Omnia munda mundis


 

Se è vero che ci comportiamo a seconda delle nostre conoscenze, esperienze e convinzioni, progetti, a seconda della geometria mentale che abbiamo del mondo e delle persone, sapere dell’esistenza del Paradiso Terrestre e di quel che è successo, se ci crediamo e se ci pare anche qualcosa di moralmente buono e giusto (= che la situazione ci possa dare maggiore benessere e rimanga in linea con la fondamentale coerenza con noi stessi), quelle in-formazioni si tradurranno automaticamente in ogni atto della nostra vita quotidiana e daranno ad esso una forma, lo con-formeranno e confermeranno, saranno espressione della nostra autocoscienza. In un certo senso, il mondo delle nostre relazioni è condizionato e gestito da ciò che ne sappiamo, da come le conosciamo, e da come vivendolo lo “muoviamo in avanti”. (Se vi serviva acqua calda, questa è l’ultima che ho scoperto).

Nel Nuovo Testamento troviamo una frase che è diventata anche una massima proverbiale: Omnia munda mundis («Tutto è puro per chi è puro» Tito 1, 15). Potrebbe essere un buon programma di vita, un filtro col quale vedere alcune cose che ci riguardano e che la nostra esperienza ci ha da tempo confermato: una frase come questa lascia intendere una estrema fiducia nei confronti dell’uomo, secondo uno schema concettuale che affida alla coscienza individuale la fondamentale scelta morale. Tuttavia faccio fatica a entrare in questa generalizzazione perché quel mundis definisce uno stato di “purezza” che discende da un progetto morale costruito, piuttosto che dal riconoscimento di una fondamentale e a-morale purezza originaria, genetica (che ho da rimproverare al mio naso, alle orecchie, ai miei piedi…?

Parlando di nudo, piuttosto che purezza (che può richiamare uno schema morale), preferisco la parola indifferenza, neutralità, non-applicabilità, estraneità; non perché ci sentiamo fuori dal consesso sociale, ma perché ritengo ingerenza di parte la presunzione che la società possa dettar legge anche alla biologia. E se proprio fossi portato al bivio di una scelta, piuttosto che trasformare la società in un’arena per gladiatori: “io starei con gli ippopotami”.

Il risultato può essere alla fine il medesimo (per strade diverse, entrambe le posizioni – quella dei “puri” e quella dei “biologici” – sono indifferenti al nudo), ma le ragioni sono molto diverse: in un caso ho una lista di controllo che mi distingue ciò che è puro da ciò che è impuro (e che di conseguenza posso capire se sono a-posto oppure no); dall’altra non metto in campo nessun filtro valutativo, nessun criterio di accettabilità: siamo così per natura, non c’è nulla su cui discutere, nulla che possiamo/dobbiamo scegliere. Possiamo essere pro o contro i terremoti?

Il distinguo morale è strisciato surrettiziamente nella nostra vita, perché osservando bene le parole della Genesi (3, 22) «ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male» dovremmo aver acquisito la capacità “divina” di conoscere il bene e il male. E secondo il principio socratico che associa il bene alla conoscenza, conoscendo il bene sarebbe impossibile poi non farlo (il più pragmatico Ovidio condivide, approva ma osserva che seguiamo poi le cose “deteriori”).

A questo punto torno a chiedermi perché il gesto di Eva sia considerato peccato se è privo di conoscenza e di volontà, di intenzione finalizzata a peccare, se non è da considerare una disubbidienza deliberata e voluta, di una negazione di Dio (quando il peccato non esisteva ancora). Probabilmente sto ragionando con categorie “teologiche” posteriori, aiutato dalla sistematica scolastica o con una logica fin troppo laica.

 

Demonizzazione del nudo

L’espressione di san Paolo può essere intesa anche come controllo della sessualità, l’urgenza e l’imperativo di una signoria sulle passioni e tentazioni, senza per questo cadere nell’artefatto opposto dell’astinenza forzata, scelta per voto o in vista di una qualche remunerazione spirituale, o della cosiddetta “continenza”, ormai troppo alla deriva verso la mistica religiosa (“grado iniziale e imperfetto della virtù della temperanza” dizionario De Mauro).

Invece che controllo mi piace di più la parola misura, in quanto ritengo che l’ipersessualizzazione della vita quotidiana porti a un appetito smodato (senza modo, cioè anche im-modesto, in-decente), dove la sovrapposizione del desiderio egoico ha travolto, stravolto, strangolato, stralciato, straniato anche la componente affettivo-relazionale: qui sì che ci vorrebbe un po’ di modestia, di buone maniere, di decenza, e non prender di mira solo l’esteriorità del vestire. Tant’è che alcuni circoli iper-cattolici hanno inventato persino il termine semi-nudismo per indicare le persone che in spiaggia non disdegnano di mostrarsi col solo costume da bagno. Per motivi di “sicurezza” e prevenzione pensano che già la “semi-nudità” sia da una parte un atto esibizionistico, un atteggiamento di disponibilità, un preliminare di seduzione e dall’altra un’insidia diabolica perché induce chi guarda a peccare, cominciando appunto col peccato degli occhi (e citano un passo evangelico, che può essere però inteso in due modi opposti: «La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso» Matteo 6, 22-23).

Prevenzione. Noto mega-figo latin-lover in azione sulle spiagge italiane, trattenuto provvidenzialmente dal suo angelo custode.

La modestia – tagliasiepi

A proposito di modestia, un altro significato del termine («disposizione d’animo di chi non nutre presunzione») porta a chiedermi se la modestia nel vestire sia anche un chiaro messaggio verso la società: che sto ai patti, che sono a-posto, che non voglio impormi, vantarmi, distinguermi, ostentare, prevaricare, prevalere, esser fuori misura, superbo, supponente, sfrontato, arrogante, tracotante (“lei non sa chi sono io!”) per umiliare, screditare chi la pensa diversamente, porre le distanze, mostrarmi superiore per un ritorno di fama, considerazione, potere, privilegio…

D’altra parte accolgo volentieri l’invito a non fare il modesto, a godere di potermi mostrare per quello che sono, dell’identità che mi son costruito e della stima che mi guadagno ogni giorno: mica me ne faccio una colpa. Ben venga che ci sia una misura, che il buon senso comune sappia vedere al di là degli schemi, delle siepi squadrate, che smascheri l’ipocrisia, che sappia apprezzare il positivo e originale apporto di ognuno.

Che poi, accade fin troppo sovente che una modestia imposta ci vada un po’ di traverso, ci stia un po’ stretta, divenga un po’ falsa, esteriore (appunto!). Non ritengo immodesta una margherita nei capelli, una gonna a fiori che si gonfia perché la ragazza vuole farsi ammirare, contenta di come in quell’istante si sente: son cose belle e pulite, pudiche… dal mio punto di vista, per gli occhi che ho nel guardare. Anche un corpo nudo può essere bello e pulito, persino pudico (i putti di stucco grassottelli e giocondi lo sono senz’altro; e così le migliaia di Bambin Gesù sulle ginocchia della Madonna), dipende dagli occhi con cui lo si guarda, con quale mente con cui lo guardo, dipende da come il pensiero dietro lavora, sobilla, progetta, s’immagina… dalla saliva che inghiotto. Perché si sa: «l’occhio del padrone ingrassa il cavallo».

Putto con la foglia di vite al castello di Aglié.
Quale “mente” può ritenersi offesa, destabilizzata, tentata, scandalizzata dalla nudità?

Ma anche in fatto di modestia qualcuno ha cambiato le carte: per il patrimonio di conoscenze che ha, per come ipotizza la società debba essere, per l’utopia che cerca di costruire, per le norme categoriche che è costretto ad applicare, vedendomi nudo mi attribuisce intenzioni e finalità che non ho, per come s’immagina il processo di causa ed effetto, perché “ben sa” come certe cose vanno poi a finire. Perciò è il primo ad essere immodesto, perché presume di essere migliore, si autovaluta migliore, forte di una fedeltà a un progetto divino, per definizione superiore a quello umano e naturale; di un impegno costante che richiede dedizione e sacrificio e dal quale si aspetta quello stesso guadagno che pensa che io voglia raggiungere con la mia immodestia. Non sono psicologo, ma ho sufficiente esperienza per pensare che le quaresime siano l’eccezione di una regola opposta che vige per il resto dell’anno.

Mi dispiace, ma la penso in altro modo, conosco le cose in modo diverso, non posso che agire in modo diverso: preferisco essere coerente con me stesso (con la natura che è in me, che giorno dopo giorno riscopro), che ossequiare un costume, le opinioni di altri. Liberissimi che abbiano altre mode e opinioni e si comportino di conseguenza. Ma anch’io!

Non si tratta nemmeno dei confini tracciati fra gli uni e gli altri dalla quantità di “libertà” assegnata a ciascuno, forse nemmeno di un diritto, scritto e sancito dall’Onu, ma di un principio ancora più a monte, a monte della stessa società e della necessaria politica che serve per stare insieme. È come chiederci se respirare è un “diritto”. È una condizione che ci deriva dalla natura: non possiamo applicare i nostri criteri alla natura… li vediamo, poi, i disastri che combiniamo. Vedo che la natura non ha bisogno di conoscere il bene o il male per essere viva e vitale; considerandomi innanzitutto una creatura naturale, cerco di seguire la natura per quanto possibile, piegandomi a volte come un bambù alle esigenze sociali per non dovermi anzitempo spezzare.

Test psicologico: Individuare nel gruppo di escursionisti la persona immodesta che vuole a tutti i costi imporsi o distinguersi.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 2 aprile 2017, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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