Cacciatori di taglie


È certamente giusto combattere l’evasione fiscale, non è però corretto fare del popolo un esercito di cacciatori di taglie.

 

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Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 16 agosto 2018, in Atteggiamenti sociali, Pensieri concisi con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Non voglio far pensare male, ma in un paese depresso e con una crescita di 0,X, con una tassazione del 50%. L’evasione fiscale non è solo l’unico modo per sopravvivere ma anche un motore dell’economia (i soldi evasi non si volatizzano, ma vanno ad incrementare i consumi, abbigliamento, maggiore spesa per alimenti, telefonini, ecc ecc…), perché e’ elementare che se un cittadino ha più soldi in tasca sarà più propenso a spendere. Più consumi, meno serrande abbassate. Ben altro discorsi sono gli evasori con grandissimi patrimoni, ma costoro i soldi li tengono in paradisi fiscali inaccessibili e fare la guerra a loro si ritorce solamente sulla classe media e povera. Tuttavia il Governo (specie quelli precedenti) non possono permettere ai consumi di crescere troppo (questo è il motivo per cui e’ arrivato Monti, il cui scopo era solo fare “macelleria sociale”, distruggere i posti di lavoro e abbattere la domanda interna), per un motivo semplice, la moneta. Con il cambio in Euro i prezzi in Italia sono raddoppiati o anche triplicati, questo perché la Lira aveva un valore minore. C’è un paese però che ha tratto vantaggio dal cambio. La Germania, i cui prodotti sono diventati più convenienti in quanto l’euro ha un valore minore rispetto al marco. Di conseguenza i prodotti tedeschi sono diventati più vantaggiosi di quelli italiani (e per rendersene conto basta andare a vedere il prezzo di un latte prodotto in Germania -bayernland- rispetto ad un latte italiano, o anche andare nella catena di supermercati tedeschi LIDL e guardare i prezzi). Si capirà bene che aumentare i consumi avrebbe generato per la Germania un disavanzo di bilancia commerciale e quindi un debito per noi, con conseguente nuova manovra “lacrime e sangue”. Quindi ci troviamo nella paradossale situazione (a causa di una moneta sbagliata) di non poter aumentare i consumi e di conseguenza neanche l’occupazione, perché più posti di lavoro significa più stipendi e quindi più consumi. Utile al riguardo può essere la lettura “Anschluss” (l’annessione) di Vladimiro Giacché che spiega con diverse testimonianze storiche la disastrosa annessione economica tra Germania Ovest e Germania est, dove un marco dell’Ovest valeva 4.40 marchi dell’est, parificare il marco dell’Ovest con quello dell’est in rapporto 1 a 1, ha significato un aumento dei prezzi nella Germania est di quasi il 450% con tante conseguenze non molto belle (deindustrializzazione dell’est, spopolamento,disoccupazione, fabbriche dell’est acquistate dall’ovest per un tozzo di pane e poi chiuse per eliminare la concorrenza ecc…ecc…).Anche allora come oggi, i cittadini dell’Est erano considerati lazzaroni, sfaticato,ecc… e veniva consigliato loro (come in Grecia) di vendere tutto il patrimonio pubblico (autostrade, acqua, edifici storici ecc…).Insomma la storia si ripete, e’ un film già visto. Tutt’oggi la Germania est e’ il mezzogiorno teutonico. Ultima cosa per ricordare che un certo Hitler e’ salito al potere causa disoccupazione causata dalle enormi riparazioni di guerra della prima guerra mondiale. Il ministro Bruning (il Mario Monti dell’epoca) portò la disoccupazione dal 5 al 20% in soli due anni. Risultato nel ’30 i nazionalsocialisti passarono al 25%. Il resto della storia lo conosciamo , si chiama 6 milioni di morti.

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  2. Una moneta unica per economie differenti è come far indossare a 10 persone diverse lo stesso numero di scarpa. Il numero di scarpe giusto lo ha la Germania, che può continuare ad aumentare la bilancia commerciale a scapito del resto d’Europa che nella migliore delle ipotesi zoppica ma di sicuro non corre (e vorrei vedere correre qualcuno quando ti fanno male i piedi a causa delle scarpe non adatte). Le conseguenze sono che nell’eurozona i paesi non potendo svalutare l’euro (che e’ fisso) devo svalutare i salari per tentare di rimanere competitivi con la Germania (svalutare i salari significa semplicemente pagare meno i dipendenti). Ma il problema è anche il contesto di riferimento. Tagliare i salari in paesi come la Grecia (indietro di trent’anni sulle politiche salariali) significa condannare un popolo alla fame. L’inflazione che secondo alcuni colpirebbe l’itala in caso di sganciamento da questo progetto folle, e’ una bufala. L’inflazione non è la svalutazione, sono due cose diverse. L’inflazione e’ il volume di massa monetaria circolante in un paese, che genera inflazione quando non è rapportato al volume dei prodotti (cioè se stampo moneta per pagare un operaio di un servizio reso, non genero inflazione perché l’operaio ha reso un servizio e contribuito ad aumentare il PIL, se io stampo moneta allegramente tanto per stampare senza avere un riscontro nell’economia genero inflazione), oggi sappiamo bene che la massa di denaro in circolo e’ troppo bassa, non troppo alta, quindi um po’ di inflazione farebbe solo che bene. La svalutazione invece è la discesa del cambio rispetto ad un atra valuta (es. il Dollaro). Alcuni anni fa l’euro subì una svalutazione di quasi il 30% ma senza per questo generare un aumento dei prezzi del 30%, tutti i giorni ci sono svalutazioni o rivalutazioni dell’euro, ma questo non incide sui prodotti al consumo, altrimenti i prezzi varierebbero tutti i giorni. Invece ad oggi molte persone continuano a confondere le due cose. L’economia non è quella cosa astrusa che vogliono farci credere per ingannarci. Prendiamo il debito pubblico. Ci siamo mai chiesti questo debito, di chi è il credito ?. Ci parlano sempre di questo debito da ridurre ma non ci dicono mai di chi è il credito. Se c’è un debito ci sarà un credito. Ebbene il debito pubblico sono le pensioni, sono gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti, sono le prestazioni della sanità pubblica, sono in definitiva i soldi che lo Stato spende per noi, per la collettività. Ridurre costantemente il terribile debito pubblico significa ridurre la spesa per le forze di polizia, significa che magari un bel giorno ti diranno che la sanità pubblica non è più sostenibile e quindi dovrai rivolgerti (se sei abbastanza ricco per farlo) alla sanità privata, come in America. La Nigeria ha solo il 20% di debito pubblico (contro il nostro 130%), ma chissà come mai i barconi vanno dalla Nigeria all’Italia e non viceversa. Già chissà come mai….

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