Archivio mensile:luglio 2020

Bypass spirituale


Un blogger deve certamente avere un obiettivo da perseguire e su tale obiettivo dev’essere focalizzato da tutto quello che scrive e pubblica, d’altra parte è anche importante che il blogger parli di se stesso, si faccia conoscere, dia ai suoi lettori quel livello di confidenza che possa farli sentire a casa loro quando entrano nel blog e lo leggono.

Orbene, di me stesso ho trattato nello specifico già alcune volte, molto spesso nei miei scritti ho rivelato qualcosa di me, eppure c’è una cosa che forse non ho mai reso palese, un qualcosa che mi ha catturato ancora tanti anni addietro e che poi, visto che mi occupo di formazione, mi ha aiutato anche professionalmente: l’amatoriale interesse per la psicologia.

In tale contesto oggi sono molto aiutato dalle reti sociali che permettono di restare collegati alle fonti più rilevanti e tra queste ho trovato assai utile Essere Integrale – Il portale italiano della consapevolezza. Ci ho sempre trovato utilissimi spunti di riflessione, indicazioni pronte per la vita e il lavoro, risposte alle domande che sono abituato a pormi: il saggio non vive di certezze ma di dubbi.

In questi giorni, grazie a Twitter, ho trovato su tale portale un interessantissimo articolo che ho immediatamente desiderato condividere con i miei lettori poiché i suoi contenuti si affiancano efficientemente all’obiettivo primario del blog: mettere a nudo il mondo vedendo la cosa non solo come aspetto puramente materiale (togliere il vestito), bensì anche come mentale e culturale (evidenziare le barriere psicologiche e sociali che limitano l’esperienza di vita, l’adeguata socializzazione o/e il rispetto multilaterale e onnicomprensivo).

Prendetevi assolutamente almeno quindici minuti di tempo per leggerlo, è lunghetto, è complesso, ma è scritto con tale chiarezza e proprietà di linguaggio da farne una lettura agevolissima. Leggetelo e fatelo a mente aperta, senza restare chiusi nei vostri preconcetti religiosi, sociali, individuali, come sapete sono ateo e la spiritualità è cosa che proprio non dovrebbe coinvolgermi, d’altra parte non tutti sono atei e devo pur tenerne conto per rapportarmi anche con loro, d’altra parte la nudità normalizzata è piena espressione di una equilibrata spiritualità, d’altra parte anche l’assenza di un qualcosa è pur sempre manifestazione di quel qualcosa: impossibile non comunicare visto che anche il silenzio è comunicazione!

Il bypass spirituale: se lo conosci puoi superarlo

Il bypass spirituale accade quando la pratica spirituale, invece di aiutare ad integrare le limitazioni umane, diviene un sostituto per evitare di affrontare le questioni psicologiche, relazionali o concrete irrisolte.

Chi agisce il bypass spirituale perde ogni contatto con la realtà fisica, con le sue responsabilità in quanto essere umano. In realtà si tratta di una negazione, di un meccanismo difensivo in azione.

“Il bypass spirituale: se lo conosci puoi superarlo” dal portale della consapevolezza in rete “Essere Integrale”

Grazie Agostino per il tuo lavoro, per la tua competenza, per il tuo consenso a questa mia condivisione del tuo inestimabile lavoro, grazie…

Grazie Agostino!

Rinormalizzare il nudo, quale strategia


Difficilmente avremo la rinormalizzazione del nudo finché proprio coloro che, in qualsiasi misura, lo praticano:

  • useranno termini impropri per riferirsi alla nudità;
  • tenderanno a differenziarsi da coloro che non la praticano;
  • continueranno, più o meno consciamente, a vedere e propagandare la nudità come un atteggiamento inadatto alla generalizzazione sociale, quindi da isolare in specifici contesti ben segnalati e delimitati;
  • negheranno o dubiteranno del suo valore educativo e curativo;
  • parleranno e scriveranno di cosa non sia la nudità invece di concentrarsi sul dire e scrivere cosa essa è.

Alla rinormalizzazione del nudo non servono l’autocensura, la vittimizzazione e un falsato concetto di rispetto.

Alla rinormalizzazione del nudo servono persone convinte, decise, sicure e positive!

Come ti destabilizzo un sistema restando nell’ombra


Photo by cottonbro on Pexels.com
  • Con la scusa di affidargli la gestione della mia comunicazione, assumo un esperto di comunicazione sulle reti sociali.
  • Con l’aiuto di questo esperto faccio, in modo riservato, formazione sulla comunicazione per mezzo delle reti sociali a un primo (piccolo) numero di miei collaboratori / attivisti / seguaci.
  • Ognuna di queste persone inizia ad operare, con basso profilo, sulle reti sociali con l’obiettivo specifico di ottenere un certo seguito.
  • Sfruttando il fatto che i seguaci così ottenuti leggeranno quasi solo quanto pubblicato dalla rete così generata e di sicuro solo quanto conforme al pensiero in loro inculcato, s’inizia ad alzare il profilo dei messaggi al fine di condizionare e istruire i seguaci ad un certo sistema di fare messaggi.
  • Inconsciamente addestrati e debitamente condizionati, questo secondo livello della rete di seguaci è pronta a generare in autonomia nuovi messaggi ad ogni mio subliminale incitamento, ad esempio dichiarazioni da me rilasciate in convegni e interviste.
  • Quando la rete diviene efficace, inizio a farmi più presente sulla scena pubblica e in ogni occasione ripeto all’ossessione gli stessi concetti, con debita faccia tosta cambio alternativamente pareri e smentisco di aver detto quello che ho detto, sposto continuamente il fulcro della mia azione mediatica in modo da mantenere attivi più fronti di attacco, diffondo mezze verità o delle vere e proprie falsità, creo ad arte timori e paure socio-politiche dando loro le soluzioni che più mi fanno comodo, creo dipendenza dalle mie opinioni.
  • La rete dei seguaci, sempre più estesa e violenta, diffonderà meccanicamente le mie affermazioni rielaborandole a modo proprio e rendendole di fatto distaccate da me stesso.
  • Bingo! Sebbene siano le mia parole a provocarli, seppure materialmente sostengano la mia posizione, anche se fanno comodo alla mia causa, ecco nonostante tutto questo nessuno può incolparmi dei messaggi che girano, del linguaggio utilizzato all’interno degli stessi e della modalità con cui vengono fatti girare.

#TappaUnica3V l’epilogo


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Sabato 4 giugno alle ore sette e quattro minuti sono partito per ritentare di percorrere in unica soluzione il sentiero 3V “Silvano Cinelli”. Gli ultimi allenamenti mi facevano ben sperare, sia in merito alla preparazione fisica che per quella mentale, e avevo comunque previsto una tattica di riserva, il classico piano B, che avrebbe dovuto garantirmi la chiusura del giro: non pensare al tempo e se necessario fermarsi anche più del previsto, pur restando nel contesto di una tappa unica. Così la tabella di marcia, fatta comunque per assegnare ai tratti più critici un passaggio diurno, l’avevo lasciata a casa come riferimento per mia moglie, con me avevo solo le gambe e la testa che avrebbero dovuto lavorare in sincronia onde darmi il passo man mano migliore, consigliarmi quando e quanto sostare.

La particolare situazione post pandemica di quest’anno imponeva la più totale autonomia, ovvero la rinuncia anche alle poche…

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Perché camminando o correndo nudi si suda (e si soffre) di meno


Durante le mie escursioni e le mie corse in montagna ho più volte sperimentato che stando nudo sudavo molto meno, in due occasioni ho persino potuto raggiungere la meta solo grazie all’essermi messo a nudo: erano due uscite di allenamento fatte a bassa quota in giornata di fortissima insolazione, sentiero per nulla frequentato ma nella prima parte visibile dalla strada sottostante per cui dovevo tenere i calzoncini da corsa, arrivato allo stremo delle forze, ormai non più visibile dalla strada, li ho tolti restando completamente nudo e… nel giro di un paio di minuti mi sono sentito rigenerato. Preciso: i calzoncini erano di quelli leggerissimi, traspiranti e con mutandina integrata in maglina traforata, quasi non si sentono addosso eppure in questo discorso avevano fatto la loro distruttiva parte.

Perché camminare o correre nudi comporta una minora sudorazione e può addirittura ridare energia? Una spiegazione scientifica non sono stato in grado di trovarla, mettendo insieme vecchissime letture e studi ho però formulato una mia ipotesi.

Per non subire danni permanenti testicoli e ovaie devono mantenere una temperatura assolutamente costante, così i nostri genitali sono ricchi di sensori termici ai quali il nostro sistema di termoregolazione da molto affidamento. Inscatolando i genitali nei pantaloni alziamo la temperatura dei genitali e viene così indotta una sudorazione maggiore di quella effettivamente necessaria al resto del corpo; scoprendoli possono fruire di ogni più sottile soffio d’aria (cosa che percepiamo intensamente e immediatamente riprendendo energia) e la sudorazione risulta oltremodo contenuta o addirittura assente.

L’ipotesi è rafforzata dall’aver sperimentato che il vantaggio lo si sente anche se, per qualche ragione (ad esempio quando si porta uno zaino con schienalino non adatto alla pelle nuda), si tiene addosso una maglietta, mentre non si percepisce facendo il contrario: togliere la maglietta e tenere i pantaloncini.

Va bene, è solo un’ipotesi e potrebbe essere sbagliata, però… cosa conta di più: una spiegazione scientifica o la reiterata esperienza pratica?

L’esperienza diretta m’ha insegnato che stando nudo cammino e corro con meno sofferenza e allora perché non approfittarne?

Provateci e fatemi sapere!

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