Una piccola mia libertà


Intimi segreti

Con tremore leggero arriviamo a spogliarci, a confrontarci con gli altri su una linea azzardata. Col segreto desiderio che altri ci vedano e che poi faccian l’eguale. Ci vien dall’infanzia questa strana pulsione – forse fin da quando ci è stata vietata – fin da quando, tremandoci i polsi, abbiam voluto giocare ai dottori e mostrarci fra compagni il pisello. Una specie di senso di sfida a un divieto che non si capiva, non vedendone chiaro il motivo né il danno palese. Abbiamo imparato gradi di intimità, ad esser gelosissimi di qualche cosa che, ci dicono, è solo nostra, nel nostro recesso più intimo, un’anima intatta e preziosa. Un’intimità da cedere con parsimonia e solo a determinate persone, in determinate occasioni, a determinate condizioni.

Identità e trasgressione

È così che è nata e ci siam coltivati la nostra individualità? L’inviolabilità del nostro onore, della nostra dignità di persona, del nostro essere unici, diversi e distinti dagli altri? E perché questa distinzione dagli altri? Questo farci credere che dobbiamo avere un segreto, un’identità segreta, da Superman, come un asso nella manica da mettere in tavola alla buona occasione e pigliare la posta.

E così siam cresciuti con la voglia di scoprire a nostra volta le carte degli altri, per vincere, anche barando. Vincer che cosa? Nessuno, pare, sa bene come stanno le cose, e proseguiamo a tentoni, prendendoci schiaffi che lascian sulle guance le dita, arrossendo come gamberi per aver troppo osato, avendo tradito un tratto inconfessato di noi: la voglia di dominio sugli altri e nel contempo la mancanza di dominio di sé. È forse così che nasce e prende corpo quel modo innaturale di aver a che fare col sesso (e con l’altra persona): conquista, tracotanza, preda, intento, scopo, tornaconto… romanticismo?

 

Una stella cadente

Cos’è che ogni mattino mi fa bere nudo il mio caffè sulla soglia di casa? Non certo la voglia di sesso, ma piuttosto veder nei volti occhieggianti dalle finestre rimpetto, che la linea degli sguardi è schietta e diretta, s’è distesa, disciolta di un nodo; e dallo sguardo qualcosa di nuovo può risalire alla mente. Nulla m’han mai detto i vicini. Mi piace credere (non ho smentite, e non mi vengono in soccorso altri pensieri) che il vedermi così disarmato sia una piccola stella cadente che frantuma nella mente ostili pensieri, fossilizzati da sempre, ed ora quegli stessi vicini, che di giorno conosco sì e no, son certo si sentono un tantino più liberi, vedendo che anche questo è possibile, che qualcuno senza vergogna lo fa – e perché dunque non loro?; più leggeri di un fardello che si sentivan quasi costretti a portare.
Ai vicini il vedermi, dopo l’iniziale sorpresa, lo sbigottimento, il caos di pensieri in rinfusa, e il continuare a vedermi ogni giorno come cosa normale e senza che la cosa abbia anche altro senso, poco a poco gli calma i pensieri, ammorbidisce reazioni immediate, istintive e ferve la novità di un mutato pensiero, e l’opinione comincia a cambiare: la cosa è normale e possibile – il mondo può girar bene anche così, anzi…

Nelle nostre escursioni

Quell’impulso leggero che si attiva in azione, che mi fa star sulla soglia quei pochi minuti è anche una piccola quotidiana vittoria. Non giudico il mondo, non lo voglio combattere: lo faccio per me, seguendo un intuito che al momento mi detta il meglio da fare, il meglio per me innanzitutto, per rinfrescarmi la pelle, per destarmi la mente, per vedermi pari pari con la rugiada, la brezza e il primo sole che sorge e mi porge su un raggio il buongiorno e tutto il corpo m’indora; anche meglio si vede che tutto son nudo e che tanto mi piace questo momento al mattino.
Ed avviene altrettanto quando nelle nostre escursioni c’imbattiamo con altri: come strani, come addosso pesanti mi paiono quei vestiti di tela a coprire un’indecenza inventata, a nascondere – perdita secca – la gloria di un corpo vivente e perfetto, all’aria sbocciato. Perché, in aggiunta alla legge, sono leggi non scritte la decenza, il decoro, la reputazione?
Quel tremito lieve che allora mi sento è la voglia che cambi, che non esista più la vergogna, ma il saper che siamo egualmente noi stessi anche inermi, senza gli artigli di occhi rapaci a rubare impuniti intimità fatte sconce ed oscene, frutto raro e per pochi, e sesso feroce, come di furto, o da furbi.

Un piccolo gesto

Ecco s’è fatta ora d’alzarmi, prepararmi il caffè e bermelo tranquillo e sereno, appagato di questa mia piccola libertà che mi sono inventata e che ogni giorno mi prendo: un piccolo gesto innocuo e pacifico… personale. Piccola libertà personale che pur so contagiosa che ogni giorno mi rinnova quel tremito lieve, quel lieve timore. Dican pure i vicini di me, perché poi, aperta la porta, col chiaro del giorno, ancor più mi rinfranco in quel che sono e che faccio: questo è normale per me, la mia piccola libertà quotidiana.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 6 agosto 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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