Perché bisogna stare a casa


Leggo sulle reti sociali articoli e commenti che, evocando un distorto concetto di democrazia (questa a a che fare con la libertà ma non è un sinonimo, caso mai è l’anarchia che evoca il concetto più ampio di libertà, l’anarchia intesa nella sua vera forma: quel contesto sociale dove le persone sono tanto evolute che, senza bisogno di leggi e imposizioni, agiscono e vogliono agire nei modi socialmente più corretti) e un altrettanta personalistica idea di “pensare con la propria testa” (non può essere certificato dal solo fatto di pensare diversamente dalla massa, dalle indicazioni istituzionali, in linea con il pensiero di articolisti più o meno rivoluzionari), tentano di dimostrare l’assurdità dello stare a casa. Mi fa specie che ancora non si sia capito le ragioni che hanno reso inevitabile e che, al di la dei decreti, impongono tale atteggiamento (io, proprio perché veramente penso e veramente lo faccio con la mia testa, l’ho iniziato di mia spontanea volontà ancor prima che venisse reso obbligatorio). Proviamo a ribadirle, seguendo un ordine logico e progressivo.

  • Il distanziamento sociale, fino al reperimento di un vaccino, è l’unica prevenzione dal contagio. Se si vuole contestare questo allora non c’è e non può esserci dialogo: si è fuori dalla scienza (tutti i medici l’hanno ribadito: è l’unica strada al momento percorribile) e dalla ragione (che è in questo caso dettata dalla scienza).
  • Data l’alta densità di popolazione di molti centri urbani è impossibile avere un adeguato distanziamento sociale se ci si mette tutti in strada. Ma per quelli a bassa densità di popolazione? Si certo si poteva differenziare, bastava emanare decreti meno vincolanti e lasciare ai Sindaci l’eventuale applicazione di regole più restrittive. L’inizio è stato proprio questo, ma i risultati erano deludenti quindi… blocco totale, logico ed inevitabile.
  • Poco ipotizzabile che si riesca ad avere un’autonomo scaglionamento delle presenze in strada, altrettanto che lo si possa ottenere per azione istituzionale (quante persone sarebbero necessarie per gestirlo?). Conseguenza inappuntabile: bisogna stare tutti in casa (tutti perché se esce qualcuno escono anche gli altri ed è fatta).
  • Lasciare aperti almeno i parchi e i giardini per farci giocare i bambini… ce li vedete voi i bambini a rispettare il distanziamento sociale? No, di conseguenza genitori che gli devono correre dietro finendo a loro volta con l’avvicinarsi.. bingo!
  • Lasciare uscire quei pochi che vogliono correre? Premesso che tanto pochi non sono, assodato che, per esperienza personale, ci sono quelli che poi ti passano a fianco sfiatandoti in faccia a tutta, che se faccio questo devo fare altro (chi pattina, chi va in bicicletta, eccetera) e mando al diavolo il distanziamento sociale, ecco premesso questo c’è un motivo ancor più rilevante: e se ti succede qualcosa? Impossibile! Ne sei sicuro, io sinceramente no, anche perché pochi mesi addietro sono finito in pronto soccorso per il morso di un cane incontrato lungo la strada su cui stavo correndo (e mi ero anche fermato): l’imprevisto è sempre in agguato e nell’attuale situazione è bene non tentare la sfortuna.
  • Ma le montagne, li non c’è nessuno! Beh, che non ci sia nessuno non è esattamente vero, che faccio, lascio andare quelli che hanno la fortuna di conoscere posti solitari e tengo a casa gli altri: un’evidente discriminazione.. o tutti o nessuno! Ma anche qui c’è l’altro motivo, lo stesso di cui sopra: è se ti fai male? In questo contesto farsi male può essere più serio e richiedere l’intervento di soccorsi che sarebbe meglio lasciare ad altri che ne hanno bisogno per ragioni di forza maggiore e non per essere andati a divertirsi. Ma io ci sto attento! Tu, è gli altri? Tant’è che di interventi di soccorso in montagna ne sono stati fatti anche in questo periodo. Per altro, anche io ci sto attento però ai primi di gennaio una scivolata come tante altre, una semplice scivolata sul sentiero e… sublussazione alla spalla; mi sono arrangiato ma comunque al pronto soccorso ci sono dovuto andare. Dobbiamo anche aggiungergli che per molti vorrebbe dire spostarsi in auto e che questo comporterebbe un esponenziale aumento della possibilità che avvengano incidenti.
  • Ma ho bisogno di tenermi in salute, in forma! Si può benissimo fare anche in casa, così come stanno facendo tanti campioni anche di livello mondiale, olimpionici persino. Se lo fanno loro, possiamo farlo anche noi.
  • Ma è proprio negli ospedali che ci si infetta! Embhè, all’ospedale ci vai se ti sei infettato e al quel punto poco conta, oppure ci vai se ti sei fatto male, e allora evitiamo di farci male e di ammalarci, come? Semplice stando nell’unico luogo dove le due cose siano facilmente perseguibili: a casa propria!

A casa propria!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 5 aprile 2020, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. giorgio benato

    Purtroppo anch’io,a volte penso: ma un po di più libertà ce la dovrebbero concedere; vuoi che a questa età non sia capace di essere responsabile e attento a non essere pericoloso per me stesso e gli altri. Invece è giusto che ci obblighino a stare in casa.Grazie Emanuele di ricordarcelo con le sue, sempre appropriate e ben argomentate riflessioni.La seguo sempre con molto interesse. Grazie

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