Terremoti, media e opinionisti


IMG_0951Nuovo rilevante terremoto e solite trite e ritrite reazioni: un movimento mediatico notevole dove oltre alla necessaria e giusta informazione troviamo gli ormai vecchi discorsi sulla prevedibilità dei terremoti, sulla necessità di mettere in sicurezza il paese, eccetera. Ovviamente vuoi che non si creino fazioni opposte! Quelli che invocano la necessità di sviluppare sistemi di previsione dei terremoti e quelli che ribattono, più o meno seccatamente, più o meno sgarbatamente, che i terremoti non si possono prevedere; quelli che manifestano la necessità di ricostruire il paese secondo quelle misura antisismiche che la legge ha recentemente imposto come obbligo alle nuove costruzioni e quelli che rispondono, più o meno seccatamente, più o meno sgarbatamente, che in Italia non è possibile mettere in sicurezza gli edifici, che costa troppo, che, che, che.

Orbene, pur avendo le mie idee in merito, qui non mi interessa dibattere su chi abbia ragione e chi no, mi interessa piuttosto parlare dell’attitudine, non solo italiana ma in Italia forse più diffusa che altrove, di creare fazioni che più o meno accanitamente si mettono in contrapposizione tra loro e non parlo, ovviamente, di scienziati, ma di persone più o meno comuni, persone, giornalisti, opinionisti che spesso manco hanno una minima conoscenza di base dell’argomento in questione ma, come avviene spesso in tanti altri campi (politica, religione, atteggiamenti sociali, nudismo, alimentazione, medicina tradizionale vs alternativa, tumori, vaccini, eccetera), si sperticano comunque per avvalorare la veridicità della loro opinione (invero quella di altri da loro semplicemente condivisa) con articoli su riviste e blog, con interventi e commenti sui social network, con discussioni sui forum o nei luoghi di ritrovo. Articoli, commenti, discussioni che talvolta partono anche molto bene, iniziano con accurato esame delle cose, ma poi finiscono male, con insulti e offese all’altrui pensiero, anzi, che è peggio, direttamente a coloro che la pensano diversamente.

Ecco è qui che mi salta la mosca al naso, è qui che mi infastidisco e sento forte il bisogno di scrivere: è mai possibile che tutti (o quasi tutti) si dimentichino degli insegnamenti che la storia ci ha dato modo di ricevere? C’era un tempo in cui si dichiaravano eretici coloro che affermavano la rotondità della Terra o la possibilità di volare o quella di superare la velocità del suono o di andare nello spazio, o, o, o, insomma molte delle cose che facciamo oggi erano considerate un tempo impossibili, molte delle conoscenze oggi ritenute verità erano un tempo definite stupide o utopiche o antiscientifiche, molte delle attuali procedure medico scientifiche agli albori della loro vita furono condannate e rigettate.

Allora, perché affrontarsi ogni volta, più o meno seccatamente, più o meno sgarbatamente, in contrapposizioni assolute? Partiamo piuttosto dal presupposto che nulla è impossibile, tutto può diventare realtà, è solo questione di volontà, di ricerca, di pazienza e di tempo, basta volerlo e… ai posteri l’ardua sentenza, noi dobbiamo volerlo e operare affinché quello che serve anche se appare ad oggi utopico, impossibile, incredibile, si veda di renderlo reale, possibile, fattibile.

P.S.

Permettetemi, comunque, un breve accenno alle mie opinioni sulle due principali questioni sopra evidenziate: prevedibilità dei terremoti e messa in sicurezza degli edifici.

Prevedibilità

Affermare la totale e ineluttabile imprevedibilità dei terremoti è solo un modo per liberarsi da un peso morale e/o dall’onere di impegnarsi in studi più accurati in merito e/o per evitarsi rogne con i colleghi o i superiori.

Semplificando, due sono le principali cause di terremoto: i crolli delle grotte sotterranee e i movimenti delle zolle continentali. Ben vero che nel primo caso la prevedibilità è, senza una visione diretta e un monitoraggio costante di dette cavità, praticamente impossibile, ma i movimenti delle zolle (e anche quelli orogenetici) sono ben rilevabili dagli attuali sismografi e, magari non con una precisione millimetrica (e nemmeno metrica) ma attraverso l’intensificarsi della frequenza e dell’intensità delle rilevazioni si può certo sospettare l’imminenza di un terremoto in una data zona. Per ora direi che ci si potrebbe accontentare… per ora!

Messa in sicurezza

Anche qui trattasi solo di uno scaricabarile, invero è assolutamente fattibile: si rade a zero tutto e si ricostruisce. Edifici storici? Belle Arti? Premesso che spesso sono le strutture vecchie ma non storiche a crollare, che vadano al diavolo: è inammissibile che si faccia perdere la vita a migliaia di persone per mantenere in vita fatiscenti strutture architettoniche, facciamo dei rilievi e stampiamo dei modelli tridimensionali da mettere nei musei, oggi la tecnologia esiste ed è anche relativamente economica. Costa troppo? Bella, bellissima questa, a quanto pare la vita delle persone è meno importante dei soldi e comunque, quanto costano le ricostruzioni?

In conclusione

Volere è potere, magari per la singola persona si interpone il problema tempo (una vita potrebbe essere troppo breve per realizzare certi progetti) ma per la società tale questione non esiste: le successive generazioni possono portare avanti i progetti ideati dalle precedenti!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 26 agosto 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Salve Emanuele, condivido “quasi” tutto di quello che scrivi, sicuramente tutto lo scicallaggio mediatico , secondo qualche commento sentito ci sono già i responsabili da mettere alla gogna, ecc. Però devo fare qualche commento al tuo scritto. Sono nato in Irpinia e ho qualche esperienza in merito. Ho vissuto due eventi sismici in prima persona, il primo nel 1962 , al mio pasese di nascita, Ariano Irpino, all’età di 6 anni, ho visto crollare le case davanti a me come i castelli di carte, sono vivo perchè mio padre allora ebbe la prontezza di mettere me , mia nonna e non ricordo chi altro sotto un arco di quelli a struttra portane come quelli romani ,che gurda caso sono ancora in piedi. L’altro nel 76′ il Friuli, ero a Legnago , circa 25 Km a sud di Verona e stavo svolgendo il servizio militare. Quì è stato veremente più difficile perchè il giorno dopo ero là a cercare…….Vengo al dunque, riguardo la prevedibilità mi dispiace ma è impossibile prevedere dove e quando, neanche con i moderni sistemi di rilevamento, tanto che non sono del tutto conosciute le faglie secondarie di rottura. La faglia di Sant’Andrea in California è lì ben visibile e monitorabile, come lo sono i vulcani, mi auguro che il Vesuvio resti così com’è altrimenti sarebbe una catastrofe immane. Questo terremoto è dato da una “rottura secondaria” e poco profonda. Se i geologi di tutto il mondo avessero i dati necessari sarebbe fatta, ma anche in Giappone , che sono all’avanguardia non posso fare altro che “cercare” di mettere in sicurezza il più possibile. Scrivo CERCARE perchè tra le variabili di un crollo, al di là del fatto che le costruzioni a norma ecc. ,va considerato il sottosuolo, ovvero se nei substrati c’è roccia , arenaria , sedimenti di vario tipo, ecc. la roccia, semplificando, granito, calcare, conglomerati, attutisce molto l’onda d’urto, viceversa le arenarie in generale le amplificano e in un territorio come in nostro è pratricamente impossibile avere una mappatura simile. Io abito a Treviglio e si sà bene che poggia come tutta la pianura su sedimenti, senza faglie a rischio 1 su una scala a 5, ma Bagolino, se ho capito abiti lì, all’inizio di una valle morenica è a rischio 3 e quanto ne sappiamo su tutto il sottosuolo? Riguardo ai costi : a meno che non inervenga lo stato, cioè noi, in toto, chi deve ricostruire o mettere in sicurezza, deve inatnto anticipare lui le spese, anche con tutte le agevolazioni del caso, e poi chiedere i rimborsi IRPEF e alrto….Concludo, concordo col fatto che vada fatto il possibile, che ci vogliono anni di lavoro e studio e QUESTA DEVE ESSERE UNA PRIORITA’, ci avviamo verso l’utunno…..ci dobbiamo prepare ad una prossima alluvione? Fienze 4 novembre…… saluti Michele

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    • Grazie per il tuo intervento.
      Come ho detto non possiamo e non dobbiamo mai essere assolutistici: il futuro può sempre riservarci sorprese, tecnologie e conoscenze sono in costante crescita. I terremoti non siamo in grado di prevederli vero ma solo allo stato attuale delle conoscenze e della tecnologia, in futuro potremmo anche riuscire a farlo, premesso che previsione è previsione e non certezza, nessuno ha la sfera di cristallo, almeno per ora. Detto questo c’è invero da rilevare che esiste una ricchissima, sebbene poco aggiornata (chissà mai perché), mappa dei terremoti dalla quale si evince che essi si ripresentano ciclicamente nelle stesse identiche zone, beh almeno per queste zone diamoci da fare per metterle in sicurezza, poi, con più calma, si intervenga sempre e comunque sulle altre. Basta con la scuse! Basta con la preoccupazione di mettere inutilmente in allarme le persone!
      La questione soldi: vogliamo ragionare così come va fatto in economia? Vanno sempre analizzate le spese sul lungo termine e non sul breve: dal Belice a oggi e solo prendendo in considerazione i terremoti più rilevanti e le sole spese quantificabili, quelle sostenute dallo stato, abbiamo speso il triplo di quanto sarebbe necessario spendere per mettere in sicurezza quantomeno le zone italiane più soggette a terremoti!

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  2. Sono d’accordo. Ma tra connivenze piaceri furbetti del cartellino ecc. simo ridotti così.

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