Archivio mensile:novembre 2016

Il nudismo nuoce più del fumo passivo (lo dicon le multe)


La società c’ingaggia come militanti del suo status quo, nel confermare se stessa e perpetuare le sue fondamenta, i suoi valori, la sua struttura; le basi del viver comune: civile, rispettoso, dignitoso. Sono tre aggettivi che sottintendono gravi impegni per il singolo, il giogo cui è sottomesso, la carretta che deve tirare. Non sempre la contropartita è commisurata allo sforzo, alla frazione di libertà che ci viene sottratta, alla decima fiscale (una taglia si diceva sotto Venezia), che qualcuno ha deciso che dobbiamo pagare, come se vivere in società fosse un contratto di mezzadria in cui noi stessi siamo però proprietari dei beni, calcolati per soprammercato come cespiti in addizione.

La società non ci ha mai chiesto un parere, né contrattato le quote, facendoci a volte ingoiare dei rospi (come ad esempio l’ipocrisia, la doppia faccia del male minore), le contraddizioni stridenti fra la “virtù pubblica”, da costruirsi sulla propria persona, per poi esibirla nel comportamento esemplare, come fosse una divisa elegante (e simbolica) da portare in servizio, e i “vizi privati”, tollerati o sanzionati a seconda del grado col quale la singola individualità vuol emergere; incoraggiare o reprimere secondo che sia vantaggiosa od eccessiva e scorretta.

Ognuno hai propri tappeti sotto cui scopare mende personali più o meno consapevoli. Di queste abbiamo vergogna noi stessi, senza che la società ce ne rimandi il riflesso per cui arrossire. Penso a certe indolenze, a pigrizie mentali, a certi egoismi spacciati a noi stessi come giusto orgoglio o fondata autostima, a certi arrivismi, a certi “diritti dei dritti” propugnati a gomitate. Di questi non sentiamo pudore, anzi, pensiamo sia eroico e sacrosanto difenderli (i pulpiti holliwoodiani ce lo van strombazzando da sempre), e per i quali venir rispettati, proprio perché per essi abbiamo combattuto e lottato.

Una delle ipocrisie che la società ci impone di difendere con un impegno assunto come scelta personale, come si trattasse di un arruolamento volontario per una crociata di santi ideali o per gli alti concetti di patria, di progresso (o allettati dalla moderna sirena del successo), è il “rispetto pubblico” verso noi stessi: ci fa paladini di una battaglia non nostra, che sborda dai limiti della persona, ci fa carico quasi di un debito ereditato, che è nostro dovere estinguere per non doverlo a nostra volta insoluto trasmettere, di un comportamento che non vorremmo esemplare, che non vorremmo esser noi a difendere e confermare.

 

Costumi adeguati, rispettosi, modesti

Se dietro un rispetto dovuto dobbiamo cercare un diritto che va salvaguardato, il profilo che demarca questo rispetto è stabilito però dalla società (che in questo non riconosce come prevalenti e per prima non rispetta i diritti e le irrinunciabili prerogative individuali: non è il singolo a stabilire quali siano le linee di una buona condotta, dei costumi adeguati, rispettosi, modesti). La scelta nudista ha messo a nudo questa interferenza, questa imposizione o ricatto sociale. Alla società non importa quali siano i confini della modestia/pudore individuali: non imporrebbe con tanta severità i propri, cioè quelli pubblici, non collegherebbe specularmente il rispetto che si deve a se stessi col rispetto che si deve agli altri membri della società, non ci investirebbe del dovere di ritrasmettere e perpetuare la propria “organizzazione dei valori”, i propri criteri di valutazione, la propria scala di priorità. Nella stanza da bagno puoi far quel che vuoi, ma almeno tira le tende! Ma per strada, ma già nel tuo stesso giardino o balcone, non sei più così libero, e l’occhiuto controllo sociale t’impone dei limiti, ti puoi metter nei guai se per caso ti si vede prendere il sole come mamma t’ha fatto.

 

L’eccezione per alcuni che conferma la regola (quasi) per tutti

Una contraddizione (e ipocrisia) che non posso accettare è anche questa: che talune persone, “pubbliche” per definizione, possono fare eccezione (artisti, registi e modelle): anzi, più sono pubbliche e più fanno eccezione… o viceversa. Il solito richiamo al “primo emendamento” (sbandierato come il contenuto vero della libertà e della democrazia) non vale per le anonime persone private. Ma contraddittoriamente: le stesse persone “pubbliche” che in nome della libertà di opinione ed espressione possono permettersi di forzare, se non infrangere, i costumi vigenti, questi che fanno della trasgressione prudente e controllata il veicolo della propria notorietà (che i media ritrasmettono come un modello comportamentale, out quel tanto che basta e un formidabile strumento di asservimento e controllo delle masse) sono ancor più condizionati dalle norme e dai riti sociali che devono seguire, appunto sul filo dell’infrazione, pena il flop di popolarità, il mancato plauso/ approvazione/consenso.

Se un settimanale illustrato alletta i propri lettori con foto osé di divi in mutande, o che provano in calette escondidas a far del nudismo, nessuno ha da ridire. (Loro, gli adulti, sono nudi, ma il pargolo ha il suo bel costumino e il volto sfocato, come s’addice a persone politicamente corrette). Nemmeno se poi si viene a sapere che l’han fatto per soldi. Un divo può farlo, è un poco più libero di una persona normale ed anonima. Un divo è funzionale all’ordinamento sociale; gli strali della reprimenda moralistica non lo colpiscono, anzi si ritorcono contro chi li ha scagliati, bollandoli d’esser bigotti e oscurantisti. Se un privato cittadino prova a fare lo stesso, rischia una multa esosa e non si capisce per quale danno reale.

Il fumo fa male, ma il nudismo fino a 200 volte di più

Il fumo fa male: a chi fuma e a chi gli è vicino, c’è scritto su ogni pacchetto di sigarette che compri (vedi le nuove scritte dissuasive: “Il fumo causa ictus e disabilità”; “Il fumo causa il 90% dei casi di cancro ai polmoni”; “Il fumo può uccidere il bimbo nel grembo materno”; “Il fumo riduce la fertilità”; e ancora “Il fumo aumenta il rischio di impotenza”): la multa (dai 25 ai 300 euro). Il danno a se stessi e agli altri è assicurato e da tempo clinicamente provato (quasi 50.000 articoli su PubMed).

La semplice e mera possibilità che la mia nudità sia visibile pubblicamente è punita a discrezione di un agente dell’ordine. «Chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 10.000» – al solito ridotta di 1/3 se pagata entro 5 giorni (è da ricordare che la massima sanzione, oltre la quale c’è la reclusione, è di 50.000 euro: diffamazione, reati sportivi, frode fiscale…). Senza che mi si contesti o sia altrimenti palesemente dichiarata e accertata la nocività verso terzi del mio comportamento! Sono danni morali, mi si obietterà. Ok! Ho ben capito qual è la morale dello stato che incassa, o dietro quali alibi ancor si nasconde. Difende la maggioranza che lo sostiene. Chiunque farebbe altrettanto una volta al potere.

A proposito di  multe: l’eccesso di velocità rappresenta un possibile pericolo, anzi, direi un reale e comprovato pericolo, “clinicamente provato” dicono dagli ospedali e dall’Istat, ed è giusto che venga sanzionato. La multa massima per il caso più grave: viaggiare a 60 km oltre il limite (3287 euro) con un mezzo pesante (+ 50%: 3287 + 1643,5 = 4939,5), tra le 22 e le 7 del mattino (+ 1/3: 4939,5 +  1646,5 =   6586) supera di poco la multa minima per “atti contrari alla pubblica decenza” (5000 euro).  È solo un paragone, non ho la preparazione giuridica per capire di più, il perché e il percome.

Se lo stato usa le multe per farmi entrare in testa un concetto, che cosa ne devo dedurre?

Ebbene qualcuno mi spiega finalmente in che cosa consiste il danno, l’offesa, il pericolo, reale comprovato, della pubblica nudità? È poi così grave da ricorrere a ripari tanto drastici e pesanti? Obiettivamente, dico. Certo che tiro l’acqua al mio mulino, sto minimizzando: ma che cosa sto minimizzando, che cosa non è una bagatella? Che cosa non avrei ancora capito di come funziona la società e del possibile pericolo rappresentato dalla mia nudità? Ma soprattutto: dove sta l’indecenza?

La società erge le proprie barriere a difesa di ciò che le sta più a cuore… pardon, di ciò che le dà maggior tornaconto. Divi e modelle non avrebbero contratti, auto sportive e profumi (il massimo del superfluo, dello spreco, della vera indecenza! dell’esibizione sfacciata del proprio ego… asociale), non potrebbero far leva sull’erotico appeal di seni e cosce scoperte, di corpi nudi e scultorei, di figure ideali o idealizzate, eroiche, mitiche, d’eccezione, funzionali alla promozione; da proporre come dannunziana “favola bella” ai comuni mortali; proiezione emotiva, consolatoria e bastantemente gratificante a noi poveri tapini normali, a noi “perdenti” che non ce l’abbiamo fatta ad emergere, e che abbiamo bisogno dei paradisi irreali di Photoshop per fiondarci in un mondo da serra, costruito ad arte per farci ancora più poveri.

La fattoria

La legge, grande ipocrisia, si autodichiara eguale per tutti, si autoidentifica con la giustizia con tanto di bilancia e benda sugli occhi. C’è sempre qualcuno “più uguale” degli altri: nella fattoria degli animali umani, guai a chi trasgredisce le norme che tengono in piedi la baracca, la gerarchia. Come a far capire: guai se la società fosse davvero egualitaria con gli stessi diritti e rispetti per tutti. Non siamo tutti uguali, è una constatazione, ed è giusto che chi più vale, emerga, trovi il suo spazio… Non è piuttosto la legge della giungla?

Una società che non si vergogna delle proprie contraddizioni, delle bugie che è costretta a far bere, delle ingiustizie che per prima introduce, dei due pesi e due misure che applica a proprio arbitrio, che non ripara le proprie imperfezioni man mano che sorgono, non è una società in cui mi piace vivere, in cui è bello stare insieme. Si vede che – e ingenuamente non l’avevo capito prima, povero allocco – il potere vero, il potere di dare vigenza, certezza e potere alle leggi non sta nel sigillo di stato, ma da qualche altra parte. Che venga da qui anche l’opposizione al nudismo, sancita e sacrata (l’etimologia è la stessa) dalla legge, piegata strumentalmente a vantaggio di pochi? – opposizione tuttora immotivata, o motivata con argomentazioni scontate, con inviluppi retorici e contorcimenti tautologici, col richiamo a inviolabili tradizioni, a vuoti truismi –. E per conseguenza, verrebbe pure da lì la schiuma frenata di certi esibizionismi impuniti, questi sì spudorati, offensivi e socialmente dannosi?

Ricordi d’infanzia


Mi rimangono alcuni ricordi della mia infanzia che riguardano la mia nudità.

1. Seconda elementare appena iniziata, ottobre. Adoro il mio maestro, mi faccio in quattro per la sua approvazione. Mi slego, il cervello comincia a girare, ad aprirsi: tutto mi interessa, di tutto sono curioso. Studiare è un piacere, un gioco, un’avventura, una caccia al tesoro.

Era forse un giovedì, allora si faceva vacanza, verso le quattro o le cinque del pomeriggio. Non fa ancora freddo e l’uscio di casa è aperto. Mia mamma mi ha fatto il bagno, mi ha messo a sedere sul tavolo della cucina e mi sta asciugando. Passa questo maestro che era stato da un nostro vicino elettricista. Ci riconosce e, come si dice, “mette dentro la testa” per un saluto.

Non sento per nulla vergogna del mio essere nudo. E credo che a quell’epoca non la sentissi con nessuno. Caso mai il contrario: il fatto che il maestro mi vedesse nell’intimità della vita quotidiana e durante il bagno era eccezionale e proprio questa sua eccezionalità non poteva che aumentare il legame di confidenza, di familiarità, di apertura col maestro. Questo semmai ricordo, non che mi sentissi vergognoso, a disagio, “scoperto”. Ed è una sensazione che ho ritrovato fin dalla nostra prima escursione, quando il vetro affumicato del pudore, dell’inaccessibilità di certe parti “protette” agli sguardi, d’incanto è caduto in frantumi, lasciandomi la gradevole sensazione di un’espansione, di una liberazione, di un respiro fresco e profondo, come anche di una solidità perfetta e affidabile in me stesso nei confronti degli altri, con quell’unico corpo che avevo… e che ho.

2. Un paio d’anni dopo frequentavo la quarta o la quinta elementare. Era il periodo delle enciclopedie comprate a rate. La Mondadori ne aveva tradotta una americana, I mondi dell’uomo, che continuamente sfogliavo, la divoravo avidamente. Finché un giorno arrivò il volume sesto “Uomo, famiglia, società” e vidi la fotografia di alcune persone nude sedute a dei tavolini di un bar, come fosse una cosa normale! Quella fotografia mi incantava, mi attirava, tornavo spesso a guardarla. Fosse stato possibile, mi sarei tuffato nella fotografia per trovarmi come per magia in quella realtà. Mi sentivo i nervi vibrare, li sentivo agitarsi come vibrisse o tentacoli, antenne radar in traccia di qualcosa di bello e allettante.

Da un'enciclopedia delgi anni '60

Da un’enciclopedia delgi anni ’60

La didascalia mi ritornò ogni tanto alla memoria, sibillina e promettente, e ogni volta mi faceva riflettere: dimenticata la prima parte, mi rimaneva da un lato la tolleranza e dall’altra la ferma riserva di quel “costoro”, davvero sprezzante, che svelava un giudizio di condotta a dir poco riprovevole.

Non sapevo nulla di sesso, qualcosa che ancora non esisteva. Ma già ero pieno di strana elettricità: la situazione specialissima di persone nude, ma normali e tranquille! «Ma non hanno vergogna?» mi chiedevo. Vedendomi al contrario come dentro la tuta e scafandro di un palombaro… come se quell’altra realtà, quel mondo da utopia che vedevo nella fotografia, per quanto normale, naturale e possibile, fosse da vivere per assaggi brevissimi, come in apnea, perché era troppo, era esagerato e non si potesse resistere a lungo senza in qualche modo morirne.

Terrori che assalgono i bimbi che a lor modo capiscono per vaghe allusioni, malcerte spiegazione e poi provvisoriamente reincollano i cocci. E ne traggono regole di buona condotta, modesta e decente. Regole che da buoni neofiti si assolutizzano e diventano di una serietà e severità da tribunale.

3. Il terzo ricordo mi riporta alla prima media, quando non ho più voluto che mia mamma mi assistesse quando facevo il bagno. Tutto il mistero stava laggiù, nelle parti basse, nel piciolino che nessuno doveva vedere. Avevo un segreto inviolabile: né per fiducia, né confidenza sarebbero riusciti (“loro”, gli “altri”) ad infranger lo scudo: “soldato di Cristo”, cresimato, chierichetto…

Rimase alla fine solo l’occasione, la complicità dei primi giochi innocenti e azzardosi con cugini o compagni: il solito “giochiamo ai dottori?”, col respiro che si mozzava in gola prima di finir le parole; o la vista reciproca del sancta sanctorum contrattata al centesimo, sincronizzata al secondo. E furtiva, brevissima, curiosità ancora una volta insoddisfatta. Oramai moneta di scambio: vederci il corpo come tagli di carne bovina appesi in macelleria.

Uffa!

Ma poi finalmente si cresce, non ci si sta più nei vestiti. A strappar la camicia, far saltare i bottoni non è un Nembo Kid in incognito, l’incredibile Hulk, un  licantropo inconsapevole, ma semplicemente noi stessi, come fin dall’inizio avremmo potuto già essere: senza scafandri, divise, vestiti decenti e modesti, camicia bianca dei giorni di festa.

Intervistato da #RadioPopolare @radiopopmilano


Finalmente, dopo due settimane di attesa a causa di miei impedimenti e un rinvio per problemi loro, stamattina alle sei e quaranta sono stato intervistato da quelli di Radio Popolare nell’ambito del programma giornaliero Snooze. In origine l’intervista doveva andare in onda nell’ambito del programma sportivo “Olio di Canfora” che ha luogo una volta alla settimana al lunedì a cavallo delle dieci, poi è stata spostata e forse è anche meglio: pare che la mattina presto ci sia più gente in ascolto e probabilmente anche intenta a mansioni che rubano meno spazio alla concentrazione e alla successiva rielaborazione di quanto ascoltato.

Non sapevo che domande mi avrebbero fatto, d’altra parte era abbastanza semplice prevederle. Solo una, la prima, quella sulla differenza tra naturismo e nudismo, non l’avevo messa in conto e mi hanno preso un poco alla sprovvista, anche perchè l’emozione un poco si è fatta sentire. Mi ci sono perso via un attimo e solo pochi secondi dopo la chiusura del collegamento mi sono ricordato che avevo coniato una frase semplice e chiara che ho utilizzato più volte e che, ora, ho pensato bene (seguendo un vecchio consiglio di mia sorella) di scrivere in un punto del blog che la tenga sempre in visione. La riporto anche qua sotto:

Naturismo: corrente letteraria del romanticismo che scriveva di natura; in ambito nudista stile di vita che usa il nudo come mezzo per avvicinarsi alla natura.
Nudismo: stile di vita che ha il nudo come fine.

Va beh, è andata, per il resto, tenendo sotto controllo un leggero tremore e sfruttando al meglio il poco tempo disponibile, mi sembra d’essere riuscito a dire quello che c’era da dire. Alcune domande che speravo mi venissero fatte sono mancate, qualcosa sono comunque riuscito a inserire , altro no, ma… da cosa nasce cosa, potrebbero seguire altre opportunità, magari con più tempo. Nel frattempo chi vuole può trovare tantissime cose qui sul blog oppure, meglio ancora, partecipare alle nostre escursioni e ottenere le risposte dal vivo: non c’è obbligo alla nudità, ognuno segue la propria confortevolezza e nel gruppo ci sono anche amici che preferiscono stare vestiti o che si spogliano solo parzialmente.

Ringrazio Dario Falcini che è stato il primo a contattarmi per conto di Radio Popolare, poi tutti i conduttori della trasmissione, in particolare Alessandro Braga che ha gestito l’intervista: è stato gentilissimo e mi ha fatto belle domande. Grazie!

(Ri)Ascolta l’intervista, tramite il sito di Radio Popolare, cliccando sull’immagine sottostante.

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Una lezione di stile


Foto Carla Cinelli

Come volevasi dimostrare, gli articoli recentemente apparsi su alcuni media e che parlavano, tutto sommato in modo neutro e per alcuni aspetti anche positivo, di Mondo Nudo e delle sue escursioni in montagna hanno provocato reazioni che sono eccellenti lezioni di stile.

Ecco quello che mi scrive attraverso il modulo di contatto un coraggioso xx dd con indirizzo e-mail fff@gg.hh e indirizzo IP… ehm, no, questo non lo posso pubblicare:

A FROCIONI SUCCHIACAZZI

Grazie, grazie carissimo, difficile capire come tu possa collegare così indissolubilmente il nudismo all’omosessualità, però comprendiamo benissimo la dura lotta interiore che si sta attanagliando: da un lato la condizionata parte cosciente che vuole imporre una sessualità conformistica (etero), dall’altro l’incondizionato io profondo che, stando a diversi esperti della psiche, è naturalmente improntato alla bisessualità. Ecco, così, l’inconscia (o magari anche conscia) paura di poter cambiare che scatena la negazione di tutto ciò che, come la nudità altrui e nostra, ti pone di fronte allo specchio, del fisico e, soprattutto, dell’anima. Ovviamente non è possibile incolpare te stesso di tale perversa situazione, vorrebbe dire ammetterla, pertanto aggredisci gli altri, in particolare quelli che hanno superato le perversioni e vivono in pace con sé stessi e con le predette e altre parti di sé stessi, veicolando su di loro quello che il tuo io profondo pensa su di te e che solo l’iracondia riesce a far emergere. Grazie, ben lungi dall’offenderci, ci ha solo dato modo di spiegare a te e ad altri come te quali siano le reali ragioni della vostra paura.

Altri, quegli altri che mi hanno riferito essersi volenterosamente applicati nel scrivere commenti sulla comunità Facebook del Val Brembana. Anche qui noi, a differenza vostra, siamo capaci di comprendere: comprendiamo la grande fatica che facciano alcuni a vivere in una società che ha rinnegato molto di quello in cui credevano, dal militarismo al (falso) pudore, purtroppo è così, i tempi cambiano, per fortuna cambiano, quale noia sarebbe vivere nel piattume di un eterno piattismo e conformismo; comprendiamo la rabbia di coloro che, chiusi nelle loro piccole certezze e dalle stesse costantemente oppressi, vorrebbero alleviare la loro sofferenza imponendosi sugli altri e trovano chi non ci sta e riesce a non farsi opprimere; comprendiamo l’incosciente invidia di coloro che, avendo da sempre vissuto in funzione della convenzione, improvvisamente scoprono l’esistenza di chi, diversamente da loro, riesce a dare seguito a quelle esigenze naturali e sane che il nostro corpo nel suo profondo esprime; comprendiamo questi e anche tutti gli altri piccoli importanti problemi umani e sociali, problemi ai quali, attraverso la nudità personale e sociale, noi, purtroppo per taluni per fortuna per alti, abbiamo dato e diamo una sincera e sicura soluzione.

Grazie, grazie a tutti, impariamo molto da voi, soprattutto dalle vostre interessanti lezioni di stile.

Grazie, siete tutti invitati alle nostre escursioni: non è forse meglio parlare con coscienza piuttosto che parlare a sproposito? Vi assicuro che non vi trovereste a disagio: con noi ci sono già diversi amici che preferiscono non spogliarsi. Ah, sappiate però che sono già molti coloro che partendo dalle vostre stesse posizioni e dai vostri stessi atteggiamenti, dopo averci conosciuti, hanno cambiato idea e comportamento, molti sono.

Grazie!

Perchè camminare vestiti? (Risposte alla Gazzetta)


127ANel bell’articolo che la Gazzetta ha dedicato a noi (Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati) sono state avanzate dal giornalista stesso (Andrea Mattei) delle osservazioni che, in parte, fanno pensare ad una mia non completa ed esauriente comunicazione, è mio dovere/diritto dare delle delucidazioni in merito.

  1. Sono i paladini del trekking … riportato … all’era Neanderthal .“ Non c’è bisogno di risalire all’era di Neanderthal per trovare la nudità sociale intesa come normalità, quantomeno per certi aspetti o in certi momenti: per anni il battesimo si è fatto da adulti e immergendosi nudi nell’acqua di un fiume; in diversi periodi storici la nudità era un segno di sottomissione a Dio; un secolo addietro e anche meno era del tutto normale per la società contadina mettersi a nudo in quelle situazioni in cui i vestiti buoni si sarebbero potuti sciupare, ad esempio andando la domenica al fiume per farsi un bagno con gli amici; la nudità è portata con assoluta normalità nei popoli che vivono ancora in una situazione di parziale decontaminazione dalla società occidentale; e via dicendo.
  2. sentire sull’epidermide il vento che soffia, il sole che cuoce, gli arbusti che graffiano, gli insetti che pungono…” libera rielaborazione delle mie parole e non è chiaro se sia una considerazione positiva o negativa, in ogni caso facendo riferimento ai miei cinquanta cinque anni di montagna, tra i quali quaranta d’insegnamento alpinistico a tutti i livelli e in tutte le forme, posso ben dire che le uniche scottature prese le ho prese quando al nudo ancora non ci pensavo, che gli arbusti graffiano per bene anche da vestiti e lo stesso dicasi per le punture degli insetti (per altro in dodici anni di nudità ho appurato che gli insetti si tengono lontani dai genitali).
  3. Se vi state chiedendo perché … lo abbiamo chiesto direttamente a loro. … perché camminare vestiti? risponde con una palese provocazione Emanuele Cinelli” La mia è tutt’altro che una provocazione, è solo una domanda logica e alla quale ad oggi nessuno ha saputo darmi una risposta convincente, una risposta che esuli dalla limitatezza e dall’opinabilità della religione, dei tabù, del pudore o della convenzione sociale.
  4. Locandina TappaUnica3V_600Poi mi sono accorto che così facendo rendo molto di più sia in resistenza che in velocità”: qui è un po’ meno comprensibile” Perché mai meno comprensibile? Sono un atleta e tutti gli atleti perdono ore e ore a studiare abbigliamento e materiali al fine di trovare quelli che gli danno la migliore resa possibile, lo stesso ho fatto io con la differenza che ho preso in considerazione anche la nudità trovandola assai più efficiente, così come la teoria della fisiologia di suo già mi aveva fatto intuire.
  5. Poi devo lavare meno roba quindi risparmio tempo, lavoro, soldi e sono più ecologico: questa… non ci sembra una buona ragione” La risposta andava vista estesa allo stile di vita nudista, leggendola con il solo e specifico riferimento all’escursionismo posso comprendere che sorgano delle perplessità, d’altra parte: visto che oggi già si lavora tanto per potersi permettere un minimo di decenza nella vita del quotidiano, dover lavorare di meno nel tempo restante non la vedo come una cattiva ragione; qualcuno avrà risorse economiche rilevanti, io no, io non mi posso permettere di acquistare ogni anno l’abbigliamento tecnico che mi serve, stando quanto più possibile nudo lo faccio durare molto di più dando un importante contributo alle economie; viviamo ad alta velocità e abbiamo sempre meno tempo da dedicare a noi stessi, avere metodi che possano farcene recuperare un poco è quantomeno utile; negare l’importanza dell’ecologia la trovo un’affermazione decisamente fuori luogo in una società che si trova soffocata dall’inquinamento, in una società dove ambientalisti ed ecologisti arrivano persino a suggerire di farsi la doccia solo due volte alla settimana e dove, per fare un solo esempio, sono gli stessi comuni che chiedono alla popolazione di usare il minimo indispensabile di detersivo.
  6. … quando si prova non si torna più indietro… e qui dobbiamo fidarci” Invero si può ben fare più che fidarsi, si può provare! Le escursioni di Mondo Nudo sono state ideate e vengono organizzate proprio per questo, sfruttatele!
  7. Siete pronti anche voi a convertirvi?” Invero non pretendiamo la conversione di nessuno, chiediamo solo il pieno e completo rispetto per le nostre opinioni e abitudini, così come noi comprendiamo e rispettiamo quelle di coloro che preferiscono stare vestiti: alle nostre escursioni non esiste obbligo alla nudità e già diversi sono gli amici che ci accompagnano stando vestiti; selezioniamo con attenzione i nostri itinerari onde evitare quelli affollati o anche solo piuttosto frequentati; avvicinandoci ai nuclei abitati ci copriamo; lo stesso facciamo per le strutture della ricettività. Purtroppo tale rispetto viene talvolta a mancare e questo talvolta per qualche strano motivo appare essere socialmente più rilevante del contrapposto tanto rispetto: nella società attuale ottengono ragione solo i prepotenti e i grandi numeri, di fare i prepotenti proprio non ci aggrada (lo lasciamo fare a quei pochi che ci osteggiano e che pare amino usare atteggiamenti aggressivi e minacce; curioso rilevare che costoro siano per lo più quelli che si oppongono anche ai diritti delle donne, alla non violenza sulle donne, all’accoglimento dei migranti, all’accettazione dell’omosessualità e via dicendo, apprezzando di converso il maschilismo, il razzismo, le foto delle donnine in costumi succinti e col il sedere ben in vista, le parolacce, eccetera), quindi possiamo e dobbiamo necessariamente puntare ad incrementare i nostri numeri.

0368_ph. fabio corradini_edIn merito ai commenti, precisando che per una serie di ragioni ne ho letti solo alcuni, ma di tutti mi è stato comunque sommariamente riferito, come prima cosa voglio ricordare a tutti un fatto importantissimo da tener sempre presente quando si commenta un articolo delle riviste on-line: è più unico che raro il caso di articoli che riportino per intero quanto espresso dall’intervistato, se volete leggere per intero le mie risposte le potete trovare qua: Perchè camminare nudi?

A chi commenta con fare trollesco  posso solo ricordare che l’aggressività e le minacce, ben lungi dal dimostrare saggezza e intelligenza, nulla portano alla società e alla fine si ritorcono contro chi le manifesta. Curioso che, quando si tratta di nudismo, costoro sempre utilizzino, alla stregua di quanto viene fatto dai militanti di fazioni militari estremiste, i bambini (ai quali invero il nudo proprio non infastidisce finché non vengono al riguardo condizionati dai genitori: leggi qui) come scudi umani e nelle minacce che seguono si paventino azioni violente fatte davanti a loro, ai figli: bella educazione che gli date, i nostri vengono educati al rispetto e alla non violenza!

“Non siete nudi, portate le scarpe!” Beh, allo stesso modo allora voi non siete vestiti visto che di certo non indossate il Burqa. A parte la battuta, camminare per ore sui sentieri di montagna a piedi nudi è cosa impraticabile, perfino nelle tribù che vivevano e che ancora vivono nella normalità del nudo i piedi venivano e vengono protetti con delle specie di ciabatte. In ogni caso quando troviamo condizioni adeguate, ad esempio un bel prato morbido e privo di sassi, le scarpe le togliamo con immensa soddisfazione. Insomma, siamo nudisti ma non stupidi e incoscienti, sussistono pur sempre questioni di sicurezza che invitano a camminare con adeguate calzature.

Sulla questione vipere, intanto posso comunicare che ne ho personalmente incontrate diverse, sia da vestito che da nudo, e mai ho avuto problemi, poi vorrei evidenziare che le vipere non volano e non saltano pertanto l’essere vestiti o nudi fa poca differenza a patto d’avere ai piedi adeguate calzature (cosa che ci riporta alla questione precedente), infine richiamo l’attenzione sul mio articolo “Nudismo e… vipere”.

Per altre eventuali questioni, per coloro che, invece di basarsi sui preconcetti e/o sul sentito dire, saggiamente vogliono acquisire corrette e ampie informazioni, ecco gli articoli che ho al riguardo già scritto:

Montagna nuda

Ritorno a… noi

Alpinismo e tecnologia: l’escursionismo ieri, oggi, domani

Escursionismo nudista: istruzioni per l’uso

Escursionismo, quale abbigliamento (1)?

Escursionismo, quale abbigliamento (2)?

Escursionismo, nudismo e… zecche!

 

Esplode l’interesse dei media per #VivAlpe e #MondoNudo


locandina-vivalpe-2017-600Queste ultime tre settimane sono state un fermento di eventi sia nel campo professionale che in quello privato, alcuni purtroppo spiacevoli, altri gradevoli e tra questi ultimi voglio qui evidenziare un improvviso interessamento per le escursioni che pubblicizzo tramite questo blog e soprattutto per la modalità con cui le stesse vengono effettuate. Non mi è dato di sapere con esattezza il perché di questo improvviso interessamento, posso solo ipotizzare che sia conseguenza del grande lavoro che ho fatto negli ultimi tre anni: rilancio su vari social network degli articoli di Mondo Nudo, pubblicità schietta agli eventi del blog anche attraverso canali sociali non nudisti, attivazione di contatti fuori dalla stretta cerchia del nudismo. Posso anche ipotizzare che la chiave di volta sia l’aver cambiato il titolo degli eventi escursionistici da “Orgogliosamente Nudi” a “VivAlpe”, un titolo che meglio cattura l’attenzione di chi si interessa delle attività praticabili in montagna e, in primis, di escursionismo, lasciando al mantra “vestiti è bello, nudi è meglio” il compito di evidenziare con delicata decisione la modalità “vestiti facoltativi” con cui vengono effettuate tutte le escursioni di Mondo Nudo, ma anche tutte le mie personali.

Nel pomeriggio del 13 ottobre 2016 esaminando le statistiche del mio blog noto un rilevante afflusso di visitatori provenienti da una nuova sorgente: con estrema gratificazione scopro che di sua iniziativa MountainBlog, un importante e seguito blog che tratta di montagna e di alcune delle attività sportive che attorno ad essa si sviluppano, in particolare l’escursionismo e la corsa in montagna, ha pubblicato un redazionale in merito a “VivAlpe 2017”. Un bell’articolo che, senza esprimere giudizi e, quindi, senza condizionare il lettore in un senso o nell’altro, riporta l’elenco delle nostre escursioni per l’anno a venire evidenziando già dal titolo, al quale le foto scelte fanno poi da rinforzo, di cosa si tratta: ”VIVALPE: vestiti è bello, nudi è meglio. Il programma escursionistico 2017”.

Qualche giorno dopo (15 ottobre 2016), quando l’esaltazione per l’interesse di MountainBlog sta iniziando a scemare, ecco che un giornalista della Gazzetta dello Sport mi chiede l’autorizzazione all’utilizzo di alcune foto dell’album Flickr “Vestiti è bello, nudi è meglio”. Verificata l’attendibilità del messaggio e della persona collegata autorizzo l’uso delle foto e mi metto a disposizione per eventuali informazioni: sebbene negli ultimi tempi le cose stiano migliorando, l’esperienza m’insegna che ancora troppo spesso i giornalisti tendono a scrivere di nudismo in modo condizionato e senza averne un’adeguata conoscenza. Per e-mail rispondo con generosa dovizia alle specifiche domande che il giornalista mi pone (perché camminare nudi, vantaggi e svantaggi, come ci si protegge dal freddo, quanti siete, dove praticate, problemi con le forze dell’ordine o di altro tipo) e il 19 lo stesso giornalista (Andrea Mattei) mi segnala che l’articolo è stato pubblicato anticipandomi che, a causa del limitato spazio a disposizione, ha dovuto tagliare alquanto le mie informazioni. Immediatamente vado a leggere e… bello, si bello, serio e sufficientemente neutro. Oops, ecco, mi pareva troppo bello! Sapevo che rispondendo in modo esaustivo stavo commettendo un grossolano errore, ovvero dare all’interlocutore la possibilità di isolare le parti dal tutto e commentarle distintamente, ma ho sperato (sarà l’ultima volta che lo faccio) che ciò potesse per una buona volta non succedere. Invece… è successo e così, in merito alle motivazioni per il camminare nudi (tre trascritte contro le otto inviate: potete leggerle per intero su questo blog nell’articolo “Perché camminare nudi?”), sono stati espressi, con progressiva negazione, giudizi personali (ai quali dò qui seguito con l’articolo “Perché camminare vestiti?”). Certo tutto è opinabile (pertanto lo sono anche le osservazioni del Mattei, come i commenti dei lettori), ma il voler opinare a tutti i costi può far (s)cadere nella retorica e nel conformismo, più proficuamente (e onestamente) quello spazio si poteva dedicare a qualche altra motivazione o comunque a specificare che quelle pubblicate erano solo una limitata parte di un più lungo elenco, dandovi così maggior costrutto invece di farle apparire fra loro slegate e indipendenti. Fortunatamente l’articolo poi riprende il tono neutralmente informativo e, seppure con qualche altra piccola perla conformistica, si conclude con un buon senso d’insieme che quasi fa dimenticare le scadute, quasi! Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati. P.S. Decisamente interessante notare che da questa fonte arriveranno e ancora quotidianamente arrivano al blog molti visitatori, con una media di pagine visitate che indica una visita tutt’altro che frettolosa.

locandina-tappaunica3v-600Nella sera del 21 ottobre controllando la posta elettronica trovo il messaggio di Dario Falcini inviato tramite il modulo contatti di Mondo Nudo: vuole intervistarmi per conto di Radio Popolare, dove ogni lunedì mattina (ore 9:30) va in onda la trasmissione sportiva “Olio di Canfora” da lui stesso curata. A causa di un lutto familiare accaduto proprio quella mattina devo tenere in sospeso la questione: verrò intervistato lunedì 7 novembre tra le 10 e le 11.

Riesco però rispondere all’intervista che, poco dopo (23 ottobre), mi viene fatta per e-mail da una recente amicizia fatta attraverso le escursioni di Mondo Nudo, Corina Fornasier, contitolare di KundaliniVision® interessante associazione di promozione sociale che opera nel campo del benessere olistico e dell’espressività artistica attraverso il corpo: L’insolita intervista a Emanuele Cinelli “La nudità, filosofia di vita”.

Sto ancora crogiolandomi nel piacevole sapore di tutti questi eventi quando il 31 ottobre ricevo da Google+ un alert relativo alla pubblicazione su BlastingNews di un articolo che mi riguarda. È poco più di una sintesi dell’articolo fatto dalla Gazzetta ma, comunque, un’altra sferzata di energia: North walking in costume adamitico, nuova moda in Lombardia. Avrei qualcosa da ridire sul titolo, in particolare si quel “nuova moda”, ma non importa, quello che conta è che se ne parli e si faccia girare voce: anche se ad oggi mai abbiamo avuto seri problemi, anzi (ho invero scoperto che molti sono coloro che durante le loro escursioni si sono una o più volte lasciati andare levandosi tutti i vestiti per godersi un attimo di sole e di aria a nuda pelle), è comunque giusto che chi va in montagna sia informato della possibilità d’incontrare escursionisti nudi, in particolare percorrendo sentieri poco frequentati o muovendosi su terreno libero.

Ma la cosa non finisce qui! Proprio mentre sto finalizzando questo articolo (1 novembre) ricevo, ancora attraverso il modulo di contatto del blog, un’altra e-mail che alza ancora di più il tiro e la mia soddisfazione: il regista filmmaker/documentarista Daniel Visintin, collaboratore di varie reti televisive nazionali, comprese la Rai e Mediaset, mi propone di girare qualcosa su di noi: grandioso!

Onorato da tutti questi eventi e contatti, scriverò, ovviamente, delle evoluzioni che prenderanno, intanto penso proprio di potermi permettere due affermazioni, anzi esclamazioni, di più grida: il lavoro paga e soprattutto… CHI LA DURA LA VINCE!

Perchè camminare nudi?


dsc06316Visto che l’articolo sulla Gazzetta Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati ha riportato solo una minima parte delle informazioni che in merito avevo inviato al giornalista (Andrea Mattei) e che da quella fonte sono arrivati e stanno ancora arrivando su Mondo Nudo molti visitatori, per altro tutt’altro che frettolosi, ritengo doveroso riportare qui per intero quello che avevo inviato. Qui, invece, trovate le mie osservazioni alle obiezioni del giornalista: Perchè camminare vestiti? (Risposte alla Gazzetta).


Nella e-mail del giornalista

A questo punto approfitto della sua disponibilità per farle un paio di domande.

Se ne ha voglia mi scriva due righe sul “perché camminare nudi”, quali i vantaggi e quali le controindicazioni (banalmente: come ci si protegge dal freddo?). Quanti siete in Italia a praticare questa attività, in quali zone e se incontrate problemi con le forze dell’ordine o di altro tipo.

Prima mia e-mail

Perché camminare nudi? Dopo quattro anni di attività e di comunicazione in merito a questo mi sono convinto che l’unica risposta veramente convincente sia “perché no, perchè camminare vestiti?”. Cercare di spiegare a parole quello che si prova emotivamente è già difficile per attività come l’arrampicata o il trail, talvolta anche per lo stesso escursionismo, figuriamoci quando a tali attività ci si abbina la nudità. D’altra parte è anche giusto provare comunque a dare delle risposte a chi formula domande:

  1. perché un nudista appassionato di montagna desidera ovviamente abbinare le due cose;
  2. perché quando si arriva, come me e come tanti altri nudisti, a vivere il più possibile nella nudità diviene inevitabile farlo anche in montagna;
  3. perché mi sono accorto che così facendo rendo molto di più sia in resistenza che in velocità;
  4. perché devo poi lavare meno roba indi risparmio tempo, lavoro, soldi e sono più ecologico;
  5. perché il mio corpo si irrobustisce e divento meno sensibile alle malattie stagionali;
  6. perchè quando si prova non si torna più indietro;
  7. perché la nostra pelle e il nostro corpo sono fatti per restare liberi, imbrigliarli nei vestiti vuol dire limitarne indiscutibilmente le naturali capacità di respiro e di termoregolazione inducendo eccessiva sudorazione, minore resistenza fisica, minore resistenza al caldo; i capi tecnici possono essere utilissimi ma mai potranno risultare efficienti quanto la nuda pelle, checché ne dicano i loro produttori (ne ho fatto esperienza pratica diretta, quella più significativa: in una giornata afosa d’agosto sono andato ad allenarmi su un duro sentiero vicino casa, indossavo capi tecnici da corsa, dopo poco ero cotto, ho tolto la maglia e sono riuscito a procedere ancora un poco, ho forzato più volte fermandomi spesso a riposare ma niente, non tiravo più, a quel punto ho tolto anche i pantaloncini restando nudo e sono riuscito a completare l’allenamento… i genitali sono i nostri principali termoregolatori ed anche il più leggero e traspirante tessuto ne altera il funzionamento);
  8. perché eliminando ogni barriera tra noi e l’ambiente che ci circonda portiamo la nostra capacità di attenzione e percezione ad un livello altrimenti impensabile, incrementando le sensazioni fisiche date dalle variazioni di temperatura, dall’aria percepita anche nei suoi più esili sospiri, dal contatto con gli elementi della natura (erba, foglie, rami, spine, eccetera), ma anche la sicurezza, la capacità di orientamento, la previsione dei cambiamenti meteorologici e via dicendo.

Svantaggi? Ben pochi, principalmente legati al fatto che quando si prova non si torna più indietro e quindi, non essendo ancora possibile starsene nudi ovunque e talvolta nemmeno in casa propria, inizia il calvario del rivestimento forzato, poi possiamo citare la paura d’incontrare qualcuno che possa mettere in atto azioni violente (non mi è mai successo, anzi, ma…), per alcuni anche il timore d’essere “scoperti” da colleghi, conoscenti, amici, parenti.

Protezione dal freddo? Beh, come ci si protegge dal freddo quando si è in spiaggia o in piscina o in altro contesto dove si sta in costume? Come ci si protegge dal freddo quando si è vestiti? Ecco facciamo la stessa identica cosa: ci copriamo! E nello stesso ordine: prima la parte superiore del corpo poi quella inferiore, notoriamente meno sensibile al freddo.

Che abbia potuto appurare in Italia sono stato il primo a ufficializzare il nudo nell’escursionismo (2012), l’ho fatto dopo aver scoperto che in Francia c’era un numeroso gruppo di persone che lo facevano e che avevano persino creato un’associazione riconosciuta dalla federazione francese dell’escursionismo (non ricordo il nome esatto), in quattro anni di attività pubblicizzata e condivisa attraverso il mio blog Mondo Nudo (quasi tutta in provincia di Brescia: Valle del Caffaro, Val Braone, Prealpi bresciane, Tonale, varie altre zone dell’Adamello) mi hanno affiancato una cinquantina di persone, delle quali una ventina sono ormai fedeli compagni d’escursione, tra questi ultimi anche persone che, per ora, preferiscono stare vestite. Un’altra cinquantina di persone, in maggior parte mosse dal mio esempio, fanno escursioni in nudità (non mi piace usare il termine “escursionismo nudista”, trattasi di escursionismo e stop, che si faccia vestiti o nudi dev’essere un normalissimi fattore secondario e irrilevante, così come, ad esempio, il fatto di vestirsi sempre di un dato colore o di utilizzare un certo tipo di calzatura) in altre zone d’Italia (Piemonte, Val d’Aosta, Liguria ed hanno timidamente iniziato anche in qualche altra regione del centro sud. Questi sono i numeri certi, poca roba per ora ma in crescita esponenziale: se si arrivasse ad una certezza legislativa è certo che crescerebbero oltremisura, così come il nudismo diverrebbe molto comune in Italia (rilevazioni di diversi sondaggi fatti in ambiti non nudisti).

Forze dell’ordine non le ho e non le abbiamo mai incontrate, facendo fede alle diverse sentenze giudiziarie degli ultimi sedici anni e a quelle della Cassazione che rendono il nudo ufficiosamente possibile nei luoghi reconditi e isolati (oltre a quelli appositamente definiti o da tempo così frequentati) ,tendo a scegliere itinerari poco frequentati. Al contrario ho e abbiamo ormai incontrato diversi altri escursionisti e la reazione è sempre stata o di indifferenza o di stupore o addirittura di “uhm, che bella idea!”. In alcuni casi, come quest’anno durate il nostro ennesimo soggiorno al Rifugio Prandini quando sono arrivati un ragazzo e una ragazza che si sono fermati a cenare e dormire, ne è nato un bel dialogo costruttivo e formativo, per loro e per noi. Positivi anche i contatti con alcune amministrazioni comunali, in un caso l’assenza di risposta l’abbiamo interpretata come “non vi supporto ma nemmeno vi ostacolo”, nell’altro ci è stato dato il benvenuto dal sindaco stesso. Attraverso i social network ho molte persone che leggono, commentano positivamente e rilanciano i miei post, anche ora che non sono più su Facebook c’è chi provvede per me.

Grande rilevanza e seguito ha riscosso il mio viaggio di TappaUnica3V 2016 (che ripeterò nel 2017 essendomi dovuto fermare a venti chilometri dall’arrivo e dopo aver saltato quasi tutte le più impegnative varianti alte che invece volevo fare): un lungo (150km e oltre 7000 metri di dislivello) e in buona parte nudo cammino sul sentiero 3V, fatto in unica tratta, ovvero camminando notte e giorno con tre sole brevi soste di rifornimento.

Seconda mia e-mail (che purtroppo non arriva in tempo)

Se sono ancora in tempo faccio alcune integrazioni alle informazioni che le avevo mandato.

  • Non voglio affermare che le aziende produttrici di abbigliamento dicano cose false o sbagliate, hanno certamente ragione dato che manco prendono in considerazione la possibilità di camminare o correre nudi e pertanto le loro ricerche risultano condizionate dai messaggi termoregolatori sbagliati che il nostro corpo manda al cervello quando i genitali sono coperti. Sarebbe interessante trovare un’azienda che volesse fare delle ricerche su atleti che camminano e corrono nudi.
  • Quando fa caldo è frequente (un tempo era usuale, oggi molto meno, ma noto una certa ripresa) che gli escursionisti si mettano a torso nudo, beh, paradossalmente sarebbe molto più utile restare a torso coperto, specie se si utilizzano maglie tecniche moderne, e mettersi a nudo dalla vita in giù.
  • Tra gli svantaggi c’è ne è uno che mi ero dimenticato e l’allenamento di oggi me l’ha rimesso in evidenza… camminando a passo sostenuto o correndo lo scroto può irritarsi e bruciare a causa delle sfregamento contro le cosce, si risolve con un rimedio che conoscono bene tutti i maratoneti e i runner in genere: gel lubrificante (io non lo uso dato che ho notato che comunque dopo un po’ il bruciore si attenua per poi sparire del tutto e non ripresentarsi più, al limite basta rallentare un poco il passo).
  • Per le donne, sebbene la nudità tenda a rinforzare i muscoli che sostegno le mammelle, se queste sono grosse c’è pur sempre il problema, correndo ma non camminando, dello sballottamento che alla lunga può diventare doloroso.
  • Falso svantaggio è quello che molti ipotizzano quando gli si parla del nudismo: gli eritemi solari; i genitali sono ben protetti di natura per il resto esistono le creme solari, se ne consuma sensibilmente di più che stando vestiti ma usandole in modo opportuno ci si abbronza al punto da doverne usare pochissima o niente.
  • Per i numeri, le ho dato solo quelli dei nudisti che in Italia praticano l’escursionismo portandovi il loro stile di vita; parlando di nudisti in genere in Italia ce ne sono di sicuro almeno cinquecentomila, ma si ipotizza che si possa arrivare al milione e potenzialmente anche molto oltre se aggiungiamo i tantissimi tedeschi (dove di massima il nudo è visto come stato di normalità anche quando attuato in luoghi pubblici) che qui vengono in ferie e che stanno in costume solo perché in Italia il nudismo non è adeguatamente supportato a livello legislativo (la legge non lo vieta di fatto, ma la vecchia convenzione giuridica che lo riteneva offesa al pudore, seppure ormai più volte inattesa, continua a pendere sulla testa dei nudisti essendo facoltà di ogni milite delle forze dell’orine e di ogni giudice pensare e decidere di suo parere anche in contrapposizione al parere degli altri e della Cassazione).

 

#TappaUnica3V si riparte e… non ci credo nemmeno io


Anche se invero, avendo praticamente da subito deciso di ripetere il viaggio nel prossimo anno, non ho mai realmente interrotto gli allenamenti effettuando escursioni anche piuttosto impegnative sempre in solitaria e sempre a ritmi sostenuti, diciamo che fino a poche settimane addietro il pensiero ancora non era immerso e sommerso dalle necessità specifiche di TappaUnica3V, ora, invece, seppur mescolandolo alle esplorazioni per le escursioni di VivAlpe 2017, si riprende con l’allenamento mirato.

Il viaggio 2016 mi ha insegnato tante cose (che andrò man mano spulciando nei futuri articoli su TappaUNica3V), tra queste, confrontando i miei tempi di marcia con quelli programmati, si è evidenziata la necessità di incrementare la mia velocità di cammino, in particolare su quelle salite che mantengono a lungo una forte pendenza ed è così che ho iniziato i relativi lavori di potenziamento organico, muscolare e d’equilibrio, si equilibrio perché quando il passo supera una certa soglia e il terreno non è propriamente liscio e regolare questa caratteristica viene messa alla prova, e non solo in discesa, ma anche sui piani e perfino nelle più dure salite.

All’equilibrio avevo già, per altri motivi (la mia cronica perdita di equilibrio passando dalla posizione sdraiata a quella in piedi), positivamente dedicato diverse sedute casalinghe a settembre, poi con la ripresa della scuola avevo allentato finendo con l’interrompere del tutto, comunque i miglioramenti ottenuti si sono mantenuti quasi inalterati e l’effetto si nota anche sul cammino e la corsa. Ecco, cammino e corsa, soprattutto corsa, è a questa che sto ora dedicandomi: obiettivo riuscire a correre in continuo per almeno un’ora su sentiero in salita di buona pendenza, ad oggi ci riesco solo in discesa che, stando attento a non sollecitare troppo le ginocchia (ci sono finezze tecniche che si possono applicare in tal senso), ho comunque riscontrato essere un buon allenamento per i quadricipiti e se qualcuno mi viene a dire che non si fatica a correre in discesa gli suggerisco di venire con me una volta, poi ne riparliamo.

Sabato scorso (29 ottobre) nel tardo pomeriggio, tanto tardo che ho rischiato di fare notte ancora nel bosco (ed ero senza frontale), sono andato ad esplorare un sentiero vicino casa che, stando alle cartine topografiche, dovrebbe collegare il Colle di Sant’Eusebio con il Monte Tre Cornelli, un sentiero che parte pianeggiante e invita subito alla corsa. Avendolo sbagliato due volte, a causa dei numerosissimi bivi presenti, non sono riuscito a completare l’esplorazione, però sono riuscito a svolgere un ottimo lavoro di potenziamento e rientrato alla macchina le gambe manifestavano apertamente la loro dolorosa soddisfazione.

Domenica (30 ottobre) l’escursione di VivAlpe 2016 al Tremalzo che, seppure di discreta lunghezza (quattordici chilometri in proiezione piana), dato il limitato dislivello e il passo tranquillo, non ha sollecitato più di tanto le mie gambe ancora dolenti.

Oggi (1 novembre) altra esplorazione per VivAlpe 2017 stavolta però su percorso segnalato: quello che ho chiamato “Anello del Monte Magnoli” sopra Villa Carcina (Val Trompia – BS), nove chilometri per seicento dieci metri di dislivello (in unica tratta). È un bel percorso quasi interamente su strada sterrata, inizia con una salita di moderata pendenza e solo dopo un bel tratto, quando la strada si fa sentiero, inserisce alcuni brevi strappi per poi su cemento portare alla massima quota (Monte Magnoli) dalla quale prima si affronta un lungo traverso che alterna brevi salitelle ad altrettanto brevi salite intercalando il tutto con lunghi tratti pressoché pianeggianti, poi la discesa a Villa Carcina che alterna facili tratti cementati ad altri decisamente più tecnici su ripido sentiero cosparso di sassi e placchette rocciose. Partito di corsa (lenta) sono passato al passo dopo qualche centinaia di metri e così ho continuato fin quasi sulla vetta del Magnoli dove, favorito dal liscio cemento, ho ripreso la corsa. Traversata per metà e discesa quasi interamente le faccio di corsa rientrando a Villa Carcina senza dolori, ne alle gambe (solo leggermente indolenzite) ne alle ginocchia (che però ogni tanto qualche leggera fitta l’hanno data), buono, anzi buonissimo, specie considerando i tempi: ancora non ci credo, le tabelle darebbero tre ore e cinquanta minuti, io avevo programmato tre ore e alla fine ci ho messo… novanta minuti, ovvero un’ora e mezza. In pratica ero già rientrato alla macchina quando, stando alle tabelle, sarei dovuto arrivare a un terzo del percorso, quasi al termine della salita; la discesa finale fatta in tredici minuti contro i quaranta della tabella. Si, si, non male, ma devo crescere ancora, devo riuscire a correrlo per intero un percorso del genere.

Alla prossima!

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