Archivio mensile:giugno 2019

Assurdità italiane


Photo by Pixabay on Pexels.com

1

Trovarsi senza medico di base perché quello che avevi è andato in pensione e ne lui ne il servizio sanitario hanno pensato fosse opportuno avvisarti della cosa.

2

Una volta senza medico non puoi fare la procedura di cambio via Internet, devi forzatamente andare allo sportello, perché secondo loro non è un cambio ma una prima scelta.

3

Anche fosse una prima scelta perché non poterla fare on-line? Parlano tanto di informatizzare il sistema, obbligano aziende e persone all’utilizzo di procedure informatizzate e poi sono le istituzione le prime a risultare deficitarie!

#TappaUnica3V rifiniti anche gli ultimi dettagli


Mancano solo cinque giorni alla mia partenza, nella comunicazione della settimana scorsa avevo lasciato in sospeso ancora alcuni dettagli che ora sono stati definiti e li posso ufficializzare.

Partenza da Brescia dalla base di via San Gaetanino, dove la stessa si diparte da via Filippo Turati, alle ore 14:00 di sabato 29 p.v.

Passaggio dal Giogo del Maniva, Albergo Dosso Alto, previsto attorno le ore quattordici di domenica 30, ma potrei avere un anticipo o un ritardo sensibile, diciamo dalle dieci alle diciotto.

Rientro a Brescia al trivio via Interna, via della Piazza e via della Chiesa, ad orario imprecisabile, idealmente dovrebbe avvenire alle ore 14:00 di lunedì 1 luglio, ma potrei anticipare o ritardare sensibilmente, posso definire una fascia d’arrivo ipotetica dalle sei alle diciotto, prima di questa la vedo dura, dopo spero proprio di no, ma l’obiettivo quest’anno è di chiudere il giro indi se servisse potrei anche fermarmi di più per recuperare con eventuale ulteriore ritardo.

Non avrò con me il tracciatore GPS e quindi non sarà possibile seguire il mio cammino in tempo reale. Vedrò, per chi volesse eventualmente venirmi ad accogliere, di pubblicare un avviso su Twitter quando sarò in zona Polaveno, dalla quale avrò all’incirca cinque o sei ore all’arrivo.

Visto che mia moglie non potrà venirmi a prendere a Brescia per riportarmi a casa, mi sono organizzato per un delicatissimo (guidare dopo un siffatto impegno sarà alquanto problematico) rientro in autonomia, se ci fosse qualcuno disposto a darmi questo importante contributo me lo faccia sapere (per chi lo conosce tramite telefono, per gli altri commentando qua sotto o attraverso il modulo di contatto del blog) quanto prima possibile e comunque entro giovedì sera. Grazie!

#TappaUnica3V il viaggio continua


A fine mese mi rimetterò sulla strada del sentiero 3V “Silvano Cinelli” per il mio ormai consueto appuntamento con il lungo solitario cammino di TappaUnica3V, un cammino a cui mancano venti chilometri per essere effettuato in modo completo, un cammino che nei precedenti quattro tentativi ha sempre avuto la meglio su di me, un cammino che quest’anno voglio portare a compimento e farlo secondo le nuove regole che mi sono dettato, lievemente modificate rispetto a quelle di partenza:

  • in solitaria,
  • seguendo il più fedelmente possibile il crinale spartiacque, ovvero…
  • seguendo tutte le varianti alte del sentiero 3V, ivi comprese alcune non ufficiali individuate da me stesso durante le varie perlustrazioni e in seguito verificate durante gli allenamenti;
  • nel minor tempo possibile qualunque esso sia, ovvero…
  • rinuncio alle quaranta ore che sono risultate in effetti troppo tirate e lascio aperta la porta a qualsiasi tempo di percorrenza, maggiore o minore che sia;
  • con il minimo ausilio tecnologico strumentale, giusto solo il telefono per mandare ogni tanto messaggi a casa sulla mia posizione e sull’andamento del viaggio;
  • includendomi quanto più possibile con l’ambiente, ossia…
  • ricorrendo all’abbigliamento solo quando proprio reso indispensabile dal luogo (passaggio da centri abitati o altri luoghi particolarmente urbanizzati) o dal contesto (pioggia e bassa temperatura);
  • e, ciliegina sulla torta, invero già inserita nel secondo tentativo dello scorso anno, senza assistenza, ovvero senza nessuno che mi segua in auto per aspettarmi ai punti di passaggio principali e garantirmi il rifornimento di acqua e viveri.

Negli ultimi nove mesi gli allenamenti si sono susseguiti senza sosta, talvolta leggeri e piacevoli, altre volte pesanti e dolorosi, ho vissuto gratificanti risultati ma anche attimi di cocente sconfitta, sconfitte che ho però tramutato in costruttive esperienze. Penso di poter affermare che ora sono pronto, veramente pronto, molto più di quanto lo fossi in passato: la mia velocità di progressione si è raddoppiata rispetto al primo tentativo, la mia resistenza in velocità si è quadruplicata rispetto al primo tentativo, ora riesco a correre anche in salita, i muscoli che proteggono le ginocchia si sono ampiamente sviluppati e fortificati, nelle gambe quasi un migliaio di chilometri e oltre ventimila metri di dislivello (considerando solo quelli degli ultimi nove mesi), nella mente le gioie e i dolori, la capacità di soffrire e di resistere, il fortissimo desiderio di onorare il ricordo di mio padre che a tale sentiero diede natali e vita, la sua vita!

#VivAlpe 2019 tra morbidi rilievi, laghetti e ampi pascoli


Una lunga teoria di arrotondati dossi, in gran parte erbosi, si dispiega tutt’attorno, ogni tanto qualche scura cima rocciosa esce dal coro per differenziarsi rudamente dalla dolcezza bucolica delle sue sorelle. Dalle creste decine di vallette si protendono verso il basso, alcune strette e ripide, altre larghe e lentamente digradanti, un unico grande pascolo costellato di malghe dalle varie dimensioni e a tratti invaso da lisce placche di rosea pietra ospitano numerose malghe. Qua e la occhieggiano specchi azzurri, molti poco più che pozze d’abbeverata, altri piccolissimi originati dalle varie chiazze di neve che ancora persistono negli angoli più cupi o nelle zone di valanga, ma alcuni si pregiano di dimensioni più consistenti venendo in qualche caso sfruttati per la pesca sportiva: laghi di Mignolo, lago di Vaia, laghetto del Dasdana, Laghi di Ravenola i principali e più noti.

Ad ovest si percepisce il largo solco d’origine glaciale della Val Camonica e dietro a questo spiccano, ancora innevate, le varie cime delle Prealpi Orobiche, tra le quali si riconoscono la Presolana e la Concarena. A est tre file di crinali spartiacque si allontano man mano verso l’orizzonte, in primo piano i verdi boschi e pascoli che sovrastano la Valle del Caffaro e culminano nei monti Carena, Telegrafo e Brealone; in seconda linea, a formare la parte alta della Val Sabbia, la conca del lago d’Idro e le Valli Giudicarie, svettano la Cima Tombea, il Monte Stino, il Monte Calva, la Cima Palone e il Monte Cadria; ultima fila di vette quella con l’inconfondibile sagoma del Monte Pizzoccolo, dietro il quale tutto s’interrompe nell’ampio bacino del Lago di Garda. A sud troviamo la Val Trompia e le cime che la circondano sui due lati, in particolare si notano il Crestoso sul lato ovest dove lo sguardo rimane da questo chiuso, Dosso Alto e Corna Blacca sul lato est. A nord spicca vicinissima la parete del Cornone del Blumone, poi distinguiamo Cima Frerone, Cima Terre Fredde, Cima del Listino, Cima di Laione, Carè Alto , Corno del Gelo e Cima Bruffione.

Parcheggiate le auto al Giogo dela Bala (2136 metri di quota) lungo la notissima strada che dal Maniva conduce al Passo di Crocedomini, c’incamminiamo su morbido terreno verso l’indefinita meta dell’escursione odierna, sole e temperatura confortevole ci fanno compagnia inducendo uno di noi, reduce da una settimana di germanico cammino dove libertà vige tra monti e piani, vuoi sui sentieri che nelle strade sterrate ancorché frequentate e persino nei rifugi e ristoranti, dove in merito alla nudità sussiste un concetto di rispetto ben più giusto e corretto di quello in Italia falsamente propagandato come tale, dove anche all’interno dei parchi cittadini è normale vedere qualcuno spogliarsi, persino ai tavolini di un bar, per gettarsi in un laghetto vicino e poi nudo tornare, tranquillamente asciugarsi, rivestirsi e riprendere le precedenti faccende, ecco dicevo, inducendo quest’uno di noi a ignorare la vicinanza della strada per liberarsi immediatamente del fardello delle vesti e, senza reazioni, nudo restare anche al passaggio d’una vettura e al successivo incontro con altri tre escursionisti.

Con bella visione sulla splendida gemma del lago di Vaia, seguendo un sentierino che evita la strada, a mezza costa aggiriamo un primo dosso e perveniamo alla Grapa di Vaia, dove una piccola santella custodisce un teschio che la legenda dice essere qui stato posto da un pastore dopo che per ben tre volte l’aveva gettato nelle acque del lago di Vaia per ritrovarselo immancabilmente sul prato il giorno seguente. Scendiamo lungo la sterrata che porta al lago per abbandonarla poco dopo e risalire alla vicina sella erbosa che immette nella valle di Rondenino, alla nostra destra una larga dorsale si alza invitante solcata da una traccia che immediatamente imbocco. Pochi metri più in alto la traccia abbandona la dorsale per abbassarsi dolcemente in direzione di alcuni laghetti che presto raggiungiamo. Durante la discesa ho adocchiato un bel crinale erboso che promette gustose visioni così m’incammino sulle sue prime propaggini per raggiungerne la prima sommità, l’occhio immediatamente viene catturato dall’apparire del lago di Mignolo Alto, sopra di esso una piccola cascata, tutt’attorno lisce piane placche rocciose fra le quali si fanno strada strisce erbose colorate di verde e di giallo. Proseguiamo lungo il crinale in direzione del Monte Mignolo, appare anche l’altra preziosa gemma del lago di Mignolo Basso, due persone spiccano nel riverbero, forse due pescatori visto che sono in piedi in riva al lago e non si muovono. Ancora non è mezzogiorno, comunque decidiamo di fermarci, cerchiamo un punto riparato dal gelido vento che si è nel frattempo alzato, non bastasse questo i pochi nuvoloni che si aggirano in cielo sembrano attratti dalla sfera del sole e si piazzano proprio tra noi e il suo caldo bagliore.

Dopo aver calmato i morsi della fame che, nonostante l’ora ancor non propizia, già mordevano i nostri stomaci, riprendiamo in senso contrario il filo del crinale per presto abbandonarlo e scendere direttamente alla sottostante malga sulle sponde del lago di Mignolo Alto. Attraversando una radura acquitrinosa raggiungiamo la sponda del lago che seguiamo per superare il suo emissario, piccolo torrentello nelle cui acque si vedono correre centinaia di piccoli pesci. Risaliamo una breve balza e ci troviamo in un’ampia radura dove la coppia di escursionisti precedentemente incontrata ha rizzato un riparo dal vento e acceso un piccolo focherello di cui già avevamo sentito il di fumo odore. Attraversata la piana risaliamo in direzione della cascatella per poi proseguire l’ascesa lungo un ripido canalino torrentizio che adduce ad altro terrazzo pianeggiante a sua volta composta da un’alternanza di placche rocciose, erbe asciutte ed erbe acquitrinose. Il sole torna a fare capolino e ci gettiamo a capofitto su una placca di roccia comodo e benvenuto solarium.

Purtroppo, come spesso accade, le nuvole giocano con noi e con il sole, il vento ne approfitta per farci a tratti gelide visite, così ci si rimette in cammino verso un costolone dietro il quale si vede un cielo terso dal vivido colore azzurro, promessa di caldo ristoratore. Circumnavigando le zone acquitrinose in breve siamo sul crinale, poco sotto di noi un largo sentiero taglia a mezza costa la montagna e velocemente ci conduce ad un piano poggio di verdissima e morbida erba dove sostiamo a lungo per goderci, finalmente indisturbati dal vento, un bel bagno di sole. Attilio approfitta dei resti d’un ricovero da pastore per creare e scattare artistiche immagini fotografiche, Angelo, modello oggi d’eccellenza, s’inventa una camminata a piedi nudi lungo il verde crinale che dolcemente si protende sopra la valle di Vaia.

Purtroppo anche questo dolce momento trova la sua inevitabile fine, l’orario incalza e dobbiamo rimetterci in cammino, il largo sentiero ci porta rapidamente alla strada di Vaia e per questa risaliamo all’omonima Grapa pre rientrare alle auto non senza esserci ancora fermati qualche attimo per riabbracciare con gli occhi e con la mente questi paesaggi, questo luogo incantato, i suoi laghi, i dolci crinali erbosi, le più erte paretine rocciose, i tanti naturali solarium formati dalle rosse placche rocciose.

Breve sosta dagli amici dell’albergo Dosso Alto e poi via tutti a casa in attesa della prossima occasione per rivedersi, non senza aver prima fatto un’importante considerazione…

Sarà stato l’essere inglobato in un gruppo vestito, sarà stato l’avere attorno un fotografo palesemente all’opera, fatto sta che nessuna delle persone incontrate (un automobilista, un escursionista solitario e una coppia) ha avanzato rimostranze per la nudità tanto normalmente portata dall’amico Angelo. Forse si, forse, nonostante l’episodio camuno che ci ha, senza nostra volontà, recentemente visti protagonisti d’una campagna elettorale indignitosamente condotta sfruttando le nostre foto di naturale nudità, nonostante una realtà sociale e giuridica che non vuole liberarsi dal fardello di un condizionamento religioso ormai non più considerabile di maggioranza, non più giustificabile, ormai fuori tempo e fuori luogo, ecco, forse nonostante tutto questo è giunto il momento di dire che possiamo e dobbiamo avere meno titubanze, che possiamo e dobbiamo premere il piede sull’acceleratore, che dobbiamo smetterla di propagandare la falsa idea di rispetto che predica il “devo rispettare il desiderio di chi non vuole vedere persone nude attorno a se” per abbracciare quella indiscutibilmente più giusta e corretta che vige, ad esempio, in Germania, in Austria o in Spagna: “dato che la tua eventuale nudità non mi causa dei reali danni materiali sei libero di fare e agire come meglio preferisci, se provo un irrefrenabile e invincibile fastidio è un problema mio e spetta a me allontanarmi o guardare altrove”. Forse!

#MondoNudo approda in Cina


Foto di Attilio Solzi

Immerso in una natura rigogliosa un uomo nudo si sta rinfrescando nella pozza di un torrente montano, sul vicino sentiero passano due persone, un uomo e una donna, lui fotografo, lei biologa, insieme hanno scritto e documentato diversi articoli per riviste naturaliste, articoli sui popoli e sulla natura di mezzo mondo. I rumori provocati dal bagno del nostro uomo nudo arrivano alle orecchie dei due, pensando ad un animale s’inoltrano nel fitto della boscaglia per scattare alcune fotografie, con circospezione si avvicinano alla fonte rumorosa e… sorpresa, superata l’ultima barriera vegetale davanti a loro appare una scena che mai si sarebbero immaginati di trovare in questo luogo, in Italia, a pochi chilometri da centri abitati.

Così, per caso, è avvenuto l’incontro di Attilio e Paola con noi di Mondo Nudo, quell’uomo nudo, infatti, era uno di noi che, essendosi fermato prima, attendeva il ritorno degli altri dalla loro escursione.

Negli anni a seguire Paola e Attilio partecipano assiduamente alle nostre escursioni, loro non si spogliano ma a noi non importa, Mondo Nudo promuove, anzi di più, crede con forza nell’unicità sociale della via alla condivisione di spazio e tempo tra chi, superate le barriere dei condizionamenti mentali, ha riabbracciato la normalità del nudo e chi, per varie lecite e più o meno comprensibili ragioni, è ancora indissolubilmente legato alle vesti: alle escursioni di Mondo Nudo non ci sono imposizioni (salvo quelle naturali legate al rispetto reciproco e quelle, non sempre comprensibili e spesso poco naturali, legislative o socio convenzionali), chiunque può partecipare e farlo nel modo che ritiene più opportuno.

Questa lunga partecipazione si tramuta in un rilevante archivio fotografico che documenta con mirabile eleganza e forte comunicabilità il nostro escursionismo, un escursionismo dove al primo posto c’è la natura montana e proprio per questo subito dopo viene il concetto di inclusione nella stessa, quell’inclusione che solo attraverso la nudità si può attivare e sperare di raggiungere.

Ora da quest’archivio fotografico ne scaturisce un articolo pubblicato sul numero sei di LOST, una rivista internazionale edita da Volume Press, agenzia pubblicitaria con sede a Shangai. Foto come già detto significative e grandemente espressive, commento anch’esso denso di pregevoli osservazioni, nell’insieme una mirabile comunicazione che comporta l’approdo di Mondo Nudo all’attenzione dei cinesi e non solo, visto che la rivista è acquistabile sostanzialmente in tutto il mondo, vuoi attraverso i canali più tipici (selezionate edicole e librerie, ad esempio a Milano è reperibile presso 10 Corso Como Armani Bookshop, Verso libri, Reading Room, Libreria Gogol & Company) che più comodamente on-line direttamente sul sito della rivista (esaminalo).

Foto di Attilio Solzi

Puoi vedere (e acquistare) altre opere di Attilio Solzi cliccando sui seguenti collegamenti:

Dagli all’untore!


Lame di luce penetrano attraverso grandi finestroni colorati andando a mescolarsi con quella tremolante prodotta da decine di candele, d’innanzi a un grande altare un prete di bianco vestito sta officiando la Santa Messa ascoltato da una vasta platea di fedeli. Nella semioscurità di un angolo, un vecchio uomo è immerso nel coro delle preghiere, la lunga barba gli nasconde il viso, un viso secco che mostra con disarmante chiarezza le dure vicissitudini da quell’uomo passate. Un fremito gli percorre il corpo, si piega in avanti mentre dai polmoni risale alla bocca un secco colpo di tosse, veloce risalita, tanto veloce che l’uomo non ha avuto il tempo di parare la bocca con una mano, piccole gocce di saliva si depositano sul banco a lui di fronte, educatamente l’uomo estrae dalla tasta un bianco fazzoletto e con dovuta cura pulisce il banchetto.

“L’untore, l’untore!” un grido si alza dal fondo della chiesa, la gente interrompe il coro e si gira, la donna continua a gridare indicando il vecchio uomo e un primo drappello di persone velocemente si porta verso di lui per immobilizzarlo, presto seguiti da altre rabbiose persone. Al vecchio non è dato ne tempo ne modo di spiegarsi viene preso, picchiato, malamente trascinato fuori dalla chiesa per essere giustiziato.

Se avete letto i “Promessi Sposi” del Manzoni avrete certamente riconosciuta una delle scene in tale romanzo presenti, un episodio relativo all’epidemia di peste che sconvolse una parte Italia ai primi del seicento, in essa è nascosta la grave considerazione di come la paura possa essere uno dei più grandi veicoli di condizionamento, di coinvolgimento anche violento e letale. Bene l’avevano imparato già molti secoli addietro coloro che erano interessati ad acquisire potere, sia esso economico che politico, e qualcuno arrivò a farne utilizzo metodico e scientifico creando paure anche la dove queste mancavano, vedi, ad esempio, il peccato originale.

Cose d’altri tempi! No, assolutamente no, tutto questo si è perpetuato nei secoli arrivando pressoché inalterato ai giorni nostri, lo si può ben rilevare osservando con critica oggettività una buona parte di quello che avviene quotidianamente e non è solo una questione inerente il terrorismo, e non è nemmeno questione che coinvolga solo gli estremismi religiosi, lo possiamo ben vedere persino nelle parole dei nostri politici, nelle reazioni delle persone, negli esiti elettorali, siano essi a largo raggio, tipo elezioni europee, che a piccolo raggio, tipo elezioni amministrative comunali.

Anche Mondo Nudo è rimasto coinvolto in una di queste moderne cacce all’untore, una caccia promossa in prima battuta per mettere in cattiva luce un Sindaco e permettere al proprio candidato di salire sul prestigioso scranno, in secondo tempo portata ancora avanti, così come a livello maggiore viene fatto con i migranti, forse per mascherare l’assenza di un vero programma amministrativo, per distogliere l’attenzione da quanto verrà o non verrà fatto, per dare in pasto alle persone un diavolo, per creare paura dove paura non c’è e attraverso questa falsa paura dimostrare che si è in grado di dare soluzioni, che si è meritevoli dello scranno guadagnato.

Io, Mondo Nudo, i nudisti tutti, non abbiamo bisogno di giustificarci, la Natura ci difende, la Natura è con noi, la Natura siamo noi, quella Natura che certi personaggi strumentalizzano di continuo (vedi l’inconsistente concetto di famiglia naturale, l’assurdità dell’omofobia e via dicendo), salvo poi dimenticarsene quanto al contrario li sconfessa.

educazione nudista

N.B.

Visto l’andamento delle statistiche relative al blog ne sono certo: una parte di coloro che, dalla summenzionata campagna denigratoria, sono stati invitati a visitare Mondo Nudo ne sono usciti cambiati e con una visione più corretta, più naturale del nudo.

#VivAlpe 2019 scoperta affascinante


Al centro la valle percorsa (fino alla seconda piana)

Chi ben mi conosce sa quanto anche nell’escursionismo mi piaccia andare oltre l’evidente, uscire dai percorsi tipici, allontanarmi dalla folla e avventurarmi dove gli unici rumori che si sentono sono i sibili del vento, il tremolare delle foglie, lo scorrere dei ruscelli, il verso di uccelli e altri animali. Ha anche imparato che ho fiuto per scoprire luoghi incantevoli e così mi segue volentieri nelle mie più o meno incerte perlustrazioni.

L’uscita di ieri, prima giornata di giugno, era, per l’appunto, un’esplorazione assai incerta, nelle mie intenzioni c’era l’andare alla ricerca di un sentiero che esiste soltanto nei miei occhi allenati alle più deboli tracce, un percorso che mi e ci potesse aprire le porte di una conca vista solo da molto lontano, un piccolo mistero che mi pareva poter donare perle meravigliose.

L’analisi foto-cartografica, però, mi teneva aperti molti dubbi, non certo per una mia uscita solitaria, ma sull’opportunità di portarci il gruppo di Mondo Nudo, così, all’ultimo momento, ho deciso di cambiare percorso e seguire un tracciato scoperto nell’elaborare questa uscita, inizialmente proposto come via di discesa, alla fine diventato percorso anche di salita.

Sapevo che si trattava di un percorso segnalato, non ne conoscevo però lo stato di conservazione, comunque avevo trovato in rete alcune relazioni di percorrenza anche relativamente recente e questo mi dava quel minimo di tranquillità necessario alla partenza e che dire, scelta felicissima che mi e ci ha donato un’escursione fantastica, in un ambiente meraviglioso.

Ritrovo alle otto e mezza presso il bar Bruffione; un blocco stradale e successivi intoppi mi fanno arrivare giusto a tale ora pronto a ricevere i rimproveri degli amici e invece… invece non vedo nessuno, a parte Daniela che è salita con me. Mentre mi guardo attorno una voce di bambina grida il mio nome, è Luise che esce dal bar a dirmi che i suoi genitori sono dentro. Bene, ma ne mancano ancora due, dove saranno? Prendo il cellulare per chiamarli e nel contempo mi arrivano due messaggi: sono gli amici che mi avvisano di essere bloccati a Campolaro a causa della strada chiusa e che, pertanto, non riescono ad arrivare. Ma che cacchio ci fanno da quella parte? Che ci fanno in Val Camonica visto che arrivano dal Veneto? Risolve l’inghippo la signora del bar: Google, nonostante le varie segnalazioni fatte dagli operatori del luogo, continua a segnalare la chiusura della strada del Caffaro poco sopra Val Dorizzo pertanto i navigatori fanno salire dalla Val Camonica via Crocedomini. Il problema è che se la strada del Caffaro è invece aperta, quella di Crocedomini è chiusa: misteri della tecnologia, ottimo aiuto ma ancora troppo inaffidabile per concedersi totalmente ad essa (e chi usa i navigatori dovrebbe ben tenerne conto, per altro nelle mie schede evento è sempre indicato il percorso stradale d’accesso al punto di partenza del cammino, usatelo!).

Salutiamo le gentilissime gestrici del bar e ci incamminiamo in direzione della nostra meta. Il sentiero si presenta ben tracciato e segnalato, l’inizio in dolce salita ci permette di scaldarci in previsione di tratti più duri. Invece si continua morbidamente, solo qualche albero caduto interrompe la regolarità della progressione. Tra le solite piacevoli chiacchiere, osservando la natura che ci circonda e godendo del primo sole che arriva a mitigare i sei gradi della partenza, arriviamo alla radura di Malga Malghetta dove ci accoglie una simpatica marmotta appostata su un grosso masso accosto alla piccola malga qui presente. Doverosa una sosta contemplativa e di alleggerimento vestiario.

Rieccoci in marcia, ora la salita si fa più ripida seppure mai opprimente, siamo entrati in una bellissima conifera con rado sottobosco e il pensiero corre immediatamente all’amica Paola che qui troverebbe il suo terreno di gioco e inizierebbe a gironzolare alla ricerca dei prelibatissimi frutti del bosco: i Boletus Edulis, volgarmente chiamati Porcini. A parte la ricerca dei funghi, anche a me la zona m’intriga parecchio e m’immagino i mille potenziali vagabondaggi che qui si possono fare, comunque, a passo ben cadenzato, procedo verso l’alto riempiendomi occhi e mente dell’imprevista affascinante sequenza d’immagini: qui devo assolutamente tornarci e portarci anche Maria (mia moglie).

La conca di Malga Retorti

Usciamo dal bosco e ci ritroviamo in un’ampia conca a pascolo (Malga Retorti) solcata nel mezzo da un gelatissimo torrente, sopra di noi una balza quasi interamente ricoperta di candida neve ci separa dalle cime che ci circondano. Dopo aver perso le tracce, recupero il giusto percorso ma questo s’inoltra nei pendii innevati, una neve marcia che non sorregge il peso e pertanto, nonostante siano solo da poco passate le undici, preferisco fermare qui la salita. Esploriamo l’intera conca in cui ci troviamo, poi ci appollaiamo su di un grosso masso per goderci il caldo sole che finalmente è tornato ad accompagnarci nelle nostre uscite, mangiare e attendere l’ora del rientro a valle. Come spesso accade in montagna, nel primissimo pomeriggio si addensano alcuni neri nuvoloni e si alza il vento, la temperature crolla di colpo ma il tutto non sollecita ad un’immediata ripartenza e continuiamo la nostra meritata pennichella.

Verso la sosta pranzo
Il punto della sosta pranzo

All’una ci rimettiamo in cammino, pochi passi e siamo fuori dalle folate del vento, poco dopo ritorna anche il sole pieno che ci accompagna beatamente fino alle auto, dove arriviamo nella gioia di una bella giornata di montagna passata in piacevole compagnia, profondamente immersi nella natura, al cospetto di vette innevate e guglie rocciose che, seppure in miniatura, richiamano quelle della Patagonia, in particolare ho ammirato un torrione squadrato e una liscia compattissima parete. Questa escursione la riproporrò sicuramente agli amici, merita d’essere conosciuta, ma non troppo: che resti una preziosa perla solitaria e misteriosa dove ci si possa tranquillamente abbandonare alla natura.

Il Blog per TE

psicologia, curiosità, musica, cinema, moda e tanto altro!

The Meandering Naturist

Traveling the world in search of naturist nirvana...

Interferenze

“Walk in the mashup side!"

Vita a Lou Don

Una borgata alpina con tre abitanti ma tante storie da raccontare

ARDRONINO

Quadricottero con Arduino

El eurociudadano nudista

... eta nik txoria nuen maite ...

mamá nudista

Vivencias y opiniones desde mi condición de mujer, madre, nudista y humana

Freekat2

Finding My Way, Trusting My Path, Sharing My Journey

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2019

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer // photographer // fashion stylist

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: