Anello altissimo del 3V (Collio VT – BS)


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La prima metà dell’anello: Collio VT in primo piano, a destra i boschi nei quali si sale alla Pezzeda, poi in sequenza il Monte Pezzolina, la Corna Blacca, Cima Caldoline, il Dosso Alto e il Giogo del Maniva

Da me definito e realizzato come allenamento a TappaUnica3V, è un itinerario ad anello che rappresenta un primo ideale avvicinamento al mondo delle grandi escursioni, quelle che superano le dodici ore di cammino e i duemila metri di dislivello, e dei trail. Ovviamente può anche essere spezzato in due comode tappe grazie alla presenza di strutture della ricettività turistica proprio a metà percorso e alla facilità con cui poter trovare collocazioni ideali per un bivacco con o senza tenda.

Altra prerogativa del percorso è quella di ricalcare per lungo tratto le tracce del sentiero 3V “Silvano Cinelli” nella sua parte più in quota superando molte delle principali cime della Val Trompia, è così possibile una sua interessante seppur parziale percorrenza come preparazione a quella completa. Combinandolo agli altri anelli parziali del 3V che ho definito (nove, compreso questo) e che andrò man mano a descrivere, rappresenta la pratica soluzione per chi non disponga degli otto giorni necessari alla percorrenza dell’intero 3V.

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Dalla vetta del Dosso Alto verso il Lago di Garda

Trattandosi di un percorso che in gran parte segue il filo di cresta a quote superiori al limite dei boschi, ampi sono i panorami osservabili nei quali è quasi costantemente compreso tutto il percorso ancora da fare e tutto quello già fatto. Per lo stesso motivo non esiste possibilità di trovare rifornimento d’acqua, in caso di sole l’insolazione è costante e forte, in caso di pioggia è impossibile trovare riparo. Nel tratto che va dalla Corna Blacca alle Sette Crocette anche in piena estate è possibile trovare forte e freddo vento nonché nuvole basse che impediscano quasi completamente la visione.

N.B.
Il percorso segue la versione alta del 3V ed è pertanto a tratti particolarmente complesso, è comunque possibile renderlo più accessibile utilizzando la versione intermedia o la versione bassa per le quali si rimanda alle relazioni inerenti i tratti 5 e 6 del sentiero 3V.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia – Alta Val Trompia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Collio Val Trompia (BS), grande parcheggio a sud della Strada Provinciale delle Tre Valli, 150 metri dopo la strettoia della chiesa.
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 845m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 839m
  • Quota massima: 2217m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con QMapShack): 2830m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con QMapShack): 2830m
  • Lunghezza (calcolata con QMapShack): 30km
  • Tipologia del tracciato: in buona parte su stradine sterrate e sentieri, lunghi tratti su terreno vergine, un tratto con facili passaggi di arrampicata.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): EE5Ef
  • Tempo di cammino: 17 ore e 30 minuti
  • Segnaletica: Tabelle e segni in vernice bianco-rossi nei tratti inziale (segnavia 349) e finale (segnavia 343, poi brevemente 337, infine, dopo un tratto non segnato, di nuovo 343), bianco-azzurri (segnavia 3V) nel più rilevante tratto centrale
  • Rifornimenti alimentari: negozi di Collio, ristoranti al Giogo del Maniva.
  • Rifornimenti idrici naturali: una presa al Passo di Pezzeda Mattina.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: Capanna Tita Secchi al Passo delle Portole (sempre aperta ma non presidiata); Albergo-ristorante Dosso Alto al Giogo del Maniva; Hotel Locanda Bonardi poco più in alto; bivacco Grazzini nei pressi (30 minuti) del Goletto di Cludona.
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): ampie e comode lungo gran parte del percorso.

Profilo altimetrico e mappa

Si parte con un primo importante, seppure discretamente tranquillo, balzo per poi riposarsi un attimo in un lungo trasferimento in falsopiano. Segue una breve discesa e un successivo lungo diagonale al termine del quale una ripida rampa porta ad un altro diagonale quasi pianeggiante con alcuni brevi sali scendi fino allo strappo che porta alla prima sommità del giro. Ad una ripida e tecnica discesa segue un bel tratto di falsopiano, interrotto quasi alla fine da un breve ma ripido strappo. Ripida salita con alcuni brevi tratti di respiro e poi discesa molto tecnica: ripidissima pala erbosa, cresta rocciosa con qualche passaggio in facile arrampicata (primo grado), breve risalita e infine un ripido prato. Lungo tratto pianeggiante e poi, con dolcezza, si risale un poco a riprendere salite più ripide.  Segue una lunga cresta con dolci salite e discese, al contrario, più ripide. Al termine della cresta, dopo il superamento di alcuni rotondeggianti panettoni, ecco la lunga e a tratti complessa discesa finale che, alternando tratti ripidi al altri pianeggianti, riporta al fondo valle.

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Relazione tecnica

N.B.
Il percorso qui relazionato segue la versione alta del 3V, è comunque possibile variarlo utilizzando la versione intermedia o la versione bassa per le quali si rimanda alle relazioni inerenti i tratti 5 e 6 del sentiero 3V.

Dal parcheggio prendere la strada provinciale in direzione del centro di Collio, fatti una settantina di metri scendere a destra per una strada che porta verso il fiume Mella. Poco prima di arrivarci la strada svolta a destra portando a un ponte che permette il passaggio sull’altra sponda. Ignorando i due sentieri che subito salgono nel bosco, andare a destra in piano e dopo cinquanta metri, a fianco del Minigolf, prendere a sinistra una ripida strada cementata che sale nel bosco.

Ignorando un sentiero che si dirama a destra sul primo tornante, proseguire per la strada che subito esegue un’altro tornante. Continuare in ripidissima salita con percorso all’incirca lineare in direzione sudovest, ignorare una deviazione a sinistra che torna indietro, poco più avanti si arriva a un altro bivio, andare a sinistra invertendo la direzione di cammino. Ignorare la stradina che, a sinistra, entra nei prati della ben visibile cascina Moneda (sopra la quale passa la seggiovia della Pezzeda) e salire alla loro destra arrivando ad altro bivio. Andare a destra, passare sulla sinistra di una casa per poi alzarsi nel bosco con alcuni tornanti. Altro bivio, andare a destra, poco dopo, invece, prendere a sinistra arrivando alle case di Pantaghino. Oltrepassate le prime due prendere a destra, si oltrepassa l’innesto da sinistra della strada che sale dalla Busana e, ignorando ogni sentiero che diparte a destra o a sinistra, si perviene a un trivio: a destra un largo sentiero utilizzato come pista di discesa in bicicletta, a sinistra una larga sterrata che scende leggermente, al centro altra strada che sale. Prendere quest’ultima pervenendo, dopo vari tornanti, al Roccolo Cero. Sempre lungo la strada si esce dal bosco per risalire brevemente attraverso il pascolo di Pezzeda Mattina di Sotto, ad un bivio andare a sinistra, ancora alcuni tornanti e si perviene ad uno slargo sottostante un abbeveratoio dove ci si innesta sul sentiero 3V. Ignorando la strada che va a destra, prendere a sinistra in salita per arrivare al vicino Passo Pezzeda Mattina.

Ignorando la prosecuzione della strada e i tre sentieri, uno a destra e due a sinistra, che da questa dipartono (uno dei quali è la Strada dei Soldati seguita dalla versione bassa del 3V), immettersi nel prato a est del passo (sinistra rispetto alla direzione di arrivo) e attraversarlo mirando alla pala erbosa sovrastante. Passando tra la conifera a sinistra e un isolato gruppetto di alberi a destra si perviene all’ultimo ripidissimo tratto che si risale preferibilmente sulla destra. Giunti alla sua sommità ci si trova sul lungo ed erboso crinale occidentale del Monte Pezzolina, scegliendo di volta in volta il percorso più logico (anche in ragione delle eventuali tracce presenti), risalire tale crinale fino alla vetta. Sempre lungo il filo di cresta, ora stretto ed evidente, scendere sul lato opposto passando appena a sinistra del primo tratto di roccette e a destra del secondo. Raggiunta una selletta risalire i pochi metri che portano alla sommità del successivo risalto, scendere a una seconda piccola sella, in pochi passi salire al secondo dosso e, ignorando eventuali tracce che tagliano a mezza costa nel pendio erboso, proseguire lungo il filo del crinale arrivando sopra il Passo di Prael. Mantenendosi sulla sinistra, quasi al filo dei mughi, scendere il ripido pendio erboso pervenendo direttamente al passo.

Prendere il sentiero che sale lungo il filo del crinale sul lato orientale del passo, poco dopo aggirare a sinistra una caratteristica corna rocciosa (Pic del Scalpulì) e il successivo dosso erboso. Ritornati in cresta la si abbandona subito per scendere sul versante opposto fino ad arrivare poco sopra un piccolo dosso erboso con mughi, a destra del quale, dopo un canale erboso, è ben visibile una guglia rocciosa. Qui la traccia volge decisamente a sinistra per tagliare i ripidi prati, prima procede pianeggiante poi si alza puntando ad un crinale caratterizzato, sulla destra, dalla presenza di alcune pareti rocciose. Sempre a mezzacosta, attraversare alla sua sommità un canale erboso alla sinistra del quale, abbastanza in basso rispetto al sentiero, collocati su un verde poggio erboso, sono visibili i ruderi dalla Cascina Sacù, che fu sede del comando della Brigata Partigiana Perlasca. Oltrepassare un altro crinale secondario e, con lungo mezzacosta attraverso il pendio che scende ai detti ruderi, sottopassando le numerose rupi rocciose che si fanno ma mano più alte e massicce, ci si avvicina al corpo principale della Corna Blacca. Passando alla base di una parete rocciosa, oltrepassare l’alveo di un tetro e stretto valloncello e, subito dopo, riprendere a salire. Ignorando una diramazione a destra, con strette curve e qualche tornante, alternando tratti ripidi ad altri di breve respiro, salire tra i mughi raggiungendo un piccolo poggio dove i mughi lasciano un poco di spazio all’erba. Volgendo a sinistra, seguire l’evidente traccia che taglia a mezza costa un ripido pendio erboso per portarsi alla base di una parete rocciosa, qui una comoda cengia permette di costeggiarne per intero la base e, con una breve salita, porta sul filo di un crinale. Scendere leggermente sul versante opposto per poi risalire ad altro crinale. Ancora un tratto a mezza costa passando sopra un canale e poi risalire al crinale spartiacque abbandonato poco dopo il Passo di Prael: la vista cade su San Colombano per poi risalire lungo i dolci pascoli che portano alla linea di monti che collegano il Passo del Dasdana al Goletto di Cludona. Passando a sinistra di uno spuntone roccioso, scendere sul versante triumplino finché la tracia riprende in piano per tagliare sotto una serie di guglie rocciose. In salita, superando alcune facili roccette appoggiate poste sul fondo di un canalone, si perviene all’ennesimo crinale.

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Le due cime della Corna Blacca

Prendere a destra la traccia che sale attraversando la fascia di mughi, un diagonale a sinistra porta alla base di alcune rocce rotte che si risalgono zigzagando (il primo diagonale va a sinistra) per seguirne, camminando, i punti più facili (si può anche salire direttamente, tendosi preferibilmente a sinistra: passaggi di primo grado). Raggiunta la cresta sommitale seguirla a sinistra, un breve pendio ghiaioso adduce alla vetta occidentale della Corna Blacca (madonnina e segnale trigonometrico). Seguire il piano crinale in direzione della ben visibile vetta orientale, come inizia a scendere abbassarsi a sinistra nei mughi. Poco dopo, ripreso il filo della cresta, la traccia torna a farsi piana, a sinistra nei mughi si stacca un sentiero (3V originale), ignorarlo e proseguire lungo il crinale, superare sulla sinistra una piccola guglia rocciosa e, ripreso il filo, in pochi minuti raggiungere la vetta orientale (croce e libro di vetta). Ritornare qualche metro sui propri passi per prendere a destra una traccia che, in lieve pendenza, scende nel pendio erboso tagliandolo obliquamente verso ovest. Con ultimo tratto più diretto e ripido si perviene al più largo sentiero originale del 3V precedentemente ignorato che si segue verso destra. Giunti al centro della larga pala che caratterizza il versante settentrionale della Corna Blacca, volgere a sinistra per discenderla direttamente con vari tornanti. Quando gli sfasciumi terminano portarsi a destra entrando nei mughi, più sotto la traccia torna a sinistra, discende un facile (primo grado) e basso (circa sei metri) caminetto roccioso, taglia un canalone ghiaioso portandosi nei mughi a sinistra dello stesso, scende una bassa (quattro metri) paretina rocciosa, taglia a destra per ritornare verso il canalone ghiaioso, raggiuntone il bordo gira a sinistra per abbassarsi tra i mughi e poi tornare a destra passando vicino a due guglie appoggiate fra loro a formare una caratteristica finestra. Da qui il sentiero scende a sinistra, supera un canalino alla base di una piccola guglia rocciosa, poi ancora a destra tra i mughi, un tratto in più sostenuta discesa e poi a sinistra e in pochi metri esce su un piccolo ripiano (Goletto del Larice) dove da sinistra arriva il sentiero della versione intermedia del 3V e a destra un grosso masso domina la prosecuzione della traccia.

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La Corna Blacca dal Dosso Alto

Prendere la traccia in direzione nord risalendo brevemente tra i mughi per poi traversare nell’erba in direzione di un piccolo intaglio di cresta al quale si perviene con pochi ripidissimi metri di salita. Abbassarsi leggermente sul versante opposto e procedere verso destra passando sotto la cima Ovest dei Monti di Paio. Ripreso il filo di cresta scendere lungo lo stesso fino a un bivio: prendendo a sinistra la discesa è un poco più comoda, a destra è più corta, in ogni caso la traccia è insidiosa, vuoi per il fango che è quasi sempre presente, vuoi per i tanti spuntoni che, in modo disordinato, escono dal terreno. Un tratto in mezzacosta termina, dopo una breve risalita, in un prato, scendere a sinistra sul margine del pascolo, entrare nel bosco sottostante per giungere in pochi metri sul largo sentiero della versione bassa (Strada dei Soldati).

Proseguire in piano a destra lungo la larga Strada dei Soldati, alcune curve contornano il profilo della montagna composta da una sequenza di vallette e crinali secondari e portano ad una larga radura erbosa sottostante una parete rocciosa: il Passo di Paio. Tenendosi a destra del ripido prato tagliarlo in piano, una breve discesa porta a costeggiare una caratteristica tettoia rocciosa e, subito dopo, ad attraversare uno stretto canalone roccioso. Risalire sul lato opposto del canale per poi proseguire, con salite e discese, lungamente attraverso gli erbosi pendii meridionali del Corno Barzò andando a prendere lo stretto canale posto tra delle rupi rocciose , a sinistra, e le pareti di Cima Caldoline a destra. Percorrerlo, prima in piano poi con ripida salita su sfasciumi, superata la strettoia terminale si esce al piano in corrispondenza del Passo delle Portole.

Tenendosi a sinistra, su larga e comoda mulattiera pianeggiante, attraversare un ampio e rigoglioso mugheto, passando sopra la verde conca di Malga Dosso Alto, e raggiungere l’omonimo passo (strada asfaltata) dove le tre versioni tornano a seguire percorsi indipendenti.

Sul lato opposto della strada immettersi sul pascolo per risalirlo obliquando leggermente a destra in direzione del limite orientale della soprastante fascia di mughi. Giunti al suo bordo inferiore seguirlo verso destra e, poco dopo, prendere la traccia che entra nei mughi, li attraversa e, con qualche svolta, risale il pendio in direzione del crinale sulla sinistra. Poco sotto il filo di detto crinale piegare a destra per risalire un breve canalino erboso e pervenire a una piccola pianeggiante radura erbosa cinta a sinistra da un basso muro di pietre accatastate. Avanzare qualche metro, subito dopo una fascia di pietre incassate nel terreno volgere a destra, salire un poco sulla linea di massima pendenza per poi, dove l’inclinazione del terreno aumenta sensibilmente, obliquare a sinistra e raggiungere il crinale soprastante. A sinistra salire nell’ampio pascolo con linea leggermente divergente a destra rispetto al filo del crinale, poco sotto delle roccette piegare a destra tagliando a mezza costa il pendio di un dosso erboso. In vista di una larga sella erbosa sul filo di cresta, volgere a sinistra e raggiungerla, percorrerla brevemente verso destra, poi un altro diagonale nell’erba porta a destra per salire ad altro crinale. Andare a sinistra, poco dopo obliquare a destra per risalire, con alcuni stretti tornanti, un ripido tratto. Ancora in obliquo a destra passando tra i due ingressi di una grotta, poco dopo scendere un basso risalto per superare una specie di trincea, e, tra alte erbe (anche molte ortiche), risalire la pala sommitale mirando all’ormai vicina e ben visibile vetta del Dosso Alto.

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Alba sul Dosso Alto un’emozionante esperienza dei lunghi percorsi e dei trail

Seguire la cresta sommitale passando a monte dei ruderi di una casermetta della Grande Guerra. Poco dopo si perviene a una piccola sella, ignorare le indicazioni e le tracce che scendono subito a sinistra e che portano su un ripido pendio molto esposto, proseguire, invece, ancora lungo il crinale alzandosi sul lato opposto, dopo qualche metro la cresta spiana, passare alla sua sinistra e discendere il pendio mirando alla base delle roccette visibili sulla destra. Scendere un canalino di erba, terra e sfasciumi e pervenire al qui poco percepibile filo della cresta nord (identificato poco a valle da altre roccette), obliquare a destra ancora qualche metro portandosi sul pendio sopra il canalone est, con molta attenzione scenderlo direttamente fino alla base di un pilastrino roccioso, delicatamente obliquare a sinistra per portarsi sopra il canalone nord-ovest. Scendere alle rocce che ricoprono un tratto piano della cresta nord, abbassarsi sulla sinistra scendendo in un canalino, al suo interno superare un breve esposto passaggio in arrampicata (primo grado) e, subito sotto, traversare a destra seguendo una stretta e franosa cengia. Recuperato il filo di cresta, seguirlo superandone il primo spuntone a destra e il secondo a sinistra, pervenendo al punto dove la cresta riprende a precipitare verso valle. Andare a destra entrando nei mughi, subito ritornare a sinistra per prendere e discendere le rocce rotte del filo di cresta. Aggirare a destra nell’erba alcuni saltini verticali abbassandosi fino alla sommità di una parete che verticalmente cala a sinistra. Spostarsi un poco a destra e scendere in arrampicata un esposto saltino verticale (tre metri di secondo grado). Per erbe e rocce rotte scendere lungo il crinale arrivando alla sommità di una placca rocciosa, si può scendere a destra sfruttando una sottile fessura con alcuni piccoli buchi (che però poco dopo finiscono e l’ultimo metro va disceso alla bene meglio o con un salto), oppure (in apparenza più difficile ma alla fine più semplice) spostarsi tre metri a sinistra per scendere a destra il diedro tra le rocce poste dopo la placca e un grosso masso che le sovrasta. Andare a sinistra lungo una cengetta terrosa, discendere ancora qualche roccia rotta, aggirare a destra un breve saltino verticale scendendo in un caminetto creato da grosso spuntone e si perviene alla sommità dell’ultimo salto verticale della cresta. Abbandonando il filo di cresta scendere a sinistra seguendo un ripido ma facile canalino di erba frammista a sassi che conduce all’ampio pendio erboso del tratto mediano del canalone nord-ovest. Scendere direttamente obliquando leggermente a destra in direzione di una specie di ampio e piano terrazzo erboso, al quale si perviene con due stretti tornanti. Dal terrazzo procedere in diagonale a destra per risalire fin quasi ad una selletta sul filo di cresta. Vokgere nettamente a sinistra per scendere ripidamente alcuni metri, andare a destra e raggiungere a una selletta con grosso masso (Forcella Battaini).

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Discesa dal Dosso Alto per la cresta NNO
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Percorrendo la cresta NNO del Dosso Alto

Dalla forcella, tenendosi sul filo di cresta, proseguire verso nord risalendo un dosso, scendere sul versante opposto superando un breve e facile saltino roccioso, ancora un piano diagonale poco sotto il filo e si perviene ad altra selletta. Qui abbandonare definitivamente la cresta per abbassarsi alla sua destra seguendo una traccia che, con vari tornanti, tra alte erbe e macchie di lamponi, scende il ripido pendio. Quando poco sotto si fa ben visibile il muretto di una postazione di sentinella della Grande Guerra, ancora due tornanti e si perviene al piano sentiero militare recentemente (2020) restaurato dagli Alpini di zona. Seguirlo verso sinistra risalendo alcuni gradini poi, passando accanto a diverse grotte e galleria di guerra, procedere a lungo con vista panoramica sui pascoli, costellati di malghe e cascine, che dal Maniva scendono verso Bagolino. Passato un profondo pozzo, d’origine e utilizzo sconosciuti, una breve risalita porta a riscavalcare la cresta nord-nord-ovest del Dosso Alto, una breve discesa conduce a una piana radura erbosa, dominata sulla destra da un dossetto con baracca sospesa. Prendere a sinistra una larga stradina ricoperta d’erba che quasi subito effettua un tornante a destra per poi proseguire in leggera discesa e raggiungere la sterrata del Baremone, dove da sinistra arriva la versione bassa. Seguendo la sterrata in poche decine di metri si perviene all’ampio piazzale del Giogo del Maniva.

Dal grande piazzale del Giogo del Maniva costeggiare a sud l’edifico dell’Hotel Dosso Alto per prendere, dopo pochi metri, una strada sterrata che subito sale ripidamente passando tra una casa, sulla sinistra, e, sulla destra, un crinale erboso con ripida scarpata inizialmente di terra e roccia. Dopo una sessantina di metri sulla destra si stacca uno stretto sentiero scalinato che sale al filo del detto crinale e segna l’ennesimo punto di separazione tra le versioni del 3V.

Risalire il sentiero scalinato, raggiunto il crinale volgere a sinistra e seguire, al suo interno, una trincea. Al termine del solco passare a destra di un bunker, proseguire lungo il filo oltrepassando e ignorando una stradina che sale da sinistra. Raggiunto un largo tratto spianato (da sinistra perviene altra stradina, mentre a destra si entra nella pista da sci) attraversarlo, risalire la ripa franosa sulla sinistra e continuare lungo il crinale, inizialmente reso molto sottile dagli sbancamenti fatti per la pista da sci, poi più largo ed erboso. Ignorare una traccia che si allontana sulla sinistra, in coincidenza ignorare anche il solco che a destra porta sulla vicina pista da sci, continuare, invece, per il crinale che diviene un largo e ripidissimo pendio con alte e scivolose zolle di erba isiga mista a rododendri. Facendo debita attenzione a un profondo buco (grotta o ricovero militare?) nascosto dall’erba alta e posizionato dove una specie di trincea taglia il crinale, risalire per intero il pendio, arrivati alla sua sommità proseguire lungo il crinale ora pressoché pianeggiante, poco dopo seguendo una stradina inerbata raggiungere l’ampia sommità del Monte Maniva. Percorrerla passando a sinistra della stazione di arrivo della seggiovia, scendere sul lato opposto obliquando a destra per prendere e seguire una pista. Raggiunta una selletta percorsa da una sterrata, continuare sul filo del crinale che, dopo poco, diviene largo e impercettibile. Proseguire per la stradina, quando si divide in due abbandonarla per incamminarsi nell’erba tra le due diramazioni della strada. Risalire il pendio lungo la linea di massima pendenza, quando la pendenza aumenta obliquare a sinistra per raggiungere una pista da sci e seguirla fino alla sommità del pendio. Proseguire lungo il crinale puntando al largo passaggio tra due alte sponde di terra, lo si percorre pervenendo a un ampio piazzale sterrato, attraversarlo per intero puntando al centro del suo bordo settentrionale. Ancora per erba si raggiunge una larga strada sterrata da seguire fino alla vicina strada asfaltata di Crocedomini.

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Giogo del Maniva sullo sfondo Dasdana e Colombine

Tenendosi sull’erba a destra, si costeggia l’asfalto fino alla prima lunga curva a sinistra, proprio nel mezzo della curva, sulla destra diparte una strada sterrata, seguirla e, dopo breve tratto, abbandonarla per proseguire a destra su una traccia molto rovinata che sale nel pendio sulla sua linea di massima pendenza. Procedere lungo la traccia, divenuta erbosa, attraversando quattro volte la sterrata, al quinto attraversamento, ignorando la larga ed evidente prosecuzione diretta (eventualmente utile in caso di forte nebbia e poca o nulla conoscenza del percorso: allunga leggermente il cammino ma porta al ben più evidente tracciato di una pista da sci, da seguire verso destra), andare a destra lungo la sterrata fino alla prima vicina doppia curva. Nel mezzo della esse abbandonare la sterrata per prendere a sinistra una debole traccia nell’erba, salire obliquando leggermente a destra, giunti alla base di un erto pendio, piegare a destra per risalirlo sulla linea di massima pendenza. Quando il pendio perde inclinazione facendosi quasi pianeggiante, conviene obliquare a sinistra raggiungendo la pista da sci che si segue a destra fino alla sommità del Dasdanino (ben individuabile già da lontano per la presenza della stazione a monte di una seggiovia). Andare a sinistra per attraversare il largo piazzale e prendere una larga strada sterrata, scendere al vicino Passo Dasdana e, con breve ripida salita, raggiungere la strada del Crocedomini dove questa, con secca curva a sinistra, si porta sul versante orientale del Monte Dasdana.

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Monte Dasdana e prime due Colombine

Attraversare la strada e scavalcare il basso muretto che la delimita, prendere la traccia che sale il pendio erboso procedendo in direzione di una fascia di grosse pietre montonate. Poco sotto di questa la traccia gira seccamente a sinistra per poi risalire alle rocce nel suo punto dove presentano un evidente varco. Procedendo da sinistra verso destra scavalcare la fascia di pietre giungendo alla base di una placchetta rocciosa, senza particolari difficoltà superarla direttamente nel centro pervenendo ad una crestina erbosa, seguirla verso sinistra raggiungendo la sua confluenza con altra cresta parallela ricoperta di grosse pietre. In salita seguire il filo del crinale fin dove spiana, procedere ora poco sotto a sinistra del filo per raggiungere il piazzale erboso dov’era, nella Grande Guerra, collocata una postazione d’artiglieria. Attraversare il piazzale obliquando leggermente a destra in direzione dell’evidente rampa erbosa che risale il muretto di cinta posto a nord, superarla e procedere in direzione del crinale per seguirlo in salita. Quando il crinale spiana, poco sopra a destra si nota la Grotta (?) di Cima Dasdana, abbassarsi leggermente a sinistra per aggirare una saltino roccioso, poi nuovamente lungo il filo fino alla vetta del monte Dasdana.

Andare a sinistra in discesa lungo il largo crinale ovest, dopo una cinquantina di metri obliquare a destra per scendere nell’evidente trincea sottostante (se la si vuole osservare meglio, è anche possibile scenderci direttamente dalla vetta) che si segue a sinistra giungendo a una forcella. Qui la trincea prosegue a destra portandosi sul versante che scende sui Laghi di Ravenola, risalirne, invece, il lato occidentale per proseguire lungo il crinale passando poco sotto e a destra della vetta della Prima Colombina. Sempre lungo il crinale scendere a una sella, la traccia ora si tiene a sinistra del filo di cresta per salire nell’erba. Svoltando a sinistra raggiungere la sommità di un piccolo ma largo spuntone roccioso, qui il sentiero piega nettamente a destra per riprendere il crinale e seguirlo fino alla vetta della Seconda Colombina. Passando accanto a un traliccio dell’alta tensione, scendere sul lato opposto pervenendo a una larga sella dove si incontra una mulattiera di guerra che sale da sinistra. Per questa proseguire a mezza costa a sinistra del crinale, un tornante riporta verso il filo ma, prima di raggiungerlo, un altro tornante porta la traccia ad allontanarsene nuovamente. In pochi metri si perviene sul crinale sudovest del Monte Colombine, seguirlo a destra per raggiungere la vicinissima vetta, punto più alto di tutto il 3V (2217 metri).

Ritornare sui propri passi e, dove la mulattiera scende a sinistra, proseguire lungo il crinale mirando a un gruppo di rocce rosse. Contornarle sulla sinistra (è anche possibile scavalcarle direttamente) e riprendere subito il crinale. Poco dopo si perviene a una caratteristica zona formata da grandi lastroni rocciosi con profonde spaccature, attraversarla direttamente (preferibile tenersi al suo limite destro) e poi, a sinistra, raggiungere e superare uno stretto passaggio tra due grossi massi. Piegare a destra nel pendio erboso, un tornante riporta a destra, scendere un canalino roccioso e, subito sotto, ritornare verso destra, Con varie curve e tornanti, seguendo un’evidente traccia scavata, discendere la larghissima pala di erba, terra e sassi. Risalire, sfiorandola sulla destra, alla cima della Terza Colombina, scendere leggermente e, con tratto piano, passare poco sotto la sommità della Corna Rotonda. Una leggera risalita porta a sfiorare a destra la vetta della Quarta Colombina, scendere nell’erba prima obliquando a sinistra e poi, seguendo l’andamento non lineare del largo crinale, a destra in direzione dell’ampia e ora evidente sella del Goletto di Cludona (riconoscibile per la strada sterrata che gli passa a sinistra e prosegue oltre). Raggiunto il Goletto oltrepassarlo per prendere la larga sterrata che sale lungo il filo dell’ampio crinale, quando si biforca ignorare la diramazione piana a destra e proseguire dritti in salita su fondo ora molto più sassoso e irregolare. Quando la strada scende a sinistra, continuare dritti su tracce nell’erba portandosi alla sommità del dosso. La cresta piega decisamente a sinistra compiendo quasi un tornante, seguirla e proseguire fedelmente lungo la stessa superando due altri piccoli dossi, dalla vetta del secondo una franosa discesa porta all’ampio erboso valico del Passo delle Sette Crocette, sul lato destro del quale ben evidente si nota l’altarino di sassi con le sette croci.

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Le Sette Crocette
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La vista verso le malghe Mesole e Mesorzo

Dal passo procedere in direzione sudovest seguendo un evidente sentiero.  Ignorare la traccia segnalata che, poco dopo, si tiene a sinistra per scendere alle malge Mesole (dirocata) e Mesorzo. Con un lungo e comodo mezzacosta attraversare i pendii erbosi sottostanti il Monte Singla, una breve risalita porta a uno stretto e caratteristico intaglio tra il pendio del monte e un piccolo spuntone roccioso. Scendere sul lato opposto per poi riprendere a mezza costa e puntare alle rocce del poco evidente Dosso della Croce. Poco prima di queste si perviene al filo del crinale, abbassarsi un poco sulla destra per aggirare alcuni spuntoni rocciosi e riprendere il filo del crinale dove questo diviene un largo e arrotondato costone erboso a cavallo tra la conca di Memmo (Collio V.T.)  e quella di Graticelle (Bovegno).

Seguendo l’evidente traccia che segue il filo del costone procedere verso sud per l’intero tratto pressoché pianeggiante, giunti al cambio di pendenza (grosso ometto) il costone si biforca, seguire, senza via obbligata nell’erba del pascolo, il ramo di sinistra. Godendosi la piacevole sensazione del camminare sull’erba morbida e senza il patema di dover seguire un percorso ben preciso, abbassarsi a tratti ripidamente a tratti più dolcemente fino a incrociare un largo sentiero segnalato: a seconda del punto in cui lo intersechiamo potremmo doverlo seguire un poco verso destra (se nella discesa ci siamo tenuti troppo a sinistra), verso sinistra (se siamo scesi troppo a destra) oppure potremmo poterlo ignorare per prendere subito una traccia non segnalata che procede in discesa lungo il filo del costone erboso; nel dubbio procedere dritti in discesa mirando al verde evidente costone del Dosso Canali.

Raggiunto il Dosso Canali proseguire in discesa lungo il larghissimo crinale: la traccia è evanescente ma la direzione da seguire è ben evidente. Giunti ad una sella erbosa tra due dossi, prendere un’erbosa larga stradina che aggira a destra il dosso a valle e porta ad altra sella a sinistra della quale si nota una larga pozza d’abbeverata. Risalire il crinale opposto per poi seguirlo fedelmente passando sopra e a destra della malga Canali. Poco oltre si riprende a scendere con decisione.

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Lungo la discesa dopo malga Canali

Ripresa la traccia segnalata, seguirla abbandonando il filo del crinale per abbassarsi sul suo versante destro. Dopo alcuni tornanti la traccia prende decisamente a sinistra per scendere un bel prato con radi alberi puntando ad un capanno da caccia. Giunti al suo confine, andare a sinistra e, in pochi metri, raggiungere una strada sterrata. Seguirla a destra finchè sulla sinistra diparte un’altra sterrata subito chiusa da una sbarra. Seguire quest’ultima, giunti all’ingresso della Cascina Mariet imboccare sulla destra uno stretto sentiero che con alcuni tornanti scende nel bosco. Uscendo nel bosco la traccia sembra morire in un prato, tenersi a sinistra per passare sopra la prima cascina (è comunque possibile scendere ad essa e passarci davanti), scendere alla strada di servizio e seguirla fedelmente fino a sbucare su una strada cementata. Attraversarla per prendere altra strada cementata che attraversa una radura erbosa (Plagna) e poi scende ripidamente nel bosco. Un tornante a sinistra porta verso due case, scendere verso la più bassa e poco prima di raggiungerla a destra prendere la larga traccia erbosa che attraversa un prato e rientra nel bosco sul lato opposto. La stradina ora torna a farsi pulita e ben evidente, uscendo dal bosco, però, svanisce, ignorare la larga e scavata traccia che scende a destra, salire invece la sua sponda orientale per portarsi nel prato e discenderlo obliquamente in direzione della casa sottostante (località Letes), poco sopra la quale si interseca una evidente traccia che conduce alla strada di accesso. Seguirla a sinistra per scendere, su ripido cemento, alle prima case di Collio. Attraversare la strada asfaltata per scendere una scalinata che porta su via Federico Bagozzi, seguirla a destra in discesa pervenendo in breve a Piazza Giuseppe Zanardelli, attraversare la piazza per prendere via Emilio Ballardini che porta alla strada provinciale della Val Trompia. Seguirla a sinistra e in breve si perviene al parcheggio di partenza.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggioTempo del tratto (ore:min)
Collio parcheggio00:00
Località Pantaghino01:00
Roccolo Cero01:00
Passo Pezzeda Mattina00:30
Passo di Prael00:45
Corna Blacca01:30
Passo delle Portole01:30
Dosso Alto01:00
Giogo del Maniva – Albergo Ristorante Dosso Alto01:30
Passo Dasdana02:00
Monte Colombine01:00
Goletto di Cludona00:45
Passo delle Sette Crocette01:15
Dosso Croce00:30
Dosso Canali01:15
Mariet00:45
Letes00:45
Collio parcheggio00:30
TEMPO TOTALE17:30
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Sulla cresta NNO del Dosso Alto

Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei tre blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport, in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con la natura, seguendo i suoi insegnamenti ho imparato a lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 3 agosto 2016, in Itinerari escursionistici con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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