Prospero e nudo


La natura mi vuole nudo e prosperoso. Prosperare vuol dire esser perfetti secondo le attese, secondo che vuole stagione. Non c’è nulla da aggiungere ad un fiore, all’uva matura, alla pioggia, al chiaro del giorno, al respiro che mi entra nel corpo, al sapore che m’inganna e mi nutre. Ho messo su qualche chiletto, sono paffuto e rotondetto, eppure mi piaccio anche così. Così come sono, così come vivo. Senza uno schema, senza un progetto, senza una meta: mi basta quel che mi fa la natura, come comanda natura. Davvero non ho nulla da aggiungere al mondo che vedo: aspetta che mi sveglio, perché ne sono tuttora ammirato. Non m’aspetto che la vita anche mi paghi, non m’invento il diritto alla mia fetta di torta, di “sedere al banchetto della vita”.

Non ho speranze, non ho timori. Non mi manca la sicurezza, “del doman non c’è certezza”, ma quante previsioni catastrofiche non si sono poi realizzate! Il dubbio sistematico è qualcosa che ci siamo inventati, perché sempre scontenti di tutto. Noi avremmo fatto di meglio!

Siamo vestiti dei nostri pensieri. Esco nudo sul balcone a vedere il sole che sorge; incrocio le mani e mi stiracchio tendendole in alto. Un respiro profondo. Mi risponde la brezza, mi risponde il rosa dell’aurora, delle nubi che limpide si stagliano in cielo. Cos’è che mi manca? Tengo a briglia i pensieri che già sono corsi al caffè, al lavoro, al giorno che viene. Nudo mi sento ancorato a questo momento d’adesso. Non c’è uno schema migliore: non mi va neanche di far paragoni.

Non è per il piccolo fremito che di solito abbiamo quando sappiam d’esser nudi, quasi ancora ci frustasse la ferula d’un’arcana infrazione. Non è per l’insolito stare. Ma perché nudo mi vengono altri pensieri. Anzi, non mi vengon affatto pensieri. Non c’è nulla che debba quadrare, non esiste un modello che abbia capito. Zittiti i pensieri c’è sol d’ascoltare quel che di noi il nostro corpo ci dice. Sono messaggi brevi, ma intensi, piccole intuizioni, sorprese, scoperte, come ricordi di un sogno; piccole voci che poi s’ingrandiscono, occupano il pieno volume senza assordare. Persino la saliva ha un sapore diverso. Ci sventola la mano davanti agli occhi e ci chiede se siam svegli, se riusciamo a percepire. Non c’è solo il tè, la marmellata. Prima c’è già qualcosa. Prima di vestirci siamo già qualcosa. Qualcosa di solido. Qualcosa di noi, qualcosa che siam noi, tal che ogni mattino un po’ ci sorprendiamo di cosa sentiamo di noi. Poi in tuta e scafandro cominciamo il giorno e il lavoro. E il corpo funziona anche così, fa il suo dovere – nonostante.

Ammirati che tutto funziona – da sempre, da che noi siam vivi: cuore e corata, e fegato e milza, e il sangue, i nervi, la pelle, occhi-orecchi-naso-bocca. E tutto il resto che ancor non sappiamo.

Al mattino mi piace per un momento esser narciso. E piacermi, ed esser contento di me, perché son contento del mondo. Perché mi vedo con strani vestiti impalpabili: una brezza, il raggio del sole che sorge, la temperatura ideale. Ed ogni cellula viva, che sembra voglia farmi occorger che davvero son vivo, esposto senza altri pensieri all’aria, alla luce, a chi dalla strada passando potrebbe vedermi.

Non mi vedo diverso da un’albicocca, una pesca, un grappolo d’uva, un camoscio, un leprotto che attraversa una callaia in campagna, un airone che ancora mi teme, una simpatica lontra che m’invita a tuffarmi in torbiera.

Il di-più mi stravolge, è fuori misura, violento, eccessivo, opprimente, mi toglie la libertà che madre-natura mi ha dato. Sarei come una foto truccata, un film con effetti speciali, uno spettacolo da saltimbanchi. Invece, sin dal mattino, son prospero e nudo, e mi piace sentirmi così anche sotto i vestiti che devo portare, contento nonostante di sentirmi a mio agio.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 12 luglio 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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