Pescatori in torbiera


Sto ancora rimuginando fra me la parola “possibilità”: l’articolo del codice punisce la nudità perché o quando sussiste la possibilità che il “pubblico” possa vederla.

Ci aggiungo l’osservazione che l’ammontare-base della multa (5.000 euro) è la stessa prevista per le gare “in velocità con veicoli a motore” (art. 9ter del Codice della Strada).

La possibile vista del nudo è equiparata dalla legge (viste le multe) al possibile danno fisico di un facilmente prevedibile e probabile incidente! Giustissimo prevenire, ma…

***

Qualche giorno fa, prima che sorgesse il sole sono andato in torbiera: volevo farmi alcune foto da nudo ai primi raggi del sole. Il giorno prima nel pomeriggio era arrivato un po’ di scirocco e quella mattina l’aria non pizzicava, il cielo era limpido e terso come in certe giornate di marzo.

Stavo per di inoltrarmi lungo gli argini sui cui corrono i sentieri fra un bacino e l’altro, quando notai un’auto in un prato e due pescatori che preparavano le canne e provavano le lenze.

Il sole fa tutto d'oro

Il sole fa tutto d’oro

Fatte le mie foto, ritornai. Conoscendo bene i luoghi, avevo già deciso che una foto me la sarei scattata anche nel prato dove era parcheggiata la macchina dei pescatori, perché lì c’erano due o tre gelsi che facevan da siepe fra un fondo e un altro: un paesaggio abbastanza fotogenico con la luce rosata e radente del mattino. Certo la presenza dei due pescatori mi poneva qualche esitazione: anzi, mi sfidava a mettere alla prova le mie convinzioni e di conseguenza a tradurre in pratica quel che avevo in mente di fare. Era un impedimento che andava affrontato; quel colpo di frizione che mi fa sgommare sicuro e preciso.

I due pescatori stavano ancora preparando il necessario per la pesca. Mi “caricai di indifferenza”, perché così mi pareva il modo migliore perché l’azione risultasse ovvia e naturale: liberi loro di pescare, libero io di farmi una foto come meglio mi piaceva. Piazzo il cavalletto con la macchina fotografica e con gesti rapidi e sicuri mi tolgo felpa di pile e pantaloni; e dopo aver premuto il pulsante dell’autoscatto mi avvio sotto il gelso per il mio selphie. Ritorno al cavalletto, controllo com’è uscita la foto; mi rivesto e me ne vado tranquillo. Uno sguardo indietro per eventuali reazioni… Nulla. “Bene così!”

 

Atoscatto sotto un gelso. I pescatori sono alle spalle della fotocamera

Autoscatto sotto un gelso. I pescatori sono alle spalle della fotocamera

La possibilità

E capisco all’improvviso, nuotando e avvolgendomi attorno ai miei stessi pensieri, che cosa poteva voler dire possibilità! Benché fatto raro, è stato possibile e normale che due pescatori mi avessero visto nudo per i fatti miei, in barba a tutti gli usi e costumi, alle consuetudini, convenienze ed anche alla legge. Voglio dire: una possibilità per loro. Quella possibilità che la legge, decidendo per loro, gli vorrebbe negare; quei presunti pericoli o danni che gli vorrebbe evitare; quell’occasione per verificarne nei fatti l’effettiva pericolosità. Mi sa, ma finché esisterà il capriccio di un divieto, posto solo per il gusto di vedersi ubbiditi, esisterà – Adamo ed Eva mi son testimoni – un desiderio, una tentazione eguale e contraria; finché esisterà il divieto verso l’altrui nudità, attiva e passiva, sopravviverà alle mille censure il desiderio di andarla a scoprire, per confermare alla fine null’altro che la naturale ovvietà dell’umana anatomia. Vuol dire dunque che il divieto, e chi lo ha istituito, han fatto di quella parte anatomica un simbolo, rinviando a un sistema di valori e di pratiche atte a regolarne e indirizzarne la specifica fisiologia, l’han caricata di significati funzionali alla cultura e alla morale, al comportamento sociale, l’han sequestrata ai legittimi corpi, l’hanno intellettualizzata per poterla manovrare a dritto e rovescio come un gioco di prestigio (! nei due sensi della parola), come un esercizio dialettico-filosofico-teologico-scientifico, se ne sono avocata la gestione pubblica, ne han fatto un’instrumentum imperii. Lo slogan delle femministe era: il corpo è mio e lo gestisco io! Siamo ancora lì!

Vignetta di Altan. Da l'«Espresso», agosto 2016

Vignetta di Altan. Da l’«Espresso», agosto 2016

“Allora è questo che viene punito” pensai fra me, “creare questa possibilità, gesto reale nella vita reale. Una possibilità per la nudità di dimostrare che non è poi la fine del mondo. Un’eccezione per mettere in dubbio una regola.” Che è un poco diverso dal dare l’esempio: mi spoglio nudo in un prato non per indurre altri a farlo (spogliarsi è una questione privata e va rispettata): il mio gesto ha solo una finalità che si esaurisce in se stessa, un diritto personale che cerco di godermi. Non è un messaggio, un insegnamento (gli altri forse non sanno pensare? hanno bisogno di una guida illuminata? saremmo noi nudisti questa guida?)

E più ancora, non essendomi spogliato per ostentare alcunché, allora non era nemmeno un atto dimostrativo teso a uno scopo, come atto di una militanza o di una qualsiasi causa. Ho semplicemente dato una possibilità al mio diritto, che quasi rubavo, di potermi spogliare in luoghi che mi piacevano, per motivi miei, senza la censura preventiva verso sguardi altrui e senza il minimo timore di offendere.

La nudità è un pericolo pubblico

La legge dice che è un atto lesivo, irrispettoso (e vorrebbe sottintendere: verso gli altri): che procura un danno reale, equiparabile per gravità a un incidente per guida pericolosa. Ciò che vedo è semplicemente che qualcuno pensa a pescare e qualcun altro si fa un autoscatto. Che c’è di strano? Il nudo, forse? Ciascuno è o non è padrone del proprio corpo? È libero o no di decidere quanto di sé possa essere visibile pubblicamente? O ci sono dei possibili danni effettivi e rilevanti che al momento non riesco a vedere, una specie di bomba a scoppio ritardato?. O questi “danni” sono solo presunti o colpiscono altrove o più oltre. E il divieto è solo una misura opportuna e preventiva per evitarli? E perché dunque è permesso e legittimo il nudo “artistico”, quello della pubblicità, perché sono tollerate prostituzione e pornografia? Semmai i danni potrebbero essere quelli conseguenti o facilmente intuibili degli atti osceni, i desideri e gl’istinti risvegliati (innaturalmente, malsanamente) come riflessi condizionati dal fatto stesso della nudità, ma qui intervengono altri articoli, giusti e severi.

 

L’invadenza

Perché la longa manus di una credenza (maggioritaria fin che si vuole, ma solo maggioritaria) corre a metter le braghette al negretto, mi intima l’alt con una multa salata? È forse perché non voglio questa invadenza, mi sto difendendo da questa ingerenza, non voglio mani altrui sul mio corpo, e men che meno sul mio ciripicchio? Per quale motivo non possiamo esser padroni del nostro corpo e sottostare invece a norme ed usi che non comprendiamo e non condividiamo? Il malesempio è punito severamente, come si trattasse di un grave incidente provocato deliberatamente. Eh, già: vedere in giro qualcuno nudo e considerarlo cosa normale, questo sì che è un grave incidente: uno scandalo! Il danno grave non è tanto del pubblico che vede (di solito indifferente), va oltre. Il nudo va probabilmente a minare l’ordinamento che ha creato il divieto, l’autorità che ha imposto un certo costume, una certa modestia per legge, che finora poteva tenermi al guinzaglio con lo strozzo del pudore inculcato. Che basti il venticello di un minimo atto privato per far cadere il castello di carte ai «padroni del nudo»?! È come il re nudo di Andersen: che tema il sistema di essere visto nudo esso stesso?! Che la siepe che impone alle persone tra loro sia la stessa frapposta tra queste stesse persone e il suo quartier generale? “Un divieto che dura da secoli, non può esser cattivo: c’è di mezzo anche la legge a difenderlo!” O piuttosto, viceversa: si è pensato di sostenerlo con una legge appena si è notato che di per sé cominciava a vacillare? “Per un tizio balordo che si fa selfie in campagna, e ancor più per degli escursionisti nudisti in vena di stramberie, che preferiscono la montagna ai centri creati apposta per loro, dovrei rischiare la mia autorità, il mio diritto a istruire e guidare il popolo-bue? Che novità sono? Sono pericolosi! Per questo li multo! Per questo concedo che quelle menti bacate abbiano i loro centri isolati e cintati, liberi di rotolarsi come porci nel brago… Per proteggermi il resto, chiaro!, la gran maggioranza della gente a posto e pulita, di sani principi. E mostrarmi tra l’altro moderno, aperto al turismo europeo.”

 

La pesca

E io, indifferente alle lagne di tonache e toghe mi faccio in autoscatto da nudo sotto un gelso perché mi va di farlo, con due pescatori che pensano a pescare o a cui nulla gl’importa di quello che faccio. Poveri e innocenti, li dovevo lasciar stare, non scioccarli con l’esibizione delle mie comunissime grazie, non insinuar loro pensieri satanici, tentazioni malate che è meglio lasciare sopite (e che non sarebbero nemmeno malate – anzi, non ci sarebbero proprio, se non ci fosse il divieto), mostrare con un atto davvero minimo e insignificante che esiste la possibilità che le vecchie regole possano esser cambiate, che d’un tratto abbiano perso significato e necessità. Basta l’evidenza a volte…

Il pescatore pensa

“Sono nudo! Posso starmene nudo. Mi prendo questa possibilità. Anch’io ho le mie tesi, come Lutero, da inchiodare sul portale della chiesa di Wittenberg. È la mia Riforma. Le cose devon cambiare, non possono esser più come prima, non devono esser più come prima”. Tre passi avanti, e crolla il mondo beat, cantava Celentano.

Essere nudi è sentire in sé l’adrenalina di una nuova identità, di sentirsi uomini in un modo diverso, di provare la saldezza di una dignità personale nuova e perfetta, di una decenza schietta e naturale, e non perché obbediente e ossequiosa, al suo posto nel ruolo assegnato, regolare e papalina. Che c’è di più “decente” di come si è per natura? Nella nuda sincerità che non si nasconde, perché nulla davvero ha da nascondere, nulla devo ad ordini esterni, a una “condotta socialmente accettabile”. Una prodezza senza macchia e senza paura, primigenia; salutare azzeramento di vincoli, regole, imposizioni, falsificazioni, doppi sensi e doppi giochi. Un coraggio che ci viene dal sapere quel che non vogliamo, come diceva un re spartano (Tucidide I, 84, 3).

Sì, sono il malesempio, poveri pescatori. Ormai è fatta, un sasso nello stagno: qualcuno gira in campagna ed è nudo e, scandalo sopra scandalo, nessun fulmine lo ha incenerito all’istante.

Le parole che finora sottolineavano la differenza con severi giudizi morali additando le pecore nere sono in via di estinzione: sta vincendo la libera opzione: indifferente come sceglier la camicia al mattino, la cravatta intonata, il giubbino o il cappotto. Parafrasando san Paolo (Colossesi 3,11): qui non vi è più né nudo né tessile, circonciso o non circonciso, modesto o spudorato, libero o ghettizzato, furbino o fesso multato…

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 31 dicembre 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

Lascia un tuo contributo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2017

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer, photographer and fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

Matteo Giardini

… un palcoscenico alla letteratura! ...

Cristina Merlo

Specialista in Relazioni di Aiuto: Counselor e Ipnotista

PRO LOCO VALLIO TERME

Promuoviamo il turismo a Vallio Terme eventi - sport - cultura - enogastronomia

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

The Naturist Page

Promoting social non-sexual Naturism & nudism

poesie e altro

l'archivio delle parole in fila - zattera trasparente

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: