Nudi è meglio (soprattutto per i novellini)


Non più di due settimane fa è stato pubblicato dal « Journal of Happiness Studies. An Interdisciplinary Forum on Subjective Well-Being» un articolo di una ventina di pagine, che ben presto ha fatto il giro della rete, segnalato in anteprima su FaceBook, riassunto in alcuni giornali popolari (come il DailyMail  – con una video-intervista) e anche sul forum di Italia Naturista , e riportato anche in siti accademici.

L’autore, Keon West, è un giovane docente del dipartimento di psicologia dell’Istituto Goldsmith, University of London e si occupa di psicologia dei gruppi di persone.

L’articolo è stato reso disponibile gratuitamente con licenza Creative Commons sul sito di uno dei maggiori editori accademici europei.

Il titolo riassume le risultanze di tre ricerche: Naked and Unashamed: Investigations and Applicationsof the Effects of Naturist Activities on Body Image, Self-Esteem, and Life Satisfaction. Mi pare importante segnalare le prime parole: Nudi e senza vergogna.

L’articolo è interessante e presenta alcuni spunti utili anche per noi già “navigati”. E a parte i risultati più eclatanti e appetitosi per la stampa popolare, segna l’ingresso della tematica nudista nella ricerca scientifica e accademica.

Ma ecco una sintesi. [Tra parentesi quadre e in colore i miei personali commenti suggeriti dal testo dell’articolo]

L’autore stabilisce una correlazione fra la soddisfazione che una persona ha del proprio corpo, con la soddisfazione che ha in generale della propria vita (Life Satisfaction), e di conseguenza una percezione negativa del proprio corpo influisce negativamente sul grado di soddisfazione della propria vita.

Relazione fra attività nudo-naturista e soddisfazione della propria vita attraverso una maggiore auto-stima e una migliore immagine del proprio corpo. Nota *p < .05, **p < .01, ***p < .001

Relazione fra attività nudo-naturista e soddisfazione della propria vita attraverso una maggiore auto-stima e una migliore immagine del proprio corpo. Nota *p < .05, **p < .01, ***p < .001

L’autore espone i risultati di tre ricerche da lui stesso condotte riguardanti i possibili effetti positivi delle attività naturiste. Le attività di tipo naturista svolte in nudità alla presenza di altre persone (con corpi così-come-sono, con corpi decisamente non “ideali”) e non coinvolte in una relazione intima, solitamente  portano a una maggior accettazione del proprio corpo così-com’è, e di conseguenza aumentano l’autostima.

Le componenti in gioco sono:

l’immagine del proprio corpo

l’autostima

la soddisfazione della propria vita

[Se lo scopo di un corpo idealizzato era l’attrattiva esercitata sulle altre persone (corpo longilineo per le donne, muscolatura scolpita per gli uomini), la pressione sociale per questo traguardo e la percezione della propria inadeguatezza allo standard, per gli sforzi stessi che vengono richiesti fanno percepire una posizione deficitaria e una minor appagamento della propria vita].

Ricerche in ambito psicologico hanno dimostrato la relazione fra la percezione della propria immagine corporea e l’autostima: alcuni studi giungono persino a stabilire una relazione di causa ed effetto a senso unico. In altre parole, sarebbe la percezione del proprio aspetto corporeo a supportare l’autostima e non viceversa. Altre ricerche hanno evidenziato la correlazione fra l’autostima e la soddisfazione della propria vita. Da qui un punto di partenza: una percezione positiva del proprio corpo porta a una maggior soddisfazione dei sé e della vita che si conduce. Si è rilevato una maggior accettazione del proprio corpo, ad esempio, dopo aver preso parte a lezioni di disegno dal vero con modelli nudi. [Ma a questo punto, cosa c’è di meglio che partecipare in prima persona alle attività di club, associazioni e gruppi nudo-naturisti per aumentare l’accettazione di sé nel proprio corpo?]

Dal punto di vista psicologico, i benefici del nudismo non sono indifferenti. Le implicazioni non sono secondarie, a cominciare dalla possibile eroticizzazione della situazione. I malintesi a proposito del nudismo possono scoraggiare la partecipazione ad attività, proprio perché le persone che potrebbero essere invogliate a partecipare, non vogliono esser definite “nudisti”: sempre più persone sono disposte a partecipare ad attività clothing-optional, senza per questo essere per forza considerate “nudisti”. Non è possibile dare una definizione di nudismo  unica e valida per tutte le situazioni. Per questo motivo le organizzazioni nudo-naturiste nazionali e internazionali si sforzano di dare una definizione di nudismo, concordando però sulla nudità condivisa con altre persone (anche non conosciute) e senza la componente o finalità dell’aspetto sessuale.

Le manifestazioni pubbliche e cittadine come i World Naked Bike Rides, volendo richiamare l’attenzione sulla vulnerabilità dei ciclisti nel traffico cittadino, hanno reso pubblica la nudità di molte persone e attenuato i rigori della legge, almeno occasionalmente.

Fino a poco tempo fa si pensava che il nudismo potesse avere effetti psicologici negativi, specie sui bambini, ma ricerche più recenti e rigorose hanno confermato esattamente il contrario e hanno portato a riconsiderare gli effetti benefici del nudismo (domestico e pubblico) proprio su bambini e adolescenti.

La forma perfetta del proprio corpo avrebbe lo scopo di una maggiore attrattiva: ma ciò non è sempre vero.

[Lo stress derivato dal confronto porta a una minore autostima. Al contrario, la possibilità di osservare corpi comuni, non esattamente perfetti, diversi dal modello ideale, porta a una maggiore accettazione della diversità e variabilità, compresa la propria, senza intaccare giudizi estetici troppo drastici. Diversamente dalla tendenza predominante nell’opinione pubblica, l’etica non va sempre di pari passo con l’estetica, e il sentirsi non-giudicati, accettati incondizionatamente, mette in gioco altri valori, punti qualificanti di una “morale” che non bada all’esteriorità, che si basa su valori più “umani”].

Da qui il feedback positivo (anche non intenzionale o neutro) che una persona riceve dagli altri partecipanti alle attività nudiste. Il giudizio implicito su comportamenti alimentari o sul peso corporeo non influenzano le relazioni fra partecipanti ad attività nudiste. Non sufficiente esplorata è la relazione fra il vedere altre persone nude e l’essere visti nudi da altri: [la reciprocità può però esser vista come sufficiente garanzia di una relazione equilibrata e positiva di per se stessa, cosa che raramente accade nella quotidianità, ma fondamentale nel processo speculare di accettazione di sé non disgiunto dall’insindacabile accettazione degli altri].

A livello di ricerca empirica esiste però un gap non facilmente superabile fra le asserzioni delle organizzazioni naturiste sulla positività degli effetti a livello personale e le ricerche scientifiche che spiegano il meccanismo di tali effetti.

La prima ricerca ha coinvolto 849 persone (739 maschi, 94 femmine e 16 “altro”), fra i 16 e i 90 anni.

Questa prima ricerca era dedicata alla correlazione fra attività nudo-naturista ed effetti sulla persona (immagine corporea, autostima, soddisfazione della propria vita).

Una delle ipotesi di partenza era che se la partecipazione ad attività nudo-naturiste procurava un aumento dell’autostima e della soddisfazione della propria vita, poteva valere anche il contrario, e cioè che una persona soddisfatta del proprio corpo e della propria vita, di conseguenza, potesse partecipare alle attività nudo-naturiste più delle persone meno soddisfatte. Questa previsione fu confermata solo parzialmente.

La ricerca ha evidenziato anche una maggior accettazione del proprio corpo nei maschi che nelle femmine. Ha evidenziato inoltre che le persone che hanno preso parte a poche (da 6 a 9) attività nudo-naturiste, hanno ottenuto un miglioramento più significativo della propria immagine corporale, rispetto a chi ha partecipato a numerose attività. Il dato opposto, cioè la predizione di una maggiore frequenza ad attività nudo-naturiste a seguito dei miglioramenti ottenuti, non è stato però confermato.

La maggior parte degli interrogati che hanno partecipato a un numero medio di attività non hanno indicato un miglioramento significativo della propria immagine corporea, né della soddisfazione della propria vita, né è stata confermata una predizione sulla futura partecipazione ad altre attività. [Superata una certa soglia, si tratta di un comportamento ormai assodato con poche variazioni, o variazioni non significative al proprio interno. Il fatto però di una continua e costante partecipazione conferma la positività delle esperienze, che diversamente non verrebbero ripetute con quella frequenza]. (Il dato è confrontabile con altre ricerche: un aumento di ricchezza, anche raro, anche minimo, produce migliori risultati complessivi fra i poveri che fra i ricchi).

Un altro aspetto indagato nella ricerca è stata la correlazione fra un’immagine positiva del proprio corpo con la possibilità di vedere altri corpi nudi ed essere visti nudi. La dinamica del rapporto vedere ed essere-visti produce effetti non simmetrici: vedere altre persone nude aumenta un’immagine corporea positiva, ma l’essere visti nudi non ha effetti sull’immagine corporea che uno ha di sé.

Un punto importante, quasi una scoperta inattesa per alcuni partecipanti, è stata la constatazione che l’essere visti nudi non implicava alcun giudizio negativo da parte degli altri partecipanti.

La seconda ricerca dello studio riguarda le attività nudo-naturiste. Coinvolse 24 Inglesi (12 uomini e 12 donne) dai 22 ai 67 anni in occasione di una manifestazione a favore degli orsi polari, che ebbe luogo presso lo Yorkshire Wildlife Park (Bare all for Polar Bearsqui un video).

Locandina della manifestazione ecologica a favore degli orsi polari

Locandina della manifestazione ecologica a favore degli orsi polari

Ai partecipanti era stato dato da compilare un questionario di una pagina prima e dopo l’evento. Il confronto fra i due tempi della rilevazione ha evidenziato effetti psicologici positivi legati alla partecipazione all’evento secondo i tre criteri di valutazione (immagine del proprio corpo, autostima e soddisfazione della propria vita). L’autore rileva onestamente che la finalità ecologista della manifestazione poteva aver contribuito al risultato.

La terza ricerca riferisce di un test su 100 persone (83 uomini, 16 donne, 1 “altro”) dai 18 ai 79 anni), somministrato prima e dopo l’attività presso lo Waterworld di Stoke-on-Trent. Anche per questo test le risposte sono state positive in tutti e tre gli ambiti.

Nelle conclusioni si riprendono i dati esposti: le tre tipologie di ricerche confermano la positività delle attività nudo-naturiste, sia a lungo termine (ricerca 1), che immediatamente prima e dopo l’evento (ricerche 2 e 3). [Il primo studio, soprattutto, rileva l’importanza delle dinamiche psicologiche fra il vedere altre persone nude e l’essere visti nudi. Da qui si può dedurre che le attività miste (nudi e vestiti) hanno comunque effetti positivi soprattutto sui partecipanti che non si vogliono spogliare. E secondariamente che, per il nudista è indifferente l’essere visto nudo: come a dire che, superata la soglia del pudore (cfr. « Naked and Unashamed» del titolo dell’articolo), è superata anche la differenza fra nudo e vestito].

Un altro dato da tenere in considerazione è il fatto che “di per sé” (data appunto l’indifferenza notata) nulla porta a pensare in una riconferma delle attività nudista da parte dei nudisti “veterani”, mentre è pensabile un incoraggiamento per i principianti (nudisti e non). [In parole povere che i benefici della nudità condivisa sono più evidenti quanto più è marcata la novità. Da qui, forse, l’impegno dei “veterani” nel creare l’occasione e l’ambiente favorevole per richiamare chi vuole lanciarsi in questo tipo di esperienza: poiché il senso di pudore è insito nelle relazioni sociali, è proprio all’interno di esse, con le attività comuni, che si deve ricercare l’occasione per indagarne più a fondo il significato, gli effetti e le ragioni d’essere].

Un punto da sottolineare è che nel corso dei tre studi non si sono rilevate differenze significative fra i risultati riferiti alle donne e agli uomini. [È perciò da prevedere un aumento della partecipazione femminile alle attività nudiste: è probabile che un ambiente a prevalenza maschile, ma non sessista e non giudicante, possa avvicinare un maggior numero di donne al mondo nudista. E per prime coloro che giudicano troppo severamente il proprio corpo, che si sentono sovrappeso o troppo magre, che passano da una dieta all’altra, che hanno un senso di inferiorità, che si sentono un po’ scontente della propria vita. Il che vale anche per i signori maschietti, cambiano solo i numeri].

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 3 febbraio 2017, in Atteggiamenti sociali con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Mi nasce una considerazione interessante, anche se invero non mi è nuova (nel senso che è da tempo che mi frulla per la testa e forse avevo già anche scritto qualcosa): le manifestazioni vestiti opzionali che nascono in contesti non naturisti/nudisti raccolgono molto più seguito e molto più successo di quelle proposte dalle associazioni naturiste, perché? Una riposta, anzi, LA risposta è già data qui: le persone detestano sentirsi classificare. Allora? Allora ancora una volta si dimostra che la strada presa da questo blog è quella giusta: basta parlare di naturismo, basta anche parlare di nudismo (anche se qui è talvolta difficile farlo), parliamo delle cose fatte per quello che sono (escursionismo, vacanze, nuoto, sauna, vita, feste, eccetera), a certificare il nudo saranno poi dei semplici cenni (tipo il nostro mantra) e soprattutto le fotografie, normali fotografie fatte senza esaltare ne nascondere nulla. Più difficile a spiegarsi che a farsi!

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