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Nudismo e naturismo: la grammatica!


Le due sponde

Le due sponde

Quello della contrapposizione tra nudismo e naturismo, dell’uso corretto dei due termini e della confusione che spesso viene fatta è un tema che ho già trattato più volte (“C’è nudismo e nudismo, facciamo chiarezza”, “Chi siamo, cosa siamo, è l’etichetta a farci diversi?”, “Le parole”, “Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?”, “Viaggi intersiderali”, “Nudismo: serve proprio una legge?”, “L’esempio e l’orgoglio”) e allora perché ritornarci sopra?

Premetto, innanzitutto, che a me personalmente per nulla m’infastidisce il fatto che ci si voglia definire naturista piuttosto che nudista anche quando, a mio parere, sarebbe più opportuno fare il contrario. Nel contempo, però, la mia insistenza sulla questione e la mia promozione all’utilizzo più ampio della parola nudismo al posto di quella di naturismo non sono discorsi sull’acqua fredda; perché direte voi?

Perché…

1)      L’uso eccessivo, abuso, della parola naturismo, adottandola anche in quei tanti casi che in realtà nulla hanno a che vedere con il naturismo, in quei casi in cui la natura proprio non si vede o la si vede solo con il lanternino, ha determinato una grande confusione che rende difficile perfino a chi è dell’ambiente riuscire a raccapezzarsi, figuriamo a chi è fuori dall’ambiente; la confusione non è di certo un bene e alla fine non ha fatto altro che danneggiare sia il movimento nudista che quello naturista:  per molte persone, e le comprendo benissimo… hanno perfettamente ragione, se sei nudo sei nudo e non naturale, se davanti a loro vai a definirti naturista anziché nudista quello che loro recepiscono è la tua vergogna nell’usare una parola che definisca esattamente quello che sei e/o stai facendo, cioè nudista / nudismo; se trasmetti vergogna evidentemente non puoi invogliare gli altri ad abbracciare il tuo stile di vita, se trasmetti vergogna non puoi che indurre gli altri a pensare che lo stare nudi sia cosa deplorevole.

2)      La contrapposizione forzata tra nudismo (inteso come atto volgare e impuro) e naturismo (inteso come atto sano ed esemplare), voluta da alcuni di coloro che, talvolta inopinatamente, si definiscono naturisti, incentivando la confusione di cui al punto precedente e trasmettendo un stavolta esplicito messaggio di nudo come cosa disdicevole, ha apportato ulteriori e notevoli danni sia al movimento nudista che a quello naturista: a seguito della logica comunicativa non verbale “di fatto un naturista, nell’accezione consolidata in ambito nudista, sta nudo quindi fa nudismo, per cui è a sua volta uno sporcaccione”.

3)      Volenti o nolenti tutti noi singoli partecipiamo al fare comunicazione sui due movimenti (nudista e naturista), non parliamo poi di cosa rappresentino in tal senso le comunità (forum e gruppi associativi), i blog, i siti, le associazioni e le federazioni. Quando si fa comunicazione non ci si può esimere dal tenere in debita considerazioni il come tecnicamente avvenga la comunicazione (mittente, messaggio in partenza, filtri, messaggio in arrivo, destinatario), non ci si può esimere dal tenere in debita considerazione le regole della comunicazione, tra le quali in primis la chiarezza dell’esposizione, la precisione dei termini, la corrispondenza tra le parole e i fatti, l’evitare di aggiungere filtri ai filtri che naturalmente già si elevano e sempre condizionano (alterano) il messaggio che arriva all’interlocutore.

Ohibò, direte voi, ma sono temi già trattati! Si l’avevo premesso all’inizio di questo articolo, ma nelle precedenti occasioni ho considerato principalmente  o solo l’aspetto logico e, se vogliamo, filosofico; ora, anche in considerazione di alcune precise obiezioni che nel frattempo mi sono state formulate, voglio trattare la questione sotto un’altra e ulteriore ottica, un’ottica che va a completare quanto detto in precedenza: quella della grammatica!

Partiamo da una delle obiezioni, che poi le raggruppa tutte, che mi è stata mossa in merito alle mie precedenti considerazioni: “Se usassi la parola nudismo, come faccio poi a spiegare la differenza tra nudismo ed esibizionismo? Di fatto gli esibizionisti stanno nudi, quindi sono nudisti!”

La risposta l’avrei anche già data (“Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?”) ma visto che, a quanto pare, o non è stata letta o non è stata recepita, da blogger ho il preciso dovere di ripetermi e cercare una migliore spiegazione. Se vogliamo, poi, già nella domanda si trova la risposta (si usano due termini diversi, indi la differenza è già in quell’usare due parole diverse, ognuna con un suo specifico significato), ma visto che evidentemente chi formula tali obiezioni non riesce a notarlo da blogger ho il dovere di ripetermi e aiutare la visione di ciò che risulta invisibile.

Prima di tutto è, però, opportuno precisare che, volendolo, tutto è opinabile: se rifiutiamo a priori l’esistenza di regole non scritte possiamo mettere in discussione qualsiasi cosa, se partiamo dal presupposto che nulla sia imprescindibile possiamo fare a meno di parlane, se non ci mettiamo mai in discussione possiamo risparmiarci il tempo di leggere. Non ho la pretesa d’avere la verità in mano, anzi sono convinto che raramente ci sia una verità, ma che il più delle volte si debba parlare di tante verità, una per ogni visione della cosa, talvolta però, come in questo specifico caso, ci sono parallelismi che rendono il discorso meno evanescente, meccanismi che ci permettono di limitarne i contorni.

L’assegnazione dei nomi alle condizioni avviene sulla base dell’aspetto esteriore della cosa (ad esempio: rosso, giallo, alto, basso, magro, grasso, peloso, glabro, capellone, pelato, pulito, sporco, nudo, vestito e via dicendo); la nominazione delle attività è invece cosa più complessa, raramente si fa riferimento all’aspetto esteriore e mai usandolo come unico o anche principale riferimento, si guarda, invece, alle finalità specifiche dell’azione.

Così è che il pastore che porta le vacche all’alpeggio, pur andando in montagna per espletare questo suo lavoro, non è un alpinista, che è invece colui che in montagna ci va per il solo gusto di andarci, per il piacere di salire o anche solo percorrere le montagne, cioè, come si usa definire le attività fisiche di tipo ludico, per sport.

Così è che il ladro che ogni volta sfugge agli inseguitori per il suo allenamento alla corsa non è un corridore, il quale è, invece, colui che corre per diletto o per agonismo.

Così non è ciclista l’operaio che, dentro la grande fabbrica, deve spostarsi con la bicicletta; non è pilota la persona che usa l’auto per andare a spasso; non è aviatore il passeggero di un aereo; non è studente colui che studia casualmente e raramente; non è fotoamatore il turista che scatta fotografie in ricordo delle proprie vacanze e via dicendo. Eppure ognuno di questi personaggi in quel dato momento utilizza un mezzo o una tecnica propri dell’altro, ma non basta questo a definirli alpinista, corridore, ciclista, pilota eccetera. Perché? Perché il fine per cui usano quel mezzo o quella tecnica non è legato al mezzo o alla tecnica, bensì ad altri fattori del tutto estranei al mezzo o alla tecnica (il pascolo, il furto, il lavoro e così via).

Orbene, perché mai, riferendosi allo stare nudi si dovrebbe cambiare tale regola non scritta, tale consuetudine enciclopedica millenaria? Chi sta nudo perché nudo ci si trova bene è nudista e non naturista o esibizionista. Naturista è colui che, anche ma non necessariamente attraverso la nudità, cerca un più intimo contatto con la natura. Esibizionista è colui che, anche ma non necessariamente attraverso la nudità, intende solo mettere in mostra (esibire) se stesso, il suo corpo e il suo ego. Per cui, invertendo i fattori, chi esibisce se stesso è un esibizionista, chi cerca l’integrazione con la natura è un naturista, chi, sentendo l’esigenza di liberarsi dalla costrizione delle vesti, tende a stare nudo il più possibile è un nudista. Non ci sono confusioni, non ci sono imprecisioni, non ci sono dubbi.

Alcuni, a difesa dell’utilizzo improprio della parola naturismo per riferirsi anche, ad esempio, al semplice stare nudi su di una spiaggia, accampano il fatto che per molti nudo equivale a sesso, quindi nudismo equivale a esibizione o scambismo, per cui è meglio evitare la parola nudismo e usare quella di naturismo che meno evoca la nudità. Errore! Nessuno s’è sognato di fare altrettanto per ognuna delle parole che abbiamo già visto (alpinismo, ladro, eccetera) e per tante altre che hanno dato luogo ad analoghe situazioni di trasposizione del significato; in tutti i casi non è la lingua a seguire le abitudini errate, gli utilizzi impropri che qualcuno fa delle parole, bensì sono le persone a doversi informare e/o istruire sull’uso corretto. Così nel caso del nudismo non ha senso cedere all’errore di chi lo interpreta malamente e nascondersi dietro un termine che non ha legami con la parola nudo. Così facendo si è fatto si che il nudismo dopo alcuni anni di crescita esponenziale non solo si sia fermato, ma abbia addirittura perso terreno e, quantomeno in Italia, sia dovuto tornare nel regno dell’ignoto, delle cose che si fanno ma non si dicono. Certo quel periodo storico è stato tale che è difficile muovere accuse a chi ha preferito nascondersi dietro la parola naturismo piuttosto che insistere su quella di nudismo, oggi, però, le cose sono indubbiamente cambiate: sebbene a livello legislativo non ci siano stati mutamenti, sebbene a livello istituzionale, salvo rare eccezioni, ci sia ancora ostracismo e repressione, a livello giuridico sono molti i giudici (eccetto quelli della Cassazione, sic!) che ritengono la nudità non più un oltraggio al pubblico pudore e a livello di popolo sono pochi quelli che si sentono offesi o anche solo disturbati dalla visione di altre persone nude.

Oggi, quindi, sarebbe quantomeno opportuno cercare di rimediare al forse inevitabile errore del passato, che errare è umano ma perseverare è diabolico, e recuperare all’uso corretto e corrente i termini nudismo e nudista. Comprendo che sia difficile cambiare la definizione di associazioni e federazioni (ma di fatto in molti casi queste si occupano realmente di naturismo e quindi non è necessario un cambiamento), comprendo che sia difficile indurre ora le persone, migliaia di persone, ad abbandonare, nelle molte situazioni che tali non sono, la parola naturismo per usare quella corretta di nudismo, ma se vogliamo il bene del nudismo (e alla fine anche di quel naturismo che usa il nudismo come mezzo per arrivare alle proprie finalità) dobbiamo quantomeno provarci.

“Pane al pane e vino al vino” recita un antico detto, proviamoci!

Essere nudi non è...

Prelevato da Facebook senza possibilità di risalire all’ideatore e riportare i dovuti crediti (sempre pronti a farlo se ci viene segnalato).

Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?


Per chi si avvicina al mondo del nudismo una delle primissime difficoltà da affrontare è certamente quella del raccapezzarsi nel mare di informazioni contrastanti in merito alle definizioni. Sussistono, infatti, due termini che vengono ricorsivamente utilizzati, per giunta in modo confuso e vario: nudismo e naturismo. A questi, poi, ogni tanto s’aggiunge quello di naturalismo. Potrebbe capitarvi di leggere qualcuno che esalta il naturismo come cosa buona e denigra il nudismo come cosa cattiva; chi afferma che il nudismo sia indissolubilmente legato alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali; chi vi vuole convincere che alla fine il nudista sia pur sempre un naturista. Chi avrà ragione? Cosa sono veramente il naturismo e il nudismo? Chi sono il naturista e il nudista? Proviamo a fare chiarezza.

Partiamo da quello che dice un mitico e prestigioso vocabolario della lingua italiana (G. Devoto – G. C. Oli).
Nudismo – Atteggiamento in favore della soppressione del vestiario e di una vita all’aria aperta in diretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che proclama la necessità del ritorno ad una vita elementare, primitiva e spontanea – Indirizzo etnologico che considera i popoli primitivi come viventi secondo leggi naturali deterministicamente intese – Corrente che riconosce alla natura la capacità di sanare le malattie e tende a ridurre la terapia nei limiti di una funzione ausiliaria delle difese naturali.
Naturalismo – Affermazione della riconducibilità dei contenuti e delle esigenze della vita pratica e spirituale all’ordine o all’esempio della natura.
Nudista – Chi segue il nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturalista – Cultore delle scienze naturali – Intellettuale che condizioni le proprie possibilità di studio all’ordine o all’esempio che la natura offe.
Naturistico – Ispirato al naturismo.
Naturalistico – Fondato sull’esemplarità del mondo naturale.

Dato che il precedente vocabolario, nell’edizione in mio possesso, è un poco datato cerchiamo on-line qualcosa di più recente: il Dizionario Italiano on-line della Hoepli.
Nudismo – Movimento naturista che propugna l’abolizione degli abiti, considerati una costrizione imposta dalle convenzioni sociali, e il ritorno a una vita a più stretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che si propone di porre l’uomo a più intenso e diretto contatto con la natura, attraverso particolari pratiche di vita, quali il nudismo e un’alimentazione semplice.
Naturalismo – Movimento ispirato al positivismo, che fiorì in Francia e in altri paesi nella seconda metà dell’Ottocento, basato sulla convinzione che la letteratura debba far proprio il metodo delle scienze naturali, escludendo qualsiasi intervento soggettivo dell’autore e ritraendo la realtà oggettivamente, in particolare attraverso l’analisi dell’ambiente, delle leggi dell’ereditarietà, degli elementi fisiologici.
Nudista – Chi aderisce al nudismo – Inerente al nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturistico – Del naturismo.

Aggiungiamoci la definizione coniata nel 1974 nell’ambito della Federazione Naturista Internazionale: “il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”.

Appare evidente che il naturalismo non ha nulla a che vedere con il nudismo, mentre ha qualche punto di contatto con il naturismo, ma non può per questo esserne un sinonimo. Un po’ meno evidente è la distinzione tra nudismo e naturismo, essi, infatti, hanno in comune l’avvicinamento alla natura e la nudità. Possiamo però osservare che mentre l’obiettivo cardine del nudismo è l’abolizione dei vestiti, quello del naturismo è il ritorno ad una vita naturale. In pratica, se per il naturista lo stare nudi è solo una delle varie azioni da mettere in atto per perseguire l’obiettivo, un mezzo per avvicinarsi ad uno stile di vita più naturale ed ecologico, per il nudista lo stare nudi è invece proprio l’obiettivo da perseguire, il fine e non il mezzo. Ne consegue che se tutti i naturisti sono, in un certo senso, nudisti, non è assolutamente vero il contrario.

C’è chi giustifica l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto la parola nudo e i suoi derivati verrebbero, secondo lui, sempre associati a quella di sesso, ottenendo una risposta negativa dalla controparte. Ammesso e non concesso che effettivamente la parola nudo e tutti i suoi derivati vengano anche solo spesso associati all’attività sessuale, ammesso e non concesso che questo determini una risposta negativa, l’uso continuo del mascheramento passerebbe l’errato messaggio che noi stessi abbiamo vergogna di pronunciare la parola “nudismo”. Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario stare attenti ai messaggi subliminali, spesso, per non dire sempre, più incisivi di quelli palesi.

C’è chi propugna l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto stare nudi è naturale. Beh, ma stare nudi è anche libertà, indi si dovrebbe chiamare libertismo? Stare nudi è anche gioia, indi si dovrebbe chiamare felicismo? Stare nudi è anche salute, indi si dovrebbe chiamare salutismo! E via dicendo. No, le parole, come detto in altro articolo (“Le parole”), hanno un loro preciso peso specifico e vanno utilizzate con logica e criterio, non possiamo utilizzare i derivati, le conseguenze, gli obiettivi di un qualcosa per definire quel qualcosa; il qualcosa è definito da quello che è: lo stare nudi è stare nudi, quindi nudismo! Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario fare le opportune distinzioni e utilizzare i termini nel modo opportuno e nei momenti appropriati.

Allora, per riepilogare in modo semplice e chiaro, non con la pretesa di voler dare delle etichette, ma nella coscienza tecnico-professionale che la comunicazione richieda sempre e comunque la chiarezza delle definizioni e dei termini…
Naturismo – Movimento avente la nudità come mezzo per perseguire l’obiettivo di una vita più naturale e più ecologica. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il naturismo non lo fa per stare nudo, ma lo fa per un più vario insieme di motivazioni, non tutte collegate alla nudità.
Naturista – Persona che, più o meno occasionalmente, usa la nudità come strumento per avvicinarsi alla natura.
Nudismo – Movimento avente la nudità come stile di vita, quantomeno un obiettivo da perseguire. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il nudismo non lo fa per mettersi nudo solo in certi luoghi e/o per prendere la tintarella integrale, ma lo fa per liberarsi dai vincoli e dai fastidi del vestiario, vincoli e fastidi che non si presentano solo ed esclusivamente in determinati luoghi e/o condizioni, ma sono sempre e comunque presenti in casa come fuori casa, in vacanza come nella quotidianità.
Nudista – Persona che, a seguito del superamento di alcuni condizionamenti sociali, vive nuda per la totalità o, comunque, la maggior parte del suo tempo.

Nudismo e naturismo non sono, quindi, ne sinonimi ne contrari, sono solo e semplicemente due cose diverse che condividono qualche aspetto comune, che pur muovendosi su linee parallele si differenziano notevolmente nell’obiettivo perseguito. Il nudismo, inoltre, non può assolutamente associarsi alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali, non più di quanto si possa fare, ad esempio, per la frequentazione di una spiaggia “costumata” (tessile nel gergo del nudismo), anzi forse anche molto meno.

Queste le deduzioni enciclopediche, le uniche che abbiano vero valore, tutto il resto è solo un modo per autoproclamarsi, erroneamente, al di sopra o migliori degli altri.

Nudismo, scelta totalizzante

Nudismo, scelta totalizzante

Naturismo, nudismo, nudo, quale termine?


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Il lessico è avulso alla volontà di differenziare, ovvero alla tanta temuta e deprecata etichetizzazione delle cose e delle persone: le parole non hanno volontà, la volontà è propria delle persone e sono queste ultime, caso mai, a dare etichette e attraverso queste compiere atti di differenziazione e discriminazione.

Il lessico è questione tutt’altro che accademica: attraverso il lessico possiamo comprenderci, possiamo trasmettere messaggi comprensibili, fare in modo che gli altri possano capire con precisione quello che vogliamo dire. Insomma, attraverso il lessico comunichiamo e:

  • un lessico errato comporta una comunicazione fallimentare;
  • per una comunicazione efficiente è necessario usare un lessico corretto.

Ai fini della corretta comunicazione usare le parole corrette è, quindi, una necessità irrinunciabile: ve lo immaginate un mondo senza parole, o un mondo dove ognuno dia il significato che vuole alle parole che utilizza?

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Nell’ambito del nudo si sono nel tempo formati due termini (che in inglese sono anche tre o quattro) e che oggi vengono utilizzati spesso in modo ormai dislocato, ovvero dissociato dalla loro origine terminologica, e totalmente arbitrario, creando una confusione immensa e così assolutamente deleteria al mondo stesso del nudo sano, educativo e lecito: naturismo e nudismo.

Ho già scritto molto a proposito, c’è anche in questo blog un glossario apposito per chiarire la questione, eppure l’ostinatezza umana, l’abitudine, l’individualismo, l’ignoranza comunicativa fanno si che la cattiva abitudine perseveri e, con l’aumentare delle persone che si aprono al nudo come aspetto fondante del loro modo di vivere, vada aumentando la confusione, specie in coloro che sono lontani da questo elemento sociale.

Pur nella considerazione che la soluzione ottimale, quella in assoluto più corretta, sarebbe il non dover fare specificazioni di sorta (il nudo, esattamente come l’essere vestiti di rosso piuttosto che di nero o di blu, è, sarebbe e dovrebbe essere uno stato di normalità e pertanto non dovrebbe essere necessario qualificarlo e specificarlo) allo stato attuale delle cose è comunque importante fare chiarezza e sperare che ci si voglia rendere conto del male che, utilizzando in modo improprio i tre termini di cui sto disquisendo, si fa a ciò che si vorrebbe proteggere e, possibilmente, diffondere.

Con le semplificazioni necessarie al contenimento delle righe di testo, ecco un sunto di quanto già scritto in precedenza e che, insieme al Glossario Nudo, invito a leggere per farsi un’idea più completa e precisa della questione.

Se vogliamo fare riferimento al nudo di per se stesso o a un momentaneo stato nel nudo dobbiamo parlare di nudità (invero nudo e nudità sono termini spesso invertibili tra loro, solo il costrutto logico grammaticale della frase può a volte richiederne un utilizzo più preciso).

Se vogliamo fare riferimento alla nudità come attitudine quotidiana o come desiderio di pervenire alla rinormalizzazione del nudo dobbiamo parlare di nudismo.

Il naturismo esiste solo in combinazione con altri aspetti: ecologia, rispetto ambientale, immersione nella natura ed eventualmente anche alimentazione vegetariana o vegana. Quindi il termine naturismo lo dovremmo utilizzare solo ed unicamente per fare riferimento a…

  • quella particolare forma di nudismo dove la nudità non è l’aspetto unico e predominante, bensì una strada (una tra le altre possibili, anche se certamente la più efficiente) per arrivare al contatto con la natura; lo stare nudi, ad esempio, in casa, in una piscina, in un villaggio o in resort non sono da definirsi come naturismo, bensì come nudismo;
  • quella specifica concezione di vita dove allo stare in nudità si abbina indissolubilmente e costantemente il rispetto per l’ambiente e il desiderio di viverlo quanto più integralmente possibile; se non sono ecologico e non rispetto l’ambiente (certo qui si pone un problema di definizione visto che ad oggi è pressoché impossibile esserlo sempre e costantemente, ma questo esula dagli obiettivi di questo articoletto) posso essere un nudista ma non sono un naturista;
  • quegli ambienti dove il rispetto per la natura e l’ecologia sono caratteristiche fondamentali, quindi ogni struttura diversa da grotte, capanne di paglia o altri elementi naturali (non tagliati) sarebbe esclusa dal contesto (invero essendo il naturismo un concetto mentale umano non avrebbe senso attribuire il termine ad oggetti inanimati e, quindi, non pensanti, ma diamo per buona l’estensione semantica).

Alcuni esempi:

  • piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) a nudità consentita, al limite piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) nudista, non ha senso piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) naturista (struttura artificiale e magari al chiuso, quindi non in contatto con la natura), sarebbe come definire ecologista un ristorante vegetariano;
  • ha senso ma è poco efficiente (in quanto indiretto) affermare che il naturismo è positivo ai fini dell’accettazione di se stessi e del proprio corpo, è il nudo che apporta tale preziosissimo cambiamento psicologico, quindi è più corretto parlare di nudità e di nudismo;
  • di logica in sauna ci si dovrebbe stare nudi e, pertanto, non avrebbe senso aggettivare la sauna con i termini in questione, allo stato di fatto delle cose (poche sono le saune dove ci si può stare correttamente nudi) e volendo specificare che il nudo è esteso anche fuori dalle cabine sauna (visto che è raro trovare tali strutture) il termine da utilizzare è quello di “nudità consentita” (invero sarebbe più corretto apostrofare le altre strutture con “obbligo di costume”).

Nessuna volontà di etichettare o di voler differenziare in modo critico e giudicante cose, persone e azioni, solo l’esigenza di comunicare in modo efficiente e, quindi, costruttivo, corretto, positivo e premiante, unica strada per arrivare a far comprendere i tanti e importanti valori della (ri)normalizzazione della nudità!

Per abitudine preferisco evitare di supportare i miei pareri riportando voci altrui, lo ritengo come un segno di insicurezza verso se stessi, come incapacità d’essere logici ed efficientemente comunicativi, troppi usano solo citazioni, molti scrivono poco di loro e condiscono quel poco con varie citazioni. In questo caso, però, avendolo trovato molto interessante, voglio invitarvi a leggere questo articolo di un blogger americano che ha fatto il mio stesso percorso mentale, comunicativo e lessicale, anche se abbinandolo ad una certa paura per le etichette (paura che io ritengo di base sbagliata: come comunicheremmo senza le etichette).

Riflessioni sulla terminologia della nudità sociale di Naked Wanderings

Comunicare il nudismo


_MG_6387Da molti anni non solo sono nudista ma cerco anche di fare informazione, anzi, istruzione sul nudismo, mi sono così reso conto di un fatto: è pressoché impossibile far comprendere il nudismo attraverso le sole parole ed anche le immagini aiutano molto poco, l’unica cosa è l’esempio, il mettere gli altri a diretto contatto con la nostra semplice nudità. Detto questo è però evidente che saremo pur sempre chiamati a parlare di nudismo, a spiegare il nostro desiderio di stare nudi, pertanto è necessario essere coscienti e padroni quantomeno delle principali regole della comunicazione, specie di quella da effettuarsi in stato di possibile conflittualità.

Assertività

Parto da qui in quanto per ogni comunicazione potenzialmente conflittuale è regola cardine: mai porsi sopra e/o in contrapposizione all’altro, bensì sempre partire dal presupposto che l’altro ha le sue buone ragioni per comportarsi o ragionare come sta facendo, nostro compito comprendere tali ragioni e, pazientemente, smontarle, ovvero rimuoverle, una ad una.

“Il nudismo è una porcheria” dice lei, “stronza bigotta” risponde lui.

Reazione comprensibile in chi ha scelto di vivere nudo e crede nella positività del nudismo, d’altra parte questo modo di frapporsi a chi obietta sul nudismo provoca solo l’alzarsi di barriere difensive e la comunicazione diviene impossibile: qualsiasi cosa andremo poi a dire verrà completamente filtrata e andrà categoricamente persa.

Mai impostare una comunicazione che risulti “tu sbagli, io ho ragione”, la comunicazione dev’essere sempre improntata al “comprendo il tuo modo di vedere le cose, permettimi di illustrarti la mia visione”.

“Il nudismo è una porcheria” dice lei, “dalla tua affermazione comprendo che hai avuto brutte esperienze con il nudo e le persone nude, se vuoi lasciamo cadere il discorso, ma permettimi di suggerirti uno spunto di riflessione: le persone possono essere molto diverse tra loro e per tanti il nudo è solo una sana, bella e normalissima scelta di vita”.

Chiarezza

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio naturista”, “vieni alla spiaggia naturista di…”, “siamo naturisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul naturismo”.

Va bene ad un certo punto della storia nudista si è assunto il termine naturismo come suo sinonimo, eppure la maggior parte delle persone non sa cosa sia il naturismo, i più acculturati potrebbero ricordare che la parola naturismo apparve per la prima volta agli inizi del Romanticismo quanto un gruppo di scrittori e poeti focalizzò la propria attenzione sulla natura, qualcuno potrebbe (giustamente) pensare ad amanti della natura (naturalisti sono coloro che studiano la natura e i sistemi per proteggerla), in ogni caso siamo fuori strada e il messaggio appare completamente stravolto o incomprensibile.

La comunicazione deve evitare ogni possibile fraintendimento, già è difficile farlo usando termini precisi, figuriamoci se utilizziamo termini ambigui, parole che nel tempo hanno assunto significati anche diversi.

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio nudista”, “vieni alla spiaggia nudista di…”, “siamo nudisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul nudismo”.

Così è inequivocabile, tutti lo possono comprendere al volo, non possono sorgere fraintendimenti, non ne possono derivare domande la cui risposta è altrettanto ambigua del termine stesso e deve alla fine necessariamente contenere la parola che si è cercato di camuffare: nudismo.

Ecco, camuffare, non tutti lo vogliono fare, ma in ogni caso questo è quello che può apparire all’interlocutore quando alla fine viene a sapere che naturismo è sostanzialmente un sinonimo di nudismo ed allora la frittata è fatta. Peggio ancora quando si usa la parola naturismo, e i suoi collegati, proprio per la vergogna di usare la parola nudismo e tutti i suoi collegati, in tal caso la vergogna si manifesta attraverso il linguaggio del corpo e le altre espressioni non verbali, nella comunicazione assai più incisive di quelle verbali: “se ti vergogni tu che lo fai, perché mai dovrei io aderire ad esso o anche solo accettarlo?”.

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio nudista”, “vieni alla spiaggia nudista di…”, “siamo nudisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul nudismo”.

Semplice, chiaro, manifestamente educativo, decondizionante!

Disponibilità, attenzione all’altro, non aggressività

Appena rientrate da un’escursione sotto la pioggia, nell’atrio del rifugio alcune persone stanno asciugandosi e sono nude, improvvisamente sull’uscio compaiono due sconosciuti: “siamo nudisti, non ci infastidisce se ci vedete nudi”.

Apprezzabile, conoscendo la persona che così si è espressa, la voglia di manifestare fin da subito il proprio orgoglio nudista, la controparte potrebbe però avvertire una modalità aggressiva e impositiva e/o evocare un atteggiamento esibizionistico (“guardami pure, è quello che desidero”). Se dall’altra parte ci sono persone già di loro mal disposte verso la nudità la reazione sarà di certo oppositiva: come prima cosa verrà manifestata in modo altrettanto aggressivo e impositivo la richiesta di rivestirsi, in secondo luogo sarà inibita una qualsiasi prosecuzione del dialogo. Se, al contrario, la controparte è più aperta e tollerante (o addirittura accettativa) il naturale risentimento verso l’aggressione e l’imposizione potrebbe comunque alzare una barriera comunicativa rendendo meno probabile e comunque più difficile l’eventuale prosecuzione del dialogo, in aggiunta o in alternativa si potrebbero creare i presupposti per una deviazione del dialogo da quello che dovrebbe invece essere il suo più opportuno proseguo: domande sull’esibizione del corpo piuttosto che sulle motivazioni del nudo e del nudismo.

Se volgiamo farlo accettare il nudo dev’essere normalità e non solo a parole ma anche nei fatti!

“Salve, venite pure avanti c’è posto per tutti. Vedo che siete bagnati fradici, vi facciamo spazio e se vi servono abbiamo asciugamani puliti da prestarvi”.

Attenzione agli argomenti “tabù”

Due gruppi di persone, l’uno nudista l’altro no, dialogano tranquillamente sulle motivazioni del nudismo, uno dei nudisti prende la parola e senza che nessuno abbia mai fatto affermazioni in merito: “il nudismo non ha niente a che fare con il sesso”.

Vero, verissimo, d’altra parte se il nudismo non ha niente a che fare con il sesso perché affermarlo fin da subito, a prescindere, senza una precisa motivazione, senza precisa interrogazione in merito? Se sento il bisogno di parlarne è perché a mio modo di vedere sussiste un legame imprescindibile ed anche se le mie parole dicono il contrario il mio solo parlarne e il mio linguaggio non verbale (inevitabilmente legato alla mia esigenza di parlarne), trasmetteranno tale legame e sconfesseranno (invertiranno), nelle mente dell’interlocutore, quello che sto affermando. Oppure sono ossessionato dall’idea che il nudismo venga osteggiato solo è perchè si lega il nudo al sesso, in tal caso quello che comunicherò potrebbe essere solo la mia ossessione e l’interlocutore potrebbe dannosamente pensare ai nudisti come ad un gruppo di persone mentalmente disturbate (ossessionate).

Anche questo è un punto cardine nella comunicazione tra parti: poco importa se sia vero, se capiti davvero, se sia argomento comunemente discusso, gli aspetti potenzialmente “scabrosi” o “pericolosi” vanno assolutamente taciuti, se ne parla solo qualora sia la controparte a tirarli in ballo, solo in risposta a domande esplicite.

Ascoltate con attenzione e a lungo un abituale comunicatore, quale un politico, un prete, il Papa, esaminate i suoi discorsi, noterete che ci sono parole che mai vengono utilizzate: tutte quelle parole che potrebbero mettere in evidenza l’azione condizionante del discorso, tutte quelle parole che invece di subliminale l’attenzione indurrebbero al ragionamento autonomo, tutte quelle parole (cosa che più di tutte riguarda la situazione del comunicare il nudismo) che possano indurre pensieri opposti a o quantomeno deviati da quelli che il discorso vuole esaminare.

In conclusione

Certo non tutti sono degli esperti comunicatori, non tutti sono abituati a gestire il confronto, non tutti possono dedicare ore e ore a studiare le tecniche della comunicazione e a esercitarsi sulla loro applicazione, ma visto che più o meno tutti i nudisti desiderano poter vedere un allargamento se non della nudità quantomeno della possibilità di stare nudi, ecco che tutti i nudisti si trovano nella necessità di attuare l’unico comportamento che al suddetto obiettivo porta portare: comunicare il nudismo, cosa che si può proficuamente fare solo se ci si attiene a quelle poche regole che ho sopra enunciato: assertività, chiarezza, disponibilità, attenzione all’altro, non aggressività, attenzione agli argomenti “tabù” e, questione assai complessa non trattabile in poche righe e comunque in piccola parte (quella più semplice da controllare) illustrata parlando delle altre regole, attenzione ai segnali non verbali (nostri e altrui).

Il nudismo non si può far comprendere con le sole parole, è necessario provarlo, però è anche indispensabile comunicarlo, facciamolo bene, spesso è meglio poco che tanto: “vestiti è bello, nudi è meglio”, frase assertiva, disponibile, attenta all’altro, chiara, non aggressiva, priva di parole “pericolose”, insomma frase altamente comunicativa.

Vestiti è bello, nudi è meglio!

Il nudismo e il “turismo naturista”


Ho seguito quasi involontariamente l’approvazione della nuova legge sul turismo in Lombardia (PDL 236 – Politiche regionali in materia di turismo e attrattività del territorio lombardo), discussa il 15 e il 16 settembre scorsi e approvata. Alla vigilia della discussione (14 settembre) il consigliere regionale Marco Tizzoni, vice presidente del gruppo Maroni Presidente e Claudio Pedrazzini, presidente del gruppo Forza Italia hanno presentato tre emendamenti alla proposta di legge:

Emendamento 69Emendamento 70

Emendamento 71

Seguire in diretta l’approvazione di una legge è stato istruttivo (ora qui): il filtro con cui si giudica, si accoglie o si respinge una proposta è molto semplice:

1) deve confermare il potere, l’istituzione, e le seggiole;
2) deve portare denaro (pardon: deve favorire il progresso economico).

Le ragioni della presentazione degli emendamenti non fanno eccezione:

  • Essere i primi a dare delle norme, anzi a legittimare e “promuovere” il turismo naturista”, portandosi a casa un primato di innovazione e attenzione all’elettorato.
  • Considerarlo soprattutto dal punto di vista del vantaggio economico, come fonte di ulteriore ricchezza, demandando al singolo le motivazioni che lo inducono a spendere.

Avendo alle spalle l’esperienza con Mondo nudo e soprattutto il concetto basilare e ispiratore delle nostre uscite in montagna, delle discussioni e riflessioni che hanno portato alla definizione del progetto “Zona di contatto”, dei post qui pubblicati è apparsa chiarissima la differenza sostanziale fra “turismo naturista” e nudismo.

TURISMO NATURISTA

NUDISMO

Periodo limitato alle ferie o fine-settimana, in strutture a pagamento Tutto l’anno; nella natura o in casa; gratuito
Una recinzione impedisce la visibilità reciproca fra naturisti e non-naturisti, “difende” e “rispetta” chi non è naturista Favorisce il contatto fra nudisti e non-nudisti; la nudità è positiva per tutti
L’art. 726 c.p. (atti osceni) non è applicabile nei centri, poiché autorizzati Il nudismo non rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo

La deroga all’articolo 726 presuppone che lo stare nudi generalmente sia un atto osceno, con l’eccezione dei centri autorizzati. Mi chiedo allora se – in linea teorica – l’istituzione di centri naturisti non sia apologia di reato. Mi chiedo anche come mai un atto sia osceno in generale e non-osceno in luoghi all’uopo adibiti: ci vedo un culto morboso dell’osceno, con tanto di autorizzazione legalizzata e fattura pagata. L’eccezione lascia supporre che di regola l’esser nudi rientri in qualche fattispecie di reato.

In sede di discussione, tre emendamenti sono stati ritirati dallo stesso proponente, senza fornire spiegazioni. Il primo di essi è stato però autorevolmente fatto proprio dall’Assessore Mauro Parolini (Nuovo Centro Destra): posto in votazione è stato approvato dal Consiglio e figurerà tra le finalità della legge (art. 2):

La Regione Lombardia «riconosce il turismo naturista, nel rispetto delle persone, della natura e dell’ambiente circostante, purché praticato in aree, spazi e infrastrutture, appositamente destinati, delimitati e segnalati con appositi cartelli e con altri efficaci mezzi di segnalazione.»

Ora sappiamo che la Regione Lombardia “riconosce” il “turismo naturista”. Col sottotesto: extra ecclesia nulla salus = con esclusione di tutte le forme di naturismo non espressamente autorizzate, di nudismo libero (o selvaggio), fuori dalle strutture. Ironicamente si può ipotizzare una spiegazione: «Perché non ci sono i bagni?»

Per la cronaca i tre emendamenti sono stati ripresi e riproposti dal consigliere Buffagni (Movimento 5 stelle). Durante la votazione dei singoli articoli sono stati posti in votazione e sistematicamente bocciati dall’assemblea.

Vedremo il testo definitivo della legge per avere conferma di quel che a caldo possiamo giudicare: l’emendamento Parolini è una formulazione di intenti, non impegna nessuno, ma comincia a gettare le fondamenta delle condizioni in cui il “naturismo” dovrebbe essere considerato. E non ha nulla a che fare col nudismo. Applica le ragioni del “vestitismo” a una struttura: invece di una foglia di fico abbiamo una siepe; invece di singole persone, “clienti” che pagano per poter stare nudi (per quanto questa frase possa suonare assurda e strampalata).

E questa siepe funziona anche sul piano linguistico – concettuale – ideologico: se i nudisti non temono di chiamare le cose col loro nome, i “naturisti” prendono dalla selva del vocabolario quella foglia che più si adatta: invece di nascondere davvero, palesa in tutta evidenza l’ipocrisia di chi vuole salvarsi la faccia, come se da nudisti, semplici e schietti, fosse compromessa in qualche misura la nostra rispettabilità.

Così facendo i naturisti stessi danno conferma della plausibilità delle argomentazioni dei tessili: che ci portiamo addosso delle oscenità, retaggio ancestrale, che dobbiamo nascondere. Non è che voglia cambiare la testa ai tessili, ma solo non voglio che le loro ragioni valgano anche per me. Che forti della legge, le possano estendere a tutta la società e totalitariamente ne facciano un dogma universale e irreversibile, sancito come sacro e quasi – e qui sta la beffa – spacciato per “naturale”, perché “così fan tutti”.

Regolamentare il nudismo


Un articolo apparso ieri sul BresciaOggi (“Il naturismo non è esibizione sguaiata Ma ora serve una legge”) ha scatenato in me vari pensieri e alcune considerazioni, poi rinforzate nel ripensare alle varie proposte di legge nazionale e, ivi comprese quelle approvate, regionali avanzate in Italia.

C’è, nell’articolo come nelle dette proposte di legge, una parola ricorrente, un aspetto comune, il costante ricorso alla parola “regolamentare”: bisogna regolamentare, è necessario regolamentare, si propone di regolamentare il nudismo (invero si usa la parola naturismo, alla fine è comunque dello stare nudi, indi del nudismo, che si vuol parlare).

Ma… cosa significa regolamentare? Cosa si regolamenta? Cosa ha usualmente bisogno di una regolamentazione?

Avete mai visto una legge che regolamenta il modo di vestirsi? No, in Italia no, quantomeno non negli ultimi 65 anni. Perché? Perché non avrebbe senso, perché nessuno pensa minimamente giusto e utile imporre ad altri i propri gusti di abbigliamento.

Avete mai visto una legge che regolamenta il modo di mangiare? No!

E una che regolamenta le attività sportive praticabili? No!

Cosa viene al contrario regolamentato?

L’uso di quanto ha in sé stesso la potenzialità di creare danni materiali a cose o persone (ad esempio veicoli, armi, macchinari, ponteggi) oppure i rapporti contrattuali (ad esempio accordi commerciali, contratti sociali, matrimonio).

Orbene, il nudo in se stesso può arrecare danni materiali? No, palesemente, inequivocabilmente no. Eventualmente è la persona che, indipendentemente dall’essere o meno vestita, racchiude in se stessa tale potenzialità, infatti esiste già tutta una regolamentazione che gestisce il comportamento delle persone: l’insieme di codice civile e codice penale.

Allora, il nudo forse prevede un rapporto contrattuale con gli altri? No, palesemente, inequivocabilmente no. Al massimo può esserci una questione di convivenza con chi si sente infastidito dal nudo e qui esistono già le regole naturali di reciproco rispetto attraverso le quali addivenire a una reciprocamente soddisfacente soluzione della questione, tenendo conto che si tratta di un’equazione algebrica per cui l’equa soluzione è tutt’altro che a metà strada, bensì spostata più verso il nudista: se non può stare nudo si vede totalmente inibito nel suo diritto mentre la controparte se deve spostarsi o guardare altrove è solo parzialmente limitata nel suo diritto, per giunta potrebbe anche scoprire che il fastidio presto scompare, imparare qualcosa, evolversi e quindi averne un bel vantaggio morale e sociale.

Allora perché regolamentare il nudismo? Perché questa assillante proposta di regolamentazione?

Beh, visto che più o meno palesemente articoli e proposte di legge parlano spesso di rispetto dei diritti di coloro che non vogliono convivere con il nudo (perché si ignora la naturale esistenza del diritto opposto? Del diritto alla reciprocità? Perché al massimo si parla di desiderio del nudista?), di “fra adulti consenzienti” (e le famiglie con bambini dove finiscono?), di impedire fatti incresciosi (non c’è già una regolamentazione degli atti di inciviltà? Che rapporto esiste tra tali atti e l’essere nudi? È necessario essere nudi per attuare comportamenti scorretti?), di evitare situazioni di promiscuità (la scelta di questa parola già la dice lunga) parrebbe esserci dietro l’idea del nudo come atteggiamento socialmente non conforme. Come possono delle proposte di legge convincere chi le deve firmare se in esse è racchiusa l’idea di trasgressione, di non conformità, di liceità? Forse perché chi le deve firmare ragiona a sua volta in tal modo? Si può allora sperare in una legge che realmente tuteli i diritti dei nudisti? O si può più che altro presupporre in una legge che servirà solo ed esclusivamente a isolare, contenere il movimento nudista? È proprio così difficile educare i firmatari alla logica e alla ragione?

Vero è che in tali proposte, dopo un antefatto generale sul nudismo nel quale ci si preoccupa più che altro di produrre quanto sopra detto, ci si sofferma poi sull’incentivazione, a fini turistici (e dove finisce il fatto che il nudismo è più che altro o comunque anche una scelta di vita?), delle strutture dedicate al nudismo e queste prevedono sì dei rapporti contrattuali, ma… non esistono forse già tutte le leggi adeguate a gestire tali aspetti contrattuali? C’è forse differenza contrattuale, istituzionale o privata, tra una struttura nudista, una vestiti facoltativi e una vestiti obbligatori?

D’accordo, vista l’attuale estrema carenza di strutture italiane dove si possa stare senza vestiti e l’insensibilità alla questione dimostrata ad oggi da imprenditori e istituzioni, si vuole forzare la mano attraverso una legge che imponga ai comuni l’individuazione di aree da destinare alla fruizione nudista. Ma… può una legge risolvere la questione? Beh, magari se fatta bene anche sì (comunque gli esempi regionali ad oggi esistenti da un lato fanno vedere leggi stentate, dall’altro la possibilità per le istituzioni comunali di ignorarle o portare le cose alle calende greche), ma… quante aree potranno costruirsi? Saranno libere, indi a fruizione popolare, o a pagamento, trasformando il nudismo in una questione elitaria? E soprattutto, ce ne saranno a sufficienza per garantire a tutti la reale possibilità di raggiungerle almeno ad ogni fine settimana a costi popolari? E poi, importantissimo, cosa succederà per quei tanti che allo starsene sdraiati al sole preferiscono farsi delle belle camminate in campagna, collina o montagna? E a quelli che amano le lunghe nuotate in laghi e mari? A quelli che adorerebbero stare nudi mentre accudiscono il loro giardino o il loro orto? Insomma a tutti quelli che al nudismo stanziale preferiscono un nudismo libero e attivo? Ignorati? Totalmente ignorati? Dovranno solo adeguarsi e convertirsi alla stanzialità nei ghetti?

La ciliegina sulla torta: si legge spesso che una legge di regolamentazione del nudismo potrebbe portare all’Italia un considerevole flusso di turisti che le vacanze le vogliono fare nudi, ma… ne siamo sicuri? Ad oggi le poche risposte alle leggi regionali hanno portato alla definizione di sparute e microscopiche (poche centinaia di metri) aree, spesso lontane dalle strutture di soggiorno (quasi sempre tessili); può questa situazione risultare concorrenziale con le proposte estere? Cosa viene dato in Croazia, in Spagna, in Francia? Beh, li ci sono strutture nudiste anche piuttosto grandi, tutte con annessa plurichilometrica spiaggia o altra area (bosco, fiume, prati) in cui poter stare nudi tranquillamente. Che dire, salvo cambiamenti radicali nell’atteggiamento imprenditoriale e istituzionale italiano (teoricamente possibili, ma materialmente più vicini all’utopia) la vedo dura!

Non ci sono santi ne madonne, esiste una sola unica possibilità per dare giustizia a un atteggiamento sociale che è solo un modo di abbigliarsi e come tale è insensato regolamentare: l’esplicita dichiarazione legislativa che il nudo di per se stesso è atteggiamento conforme ovvero non è violazione degli articoli del codice penale relativi alla pubblica morale (cosa invero ormai più volte sancita dai giudici di ogni ordine e grado e quindi, sebbene entro certi limiti, già idealmente operativa) e agli atti osceni in luogo pubblico (invero da tempo ormai giuridicamente definito che non sussiste tale tipo di reato nello stare semplicemente nudi); meglio ancora, sullo stile della Spagna, la chiara dichiarazione legislativa che in assenza di esplicito divieto si può stare nudi ovunque. Ogni altra soluzione sarà sempre e comunque una iniqua e illogica limitazione ai diritti naturali dei cittadini italiani e dei turisti.

Mi si dice che non è possibile chiedere questo, perché? Come detto i giudici l’hanno già stabilito e entro certi limiti applicato e trasformato in convenzione giuridica attiva (così come prima era solo una convenzione giuridica che il nudista compieva un atto contrario alla morale), perchè non si può dare seguito legislativo ad una convenzione giuridica attiva? Mi si dice che la mentalità politica attuale non è ancora pronta a questo, perché? È proprio così difficile educare i politici alla logica e alla ragione? Mi si dice che bisogna pur iniziare da qualcosa, vero, ma altri mi insegnano che si ottiene sempre meno della metà di quello che si chiede, cosa succede se già si chiede il minimo? E poi, altri mi insegnano che in Italia se per fare una legge ci vogliono tot anni, per cambiarla ce ne vogliono cento volte di più! Per altro l’ultima proposta di legge così come a suo tempo pubblicizzata (vedi qui) era conforme a questo discorso, affermava che la nudità è lecita e stop per poi a parte affrontare il discorso di promozione turistica, ci si sta forse rimangiando la parola. Perché?

Imprenditore nudista (investire nel nudismo), una scelta difficile?


Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

In queste ultime tre settimane ho avuto notizia di due strutture turistiche che, dopo un più o meno lungo periodo di apertura al nudo, sono tornate al tessile. Pochi giorni fa parlando con un ristoratore di eventi nudisti quest’ultimo si è subito trincerato dietro a varie considerazioni sostanzialmente similari alle stesse fatte dalle due strutture turistiche di cui sopra. Purtroppo, proprio in un momento in cui la sensibilità verso la causa dei nudisti e l’accettazione del nudo stanno crescendo, proprio in un momento in cui sarebbe opportuno tenere duro e battere il chiodo caldo, quelli sopra citati non sono i primi esempi di rifiuto imprenditoriale del nudismo, di chiusura verso il nudismo e, temo, non saranno nemmeno gli ultimi.

Seppure ci siano alcuni imprenditori illuminati che danno un margine di spazio agli eventi nudisti e al nudismo, appare difficile, molto difficile, decidere di investire sul nudismo e ancor più complicato rimanere fedeli alla decisione presa. Perché? Quali sono le obiezioni e le considerazioni messe in campo dagli imprenditori stessi? Vediamole!

“In Italia manca la mentalità naturista”

Parto da qui perché è da qui, dall’uso di questa parola “naturismo”, che hanno luogo tutte le incomprensioni di cui parleremo in seguito e hanno luogo tutti i principali problemi del movimento e dell’imprenditoria nudista. Finché si usano i termini in modo inopportuno le persone non potranno mai farsi delle idee chiare: il naturismo non è lo starsene nudi al sole, non è il passeggiare senza vestiti, questo è nudismo. Naturista non è la struttura che consente ai suoi ospiti di vivere in nudità, questa è nudista. Parlare di naturismo quando invero si vuol far riferimento allo stare nudi, cioè al nudismo, confonde chi non è molto addentro al settore, se poi consideriamo che spesso sono proprio i naturisti stessi a diffondere un’idea del nudismo, indi di riflesso del nudo, distorta e malsana ecco che la frittata è fatta. Proviamo a parlare come si deve parlare e usare, pertanto, la semplice e chiara parola di “nudismo”, sarà molto più facile farsi capire e far crescere la cultura e l’accettazione del nudo e del nudismo. È il nudo che infastidisce alcune persone, è il nudo che viene mal visto dalle istituzioni, è il nudismo che viene rifiutato!

Detto questo possiamo però fare anche un altro tipo di considerazione: ma è proprio necessaria una mentalità nudista affinché il nudo sia accettato socialmente? E’ proprio necessario che tutti o molti diventino nudisti per avere un investimento turistico sul nudismo? No, non è necessario, esattamente come non è stato necessario per permettere la libera circolazione dei tatuaggi, del piercing, delle minigonne, dei pantaloni a vita bassa, dei capelli lunghi maschili, delle teste pelate e via dicendo. Perché a differenza delle altre scelte quella del nudismo stenda ad essere accettata socialmente e istituzionalmente? Tralasciando l’ipotesi (forse azzardata ma non del tutto improponibile) che alla base ci sia la paura politica per il forte effetto decondizionante che il nudismo porta in se stesso, possiamo senz’altro affermare che ciò avviene perché i nudisti si sono autoesiliati nei ghetti, perché i nudisti si sono messi dalla parte del perdente, di chi ammette d’essere fuori luogo, perché i nudisti amano abbracciare il comodo (dal momento che giustifica l’inattività e le paure) vittimismo anziché uscire allo scoperto e darsi da fare a difesa del proprio ideale, della propria scelta di vita. Sta a chi propone un cambiamento sociale far sì che gli altri lo comprendano e lo condividano: è una incontrovertibile legge naturale!

 “C’è chi confonde una struttura nudista per un privè”

Embhè, per colpa di qualcuno devono rimetterci tutti? È sicuro che la confusione nasce da una cattiva, scarsa o addirittura mancata ricezione del messaggio inviato (anche l’assenza di un messaggio è pur sempre un messaggio), rimbocchiamoci le maniche e rilanciamo, aumentiamo, rinforziamo, miglioriamo l’informazione (e la formazione), senza però aspettare che siano gli altri a farlo, lo dobbiamo fare noi stessi, specie se siamo imprenditori che hanno deciso di investire nel nudismo. Se qualcuno fraintende basta fargli presente l’errore, imparerà e trasmetterà ad altri quello che ha imparato. Impedendo alle persone di evidenziare il proprio fraintendimento vuol dire non permettere a loro di rendersene conto, di imparare e di insegnare, vuol dire penalizzare la cosa giusta, la struttura nudista, che viene impedita, a favore di quella sbagliata, l’idea della struttura nudista come club privè, che permane.

“Il nudismo attira guardoni, curiosi, esibizionisti, scambisti eccetera”

Riembhè, intanto quanti sono realmente costoro? Di certo molti meno di coloro che di fronte a persone nude o le ignorano o si sentono coinvolti nella scelta. Perché i tanti che sono neutri o positivi al nudismo devono vedersi azzerati per dare peso solo ed esclusivamente ai pochi che al nudo guardano negativamente? Così stando le cose come possono i primi essere indotti a parlare in favore del nudismo, in vece dei nudisti? Come si può coinvolgere chi abbiamo escluso ed ignorato? Dall’altra parte chi si sente preso in così tanta considerazione si trova rafforzato, acquista sicurezza, aumenta sempre più il suo tono di voce, le sue pretese, ottiene credibilità e ascolto.

Poi, visto che spesso atteggiamenti considerati assolutamente normali in tutti i luoghi tessili (ad esempio il baciarsi o l’accarezzarsi o lo strusciarsi) vengano molto spesso additati come fuori luogo se attuati in ambiti nudisti, ci sarebbe da chiedersi se non siano i nudisti a essere un tantinello troppo sessuofobici? Non è che siano i nudisti a vedere malizia e malasanità dove non ce n’è?

A seguire ce lo vogliamo chiedere perché il nudo su alcuni ha un effetto indissolubilmente erotico? Non di certo per colpa del nudo in se stesso e dei nudisti, ma piuttosto perché i tabù della società tessile hanno creato una morbosa curiosità e una patologica attenzione per il nudo. Con un adeguato periodo di sopportazione e comprensione, l’esposizione alla nudità altrui risulterebbe curativa per tutti tali alterati rapporti con il nudo.

Infine dire “no al nudismo perché c’è chi lo usa male” è esattamente la stessa cosa che dire “eviriamo tutti gli uomini perché ci sono quelli che violentano le donne”, la stessa identica illogica e inconcepibile cosa!

“Abbiamo dato la possibilità a qualche associazione ma siamo rimasti sconcertati di quanto sia settario un raduno di soli tesserati”

Vero, verissimo, ma anche ineluttabile. Spetta all’imprenditore crearsi una clientela o spetta agli altri creargliela? Cosa possono fare le associazioni oltre che proporre ai propri iscritti uno o più raduni? Se l’imprenditore invece di attendere le associazioni è lui stesso a organizzare qualcosa coinvolgendole tutte insieme evidentemente le cose possono essere molto diverse. Un imprenditore non può e non deve essere passivo, esattamente come per l’ambito tessile vengono organizzati e proposti in continuazione eventi senza aspettare che siano i clienti a farlo, perché non fare lo stesso anche per l’ambito nudista?

“Si percepisce una certa competizione tra le associazioni“

Premesso che non si comprende cosa possa avere a che fare questo con la decisione d’investire o meno sul nudismo, osserviamo che la competizione è l’anima del commercio e le associazioni, seppur non imprese commerciali, devono pur sempre acquisire soci per poter sopravvivere. Per altro la competizione, lungi dall’essere un fattore negativo, è uno stimolo a fare di più e meglio. Anche le strutture turistiche, ricreative, della ristorazione, eccetera sono in competizione tra loro! Che male c’è?

“Nessun problema se ci prenotate l’intera struttura”, “siamo indecisi se accettare solo ospiti nudisti o ospiti in genere”

Perché mai o solo gli uni o solo gli altri? I nudisti non pretendono di togliere spazio ai non nudisti, chiedono solo di poter sfruttare da nudi quello spazio che, da vestiti, potenzialmente già occupano. Ai nudisti non disturba avere attorno persone vestite e a moltissimi tessili non disturba avere attorno persone nude (lo dimostrano diversi sondaggi effettuati da tessili in ambiti tessili e lo stiamo dimostrando noi di Mondo Nudo con i nostri eventi aperti a tutti). Evidente che con una scelta separatista l’investimento sul nudismo debba risultare perdente: la percentuale di nudisti è nettamente inferiore a quella dei non nudisti! La scelta corretta, l’unica vera scelta che si possa e si debba fare è quella della contemporanea condivisione degli spazi. “Se lo facessi perderei clienti.” Ci hai provato? Come si possono fare affermazioni assolutistiche senza prima provarci? Potrebbe essere vero, ma anche no: si stanno diffondendo sempre più le manifestazioni tessili dove ognuno può vestirsi come vuole, ivi compreso lo stare nudi (che è alla fine un modo di vestirsi), in una sola di tali manifestazioni c’è più nudità di quella che si possa avere in una decina di raduni nudisti messi tutti insieme. Siamo d’accordo è un rischio, ma lo è esattamente come lo sono tutte le decisioni che deve prendere un imprenditore, tutte, indistintamente tutte, se non si vuole rischiare è meglio fare altro.

Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

“Dobbiamo dire che stiamo lavorando solo con persone tessili.”

In buona parte ho già risposto a tale obiezione possiamo però aggiungere ancora qualche osservazione.

Vogliamo chiederci perché mai un nudista dovrebbe scegliere una struttura italiana piuttosto che una francese o spagnola?

Cosa offre al nudista una struttura italiana?

Poche centinaia, ma a volte poche decine, di metri quadrati dove poter stare nudo e per il resto obbligatorio vestirsi. Anche dove c’è una spiaggia nudista, per altro raramente a diretto contatto con la struttura per cui raggiungibile solo con un trasferimento più o meno lungo e… tessile, questa è lunga al massimo duecento o trecento metri. Insomma non un vero soggiorno nudista ma solo una vacanza tessile con qualche momento di nudo. Salvo non volersi ridurre a fare l’animale in gabbia: starsene in camera (l’unico luogo ove la nudità è possibile 24 ore su 24) tutta la vacanza.

Cosa offre, invece, una struttura dei paesi limitrofi all’Italia?

Nudità quasi ovunque o addirittura ovunque, ivi compresi supermercati, bar e ristoranti. Spiagge o boschi o prati direttamente collegati alla struttura e con la possibilità di fare lunghe camminate nei dintorni restando in nudità. Insomma una vera vacanza nudista, un soggiorno dove restarsene nudi costantemente.

E vogliamo parlare dei costi? Sono stato quindici giorni in Toscana e quindici giorni in Corsica, beh la vacanza in Corsica, a parità di qualità dei servizi, mi è costata, nonostante il viaggio in nave, meno della metà di quanto mi sia costata quella in Toscana.

Come può un nudista scegliere per le sue vacanze o anche per un più breve soggiorno una struttura italiana piuttosto che una straniera?

Se in Italia si vuole investire sul nudismo è necessario mettersi in gioco affinché il nudismo diventi una realtà sociale, attivarsi per fare informazione, pretendere che la nudità sia legislativamente dichiarata normale, che si possa stare nudi ovunque o quantomeno nella maggior parte dei contesti. Se la nudità non diventa una normalità sociale, non si potrà mai proporre un turismo nudista, non si potrà mai avere un mercato nudista, non si potrà mai andare oltre all’attuale proposta di tessilismo con qualche momento di nudo. Il nudo non va proposto come alternativa allo stare vestiti, il nudo va proposto in affiancamento allo stare vestiti: due clienti, due economie, due entrate contemporanee.

Noi di “Mondo Nudo”, il blog che mette a nudo il mondo, ci stiamo muovendo in tal senso, abbiamo ideato un sistema (Zona di Contatto) per aiutare gli imprenditori che hanno investito sul nudismo o che vogliano provare ad aprire al nudismo o che intendano anche solo aiutare la causa del nudismo. E’, questo, un progetto finalizzato a stimolare la società nel recupero del giusto ed equilibrato rapporto con il nudo; un progetto che si propone, con accortezza e progressività, di portare il nudo e il nudismo in mezzo alla società tessile; un progetto per stimolare l’impresa italiana a comprendere quale sia la potenzialità del nudo correttamente proposto!

Ora ci servono gli imprenditori illuminati, imprenditori che ci affianchino in questo progetto, un progetto nel quale da soli possiamo fare ben poco, anche se, coerenti con le idee che andiamo proponendo, ci proveremo comunque.

Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

Disposizioni per il riconoscimento della pratica del naturismo e lo sviluppo della capacità turistico-ricettiva in Italia


IMG_1692In via diretta e inequivocabile risponde solo in parte alle esigenze di chi vuole viverlo a pieno il nudismo e non solo nei week-end o nelle ferie e sfiora appena le necessità degli escursionisti (per sua natura l’attività non può essere limitata in piccole aree delimitate, anche se alla fine si può intendere il tutto come individuazione di alcuni specifici sentieri apponendo appositi cartelli all’inizio e alla fine degli stessi, nonché ad ogni loro incrocio con altri sentieri per risolvere), comunque giustamente minimalista ed efficiente. Per giunta contiene affermazioni di rilevanza notevole per la corretta evoluzione della visione sociale del nudo. Finalmente una proposta pienamente moderna, adeguata e aperta alle future espansioni. Certo il desiderio di qualcosa di più è sempre presente, d’altro canto è sempre presente anche la coscienza che esiste un tempo per ogni cosa e una cosa per ogni tempo. Ottimo lavoro!!!

Voto:
9,5 per il turismo
7 per la scelta di vita nudista (8 per l’escursionismo, che potrebbe anche essere un 8,5 o un 9, dipende da come verranno in tal senso interpretati alcuni passaggi della proposta e da come si muoveranno le istituzioni e le associazioni in merito a tale attività, che, ricordiamolo, è la massima rappresentazione dello spirito naturista)

Il testo della proposta di legge nazionale: Disposizioni per il riconoscimento della pratica del naturismo e lo sviluppo della capacità turistico-ricettiva in Italia.

Segui l’iter della proposta sul sito della Camera

Il nudismo è illegale in Italia?


Ignudo mi son offerto

Ignudo mi son offerto

Dobbiamo partire da qui: ciò che una legge dello Stato vieta, espressamente o implicitamente, non può essere autorizzato da leggi regionali o delibere comunali.

Ora osserviamo che di spiagge nudiste nel tempo ne sono state autorizzate, poche ma ci sono: Capocotta, Lido di Dante, Nido dell’Aquila, Marina di Camerota.

Inoltre sono già tre le regioni che hanno emesso una legge a tutele del naturismo (che nella sua accezione corrente implicita in se la nudità, quindi il nudismo): Emilia Romagna, Abruzzo e Veneto.

Aggiungiamoci che diverse oramai sono le sentenze di assoluzione per i nudisti portati in tribunale se non addirittura le denunce archiviate dalla Procura ancor prima di arrivare in giudizio.

Uno più uno più uno uguale tre, ovvero: il nudismo, di per se stesso, non è illegale in Italia! Diversamente i comuni non avrebbero potuto concedere le autorizzazioni per le spiagge anzidette, le regioni non avrebbero potuto emanare le leggi a tutela del naturismo e i giudici non avrebbero potuto assolvere i nudisti denunciati.

Poi ovvio che se uno va in Piazza San Marco a Venezia e ci si mette nudo a prendere il sole, seppure a rigor di logica non abbia fatto nulla di diverso dal nudismo di spiaggia, difficilmente potrà evitarsi una denuncia e la successiva condanna: al di là della questione puramente logica, dobbiamo pur tenere presente tutta una serie di fattori che, per ora, necessariamente limitano la libertà d’azione del nudista. Va bene forzare un attimo le cose (senza pressione nulla cambia al mondo), ma non si deve esagerare.

Concorso per opere sul nudismo: Il sole è Nudo


Attraverso la sinergia tra l’Associazione culturale BraviAutori e la comunità de iNudisti, prende avvio un mirabile concorso per opere sul nudismo finalizzato alla realizzazione di un prezioso libro antologico sul tema del nudismo.

Di seguito riportiamo per esteso il bando di concorso, altrimenti scaricabile da qui!

Partecipate, partecipiamo, numerosi, grazie!


Il sole è nudo

ovvero: quando ci si veste di libertà

bando di concorso per opere sul nudismo (da un’idea di Angelo Manarola)

 

Opere ammesse

Sono ammesse opere in italiano che mettano a nudo la pratica del nudismo, raccontate attraverso qualsiasi prospettiva, realmente vissuta, ipotizzata o di fantasia.

Stare nudi al mare o in montagna o dovunque, da soli o accanto ad altri, avvolti dalla sensazione della sola natura addosso. Raccontateci le vostre esperienze, le opinioni e tutte le riflessioni che questa pratica può suggerirvi. Chi pratica nudismo o naturismo? Chi ha mai pensato di provare? Chi lo ha fatto? E se sì, perché è successo? Quali sono state le personali sensazioni o esperienze? Cosa lo ha spinto a diventare o provare a essere un nudista?

Sicuramente chi lo vive o l’ha vissuto, sostiene che non si tratti di sesso o esibizionismo. Chi non vuole provare, d’altro canto e qualunque siano le sue argomentazioni, è sicuramente incontestabile. Fatto sta che tale pratica in molti Paesi Europei è una consuetudine; in Italia, invece, nonostante ci siano migliaia di praticanti, è osteggiato.

Questo tema non vuole essere un dibattito pro o contro; questo non ci riguarda. Vi invitiamo, invece, a proporre un testo, una poesia o una raffigurazione grafica su un vostro pensiero oppure un’esperienza o anche, perché no?, un sogno.

Gli autori, se vogliono, possono inviare fotografie, disegni o lavori grafici originali per corredare il loro testo (vedi nota sulle immagini).

L’opera, solo una per autore, deve essere inedita. Per “inedita” intendiamo un’opera i cui diritti siano pienamente nelle mani dell’autore. Il contenuto dell’opera non deve essere pornografico, pedofilo, antireligioso, politico, razzista, diffamatorio o eccessivamente scurrile.

I documenti da inviare sono i seguenti:

il testo,

in formato .odt, .docx, .rtf o .doc (LibreOffice, OpenOffice, Word), non oltre le 10.000 battute spazi inclusi, senza formattazioni del testo (nessun corsivo o grassetto). Se è necessario evidenziare una parola, è meglio usare le virgolette;

dichiarazione di proprietà e di unicità dell’opera

Il sottoscritto “…” dichiara che l’opera in allegato intitolata “…” è inedita e di mia esclusiva proprietà. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore);

dati anagrafici e biografia

dati pubblici: l’autore può allegare una nota personale o una breve biografia, l’indirizzo email e il sito personale che, in caso di pubblicazione dell’opera, potrebbero essere inseriti sotto il proprio nome;

dati riservati: se l’autore non desidera che i propri dati personali vengano resi pubblici, dovrà specificarlo chiaramente nel corpo dell’email o nei dati personali.

Dati anagrafici ed e-mail sono obbligatori e non saranno utilizzati in alcun modo se non nella normale amministrazione del concorso e per eventuali comunicazioni con l’autore;

autorizzazione a pubblicare l’opera

in caso di valutazione positiva da parte della Commissione interna, l’opera sarà inclusa nella raccolta “Il sole è nudo”:

Autorizzo la pubblicazione dell’opera intitolata “…” per i soli fini del concorso per l’antologia “Il sole è nudo”. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore).

Invio dell’opera

Il materiale deve essere inviato a solenudoconcorso@libero.it.

Il concorso scade quando la redazione selezionerà sufficienti opere idonee alla pubblicazione. La lettura e la selezione avverrà man mano che le opere perverranno presso la nostra email. Sul forum di BraviAutori.it potrete informarvi in qualsiasi momento su quanti e quali racconti saranno stati selezionati.

Ogni email pervenuta riceverà una conferma di ricezione. Se non riceverete entro una settimana tale conferma, vi invitiamo a rispedire l’opera.

È possibile partecipare con uno pseudonimo. In questo caso tale volontà deve essere specificata chiaramente nella email usata per l’invio dell’opera, o nell’opera stessa. I reali dati anagrafici, in ogni caso, sono obbligatori.

È possibile partecipare con opere a più mani.

I testi selezionati, se ce ne saranno a sufficienza, saranno inseriti nell’antologia “Il sole è nudo“. L’antologia sarà autoprodotta da BraviAutori.it mediante il POD (Print On Demand).

Ecco la nostra vetrina su Lulu: www.lulu.com/spotlight/BraviAutori

e la vetrina su BraviAutori.it: www.braviautori.com/pubblicazioni.

Nota sulle immagini

L’ immagine può essere una fotografia, un disegno o un elaborato digitale di qualsiasi peso e formato grafico. È preferibile un taglio quadrato. L’immagine deve essere vostra e dovrete specificarlo chiaramente nella dichiarazione di paternità.

Commissione di valutazione

La Commissione che valuterà i lavori da pubblicare è formata da:

  • rappresentanza di esperti della pratica, etica e realtà oggettive del nudo/naturismo:
    • Staff tecnico del sito inudisti.it:
      • Andrea Galvan (gestore e proprietario)
      • Massimo Lanari (amministratore)
      • Emanuele Cinelli (caporedattore rivista elettronica interna)
      • Domenico Corradin, Mauro Esposito e Gian Piero Salvatore (moderatori);
    • Andrea Mirabilio segretario ANAB (Associazione Naturista Abruzzese);
    • Leonardo Rosso presidente Unione Naturisti Sicilia;
    • Francesco Ballardini presidente A.N.ITA (Associazione Naturista Italiana);
    • Vincenzo Barone referente ufficiale di UNI Campania;
    • Lorena Franchi consigliere in A.N.E.R. (Associazione Naturista Emiliano Romagnola);
    • Stefano Morra consigliere in UNI Lazio;
  • Angelo Manarola ideatore del concorso;
  • Consiglio amministrativo dell’associazione culturale BraviAutori;
  • la SALVO, ovvero la Squadra Anonima Lettori Volontari Onnivori, che tanto bene ha lavorato finora per tante altre antologie;
  • singoli autori e appassionati, che preferiscono restare anonimi.

Le opere pervenute saranno sottoposte, in maniera anonima, alla Commissione. Le sue valutazioni saranno insindacabili. La Commissione interna si riserva la facoltà di suggerire alcune modifiche ai testi inviati, che l’autore sarà libero di accogliere o meno. In tal caso l’autore potrà sottoporre nuovamente l’opera al vaglio della commissione.

Premi in palio

Pubblicazione dell’opera nell’antologia “Il sole è nudo“.

Eventuali altri premi potrebbero aggiungersi durante lo svolgimento del concorso.

Quota di partecipazione

La partecipazione è gratuita e non c’è alcun obbligo di acquisto.

Questa antologia, così come tutte le nostre iniziative, non è a scopo di lucro ma ha l’obiettivo di valorizzare l’impegno e il talento degli autori e sostenere l’associazione culturale BraviAutori che, da quando è nata, si impegna a pubblicare opere online e a fornire gratuitamente molti servizi utili agli scrittori/artisti. Ecco perché, seppur non obbligatorio, gli autori selezionati e l’associazione culturale contano di essere premiati con l’acquisto e la lettura. Aiutateci, in ogni caso, a diffondere i titoli delle nostre antologie negli spazi sociali che frequentate.

 Privacy e diritti d’autore

I dati personali, in base alla legge per la privacy, saranno utilizzati solo ed esclusivamente per la gestione del concorso ed eventuali contatti tra http://www.braviautori.it e gli autori partecipanti.

Le opere pervenute non saranno divulgate in altri modi all’infuori, in caso di selezione, della loro pubblicazione in “Il sole è nudo“.

I testi restano di proprietà degli autori e sono da intendersi “in prestito” esclusivamente per questa pubblicazione. Questo vuol dire che, se dopo aver pubblicato nella nostra antologia riceverete altre proposte di pubblicazione da parte di altri siti o editori, per quanto ci riguarda sarete liberi di accettare senza chiederci alcun permesso. Anzi, siamo i primi a suggerirvi di non fermarvi a questa nostra iniziativa e farvi leggere il più possibile partecipando ad altre iniziative simili e gratuite!

Contatti

Per qualsiasi informazione e per inviare le opere: solenudoconcorso@libero.it.

Sito: http://www.braviautori.it/

Raccomandiamo una partecipazione massiccia e un’altrettanta massiccia divulgazione di questo concorso che, ne siamo certi, si concluderà con un bellissimo libro!

Ringraziamenti

Alcuni siti web e Associazioni nudo/naturiste hanno voluto ospitare e promuovere questa nostra iniziativa nelle loro pagine e nei vari gruppi Facebook e similari. Di seguito, in ordine cronologico, chi ha comunicato, nero su bianco, il proprio appoggio:

iNudisti – un grazie particolare a tutto lo staff dei loro collaboratori che hanno prontamente ed entusiasticamente condiviso e spronato la nostra avventura fin da quando era solo poco più che un’idea, con un affettuoso pensiero al Sig. Massimo Lanari (A_fenice),  che ha provveduto in prima persona, attraverso le sue amicizie e conoscenze, a diffondere e sponsorizzare l’eco della nostra iniziativa.

Club Naturismo

Associazione Naturista Abruzzese

AssoNatura

Associazione Naturista Italiana  A.N.ITA

Unione Naturisti Campania

Unione Naturisti Siciliani

A. N. E. R. Associazione Naturista Emiliano Romagnola

Unione Naturisti Italiani –  sez. del Lazio

Cordialmente
Angelo Manarola e
lo Staff di BraviAutori.it


Nudismo e società


“Ma non ho capito, la cassazione assolve se uno si smutanda anche in un luogo non dedicato al naturismo, l’importante è che stia in stato di quiete? No perché in questo caso non mi sembra mica logica questa cosa. Insomma non è che tutti devono essere obbligati a guardare le grazie altrui solo perché non è reato. A me darebbe veramente fastidio stare sdraiata vicino a uno con il bigolo di fuori e una con tette e iolanda al vento.”

Ma chi ti obbliga a guardare le “grazie altrui”? Solo perché una persona è nuda si viene a creare negli altri che la circondano l’obbligo di guardare? A parte il sintomatico utilizzo del termine “guardare” anziché quello di “vedere”, mi chiedo se colei che ha profuso siffatto pensiero stia vestita quando fa sesso oppure, come la stragrande maggioranza delle donne (e delle persone), si mette nuda, accettando la visione dell’altrui nudità? Nel primo caso, a cui però proprio non credo, posso anche comprendere il suo disappunto, nel secondo caso, invece, mi viene de chiederle quale sia la differenza tra un nudo in camera da letto e un nudo sulla spiaggia.

“Il nudismo per me è esibizionismo, quindi il nudismo è esibizionismo!”

Ma cos’è l’esibizionismo? Come possiamo definire cosa è esibizionismo e cosa no? E’ forse esibizionismo quello della donna che indossa vestiti molto scollati? O quello del ragazzo a cui piace vestirsi con una maglietta attillata? O quello delle persone che vestono con pantaloni a vita bassa e mostrano buona parte del sedere quando sono seduti? No, sono tutti atteggiamenti entrati nell’abitudinario comune, eppure venti anni addietro sarebbero stati giudicati come offesa al pubblico pudore o peggio, quarant’anni fa si veniva multati se ci si baciava in pubblico. Allora, perché mai dovrebbe essere esibizionismo quello di chi sente l’esigenza di stare nudo il più possibile? Come potrebbe essere esibizionismo lo stare nudi in gruppo, dove nessuno, ma proprio nessuno bada alla nudità altrui: l’esibizionista cerca l’attenzione, vuole stupire, vuole essere osservato, ma se manca tutto ciò? Non ci si può arrogare la facoltà di dire “io la vedo così, quindi così è”: prima di definire qualcosa come un male ci si deve sforzare di conoscere bene quel qualcosa, il più delle volte sembra male solo perché si è abituati a farlo nel male o a ritenerlo possibile solo nel male: il male spesso non è nelle cose o nelle azioni e in chi le compie, ma solo nella mente di chi osserva!

“Stando nudo determini una forzatura sugli altri.”

Pensare ad una società dove non esistano forzature e contrasti è un non senso, una società del genere può esistere solo in presenza di soli automi. La facoltà di ragionare, unita all’insieme delle esperienze e dei condizionamenti, porta necessariamente alla diversità del pensare e qualsiasi azione, qualsiasi decisione entra ineluttabilmente in conflitto con le azioni o le decisioni di altri, di conseguenza provocano una forzatura su qualcuno. Esempio: una coppia, il marito vuole andare al mare, la moglie in montagna, non esiste soluzione che non forzi l’uno, l’altro o ambedue a fare delle rinunce o, quantomeno dei compromessi.

“Il nudo infastidisce la maggioranza delle persone.”

Premesso che diversi sondaggi dimostrano essere vero il contrario, e allora? La maggioranza delle persone fuma, eppure si sono perfino fatte delle leggi contro il fumo. La maggioranza delle persone è credente in una qualche religione, eppure nessuno si sogna di proibire l’ateismo. La maggioranza delle persone non rispetta il codice della strada eppure nessuno può multarmi se io lo rispetto. Chi l’ha mai detto che sia obbligatorio doversi conformare alle scelte e ai fastidi della (presunta) maggioranza?

“Io mi trovo benissimo nei miei vestiti!”

Beh, e che vuol dire? Certo che uno si trova bene nei suoi vestiti: in essi e con essi ci vive da tanti anni e ne è stato profondamente condizionato. È ben noto che attraverso il condizionamento, diretto e indiretto, si possono indurre le persone a fare azioni che altrimenti non farebbero mai, altrettanto noto è l’adattamento alle condizioni scomode e al dolore conseguente al doverci convivere quotidianamente. Per giunta una volta acquisito un condizionamento non ci si rende più conto della sua presenza, nel frattempo ci si è totalmente dimenticati delle sensazioni antecedenti e si è pronti a giurare che mai si era stati meglio di ora, che non esista altro modo di stare.


Il nudismo non è il preludio di festini a luci rosse ma solo il desiderio, anzi l’esigenza di poter prendere il sole, nuotare, camminare, vivere secondo uno spirito salutista e naturale. I nudisti non obbligano nessuno a diventare nudista, chiedono solo rispetto, chiedono solo di poter vivere in nudità, senza togliere spazio e dignità a nessuno: nei, per ora, limitatissimi spazi nudisti è ben accetto, vestito, anche chi (ancora) non ha abbracciato lo stile nudista. Per inciso… a differenza di quanto avviene negli altri ampissimi spazi dove, invece, chi (già) si è liberato dai tabù tessili può accedere solo rinunciando alla propria libera nudità.

Malvisto, deriso, costretto in piccoli spazi, relegato nei ghetti, ora si sta agitando nei primi vagiti di rivolta, nella sicurezza del giusto, nella tranquillità della consapevolezza; dopo essersi liberato dalla prigionia delle vesti, si libererà dei pregiudizi e spiccherà il volo conquistandosi consensi e spazi sempre più grandi: nudismo, la forma più semplice per essere se stessi, il modo più naturale di vivere.

Naturismo? Troppe regole!


Recentemente mi è capitato di leggere articoli che contenevano affermazioni che mi hanno lasciato decisamente allibito:

  • “non è naturista colui che pratica il nudismo da solo”
  • “non è naturista colui che sta nudo solo in casa”
  • “non sono naturisti coloro che praticano esclusivamente tra uomini”
  • “non è naturismo se non c’è la presenza di famiglie”
  • “non sono naturiste quelle strutture che escludono a priori la presenza dei bambini”
  • “nudisti e naturisti devono astenersi da qualsiasi minima espressione di affettuosità per non dare luogo a sospetti di attività a sfondo sessuale”
  • “chi sostiene la necessità per naturisti e nudisti di comportarsi, in relazione all’affettività, in modo similare a quello che avviene nella società tessile o è un giovane in preda agli attacchi ormonali o è un vecchio decrepito in cerca di prestazioni sessuali”
  • e altre amenità similari.

Naturismo e nudismo si propongono come attività liberatorie, come movimenti di libertà, come espressioni di un qualcosa di diverso dalla società tradizionale, dalla società tessile, da una società in cui le regole imperano, e poi andiamo a imporre tutte queste regole? Dove finisce la libertà? Non ci si rende conto che così facendo ci si macchia degli stessi identici errori che si rimproverano alla società tessile?

Queste affermazioni, e le regole che ne derivano, dimostrano l’incapacità di adeguarsi all’evoluzione dei tempi, evidenziano la volontà del controllo, la tendenza a dare credito solo a quanto piace e fa comodo, danno netta e chiara dimostrazione di quanto ci si faccia dominare dal senso unico.

Esistono delle definizioni enciclopediche, a queste dobbiamo rifarci: nudismo è stare nudi punto, naturismo è amare la natura punto, tutto il resto  serve solo a limitare ulteriormente la libertà delle persone, danneggiando i movimenti stessi del nudismo e del naturismo.

Smettiamola con queste regole, smettiamola con queste assurdità, impariamo a ragionare a doppio senso, impariamo ad evolvere. Non è vero, come ho letto negli stessi articoli, che queste regole sono irrevocabili e vanno rispettate solo perché nascono con i movimenti nudista e naturista. Intanto perché non esiste nulla di irrevocabile, perfino leggi e Costituzioni vengono periodicamente modificate, poi perché quelli erano anni in cui imperavano ideologie quali il razzismo, il maschilismo, l’omofobia, ideologie che oggi sono fortemente contrastate e talvolta anche illegali. Integrare e integrarsi questo è il mantra da seguire: allargando la definizione delle cose non se ne disconosce l’origine, ma a questa vi si aggiungono, in rispetto dell’evoluzione naturale delle cose e della natura, altri significati e altri utilizzi.

Analogamente mi ha lasciato allibito l’affermazione che la parola nudismo sarebbe caduta di moda, ma da dove nasce questa affermazione?  Chi se l’è inventata questa cosa? La parola nudismo non è uscita di moda, innanzitutto perché non è mai stata una moda, poi perché la parola nudismo non solo è ancora ben presente in qualsiasi dizionario ma anche perché la si trova usata moltissimo da tanti articolisti e blogger. La parola nudismo alcuni nudisti hanno smesso di usarla, sostituendola con quella di naturismo, solo per coprire le loro insulse e inutili paure, per mascherare la loro vergogna verso quello che facevano: solo chi ha vergogna di essere nudo non usa la parola nudismo.

Si deve altresì precisare che, come ho più volte ribadito  (“Nudismo e naturismo: sinonimo o contrari?”, “Nudismo e naturismo: la grammatica!”), la parola nudismo non è un’alternativa alla parola naturismo, bensì è un qualcosa di diverso: il nudismo si manifesta ove la nudità sia il fine e non un mezzo, mentre nel naturismo la nudità è solo un mezzo per addivenire ad un fine che, per inciso, con la nudità poco o nulla ha a che fare. Ecco che, per sua manifesta natura, il nudismo male si presta all’imposizione di regole limitatorie: quando stai nudo per il piacere di starci allora sei nudista e stai facendo nudismo, stop!

Il nudismo è aperto a tutti, giovani e meno giovani, uomini e donne, adulti e bambini, eterosessuali, omosessuali e bisessuali, senza distinzione di razza e di religione, senza attenzione al luogo di pratica o alla tipologia del gruppo in cui si pratica, tanti, pochi o singoli che si sia.

Ecco perché nel nudismo si può vedere la speranza di una futura evoluzione sociale, si può vedere il solo futuro per l’associazionismo naturista, ed ecco perché la parola nudismo va assolutamente rivalutata e usata, altro che andare in giro a dire che è una parola fuori moda.

Nudismo: serve proprio una legge?


Ignudo mi son offerto

E’ cronaca pressoché quotidiana di questi ultimi mesi quella di nuovi interventi di repressione nei confronti del nudismo e con tali fatti si risvegliano le considerazioni sulla legislazione italiana ritenuta carente, se non addirittura ostile, in relazione alla pratica del nudismo. Riprendono, così, anche le richieste di una legge ad hoc, una legge che non solo consenta tale pratica, ma la tuteli. Questa legge è proprio necessaria?

Il Codice Penale all’articolo 726 recita “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da euro 10 a euro 206”, un’articolazione apparentemente incerta ma che in realtà è formalmente perfetta: permette all’articolo di rimanere al passo dei tempi senza la necessità di doverlo continuamente riscrivere, cosa che, visti i continui corsi e ricorsi storici anche dei costumi, sarebbe senz’ombra di dubbio compito assai arduo.

La chiave dove sta? Nella definizione di pubblica decenza! Da nessuna parte della legge è data definizione di tale termine, ma devonsi fare ricorso all’Italiano corrente, cosa che i giudici ben sanno fare e, infatti, tutte le sentenze degli ultimi cinque anni (invero sono anche di più) in cui si vedano coinvolti dei nudisti accusati di “offesa al comune pudore”, emesse da qualsiasi livello giuridico (Giudice di Pace, Giudice ordinario), sono arrivate allo stesso identico esito: assoluzione piena per non aver commesso il fatto. In un caso, recente, il Giudice, pur in assenza di una parte civile, ha perfino ritenuto di dover di sua iniziativa procedere nei confronti dell’accusatrice e condannarla a rifondere ingenti somme all’accusata. Ultimamente, poi, le denunce manco più arrivano in sede giudiziale, vengono stralciate ancora prima e in uno di questi casi è stato definito che lo stare nudi non è un atto ma una condizione e come tale non rientra nemmeno nella fattispecie dell’articolo 726 del Codice Penale.

Allora la legge non serve? Esatto una legge ad hoc non serve. Visto però che, nonostante le sentenze di cui sopra, consci che un ricorso in Cassazione potrebbe risultare a loro favorevole, Sindaci, Consigli Comunali, Vigili Urbani, Forestali e via dicendo continuano a sperperare denaro pubblico effettuando fermi e denunce, sarebbe comunque opportuno un chiarimento ufficiale, sarebbe opportuno che chi di dovere si attivasse per far si che venga posta la parola fine a queste inutili e discriminanti azioni vessatorie. Se proprio, proprio, si volesse fare qualcosa di più, si potrebbe apportare una piccolissima modifica all’articolo 726 del Codice Penale, aggiungendovi la nota “il nudo di per se stesso non è mai atto contrario alla pubblica decenza”.

Se comunque, ignorando che in Italia si legifera troppo e male come diversi esperti in affari di governo hanno ben evidenziato, si voglia perseguire ad ogni costo la strada legislativa, si veda di sviluppare proposte chiare, proposte che non risultino deleterie e limitanti (come risultano tutte le proposte sviluppate negli ultimi anni), proposte che non contengano i presupposti al suicidio del nudismo libero e popolare italiano (come presenti in tutte quelle sviluppate negli ultimi anni), proposte semplici e non eccessivamente articolate (l’eccessiva articolazione, sebbene in Italia vada molto di moda, alla fine è anche un boomerang).

Doveroso dare un esempio di formulazione ideale, eccolo.


Preso atto

– dell’opinione espressa dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 3557 del 2000
– dell’esito e delle motivazioni di tutte le sentenze emesse negli ultimi 5 anni

Considerato

– che quelli a cui proprio non riesce di vedere persone nude sono un piccolissima parte degli italiani

Visto

– che quelli che praticano con una certa costanza il nudismo sono una fetta non irrilevante degli italiani

Stabilito

– che la restante parte del popolo italiano accetta che si pratichi il nudismo, ammettendo la presenza di persone nude ovunque,
– che la grande maggioranza di costoro si è dichiarata motivata a praticare il nudismo se lo stesso non rischiasse più di essere un fattore discriminante e deleterio ai fini della propria vita sociale e lavorativa
– che almeno la metà di questi ha praticato il nudismo almeno una volta nella sua vita

Si decreta che

  • la nudità di per se stessa non è una violazione all’articolo 726 del Codice Penale
  • sul territorio italiano pubblico, semipubblico  (terrazzi, giardini, eccetera) e, ovviamente, privato vige la facoltatività del vestiario, per cui ognuno è libero di stare vestito, semivestito o nudo a propria discrezione
  • nelle eventuali aree che le Associazioni Nudiste e Naturiste vogliano allestire  la nudità potrà dichiararsi obbligatoria, nel caso tali aree andranno indicata con cartelli segnaletici ben evidenti ad ogni accesso alle stesse
  • vengano se necessario allestite un certo numero di aree tessili ove la nudità sia vietata; tali aree andranno recintate o quantomeno indicate con cartelli segnaletici ben evidenti ad ogni accesso alle stesse
  • le strutture turistiche (campeggi, villaggi, alberghi, saune, centri benessere, ristoranti, bar, negozi vari) che vogliano creare aree riservate al nudismo lo possono fare senza richiedere particolari autorizzazioni e senza attuare particolari azioni (barriere visive, eccetera)
  • Comuni, Province e altre istituzioni pubbliche non hanno facoltà di derogare alla presente legge, non possono cioè emettere Ordinanze di divieto alla pratica del nudismo

Un’ultima cosa… questa eventuale proposta di legge si deve chiamare “legge sul nudismo” e non “legge sul naturismo” dato che:

  • tralascio tutta la trattazione sulla correttezza formale del termine naturismo per riferirsi sostanzialmente al solo stare nudi in spiaggia o altrove, che si può eventualmente leggere nel mio articolo “Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?”
  • naturismo dalla sua definizione data dalla Federazione Internazionale Naturista è soprattutto ” un modo di vivere in armonia con la natura” e solo in via dipendente e secondaria viene aggiunto “caratterizzato dalla pratica della nudità in comune allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”
  • nessuno si è mai sognato d’impedire alcunché in ragione del vivere in armonia con la natura, anzi è oggi tendenza comunque e sempre più diffusa
  • nessuno si è mai sognato d’impedire alcunché in ragione del favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente
  • quello che alcuni criticano e molte istituzioni comunali osteggiano è la pratica della nudità
  • indi la nudità è il nodo disquisitorio
  • per cui la nudità e quindi il nudismo devono essere il fulcro della legge e dalla stessa devono essere messi in netta evidenza

C’è nudismo e nudismo, facciamo chiarezza! (Parte 3)


… Segue dalla Parte 2

Il Nudismo

In sostanza ne ho già definito l’essenza nei paragrafi precedenti, vuoi parlandone direttamente, vuoi per esclusione derivata dalla definizione e dall’analisi di cosa non è nudismo pur essendo talvolta, in particolare dai media, definito come tale. Apparentemente, quindi, parrebbe non esserci più molto da dire, scopriremo invece che sul nudismo c’è ancora molto da trattare.

Iniziamo riprendendo e ripetendo la definizione storica e, pertanto, corretta e attendibile del Nudismo, quello con la N maiuscola, quello senza aggettivazioni aggiuntive, ovvero quello che viene praticato non come preludio alle attività sessuali o come esaltazione del se e del proprio corpo, ma solo e semplicemente come condizione fine a se stessa, come esigenza fisiologica (eliminazione del fastidio e dei danni fisici provocati dalle vesti, ripristino delle capacità di autoregolazione termica del corpo, eccetera) e psicologica (liberazione dalle limitazioni mentali proprie del tessilismo, superamento degli stereotipi costruiti dal mondo tessile, rinuncia alla valutazione degli altri, liberazione dall’autovalutazione ipercritica, eccetera),  come stato naturale e originario (l’uomo era nudo e si è vestito solo per proteggersi dal freddo e dalle intemperie, si nasce nudi, i bambini non hanno problemi a stare nudi, i bambini preferiscono stare nudi anziché vestiti, i bambini sono più spontanei e si muovono meglio da nudi che da vestiti).

Il Nudismo, quindi, nasce da specifiche e forti esigenze fisiche e psichiche, per poi arrivare a diventare uno stile di vita; il nudista inizialmente pratica solo in determinate circostanze (ad esempio solo in spiaggia), ma presto arriva a stare nudo ovunque sia possibile: casa, spiaggia, montagna, piscina, sauna, eccetera. E’ l’effetto di non ritorno che tutti i nudisti conoscono bene: provato una volta a stare nudi per uno o più giorni, la sofferenza dello stare vestiti diventa immediatamente palese e si aspetta impazientemente la successiva occasione in cui potersi spogliare.

Ovviamente i nudisti non sono avulsi dalle esigenze fisiologiche sessuali, anche loro, come tutti, hanno un’attività sessuale che si sviluppa secondo le normali e usuali regole del mondo tessile, riservatezza compresa. A tal proposito, però, nel mondo nudista si possono individuare alcune differenti correnti di pensiero e di atteggiamento: negazionismo, oscurantismo  e realismo.

I negazionisti si pongono come obiettivo quello di dare del nudismo l’idea di un mondo assolutamente ascetico e casto; un mondo dove il sesso apparentemente non esiste, dove le persone al sesso non pensano e rifiutano qualsiasi cosa possa anche lontanamente richiamare le attività sessuali. Ecco che costoro non ammettono che negli ambienti nudisti si possano pubblicamente tenere i benché minimi atteggiamenti di tenerezza di coppia (anche una semplice carezza o un bacio possono essere intesi come provocatori), non ammettono l’esposizione di immagini che possano dare l’idea di richiamo o esposizione sessuale (ad esempio foto di persone parzialmente vestite, foto di donne in mutandine, con calze nere e reggicalze), anche una semplice erezione spontanea  (non è frequente, anzi è raro, ma succede) può determinare l’allontanamento di una persona dalla comunità.

Gli oscurantisti vedono le attività sessuali come attività collaterali da non negare ma, al contempo, da tenere comunque nascoste e relegate ai margini del mondo nudista; le tenerezza tra le coppie sono ammesse a patto che si limitino nel tempo e nello spazio, le immagini devono essere di persone interamente nude o interamente vestite, l’erezione spontanea va nascosta e vissuta come una reazione innaturale.

Il realisti mettono al loro giusto posto le attività sessuali, ribadendo il concetto di naturalezza e spontaneità delle cose, promulgando che la vita nel mondo nudista non è in tal senso diversa da quella nel mondo tessile: il sesso è una parte importante della vita, non l’unica, ma, come oggi riconosciuto e testimoniato da molte ricerche in ambito sociologico e psicologico, assolutamente imprescindibile e fortemente condizionante la qualità di vita in generale. Il realismo nudista mantiene un costante parallelismo con il mondo tessile, acquisendone in tempo reale le variazioni nella visione del sesso e delle attività sessuali: nel momento che tutti ne parlano liberamente, anche nell’ambiente nudista non serve nasconderlo e ben vengano le carinerie e le tenerezza tra le coppie,si accettino le immagini anche con un piccolo richiamo sessuale nei termini e nelle modalità con cui le stesse vengono utilizzate nell’ambito tessile comune (ironia, gioco, eccetera), si considera normale l’erezione spontanea che non va esibita ma nemmeno nascosta, semplicemente ignorata.

Altra differenziazione di pensiero e atteggiamento riguarda l’accettazione o meno di persone tessili nell’ambito nudista. Ci sono coloro che assolutamente non ammettono che nelle località nudiste ci sia chi sta vestito, ci sono coloro che lo ammettono senza limitazione e, infine, coloro che lo ammettono ma vi pongono un limite che può essere temporale, quantitativo o qualitativo (solo per i primi giorni, solo se parente o amico di un nudista, solo la sera o comunque per freddo, solo slip o solo maglietta).  Qui invero il discorso si fa alquanto complesso perché ci sono sempre e comunque una lunga serie di considerazioni da fare, seguono le principali:

  1. Ambiente libero (sito non ufficialmente riconosciuto come nudista)
    Le tre correnti di pensiero si evidenziano e differenziano nettamente; personalmente sono a favore della terza soluzione: vestiti si ma solo entro certi limiti;
  2. Struttura o sito nudista
    Tutti diventano un attimino più intransigenti dal momento che ci si chiede perché mai una persona dovrebbe accedere ad una struttura nudista se non si vuole assolutamente mettere nuda!
    Esiste il caso particolare degli ambienti “clothing optional”, ovvero quegli ambienti dove i vestiti o il costume sono facoltativi, dove nudisti e tessili sono fra loro mescolati e convivono in pacifica armonia. Tali ambienti sono la naturale rappresentazione del concetto di tolleranza reciproca, rappresentano quello che dovrebbe essere lo stato comune di tutti gli ambienti, quello che personalmente spero possa diventare il futuro delle spiagge (e non solo) italiane (ovviamente in attesa che tutti tornino ad essere  nudisti).
  3. Basse temperature
    La sensibilità alla temperatura è cosa molto variabile da persona a persona e anche nella stessa persona gli stati fisici (affaticamento, malessere, eccetera) possono provocare variazioni di adattabilità e termoregolazione. Ecco che diventa difficile poter dare un criterio unico e comune, nemmeno il concetto di maggioranza può essere applicato, ma va necessariamente lasciata ampia libertà decisionale ad ogni singolo individuo (che è libero di non volersi ammalare). L’unico appunto da farsi è verso colore che si mettono i pantaloncini e restano a dorso nudo: il freddo si sente prima, molto prima, a livello del busto e del collo, non di certo dei genitali; un tessile che sente freddo, per prima cosa indossa una maglietta, poi un maglioncino, solo a questo punto inzia a infilarsi i pantaloni o pantaloni più pesanti, non c’è motivo perché lo stesso non debba avvenire per chi è nudo. C’è anche da dire che la pratica del nudismo tende a migliorare la capacità di termoregolazione e nel tempo si avverte sempre meno sia il freddo che il caldo.
  4. Intemperie
    Il discorso è molto simile a quello fatte per le basse temperature e valgono le stesse conclusioni.
  5. Mestruazioni
    Se gli uomini hanno il problema delle erezioni spontanee, le donne hanno quello delle mestruazioni; in genere si ammette che in questo periodo le donne indossino gli slip del costume, c’è però da precisare che si può comunque evitare ricorrendo agli assorbenti interni.
  6. Attività sportive
    C’è la falsa idea che solo alcune attività sportive possano essere praticati da nudi, in realtà è stato dimostrato che qualsiasi attività sportiva non solo può essere praticata stando nudi, ma l’atleta ne trae anche giovamento: migliore traspirazione, maggiore libertà di movimento, minore surriscaldamento del corpo e, quindi, minore trasudazione con conseguente minore effetto di raffreddamento all’interruzione dell’attività. Anche l’uso di attrezzi ginnici non è limitativo: sudando meno la protezione di un semplice foglio di carta (tipo quello che usano oggi i medici per i lettini da visita) può risultare più che sufficiente, in ogni caso anche da vestiti è richiesta e necessaria la protezione di un asciugamanino, si tratta eventualmente di usarne uno un poco più grande. Anche gli sport che prevedono contatto fisico si possono praticare da nudi: non si vede quale timore possa esserci verso il contatto di due corpi totalmente nudi.
  7. Balli e altre attività ricreative
    Purtroppo anche in diverse strutture nudiste negli ultimi anni si nota la tendenza a vestirsi completamente per le attività ricreative, quali i balli o i giochi di gruppo. E’ una tendenza assolutamente incomprensibile e per la quale valgono tutte le considerazioni già fatte ai punti precedenti, in particolare quelle relative alla temperatura e alle attività sportive.

Ecco, questo è il nudismo “vero” e metto tra virgolette la parola vero poiché non è formalmente corretto parlare di nudismo vero e nudismo falso, ma si dovrebbe parlare di nudismo e di … altro!

Il Naturismo

Parlando di nudismo e delle sue diverse interpretazioni non possiamo non esaminare il Naturismo.

Taluni ritengono il concetto naturista più evoluto di quello nudista, altri scindono nettamente le due cose e vedono nel Naturismo un qualcosa che al Nudismo ha solo aggiunto altri obiettivi e altre finalità (quelli del naturalismo, dell’ecologia, del vegetarianismo, dell’animalismo), senza per questo migliorarlo o peggiorarlo sotto l’aspetto, diciamo, filosofico. Di certo siamo in presenza di un qualcosa che supera l’aspetto puramente interpretativo del nudismo; il Naturismo, infatti, è un movimento sociale basato su regole comportamentali e obiettivi di vita tesi all’armonia con la natura. Ecco che la pratica della nudità non è più un fine, non è più l’obiettivo, ma diventa un mezzo per raggiungere gli obiettivi desiderati e, nel contempo, un’espressione degli stessi.

Difficile dire se sia nato prima il Nudismo o prima il Naturismo, di certo il Naturismo ha da sempre integrato in se stesso la pratica della nudità e, quindi, il concetto di nudismo, risulta pertanto logico ritenere che le due cose abbiano quantomeno origine comune e analoga età.

Tralasciando gli episodi e gli avvenimenti da ritenersi preistorici, seppur interessanti e non indifferenti, i primi vagiti del movimento naturista si possono far risalire alla fine del XIX° secolo, quando in Germania venne fondato lo Jugendbewegung, movimento giovanile ai cui ideali si ispirarono i precursori del naturismo: Paul Zimmerman e Richard Ungewitter innanzi a tutti.

Nel corso dei primi trent’anni del ‘900 in Germania sorsero diverse Associazioni e vari campi nudisti, purtroppo l’avvento del Nazismo sciolse le Associazioni e distrusse le strutture, pur senza frenare del tutto le attività naturiste e, soprattutto, senza provocare la scomparsa dell’ormai maturo movimento naturista. Infatti, alla fine del secondo conflitto mondiale, nel giro di pochi anni si osserva al risorgere delle attività, delle associazioni e delle strutture naturiste: nel 1949 viene fondata la Deutscher Verband  fur Freikorperkultur (DFK) e negli anni immediatamente successivi nascono associazioni anche in molti altri stati europei.

Precursore del Naturismo italiano fu Ernesto Guido Gorishegg (1927).

Nel 1974 si tiene a Cap d’Agde, in Francia, il Congresso Internazionale del Naturismo e, nel corso dei lavori, viene coniata la definizione ufficiale e ancor oggi utilizzata e pubblicizzata dalle varie Associazioni Naturiste: “Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente”.

Conclusione

Attualmente il nudismo è praticato in buona parte del mondo, sebbene con differenti livelli di accettazione sociale.

  • Francia, Spagna, Croazia, Germania, Grecia, Finlandia, Svezia, Danimarca e Olanda riconoscono ufficialmente il nudismo.
  • In Francia e nei Paesi Scandinavi le Federazioni Naturiste fanno parte dell’istituzione corrispondente al nostro Ministero della Cultura, Sport, Educazione Sociale e Giovanile.
  • In Spagna esiste una cittadina interamente nudista, El Fonoll, poco distante da Barcellona; moltissime spiagge sono “clothing optional”, ovvero su di esse il costume è facoltativo e i tessili convivono pacificamente con i nudisti, senza esigenze di separazioni più o meno simboliche; perfino nella centralissima spiaggia di Barcellona e nei giardini pubblici della stessa città è possibile praticare il nudismo (in Spagna per legge è consentito stare nudi ovunque non sia espressamente vietato).
  • Negli Stati Uniti d’America, paese notoriamente puritano, esiste una comunità che vive quotidianamente la nudità sociale, integrandosi perfettamente con la società tessile che li accetta, nudi, perfino alle assemblee cittadine; sono poi abbastanza diffuse manifestazioni nudiste in ambito metropolitano, tipo, ad esempio, le biciclettate, le corse e le marce; esiste una televisione nudista che trasmette regolarmente servizi girati da giornalisti che operano stando nudi.
  • Nel Brasile esiste una comunità che, senza isolarsi dalla società tessile, ha trasformato un villaggio naturista in una residenza fissa, Colina do Sol.
  • In Europa sono presenti 1500 strutture nudiste.
  • In Francia e in Austria l’escursionismo nudista si sta diffondendo a macchia d’olio.
  • In Austria e in Germania molte sono le saune e le piscine ove è possibile stare nudi.
  • In Olanda è stata aperta una palestra fitness nudista.

Solo l’Italia ancora mostra un certo livello di reticenza nell’accettazione della presenza nudista: quattro soli siti ufficialmente autorizzati, un sito autorizzato ha recentemente perso l’autorizzazione, pochissime le spiagge in cui si tollera ufficiosamente il nudismo (si e no una decina in tutta Italia, ma per alcune la situazione si è fatta critica), altrettanto limitate le strutture nudiste, nulle le spiagge “clothing optional”, impossibile, nemmeno per il solo periodo di vacanza, praticare un nudismo full immersion (stare nudi ventiquattro ore su ventiquattro) se non imponendosi forti limitazioni di movimento.

Non è forse ora che anche l’Italia si allinei con gli altri paesi del mondo? Non è forse ora di rompere con gli ormai insulsi, inutili e incoerenti tabù del passato? Non è forse ora di ridare alla nostra vita la naturalità e la nudità (non solo fisica) dell’origine?

Perché tutto questo fastidio e questa reticenza verso la nudità? Perché nonostante un sondaggio della rivista FOCUS abbia registrato che l’80% degli Italiani non hanno nulla in contrario a che si pratichi il nudismo, al lato pratico sono pochissimi quello che lo praticano e questi devono spesso subire manifestazioni aggressive, denuncie, ironia, eccetera? Perché è così difficile accettare il proprio corpo per quello che è e non aver nessun timore a mostrarlo? Perché si deve imporre la visione tessile anche a chi è già riuscito a liberarsi dai condizionamenti del puritanesimo e vuole soltanto poter vivere in libertà la propria nudità e assaporare al meglio le sensazioni di benessere che la nudità provoca? Perché ci si deve trincerare dietro a false pretestuose affermazioni pur di negare la salubrità e il potere educativo della nudità privata e comunitaria?

Perché, perché, perché …. Come chiusura di questo mio excursus sul nudismo e sulle sue interpretazioni vi lascio queste domande e spero vogliate provare a dare una risposta che sia obiettiva, libera e giusta!

Fine


Fonti e consigli bibliografici

• “Il Corpo Nudo – Sociologia della nudità” Monia D’Ambrosio – Ed. Sylvia

• “I bambini, il senso di vergogna e gli abusi” Paul M. Bowman – Traduzione Marco Freddi

C’è nudismo e nudismo, facciamo chiarezza! (Parte 1)


La lingua italiana è una delle lingue più ricche di vocaboli, però non è sempre possibile chiamare le cose con termini specifici e non è infrequente che un’unica parola venga utilizzata per fare riferimento a situazioni anche fortemente diverse. E’ proprio il caso del nudismo, e allora andiamo a fare chiarezza, tenendo conto che è discorso assai complesso, che tra un estremo e l’altro ci stanno infinite variazioni, che non è possibile esaminare tutti i casi specifici ma ci si dovrà necessariamente limitare a trattare solo alcune situazioni. C’è anche da dire che trattasi di discorso assai lungo e volendolo esaminare con una certa precisione e un discreto livello di approfondimento è necessario suddividerlo in più capitoli, il primo, introduttivo, che individua ed elenca i principali utilizzi della parola nudismo, gli altri, di approfondimento, che entreranno nel merito di ogni singolo e specifico utilizzo. Data la lunghezza dell’articolo è altresì necessario pubblicarlo suddividendolo in tre parti, tra le quali è facile navigare mediante gli opportuni connettori (“Continua nella Parte …” / “… Segue dalla Parte”) in coda e in testa alle parti stesse.

Principali utilizzi della parola “nudismo”

Quali sono le situazioni di base per le quali, oggi, si utilizzano le parole nudismo e nudista? Inutile perdersi in iperboli discorsive, eccone direttamente l’elenco:
1) Naturismo
2) Nudismo
3) Nudismo trasgressivo
4) Nudismo esibizionista
Aggiungiamoci poi alcune situazioni che, pur essendo preesistenti al movimento nudista e figlie dei tabù introdotti dalla società tessile, vengono spesso confusi con il nudismo o allo stesso attribuite; situazioni, che andrò ad analizzare sotto l’unica voce di “alterazioni alla sfera sociale-sessuale”:
5) Esibizionismo
6) Edonismo sessuale
7) Autoerotismo pubblico
8) Violenza sessuale
Per l’analisi di dettaglio partiamo proprio da quest’ultimo gruppo di situazioni, che, di fatto, più si allontanano dalla visione nudista: nudo non è sinonimo di sesso.

Le alterazioni alla sfera socio-sessuale

Come detto queste situazioni non hanno in realtà nulla a che vedere con l’ideale del nudismo, ma ad esso sono spesso accomunate dalla società tessile e dai media per un’errata interpretazione delle cose, nonché, per maliziosi e tendenziosi giochi di convenienza e scoop giornalistico.
Esibizionismo, edonismo sessuale, autoerotismo pubblico, violenza sessuale sono tutti atteggiamenti che preesistevano alla nascita del pensiero nudista, non si possono pertanto in nessun modo attribuire al nudismo. Purtroppo i soggetti che praticano tali attività, con l’unica eccezione della violenza sessuale, hanno trovato sulle spiagge nudiste il modo di mascherarsi ed esercitare le loro alterazioni con un’apparente maggiore tranquillità e sicurezza. Se, però, approfondiamo di più l’argomento e le diverse situazioni, possiamo capire perché alla fine la realtà è ben diversa da quello che sembra e che taluni affermano.
Ovviamente non prendo in considerazione nessuna attività che venga praticata in luogo privato e nella riservatezza, che di fatto non possono considerarsi alterazioni della sfera socio-sessuale e non formano atti di violenza su nessuno.

Pur nella contestualizzazione comune che vede gli esibizionisti operare in luoghi pubblici, l’esibizionismo si applica secondo due correnti di pensiero: coloro che si esibiscono innanzi ad altri consenzienti e coloro che si esibiscono innanzi a persone ignare e non consenzienti. Il primo caso possiamo accomunarlo a quello dell’edonismo sessuale e potrebbe al limite sfociare nel nudismo esibizionista; il secondo caso è invece quello più tipico e riportato da sempre in centinaia se non migliaia di barzellette e aneddoti. Coloro che praticano quest’ultima forma di esibizionismo godono, ovviamente, delle reazioni di stupore, d’indignazione, di paura che possono indurre nelle loro vittime; ma… che stupore, indignazione, paura possono indurre in chi pratica il nudismo ed è abituato a vedere le persone nude? Ecco che costoro di certo non andranno a praticare su di una spiaggia nudista, pertanto non si può affermare che le strutture nudiste siano un ricettacolo di pericolosi esibizionisti, questi sono piuttosto attratti dai luoghi più o meno scuri frequentati da tessili: cinema, discoteche, ritrovi per fidanzati (camporella) e via dicendo.

L’edonismo sessuale, ovvero l’elevazione del godimento sessuale a unica finalità delle propria vita e, nel caso specifico, alla pratica delle attività sessuali in pubblico, può certamente trovare motivo di collocarsi sulle spiagge nudiste e nelle altre situazioni di nudismo, nessuno lo vuole negare. Resta però il fatto che tali atteggiamenti, in quanto preesistenti al nudismo, non sono una sua conseguenza, ma in esso trovano solo un modo per celarsi: in un ambiente in cui tutti sono nudi diventa più facile mostrarsi e valutare la “merce” da altri offerta. D’altra parte, però, la nudità viene a togliere aspetti edonistici importanti, quali la stimolazione dell’appetito sessuale notoriamente meglio provocato da opportuno abbigliamento che dalla nudità; questo rappresenta un freno importante a tale pratica, che alla fine risulta essere molto di nicchia e facilmente contrastabile da mirati controlli delle forze dell’ordine, si aggiunga, poi, che i nudisti osteggiano apertamente le attività sessuali pubbliche nei loro pochi e limitati siti. Per questo, in particolare all’estero, si formano zone ben distinte, anche se talvolta limitrofe tra loro: una frequentata da soli nudisti, l’altra frequentata da soli ricercatori di sesso. E’ vero che non è facile distinguere le due zone, ma di questo non si può farne colpa ai nudisti, che, nel limite delle loro possibilità (spesso manca l’appoggio delle forze dell’ordine o, addirittura, queste si mostrano più attive nell’allontanare i nudisti che gli edonisti e gli esibizionisti), cercano di allontanare le persone sospette o che manifestano apertamente atteggiamento edonistico.

L’autoerotismo pubblico è in tutto e per tutto assimilabile al discorso fatto per l’edonismo sessuale, l’unica differenza è che tali soggetti sono spesso più sollecitati ed eccitati da chi non li accetta piuttosto che da chi li accetta e quindi solo in parte si auto esiliano nelle eventuali zone riservate all’edonismo sessuale. Che dire … innanzitutto si deve rilevare che questi personaggi da tempo immemore sono profondamente insediati nel tessuto sociale, la loro presenza non è certamente imputabile alla presenza di persone nude che per eccitarli basta un comunissimo costume, ma anche una minigonna o un vestito attillato; poi annotiamo che sono praticamente presenti ovunque, che, pur essendo fatto assai noto, nessuno ha mai dato colpa alle coppiette che si appartano in camporella di ingenerare il loro assembramento, magari su una spiaggia nudista si sentono autorizzati a palesarsi, ma i nudisti di certo non aggradano la loro presenza sebbene, per il già citato poco mancato appoggio delle forze dell’ordine, siano talvolta costretti a tollerarla per evitare di mettere in pericolo la propria incolumità. Ma se proprio, proprio vogliamo comunque insistere nell’affermare che una spiaggia nudista rappresenti un’attrattiva importante per gli autoerotonami, beh, allora dobbiamo anche sostenere che le spiagge nudiste sono un importante compendio sociale dato che fanno sparire tali personaggi dalle spiagge tessili.

Il discorso della violenza sessuale, infine, non è proprio da prendersi in considerazione: non esistono notizie di violenze sessuali perpetrate in ambienti a frequentazione nudista. Senza nessuna pretesa di scientificità, si potrebbe sospettare che la visione del nudo possa inibire il violentatore. Certo è che la violenza sessuale, come tutte le altre alterazioni socio-sessuali, è assolutamente sconosciuta nelle comunità nudiste e lo era nelle popolazioni allo stato primitivo che, per l’appunto, vivendo nella nudità, non davano al nudo una valenza imprescindibilmente sessuale.

Continua nella Parte 2…


Fonti e consigli bibliografici

• “Il Corpo Nudo – Sociologia della nudità” Monia D’Ambrosio – Ed. Sylvia

• “I bambini, il senso di vergogna e gli abusi” Paul M. Bowman – Traduzione Marco Freddi

Dìvide et ìmpera


Nudismo e naturismo

Una legge che regolamenta il turismo regionale nel suo complesso può includere anche disposizioni che riguardano il turismo naturista: è quel che fa per la prima volta la legge regionale della Lombardia nr. 27 del 1° ottobre 2015. La legge dispone che le pratiche naturiste debbano essere svolte in strutture turistiche. Solo a queste condizioni e modalità esse potranno essere “riconosciute”. Dunque, esse sono necessariamente limitate dalla disponibilità di strutture e da quel che offre la struttura stessa, e di conseguenza anche il “riconoscimento” è altrettanto limitato. A chiare parole non lo dice, ma sembra che il “riconoscimento” del turismo naturista, appunto perché possibile in determinate condizioni, lo renda impossibile qualora queste condizioni non ci sono. Se da una parte qualcuno può gioire di questo parziale riconoscimento, altri ritengono di essere esclusi perché il testo profila indirettamente quel che NON viene “riconosciuto” e cioè il nudismo nella sua più vasta accezione.

Per di più quel punto w) dell’art. 2 “riconosce” il naturismo, ma allo stesso tempo ritira questo riconoscimento, perché lo relega nelle strutture dedicate, attrezzate e opportunamente segnalate, rendendolo di fatto socialmente invisibile, messo in sicurezza, dopo averlo bellamente sfruttato come specchietto per allodole, come “attrattività” (neologismo usato a iosa nel testo della legge regionale). È come se ci fosse una legge che mi consentisse di stare nudo… ma soltanto fra le mura del bagno con le tende tirate. Che “permesso” è?

Mi pare poi anche mistificante considerare il turismo naturista come pratica salutista svolta a contatto con la natura! La natura che si può godere in una struttura ricettiva (ne riprendo l’elenco dall’art. 18: alberghi o hotel; residenze turistico-alberghiere; alberghi diffusi; condhotel; case per ferie; ostelli per la gioventù; foresterie lombarde; locande; case e appartamenti per vacanze; bed & breakfast; rifugi alpinistici, rifugi escursionistici e bivacchi fissi; aziende ricettive all’aria aperta) non è paragonabile a quanto ci offrono sentieri, spiagge, rive di fiumi e di laghi, campagna o anche solo e quotidianamente balconi e giardini di casa.

 

Il nudismo

L’attività nudista, nascendo da un’esigenza fisiologica e psicologica del singolo (rapporto e consapevolezza del proprio corpo, esposizione del corpo all’aria aperta, alla luce, alla temperatura in modalità e variabilità naturali, gestione sociale del pudore) ha peculiarità tali che non possono definirsi di tipo turistico o assimilabili, se non marginalmente per il fatto di dover raggiungere determinati luoghi – ma non tutte le modalità di fruizione prevedono necessariamente uno spostamento con un mezzo. Il nudista utilizza le strutture turistiche (anche non-naturiste) solo incidentalmente, logisticamente, come punti di appoggio, non come mete. Il nudista non fa del turismo. La sua attività è spontanea, corporale, sensoriale, esperienziale; è ricreativa e rigenerativa quanto può essere ricreativa l’attività fisica in sé; il godimento che ne trae è più di natura olistica che intellettuale, nel senso che è più rivolta all’interazione con l’ambiente, all’integrazione di fattori naturali esterni, alle reazioni biologiche, alle regolazioni spontanee del proprio organismo, alle modificazioni inconsce dell’umore e della sociabilità più che al godimento intellettuale di una componente estetica, di una conoscenza, di una finalità, di una affermazione di sé (“John was here”). Non ha bisogno di attrezzature, di supporti tecnici, di impianti (piscine, campi da bocce, piazzole per il tiro con l’arco…) Non attende le ferie.

Naturismo contro nudismo

Il giochetto dei politici (e di chi ci sta dietro) mi sembra chiaro: tranquillizzare i naturisti offrendo loro una possibilità lecita, una sicurezza, un permesso, una legittimazione per allontanarlo dalle pratiche nudiste libere. Una volta che il bisturi della legge ha inciso nel corpo sociale separando i turisti naturisti dai nudisti, sorgono differenze di interessi, competizioni, lotte di primogenitura. Messi al riparo, nel seno della legge, i naturisti si sentiranno talmente sicuri da reclamare per sé agli occhi dell’opinione pubblica (quello stesso pubblico generico a cui comunque continuano a non potersi mostrare nudi!) l’esclusiva di poter starsene nudi e “riconosciuti”, facendosi forte del fatto che, in quanto regolamentata, questa soluzione, per quanto imperfetta, offre anche le necessarie garanzie di “rispetto” verso i non-naturisti. Si tratta di un atteggiamento vittimistico usato dai naturisti per farsi compatire, avere ragione, trovarsi degli alleati e dei “difensori”.

Questa “alleanza” col pubblico generico non-naturista verrà certamente vista ed accolta con favore dal resto della società, perché senza osare pretenderlo è messo al sicuro da eventuali cattivi incontri.

I naturisti che preferiscono i centri, per parte loro, sicuramente si sentiranno in qualche modo privilegiati, dalla parte del giusto e per primi, per mantenere il proprio privilegio e la propria giusta causa, saranno contrari alle pratiche nudiste libere e selvagge, fuori da regole e condizioni, e le combatteranno, non ammetteranno che qualcuno sia nudo senza le limitazioni che essi hanno accettato (e che ritengono giuste, il giusto prezzo da pagare al resto della società), avranno la conferma (errata) che quelle pratiche comportino comunque un certo rischio, siano al limite della legalità, malignamente e malevolmente sicuri che chi le pratica prima o poi verrà pizzicato dall’art. 726 cp. Rientra in tal modo dalla finestra e vien fatto valere l’assunto del codice penale secondo cui la visione del nudo dal vivo possa in qualche modo offendere i non-naturisti e soprattutto i bambini.

 

Indebita estensione

La legge dunque, riconoscendo da una parte il turismo naturista, consegna dall’altra i nudisti selvaggi ai rigori dell’art. 726. Articolo che, bypassato per i centri, viene tacitamente esteso e rinvigorito: se l’unica nudità ammessa è quella protetta e segnalata all’interno dei centri, la nudità libera, ipso facto, è bandita e inammissibile; in pratica si interpreta a senso unico quel che l’articolo del codice penale definiva in termini ampi e generici (e cioè che lo stare nudi “in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico” è un “atto contrario alla decenza”). In deroga a questo e sotto condizione, la legge “riconosce” questi stessi atti come ammissibili, al punto da considerarli una “attrattività” per il turismo e una risorsa per l’economia. L’articolo del codice penale è stato aggirato escludendo il pubblico, ma così facendo non si fa altro appunto che confermare che quegli atti siano indecenti e non debbano essere visti. Da una parte dunque, proprio recintando i centri, si riconferma che quel che fanno i naturisti nei centri sono “atti contrari alla decenza” (l’unica differenza è che sono ammessi perché non sono visibili dal “pubblico”); dall’altra che quegli stessi atti non sono indecenti per i naturisti, al punto che l’argomento della presenza di bambini (sempre impugnato come dirimente e decisivo), viene inspiegabilmente ignorato, neutralizzato, perdendo ogni valore ed efficacia.

È questa legislazione indiretta che è pericolosa per il nudismo: non si legifera direttamente in materia, ma quel che viene disposto da un lato, agisce in absentia dall’altro, nel senso che ora, abbandonata la possibilità di valutare caso per caso l’“indecenza” di un atto, si lascia intendere che tutto il resto (non citato), non rientrando nei criteri di accettabilità “turistica”, ne sia contrario. In altre parole – e qui sta la mostra dei muscoli – poiché il nudismo libero non è considerato un’attrattività turistica, forti dell’appiglio del codice penale, viene ulteriormente sanzionato e stigmatizzato perché indecente. Se si fanno delle eccezioni, il resto viene confermato e rafforzato.

Rileggendo l’articolo del codice penale sotto la lente del “riconoscimento” fatto dalla legge regionale, appare evidente che quei medesimi atti sono sì indecenti ma cessano di esserlo a determinate condizioni: sono indecenti se a compierli sono innanzitutto coloro che non accettano tali condizioni (i nudisti), dividendo così tra “osservanti” e “non-osservanti” quanti amano la nudità. La legge regionale, con l’imposizione delle condizioni, riafferma tutto il vigore dell’articolo del codice penale lungo lo spartiacque della decenza, ma “assolve” (= “riconosce”) coloro che accettano le sue regole. La legge in sostanza divide la società in tre gruppi di persone che non possono “per definizione” convivere, né manco vedersi: i naturisti, il “pubblico” e poi i nudisti (che proprio non hanno più diritto di esistere).

Ridefinizioni e contraddizioni

Non so fin quanto senza intenzione (perché oramai la politica non è più l’arte del dialogo, della ricerca della pacifica, civile convivenza fra tutti, ma il campo d’azione per furberie ed interessi “di parte”), dando un contentino ai “moderati” (i naturisti) si va a colpire indirettamente i nudisti. Chiaramente, i primi, come cani docili e fedeli, grati di un bocconcino che non si aspettavano, indifferenti alle ragioni e ai diritti di altri non considerati, sentendosi protetti e dalla parte del giusto, difenderanno le ragioni del proprio “padrone” (tanto benevolo), contro i secondi, indecenti, e eccessivi nelle loro richieste.

La legge definisce e sancisce una differenza che in natura non esiste e che il nudismo intende superare: la differenza fra nudi e vestiti. È una differenza culturale e non naturale. Se un legislatore mi fa una legge in cui prevede strutture per naturisti e li sottrae alla vista di chi naturista non è, sottolinea una differenza e una distinzione che in natura non c’è. Tanto è vero che psicologicamente fa più danno la secretazione e segregazione del nudo che la sua libera manifestazione. Infatti: da che cosa ci si sente liberi appena facciamo questo passo e ci spogliamo? Di che cosa ci rendiamo più consapevoli, se non del condizionamento sociale, culturale, morale che si oppone alla nuda semplicità della natura? Una natura libera dalle ragnatele dei nostri civili, moderni, scientifici pensieri, valori, comportamenti.

Nelle nostre escursioni miste infatti il nudo è accolto tranquillamente, così come chi si spoglia accetta tranquillamente chi preferisce rimanere vestito. Altrimenti si giungerebbe a una situazione paradossale – ormai consueta nei centri:

  • dove la nudità è imposta perché continuamente “rosicchiata” da chi preferisce comunque rimanere vestito
  • dove gli “irriducibili” (ad es. gli adolescenti) stanno per la maggior parte del tempo in bermuda e bikini per sentirsi a proprio agio e relazionarsi “normalmente”.

Il “turismo naturista”

E perché condizionare lo stesso “turismo naturista” alla specializzazione delle strutture ricettive? Così come per il turismo classico le strutture ricettive sono un punto secondario rispetto all’attrattività di un luogo che ne merita la visita, non vedo come possa essere la presenza della struttura naturista in sé a richiamare il turista, a meno di considerala appunto come condizione esclusiva per la pratica del naturismo. L’attrattiva turistica di un luogo precede la disponibilità delle strutture ricettive presenti (l’Everest ne è un esempio); e la qualità e specializzazione delle strutture stesse possono essere componente dell’attrattività turistica indipendentemente dal contesto geografico o culturale del territorio (vedi le spa, i centri benessere, le strutture per naturisti).

Un litorale, un fiume, un monte possono essere mete turistiche e meritare una visita (da nudi o da vestiti, con o senza strutture ricettive). La pratica nudista, a differenza del turismo naturista, può svolgersi anche in luoghi senza strutture ricettive, anche senza spostarsi da casa, non è limitata a periodi dell’anno o alle ferie.

Il turismo naturista ha messo in chiaro il discrimine vero, il grimaldello che apre magicamente tutte le porte: Tutti gli ostacoli si possono superare se l’attività porta un beneficio economico (chiamiamolo pure profitto), altrimenti il mettersi nudi rimane una pratica indecente. Gli operatori turistici “specializzati” e i turisti naturisti vedranno come una minaccia innanzitutto economica il nudismo “libero”.

 

Un diritto personale e naturale

Non vorrei che il “turismo naturista” riconosciuto dalla recente legge diventasse l’unica possibilità anche per il nudismo. Che la politica consegni agli operatori lo strozzo dell’esclusiva, cancellando di fatto il nudismo libero o imponendo delle condizioni economiche, una tassa minima, o una specie di “licenza-nudismo” per un diritto personale e naturale.

Abruzzo, è legge: “Valorizzazione del turismo naturista”


3go1E’ stata approvata, in tempo veramente strettissimi, la legge regionale abruzzese sul turismo naturista (leggila).

E’ presto per fare delle considerazioni precise e definitive, bisognerà vedere lo sviluppo della sua applicazione reale, per ora si possono solo fare supposizioni e valutazioni sulla carta che, noi di Mondo Nudo, tutto sommato riteniamo comunque poco utili se non del tutto inutili. Ci limitiamo ad osservare che questa legge riguarda solo ed espressamente il turismo, mentre poco mette in campo per il vero nudismo e il vero naturismo.

C’è, infatti, da osservare una cosa che pare essere finita nel dimenticatoio o quantomeno prevaricata da altri interessi o altre mire: nudismo e naturismo non sono lo stare nudi per alcuni giorni all’anno, non sono il nuotare o l’andare in sauna nudi, non sono l’essere nudi all’interno di più o meno numerose aree specificatamente destinate; nudismo e naturismo sono scelte di vita e come tali comportano l’esigenza di stare nudi sempre e ovunque, quantomeno il più possibile!

Se possiamo intendere questa legge come un passaggio intermedio allora, fatte salve le premesse fatte in apertura di questo articolo (applicazione pratica della stessa), la possiamo valutare come un buon risultato. Se dobbiamo vederla come un punto di arrivo, beh allora le cose sono assai diverse, ma siamo convinti che pochi siano coloro che la vogliano vedere come un punto di arrivo.

Sintetizzando: voto….

  • dal punto di vista del turismo diamo un otto (8),
  • dal punto di vista dello stile di vita nudista vogliamo essere ottimisti, dare fiducia alle istituzioni e stare larghi di maniche, diamo un sei (6), ma tutto dipenderà da quello che succederà nei prossimi tre o quattro mesi!

Complimenti e …. Auguri ANAB!

NV Italia


Come spiegato nella pagina introduttiva vengono qui riportati solo quegli eventi nudisti a carattere pubblico e la cui pubblicità non avviene solo attraverso i canali riservati dell’ambiente nudista e naturista.



26/05/2015

Sempre il Festival Naturista 2015 alla ribalta della cronaca, con due bellissimi articoli del Giornale del Cilento:

Esclusivo, tutti nudi lungo il sentiero: le foto del raduno naturista

Camerota, dai 3 ai 70 anni in mezzo alla natura come mamma li ha fatti. De Gennaro: «Grazie Cilento»


26/05/2015

Comune decondizionatamene all’avanguardia quello di Marina di Camerota, non solo ha autorizzato una spiaggia nudista ma ha anche messo sul proprio sito l’annuncio del Festival Naturista 2015, per il quale si è prodigato ad identificare e autorizzare un percorso escursionistico. Si noti anche la collocazione del festival: Villaggio Touring Club Italiano, un club che fino ad oggi mai aveva fatto annotare la benché minima apertura al nudismo, molto significativo e speriamo sia solo l’inizio di una proficua collaborazione.


28/08/2014

Aumentano sempre più gli articoli che si occupano di nudismo e naturismo, e sempre più ne parlano senza preconcetti, questo è veramente fatto bene: Resapubblica > Nudismo: da quando si va in spiaggia senza costume da bagno?


05/08/2014

Al Museo Nazionale della Montagna di Torino è in corso una mostra di fotografie storiche intitolata “Visioni fra le rocce – Studi di nudo femminile”. Autori delle foto sono George-Louis Arlaud e Marcel Mays.


13/06/2014

Il Comune di Torino di Sangro delibera l’istituzione della spiaggia nudista al Lido “Le Morge”.


29/03/2014

Alla fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili “Fa’ la cosa giusta” si parla di naturismo nel convegno “Diffusione e legislazione del naturismo in Europa e nel mondo. Il naturismo in Italia e suo sviluppo anche come risorsa economica per il turismo.”.


10/03/2014

Alla Camera dei Deputati viene presentata una proposta di legge sul nudismo, la prima a non volerlo ingabbiare e riconoscerlo a tutto tondo come attività sana e naturale.


15/07/2013

Su Repubblica TV un bel video sul nudismo e il naturismo, sebbene con qualche imprecisione e il classico ed errato luogo comune del nudismo praticabile solo in areee protette.


30/04/2013

Su ChietiToday l’annuncio della…

tavola rotonda su “Il turismo naturista come opportunità economica in Abruzzo” organizzata dall’ANAB (Associazione Naturista Abruzzese)


30/04/2013

Gli eventi nudisti da noi organizzati o sostenuti approdano sulla pagine di “Dipende – Giornale del Garda”…

3^ Giornata dell’Orgoglio Nudista
Raduno Nazionale de iNudisti 2013


23/04/2013

Da Venezia Online…

“Naturismo: un comparto turistico che Jesolo intende affrontare e sviluppare”


20/02/2013

L’intraprendenza, la sincerità e la fiducia del nostro fondatore e direttore portano l’escursionismo nudista, e con esso il nudismo e il naturismo in genere, sulle pagine di un sito non nudista dedicato all’vventura e agli sport più o meno avventurosi.

Il profilo di Emanuele Cinelli e gli eventi di “Orgogliosamente Nudi” su Gialdini World


20/01/2013

L’editrice la Sylvia sta lavorando alla prima rivista cartacea naturista indipendente “Vita naturista magazine” la cui uscita del primo numero dovrebbe essere ormai vicina.


20/01/2013

Non è stata propriamente pubblicizzata attraverso canali pubblici, ma è comunque attività importante per l’estensione raggiunta e l’impegno che vi si sta dedicando, per cui, in deroga alle regole previste per questa sezione, la riportiamo comunque.

A partire dall’autunno 2012 l’Associazione Naturista Italiana (ANITA) stipula e sta ancora stipulando convenzioni con diversi operatori turistici italiani.


20/01/2013

A dicembre 2012 L’editrice “Sylvia” con il contributo di alcune associazioni, vari gruppi e diversi singoli nudisti, pubblica la Guida Naturista Italiana.

Recensione della “Guida Naturista Italiana” – Sylvia Edizioni


Guida naturista ItalianaIn una società sempre meno propensa a spendere per ottenere informazione, che può spesso gratuitamente reperire con pochi secondi di ricerca su Internet, sempre meno interessata alla carta stampata, che può efficientemente sostituire con l’elettronica di file e dei siti web, l’uscita sul mercato di una nuova proposta editoriale può lasciare stupiti, specie se si tratta di una guida e ancor più dal momento che tratta di nudismo, stile di vita che negli ultimi anni si è visto oltraggiato e osteggiato da una incomprensibile recrudescenza delle ostilità istituzionali, in particolare comunali.

Se, però, guardiamo all’ancor elevato numero delle persone a cui piace sentire nelle proprie mani l’oggetto fisico da cui trae informazione, per non parlare di coloro che, ancor non irrilevanti, amano circondarsi da raccolte materiali di libri, godendo della solo loro presenza, sia essa ordinata sulle librerie, che disordinata su tavoli e comodini; se, invertendo il punto di vista, osserviamo quanto poco risulti efficiente l’elettronica ai fini della penetrazione degli strati politici e istituzionali, ancora molto vincolati al documento cartaceo, ecco che, questo progetto editoriale risulta tutt’altro che inutile e diafano.

Se chi di dovere avrà l’abilità e la sagacia di far circolare la guida attraverso tutti i principali, ma anche non principali, canali informativi istituzionali, quali le biblioteche, giocando sulla curiosità delle persone che entreranno in casuale contatto con la guida, sull’orgoglio politico degli amministratori che noteranno la propria regione o il proprio comune poco o per nulla colorato dalle icone delle presenze nudiste, sublimando, attraverso le pagine pubblicitarie di strutture ma anche di comuni, province e regioni, l’esigenza di visibilità e di crescita economica, questa guida potrà di certo diventare un valido e sicuro strumento di movimentazione dell’interesse al turismo nudista e naturista, una testa di ponte nudista all’interno delle stereotipate barriere istituzionali.

La forza della “Guida Naturista Italiana”, redatta a cura di Carlo Alberto Castellani ed edita da Sylvia, guida di cui si sentiva fortemente la mancanza, è e sarà nella sua strutturazione logica ed editoriale.

Meritevole e importante la scelta di non limitare i contenuti alle sole poche evidenze istituzionalizzate: le rarissime spiagge sulle quali lo stare nudi è ufficialmente autorizzato da delibere del comune di competenza e le poche strutture fagocitate dalla federazione naturista italiana. La guida, infatti, elenca tutto quanto sia stato possibile individuare e rilevare sul territorio italiano, facendo emergere tutto quel sommerso nudo-naturista fino ad oggi tenuto celato e mostrando come in Italia la situazione, seppur sempre carente, sia decisamente più interessante di quanto facessero pensare i numeri da sempre ufficialmente resi noti:

  • ben 38 sono le strutture (campeggi, villaggi, agriturismo, bed & breakfast) che, in vario modo, offrono opportunità per soggiorni e vacanze in stile nudista e/o naturista;
  • addirittura 68 sono le spiagge (marine, fluviali e lacuali) dove il nudo è quantomeno tollerato;
  • solo due regioni, la Val d’Aosta e il Molise, non offrono nessuna opportunità nudista, sebbene sia da rilevare che solo due regioni (Sardegna e Toscana) abbiano un numero di strutture considerabile decente e solo la Toscana superi le cinque unità in merito alle spiagge praticabili in nudità.

La guida si apre con una breve e scontata, ma comunque utile, introduzione sul naturismo, con l’implicito invito all’abbandono delle vesti per scoprire il fantastico e salutare mondo del corpo libero e nudo. A seguire una brevissima disanima sulla incerta situazione giuridica italiana, l’elenco delle associazioni italiane che si occupano di nudismo e naturismo, una paginetta dedicata alla comunità Internet de iNudisti, la più importante realtà nudista italiana non associativa (peccato che la foto usata ad ornamento di questa pagina mostri una modella che indossa delle mutande), un breve sunto delle offerte nudiste italiane e poi… poi le schede specifiche suddivise in tre gruppi, Italia del nord, Italia centrale e Italia del sud, e per regione.

Ogni regione viene aperta con una breve considerazione generale e la relativa cartina iconografica che aiuta a comprendere la collocazione delle strutture e delle spiagge descritte. Strutture e, nel limite del possibile, spiagge sono ampiamente descritte, abbinando al testo varie significative fotografie. Una ricca iconografia arricchisce il tutto e consente di meglio identificare le caratteristiche del luogo illustrato: collocazione, logistica, servizi, attrezzature sportive, accessibilità.

Dopo averne decantato i pregi, vediamone i difetti.

Innanzitutto un difetto che invero sarebbe da considerarsi più un pregio: la guida viola l’alone di segretezza che in alcuni casi si era volutamente creato e mantenuto, rischiando così di passare informazioni a coloro che questi luoghi li volessero utilizzare a fini che nulla hanno a che vedere con il nudismo e il naturismo. D’altra parte non è possibile immaginare una crescita senza che venga prima messa in campo la totale disponibilità, non è pensabile l’accettazione senza la trasparenza, non è credibile che il nudismo possa acquisire spazi e fiducia senza che i nudisti siano disposti a metterci la faccia, quella vera ovviamente.

Si evidenzia poi una non immediata leggibilità della cartina che riassume la situazione italiana: i bollini numerati sono troppo piccoli e, comunque, sarebbe stato più coinvolgente e stimolante un sistema che mettesse immediatamente in risalto la differenza tra regione e regione, ad esempio un sistema a barre o a bolle.

In merito all’iconografia, sarebbe stato opportuno classificare anche le strutture, così come fatto per le spiagge, in ragione della loro più o meno forma nudista: struttura ad orientamento nudista, struttura in cui l’uso del vestiario è ovunque facoltativo, struttura in cui il nudo è tollerato ma non predominante (ad esempio ammesso solo all’interno della sauna o in limitati spazi dell’area esterna), struttura che offre possibilità nudiste limitate (ad esempio solo a gruppi che prenotano l’intera struttura).

Sempre rimanendo sul tema dell’iconografia, il colore utilizzato per riempire le stelline di classificazione delle spiagge è poco evidente, specie per chi non ha una vista perfetta, rendendo non immediata l’individuazione della stessa.

Altro personalmente non rilevo, mi limito solo a suggerire, per un prossimo futuro, di abbinare alla guida un sito a cui gli acquirenti della stessa possano accedere per ottenere informazioni più precise sul “Come arrivare”, visto che, per ovvi motivi di spazio, sulla versione cartacea queste appaiono alquanto scarne e, probabilmente, di pochissimo aiuto per chi non sia pratico della zona. Tramite questo sito si potrebbero poi attivare altri vari e utili servizi, un esempio per tutti: un sistema di aggiornamento in tempo reale della guida stessa.

Che dire per concludere questa recensione? Bravo Carlo Alberto, bravi tutti coloro che hanno collaborato al progetto, ma bravi anche coloro che si metteranno a disposizione per la sua futura crescita; non dimentichiamo i meravigliosi titolari e/o gestori delle strutture che hanno contribuito alla nascita della guida anche solo accettando di comparire nelle sue schede descrittive, speriamo che questo serva da stimolo agli altri operatori turistici per fare altrettanto, così come si spera venga emulato l’esempio del Comune di Camerota che unico, sulla base del mantra “Qui il naturismo è turismo”, ha formalmente supportato la guida con una propria pagina pubblicitaria.

Per informazioni commerciali, aderire alla diffusione e acquisti vedi il sito della “Guida Naturista Italiana”.

Logica illogica o illogica logica?


Tutti paladini della libertà, ma spesso solo di quella propria! Tutti trionfi delle proprie certezze, ma spesso sono solo personali convinzioni! Si fa un gran parlare di evoluzione, ma alla fine non ci si vuole liberare dalla più grande involuzione al mondo: quella degli stereotipi sociali!

Logica illogica o illogica logica?

Un viaggio tra i principali luoghi comuni dell’opposizione al nudismo.

Tutti, in un modo o nell’altro, sostengono la logica del conoscere, dello studiare, dell’esaminare le questioni prima di dare un parere, prendere una posizione o deliberare in merito, eppure, quando si parla di nudismo tutte le logiche del mondo sembrano saltare e molti, tra gli oppositori e i dubbiosi, sono coloro che fanno affermazioni e formulano certezze senza aver mai minimamente avvicinato il mondo nudista, senza averne mai studiato le regole, senza averne mai approfondito l’essenza. Questo, purtroppo, avviene anche tra coloro che, più di tutti, dovrebbero attenersi alle logiche sopra menzionate, ovvero Consiglieri Comunali, Sindaci, Amministratori delle Istituzioni varie e politici in genere, sempre molto lesti nel recepire le lamentele avanzate dai soliti quattro gatti, ma, salvo rarissimi casi, assolutamente ciechi nei confronti del cospicuo numero di nudisti e dell’ancora più importante maggioranza tessile silente.

Uno dei luoghi comuni più frequenti è quello dei bambini. Ogni volta che si parla di nudismo salta fuori la frase “ma ci sono i bambini” ad affermare che non si può accettare il nudismo perché i bambini ne sarebbero in qualche modo danneggiati. Dove sono le prove di questo? Dove sono le dimostrazioni scientifiche? No, non perdete tempo a cercarle, non esistono! Esistono, invece, le prove e le dimostrazioni scientifiche dell’esatto contrario: “I bambini, il senso di vergogna e gli abusi” di Paul M. Bowman. Forse non si sa o più facilmente si vuole ignorare che almeno il 25% dei nudisti è costituito da nuclei familiari, e, con tale termine, mi riferisco alle coppie con figli, indi sussistono migliaia di esperienze reali dimostranti che i bambini non solo si trovano pienamente a loro agio nella nudità, ma crescono ben più sani, sia nel fisico che nello spirito. In Italia si vedono poche famiglie nudiste solo perché, non essendo il nudismo autorizzato se non in pochissimi posti (si contano sulle dita di una mano), sono costrette a fluire verso località e strutture estere, dove il nudismo non solo viene ampiamente ammesso, ma in molti casi è addirittura espressione stessa della cultura sociale del posto. Il bello è che anche i Sindaci e gli Assessori italiani che hanno rilasciato affermazioni del tipo “se il nudismo fosse fatto di famiglie nulla avremmo da obiettare e apriremmo parte del territorio al nudismo” nulla fanno affinché le famiglie nudiste possano essere indotte a frequentare i loro territori, anzi emettendo delibere che rendendo il nudismo atto illecito le allontanano definitivamente.

Si vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ci si perde nel cercare di capire se sia meglio un uovo oggi o una gallina domani, ci si allunga in fulgide quanto inutili teorizzazioni del tipo “è nata prima la gallina o è nato prima l’uovo?” e, nel frattempo, si perdono tutte le possibili risorse turistico economiche che sono, con assoluta certezza, legate al nudismo: solo in Italia si stimano un due milioni di praticanti, certo non molti ma se consideriamo che in Italia non è facile essere nudisti e ancora meno praticare il nudismo, beh ecco che, come dimostrato da alcune indagini fatte anche in ambito non nudista, è facile ipotizzare che aprendo al nudismo i praticanti italiani potrebbero come minimo immediatamente decuplicarsi. Questo va a sconfessare la seconda assurda, perché non supportata da nessuna specifica indagine sociale, affermazione spesso esposta da Sindaci, Assessori, operatori turistici: aprendo al nudismo perderemmo una buona fetta del nostro indotto turistico.

Il terzo luogo comune è che il nudismo sia la causa della presenza di depravati sessuali. Assolutamente senza logica! Le depravazioni sessuali e le relative manifestazioni esistono da ben prima che vedesse la luce l’idea nudista (intesa in senso moderno, perché di fatto l’uomo è nato nudo e nudo ci è vissuto per diversi secoli; ancora ai primi del novecento esistevano comunità che non conoscevano l’uso dell’abbigliamento, nemmeno ridotto ai minimi termini). Depravazioni sessuali e relative manifestazioni, come dimostrato da diversi studi sociologici e dall’osservazione delle popolazioni che, nella prima metà del secolo scorso, ancora vivevano nella nudità totale, sono da imputarsi senza dubbio al pudore, al divieto sessuale, al nascondere il corpo, al desiderio che tutto questo fa nascere nelle persone e che, in alcuni casi, non viene contenuto sfociando nelle manifestazioni esibizionistiche, nello spiare le coppie appartate (o le spiagge nudiste), nelle violenze a carattere sessuale. Certo le spiagge e le strutture nudiste catalizzano in modo particolare tali soggetti, ma questo, se proprio vogliamo, potrebbe essere un bene in quanto:

  1. libera le altre spiagge e strutture dal problema;
  2. rende evidente la presenza di tali soggetti, che qui si sentono stranamente autorizzati ad esporsi di più, facilitando l’azione depurativa o, meglio ancora, rieducativa;
  3. nel tempo l’esposizione continua al nudo tenderebbe automaticamente a “curare” e far svanire tali soggetti.

Per altro ci sarebbe anche una semplicissima soluzione a questo problema: invece di creare “ghetti” nudisti, rendere, così come in diversi paesi stranieri (ad esempio la Spagna), l’uso del vestiario facoltativo pressoché ovunque, in tal modo i soggetti di cui sopra non si accentrerebbero tutti in un unico punto e sarebbero meno propensi a rendersi evidenti, nel mentre l’azione rieducativa del nudismo amplierebbe la sua portata coinvolgendo più persone ed estendendosi su un territorio più vasto.

Altri luoghi comuni scendono nelle banalità più pure, tre esempi per tutti:

  1. “stare nudi è peccato”;
  2. “ma se i vestiti sono stati inventati ci sarà pure un motivo?”;
  3. “ma che difficoltà c’è a mettersi il costume?”.

L’ingenuità di chi pone queste domante è alquanto evidente:

  1. non è vero che stare nudi è peccato, nel Cristianesimo e in molte altre Religioni il nudo è altresì uno stato di purificazione o, comunque, ammissibile e accettabile, vedi “Religione vs Nudismo e Naturismo” di Massimo Lanari;
  2. i vestiti non sono stati inventati per nascondere il corpo, ma per proteggerlo dalle intemperie, dal freddo, dal contatto con superfici abrasive; all’uso dei vestiti come mezzi censori si è arrivati molto, molto dopo per via di strumentalizzazioni nate a seguito di esigenze, politiche e/o religiose, di controllo delle genti;
  3. i nudisti non hanno nessuna difficoltà a mettersi il costume e infatti lo fanno spesso dal momento che vi sono costretti; la domanda, anzi, le domande le fanno i nudisti a chi nudista non è: “ma che problema c’è a stare nudi? Che differenza c’è tra coprire pochi centimetri di pelle, per altro senza per questo nasconderne le forme, e non coprirli? Che differenza formale ed estetica c’è tra una bocca è una vulva? O tra una mano e un pene? Perché il 99,99% della superficie corporea può essere mostrato senza problemi e lo 0,1% rimanente no?” E a domanda non si risponde con altra domanda!

Infine, come ultimo strenuo baluardo di difesa, un altro luogo comune: “scusa, ma ci sono cose ben più importanti del nudismo”. Beh, esattamente così come ci sono cose più importanti per tantissime, se non tutte, le battaglie sociali che vengono portate avanti: ognuno ha le sue priorità e pone le sue battaglie in fronte alle altre. Parlando di nudismo, però, non si parla solo del potere stare nudi a prendere il sole o mentre si cammina per i monti, per fare due soli rapidi esempi, ma si parla anche e soprattutto della libertà di espressione ed opinione, quella libertà che è sancita dalla nostra stessa Costituzione, quella libertà che viene spesso tirata in ballo per cose ben meno importanti del nudismo! Chi sta nudo non apporta danni a nessuno e logica vorrebbe, quindi, che possa essere libero di farlo. Certo è vero che chi si sente infastidito dalla visione del nudo (e qui ci sarebbe da parlarne a lungo di sta cosa, visto che il più delle volte costoro sono anche quelli/e che sbranano le riviste pornografiche) si trova a essere limitato nella sua libertà di non vedere persone nude, ma … gli basta girarsi dall’altra parte per non vederle, oppure basta che si sposti di un centinaio di metri, la sua limitazione di libertà è, quindi, assolutamente parziale, molto parziale, diciamo di un 10%. Chi, al contrario, non può mettersi nudo perché non gli è permesso farlo, si vede limitare la sua libertà al 100%. Nel confronto tra due diritti non possiamo semplicemente spezzare le cose a metà, ma si devono sempre mettere sul piatto della bilancia il peso delle due diverse posizioni e il peso delle due opposte limitazioni, di conseguenza il punto d’incontro tra opposte libertà non è quasi mai nel mezzo. Nello specifico il punto d’incontro tra i diritti dei nudisti e quelli dei non nudisti non è nel proibire il nudismo, bensì nel consentirlo e, se proprio necessario, segnalarlo.

In conclusione… l’opposizione al nudismo è logica illogica o illogica logica? Al lettore l’ardua sentenza.

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