L’uomo in rivolta


Presso la Sala Esposizioni del Castello Oldofredi di Iseo è stata inaugurata ieri sera (e durerà sino al 26 giugno prossimo) una mostra collettiva di 6 giovani artisti (tutti sotto i 30 anni): 3 italiani, un italo-argentino e due belgi. Uno dei ragazzi belgi, Laurent Trezegnies, ha avuto modo di frequentare la nostra Accademia di Brera con uno scambio Erasmus e comprende bene l’italiano. Il suo collega, Maxime Hanchir, capisce bene, legge meglio ma non parla molto.

Lungo la scalinata d’accesso al “castello”, sulla destra, è stato recuperato un cannone della guerra 15/18. Maxime ha stampato delle cartoline di pubblicità alla mostra dove viene ritratto seduto su questo cannone. Nudo. Sta leggendo un libro italiano che ha avuto una certa circolazione negli anni ’70: Principi generali della guerra rivoluzionaria di Cesare Milanese (Feltrinelli, 1970).

Cartolina per la mostra Contemporary Signs

In riferimento alla cartolina, durante l’inaugurazione gli ho chiesto se fosse naturiste. Mi ha risposto che non lo era, ma la cosa non lo toccava minimamente. Ha chiesto a me se lo fossi, e ho risposto di sì, raccontandogli in breve le esperienze e le cose fatte negli ultimi anni.

Al momento non conosco reazioni alla diffusione della cartolina. Penso che nessuno si sia sentito disturbato da questa fotografia, sebbene “dissacri” simboli e luoghi: il cannone e l’area del castello. Ad un artista vien perdonato. Altra stranezza d’artista, le sue letture. Più nessuno oggi leggerebbe mai un libro con quel titolo!

La mostra ha per titolo Contemporary Signs. Se la fotografia con cui gli artisti si presentano riassume i temi stessi, i contenuti del loro messaggio artistico, allora Maxime, nella sua posa, ci dà la chiave di lettura per tutti: un artista è un uomo in rivolta (per dirla con un noto romanzo di Albert Camus). Non tanto per essere programmaticamente controcorrente, stravagante ma sempre borghesemente à la page, ma qualcosa di più: prima di pensare di portare la rivoluzione nelle piazze, di predicarla alle masse; prima di pensare di essere dirompente col proprio messaggio, l’artista opera una revisione totale di sé, e solo quando ha colmato la propria misura, quando è totalmente révolté (sdegnato, ribelle, “scoppiato”),  da “nudo e puro”, si sente in diritto di dire la propria. Indipendentemente dal contenuto (accettabile o meno), ma semplicemente come gesto espressivo. Un’opera che prima di essere “artistica” è la testimonianza di una confessione, di una sovversione interiore, di un appello all’insurrezione generale verso una Liberazione (personale e artistica) che vale la pena di essere esibita, mostrata, proprio perché testimonianza concreta di vita, di vita personale – senza nessun CLN che l’abbia diffusa per radio in un 25 aprile uguale per tutti. Per questo ha scelto come carta d’identità la propria nudità, fino a spogliarla persino dell’effetto eclatante, ribellistico, provocatorio. Nudità è quindi la testimonianza di un evento interiore, di un percorso espressivo, ascetico al punto da trasformarsi automaticamente in azione, di un bisogno di comunicare senza bavagli preventivi, senza pudori ancestrali, ma come fatto normale, come fatto semplicemente umano.

Peccato rimanga un atto individuale “concesso” a titolo di stramberia a un giovane artista. Ma come segno di contemporaneità non passerà indifferente a quanti non si sentono ancora pronti ad essere révoltés, che non si sentono artisti, che non si sentono giovani… e mille altre categorie, idee, proiezioni, schemi mentali che abbiamo accettato come modello nel vivere nostro.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri.

Pubblicato il 16 giugno 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Ecco, quel “concesso” mi scoppia nel cervello come una bomba logica visto che parliamo di un comune i cui amministratori (alcuni invero) hanno mosso acque amare quando osai scrivere della presenza di uno di loro (beh, non proprio uno di loro ma spiegarla più apertamente temo possa smuovere altre acqua amare e poi poco importa ai fini del discorso) ad una nostra festa? Ipocrisia? Opportunismo? Oppure gli artisti hanno una forza che noi non possiamo permetterci? Son una lobby protetta? Qualcosa di speciale? O al contrario si ritiene che la gente li consideri irrilevante, qualcosa che non fa testo, quindi le istituzioni non li temono ritenendo che non possano indurre scomodi cambiamenti sociali (se così fosse vuol dire che, al contrario, a noi ci temono e questo testimonierebbe una nostra forza e una nostra rilevanza che dovremmo imparare a sfruttare anziché, come costantemente da tempo fanno le associazioni che vorrebbero rappresentarci, sottometterci supinamente alle loro forche caudine)? Tienici al corrente dell’evoluzione delle cose, sono proprio curioso!

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    • Vittorio Volpi

      È vero che gli artisti hanno carte che noi non abbiamo. A dir la verità non le vorrei nemmeno avere. Non voglio più che l’essere nudi sia l’eccezione tollerata. Temo i tolleranti perché detengono un doppio guinzaglio, uno apprentemente lungo che può dare una certa illusione di libertà, dall’altra – e ben nascosto – un guinzaglio più corto e tenuto con forza, che non mollano mai: il fatto stesso di dover far dipendere la nostra libertà personale (inviolabile, irrinunciabile, incondizionata) dalle maniche strette o larghe di qualcun altro è una delle colonne su cui si regge l’esercizio del potere: 1) prima sgraffigno tutta la libertà incustodita, 2) erigo steccati e solo la mia ha valore, il volore di quella degli altri è banalizzato, 3) se quest’ordine a qualcuno non piace, è fuori dal gioco. Sarò un po’ testardo, “crapa düra” come i graniti che si vedono qui accanto, ma alcune piccole libertà non me le lascio scippare tanto facilmente: né dai miei pari/vicini/concittadini, né da chi pensa di aver in delega TUTTO il potere, ottenuto con la piccola farsa da marionette delle elezioni locali.

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      • Infatti! Il nudo è… E’… normalità. Ma perchè lo si capisca dobbiamo essere noi stessi i primi a consideralo tale, purtroppo non è così: molti, troppi nudisti lo considerano ancora un’eccezione, un momento di divagazione, un furto di libertà perpetrato ai danni della società. Sic!

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