Scienza: dubbi o certezze?


La scienza vive di dubbi, tutti coloro che predicano certezze sono presuntuosi esaltati che con la scienza nulla hanno a che fare!

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Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 4 agosto 2018, in Atteggiamenti sociali, Pensieri concisi con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Assolutamente d’accordo. Purtroppo oggi la scienza ha preso il posto che la religione aveva nelle società teocratiche. Questa figura dello scienziato promoter, che vediamo spesso in TV, che spesso parla di cose che non sono nemmeno il suo campo e’ veramente una idea lisergica, partorita da qualcuno che non sa cos’è la scienza. Esattamente come e’ stata fatta la divisione Stato- religione, oggi occorrerebbe la divisione Stato-scienza.

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    • Già, e la cosa peggiore è che, sui social ma non solo, ci sono molte persone che, senza nessuna competenza medica, si fanno difensori accaniti di una teoria, quelli più accesi e fastidiosi sono i fan del consolidato: molti scadono nel turpiloquio, nella mera denigrazione, nel reiterato “assenza di prove scientifiche” (già ma… uhm, sto spoilerando un prossimo pensiero eheheh).

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  2. Se posso, dico anche che spesso la scienza viene presentata come “perfetta” e incontestabile, mentre sappiamo che la scienza (come correttamente riportato sopra, vive di dubbi e che una teoria e’ valida fino a quando un altro scienziato dimostra una nuova teoria), e’ in evoluzione costante. Questo dogma di presentare come inattaccabile qualunque testo o discorso preceduto dal suffisso -“scientifico”- e’ veramente assurdo. Questa tendenza e’ riscontrabile anche nei libri di testo (tutti), come ad esempio i testi di scienza nelle scuole, dove si presentano i risultati scientifici mostrando solo l’ultimissimo tratto che ha condotto a quel risultato, mentre si omette (non a caso) tutto il percorso storico che ha portato al risultato finale. Si presenta quindi la scienza come perfetta, facendo credere che niente di ciò che è scritto sia oggetto di discussione, togliendo ogni spazio ad un giudizio critico che poi si riflette inevitabilmente anche in una mancanza di giudizio critico nella vita di tutti i giorni e qualunque teoria preceduta dal termine “scientifico” sarà ritenuta sempre vera. Non sto dicendo di cambiare le formule o la tavola periodica che ovviamente sarà sempre quella. Ma omettendo volutamente il percorso storico, fatto di dubbi, errori e magari teorie abbandonate si toglie la possibilità di formare una coscienza critica in chi studia. Oggi purtroppo, la scuola non ha interesse a formare giovani capaci di pensare in modo critico perché semplicemente sono soggetti pericolosi (sono quelli che solitamente fanno le rivoluzioni), quindi non sono graditi. Oggi la scuola tende al mercato, non all’individuo. Non a caso molti termini sono cambiati, in maniera molto Orwelliana (il preside e’ diventato il dirigente scolastico, una insufficienza e’ diventata un debito ecc… tutti termini presi in prestito dall’economia e quindi dal mercato). Moltiplicando i -“Ma a che serve imparare questo ?”, “Ma a che serve ?”-. Mentre ci si dimentica che le cose veramente importanti per un essere umano non sono quelle che servono. L’arte non serve, un quadro non lo posso mangiare, non posso usarlo per spostarmi ecc… lo stesso vale per i sentimenti, la poesia, la letteratura, il senso di giustizia, sono tutte cose svincolate da una logica del “mi serve a qualcosa”. Discorso a parte poi meriterebbe l’alternanza scuola- lavoro. Dico solo che pochi anni fa far lavorare un minore per di più gratis era reato (sfruttamento di lavoro minorile). Ma questa riflessione si è già dilungata troppo.

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    • Concordo su tutta la linea ma attenzione ad imputare alla scuola una sua figura materiale: la scuola o è l’edificio scolastico il quale ovviamente non può decidere niente, o è una struttura virtuale composta da docenti, personale vario, direzione, discenti i quali hanno tutti una certa libertà di movimento ma devono far riferimento a regole e leggi imposte dall’alto: non è la scuola che tende al mercato, ma chi sta sopra la stessa, ministri e amministrazioni provinciali o regionali. In merito puoi trovare le mie riflessioni sull’altro mio blog: PEARL Galaxy https://pearlgalaxy.wordpress.com/

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  3. Certamente è chi sta in alto che decide. Avevamo anche un ministro che la scuola non l’aveva frequentata più di tanto eppure decideva e pontificava su cosa e come doveva funzionare la scuola. In fin dei conto per far passare questo mondo come il migliore dei mondi possibili uno dei presupposti è ignorare il passato (ecco perchè si omettono accuratamente i percorsi storici, non solo nelle scienze, in tutte le materie), anche qui i riferimenti ad Orwell si sprecano. “Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”. L’alternanza scuola-lavoro rientra in questa logica mercatistica (siamo anche passati dal non dover scontentare il popolo al non dover scontentare i mercati…ma qui il discorso si amplierebbe parecchio anche dal punto di vista religioso e simbolico, mercato come luogo del tutto, i mercati che furono banditi da Gesù nel tempio, chiesa come unico luogo in cui il mercato non può entrare, quindi laicizzazione dello Stato che apre la strada alla gnosi….non sono un fervente cattolico, o un prete ma sono connessioni interessanti, ci sarebbe altro da dire ma allungherei troppo), nella quale il lavoro aiuterebbe ad integrare lo studio scolastico, (guardare la definizione che da il MIUR), logica surreale, una contraddizione in termini, un bipensiero orwelliano cioè dire una cosa e poi l’esatto contrario un istante dopo, senza ravvedersi dell’errore, senza dire “ma cosa sto dicendo” ?. Pensiamo semplicemente ad un Liceo (quello più comune è il liceo classico), quale lavoro potrà dare una maggiore conoscenza della letteratura, del latino, del greco, della filosofia ?. Ma anche un liceo scientifico e più in generale tutti i licei. Senza contare che si toglie tempo prezioso agli studenti, perchè se la mattina, ma spesso anche il pomeriggio sono costretti a lavorare non potranno che avere un peggioramento scolastico. C’è anche un altro difetto dal mio punto di vista (pregio da parte di chi lo avrà pensato) e cioè di educare al lavoro gratuito, per cui un ragazzo una volta uscito dalla scuola, magari sarà ben contento di lavorare per un mini-job, per cui 400 euro al mese rispetto a niente, saranno una gran cosa. Oggi bisogna avere un titolo di studio “appetibile”, quando mai ci saremmo sognati che un titolo di studio deve essere appetibile, cioè qualcosa che va mangiato, cioè un prodotto, una merce. Purtroppo si continua ad andare in quella direzione, spacciando il cambiamento per progresso e spacciando il cambiamento come qualcosa che è sempre positivo, la nostra scuola è vista come arretrata, quindi cambiando punto di vista siamo messi meglio in europa dove in molti paesi questo modello scolastico c’è già, però i passi che dobbiamo fare per completare questo mutamento non sono molti. Va be…siamo passati dalla scienza, alla scuola, al mercato, con in mezzo una spruzzata di religione. Un bel minestrone, senza per forza dover passare o parlare del nudismo, se stare nudi è una cosa normale, allora non serve portarci sopra l’attenzione e sono contento che sia possibile parlare di altro (senza per forza toccare il nudismo) anche in un blog appositamente dedicato.

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    • Chiaro che non c’è sempre bisogno di parlare di nudo e nudismo, anzi, il mio obiettivo è proprio quello di far si che, grazie alla normalizzazione del nudo, non ci sia più bisogno di doverne parlare, ma ad oggi il nudo non è normale, ad oggi il nudo viene spessissimo malamente utilizzato da persone e media per fare notizia, per sparlare delle persone, per ricattare, per il revenge porn, per bullismo e via dicendo, ecco finché succede tutto questo è necessario contrastarlo con altrettante, anzi con ancor più tante voci corrette. La normalizzazione, poi, pian piano spegnerà la luce dei riflettori e il nudo sarà argomento identico a tanti altri: come ho spesso detto nessuno definisce rossisti coloro che amano vestirsi di rosso, nessuno definisce carotisti coloro che amano mangiare le carote e via dicendo, così deve diventare per il nudo, ma per ora non lo è.
      Ehm, alla fine siamo finiti a parlare di nudo, e sei stato tu stesso a tirarlo in ballo eheheheh

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