaUnica3V: quaranta chilometri nel fango


Pioggia, pioggia e ancora pioggia, anche questo mese di giugno sembra destinato ad essere molto bagnato e non si accontenta di normali acquazzoni ma si applica in violentissimi scrosci capaci di riversare a terra in pochi minuti quantità notevoli di acqua. In cotale situazione camminare sui sentieri di montagna diviene un esercizio assai pesante e talvolta anche pericoloso: dove i percorsi sono pianeggianti o in moderata pendenza il fango si è accumulato in quantità industriale risucchiando e trattenendo a terra le scarpe; dove la pendenza si fa un poco più rilevante lo scorrere dell’acqua ha accumulato spessi strati di foglie che nascondono i sassi o le radici; quando l’inclinazione aumenta ancora la violenza dei torrentelli di scolo (o/e il passaggio delle bici da downhill) ha scavato solchi stretti e profondi che, in discesa, costringono a insidiosi giochi d’equilibrio procedendo a balzi tra un lato e l’altro del canaletto, qui le scivolate sono pressoché inevitabili specie quando il terreno si fa argilloso, quindi duro e liscio, dove solo i ramponi permetterebbero una progressione stabile.

IMG_9412

In vetta all’Almana

Domenica 12 giugno

Ho rimesso in programma il giro che già avevo tentato con un amico interrompendolo a metà, a questo punto dell’allenamento, però, chilometri e dislivello devono essere di più di quelli del percorso precedente per cui aggiungo un altro anello sull’opposto versante della valle. Sulla carta ne esce un itinerario che, sebbene nella prima parte (sentieri 4 e 5 di Sarezzo)  non siano reperibili informazioni dettagliate sul percorso, appare interessante: partenza dallo stadio di Ponte Zanano per portarsi al centro di Zanano percorrendo prima la pedo ciclabile, poi la provinciale; da qui salita alle Case Paer dove prendere il sentiero 360 che scende a Gardone Val Trompia, attraversamento dell’abitato per andare ad imboccare il sentiero 313 con il quale risalire alla vetta dell’Almana e innestarsi sul 3V da seguire (passando per Santa Maria del Giogo, Zoadello, San Giovanni di Polaveno, Gremone e Vesalla) fino alla Case della Colmetta da dove scendere allo stadio di Zanano per i sentieri 307 di Gardone e 3 di Sarezzo. In totale ho, molto approssimativamente, calcolato poco più di trentasette chilometri con un dislivello di duemila e seicento metri per un tempo di marcia di dodici ore, ovviamente come sempre ridotto del venti per cento rispetto a quello dato dalle tabelle.

IMG_9359

Case Paer

Alle due e mezza, con abbondante anticipo sulla sveglia impostata, sono in piedi e decido di anticipare la partenza così alle quattro e sette inizio a camminare. È ancora buio e nonostante la vicinanza ai centri abitati devo subito accendere la frontale che spengo per la decina di minuti necessari ad attraversare Zanano. Imbocco la strada silvio-pastorale che da Zanano sale all’Eremo di Sant’Emiliano, la temperatura non è elevata ma la rilevante pendenza e il passo sostenutissimo mi fanno sudare: appena fuori dalle case del centro abitato maglia e pantaloncini vanno a riposare nello zaino. Le luci della valle rapidamente si fanno sempre più basse, quando inizia ad albeggiare ho già guadagnato parecchia quota e poco dopo arrivo alla Passata dove un evidente anche se poco leggibile tabellone mi indica con esattezza l’imbocco della mulattiera per le Case Paer. Qui giunto l’assenza di segnaletica m’induce a imboccare un evidente sentiero che procede oltre le cascine, dopo una quindicina di minuti percepisco che la direzione è quella sbagliata e, avendo prima notato la larga sella sovrastante le case, ad esse ritorno risalendone, per tracce di passaggio, il prato sovrastante. Perfetta decisione alla sella trovo la mulattiera giusta (a casa scoprirò che doveva esserci un suo tornante proprio tra le due cascine Paer, ma anche dalle foto tale tornante proprio non si vede) e poco sotto a questa la strada sterrata Zanano-Sant’Emiliano con le indicazioni del sentiero 360. Finalmente guidato da una buona segnaletica scendo velocemente nel fitto bosco già gustandomi la nota risalita dell’Almana che vedo d’innanzi a me dall’altra parte della valle. Il sentiero, però, non scende direttamente a Gardone facendo invece un ampio panoramico giro sulla testata del vallone sottostante, per poi riattraversarlo più in basso e portarsi in quello parallelo più a sud dove finalmente scende verso il paese, poco prima del quale devo purtroppo rimettermi i pantaloncini.

IMG_9385

La scalinata verso San Rocco

Attraversato Gardone Val Trompia mi porto all’attacco del sentiero 313 che stavolta imbocco dalla parte del Palazzo Comunale: al posto della ripidissima anonima stradina cementata che sale dal Piazzetto mi trovo a percorrere una faticosissima scalinata che sale strettissima tra le case per poi allargarsi in una vecchia tipica mulattiera, sempre a scale, che evoca ricordi di contadini con la gerla stracolma del fieno appena tagliato, decine di gatti più o meno randagi che gironzolano tra le antiche mura del paese di montagna, mandrie di mucche che salgono verso i pascoli più alti riempiendo la valle del sordo rintocco dei campanacci appesi al collo, dolci sapori e forti colori d’un tempo ormai andato. L’ho presa troppo allegramente, le gambe intozzate dalla lunga e laboriosa discesa abbisognavano di più tempo per riabituarsi alla salita, il fiato si è fatto corto mandandomi in debito di ossigeno, comunque è dietro di me e sono sulla mulattiera che, sebbene per poco, spiana, uno spiazzo piano mi permette un attimo di sosta e ne approfitto per bere e reintegrare i sali persi. Riparto affiancato da altro escursionista, scambiamo due parole, poi lui, favorito da uno zainetto piccolo e leggero (il mio, bello pieno, pesa quasi dieci chili), accelera lasciandomi facilmente indietro. Restato solo procedo al mio passo, sebbene il cielo, contrariamente a quanto indicavano le previsioni meteo, sia totalmente grigio, il caldo si è fatto opprimente e il sudore sgorga profusamente dalla mia pelle, i pantaloncini mi stanno facendo soffrire: il mio corpo mi chiede di dargli respiro! Quando decido di farlo sento un rumore poco sopra di me, qualcuno sta scendendo dal sentiero? No è una persona che sta rastrellando le foglie ammassate dallo scorrere delle acque dovuto alle recentissime torrenziali piogge. Niente, poco sopra inizia il passaggio tra stradine e cascine, devo rimandare il denudamento e continuare il cammino nella sofferenza del corpo.

In vista della vetta

In vista della vetta

Con molte seppur brevi fermate, integrando costantemente liquidi e sali, assumendo le prime barrette energetiche alla fine eccomi alla base della pala sommitale, da tempo nella pianura si sente tuonare ma la vetta è sgombra e il grigio cielo non minaccioso, procedo l’ascesa senza timori, purtroppo dovendo di volta in volta rimandare la levata dei maledetti pantaloncini. Ultimi metri, la vetta, in questo momento solitaria vetta, avvolto dal mare di nuvole che inibiscono totalmente l’ampia visione che da qui è possibile godere prendo un attimo di respiro, una foto con l’autoscatto e poi via, s’imbocca la lunga discesa verso Santa Maria del Giogo. Ehm, discesa, ma che dico, è un continuo sali e scendi con un interminabile sentiero costellato da un mare di sassi che spuntano dal terreno a creare spuntoni a punta o a lama che rendono instabile il cammino, oggi per giunta resi molto scivolosi dalla pioggia, richiedendo una continua attenzione e impedendo un passo saldo e riposante. Alla croce di Pezzolo recupero energie in vista delle successive varie risalite, latrati di cani spezzano il silenzio, ad essi rispondono le grida del cacciatore che li sta addestrando. Riparto, con passo misurato, litigando col fango, supero man mano le varie salite.

Lago d'Iseo e il ponte di Christò

Lago d’Iseo e il ponte di Christò

Casa Folcione, Casa Spiedo, Rodondone, il mare di nuvole è svanito e finalmente il lago d’Iseo appare a picco sotto i miei piedi, in evidenza il candido bianco ponte di Christò ormai allestito e in attesa dell’apertura. Eccomi alla trattoria di Santa Maria del Giogo. Brevissima pausa e poi via, di nuovo in cammino, un estenuante cammino tra la miriade di scivolosissimi sassi calcarei che minano la salute di caviglie e ginocchia e la pressante continuità del fango che rende pesante e instabile il passo. Subentra la noia, pericolo numero uno del camminatore sulle lunghe distanze, se puoi estraniarti, se il paesaggio ti avvolge e coinvolge, se i pensieri possono divagare i chilometri si susseguono senza misura, ma quando inizi a stufarti, quando l’unico pensiero diviene l’arrivare alla meta, quando imprechi ad ogni scivolone, quando maledici ogni sasso che incontri, beh, a questo punto tutto diviene pesante, faticoso, inesorabilmente faticoso. Cerco di distrarmi, di dare al pensiero qualcosa su cui meditare, osservo la natura che mi circonda, l’abitato di Polaveno che ormai appare lontano ma vicino, ascolto i rumori del silenzio e procedo. Caposs, la risalita verso Punta dell’Orto, discesa con qualche problema di orientamento (al solito i segni vengono a mancare proprio nei punti dove dovrebbero esserci, i bivi) e la conseguente strada in più per trovare quella giusta, Zoadello, Pianello, risalita sulle pendici del Monte Faeto, stradina, un signore che osanna alla famiglia le bistecche che sta cucinando sulla brace, avvolto dal loro favoloso profumo, penso di chiedere se c’è un posto anche per me ma poi, timido che sono, lascio perdere e continuo la mia marcia, San Giovanni di Polaveno, finalmente ci sono, davanti a me rimane l’ultima risalita e poi sarà solo discesa, una bella comoda discesa (pensiero che poi scoprirò essere completamente sbagliato).

IMG_9498

L’ultima salita sopra Vesalla

Per asfalto risalgo velocemente a Gremone e da qui un piccolo vegetato sentiero mi porta a Vesalla, in questo tratto le gambe hanno ripreso a mulinare alla grande supportate dal fiato non più a corto d’ossigeno, bello, bellissima scoperta: anche a fronte di un momento di depressione fisica e annoiamento mi è bastato poco per recuperare voglia ed energia, considerazione importantissima in vista del grande giro finale. Un poco d’asfalto all’ingresso del paese, poi una sterrata a cui segue una risalita in verde prato per arrivare alle Case della Colmetta.

Mi sono ormai rimesso sulla strada già fatta tanto tempo prima chiudendo così la conoscenza dell’intero giro, abbandono il 3V e vado alla ricerca del sentiero che mi deve portare a Ponte Zanano. Sbaglio subito percorso e perdo una mezz’ora facendomi anche un centinaio di metri di dislivello in più, risalito alle case individuo la segnaletica che indirizza verso la strada che ormai già avevo intuito essendo l’unica alternativa. Comodamente percorro la cementata e poco ripida discesa in direzione de La Croce, la segnaletica quasi subito svanisce, d’altronde non ci sono alternative. Scendo, scendo, scendo, arrivo a delle case, nulla che indichi il nome della località, avanzo ancora e arrivo a un bivio, nessun segno, basandomi sui ricordi della mappa visionata su Internet sono convinto di dover andare a destra per la piana stradina sterrata che procede in direzione di Gardone, sentendo delle voci in una casa vicina provo a chiedere conferma e… mi indirizzano per la cementata. Boh, dubbioso seguo il consiglio, facevo meglio a dare ascolto al mio istinto: altra mezz’ora persa e altri cento cinquanta metri di dislivello fatti per nulla. Infilo la stradina precedentemente individuata, impronte delle ruote di una moto mi tranquillizzano, poi segni azzurri sui sassi indicano che ci hanno fatto delle corse, infine, dopo una ventina di minuti, un segno bianco rosso, ottimo, non so se sia la strada programmata, ma di sicuro è una strada che mi porta a valle e nella direzione giusta. La stradina si fa sentiero, prima largo poi sempre più stretto, il fango qui è notevole, ormai manco più ci bado, pozzanghere complicate da superare senza immergerci i piedi, un bivio, controllo gli appunti, se sono sul sentiero giusto dovrei andare a destra per cui, destra sia. Pozza da infangata di cinghiali, fango e ancora fango, supero una valletta e… spine, solo spine, una traccia c’è ma coperta da un immenso roveto, un’altra traccia segue perfettamente la valletta, arriva dall’alto e prosegue verso il basso, ma sembra più un sentiero da cinghiali, preferisco tornare al bivio e imboccare l’altra direzione. Detto fatto, inizia la discesa, poi di nuovo falsopiano ed ecco un segno bianco rosso a darmi certezza.

Lottando col fango che vuole farmi scivolare ad ogni passo arrivo ad un altro bivio, segni a destra e a sinistra, che bello, allora sono alla biforcazione con il sentiero che scende verso via Seradello (invero ricontrollando a posteriori la cartina non esiste un bivio del genere), devo andare a destra. Poco dopo inizia una ripidissima discesa, il sentiero profondamente inciso da una canaletta di scolo (potrebbe anche essere il passaggio di biciclette e segni di copertoni in molti tratti lo fanno pensare, certo mi chiedo chi possa avere il coraggio di scendere su un siffatto percorso: pendenza mediamente notevole e a tratti impressionante, toboga strettissimo e molto inciso, curve a ripetizione e molto ravvicinate, vegetazione che a tratti invade il tracciato, boh) mi obbliga a manovre di alta acrobazia, il terreno argilloso rende sempre più complicato restare in piedi e infatti le scivolate iniziano a far parte del cammino, brutte pericolose scivolate, più volte sbatto violentemente il sedere a terra o finisco nelle spine che circondano il sentiero, un tratto pressoché verticale lo evito per altra traccia di poco meno ripida ma coperta dalle foglie che in apparenza la rendono più percorribile, sono quasi in fondo a questo tratto una curva secca a sinistra mi obbliga a una brusca frenata e parto per la tangente, sbatto violentemente il braccio destro su una pietra liscia, sento fortissimo il contraccolpo e finisco tra rovi e legna secca che mi fermano, il braccio è dolente, lo massaggio un poco e poi con attenzione mi rialzo. Arrivo ad una stradina sterrata, il sentiero continua sulla destra sempre ripidissimo, sempre profondamente scavato, sempre super scivoloso, segni di ruote escono verso la strada (ma allora è proprio un percorso di downhill, cavolo sono matti!), li seguo senza esitazione.

La strada ha una direzione diversa da quella che dovrei tenere ma chi se ne frega, una strada da qualche parte porta, scende comunque verso via Seradello e da lì posso rientrare a Gardone. Ad un certo punto trovo un bivio, ancora sentiero, pianeggiante e meno infangato, decido di seguirlo. Altro bivio, forse dovrei scendere a sinistra ma c’è ancora discesa ripida e molto fango, a destra è pianeggiante, vado a destra e trovo un segno verde rosso, ottimo. Cammina e cammina arrivo a delle cascine, una targa mi indica che sono Le Piazze, punto di passaggio a cui miravo ma al quale, come suggeriscono anche alcuni cartelli indicatori, dovevo arrivare da ben altro sentiero. MI posso orientare, ho due possibilità scendere verso Zanano o tornare indietro all’0ultimo bivio incontrato e scendere alla località Gelè nei pressi dello stadio di Ponte Zanano. Decido per la seconda opzione, ancora molto fango, ancora tratti ripidi sui quali è difficile restare stabili, procedo con la massima attenzione e sono a valle senza altri incidenti. Respirane di sollievo, è finita, questa maledetta discesa è finita. Sfrutto un ruscelletto con fontanella improvvisata per togliermi di dosso il fango che mi ricopre le gambe, già che ci sono pulisco anche le scarpe e chi se ne frega se mi bagno completamente i piedi, poche centinaia di metri in piano per la pedo ciclabile e sono alla macchina esattamente dodici ore dopo la partenza con un pensiero fisso nella mente: questi sono ben più di trentasette chilometri e anche il dislivello e nettamente superiore, occhio e croce direi almeno quarantacinque chilometri e tremila metri, ma probabilmente anche qualcosa di più.

IMG_9363

Marcheno, Magno, Corni Rossi e il Guglielmo dal sentiero 360

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 13 giugno 2016, in Eventi sportivi, Racconti di sport con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un tuo contributo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2017

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer, photographer and fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

Matteo Giardini

… un palcoscenico alla letteratura! ...

Cristina Merlo

Specialista in Relazioni di Aiuto: Counselor e Ipnotista

PRO LOCO VALLIO TERME

Promuoviamo il turismo a Vallio Terme eventi - sport - cultura - enogastronomia

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

The Naturist Page

Promoting social non-sexual Naturism & nudism

poesie e altro

l'archivio delle parole in fila - zattera trasparente

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: