Perchè camminare nudi?


dsc06316Visto che l’articolo sulla Gazzetta Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati ha riportato solo una minima parte delle informazioni che in merito avevo inviato al giornalista (Andrea Mattei) e che da quella fonte sono arrivati e stanno ancora arrivando su Mondo Nudo molti visitatori, per altro tutt’altro che frettolosi, ritengo doveroso riportare qui per intero quello che avevo inviato. Qui, invece, trovate le mie osservazioni alle obiezioni del giornalista: Perchè camminare vestiti? (Risposte alla Gazzetta).


Nella e-mail del giornalista

A questo punto approfitto della sua disponibilità per farle un paio di domande.

Se ne ha voglia mi scriva due righe sul “perché camminare nudi”, quali i vantaggi e quali le controindicazioni (banalmente: come ci si protegge dal freddo?). Quanti siete in Italia a praticare questa attività, in quali zone e se incontrate problemi con le forze dell’ordine o di altro tipo.

Prima mia e-mail

Perché camminare nudi? Dopo quattro anni di attività e di comunicazione in merito a questo mi sono convinto che l’unica risposta veramente convincente sia “perché no, perchè camminare vestiti?”. Cercare di spiegare a parole quello che si prova emotivamente è già difficile per attività come l’arrampicata o il trail, talvolta anche per lo stesso escursionismo, figuriamoci quando a tali attività ci si abbina la nudità. D’altra parte è anche giusto provare comunque a dare delle risposte a chi formula domande:

  1. perché un nudista appassionato di montagna desidera ovviamente abbinare le due cose;
  2. perché quando si arriva, come me e come tanti altri nudisti, a vivere il più possibile nella nudità diviene inevitabile farlo anche in montagna;
  3. perché mi sono accorto che così facendo rendo molto di più sia in resistenza che in velocità;
  4. perché devo poi lavare meno roba indi risparmio tempo, lavoro, soldi e sono più ecologico;
  5. perché il mio corpo si irrobustisce e divento meno sensibile alle malattie stagionali;
  6. perchè quando si prova non si torna più indietro;
  7. perché la nostra pelle e il nostro corpo sono fatti per restare liberi, imbrigliarli nei vestiti vuol dire limitarne indiscutibilmente le naturali capacità di respiro e di termoregolazione inducendo eccessiva sudorazione, minore resistenza fisica, minore resistenza al caldo; i capi tecnici possono essere utilissimi ma mai potranno risultare efficienti quanto la nuda pelle, checché ne dicano i loro produttori (ne ho fatto esperienza pratica diretta, quella più significativa: in una giornata afosa d’agosto sono andato ad allenarmi su un duro sentiero vicino casa, indossavo capi tecnici da corsa, dopo poco ero cotto, ho tolto la maglia e sono riuscito a procedere ancora un poco, ho forzato più volte fermandomi spesso a riposare ma niente, non tiravo più, a quel punto ho tolto anche i pantaloncini restando nudo e sono riuscito a completare l’allenamento… i genitali sono i nostri principali termoregolatori ed anche il più leggero e traspirante tessuto ne altera il funzionamento);
  8. perché eliminando ogni barriera tra noi e l’ambiente che ci circonda portiamo la nostra capacità di attenzione e percezione ad un livello altrimenti impensabile, incrementando le sensazioni fisiche date dalle variazioni di temperatura, dall’aria percepita anche nei suoi più esili sospiri, dal contatto con gli elementi della natura (erba, foglie, rami, spine, eccetera), ma anche la sicurezza, la capacità di orientamento, la previsione dei cambiamenti meteorologici e via dicendo.

Svantaggi? Ben pochi, principalmente legati al fatto che quando si prova non si torna più indietro e quindi, non essendo ancora possibile starsene nudi ovunque e talvolta nemmeno in casa propria, inizia il calvario del rivestimento forzato, poi possiamo citare la paura d’incontrare qualcuno che possa mettere in atto azioni violente (non mi è mai successo, anzi, ma…), per alcuni anche il timore d’essere “scoperti” da colleghi, conoscenti, amici, parenti.

Protezione dal freddo? Beh, come ci si protegge dal freddo quando si è in spiaggia o in piscina o in altro contesto dove si sta in costume? Come ci si protegge dal freddo quando si è vestiti? Ecco facciamo la stessa identica cosa: ci copriamo! E nello stesso ordine: prima la parte superiore del corpo poi quella inferiore, notoriamente meno sensibile al freddo.

Che abbia potuto appurare in Italia sono stato il primo a ufficializzare il nudo nell’escursionismo (2012), l’ho fatto dopo aver scoperto che in Francia c’era un numeroso gruppo di persone che lo facevano e che avevano persino creato un’associazione riconosciuta dalla federazione francese dell’escursionismo (non ricordo il nome esatto), in quattro anni di attività pubblicizzata e condivisa attraverso il mio blog Mondo Nudo (quasi tutta in provincia di Brescia: Valle del Caffaro, Val Braone, Prealpi bresciane, Tonale, varie altre zone dell’Adamello) mi hanno affiancato una cinquantina di persone, delle quali una ventina sono ormai fedeli compagni d’escursione, tra questi ultimi anche persone che, per ora, preferiscono stare vestite. Un’altra cinquantina di persone, in maggior parte mosse dal mio esempio, fanno escursioni in nudità (non mi piace usare il termine “escursionismo nudista”, trattasi di escursionismo e stop, che si faccia vestiti o nudi dev’essere un normalissimi fattore secondario e irrilevante, così come, ad esempio, il fatto di vestirsi sempre di un dato colore o di utilizzare un certo tipo di calzatura) in altre zone d’Italia (Piemonte, Val d’Aosta, Liguria ed hanno timidamente iniziato anche in qualche altra regione del centro sud. Questi sono i numeri certi, poca roba per ora ma in crescita esponenziale: se si arrivasse ad una certezza legislativa è certo che crescerebbero oltremisura, così come il nudismo diverrebbe molto comune in Italia (rilevazioni di diversi sondaggi fatti in ambiti non nudisti).

Forze dell’ordine non le ho e non le abbiamo mai incontrate, facendo fede alle diverse sentenze giudiziarie degli ultimi sedici anni e a quelle della Cassazione che rendono il nudo ufficiosamente possibile nei luoghi reconditi e isolati (oltre a quelli appositamente definiti o da tempo così frequentati) ,tendo a scegliere itinerari poco frequentati. Al contrario ho e abbiamo ormai incontrato diversi altri escursionisti e la reazione è sempre stata o di indifferenza o di stupore o addirittura di “uhm, che bella idea!”. In alcuni casi, come quest’anno durate il nostro ennesimo soggiorno al Rifugio Prandini quando sono arrivati un ragazzo e una ragazza che si sono fermati a cenare e dormire, ne è nato un bel dialogo costruttivo e formativo, per loro e per noi. Positivi anche i contatti con alcune amministrazioni comunali, in un caso l’assenza di risposta l’abbiamo interpretata come “non vi supporto ma nemmeno vi ostacolo”, nell’altro ci è stato dato il benvenuto dal sindaco stesso. Attraverso i social network ho molte persone che leggono, commentano positivamente e rilanciano i miei post, anche ora che non sono più su Facebook c’è chi provvede per me.

Grande rilevanza e seguito ha riscosso il mio viaggio di TappaUnica3V 2016 (che ripeterò nel 2017 essendomi dovuto fermare a venti chilometri dall’arrivo e dopo aver saltato quasi tutte le più impegnative varianti alte che invece volevo fare): un lungo (150km e oltre 7000 metri di dislivello) e in buona parte nudo cammino sul sentiero 3V, fatto in unica tratta, ovvero camminando notte e giorno con tre sole brevi soste di rifornimento.

Seconda mia e-mail (che purtroppo non arriva in tempo)

Se sono ancora in tempo faccio alcune integrazioni alle informazioni che le avevo mandato.

  • Non voglio affermare che le aziende produttrici di abbigliamento dicano cose false o sbagliate, hanno certamente ragione dato che manco prendono in considerazione la possibilità di camminare o correre nudi e pertanto le loro ricerche risultano condizionate dai messaggi termoregolatori sbagliati che il nostro corpo manda al cervello quando i genitali sono coperti. Sarebbe interessante trovare un’azienda che volesse fare delle ricerche su atleti che camminano e corrono nudi.
  • Quando fa caldo è frequente (un tempo era usuale, oggi molto meno, ma noto una certa ripresa) che gli escursionisti si mettano a torso nudo, beh, paradossalmente sarebbe molto più utile restare a torso coperto, specie se si utilizzano maglie tecniche moderne, e mettersi a nudo dalla vita in giù.
  • Tra gli svantaggi c’è ne è uno che mi ero dimenticato e l’allenamento di oggi me l’ha rimesso in evidenza… camminando a passo sostenuto o correndo lo scroto può irritarsi e bruciare a causa delle sfregamento contro le cosce, si risolve con un rimedio che conoscono bene tutti i maratoneti e i runner in genere: gel lubrificante (io non lo uso dato che ho notato che comunque dopo un po’ il bruciore si attenua per poi sparire del tutto e non ripresentarsi più, al limite basta rallentare un poco il passo).
  • Per le donne, sebbene la nudità tenda a rinforzare i muscoli che sostegno le mammelle, se queste sono grosse c’è pur sempre il problema, correndo ma non camminando, dello sballottamento che alla lunga può diventare doloroso.
  • Falso svantaggio è quello che molti ipotizzano quando gli si parla del nudismo: gli eritemi solari; i genitali sono ben protetti di natura per il resto esistono le creme solari, se ne consuma sensibilmente di più che stando vestiti ma usandole in modo opportuno ci si abbronza al punto da doverne usare pochissima o niente.
  • Per i numeri, le ho dato solo quelli dei nudisti che in Italia praticano l’escursionismo portandovi il loro stile di vita; parlando di nudisti in genere in Italia ce ne sono di sicuro almeno cinquecentomila, ma si ipotizza che si possa arrivare al milione e potenzialmente anche molto oltre se aggiungiamo i tantissimi tedeschi (dove di massima il nudo è visto come stato di normalità anche quando attuato in luoghi pubblici) che qui vengono in ferie e che stanno in costume solo perché in Italia il nudismo non è adeguatamente supportato a livello legislativo (la legge non lo vieta di fatto, ma la vecchia convenzione giuridica che lo riteneva offesa al pudore, seppure ormai più volte inattesa, continua a pendere sulla testa dei nudisti essendo facoltà di ogni milite delle forze dell’orine e di ogni giudice pensare e decidere di suo parere anche in contrapposizione al parere degli altri e della Cassazione).

 

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 3 novembre 2016, in Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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