Il professore


Sono stato testimone della segreta curiosità di alcuni ragazzi dai 15 ai 17 anni verso il nudismo.

Si parlava di un personaggio locale, un professore, morto alcuni anni fa, della sua vita spensierata e avventurosa, dei suoi viaggi, dei suoi racconti, delle sue battute, dei suoi aforismi. Sempre innamorato di sua moglie (encantadora, diceva con quel gesto che si fa per dire di un piatto prelibato), senza figli. Li si vedeva spesso al ristorante, al cinema (prima che ne facessero negozi e appartamenti), sul lungolago – molto spesso a braccetto -; ma anche sul monte, sul Guglielmo, lui che grondava sudore, vista la stazza, lei che lo seguiva pazientemente dovunque andasse.

Ha lasciato un archivio fotografico considerevole, album con 4/5 mila fotografie selezionate. Uno dei pochi ad essere stato in Cina sotto Mao e in Albania sotto Enver Hoxha – non che fosse comunista, ma solo perché in tutto seguiva il suo estro.

Si chiedevano i ragazzi se, fra le sue molte esperienze, non fosse mai stato anche in un campo nudisti. E lo chiedevano a me, perché l’avevo conosciuto.

Preso così in contropiede, per un attimo mi si bloccò la parola in bocca. Il flash di un ricordo, come un lupus in fabula, mi riportò ai miei 15/17 anni. Mi ritornò come fosse presente il turbine violento che mi possedeva in quegli anni, che mi portava dove voleva; emozioni a fior di pelle, tuffi al cuore ad ogni novità, gli occhi pieni di un mondo che mi si apriva reale e una voglia di fare, di vivere… fino a scoppiare…

«Sì certamente!» riuscii a dire alla fine. Ma sentii, di ritorno agli orecchi, una leggera alterazione nella voce, non aspettandomi una domanda così schietta e diretta da parte dei ragazzi, una domanda che mi era entrata nel fondo dei miei più gelosi e privati ricordi. Ma coi ragazzi non si può esser sempre abbottonati, ad una certa età le cose si devon sapere. Ed è meglio che le sappiano da chi le conosce per averle vissute.

«Devo confessarvi che anch’io sono nudista. Me lo sono chiesto anch’io molte volte. È molto probabile che anche lui fosse nudista» cominciai.

A mia volta notai che l’espressione delle facce erano cambiate: piccoli gesti di assestamento, sguardi che cercavano dove posarsi sicuri. L’attenzione aveva cambiato direzione: dal professore a me, che ero lì in carne ed ossa e potevano farmi tutte le domande che volevano. Notai diversi movimenti rotatori della spalla come a sottolineare una situazione di cambiamento, di miglior agio. Uno aprì la bocca per una domanda, ma la cancellò con un gesto della mano. Gli occhi erano sgranati e non battevano ciglio. Un altro, con entrambe le mani nei bermuda, trafficò per un attimo. Un altro si soffiò il naso. Di uno colsi lo sguardo puntato a scandagliarmi ai raggi X. La conversazione aveva preso una piega diversa: li riguardava, si era fatta sincera, personale, importante. E non dovevano più nascondersi dietro il pretesto della tesina o fantasticare sui sentito-dire.

Sciolto il ghiaccio, le domande piovevano a raffica; le risposte brevi e precise per poter rispondere a tutte, incalzanti com’erano. Il grado di eccitazione visibilmente aumentava: uno si mordeva il labbro inferiore, un altro si strofinava il braccio per uno strano formicolio, un terzo chinava lo sguardo, timoroso di ascoltare anche troppo. Le domande via via sfondavano l’apparente disagio, i nervi tesi li stringevano forte nel più grande imbarazzo, ma gli occhi luccicavano, avvinti nella rete della più grande curiosità e attenzione. Serpeggiava un’energia che pareva si diffondesse in cerchio e ci racchiudesse, ci facesse mano a mano più sicuri e rilassati. Uno si tolse la maglietta e si accarezzava il busto.

«Un giorno andiamo dalla vedova e chiediamo di mostrarci gli album», conclusi.

«Ma qui da noi, dov’è che potremmo farlo, un po’ di nudismo?» fu la risposta.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 24 aprile 2017, in Racconti con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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