Archivio mensile:febbraio 2022

Incresciosa storia


La politica e ancor più la partitica hanno regole tutte loro, regole che negli anni si sono rese sempre più strane, sempre meno leali. Così oggi assistiamo a ogni genere di nefandezza, a facce di bronzo incredibili, a reiterate inversioni d’opinione, tutto pur di catturare voti. Tra l’altro non è nemmeno una questione di parte, ma una situazione generalizzata che vede alternativamente o contemporaneamente in opera le varie parti del sistema, sebbene alcune di queste si mettano maggiormente in evidenza con azioni che ormai non si limitano più a rasentare il ridicolo, ci sono dentro in pieno, anzi, ne sono la massima rappresentazione. Ovviamente con la complicità, più o meno cosciente, degli elettori, oggi in alcuni casi più simili a dei giullari di corte.

Ecco un racconto di storia vissuta, cioè non è un racconto di fantasia, non è una storia metaforica, ma il racconto di un fatto realmente accaduto alcuni anni addietro e del quale ho potuto avere piena conoscenza. Un racconto che torna utile in questo particolare momento storico, un monito, un invito a ragionare prima di scegliere.

Erano cinque anni che frequentavano quella valle, anche con due lunghi soggiorni presso uno dei due rifugi presenti in zona.
Avevano fatto amicizia con alcune persone del luogo, in primis coloro che avevano in cura e custodia detto rifugio, ma anche i pastori che alloggiavano nelle due malghe.
Si erano innamorati di queste desolate lande, uno dei pochi posti che ancora permettevano di interagire con una natura ancora selvaggia, di vivere l’eccezionale esperienza della solitudine, di camminare sul terreno libero, di includersi nell’ambiente senza la preoccupazione di infastidire chi ancora non ha superato i condizionamenti sociali relativi alla nudità.


Un brutto giorno arrivano le elezioni e.. patatrac: un gruppo politico, evidentemente privo di efficienti programmi e incapace di un leale confronto, cerca tutte le scuse possibili per delegittimare la corrente amministrazione comunale. Tra queste ricade la presenza in valle di quel gruppo reo di praticare la nudità sociale senza nasconderla dietro ipocrite barriere fisiche e mentali, senza finalizzarla a meri interessi sessuali o economici, senza assoggettarsi agli stupidi stereotipi del mondo odierno.


Vengono stampati e distribuiti vergognosi (questi si vergognosi, non il casto e naturale comportamento del gruppo) volantini con le foto del gruppo abbinate alla vergogna. Vengono fatti articoli che, senza sentire la controparte, commentano e giudicano ciò che non conoscono. Viene fatta una vasta campagna denigratoria il cui costo ricadrà sull’intera comunità.


Non si sa per quale motivo, si spera non per questo (sarebbe un tradimento, un ripudiare quanto nelle parole e nei fatti manifestato nei cinque anni), ma vincono e, con la loro vittoria, ben lungi dall’interrompere l’attività del gruppo, fanno decadere una bellissima amicizia, un rapporto fantastico, una grandiosa opportunità di rispettosa crescita per la valle, il paese e la sua gente.

Quello che stava diventando un supremo esempio di civiltà e normalità, si è così trasformato non solo in un’occasione sprecata, ma anche in un ennesimo esempio di stupidità e intolleranza.

Rinormalizza il mondo


Quando un’attività è considerata normale? Semplice, quando c’è, si fa e si mostra senza che nessuno senta l’esigenza di citarla specificatamente e continuamente, in pratica quando viene ignorata da chiunque ne venga a contatto.

Per rinormalizzare l’esposizione del corpo nudo bisogna portare e mostrare la nudità senza espressamente citarla di continuo.

Ecco che…

Non esiste l’escursionismo nudo o nudista o naturista, esiste l’escursionismo e stop! Stesso dicasi per la ginnastica, le feste, il lavoro, insomma per ogni altra nostra attività.

Non esistono le spiagge nude o nudiste o naturiste, esistono le spiagge e stop! Stesso dicasi per le piscine, le palestre, i ristoranti, le saune, insomma per ogni altra struttura.

Anche e soprattutto da qui deve passare la rinormalizzazione del corpo!

#rinormalizzailmondo





Libertà di parola


Vero, esiste la libertà di parola, ma esiste anche l’intelligenza: l’intelligenza di usare questa libertà nel modo opportuno, l’intelligenza di non approfittarne, l’intelligenza di dire cose sensate, l’intelligenza di parlare solo di ciò che si conosce!

Nuda etichetta nuda delle reti sociali (e non solo)


In anni di presenza sulle reti sociali ne ho viste tante e ho potuto capire molto, altrettanto non sembra essere successo ad altri. Poi ci sono i costanti nuovi arrivi che, ovviamente, molte dinamiche ancora le ignorano e, purtroppo, spesso non si preoccupano di farsi una preventiva informazione, ma si buttano a capofitto nella mischia: ah, la buona vecchia regola che, per almeno in paio di mesi, imponeva di limitarsi a leggere prima d’iniziare a scrivere.

Attraverso una raccolta di miei tweet (alcuni invero per ora solo pensieri che forse non tweetterò) vediamo le principali questioni prendendo in considerazione uno degli aspetti più critici e vessati: i messaggi dei nudisti e dei naturisti.


N.B. Per la terminologia e le procedure farò riferimento alla rete sociale che utilizzo di più e che, pressoché unica, ammette post di nudo esplicito: Twitter.


Per undici anni sono state presenze molto occasionali, ora, dopo che i miei post sono stati ritwittati da chi non valuta i propri follower, mi trovo assediato da porno dipendenti ed esibizionisti e devo perdere il mio tempo libero per analizzare i nuovi arrivati: filtrate!

Non è solo un diritto ma è anche un dovere verso le persone di cui si ritwittano i messaggi e che compaiono nelle proprie foto: fare pulizia tra i propri follower. A tal ragione, quello che uno pubblica in bacheca, i suoi mi piace, chi segue e da chi si lascia seguire sono piena espressione della sua persona, quindi bastano e avanzano per valutare e, nel caso, bloccare.

Cosa hanno a che fare con nudismo, naturismo, normalizzazione del nudismo / naturismo, libertà, confidenza con il corpo e vita nella nudità i primissimi e primi piani di peni, vulve e sederi, le foto in pose attuate per accentrate l’attenzione su tali parti, quelle dei peni eretti e, candelina sulla torta, quelle di attività sessuali esplicite?

Un tempo anch’io pensavo che le bacheche nudiste potessero da sole redimere coloro che nel nudismo inopinatamente vedono e propongono una sola cosa: i genitali e il relativo utilizzo sessuale. Poi mi sono reso conto che non succede: inutile sperarci!

A tutti piace fare sesso eppure nessuno scrive sul suo profilo social sono un alpinista o adoro giocare a tennis o sono appassionato di auto e poi pubblica in gran misura, via quasi esclusiva o addirittura solo materiali pornografici o esibizionistici. Perché per il nudismo / naturismo dovrebbe valere un atteggiamento diverso?

Sapendo che sono parole chiave molto usate, c’è chi, sebbene ciò che vi pubblica sia di natura ben diversa, mette naturismo o nudismo nel proprio profilo social per veicolarci persone. Non è accettabile: non solo è un imbroglio ma è anche un atto vile e vigliacco che danneggia enormemente la reputazione di uno stile di vita educativo e rispettoso.

Gli argomenti evidenziati nel profilo non devono essere specchietti per allodole, devono essere quelli che sono poi effettivamente e principalmente trattati nella bacheca e nei mi piace: esibizionismo e pornografia non sono nudismo e naturismo!

La pornografia può apparire stimolante, invero è una brutta bestia: in un tempo più o meno breve rende sempre meno rispondenti alle normali situazioni sessuali arrivando al punto in cui ci si trova capaci di fare sesso solo con… le foto e manina propria!

La dipenzenza dal sesso è stata da tempo inserita dalla medicina tra le malattie mentali comportamentali vere e proprie: arriva a diventare talmente invadente dall’impedire qualsiasi altra attività, ivi comprese quelle necessarie alla sopravvivenza.

Ogni tanto leggo qualcuno che protesta contro la purezza nudista con affermazioni tipo “l’erezione è una funzione normale”. Verissimo, ma non per questo se ne deve fare l’unica ragione di vita e il principale argomento fotografico.

In venti anni di nudismo, con tanti eventi pieni di persone, mai ho avuto un’erezione e mai ne ho viste. Insulso e inopportuno nascondersi dietro la sua normalità per esibire erezioni, siano esse spontanee (molto raro) o, peggio, provocate.

Cosa può interessare di una bacheca realmente nudista a chi pubblica materiale pornografico o esibizionistico? Perché sono così interessati a seguirle, anzi assediarle? Beh: la reputazione data dal seguire dati profili o un gran numero di persone, la possibilità di prelevare foto per utilizzi impropri, o, più semplicemente, il piacere di distruggerne la reputazione.

Fatevene una ragione: eccitarsi per la visione di un corpo nudo in un contesto non sessuale è tutt’altro che naturale e normale. Se succede è perché su quel corpo avete attivato e riversato la vostra fantasia più o meno perversa!

Eccitarsi e masturbarsi con le foto che altri pubblicano per scopi ben diversi (e ben più socialmente elevati) è a tutti gli effetti violenza sessuale.

Sono anni che sei sul social, hai un nome indecifrabile, sei senza foto, non hai contenuti o, al massimo, pochissimi “mi piace”, che ci fai sul social? Uhm, forse sei un bot? Ciao, ciao!

Coerenza: se la tua bacheca è segretata, tu, prima di seguire altri, devi da loro farti identificare, in alternativa segui solo coloro che ti conoscono di persona (ovviamente dopo averli avvisati). Capisco che ci possano essere dei motivi validi per farlo, ma, come sempre, per colpa di alcuni ci rimettono tutti: assolutamente corretto rimuovere costoro dai propri follower.

Fatta salva specifica dichiarazione, la pubblicazione dei materiali (testi, foto, ecc) su blog e reti sociali non corrisponde alla rinuncia al diritto d’autore e non li rende liberamente prelevabili. Poco importa che i legittimi proprietari se ne accorgano o meno, prelevare, senza preventiva ed esplicita autorizzazione, tale materiale potrebbe, specie se si ripubblica senza citare la fonte, essere un’illecito o addirittura un reato: appropriazione indebita e / o violazione del diritto d’autore. (Dario Banfi “Immagini digitali online: non posso fare ciò che mi pare con le foto su Facebook o Google Images”)


Buona permanenza sulle reti sociali!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: