L’ennesima foglia di fico


Il nudismo mi ha spogliato di una divisa. Senza saperlo, per il solo fatto d’esser vestito, già ero un soldato, combattevo per una causa. Una causa non mia.
Consapevoli o meno, confermiamo ogni giorno un costume sociale, il costume che vige vivendo in società. Passivamente, lo ritrasmettiamo, perché ad altri valga d’esempio: così fan tutti. Impecoriti come siamo, non tutti abbiamo i mezzi, la forza, la lucidità, la determinazione di andar contro un costume sociale apertamente. Esistono coalizioni, contratti, compromessi, costrizioni, doveri, impegni, impedimenti, impegolamenti, responsabilità: mille abiti che ci portiamo addosso, mille foglie di carciofo senza le quali non potremmo vivere in società. Uno può perdere il lavoro, la stima dei colleghi, farsi la vita difficile, pagare di persona. E tutto quel che ha imparato da nudista, tutto quel che è diventato, tutto il rinnovamento personale (di mentalità, di comportamento, di giudizio, di visione del mondo), tutto il progresso umano, personale, di pensiero che lo ha trasformato hanno una battuta d’arresto, delle limitazioni, dei colli di bottiglia, sempre più angusti e insopportabili, perché risultano sempre più assurdi, se non addirittura contrari alla nuova filosofia, al nuovo stile di vita, al nuovo pensiero organico che ha rimescolato le carte, ha ristrutturato i punti di vista, ha fatto cambiare il carattere, e ha cambiato persino il significato delle parole “maturità” , “essere uomo” e “essere adulto”: alla domanda Chi sono? Non abbiamo una risposta immediata, prestampata: nome e cognome non bastano più – non siamo all’anagrafe!
E ha cambiato anche il senso di responsabilità che abbiamo verso di noi. Ha fatto vacillare i pilastri della lealtà che dobbiamo a noi stessi, per rinsaldarli altrove più fermi. Ha scosso le basi su cui pensavamo di essere solidamente piantati per darci nuovi equilibri, e camminare dove non abbiam mai osato.
Ora che sono nudo, con un nuovo temperamento, tutto è molto più chiaro, i giochi trasparenti, le mene evidenti, i ricatti palesi. Posso solo cercar di evitarli, di non farmi prendere di nuovo dall’ingranaggio. Io sono cambiato. E si deve vedere. E deve stupire, scalfire, attecchire.

E se una collega ti dice, tanto per vedere l’effetto che fa:
– Non sapevo che eri nudista, che vai nelle spiagge dove tutti girano nudi…  Proprio tu che mi sembravi un tipo così a posto!…
– È bellissimo… Ma non solo spiagge: col mio gruppo facciano escursioni in montagna, passeggiate in campagna. Ormai ci sono abituato, non potrei farne a meno. Non torno più indietro.
– Ecco: ma allora è un vizio!
– Macché, è la cosa più normale che ci sia. La più naturale. Non solo durante le ferie, non solo la domenica.
– Ma… voglio dire: lo fate per sentirvi più mandrilloni? Fate delle orge?, non so…
– Nulla di tutto questo! Non è più il nudo ad eccitarci, o meglio non ci eccita più al modo di prima. Non è che vedendoci tra noi pensiamo al sesso: sesso e nudismo son due cose diverse: ogni cosa a suo tempo. Anzi, capisci anche meglio che cosa deve essere il sesso: che non è soltanto una questione meccanica azione-reazione, stimolo-risposta, come fossimo topolini di Skinner o cani di Pavlov. Prendi una via diversa, ti si apre una via diversa e lo fai anche in modo diverso, con più consapevolezza, con più attenzione, con più rispetto, con più apertura, più meraviglia, più presenza… presenza di corpo, di testa, di tutto… capisci di più che cos’è il voler bene. Entrambi più presenti, non distratti da altro.
– Non ho capito tanto, ma se lo dici vuol dire che lo hai provato.
– È stata una bella sorpresa! Certe cose non si riesce proprio a inventarle. Càpitano, e rimani sbalordito e contento.
– Per cui, nudo o vestito per te è indifferente?
– Abbastanza!
– Voglio dire: non senti vergogna, imbarazzo, non sei bloccato? Brrr… Non voglio pensarci!
– Ecco, questa è stata una bella conquista: non aver più vergogna. Diventa una cosa naturale, né bella né brutta. Senza nessuna morale di mezzo. Non ci fai più caso ed è finita lì. Non voglio appellarmi alla Natura o al Buon Dio e dire che il nudo è la misura naturale o divina dell’essere umano. Sta in piedi anche da sé. Ci si arriva anche da soli.
– Scusa, ma a me tremano le ginocchia solo a pensarci.
– Comincia con le piccole cose: a casa, per esempio. Prova a dormire senza vestiti… a stirare, cucinare, guardare la tele…
– Tza! E poi lo senti mio marito! … E i bambini?
– Non voglio convincerti a tutti i costi.
– No, questo no! Ti conosco, non diresti una cosa per un’altra. E poi, se hai provato… Ma, è che c’è tutto il resto… la società… Non è così semplice.
– È vero, non è così semplice: il sentiero ce lo dobbiamo trovare un po’ da noi.
– Allora dici che ti ha cambiato?
– Tantissimo. E come ti ho detto, non torno più indietro. Mi sento bene, a posto, saldo, nuovo… equilibrato… Ah!… sembra una pubblicità.
– Si, in effetti mi stai anche incantando. Se è tutto vero quello che dici. Va be’, vedremo.

Parlare senza pudori, senza paura di farci del male. Le persone che ci sono vicine, con le quali viviamo fianco a fianco ogni giorno è giusto che ci conoscano per quello che siamo, aperti e diretti, senza ostentazioni, nascondimenti, allusioni e mezze parole, ma anche senza falsi pudori…

O c’è sempre di mezzo la classica foglia di fico? L’abbiamo solo spostata: ora la teniamo davanti alla bocca?

L'ennesima foglia di fico: le reticenze, i pudori, le "prudenze" nelparlare

L’ennesima foglia di fico: le reticenze, i pudori, le “prudenze” nel parlare

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 28 agosto 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. In questi tempi, secondo me “ipersessuati”,è forse difficile capire lo spirito della mia famiglia negli anni Settanta e Ottanta. Io, mio fratello ed i miei genitori, d’estate, giravamo nudi in casa. Se mia madre indossava il solo grembiule per cucinare, non appariva ad i miei occhi come una sorta di Laura Antonelli (poteva esserlo agli occhi di mio padre) ma era semplicemente mia madre. La sessualita’ era un fatto del tutto legato a momenti particolari e generata sì,a volte, dalla piacevole sensazione dello stare nudi ma non necessariamente. Penso che questa abitudine abbia grandemente contribuito alla mia serenità ed al rispetto della donna.

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