Archivio mensile:gennaio 2018

Dice il saggio: quel che credi esser potrebbe quello che creder ti han fatto!


Sera a cena con tre persone per parlare del progetto “Zona di Contatto” e della possibilità di creare, con la loro collaborazione, degli eventi dove, dopo un inizio vestito, più o meno a sorpresa proporre la sperimentazione della nudità, vuoi in forma passiva (la sola visione di altre persone nude) che attiva (il spogliare sé stessi). Il progetto in sé e per sé piace, colpisce, viene compreso però quando si arriva al dunque, alla fase organizzativa, al mettere sul piatto la propria disponibilità fattiva ecco che i condizionamenti irroratici attraverso gli anni da famiglia, scuola e società fanno capolino e spuntano le perplessità.

“Si comprendo molto bene la nudità in natura, ma faccio fatica a concepirla all’interno di eventi sociali”.

Cosa è la natura? La natura è certamente mare, spiaggia, prati, alberi, boschi, montagne ma indubbiamente comprende anche il regno animale e non è forse vero che in esso è integrata anche la specie umana? Nel momento che si afferma che mettersi nudi è un mezzo per avvicinarsi meglio alla natura si fa riferimento solo all’avvicinarsi a quanto ci circonda, oppure anche a noi stessi? Questo richiede luoghi particolari per essere fatto o può essere fatto ovunque? L’essere umano ama socializzare e lo fa attraverso qualsiasi attività della sua vita quotidiana, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Al momento mi vedrei nudo solo da solo, se proprio dovessi farlo mi metterei nudo per le mie sensazioni e non per quelle degli altri”.

Infatti è quello che si fa, ci si mette nudi per le proprie sensazioni, così come per le proprie sensazioni si va in moto, si va ad arrampicare, si va a giocare a calcetto, e via dicendo, tutte attività che vengono fatte da soli ma principalmente, per la nostra già citata natura socializzante, insieme ad altri che condividono le stesse passioni e le stesse scelte di vita, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Intendo la nudità come un fatto riservato, un qualcosa da condividere solo con mio marito, al massimo da farsi solo con lui in qualche recondita caletta”.

Giustissimo, nessuno vuole negare l’intimità di coppia, tutt’altro. D’altra parte anche il bacio è un fatto riservato eppure viene dispensato anche ad estranei alla coppia, anche una cena può essere intima eppure viene spesso condivisa con altre persone. Il bacio, la cena, il sorriso, l’abbraccio, le paroline dolci e tante altre cose sono sia intima azione della coppia che azione socializzante, perchè per il nudo dev’essere diverso?

 

 

Vincere!



Nella vita così come nell’affermazione personale, nel marketing così come nelle campagne sociali, nello sport così come nella normalità del nudo chi gioca in difesa può al massimo pareggiare e corre il rischio di perdere: per vincere è necessario attaccare.


Scelta o condizionamento?



Rarissimamente possono ritenersi una scelta gli atteggiamenti e le forme di pensiero che si conformano ai parametri socio-cultural-educativi di massa.

Quasi sempre lo sono quegli atteggiamenti e quelle forme di pensiero che non vi si conformano.


Crinale est della Val Bertone (Caino – BS)


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Nonostante la presenza di numerosi capanni da caccia e una traccia spesso profondamente incisa dal passaggio delle moto o delle bici, trattasi di un interessante percorso che segue la lunga e panoramicissima cresta spartiacque in sinistra orografica della Val Bertone per poi portarsi sul fondo di quest’ultima dove, inizialmente, si mantiene, con fresco ed entusiasmante gioco, esattamente nel torrente che la solca.

Nel tratto di cresta dal Monte Pino al Monte Sete lo sguardo a est si estende da una piccolissima parte delle Dolomiti di Brenta alla Pianura Padana passando per Monte Baldo e Lago di Garda, a nord si possono osservare i rilievi della parte bassa della Val Sabbia e alcuni di quella alta della Val Trompia, a ovest il panorama è chiuso dal vicino e IMG_0407ampio Monte Doppo con il limitrofo Monte Gabbie e il lungo crinale che da quest’ultimo scende nella Val Bertone formando i monti Paradiso e Valcada, a sud analoga situazione provocata dal Monte Ucia e la sua lunga dorsale sommitale.

Molte le essenze floreali presenti lungo tutto il percorso a queste si combinano le belle e giovani conifere della cresta e del versante sinistro orografico della Val Bertone, sul fondo della quale si possono reperire lunghe file di spinosi cespugli di saporita Mora selvatica.

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Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: piazzale sterrato all’inizio della Val Bertone sulla sinistra (salendo) di Via Nazionale di Caino, strada detta “le Coste di Sant’Eusebio” che da Nave, passando per Caino e il Colle di Sant’Eusebio, raggiunge Odolo e da qui la Val Sabbia.
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 417m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 417m
  • Quota massima: 784m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 580m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 580m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 14,43 km
  • Tipologia del tracciato: molto vario alterna a ripetizione sentieri e strade sterrate o cementate, un tratto è su terreno libero (letto di un torrente).
  • Difficoltà (vedi spiegazione): EE3P
  • Tempo di cammino: 4 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: a tratti nell’ufficiale bianco-rosso con alcune tabelle segnaletiche, altri tratti presentano deboli e sparuti segni rossi altri ancora, in particolare il rientro lungo la Val Bertone, non sono segnalati.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi a Nave o Caino.
  • Rifornimenti idrici naturali: sorgenti nella parte finale (l’ultima mezz’ora di cammino).
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi a Brescia e Nave.
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): sicuramente alta nel tratto che percorre il letto del torrente sul fondo della Val Bertone, in linea di massima pure alta nella discesa dal Passo Viglio alla Val Bertone, bassa e a tratti nulla sul resto del percorso.

Profilo altimetrico e mappa

Partenza che da dolce si fa presto piuttosto impegnativa per poi calmarsi sensibilmente. Nel tratto mediano il profilo si addolcisce in un lungo tratto che a brevi salite alterna lunghe discese e tratti pianeggianti. Infine la lunga e pressoché costante discesa verso valle, con una prima parte piuttosto tecnica per via del profondo solco scavato da moto e biciclette e una parte mediana altrettanto complessa in quanto su terreno vergine o addirittura in acqua. Finale tranquillo su liscia strada sterrata.

GPSies – Cresta est della Val Bertone

Clicca sull’immagine per accedere alla mappa dinamica con profilo

Relazione tecnica

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Dal parcheggio incamminarsi lungo la strada asfaltata in direzione est. Raggiunto il primo tornante abbandonare l’asfalto per prendere a destra una strada sterrata che, in leggera salita, s’infila nella Valle del Loc e attraversa le poche case della località Surago. La pendenza aumenta sensibilmente e si passano altre case poi la strada volge a destra per risalire ad altra cascina d’innanzi alla quale s’incontra un bivio. Prendere la meno evidente sterrata che si dirama a sinistra e dopo aver attraversato il ruscello imboccare sulla destra uno stretto sentiero che si risale con difficolta, sia per la forte pendenza che (e soprattutto) per la profonda traccia scavata dal passaggio delle moto. Arrivati ad un bivio prendere a sinistra e continuare la faticosa salita. Raggiunto un ulteriore bivio ancora a sinistra procedendo ora, con minore difficoltà, su tracciato più largo e comodo anche se pur sempre a tratti segnato. Dopo aver oltrepassato il Torrente della Valle del Loc si sottopassa il capanno della Passata di Sant’Eusebio e in breve si perviene all’omonimo colle.

Attraversata la strada asfaltata seguirla in direzione di Odolo (destra), ma fatti pochi passi prendere a sinistra il sentiero che, in pochi metri, porta alla chiesa di San Pietro in Vincoli da aggirare sulla sinistra. Attraversato un brevissimo tratto di rada boscaglia, proseguire risalendo un pendio molto ripido e rovinato dal passaggio di moto e/o bicilette. Quando la pendenza degrada il sentiero, ora su bel prato, svolta decisamente a sinistra lambendo prima, sulla sinistra, un capanno e poi, sulla destra, la Cascina Gnutti. Per una strada inerbata si risale il successivo pendio attraversando una rada fascia di bosco, poi, nuovamente per bei prati, la strada, fattasi più evidente, passa all’interno di un capanno e lambisce, lasciandola sotto a destra, una piccola casa. Arrivati al sommo del dosso erboso la strada prosegue pianeggiante verso un’altra più grande casa, seguendola o, in alternativa, prendendo a sinistra un esile sentiero nell’erba che passa alla sinistra della casa, portarsi alla base del pendio meridionale del Monte Mizzingolo dove ci si immette su un largo ed evidente sentiero. Con comodo percorso a mezzacosta si aggira ad ovest il Monte Mizzingolo giungendo a un baitello (Bait del Ginetto) con IMG_0409annesso capanno di caccia, qui s’inizia a salire il ripido pendio del Monte Pino per poi, sempre seguendo la larga ed evidentissima traccia del sentiero palesemente scavato ad arte nel terreno, tagliarne il versante orientale fino a pervenire, dopo aver attraversato altro capanno, al filo di cresta. Senza possibilità d’errore seguire fedelmente l’esile filo di cresta che, dopo un tratto pressoché pianeggiante, ripidamente scende ad una larga sella di poco soprastante il baitello di altro capanno da caccia. Una breve e leggera salita porta alla sommità del Monte Gnone (traliccio di un elettrodotto da sottopassare) dalla quale si cala abbastanza comodamente alla successiva larga sella. Su evidente traccia assai rovinata, attraversando una giovane conifera faticosamente si sale alla vetta del Monte Sete, per poi, con lunga e ripida discesa, raggiungere i prati di Casa Prandini che si discendono tenendosi a monte della casa e puntando all’evidente capanno di caccia. Si aggira il capanno sulla destra, si volge a sinistra e si perviene ad un breve e ripido canalino scavato tra due spuntoni rocciosi che si discende con un poco di attenzione. Ripreso il filo di cresta, prima in piano poi ancora in discesa si perviene ad IMG_4833altra larga. Lambendo un capanno si risale l’ennesimo rilievo in vetta al quale attraversiamo una bella conifera con largo e piano balcone erboso sulla Val Bertone (ottimo punto per una sosta). Costeggiando una recinzione scendiamo a destra per poi volgere a sinistra e, in pano, raggiungere una strada cementata che seguiamo in forte discesa verso destra. Arrivati alla confluenza in altra strada cementata volgiamo a sinistra e, in fortissima salita, ci riportiamo sul filo del crinale dove, volgendo a destra, in breve siamo ad una casa (località Pulsa). Per sterrato proseguiamo sulla sinistra della costruzione, risaliamo un breve pendio e in piano procediamo sul lato occidentale del costone arrivando ad altra casa dove la strada termina. A monte della casa proseguiamo per sentiero a riprendere il filo del crinale, oltrepassiamo una sbarra e scendiamo ad altra casa con capanno. Per strada sterrata puntiamo al Dosso Fontane che, seguendo la cinta in cemento di una grande proprietà, aggiriamo a est pervenendo alla strada che scende a Binzago. A sinistra per sterrata in pochi metri ad una sella con altro bivio, ancora a sinistra per strada sterrata che, in piano, taglia tutto il versante settentrionale del Dosso Fontane. Sempre per strada sterrata oltrepassiamo il capanno di Carrera e quello delle Colme di Binzago, lasciamo sulla destra una casa e al primo bivio prendiamo a destra in discesa. In breve perveniamo ad altro bivio, andiamo a sinistra in discesa raggiungendo la sella del Passo Viglio.

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Imbocchiamo il sentiero che si abbassa sulla sinistra del cancello d’ingresso ad una grande casa (Roccolo Bertone) posta alla sommità di un dosso. A mezzacosta nel bosco, ignorando una traccia che sale a destra appresso la cinta della casa di cui sopra, raggiungiamo il fondo di una valletta dove il sentiero volge a sinistra a tagliare il versante meridionale del Monte Gabbiole. Con ripida salita tra grandi alberi si perviene ad un crinale dal quale si scende per erbe in direzione della Val Bertone. Dopo aver perso un centinaio di metri di dislivello il sentiero volge a destra prima ancora in terreno aperto poi rientrando nel bosco dove la traccia si fa a tratti profondamente scavata dalle moto. Disceso un largo canale si riprende a traversare verso nord-ovest fino a sbucare su IMG_0498una larga strada sterrata che si segue a destra, prima in salita poi in piano, fino ad arrivare al largo guado del torrente Garza sul fondo della Val Bertone. Senza attraversare il torrente volgiamo a sinistra per procedere lungo il torrente stesso scegliendo il percorso migliore o, se disponiamo di calzature adeguate (stivali o, meglio, robusti sandali) camminando direttamente nell’acqua che, salvo qualche piccola pozza facilmente aggirabile, non è mai molto alta. Oltrepassato un tratto stretto tra alte rocce perveniamo ad un salto artificiale che superiamo a destra scendendo con attenzione un ripidissimo pendio di terra e roccia (5 metri di dislivello pressoché verticali). Attraversiamo una conca erbosa e scendiamo con minori problemi il successivo risalto terroso riportandoci nel corso del torrente che seguiamo nuovamente verso destra. Passata una larga spianata dopo alcune curve del torrente questo scende a destra in una forra facendosi impraticabile, allora individuiamo e prendiamo sulla sinistra una traccia di sentiero che pianeggiante entra nel bosco. Un ripido salto molto rovinato e pericoloso è aggirabile sulla destra nella fitta boscaglia andando a riprendere il torrente per poi alzarsi sulla sua destra, attraversare un tratto di bosco e alte felci, ridiscendere con qualche problema al torrente, guadarlo e, per esile traccia tra alte erbe, risalirne la sponda opposta a prendere una più evidente IMG_0503traccia di sentiero in coincidenza con un bivio. Andare a destra a mezza costa per superare un tratto esposto sopra altra forra del torrente dopo il quale il sentiero confluisce in una strada sterrata per la quale si discende tutta la parte mediana della Val Bertone pervenendo alla zona attrezzata con tavoli e bracieri, nei pressi anche la casetta ricovero dei Gnari della Val Bertone. Superato su ponte il torrente qui più largo, la strada si mantiene in quota tagliando i pendii orientali dei monti Civelle e Valcada per poi iniziare a scendere dolcemente. Passate le cascine in località Le Dase la discesa si fa più accentuata e porta al parcheggio da dove si è partiti.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Parcheggio inizio val Bertone 0:00
Colle di Sant’Eusebio 0:40
Capanno a nord di Monte Pino 0:30
Monte Sete 0:30
Passo Viglio 1:00
Guado di Val Bertone 0:40
Inizio strada di Val Bertone 0:30
Parcheggio inizio Val Bertone 1:00
TEMPO TOTALE 4:50

 

Motivazione scolastica



Mi urta l’alunno (in apprendistato) che si astiene dalle esercitazioni didattiche affermando “per il mio lavoro non mi servono a niente”, ma ancor di più mi fa arrabbiare il collega che mi dice “lascia perdere, non ti ci mettere nemmeno, ha già un lavoro”.


Magia


Al teatro,

leggiadri ballerini sii muovono sul palco,

svolazzi di tulle distraggono l’occhio,

tremule girandole in tondo,

forme contorte sul fondo.

Nel prato,

ragazze, ragazzi, al sole distesi,

accesi colori si mescolano nell’erba,

tremule girandole in tondo,

forme contorte sul fondo.

Nel bosco,

persone camminano con fare spedito,

le tute sgargianti risplendono nell’ombra,

tremule girandole in tondo,

forme contorte sul fondo.

Nella città,

concitata folla si muove attorno,

abiti variegati separano le menti,

tremule girandolo in tondo,

forme contorte sul fondo.

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Al teatro, nel prato, nel bosco, nella città,

d’impulso le genti al vento le vesti.

Leggiadri ballerini nudi si muovono sul palco,

ragazze, ragazzi, nudi al sole distesi,

nude persone camminano con fare spedito

concitata nuda folla si muove attorno,

ferme movenze, definite essenze,

colore di pelle, profumo di stelle,

assenza di tute, respiro di cute,

abito sottile, mente gentile.

La veste comprime,

il nudo è sublime,

la veste smorza,

il nudo rinforza,

la veste tradisce,

il nudo unisce,

la veste è triste,

il nudo gioisce.

Dal nulla emerge

Il fascino profondo

dell’uomo e del mondo.

Dal nulla si sveglia

la forza immane,

delle forme umane.

Dal nulla si genera

Il rispetto totale

di ogni commensale.

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Magia,

di un piccolo gesto,

di una semplice azione,

al vento le vesti

gettiamo lesti,

e nudi viviamo

così come siamo.

Magia!

Emanuele Cinelli – 9 gennaio 2018

 

 

 

#BuoniPropositi2018


1)      Leggere Mondo Nudo

2)      Partecipare alle escursioni di VivAlpe 2018

3)      Superare il fastidio del nudo

4)      Apprezzare il proprio corpo

5)      Spogliarsi

6)      Camminare nudi nella montagna

7)      Imparare a vivere nudi

8)      Diffondere la normalità del nudo

9)      Difendere i diritti del corpo nudo

10)   Promuovere una società dove i vestiti siano sempre, comunque e ovunque facoltativi

#nudiènormale

#nudièmeglio

I tempi che cambiano, invito a Sindaci e Assessori


I sempre più numerosi calendari con atleti, vigili del fuoco, studenti, eccetera che posano in nudità.

Le copertine delle riviste sportive con atleti nudi.

Lo spot della Nike con gli atleti nudi: Nike Naked Running Camp.

La pubblicità del Festival di Sanremo 2017 con la famiglia di alieni nudi.

La pubblicità dell’Ikea con i due anziani che vivono nudi.

Una sigla di Costume e Società (trasmissione di RAI2) con una bagnante nuda.

Lo sfondo della pagina iniziale del gioco Higher Lower con la persona nuda che gioca al computer.

IMG_6346Le mostre d’arte con persone nude in carne ed ossa, come opere ma anche come spettatori.

Il crescendo di spettacoli, in particolare danza ma anche opera lirica e teatro, dove il nudo è parte dominante o unica, talvolta anche con il coinvolgimento del pubblico.

Il successo delle manifestazioni sociali che usano il nudo per rafforzare il loro messaggio.

La nascita di palestre, scuole di yoga, ristoranti, bar dove il nudo è normalità.

Gli esperimenti di nudità al lavoro e le aziende che hanno adottato la regola dei vestiti facoltativi.

Famiglia nudistaLe sempre più numerose ricerche sociologiche e pedagogiche che indicano la positività dell’educazione al nudo e con il nudo o addirittura la necessità di educare i bambini al nudo.

Le sentenze della Cassazione che, prendendo atto del cambiamento nella visione sociale del nudo, lo dichiarano lecito quando praticato in luoghi all’uopo deputati o in tal senso da tempo utilizzati.

Le sentenze di giudici di ogni ordine e grado che si affiancano a quelle della Cassazione sopra menzionate allargandole ai luoghi selvaggi o poco frequentati.

I tanti “non luogo a procedere” per le denunce nei confronti di persone nude (in qualche caso anche in zone non propriamente selvagge o poco frequentate).

Eccoli (e non sono tutti) i segni palesi di una società che sta guarendo da una delle sue più inutili e insulse malattie: la paura o la vergogna del nudo! Gli unici riluttanti a prenderne atto, oltre a poche menti più o meno consciamente refrattarie al decondizionamento e ad alcuni oscurantisti a tutto tondo molto bravi ad imbrattare il web con i loro volgari sproloqui, sembrano essere gli amministratori comunali e i politici, non tutti veh, ma pur sempre troppi!

Egregi Sindaci, spettabili Assessori, Mondo Nudo è qui e vi può aiutare nella transizione alla società dei vestiti facoltativi, contattateci.

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Nudi siamo stati creati e…


Quando passando davanti a certe chiese o certi santuari mi capita di leggere cartelli che invocano all’uso di un abbigliamento decente, dove per decente è sempre palese che si faccia riferimento ad una copertura sostanzialmente estesa della pelle, mi sorge spontanea una considerazione assai semplice ma stranamente sfuggevole: secondo gli stessi libri sacri Dio ci ha creati nudi e di certo l’ha fatto con il presupposto che nudi saremmo dovuti restare, allora da dove nasce questa repulsione per il nudo? Perché nel corso della storia ad un certo punto il nudo è diventato immondo? Perché ora, nonostante tanti siano i precetti abbandonati o riveduti e primo fra tutti quello sul sesso senza matrimonio, è così difficile cambiare l’atteggiamento verso il nudo? Perché ci sono religiosi che apprezzano il nudo sociale e laici che lo schifano e lo condannano?

Nudi siamo stati creati e, nel rispetto del Creatore (chiunque o qualunque cosa, anche il nulla, esso sia) nudi dovremmo continuare a vivere!

 

Dieci cose assolutamente da fare nel 2018


1)      Mettersi a nudo

2)      Mettersi a nudo

3)      Mettersi a nudo

4)      Mettersi a nudo

5)      Mettersi a nudo

6)      Mettersi a nudo

7)      Mettersi a nudo

8)      Mettersi a nudo

9)      Mettersi a nudo

10)   Mettersi a nudo

#nudiènormale

#nudièmeglio

Leggi e logica naturale



Le donne vanno retribuite alla pari degli uomini, lo smart working va gestito esattamente come il lavoro in azienda, il nudo è lecito ovunque non sia espressamente vietato, terminato l’orario di lavoro si ha diritto a tacitare i contatti con l’azienda e via dicendo…

È desolante che si debbano promulgare delle leggi per ottenere comportamenti che sono, SONO, logica naturale delle cose.


Monte Maddalena (Brescia), anello della Val Fredda


La zona dell’escursione, a destra la Val Fredda, al centro passa la discesa

Breve anello sulle pendici del monte dei Bresciani, la Maddalena, percorrendone il versante meno noto e frequentato. L’estesa copertura boschiva lo rende paesaggisticamente molto limitato, ma l’itinerario risulta comunque interessante coniugando interessi espressamente fisici (il piacere che deriva dalla fatica del cammino) con quelli naturalistici (il bosco presenta una buona varietà di piante e di essenze floreali ed è possibile l’incontro con alcune specie animali, in particolare il cinghiale), alimentari (nel periodo opportuno è possibile raccogliere tante ottime castagne) e storici (l’ex polveriera di Mompiano). Alcune grotte, sfiorate dal percorso, possono rappresentare un altro spunto di interesse, una di queste viene utilizzata per l’allestimento di un presepe. Molto bucolica la zona dove si trova il rifugio Valle di Mompiano (che si sfiora in salita e si tocca in discesa) dove alcuni tavolini consentono una comoda sosta all’ombra di grossi castagni. Bella anche la zona limitrofa alla Cascina Margherita, allietata da una piccola pozza che domina una parte della città di Brescia e da dove è possibile allungare lo sguardo verso la Pianura Padana. L’anello risulta percorribile in ogni stagione dell’anno sebbene, data la bassa quota e nonostante il nome, l’estate potrebbe risultare poco indicata. La vicinanza alla città lo rende estremamente accessibile anche a chi, magari arrivando da fuori, non disponga di mezzi propri di trasporto: dalla stazione ferroviaria di Brescia la velocissima (9 minuti) linea della metropolitana arriva a ottocento metri dal punto di partenza (stazione Europa nei pressi della cittadella Universitaria); a cinquanta metri dal parcheggio, invece, arriva la più lenta (27 minuti) linea dei bus urbani (linea 15, fermata di via Nikolajewka).

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: il parcheggio dei grandi giardini pubblici di via Nikolajewka (Parco della Croce Rossa) al Villaggio Montini di Brescia
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 121m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 121m
  • Quota massima: 558m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 463m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 463m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 10,5km
  • Tipologia del tracciato: nella parte bassa (dal parcheggio al rifugio) all’andata a un breve tratto asfaltato segue una stradina sterrata che diviene largo sentiero, al ritorno dopo una sterrata segue un lungo tratto di asfalto; dal rifugio in su sentieri.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P
  • Tempo di cammino: 3 ore e 30 minuti
  • Segnaletica: paline e segni bianco rossi lungo l’intero percorso; la salita segue il sentiero n°10 del Parco delle Colline Bresciane.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi a Mompiano e nello stesso Villaggio Montini.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanella nei pressi del rifugio Valle di Mompiano (eventualmente raggiungibile già in salita con una brevissima, due minuti, digressione dal percorso indicato) e al bivio tra via Valle di Mompiano e via Egidio Dabbeni (parte terminale dell’anello, eventualmente raggiungibile in auto prima di portarsi al parcheggio).
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi di Brescia, se in gruppo anche il rifugio Valle di Mompiano (gestito dai Gnari dè Mompià ai quali richiedere le chiavi).
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): impossibile nel tratto urbano (parte bassa dell’anello) e nei pressi del rifugio; generalmente limitata nel tratto di salita alla cascina Margherita (sentiero solitamente abbastanza frequentato); più ampia nel lungo traverso (sentiero poco frequentato) e nella successiva discesa (sentiero poco frequentato che ogni tanto tocca una frequentata pista di discesa in bicicletta; avvicinandosi al rifugio il sentiero diviene, nei fine settimana, più frequentato).

Profilo altimetrico e mappa

Partenza pianeggiante che permette un ottimo riscaldamento prima d’iniziare a prendere pendenza, poi l’inclinazione cresce progressivamente fino a diventare, dal rifugio alla cascina Margherita, rilevante anche se non estrema. Dalla Margherita si prosegue con un lungo tratto sostanzialmente pianeggiante per poi prendere la ripida discesa che, con costante pendenza, riporta al rifugio. Da qui progressivamente la pendenza diminuisce fino al piano.

GPSies - Brescia - Anello della Val Fredda sul Monte Maddalena

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Relazione tecnica

Usufruendo di un percorso ciclo-pedonale, incamminarsi verso sud lungo via Nikolajewka, oltrepassare l’incrocio con via Piero Calamandrei e procedere fino al termine della pedonale, proseguire ancora un poco lungo via Nikolajewka e, al suo termine su via della Garzetta, procedere per il lato sinistro di quest’ultima. Oltrepassare gli edifici della Scuola Edile Bresciana, l’antica palazzina del Poligono di Tiro a Segno e i parcheggi del centro sportivo Club Azzurri Brescia. Subito dopo, a sinistra, prendere una stradina pedonale che, costeggiando per intero il lato orientale del suddetto centro, porta a via Egidio Dabbeni. Seguire questa via a destra pervenendo in breve alle abitazioni della località Portass, poco oltre l’asfalto termina e inizia lo sterrato. Al primo bivio tenere la strada di sinistra e, seguendo da vicino il solco del torrente Garzetta, pervenire alla Cascina Rochi (I Sareser) dove, apparentemente, la strada finisce. Prendere a destra una sassosa stradina sterrata che, in salita, costeggia il muro di cinta di detta cascina e la oltrepassa tenendosene sopra a destra. Con minore pendenza la stradina penetra nella valle di Mompiano tenendosi appena sotto il limite del bosco e passando sopra campi coltivati. Oltrepassato il solco del torrente Val Renada la stradina termina e inizia un sentiero che, alternando tratti pianeggianti ad altri di salita, con un lungo tratto all’interno di un bel bosco di castagni conduce alla strada sterrata di accesso a La Casina e al contiguo (costruzione unica divisa in due parti) rifugio Valle di Mompiano. Proseguire lungo la sterrata verso destra, dopo pochissimi metri, già in vista della detta costruzione, appena prima del ponticello che scavalca il solco del Rio Bodrio, prendere a destra uno stretto e ripido sentiero.

In costante buona pendenza, con alcuni tornanti e lunghi diagonali risalire il boscoso fianco sinistro orografico della valletta formata dal Rio Bodrio, dove, talvolta, si svolgono battute di caccia al cinghiale. Guadagnati diversi metri di quota si sbuca su una piana stradina sterrata, a destra in pochi metri si perviene alla pozza della mitica Cascina Margherita, un tempo frequentatissimo licensì meta di merende e gite domenicali dei bresciani. Ritornare al bivio col sentiero da cui si è saliti, proseguire lungo la sterrata fino a quando questa inizia una lunga curva a destra. Sulla sinistra ci si alza un paio di metri ad una piccola radura tra grossi castagni (Ràsega), ignorando il sentiero che si alza dritto e ripido costeggiando a sinistra una pista da down hill (variante Cagnolera), prendere invece quello che procede a sinistra in piano: Pista Forestale della Val Fredda o Senter dei Rocher o Senter dei Brüsàcc (stando a OpenStreetMap i tre nomi si susseguono identificando tre tratti consecutivi dello stesso sentiero; in zona si trova, alla data di redazione della presente relazione, solo l’indicazione che riporta l’ultimo nome). Poco dopo s’incontra un primo bivio, tenere il ramo a sinistra che con un lungo e riposante diagonale porta verso est completando l’aggiramento della testata della Valle del Rio Bodrio; una breve discesa conduce alla piccola Pozza Val Fredda dove, stando alle indicazioni di OpenStreetMap, la traccia prosegue con il nome di Sentér dei Roncher. Si prosegue a mezza costa con tratti di discesa più o meno ripida attraversando i vari valloncelli pluviali che confluiscono a formare la Val Fredda di cui si aggira per intero la testata pervenendo alla località Brüsàcc. Dopo aver attraversato con attenzione il profondo toboga della pista di down hill Susy si perviene ad un bivio, prendere il sentiero che scende a sinistra, in prossimità di un capanno da caccia seguire la traccia che lo aggira sulla sinistra e continuare a scendere nel bel bosco di castagni perdendo velocemente quota. Dopo un secco cambio di direzione che porta a procedere verso sudovest si riattraversa la pista da down hill per costeggiarla brevemente tenendosi alla sua sinistra. Una secca curva a sinistra allontana la traccia dalla pista per abbassarsi un poco verso il fondo della Val Fredda. Passando accanto all’invisibile Büs dè la Strìa un lungo diagonale riporta verso nord a ritoccare la pista di down hill, subito, però, si svolta a sinistra e con diversi tornanti si scende al Büs del Tass e al Rifugio della Valle di Mompiano.

Passando a destra del rifugio prendere la sterrata di accesso e, in discesa, seguirla fedelmente, dopo la prima curva a sinistra inizia il tratto all’interno di quella che era la Polveriera di Mompiano, qui si può continuare lungo la dura sterrata oppure abbandonarla per alzarsi a sinistra ad una radura erbosa e seguire un più morbido sentierino che, attraversando le radure che ospitarono le installazioni di ArteValle (Radura delle Fate), riprende la strada poco dopo, in corrispondenza del lato settentrionale di un caseggiato (qui si possono ancora vedere due garitte di sentinella). Poco oltre, in corrispondenza della prima secca curva a destra, sulla sinistra al centro di una radura erbosa è collocata la lapide a ricordo dei ventitre lavoranti nella polveriera morti durante la seconda guerra mondiale a seguito di un bombardamento. Proseguendo lungo la strada sterrata si passa davanti al cancello d’ingresso alla polveriera e, dopo una svolta a sinistra, si perviene alla sbarra che impedisce l’accesso. Oltre la sbarra la strada diviene asfaltata e prosegue con il nome di via Valle di Mompiano, lasciare a destra la costruzione del Terminone e a sinistra la strada (via Egidio Dabbeni) che porta alla Cascina Ronchi. Procedendo a lungo in piano, sulla destra varie case e strade di accesso alla stessa, sulla sinistra campi coltivati, si perviene ad un bivio. Proseguire a sinistra per via Egidio Dabbeni, giunti alla Cascina Calina prendere il primo bivio a destra e proseguire per via della Lama fino a trovare, sulla sinistra, il primo ingresso al Parco della Croce Rossa. Seguendo la stradina di sinistra attraversare per metà la parte settentrionale del parco per poi tagliarlo quasi completamente verso destra e portarsi sul suo lato occidentale. Con larga curva a sinistra, pervenire alla larga strada asfaltata di via Ottaviano Montini. Con breve spostamento a sinistra, raggiungere le strisce pedonali e attraversare la detta strada, tornare un poco a destra per prendere la stradina che entra nella parte meridionale del Parco della Croce Rossa e seguirla fino al primo bivio. Per la stradina che volge a sinistra in breve si perviene al punto di partenza.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che deve considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Villaggio Montini – parcheggio 00:00
Cascina Ronchi 00:25
Bivio del rio Bodrio 00:25
Cascina Margherita 00:40
Pozza Val Fredda 00:10
Bivio Brüsacc 00:20
Rifugio Valle di Mompiano 00:40
Villaggio Montini – parcheggio 00:50
TEMPO TOTALE 03:30

Sotto il vestito



Tutti sappiamo cosa c’è sotto i vestiti di ognuno di noi a che serve celarlo? Buttate alle ortiche i vestiti, nudi è normale, nudi è meglio!.


Le ricette del “Cuoco Nudo”: Risotto zenzero e curcuma


Iniziamo l’anno nuovo con un, spero, gradito ritorno: il cuoco nudo e le sue ricette. Questa è quella che si è inventato per il pranzo di fine anno 2017… buon appetito!


Ingredienti (per 4 persone)

Per il brodo: 3l d’acqua, 2 carote, 1 costa di sedano, 1 cipolla, 1 porro, 2 spicchi d’aglio, pepe nero in grani, sale grosso.

Per la salsa decorativa: 10 cucchiaini da te di zenzero in polvere, 5 cucchiaini di curcuma in polvere, olio extravergine di oliva.

Per il risotto: mezza cipolla, 3 spicchi d’aglio, 50g di zenzero in radice, 15 cucchiaini da te di curcuma, olio extravergine di oliva, 300g di riso da risotto, 20g di burro di malga.

Preparazione

Come prima cosa fare il brodo. In una capiente pentola versare l’acqua, aggiungervi le verdure intere o tagliate a metà, qualche grano di pepe nero e il sale grosso. Mettere sul fuoco a fiamma alta che poi abbasserete quando inizia il bollore per lasciar sobbollire all’incirca quaranta minuti. Spegnete il fuoco e coprite, riaccenderete a fuoco basso una decina di minuti prima d’iniziare a fare il risotto.

Ora preparare la salsina della decorazione. Versare in una tazza tutta la polvere di zenzero, aggiungervi la curcuma, versare un poco d’olio e mescolare. Continuando a mescolare, aggiungere man mano altro olio finché il composto assume una densità semiliquida, coprirlo e metterlo da parte.

Infine passare al risotto vero e proprio. Riaccendere sotto il brodo per riportarlo a leggero bollore. Nel frattempo tritare finissimamente cipolla, aglio e la radice di zenzero. Versare in un’adeguata pentola tre cucchiai d’olio e mettere a fuoco basso. Quando l’olio s’è scaldato aggiungervi il trito, mescolare e lasciar imbiondire. Aggiungere un poco di brodo filtrato e, mescolando, lasciarlo evaporare quasi completamente. Versare il riso, mescolare in continuazione per un paio di minuti, aggiungere un primo mestolo di brodo e, sempre mescolando, lasciarlo evaporare per tre quarti per poi versare un altro mestolo di brodo e continuare così fino a cinque minuti dalla perfetta cottura del riso. Sciogliere in una mezza tazza di brodo caldo la curcuma e versare il composto sul riso, completare la cottura. Aggiungere la noce di burro, mescolare per bene al fine di ottenere una perfetta mantecatura e levare dal fuoco. Versare in ogni piatto la relativa parte di risotto, tenendo il piatto con una mano con l’altra picchiettarlo al di sotto del fondo in modo da distribuire per bene il riso, prendere la salsina della decorazione e con un cucchiaino farla cadere a gocce e strisciate sul riso. Servire ben caldo accompagnato da vino bianco molto secco frizzante.

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