Archivio mensile:settembre 2022

VivAlpe 2022: cinque e sei!


Altre due uscite messe in saccoccia: VivAlpe 2022 continua imperterrito a inanellare successi.

Nell’uscita di agosto ci siamo trovati in nove per salire al Castellaccio, piccola e ardita punta posta sopra il noto valico del Passo del Tonale. Partito dal grande parcheggio posto sotto il passo sul suo versante bresciano, il bel gruppo, del quale facevano parte ben quattro nuovi amici, si è incamminato per discendere fino al simpatico laghetto della Case di Poi. Qui la sterrata terminava per lasciar posto a un sentiero, questo, però, contrariamente alle aspettative moriva quasi subito nel pascolo, che si è dovuto discendere camminando nell’erba alta che a tratti nascondeva zone acquitrinose. Superato il piccolo imprevisto si è giunti alla malga sottostante dove, presa una bella strada cementata, cerchiamo il sentiero che dobbiamo imboccare che, però, è inesistente. Con l’aiuto del gps, aggiriamo la zona di pascolo recintata per cercarlo più a valle, all’interno di una bella conifera: pochi minuti ci bastano per trovarlo.

Seguendo la larga traccia perveniamo a un ponte che ci acconsente di attraversare senza problemi il largo torrente Ogliolo, sull’altra sposta s’inizia a salire. Una bella e dolce salita su fondo reso morbido dagli aghi della conifera ci porta a scavalcare un largo costone per scendere leggermente nella larga Val Sozzine, poi si riprende a salire. La comoda mulattiera di guerra sale dolcemente con vari tornanti e fa ipotizzare una tranquillissima camminata, invece… invece ad un certo punto la mulattiera diviene un sentiero che, sebbene con vari tornanti, prende il pendio più direttamente, in particolare nei vari tornanti dove proprio bisogna salire sulla linea di massima pendenza, infine alcuni punti parzialmente franati rendono il tutto ancor più faticoso: qualcuno inizia a segnare il passo, comunque stringendo i denti e incitato da quelli di noi che gli sono rimasti a fianco, continua a salire. Arriviamo alla sommità di un bel dosso erboso a pochi metri dall’altro sentiero, quello che seguiremo in discesa, su questo stanno salendo alcune persone che, passandoci davanti, non si mostrano per nulla disturbate dalla nostra nudità, solo una giovane coppia chiede se non temiamo di scottarci.

Il gruppo si ricompatta, io decido di restare con l’amico che, seduto a terra, è palesemente in crisi energetica e indico agli altri di procedere. Saliamo ancora qualche centinaio di metri di quota per portarci a una baracca di guerra dove è possibile trovare un posto comodo per fermarsi e mettersi al riparo dalla forte insolazione. Qui si sono fermati anche altri due di noi, poco dopo rientrano quasi tutti gli altri, alla fine solo hanno proseguito per la vetta. Li attendiamo un poco ma poi la fame si fa sentire e con tranquillità iniziamo in nostro meritato pranzo, al cui termine eccoci tutti riuniti. Mentre gli ultimi due mangiano, prendiamo un poco di sole e scambiamo ancora qualche chiacchiera, poi ci rimettiamo in cammino per rientrare alle auto. Discesa comoda, durante la quale incontriamo una donna dal viso montagnino che, priva di zaino, sta velocemente salendo, io e Stefan, già in parte rivestiti, siamo avanti discosti dal resto del gruppo r la avvisiamo che dopo la curva avrebbe incontrato persone nude: “e che problema c’è” la sua semplice risposta. Senza altri incontri arriviamo alle auto: giornata finita, alla prossima.

Eccoci alla sesta uscita, quella di settembre. Sarà stato il brutto tempo della settimana, sarà stato l’annunciato forte calo delle termperature, saranno stati malanni e impegni vari, fatto sta che a Madonna di Campiglio siamo solo in quattro. Dopo una bella colazione al bar e avuto conferma del fatto che nel grande piazzale antistante il parcheggio è possibile solo per due ore, saputo che non ci sono parcheggi gratuiti, ci spostiamo al parcheggio dello Spinale, fortunatamente poco distante.

Finalmente in cammino, stimolati dalla bassa temperatura, solo tre gradi centigradi, con passo spedito risaliamo l’erto pendio occidentale del Monte Spinale, il sentiero è molto bello e si cammina bene. Man mano che saliamo la vegetazione si fa più rada e la temperatura meno rigida, la parte finale della salita avviene prima su un a tratti non più tanto comodo sentierino che, con ampi diagonali, taglia più volte la pisca di sci “Direttissima dello Spinale”, poi per verdi e morbidi dossi erbosi. Eccoci in vetta e ci concediamo una parca merendina al bar qui presente, grandiosa dal suo ampio terrazzo la veduta sulle montagne circostanti: Monte Cevedale, Presanella, Adamello, Lobbia, Dos del Sabbion, l’intero gruppo del Brenta imbiancato dalla recentissima nevicata; sconcertante la visione dei due ghiacciai dell’Adamello più grigi che bianchi e ridotti quasi a una misera chiazza.

Si riparte per percorrere i verdi dossi erbosi che caratterizzano il vasto altopiano che dal Monte Spinale si estende a est verso i pendii che conducono al notissimo e larghissimo Passo del Grostè. Passato il piccolo Lago Spinale prendiamo la deviazione che, dopo un poco di salita, porta a scendere verso il piede della Corna Rossa, apprezzata palestra di arrampicata: non me l’aspettavo, anche questo sentiero, che ricordavo completamente selvaggi e solitario, è ora particolarmente frequentato. Superata una conca popolata da alcune marmotte, ancora pochi minuti di cammino e siamo sul largo sentiero che dal Grostè scende verso Vallesinella. Sono le undici, presto per fermarsi a mangiare così decido di proseguire e portarci possibilmente in zona meno affollata.

A mezzogiorno siamo all’inizio del raccordo che permette di evitare la discesa fino alla Malga di Vallesinella Alta, qui non c’è un buon posto per fermarsi e proseguiamo. La traccia, già poco evidente, diviene subito molto labile, dopo un momento di esitazione decido comunque di proseguire. Un canalone e un albero caduto costringono a delicato un aggiramento, ma presto siamo nuovamente sulla traccia buona e la seguiamo fino a un largo canalone erboso dove un masso e piccoli terrazzini erbosi ci consentono una comoda sosta al tepore del sole, che ora ha inziato a picchiare con forza. Mentre gli altri inziano a mangiare io vado il perlustrazione per verificare se la traccia sia percorribile, lo è ma poco dopo è sbarrata e potrebbe essere più comodo scendere direttamente per il pendio sottostante. Mangio e poi verifico la cosa: si, si può scendere ma non è comodissimo, meglio seguire il sentierino piano fino alla sua interruzione per poi scendere con un più comodo sentiero.

Così raggiunto la Malga di Vallesinella Alta, si decide una ulteriore modifica all’itinerario e, invece di imboccare subito il piano sentiero degli Orsi, scendiamo per il caratteristico sentiero delle Cascate Alte di Vallesinella. Purtroppo c’è poca acqua ma comunque, specie per gli amici che mai sono passati da qui, si può osservare qualcosa di bello. Eccoci al rifugio Vallesinella, qui prendiamo il racordo con il sentiero degli Orsi a cui arriviamo con un poco di non ripida salita passando in mezzo a una affascinante faggeta. Con lungo pianeggiante e morbido cammino rientriamo a Madonna di Campiglio e alle auto: anche questa è fatta, paghiamo il parcheggio e ci si saluta.

Grazie amici, grazie della vostra partecipazione, qualcuno ogni tanto si dimentica o non comprende che sono escursioni e se oggi questo termine viene spesso utilizzato in modo improprio per definire addirittura dei viaggi in treno, un’escurisone è un cammino di montagna non inferiore alle due ore, con salite anche importanti e discese anche complesse, richiede sempre abitudine al cammino su fondo irregolare, un buon allenamento fisico, forza nelle gambe, un rapporto peso potenza adeguato e la rinuncia ad alcuni accessori che non indispensabili al cammino rendono lo zaino inutilmente più pesante, ad esempio le stuoie per prendere il sole (si possono sostituire con i pantaloni lunghi e la giacca da pioggia che invece devono sempre esserci nello zaino).

Alla prossima: domenica 16 ottobre, quando torneremo sui monti della Val Trompia per una bella escursione sopra l’abitato di Bovegno.

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