Parlare o tacere? La scuola del monte!


È una bella giornata di prima estate, l’umidità della sera inizia a rubare il posto al calore degli ultimi raggi di sole, una luce rossastra dipinge le cime degli alberi e le distese dei pascoli, gruppi di mandrie al pascolo ancora rompono il silenzio con il sordo rumore dei loro campanacci. Ai bordi del sentiero si chiudono le colorate corolle dei fiori lasciando al viandante solo il sapore del loro tenue profumo, piccole gemme di rugiada appaiono sui petali e sulle foglie, ombre sfuggenti attraversano la traccia per nascondersi sotto i sassi o tra gli alti fili d’erba. Già da un paio d’ore sto camminando in direzione della prima vetta di un lungo anello alpino, il mio nudo corpo offerto alla nuda montagna ne riceve sollievo e fragranza, le luci della valle si sono accese e posso notare il frenetico movimento dell’urbe, al contrario il mio incedere ancorché veloce è assai più tranquillo, solo il ritmo della natura compone lo spartito musicale che mi guida e mi comanda.

Metri e chilometri sono ormai sfilati sotto i miei piedi, minuti e ore sono ormai girati sul quadrante del tempo, il mio cervello impavido divaga tra le immagini che penetrano gli occhi e i pensieri che inondano la mente, sono nel contempo impegnato e distratto, impegnato a seguire le tortuose giravolte del pensiero, distratto dal porre attenzione alle umane turbe. All’improvviso, dall’ennesima curva nascosta dal bosco, appaiono due persone, un uomo e una donna lentamente mi si avvicinano, mi guardano stupiti, non si fermano, non deviano, non si girano, semplicemente avanzano. Ci incrociamo, lo stretto sentiero m’induce a cedere loro il passo, mi sfiorano, l’uomo mi guarda in viso, la donna mi esamina dall’alto al basso soffermandosi al centro prima di tornare sul viso, cordialmente ci salutiamo e, senza altro proferire, ognuno prosegue per la sua strada, loro verso valle, io verso il monte.

Avanza la notte, il conico fascio di luce emesso dalla frontale cattura il mio sguardo e la mia attenzione, tenui colori contornati di nero fra i quali spiccano piccole macchie colorate, spruzzi di vernice lasciati da un eretico pittore. In alto l’ombra della vetta si staglia contro il pallido chiarore del cielo stellato, sembra volermi impressionare, sembra volersi dichiarare irraggiungibile, dolcemente la guardo chiedendole permesso, la mia mente e la sua si mettono in risonanza, sento la sua forza scivolare nella mia debolezza, cambiarla, mutarla in calda intraprendenza, scioglierla in vigorosa sicurezza: mi sono umilmente e totalmente esposto alla montagna e la montagna mi ha accettato, la montagna mi ha aperto le porte che portano nel suo magico regno, la montagna mi ha cantato il suo invito indicandomi la strada da percorrere. Montagna nella montagna, nuda entità nella nuda natura, semplice essenza nella splendida solitudine del monte, fusione di menti e di corpi, compenetrazione di energie, sommarsi di sensazioni ed emozioni che mi accompagnano fino alla vetta e ancora oltre, nella ripida e complessa discesa e nella successiva risalita.

Altro monte, altra vetta, il crepuscolo del mattino ha rotto gli induci e il sole allunga il suo rosso e caldo abbraccio. Disteso sulla piccola solitaria cima lascio che la luce e il fuoco invadano la mia pelle, tutta, indistintamente tutta, qui non esistono timori, la montagna non conosce perversioni, la natura non impone limiti, ci sono solo libertà e reciprocità, il reciproco rispetto, la reciproca conoscenza, la libertà d’essere sé stessi, la libertà dai fastidi e dai peccati, la libertà dall’ipocrisia, dal concetto di pudore creato dall’uomo per l’uomo ma ignoto alla natura. Senza vergogna il monte mi osserva, una marmotta fa capolino dalla sua tana, un camoscio si avvicina, un ignoto rapace mi saluta col suo stridulo grido, i fiori mi mostrano il loro cuore dorato, piccoli insetti appaiono dall’erba che mi circonda, una formica mi solletica le natiche, una cavalletta salta sul mio pube, una farfalla gioca con le dita dei miei piedi, una mosca impenitente atterra sul prepuzio del mio pene.

Vola il pensiero, purtroppo torna a incontri diversi, all’incontro con la vergogna, con le preoccupazioni e i pregiudizi, con i subdoli condizionamenti e gli opportunismi mascherati da scientifico dovere, con un concetto unilaterale di rispetto e di diritto: “il nudo è male“, “il nudo è solo esibizionismo”, “non ho niente contro il nudismo ma non è pratica socialmente accettabile”, “bisogna rispettare chi prova fastidio per il nudo e praticarlo solo in casa o in posti accuratamente mascherati”, “mi sembra se ne parli troppo”, “è (solo) un modo di passare il tempo come un altro”, “parlarne lo rende innaturale”, “non cerco di convincere altri perché non tutti lo capiscono e in ogni caso lo si capisce solo dopo averlo provato, le discussioni sono inutili”, “parlerei dello stile nudista solo con chi intende accostarsi, senza sbandierarlo ai quattro venti perché non a tutti interessa”, “perché una persona dovrebbe forzatamente aprirsi e desensibilizzarsi al nudo”, “parlare di nudismo è una forzatura”, “va rispettato anche chi non vuol essere desensibilizzato”, “non possiamo che accettare il fatto di non poter stare nudi quanto vorremmo, in ogni luogo e in ogni momento”, “è proprio l’impossibilità a goderne a moltiplicare il piacere di spogliarsi quando questo è possibile”, “la felicità e il piacere sono fatti di brevi momenti non di lunghi periodi”. Perché non s’impara dal monte e dalla natura? Perché non è possibile accettare che ognuno sia semplicemente libero di fare quello che gli pare, di stare come meglio preferisce, nudo, vestito o in una qualsiasi via di mezzo? Dove sta il problema? Fastidio? Avete provato a capire da dove nasce questo fastidio? Ci si rede conto che l’origine è relativamente recente? Ci si chiede perché ci si debba necessariamente conformare a quello che, alcuni secoli or sono, qualcuno ha deciso dovesse essere? Ci si chiede se sia lecito elevare a stato sociale di norma una palese fobia (qualsiasi fastidio diviene fobia nel momento in cui non è controllabile e ci si deve necessariamente proteggere)? Ci si chiede come possa essere ritenuto precetto naturale un qualcosa che invero non è una costante di tutte le culture e di tutte le genti? Perché mai dovrei essere io a chiedermi perché gli altri non si conformano al mio stile di vita e non devono al contrario essere gli altri a chiedersi perché io preferisca stare nudo? Perché la società deve domandarsi (e domandarmi) quale senso può avere stare nudi? Non sarebbe forse meglio che si chiedesse se ha veramente senso stare sempre vestiti? Sicuri che sia solo un passatempo? Dove sta scritto che il piacere e la felicità siano fatti di soli brevi momenti? Chi l’ha detto che lo stare nudi sia solo un piacere e/o una felicità? Non potrebbe (dovrebbe, è) essere un’esigenza intrinseca, l’espressione massima della nostra naturale normalità? Perché mai chiedere la condivisone degli spazi dovrebbe essere una forzatura verso chi ne prova fastidio? Perché mai parlarne dovrebbe essere una mancanza di rispetto verso chi non sopporta il nudo? Non sono invece delle opportunità? Non è forse vero che la comunicazione è il fondamento essenziale della socializzazione? Non è forse vero che la negazione dei diritti coincide con le limitazioni e non con le aperture? Non è forse vero che poter fare qualcosa è ben diverso dal doverlo fare? Che il poter fare non obbliga a fare? Che nella possibilità di fare chiunque può trovare il proprio spazio e sentirsi rispettato? Perchè devo solo accettare? Perchè dovrei per il nudo applicare una logica completamente diversa da quella applicata in altre situazioni più o meno recenti?  Lo si nota che secondo questa logica le donne avrebbero dovuto accettare il non aver diritto di voto, l’essere schiave dell’uomo, l’essere prede sessuali? Che secondo questa logica gli omosessuali avrebbero dovuto accettare d’essere considerati anomali e anormali, malati, dementi, immorali, contro natura? È proprio così difficile comprendere che la rinormalizzazione del nudo porterebbe con sé tanti di quei cambiamenti personali e sociali da poter risolvere molti dei problemi sociali che attualmente vengono quotidianamente denunciati? Che il nudo incrementa all’ennesima potenza il rispetto verso l’altro? Che migliora la crescita psicologica dei bambini? Che nel tempo andrebbe ad eliminare la violenza sessuale e la pedofilia? Che eliminerebbe alla radice i ricatti sessuali? L’utilizzo delle foto di nudo come ripicca e offesa? Che…

Un fischio mi strappa dai miei pensieri, un nutrito gruppo di persone sta arrivando alla vetta, uno di loro mi ha già notato e mi saluta con un cenno della mano: “tranquillo, resta pure nudo, anzi, guarda, lasciami arrivare e mi ci metto anch’io”. Del gruppo, composto da uomini e donne, solo una ragazza e due bambini seguono l’esempio del loro compagno e si tolgono le vesti, allo stesso tempo nessuno avanza perplessità, anzi tranquillamente si siedono vicino a me e, dal momento che uno di loro, avendo letto alcuni dei mie post, mi ha riconosciuto, chiedono curiosi del mio percorso odierno e del mio viaggio futuro.

Il sole mi punge le spalle, rumori di vita arrivano alla vetta dal sottostante piazzale dove un albergo e due ristoranti stanno aprendo le porte, è giunta l’ora di rimettersi in cammino, saluto i nuovi amici e m’avvio verso la restante strada, ancora venticinque chilometri e duemila metri mi separano dall’automobile, non c’è altro tempo per tergiversare. “Grazie a tutti, grazie per la diponibilità, grazie per l’indifferenza, grazie per l’accoglienza”, “grazie a te Emanuele, ci hai aperto nuovi orizzonti, li terremo presenti!”

Parlare o tacere? Esporsi o nascondersi? Osare o coprirsi? Beh, la risposta è chiara: imparare dal monte!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 16 luglio 2018, in Atteggiamenti sociali, Racconti con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Non ho mai affermato alcune cose tipo : il nudo è male, è vergogna ecc…. Vergogna di che ?. La vergogna la si prova la prima volta è vero ma passa. Io l’ho provata la prima volta che mi sono messo nudo in casa, (a 10 giorni di distanza dall’aver provato il nudismo) anche se ero da solo, mezz’ora di tempo solo per tirare giù uno slip, con 10 giorni di ansie e dubbi e sul fatto che fosse normale o folle l’idea di andarsene per casa in costume adamitico, cose che se ci ripenso ora fanno ridere. Non voglio dilungarmi troppo su faccende mie e sul mio percorso, ognuno avrà fatto il suo. (Percorso che tra le altre cose porta tutti allo stesso identico risultato). Ma il fatto è che la normalità sociale per le persone è indossare abiti, in casa o all’esterno anche con 40 gradi, poi possiamo disquisire in eterno se sia giusto o meno, se sia una fobia o meno. E anche per me la normalità era quella, di conseguenza non tutti sono disposti a lasciarsi sconvolgere (dopo aver provato il nudismo) il rassicurante senso di normalità e accettazione sociale. Quanto a voler lasciare la libertà agli altri di poter stare come preferiscono, (nudi o vestiti) non è un concetto sbagliato, ma la nudità è considerata anormale dalla società. Quindi vietata o repressa. Inoltre l’aver letto un certo profilo, proprio qui sul blog, mi ha fatto pensare che ad alcune persone il nudismo faccia male al cervello, facendole diventare più simili ad animali che a persone, quindi anche il nudismo può subire perversioni o distorsioni e mi fa orrore che si usi la parola (nudista) per certi individui. Inoltre credo che questo stile di vita sia più consono da attuare nella natura che in mezzo a palazzi di cemento e asfalto. Non ha molto senso andare nudi tra il cemento dove di naturale c’è poco o niente ma in compenso c’è molto inquinamento (ed in questo caso i vestiti rappresenterebbero una piccola barriera che protegge il corpo dalle particelle sottili o dai gas delle automobili, che evitano grazie agli indumenti di posarsi su tutta la superficie corporea). Quindi non vivo come un dramma il non potermi spogliare sempre e il non poter stare nudo sempre (anche se ben inteso, lo desidero molto e ho desiderio di farlo). Semplicemente ho imparato a guardare il bicchiere mezzo pieno invece che mezzo vuoto. Vivo il mio nudismo in maniera serena, senza cercare contrapposizioni. La nudità è più adatta e più gradevole e spontanea nella natura. Le città sono troppo sporche e inquinate, non ho desiderio di girarci nudo, anzi un abito può aiutarmi a proteggere se non tutto, almeno il 90% della mia pelle da sporcizia, batteri e polveri sottili. Senza contare che gli abiti sono essenziali in inverno, diventare nudista non significa iniziare ad odiare i vestiti, significa imparare a farne a meno il più possibile, ridurre l’abbigliamento indossato ai minimi termini, ma saperlo anche usare quando è necessario e inevitabile. Quindi non esiste problema. Non si tratta di autolimitarsi, o almeno non per me.

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    • “Almeno non per te” questo è il nocciolo della questione: non puoi eleggere a verbo assoluto quello che è per te! Per altro potrei facilmente obiettare a tutto quello che dici. Chi ha detto che parlavo di te? Sei proprio sicuro che stando vestito in città ti proteggi dall’inquinamento? Perchè mai stare nudi in città non ha senso? Il bicchiere è veramente mezzo pieno? Sicuro che tutti possano avere a portata di mano montagne praticabili a nudo? Sicuro che sia corretto fregarsene di tutti gli altri? Sicuro che i fatti ti diano ragione? Sicuro che non ti stai autolimitando? Sicuro di non essere condizionato?

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    • Sicuro che non tutti si facciano coinvolgere (che sconvolgere non ha senso) dal nudo? Sicuro che dopo un solo anno si possa aver già capito tutto? Sicuro di poter giudicare le persone solo da dieci righe scritte in un profilo? Sicuro che il profilo che hai letto abbia qualcosa a che fare con il blog? Sicuro che basti leggere un profilo su centinaia per fare dei decreti? Sicuro di cosa sia la normalità? Sicuro che esista una normalità? Sicuro che per la società l’abito sia la norma? Sicuro che non sia solo questione di imposizione e paura? Sicuro che imposizioni e paure siano insuperabili? Sicuro che sia giusto tacere? Sicuro che tacendo si ottenga di più che parlando? Perchè mai per il nudo ci si dovrebbe fare ad una logica, quella del silenzio, che non esiste in nessun altro settore? Sicuro che io e il blog non abbiamo ottenuto niente? Sicuro che quindici anni d’esperienza non mi e ci abbiano insegnato niente? Hai letto tutti gli articoli del blog? Hai visto il cambiamento che abbiamo fatto nel tempo? Hai letto dei nostri eventi? Hai letto i report degli eventi? Mi fermo qui perchè ho anche altre cose da fare, ma potrei andare avanti a lungo molto a lungo

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  2. Non era mia intenzione irritare nessuno, solo esprimere il mio pensiero, che probabilmente non interessa, ma non ci vedo nulla di male nel farlo. Non ho mai detto che il suo blog non ha ottenuto niente in questi anni, ancora meno negare la validità di anni e anni di Sua esperienza. Non pretendo di capire tutto, non ho simili pretese. Il motivo per cui ritengo superfluo o comunque non necessario, il nudo in città l’ho ampiamente motivato sopra, per cui non ritorno sulla questione. Non ho mai detto che bisogna tacere, non ho mai parlato di montagna, (che forse non tutti hanno) ho parlato di luoghi lontani da città che bisogna sapersi ritagliare e cercare (e quelli esistono ovunque). Per quanto riguarda il profilo, potrei spiegare ma preferisco chiudere la questione. Non ho mai detto di fregarsene degli altri, solamente non sento il bisogno di fare di questo stile di vita un motivo di lotta, ovviamente vale per me, non è detto che sia valido per tutti, non ho la pretesa di parlare a nome di tutti, ma non c’è nulla di male ad esporre il proprio punto di vista, che può (e grazie a Dio è così) differire dagli altri. Ma se quanto detto offende, irrita o viene frainteso eviterò per il futuro altri commenti. Auguro buona giornata a Lei e a tutti gli altri.

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    • E dagli, ecco che si tira in ballo l’irritazione, l’offesa, l’incomprensione, il diritto di opinione e via dicendo; possibile che se uno non risponde gli dicono che non si cura dei lettori, se risponde gli dicono che vuole impedire la libertà di espressione. Nessuno si è irritato, ma ho realmente un sacco di cose da fare: in questi ultimi giorni ho dedicato troppo tempo al blog e ora devo dedicarmi al lavoro. Io devo necessariamente replicare ad ogni singolo messaggio e per tre precisi motivi: primo perchè da blogger e comunicatore è mio dovere farlo; secondo perchè ho il diritto dovere di difendere l’operato del blog quando viene messo in discussione (che tu te ne renda conto o no, l’hai fatto, non era tua intenzione, bene, si palesa solo ora e ne prendo nota); terzo perchè certe affermazioni fatte in luogo pubblico rischiano di ritorcersi sulla causa per la quale lavoro, specie quando vengono fatte da chi trae vantaggio da questa causa (volente o nolente, che te ne voglia rendere conto oppure no, ne trai indubbiamente vantaggio). Evidentemente non hai idea di cosa voglia dire messaggio implicito: tutto quello che dici di non aver mai detto invece l’hai detto (va beh a parte montagna, ma il concetto è quello: il luogo lontano dalla città non tutti possono avercelo o avercelo comodo, perchè mai uno dovrebbe accettare di farsi cento o più chilometri ogni volta che vuole mettersi nudo? e comunque doverlo fare sempre con un poco di apprensione? perchè allo stato corrente delle cose l’unico luogo sicuro per mettersi nudi è casa propria e anche qui pur sempre con qualche limitazione) e continui a ripeterlo! Il problema di fondo è che per te il nudo è solo un passatempo (l’hai detto tu), quando sarai andato oltre (e ci andrai: un anno di nudo, alle tue modalità, è nulla) vedrai che molte cose cambiano radicalmente. Nel frattempo rispondi per iscritto a tutte, ma proprio tutte, non solo a quelle che ti fanno comodo, le domande che ti ho fatto ora e in precedenza. Ma non fermarti a quello che credi, vai oltre, mettiti in discussione (un solo esempio: quello che hai scritto sul nudo in città ti ho già dimostrato essere inconsistente, ma rinforzo… è stato rilevato che sulla cima dell’Everest esiste la stessa percentuale di inquinanti presente in una grande metropoli; l’inquinamento non lo si assorbe dalla pelle, ma attraverso la respirazione; la respirazione è la stessa ovunque). Ciao e smettila con il lei, nella rete e nelle comunità si usa il tu! Ah, se abiti in zona vieni ad una delle nostre uscite, potrai vedere e provare qualcosa di molto diverso da quello che tu chiamo nudo.

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  3. Grazie, ma non sono della di quelle parti, non conosco quelle zone. Non capisco cosa intendi, con “andare oltre” riferito al nudismo. Cosa dovrei fare al riguardo ?. Non capisco. Lo pratico ormai sempre e regolarmente in casa e i dubbi e le paure (da tempo superate) che avevo all’inizio riguardanti la nudità domestica,che consideravo inopportuna e folle (e non ci vedo nulla di strano in questo avendo da sempre vissuto coi vestiti indosso, inoltre sono nudista da meno di un anno 8-9 mesi), passare dall’essere sempre vestiti ad essere sempre nudi è un bel cambio di paradigma, ci vuole qualche giorno per completare il passaggio da uno stile di vita all’altro, per comprenderlo, accettarlo e abituarsi, e altro tempo ancora per rendere naturali certi momenti (tipo spogliarsi, che risulta un pò artificioso le prime volte, anche se il desiderio di riassaporare la libertà e il benessere della nudità alla fine prevale), poi una volta superato lo scoglio enorme della prima volta in casa, le successive diventano sempre più facili e automatiche. Detto ciò mi capita di farlo (quando mi va) in luoghi di campagna isolati o piccoli boschetti, senza per forza dover fare duecento chilometri. Basta uscire dalla città e trovare un luogo tranquillo, non frequentato (è meno complicato di quello che si pensi), passare anche solo una o due ore nudo all’ombra di un albero è rigenerante e mi toglie tutto lo stress, non faccio grandi passeggiate nudo, mi basta rilassarmi a terra e possibilmente all’ombra. Ascoltare il silenzio o i suoni circostanti, inoltre è ottimo anche per meditare ed eliminare dalla mente pensieri e preoccupazioni. Quando torno a casa mi sento ricaricato di energia.Questo è come vivo e pratico il nudismo io, poi ognuno lo vive a modo suo e ci mancherebbe altro. Quindi con “andare oltre” non so proprio cosa intendi. E’ un passatempo ?. Anche !!. E’ un modo per sentirsi bene con se stessi e stare liberi. E’ il fulcro della mia vita ? decisamente No !. Provo piacere a farlo ?. Ovvio, piacere e necessità, altrimenti non lo farei. Ma questo non significa nulla. Non c’è molto altro da aggiungere, non è una cosa complicata per me. E’ come chi decide di fumare una sigaretta, molto semplice, compri un pacchetto, compri l’accendino, metti in bocca la sigaretta e fumi, non ci sono molti discorsi o discussioni da farci sopra.
    Rispondere a tutte le sue domande mi sembra eccessivo, già tendo ad essere prolisso di mio, se dovessi rispondere a tutte quelle domande, ne verrebbe fuori un post lungo sette chilometri. Risponderò a qualcuna visto che me lo ha chiesto cercando di essere sintetico.
    La normalità: E’ stabilita dalla consuetudine delle masse. E che piaccia o meno la consuetudine è stare vestiti, non nudi.
    L’inquinamento: Non lo si respira soltanto, ci sono batteri e polveri sottili che possono depositarsi anche sulla pelle, ostruendo i pori e rilasciando all’interno sostanze tossiche, quindi almeno in città continuo a preferire un minimo di abbigliamento, anche solamente una maglia e un pantalone e senza intimo.
    Le paure: Sono insuperabili, ? certo che no !. Ma molto molto difficile da eliminare sì. Se poi si associa la paura del nudo e del corpo (solitamente la paura riguarda l’esposizione dei genitali), alla consuetudine, ancora peggio. E lo posso confermare io stesso che sono diventato nudista solo recentemente.
    Tacere: No !!. Non necessariamente. Ognuno deve sentirsi libero di fare come crede. Esattamente come non devo dire necessariamente a tutti se mangio cibo spazzatura o se faccio palestra.
    Fregarsene degli altri: No, il nudismo è qualcosa di personale, qualcosa che l’individuo sente il bisogno di fare, gli altri non c’entrano e comunque non capisco cosa si intende con questa domanda.
    Non sentirti in obbligo di rispondere subito, non è una sfida, al massimo è uno scambio di vedute su un certo modo di vedere le cose e ribadisco che in tutto ciò non c’è alcun intento a sminuire il suo lavoro sul blog o mettere in cattiva luce il nudismo (dato che sono nudista io stesso, se così possiamo dire, ma preferisco definirlo un semplice stile di vita più sano e più bello senza tante cerimonie o appellativi ma va bè…).

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