Infantilismi alpini


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Viviamo in una società in cui ormai è prassi comune la guerra universale, la lotta tra fazioni di pensiero e di azione è cosa quotidiana, persino per cose tutto sommato di poco rilievo, anzi, è proprio su queste che più le persone si agitano.

Io che da sempre vado d’accordo con chiunque, io che nella mia lunga vita ho avuto una sola persona con cui proprio non riuscivo a legare, io che anche dopo i più acerbi confronti riprendevo il rapporto di normalità nel giro di pochi secondi, io che vedo ogni contradditorio come opportunità di conoscenza e di crescita ecco che negli ultimi vent’anni a seguito della mia scelta di vita mi trovo costantemente immerso in polemiche, in passato mi ci sono trovato coinvolto per altre questioni come la direzione di un’associazione o di una scuola sportiva, negli ultimi mesi osservo un qualcosa che mai avrei immaginato: chi corre in montagna viene più o meno violentemente attaccato da chi in montagna ci cammina.

Corriamo tutti i giorni, è un controsenso correre anche andando in montagna; i runner parlano solo di scarpe e non vedono quello che li circonda; la natura va assaporata lentamente; eccetera. Frasi in buona parte ereditate dalla guerra ai motocrossisti, che dimostrano qaunto alcune persone pare siano soddistfatte solo se se la possono prendere con qualcuno e finita una battaglia devono ineluttabilemnte trovarne un’altra.

Beh, sinceramente potrei rigirare alcune di queste osservazioni verso gli escursionisti, tra i quali mi pregio includermi visto che come corridore sono proprio ai livelli più elementari, potrei raccontare di quanti sono quelli che camminano senza rendersi conto del dove camminano o del dove vanno o di cosa li circonda, di quanti escursionsiti parlano solo di attrezzature e non sanno distinguere una biscia da una vipera, un sentiero umano da una traccia di animali, una nuvola innocqua da quelle temporalesche e via dicendo. Potrei ben fare questo, potrei farlo con oculatezza visti i mei sessant’anni di montagna con quaranta tra accompagnamento e insegnamento, invece… invece mi guardo bene dal farlo (ehm, vabbè, invero l’ho poc’anzi fatto, ma era necessario ai fini del costrutto logico del discorso) dato che ritengo piena libertà di ognuno godere della natura e della montagna nella forma che preferisce, che sia il più lento cammino, come la più tirata corsa, che sia l’osservazione approfondita come il disinteresse puro, che sia il piacere dato da quanto si osserva quanto quello dato dal mero impegno fisico.

A che prò combattere contro chi non produce danni alla montagna e alla natura, con chi al massimo mette a repentaglio solo la propria integrità fisica, con chi comunque si diverte e forse anche più di tanti altri, con chi in ogni caso apprezza quello che fa, il modo in cui lo fa, l’ambiente in cui lo fa. Correre in montagna richiede lavoro e fatica, richiede una lunga frequentazione della montagna; chi corre in montagna potrebbe avere, anzi probabilmente ha, nelle gambe ben più chilometri e metri di chi ci va camminando ed è probabile che non tutti siano stati fatti correndo, che molti siano stati fatti camminando, magari anche osservando la natura, godendo dei piaceri ambientali.

Le guerre tra poveri servono solo ai ricchi, basta!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 28 maggio 2019, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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