La tentazione di Eva


Il protovangelo di Giacomo

Mi sono imbattuto nei giorni scorsi nel Protovangelo di Giacomo, uno dei testi apocrifi non riconosciuti dal canone cattolico e non inclusi nella Bibbia. Circa sette secoli dopo la redazione della Genesi, conserva una memoria un poco diversa di quei fatti e aggiunge qualche particolare interessante  degno di attenzione.

Trascrivo il brano per comodità:

[13, 1] Quando giunse per lei il sesto mese, ecco che Giuseppe tornò dalle sue costruzioni e, entrato in casa, la trovò incinta. Allora si picchiò il viso, si gettò a terra sul sacco e pianse amaramente, dicendo:

«Con quale faccia guarderò il Signore, Dio mio? Che preghiera innalzerò io per questa ragazza? L’ho infatti ricevuta vergine dal tempio del Signore, e non l’ho custodita. Chi è che mi ha insidiato? Chi ha commesso questa disonestà in casa mia, contaminando la vergine? Si è forse ripetuta per me la storia di Adamo? Quando, infatti, Adamo era nell’ora della dossologia, venne il serpente, trovò Eva da sola e la sedusse: così è accaduto anche a me».

[2] Giuseppe si alzò dal sacco, chiamò Maria e le disse:

«Prediletta da Dio, perché hai fatto questo e ti sei dimenticata del Signore, tuo Dio? Perché hai avvilito l’anima tua, tu che sei stata allevata nel santo dei santi e ricevevi il cibo dalla mano d’un angelo?».

[3] Essa pianse amaramente, dicendo:

«Io sono pura e non conosco uomo».

Giuseppe le domandò:

«Donde viene dunque ciò che è nel tuo ventre?».

Essa rispose:

«(Come è vero che) vive il Signore, mio Dio, questo che è in me non so d’onde sia».

Ritengo che il Maligno abbia offerto a Eva qualcosa più di una mela, e durante l’incontro sia rimasta incinta (come appunto è capitato a Maria durante l’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele. Nel capitolo successivo infatti Giuseppe, durante una notte insonne, giunge a questa conclusione: «temo che quello che è in lei provenga da un angelo»).

Pobabilmente Eva rimase incinta di Caino. Provenendo da un angelo “cattivo” il destino di Caino era già segnato sin dall’inizio. Paradossale che proprio il primo omicida venga poi “graziato” dalla legge del taglione (perché probabilmente non esisteva ancora) con l’impressione di un segno: “Nessuno tocchi Caino”  (Genesi 4,15).

Il brano riportato mi pare importante e curioso perché aggiunge due novità rispetto al racconto della Genesi:

1) Adamo non era presente al momento della tentazione perché era «nell’ora della dossologia».

2) Nell’“ora della dossologia” Dio, occupato nella propria autocelebrazione, non poteva sorvegliare il giardino. Solo con l’assenza di Dio si rende possibile il piano del Serpente e la tentazione. A meno che non si tratti di un apologo con tanto di insegnamento morale: diffidare degli incensi, delle manifestazioni celebrative perché distolgono dalla sorveglianza accurata.

Il Ghirlandaio, Adorazione dei Magi, 1488 (Firenze, Galleria degli Uffizi)

Il Ghirlandaio, Adorazione dei Magi, 1488 (Firenze, Galleria degli Uffizi)

La dossologia

Qualcuno traduce pure «nell’ora della preghiera» (Marcello Craveri). La parola doxa (da cui dosso-logia) in greco vuol dire fondamentalmente “gloria, buona fama”, e da qui è passata a significare, in concreto l’atto stesso, il rito di venerazione verso Dio, di riconoscimento del suo potere, della sua sovranità (Signore!), della “verità”, nonché della sua “divinità” (qualunque cosa voglia o volesse dire questa parola), fondamento della fede, ecc., in cui si recitano formule che decantano la gloria di Dio, come fosse un vincitore in trionfo.

Sono delle dossologie:

– gli inni, come il Te Deum laudamus, il Magnificat, il Benedictus,

– i Salmi… perché finiscono in gloria  – «I cieli narrano la tua gloria…»

– alcune acclamazioni liturgiche, come il Gloria in excelsis Deo, Sanctus, sanctus, sanctus

– i sacrifici come quelli di Caino e Abele

– l’adorazione dei Re Magi

– le parole degli apostoli dopo la tempesta: «Davvero tu sei figlio di Dio!» Matteo 14,33;

di Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» Giovanni, 6, 68-69;

del centurione sotto la croce, Matteo 27,45, Marco 15,39;

di Marta dopo la resurrezione di Lazzaro, Giovanni 11, 27; trasformato poi nell’annuncio di verità «Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze» Matteo 10, 27).

– è la principale attività degli angeli in cielo, quando non sono impegnati nel compito di messaggeri.

Una corrente interpretativa  pensa che “gloria” possa significare “potenza”, perché il concetto di gloria, allo stato di evoluzione e organizzazione sociale di allora, poteva suonare troppo astratto per un popolo di pastori.

Adamo era dunque presso Dio ad ammirare la sua potenza. Una potenza a doppio taglio: benigna per i fedeli, intransigente e “giusta” con i trasgressori.

La gloria di Dio come “potenza concreta” è descritta nell’Esodo (24, 16; 33, 18-23): Mosè chiede a Dio che gli si mostri nella sua gloria per avere qualche elemento in più per convincere gli Ebrei a preferirlo come Dio, rispetto agli idoli pagani. E Dio gli dà delle istruzioni precise, perché la vista della sua gloria potrebbe annientarlo, tanto è potente. Il testo ebraico usa il termine kevòd di solito tradotto con “carro, veicolo imponente, pesante”. Mosè si nasconde nella fenditura di una roccia, e può osservare il passaggio della gloria solo mentre si sta allontanando, e tuttavia il passaggio del kevòd gli ustiona la faccia, anche se in modo leggero.

Anche Beatrice, nella Divina Commedia scende dal cielo su un carro (Purgatorio XXX, 37-39), che WIlliam Blake illustra simbolicamente e misticamente prendendo a prestito le indicazioni di Ezechiele:

sanza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d’antico amor sentì la gran potenza.

William Blake, Beatrice si rivolge a Dante da un carro (1824- Londra, Tate Britain)

William Blake, Beatrice si rivolge a Dante da un carro (1824- Londra, Tate Britain)

È così facile salire sul carro dei vincitori! Tipico degli Italiani.

Il termine dossologia compare solo con i Padri della Chiesa (Clemente Alessandrino, Origene, Asterio Sofista nel suo commento al salmo 18, Giovanni Damasceno) e negli scritti apocrifi (Testamento di Abramo, Protovangelo di Giacomo).  Interessante che la “conversione” di Costantino sia chiamata dossologia dallo storico cristiano Eusebio (Vita Constantini 2, 55). Al passaggio di un trionfatore con la corona d’alloro sospesa sul capo, possiamo esultare insieme, partecipare nella gioia, considerarlo una divinità in terra (un divo), oppure chinare il capo in segno di sottomissione: come a dire “esaltati e contenti di essere sudditi di un simile capo”. Puntini, puntini…

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri.

Pubblicato il 18 gennaio 2017, in Motivazioni del nudismo con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Magistrale. Anzi, insuperabile. Contributo che resterà. Grazie

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