Miti e mappe


I have a dream

Come un flash improvviso m’è nato un pensiero: «ci muoviamo nella realtà in base alla conoscenza che abbiamo di essa». Bella scoperta!

La prima pagina del "Piccolo principe": una sagoma informe può essere tutto, finché non sono informato di che cosa sia

La prima pagina del Piccolo principe: una sagoma informe può essere tutto, finché non sono informato di che cosa sia

Finché abbiamo una mappa, un navigatore, tutto va bene. Quando invece questa realtà è quella mentale dei giudizi e pregiudizi, dei vari livelli di coscienza, conoscenza ed esperienza, le cose si fanno più complicate.

Se molte persone accettano il nudo solo in bagno o nella camera da letto, per motivi suoi, finché non conoscerà altre esperienze, penserà che solo lì si possa stare nudi. O che il nudo sia ammesso solo nell’arte, nel cinema, a teatro, nei campi nudisti, in situazioni violente od estreme. Soprattutto sarà difficile convincerle che è falsa l’equazione che parifica la nudità all’attività sessuale. Vivono questo nuovo modo di vedere come un attacco personale alle proprie convinzioni; e a nessuno piace riconoscere di avere torto. Siamo restii a cambiare opinione, perché è con le nostre convinzioni, maturate con l’esperienza, che riusciamo a vivere, a vedere, a capire, a muoverci nella realtà che viviamo.

A parte i compromessi, o i conti che dobbiamo fare con il contesto sociale in cui viviamo.

La maggior parte delle persone la pensa in un certo modo, esistono delle leggi, le minoranze non sono sempre viste in positivo. Le mode cambiano, così come i gusti e le opinioni, le convinzioni. Ogni persona ha una propria velocità.

Scienza e religione ci “aiutano” a capire come va il mondo (o come dovrebbe andare); sono capisaldi collettivi. La critica non è benvista (o non tutti hanno titoli o sono autorizzati a criticare, a modificare la matrice delle teorie e delle leggi scientifiche o le interpretazioni o dogmi teologico-morali). La scienza, a seconda delle sue conoscenze si muove nella realtà in un certo modo, la religione in un altro. A volte si scontrano, a volte si ignorano, a volte vanno d’accordo. Molte persone istruite lavorano nell’un campo o nell’altro, hanno l’autorevolezza conferita da una cattedra in università, dal pulpito in cattedrale, dal numero di articoli e libri che hanno scritto.

Chi ci conosce?

E noi, intendo noi che pratichiamo la nudità? Studiamo, ci informiamo, rimaniamo al corrente di quel che si muove (e per definizione “si muove in avanti”), facciamo esperienze, riflessioni, ci scambiamo idee, progetti, proposte, cogliamo spunti nuovi, proviamo, sempre quasi in sordina, quasi solo fra noi; senza alcuna pretesa di istruire il mondo. Però viviamo bene anche così, nel raggio della nostra azione riusciamo a muoverci con discreta facilità. Gli altri, i non-nudisti, hanno altri pensieri, altre conoscenze e convinzioni e altrettanto bene si muovono sui loro binari. Qual è il problema? Infatti non c’è proprio alcun problema. Ciascuno si muove nella propria vita come meglio crede. Il fatto è che se “gli altri” non sanno, si comporteranno con noi in un certo modo. Se nella loro mappa mentale alla parola “nudità condivisa” corrisponde il vuoto, il deserto, il pregiudizio, l’ignoto, una giungla lussureggiante di complessità, di cupe ombre, di paludi e coccodrilli, di pericoli in agguato, sicuramente non avranno alcuna voglia di avventurarsi da soli. Della nudità hanno altre conoscenze, quelle trasmesse dalle “autorità”, dall’opinione pubblica, alcune proprie, alcune false: dalla loro somma sortirà il loro atteggiamento.

L'immaginazione, non supportata dalla ragione, proietta sull’ignoto le nostre paure

L’immaginazione, non supportata dalla ragione, proietta sull’ignoto le nostre paure

Probabilmente il tema della nudità è solo la punta di un iceberg che emerge come il più appariscente, lasciando sott’acqua il grosso di una massa di piccoli cambiamenti di mentalità che si sono andati maturando negli anni. Probabilmente è stata la somma di questi piccoli cambiamenti che ci ha dato il coraggio di fare il primo passo: al momento non l’abbiamo sentito nemmeno come coraggio, perché ci eravam fatti passabilmente sicuri che il terreno, pur ancora ignoto, non presentava pericoli, perché altri l’avevan già percorso prima di noi e tornavano con un sorriso. E ci ritornavano. Avevano un’altra mappa, altre conoscenze che permettevano loro di muoversi addirittura con agio e soddisfazione, sul piano fisico e psicologico (qualcuno azzarda anche spirituale). Invece di vedere brutture e sconcezze vedevano benefici; invece di illegalità, una libertà personale inviolabile; invece di mal giustificato pudore “che ci faceva tremare la cocca della camicia”, che ci rendeva “tremule foglie dei pioppi”, un’indifferenza leggera, ingenua, allegra e quasi infantile, svincolata da ceppi moralistici e da collari ideologici.

 

Volani concettuali

Indagando le radici della nostra cultura più o meno condivisa e ritrasmessa alle nuove generazioni, troviamo quelle conoscenze che dirigono il nostro comportamento senza esserne del tutto consapevoli, che ci influenzano nel modo di pensare e di agire come fossero degli automatismi, delle abitudini inveterate difficili da superare, soprattutto quando sono protette dal salvagente della maggioranza. Indagare questi “miti”, divenuti negli anni certezze, baluardo, fondamenta, vuol dire riaggiornare all’oggi la loro validità, riconsiderarli dal punto di vista della loro capacità esplicativa ed eziologica, riesaminarli sulla base della loro efficacia e validità pratica come modelli di vita. Potevano essere veri quando sono stati elaborati, possono aver avuto (e senz’altro l’hanno avuta) la loro ragion d’essere: a quel tempo la si vedeva così, e si suppone che oggi non comprendiamo tutto quel che si comprendeva allora e il modo. Nessuna colpa, nessuna obiezione, nessuna saccenteria da senno del poi. Ma calati nella realtà di oggi, risultano inadeguati, stonati, non collimano più, il puzzle non può esser ricomposto, le tessere si sono rovinate col tempo e non restituiscono più l’immagine originaria. Ma è proprio quest’immagine che nel frattempo è mutata: la realtà d’oggi non è quella della Bibbia, di Omero, di Dante, di Manzoni…

Probabilmente stiamo a nostra volta elaborando dei miti, dei racconti esemplari, “veri”, su cui basarci, con cui orientarci. Ci valgono per oggi, non è detto che valgano anche per domani.

«Il nemico è sempre invisibile, quando diviene visibile, smette di essere il nemico»

«Il nemico è sempre invisibile,
quando diviene visibile,
smette di essere il nemico»

 

Dall’esperienza abbiamo tratto diversi insegnamenti: abbiamo cominciato a vedere la nudità non più come protesta contro il sistema; i “tessili” non più come persone un tantino arretrate; l’essere nudi ha smesso di essere prescrizione, ma è divenuto opzionale, perché questa ci è sembrata la via per la sua “normalità”; abbiamo cominciato a dialogare di più, abbiamo integrato la nudità in mille gesti della nostra vita quotidiana: dal mangiar sul terrazzo col sole che s’è messo a scaldare, al portar fuori lo sporco, la pelle lucente ai primi bagliori dell’alba – da nudi l’inverno si sente un po’ meno –, senza più attendere l’occasione organizzata, la vacanza in Croazia. È vero, procediamo a vista: esattamente come sui sentieri in montagna durante le nostre escursioni.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri.

Pubblicato il 16 febbraio 2017, in Atteggiamenti sociali con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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