Archivio mensile:dicembre 2017

#VivAlpe 2017 – Riepilogo fotografico


Siamo alla fine di questo 2017, un anno che ci ha visti impegnati in numerose escursioni, uscite che hanno occupato tutti i mesi dell’anno e che si sono concluse con una magnifica giornata si sole sulla vetta del Castello di Gaino, dalla quale la vista sul Lago di Garda è sempre affascinante ed emozionante.

Per ringraziare tutti i nostri fedeli lettori, nonché tutti coloro che partecipano alle nostre escursioni, e per incitare altri a partecipare ecco un resoconto fotografico di VivAlpe 2017.

Grazie!

Piangere sul latte versato



Inutile chiedersi perché in Italia le cose vanno male e poi…

  • Supportare politici che fanno i comici e comici che fanno i politici
  • Sostenere chi si limita a impedire che si governi l’Italia
  • Pensare che prescrizione del reato sia sinonimo di innocenza
  • Accontentarsi del meno peggio
  • Esaltarsi per le false promesse
  • Credere che chi ha già fallito possa ora aver successo
  • Approvare l’assenza di veri programmi, sostituiti da slogan più o meno ridicoli
  • Tollerare il turpiloquio dei politici
  • Votare delinquenti conclamati e seriali

#TappaUnica3V farsi male con e per niente


Proprio per niente magari no visto che il mio obiettivo tutto sommato, vuoi per motivazioni personali, vuoi per i suoi contenuti sociali, non è irrilevante, di sicuro con niente visto che ho solo fatto quello che già stavo facendo da tempo: correre. Ma partiamo dall’inizio.

Come ho già scritto quest’anno ho adottato un processo di preparazione decisamente più complesso di quelli adottati in precedenza: non mi limito a camminare e macinare chilometri, ma faccio anche tanta ginnastica e… corro, corro, corro, sia nelle uscite in ambiente che su strada. Il tutto, ovviamente, sebbene non abbia un personal trainer, è fatto con opportuna dovizia: mi sono divorato pagine e pagine di documenti e articoli in materia di allenamento sportivo e corsa, ricavandone tutti i possibili suggerimenti, tutte le più specifiche indicazioni e anche qualche bella, semplice e chiara tabella (chissà mai perché si fa fatica a trovarle e quando le trovi per lo più sono estremamente complesse e, magari, anche poco chiare; comprendo che non sia facile fare tabelle adatte a tutti, comprendo che l’argomento sia delicato, comprendo anche che chi lavora nel campo voglia garantirsi il mantenimento delle possibilità di lavoro, ma alla fine è proprio facendosi conoscere attraverso la pubblicazione di materiale chiaro e fruibile che ci si fa buona pubblicità, fitness insegna). Una delle tabelle trovate riguarda proprio chi vuole iniziare a correre e promette di portarlo senza danni a correre i dieci chilometri (in pano e su asfalto) in un’ora, esattamente quello che volevo e così l’ho adottata e la stavo seguendo meticolosamente con ottimi risultati, sia nel senso della progressione atletica, sia in quello dell’assenza di infortuni e dolori. Stavo? Si stavo, perché ad un certo punto, proprio quando, essendo arrivato agli ultimi livelli della tabella, le uscite su strada diventavano più lunghe e pesanti, gli impegni di lavoro e personali hanno interrotto gli allenamenti e sono riuscito a portarli avanti solo a intermittenza: invece di quattro sedute settimanali, ne potevo fare una sola, massimo due distanziate fra loro.

Stanno arrivando le vacanze di Natale, non dovendo più andare a scuola, nonostante avrò comunque tante cose da fare, riuscirò a trovare il tempo per uscire a correre ogni giorno. Mercoledì 20 ripeto, dopo una settimana di pausa (dalla corsa su strada, perché gli allenamenti in montagna del fine settimana continuano con costanza), il livello otto che prevede cinque minuti di cammino, trentacinque di corsa, cinque di cammino e altri quindici di corsa. È un livello che, sebbene non in continuità, ho già corso varie volte e lo mantengo senza problemi, con una velocità che varia da otto a quasi undici chilometri all’ora (mi scuso con i veri corridori, ma io non mi ci trovo a usare i minuti a chilometro) per una media finale più vicina ai nove che agli otto chilometri all’ora: “ottimo, alla prossima uscita passo al livello nove”. Così faccio, il 23 imposto l’app sul cellulare in modo che mi dia la tempistica per il livello nove: cinque minuti di cammino, quarantacinque di corsa, cinque di cammino e altri quindici di corsa. Avendo recentemente trovato un articolo che suggerisce, per non farsi male, una frequenza minima del passo di centottanta passi al minuto, ho scaricato un pedometro (ricerca impegnativa visto che nessuno da direttamente la frequenza e pochi appaiono chiari e di facile gestione) e avvio anche questo. Partenza, come sempre mi concentro sulla postura, ovvero sul sentirmi leggermente sbilanciato in avanti al fine di lavorare più sull’avampiede (cosa questa suggerita da tutti gli articoli sulla corsa), oggi esasperandola un poco, e sulla respirazione (ho adottato il metodo asimmetrico, inspirazione più lunga dell’espirazione e quest’ultima che inizia ogni volta in coincidenza con l’appoggio di un piede diverso, suggerito da un grande campione della corsa, metodo che dovrebbe ridurre l’incidenza degli infortuni, di certo ha il vantaggio di migliorare la respirazione stessa), stavolta aggiungo anche l’attenzione alla frequenza del passo che aumento sensibilmente al valore che ad un calcolo empirico (conto a mente i secondi facendo attenzione agli appoggi e verifico che sono sicuramente tre per ogni secondo) sembra essere vicina a quella cercata. Completo la seduta con grande soddisfazione: nessun dolore, ottime sensazioni e… velocità più alta del solito, sia nella punta massima arrivata a quasi dodici chilometri all’ora, sia nella media che sale a nove e trenta. Purtroppo il pedometro segna zero e non posso calcolare e verificare la frequenza del passo, do per scontato che le mie valutazioni empiriche fossero corrette.

Giorno successivo, ho installato un altro pedometro e riparto per una nuova uscita del livello nove. Mantengo la stessa frequenza del giorno precedente e la stessa inclinazione avanti del corpo. Dopo una quindicina di minuti in cui tutto gira al meglio, ecco che le gambe iniziano a farsi dure, beh, mi dico, sarà un poco di stanchezza dovuta al ritmo sostenuto di ieri, rallento proprio di poco e procedo. Qualche minuto e le gambe riprendono a girare come si deve, il ritmo torna ad alzarsi. Altri quindici minuti ed ecco che appare una sensazione di tensione alla base del tendine di Achille del piede destro, è proprio leggera e la ignoro. Anche questo fastidio poco dopo svanisce, in compenso ne appare uno decisamente più intenso alla parte superiore esterna della gamba destra, è un dolore che già conosco e so svanire velocemente per cui procedo oltre senza apportare particolari variazioni alla mia corsa. Anche stavolta svanisce ma ci mette più tempo del solito, molto di più, comunque svanisce. Arrivo al punto di inversione e prendo la via del ritorno. Mi avvicino al termine della fase corsaiola e… zacchete, una fitta sotto il tallone, secca ma non forte, percepibile ma non a tal punto da provocarmi alterazioni nel passo, rimane solo un leggero fastidio ad ogni appoggio, rallento un poco e procedo. Nella fase di cammino il fastidio sotto il tallone scompare e posso concludere la seduta senza ulteriori problemi. Dai, tutto sommato non è andata male ho corso quasi allo stesso ritmo di ieri. Le ultime parole famose! Rientrato in casa mi spoglio e mi dedico allo stretching che sempre segue queste mie sedute di allenamento: allungamento dei muscoli posteriori della gamba, poi passo a quelli del polpaccio e… rizacchette, di nuovo il dolore al tendine d’Achille, allento la tensione leggermente poi rispingo avanti, il dolore si attenua spostandosi lateralmente verso e sotto il malleolo, come se avessi preso una storta, ma non ne ho prese, boh! Con una preoccupazione crescente visto che il dolore non solo non scompare ma si estende a buona parte del piede esterno, concludo lo stretching e faccio la doccia, per tutta la giornata dovrò fare i conti con il dolore, non fortissimo, anzi, per quelli che sono i miei parametri, potrei dire leggero, comunque dolore e pertanto, anche perché riprende pure sotto il tallone, la preoccupazione permane e cresce.

La sera applico sulla zona dolorante e l’intera gamba destra adeguate pomate a base d’arnica e specifiche per il recupero, la notte mi sveglio con fitte alle ginocchia (cacchio c’entrano con le caviglie?) che però si calmano in pochi minuti e posso riprendere il sonno, la mattina le ginocchia appaiono a posto e pure la caviglia sembra in sistemazione, comunque oggi niente corsa, solo applicazione delle pomate all’arnica, ginnastica e lavoro con pallina e tavola oscillante. Nel frattempo ragiono sulla situazione: rammento di essermi storto la caviglia destra in occasione di uno degli ultimi allenamenti in montagna, ma non avevo avuto dolore ne immediato ne a seguire, forse aveva comunque lasciato dei segni che si sono ora risvegliati; forse l’essermi inclinato avanti più del solito ha messo in tensione i legamenti della caviglia che, seppure allenati, sono di certo induriti dall’età; forse la frequenza del passo era troppo alta e l’aumento degli urti tra tallone e suolo ha portato alle recrudescenza di un mio vecchio problema al tallone destro che, sollecitato dal dover stare a lungo in piedi, ogni tanto mi duole; forse a seguito del dolore al tallone ho inavvertitamente messo in tensione il piede e adottato una rullata molto diversa dal mio solito; forse le scarpe che ho adottato per la corsa su strada sono poco ammortizzate in relazione al mio peso.

Natale, oggi le circostanze mi creano una giornata parzialmente solitaria, nel primo pomeriggio devo essere a Brescia in ospedale per fare compagnia ad un parente ricoverato per cui ne approfitto per testarmi e testare i tempi sulla prima salita del sentiero 3V: da Brescia alla Maddalena. Dati i problemi riscontrati nei giorni precedenti ho programmato di procedere solo camminando e così faccio per tutta la salita, salita che riesco comunque a fare in tempo record: un’ora e tre minuti, ben venticinque minuti in meno della mia precedente salita più veloce. Procedendo lungo il crinale sommitale il vento gelido che scende dalla Val Trompia mi tormenta, comunque procedo e arrivo alla Costa di Monte Denno dove, nel breve passaggio sul lato San Gallo, trovo una temperatura assolutamente gradevole e approfitto di un praticello al sole per decretare la sosta; “dopotutto è Natale”. Distendo sull’erba la giacca, mi spoglio completamente, seduto mangio un paio di mandarini e qualche pezzetto di panettone, bevo mezza soluzione di aminoacidi e poi mi distendo al sole, godendomi la solitudine, la nudità e il tepore che la nuda belle riesce a recepire a pieno.

Un’oretta dopo è ora di ripartire, mi rivesto, sistemo lo zaino e via verso la discesa. I primi metri sono in salita e le gambe legnose per la lunga sosta spingono male, ma giunto in cresta inizia una lieve discesa che le scioglie e velocemente arrivo all’ex rifugio Maddalena. Inizia la discesa, ripida e tormentata da alte radici, la caviglia e il tallone mi preoccupano e, invece, tacciono completamente; le sensazioni si fanno buone inducendomi a provare qualche passo di corsa: “grandioso, posso correre!” Allora via, felicemente di corsa fino al Grillo. Alternando corsa e cammino risalgo un poco fino alla vecchia stazione a monte della funivia, qui parte il sentiero che, costantemente ripido, scende alla Margherita. Con un residuo di titubanza riprendo la corsa, la traccia è scavata dal passaggio delle biciclette dei discesisti e questo incrementa le sollecitazioni sul piede, ma tutto continua a funzionare al meglio e anche quando il sentiero diventa una vera e propria pista da Down Hill posso continuare a correre seppure mantenendomi entro limiti di prudenza. Senza interrompere la corsa, nemmeno quando il terreno si fa fangoso ed estremamente scivoloso, arrivo alla sterrata della Margherita che, alternando cammino e corsa, mi riporta al Gottardo da dove, per asfalto, scendo in cauta leggera corsa fino ai Medaglioni. Imbocco la vecchissima mulattiera di accesso a questa località: una lunga scalinata che porta alla base del monte, dove pervengo senza problemi e con grande soddisfazione per la veloce ripresa.

Prudenzialmente non esco a correre per altri tre giorni limitandomi alle pomate e alla ginnastica (che intensifico nelle sue parti dedicate alla protezione delle articolazioni), poi riprovo il duro asfalto e il pesante livello nove della mia tabella di allenamento. Mantengo un ritmo sensibilmente più basso, quegli otto chilometri all’ora che mi hanno sempre permesso di correre senza problemi, riduco la frequenza del passo ai livelli soliti, evito di estremizzare l’inclinazione in avanti del corpo pur concentrandomi su un appoggio di avampiede che, d’altronde, mi risulta spontaneo e tutto va alla grande: nessun dolore, gambe perfette, sensazioni stupende: “bene, per colpa della foga e dell’entusiasmo mi sono fatto stupidamente male, ma poi ho saputo gestirmi al meglio e recuperare in tempi ridotti, mettiamo nel paiolo anche questo insegnamento e, con maggiore attenzione, procediamo verso la meta finale”.

La zona dolente

Ora sono appena tornato da un’altra uscita del livello nove e ho dovuto subito mettere in atto i nuovi propositi: dopo una decina di minuti di corsa il tallone ha dato fastidio ma, curando la morbidezza dell’appoggio, il tutto si è risolto alla svelta e il fastidio non è più ricomparso; le fitte alle ginocchia si sono si fatte sentire nei primi venti minuti ma è questione per me ormai abituale e finché resta nei soliti limiti non mi preoccupo; purtroppo non solo si è rifatto vivo il problema alla gamba, ma stavolta ha prodotto anche delle fitte, non forti ma comunque oltre quello che si può considerare fastidio e, pertanto, per ben tre volte (quasi alla fine del secondo intervallo, a metà e poco prima della fine del quarto) sono passato anzitempo dalla corsa al cammino, anche se solo per una trentina di secondi. Non posso riprodurre in alcun modo queste fitte, al tocco la zona non produce dolore e nemmeno con lo stretching, solo in assenza di altri pensieri avverto un lieve costante fastidio, come di tensione e gonfiore (ambedue però assenti), quasi avessi preso una botta (che non ho preso), “boh, devo preoccuparmi?” Si, sono preoccupato!

 

A questo punto, checché ne dicano quelli del sito Albanesi.it (“chiunque può correre i dieci chilometri in un’ora”), rifacendomi a quanto letto altrove (“esiste un limite fisiologico, legato all’età e alla storia articolare e muscolare, oltre il quale non è possibile andare senza infortunarsi: a sessant’anni non è possibile correre come e quanto a venti”), rammentando i miei diversi infortuni alle ginocchia (i cui dolori m’avevano, una quindicina d’anni addietro, indotto ad abbandonare la montagna) e ripensando all’esito degli esami radiologici eseguiti la scorsa primavera al ginocchio destro (radiografia: “Note gonartrosiche diffuse. Presenza di una formazione esostosica sul profilo posteriore… e di un’altra immagine esofittica… laterale” – risonanza magnetica: “… si riconoscono due formazioni esostosiche… Modesta componente versamento sinoviale… Il menisco mediale, lievemente assottigliato in sede centrale, presenta sfumata iperintensità… in relazione ad evoluto quadro di meniscosi…. Modesto edema in corrispondenza della borsa della zampa d’oca… Alcune pliche ispessite ed ipertrofiche… in relazione a fenomeni sinovitici) ipotizzo d’aver raggiunto, e forse superato, il mio attuale limite fisiologico e, per non mettere a rischio il giro finale di TappaUnica3V, intanto mi impongo qualche altro giorno di pausa dalla corsa su strada (che appare essere l’unica a crearmi problemi), poi, rinviando a data da destinarsi l’obiettivo dei dieci chilometri in un’ora, ripartirò dal livello sette (che nemmeno ripetendolo più giorni consecutivi mi aveva creato problemi) per procedere, se necessario, alternando ad ogni uscita un giorno di sola ginnastica: tutto sommato le prestazioni a cui sono arrivato sono nettamente migliori di quelle che avessi mai raggiunto (anche se devo dire che mai mi sono allenato in modo specifico e metodico) e posso ritenerle più che sufficienti per TappaUnica3V, devo solo lavorare sui quadricipiti (per i quali la corsa in piano non serve a niente mentre servono le scalinate, e ne ho individuate due bellissime) e sul mantenimento della forma.

Già, come leggevo recentemente in un articolo sulla corsa, pur facendo distinzione tra cosa è adattamento e cosa è patologia, mai correre sul dolore: ci vuole poco, molto poco, praticamente niente a farsi del male e poi recuperare, ammesso di riuscirci a pieno, può essere problematico!

Outdoor Co-ed Topless Pulp: Year In Review, 2017


Le buone leggi, ovvero leggi semplici e chiare, hanno il pregio di favorire l’evoluzione sociale, certo da sole non bastano, le difficoltà e le resistenze restano comunque tante, servono pur sempre persone che si espongano in prima persona, che si rendano protagoniste e stimolino, anche con la provocazione, gli altri a pensare e meditare, basi essenziali per ogni evoluzione individuale e sociale. Questo hanno fatto e stanno facendo queste fantastiche donne, donne che dovrebbero essere prese d’esempio.
Peccato che in Italia, con la palese complicità delle associazioni naturiste, le leggi sul nudo debbano essere contorte e limitanti, anziché semplici e garantiste; peccato che in Italia, con la complicità di coloro che diffondono il falso verbo del rispetto unilaterale, in pochi siano disposti a mettersi in gioco e a esporsi in prima persona, peccato!
In ogni caso, per quei pochi, che si sperano crescenti, noi siamo qui e vi aspettiamo.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

And so we come to the end of another year — another wonderful, awful year. Awful in so many dimensions: geopolitical, economic, ecological, human rights, basic civility. And yet. And yet, we spent the year with friends and loved ones, and we exercised our freedoms together, and we treated others and were treated ourselves with respect. In this milestone year when we celebrated the 25th anniversary of the court decision establishing that women in New York have the same right as men to go topless, we went topless enthusiastically and without incident, all over this great city of ours. It was fun, it was refreshing, it was healthy, and it was legal.

And you — you came to our blog from virtually every country on the face of the globe and you witnessed our liberty and shared in our adventures. What follows is a distillation of the year’s events, based…

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Camminare in montagna – Tecnica della corsa


Prosegue da… Tecnica del cammino


Come ho già più volte indicato questi articoli fanno riferimento a un soggetto che, nell’ambito delle sue uscite in montagna, prende talvolta in considerazione la corsa, quantomeno la utilizza negli allenamenti per ottimizzarli, ecco quindi giustificato questa puntata della serie “Camminare in montagna”. Data la mia breve esperienza di corsa mi limito a riportare quelle osservazioni che ho ereditato e verificato o personalmente elaborato durante i mei allenamenti e che si si differenziano da quelli già dati per il cammino nella puntata specifica, che consiglio di leggere, se ancora non l’avete fatto, prima di proseguire. Gli aspetti più tecnici della corsa li devo invece lasciare ai documenti che riporto a piè di pagina nella sessione “Sitografia e approfondimenti”.

Postura

          Al fine di evitare i tipici infortuni del corridore (dolori e tendiniti varie agli arti inferiori, alle ginocchia e alla schiena), pur restando assolutamente valide tutte le indicazioni di base già date, nel caso della corsa dobbiamo aggiungere una sensibile e costante inclinazione in avanti del corpo, inclinazione che deve partire dalle caviglie coinvolgendo anche e spalle in modo da mantenere la linearità del corpo.

Uso dei piedi

–          Le punte dei piedi non devono mai trovarsi più avanzata delle anche. Si ottiene con la già citata inclinazione in avanti del corpo e con una riduzione della lunghezza del passo.

–          Sostanzialmente valido anche per il cammino, diviene ancor più importante per la corsa dove la frequenza (passi al minuto) sale notevolmente: il lavoro che devono produrre le nostre gambe è dato dalla forza necessaria a sollevarle per lo spostamento dalle stesse attuato, dato che non sempre possiamo operare sulla riduzione del peso delle scarpe (vorrebbe dire sostituirle e, comunque, resta pur sempre un peso da sollevare), ne consegue che dobbiamo limitare al minimo indispensabile l’alzata del piede da terra.

–          In salita andremo a lavorare solo di avampiede molto prima di quanto siamo costretti a fare camminando.

Pronazione e rullata

–          Sulla pronazione ben poco possiamo fare per modificarla, possiamo solo adottare le calzature più adeguate, non sempre esistenti (non tutte le marche fanno in tal caso differenza, anche perché secondo alcune teorie sembrerebbe che su terreno sconnesso tutti si avvicinino alla pronazione corretta) per la corsa in montagna ma di sicuro reperibili per la corsa su asfalto e sterrato (che dovremo necessariamente fare per gli allenamenti, come vedremo più avanti), anche se sono già presenti sul mercato scarpe in grado di adattarsi autonomamente ad ogni tipo di pronazione.

–          Per la rullata, al fine di evitarci dolori e infortuni, dobbiamo avvicinarci il più possibile alla rullata considerata naturale, ovvero quella che avviene partendo da un appoggio di avampiede. Inutile concentrarsi sul piede, riuscireste solo a farvi del male, l’appoggio si modifica spontaneamente e avanza quando incliniamo avanti il corpo, indi, se necessario, mettiamo in atto questa variazione posturale. Possono essere d’aiuto anche le scarpe: minore è il differenziale tra lo spessore posteriore della suola e quello anteriore (drop) e più viene indotto un appoggio di avampiede.

Il passo

–          La sequenza del passo è similare a quella del cammino e mantiene il concetto di spostamento in avanti del baricentro, ma, dal momento che correndo non esiste un momento in cui ambedue i piedi sono a terra, il tutto avviene con più dinamismo e con un maggiore e più esplosivo lavoro di spinta del piede arretrato.

–          Correndo la sequenza sarà necessariamente sempre alternata: piedi sinistro, piede destro, piede sinistro.

–          Per variare la velocità si agisce sulla frequenza, riducendola per rallentare e aumentandola per accelerare.

In salita

–          Non è sempre detto che correndo andiamo più veloci, sulle salite molto ripide (in relazione al nostro allenamento) potrebbe risultare più conveniente camminare.

In discesa

–          Anche alla massima velocità dobbiamo sempre avere il controllo dell’andatura: non lasciamoci trasportare.

–          Le braccia vanno tenute alte e aperte in misura direttamente proporzionale all’inclinazione del terreno e/o alla scabrosità del fondo: aiutano l’equilibrio e stabilizzano il corpo nei cambiamenti di direzione. Personalmente ho notato che tale atteggiamento riduce anche il carico sulle ginocchia, probabilmente perché facilita il mantenimento dell’inclinazione in avanti anche sui passaggi più scabrosi.

–          Sfruttando ogni minimo rilievo del terreno portiamo all’estremo l’utilizzo dell’appoggio laterale: le ginocchia ci ringrazieranno.

–          Incontrando una leggera elevazione del terreno se è minima e secca (poca distanza tra il suo inizio e la sua fine) possiamo saltarla esattamente come faremmo per un sasso, se è più accentuata lasciamo morbide le gambe e, attraverso un loro progressivo piegamento, facciamo in modo che il bacino (baricentro) mantenga la stessa quota, esattamente come fa lo sciatore nel superamento di una gobba, in questo modo risparmiamo lavoro ai quadricipiti che non devono spingere il nostro peso verso l’alto.

–          Nell’ingresso ai tornanti fare attenzione a non appoggiare di tallone nell’istintiva azione di frenaggio, per mantenere il controllo ridurre la lunghezza del passo e/o aumentare la frequenza, per facilitare il netto cambio di direzione proiettare in anticipo il corpo verso l’interno curva, per un passaggio comunque veloce sfruttate al massimo l’esterno curva.

–          Nei salti ripetuti utilizziamo il rimbalzo per mantenere la massima dinamicità: atterraggio su un solo piede con appoggio di avampiede e gamba distesa senza bloccaggio del ginocchio, ammortizzazione con leggera flessione della gamba, estensione della gamba per la spinta sul successivo salto.

–          Se non siamo sicuri di poter mantenere il controllo nell’atterraggio e nella ripetizione del salto (ad esempio un tratto molto esposto, una sequenza di gradoni moto alti, una conformazione del terreno molto complessa, non conoscete il passaggio), meglio effettuare un salto bloccato: atterraggio a due piedi con un’ammortizzazione più accentuata su ambedue le gambe dalla quale si riparte da fermi o quasi.

–          Ricorriamo al salto bloccato anche ogni qual volta riteniamo l’atterraggio su una sola gamba pericoloso per l’equilibrio o l’incolumità della gamba, ad esempio un singolo gradone particolarmente alto o terreno ricoperto da molti piccoli e complessi spuntoni rocciosi.

–          Attenzione alle lame: l’appoggio di avampiede è sempre seguito dall’istintivo abbassamento del tallone a cercare la stabilizzazione dell’appoggio, sulla lama, però, il tallone si abbassa parecchio e ciò potrebbe portare a uno stiramento dei legamenti della caviglia. Se proprio non potete evitare la lama, visto che non parliamo di gara, fate il passaggio camminando.

–          Attenzione anche alle punte: intanto per lo stesso discorso di cui sopra e poi perché, specie con scarpe da trail molto tecniche e minimaliste (suola sottile e morbida), l’appoggio potrebbe risultare molto doloroso.

Il ritmo e la sua gestione

–          Posso solo invitarvi a rileggere con attenzione quanto già detto per il cammino ed estremizzarlo.

Lo sguardo

–          Specie in discesa dove la velocità si fa maggiore, guardare avanti per anticipare adeguatamente gli ostacoli. Personalmente mi trovo molto bene variando frequentemente lo sguardo tra l’avanti lontano (da cinque a dieci metri a seconda dei casi) e l’avanti vicino (tra i tre e i cinque metri). In alcuni casi (passaggi particolarmente complessi, salti bloccati, punti esposti) lo abbasso, ma raramente ai piedi, generalmente lo tengo almeno un metro avanti: sostanzialmente i piedi non li dobbiamo guardare, al massimo vedere con la coda dell’occhio quello più avanti, più in genere solo intuire.

–          Una piccola invasione nell’argomento materiali qui ci vuole. Correndo lungo sentieri immersi nel bosco, specie se molto stretti e poco frequentati, berretto e occhiali vanno sempre indossati: strusciamenti su rami pendenti possono ferirci la testa; sbattere gli occhi contro un ramo o, peggio, un rovo che pende attraverso il sentiero potrebbe essere molto pericoloso oltre che doloroso.

Sitografia e approfondimenti

Albanesi – Corsa in salita

Albanesi – Corsa in montagna

Altra Running – Migliorare la postura nella corsa

Running Italia – Come mantenere la giusta postura durante la corsa

Running Italia – Curare la tecnica di corsa e la postura per migliorare l’efficienza

Running Italia – Il corretto movimento delle braccia durante la corsa

Running Italia – Il piede nella corsa tra postura, ammortizzazione e propulsione

Runner’s World – Non fare il passo più lungo della gamba

Albanesi – Efficienza della corsa

Running Italia – Tecnica di corsa: come correre meglio e con meno fatica

Running Italia – 5 consigli per affrontare la corsa in discesa

Canale YouTube di Santucci Running – Tecniche di corsa: appoggio del piede e utilizzo delle braccia

Canale YouTube di Santucci Running – Trail Running: Come si corre in salita

Canale YouTube di Santucci Running – Trail Running – Come si affronta la corsa in discesa

Canale YouTube di Santucci Running – Trail Running 3 atlete a confronto


Continua in…  Abbigliamento


Riepilogo globale della serie Camminare in montagna (con qualche infiltrazione dovuta alla natura stessa dei motori di ricerca)

Educare al rispetto



Si parla molto di educare al rispetto della donna e delle differenze, ma come si fa a farlo in una società che promuove il fastidio per il corpo e obbliga a nasconderlo? Per educare al rispetto e necessario educare al nudo sociale!


Auguri


Per un 2018 fruttuoso e… nudissimo!

Buon Cammino 2018 600

Nudo e montagna



Rispettare la montagna è integrarsi con la montagna, integrarsi con la montagna è vestirsi come lei, vestirsi come la montagna è mettersi a nudo, mettersi a nudo è diventare montagna!

#nudièmeglio

#nudiènormale


Interferenze

“Walk in the mashup side!"

Vita a Lou Don

La vita quotidiana di una borgata alpina dal punto di vista dei suoi unici abitanti

ARDRONINO

Quadricottero con Arduino

El eurociudadano nudista

... eta nik txoria nuen maite ...

mamá nudista

Vivencias y opiniones desde mi condición de mujer, madre, nudista y humana

Freekat2

Finding My Way, Trusting My Path, Sharing My Journey

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

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