Archivio dell'autore: Emanuele Cinelli

I codici di abbigliamento sono, tutti, sbagliati perchè…


Ma è propriio così difficile vivere nel rispetto assoluto della libertà d’azione degli altri? Perchè non si riesce a sopportare la presenza di chi agisce con meno paranoie? Per quale motivo si vogliono condizionare gli altri ad agire per stereotipi? Come mai c’è chi per riuscire a difendere la propria opnione ha il bisogno che sia l’unica al mondo o, quantomeno, l’unica con cui lui venga in contatto? Perchè c’è chi non capisce che la libertà non vincola nessuno, a vincolare, tutti, sono le limitazioni?

Ovvio che ci sono limitazioni necessarie (non fare violenza sugli altri, non rubare, eccetera, che invero sono spesso ignorate proprio da chi impone limitazioni), ma altre, molte altre, proprio non servono a nulla, anzi no, a qualcosa servono: servono a danneggiare le persone e la società!

Caso tipico quello dell’abbigliamento.

Ogni tanto, invero ogni spesso, salta fuori qualcuno che, in un qualsiasi contesto, ma soprattutto scuola e lavoro, propone un qualche codice d’abbigliamento. Sono proprio necessari? Quale è il loro impatto sulla sulla società? Sono giusti?

Partiamo dall’ultima domanda che risponde anche alle altre: no, i codici d’abbigliamento, tutti indistintamente, compresi quelli che obbligano alla nudità, sono sbagliati perchè…

  1. sono basati sui divieti, quando varie discipline insegnano che è meglio operare per possibilità piuttosto che per negazione;
  2. l’abito non fa il monaco, tant’è che i truffatori da sempre usano giacca e cravatta per abbassare le difese delle loro vittime;
  3. il più delle volte prendono in considerazione solo la parte femminile della società, passando il concetto che le femmine siano il male, ai maschi sia invece concesso tutto e abbiano diritto di prelazione sulle opinioni femminili;
  4. sono sempre proposti da chi ha un cattivo rapporto con il proprio corpo, non vuole affrontare tale suo condizionamento e non sopporta di vedere altri che invece l’hanno fatto;
  5. confermano e incentivano la sessualizzazione del corpo;
  6. incentivano la violenza sulle donne: “se sei vestita così è perchè vuoi provocare e, siccome un maschio non può resistere alle proprie pulsioni animalesche, è giusto che ti venga fatta violenza”;
  7. incentivano la discriminazione sessuale: “se sei vestito o vestita così è perchè sei omosessuale, quindi io ti allontano e ti escludo”;
  8. educano all’assurda, in quanto innaturale, vergogna del corpo;
  9. rinforzano gli stereotipi del corpo, del genere e della persona;
  10. incentivano, invece di combatterle, malattie sociali come la bulimia e l’anoressia;
  11. disabituano alle differenze;
  12. incentivano l’antidemocratica volontà di uniformare la società ad un unica visione;
  13. emarginano chi non vuole uniformarsi;
  14. rievocano ideali fascisti;
  15. mai sono un punto d’arrivo ma sempre il punto di partenza di un ciclo iterativo dove le limitazioni continuano a crescere e con esse crescono discriminazione e diseducazione.
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Reti sociali e nudo


Da esperto informatico e da attivo utente, ho vissuto in modo immersivo l’evoluzione delle reti sociali e il loro rapporto con la nudità, posso così parlarne con cognizione di causa.

Nei primi anni c’era un discreto spazio di manovra per chi, come me, lavorava (e lavora) alla rinormalizzazione della nudità, poi, nonostante l’ampliarsi degli utenti nudisti e la crescente accettazione del nudo sociale, è andato contro logica a ridursi. Nella prima metà degli anni 2010 solo Tumblr e Twitter restavano le uniche reti sociali che, con visione democraticamente naturale, consentivano la pubblicazione di fotografie di nudo, unica limitazione che queste non fossero utilizzate per l’avatar o il banner.

Ad un certo punto Tumblr cambia padroni e inizia a cambiare registro: in un primo momento con manica larga ma poi le maglie si stringono e Twitter rimane solo, diventando lo strumento basilare per la comunicazione nudista e la rinormalizzazione della nudità. Nel 2022, in un momento in cui si stanno ancor più evidenziando i segnali di una rinormalizzazione del nudo, improvvisamente quelli di Twitter, dopo aver creato una funzione che permette di dichiarare il contesto inadeguato delle immagini, iniziano a bloccare gli account nudisti rei di non usare questa fallace (si può attivare solo contestualmente alla pubblicazione dell’ immagine, non è applicabile a quanto già pubblicato, non è utilizzabile dai sistemi di pubblicazione automatica) funzione.

Ai primi di maggio, senza ammonimento, senza azioni provvisorie, senza nessun tipo di preavviso, accedendo a Twitter vedo un piccolo messaggio che velocemente appare e svanisce, con vari accessi riesco pian piano a leggerlo: “questa azione non è consentita, il tuo account è sospeso”. A seguire mi accorgo che non posso più operare: molte azioni non hanno seguito, alcune fanno riapaprire il fugace messaggio di cui sopra. Solo provando ad accedere dal telefono con l’apposita app riesco ad avere una spiegazione lievemente più precisa: “il tuo account è stato sospeso permanentemente”.

Personalmente, sebbene alla fine possa tranquillamente vivere senza reti sociali, anzi ci vivo anche meglio, comunque vedo questa cosa come una grande sconfitta non solo per il nudismo, non solo per la nudità sociale, ma anche per tutto il movimento della positività del corpo, del contrasto alle malattie di visione del corpo, quindi una sconfitta per la società intera e per la normalità.

Con tale anacronistico atteggiamento le reti sociali si alleano con l’ignoranza, il bigottismo e la pornografia (quest’ultima infatti prosegue indisturbata le sue pubblicazioni e i pornodipendenti sono sempre più attivi anche nell’aggredire gli account nudisti).

Le reti sociali, se fossero veramente sociali, dovrebbero invece sostenere ogni aspetto dell’evoluzione sociale invi compreso quello della nudità sociale, dovrebbero loro stesse perseguire la rinormalizzazione del mondo, la quale passa necessariamente dalla rinormalizzazione del nudo.

#rinormalizzailmondo

(hastag ormai inutile visto che solo io lo utilizzavo, altri l'avevano ripreso ma modificandolo, inopinatamente, in inglese, così come era già successo per altri miei hastag: #nudièmeglio e #nudiènormale). 

VivAlpe 2022: 2 a 2


Due le uscite che erano in programma per i primi due mesi di VivAlpe 2022 e due quelle fatte, ambedue con discreta partecipazione: buon risultato.

La prima ad aprile, è stata condizionata dal vento freddo, ma almeno per il pranzo si è riusciti a starsene tranquillamente nudi, sdraiati su un panoramico dosso sopra la Valle delle Pule, valle che è stata la direttrice del nostro itinerario odierno. Uscita brevissima comunque interessante per il sentiero che prima segue un torrente costellato di limpide pozze, poi sale con tratti scavati in un ambiente rustico e solitario. Discesa senza particolari connotazioni se non per alcuni passaggi paesaggisticamente rilevanti.

Foto Emanuele Cinelli

Più lunga e ancor più particolare la seconda uscita in zona Maniva. Lezione di questa giornata: talvolta le giornate nascono storte ma se non ci si lascia traviare le si possono anche raddrizzare.

Fino a tre giorni prima non c’erano segnali di partecipazione poi sono arrivati tutti insieme e sabato la stima era di quattordici partecipanti. Domenica mattina iniziano i problemi.

Prima arriva il messaggio di un nuovo amico che è bloccato a MIlano a causa dello sciopero dei treni, fortunatamente riesce a trovarne uno che viaggia e si risolve.

Si arriva al puno di ritrovo a Brescia e… altro messaggio, due storici amici non possono venire a causa di notte agitata, un grande peccato, ma qui non ci si può porre rimedio e se non puoi farci nulla inutile disperarsi, è risolto così.

Non c’è due senza tre, mi arriva una telefonata da un amico che è già al ritrovo del Maniva: “la strada è bloccata!”, “Cavolo, come è bloccata, va beh, fermati li che saliamo a piedi o cambio leggermente il percorso”. Risolto anche questo.

Ma non basta, salta fuori che Telegram apre una pagina vecchia della scheda escursione nella quale è riportato un orario sensibilmente anticipato rispetto a quello corretto, due amici sono in ritardo non vorrei che, seguendo quell’orario e non trovandoci, si siano già messi sulla strada per la destinazione. Li chiamo ma non rispondono, sale la preoccupazione ma nel mentre vedo la loro autovettura entrare nel parcheggio, bene, bene, anche questa è andata.

Superati tutti questi intoppi, eccoci finalmente al parcheggio del Bonardi. Dopo i consueti saluti, ci si prepara alla partenza e via. Nel frattempo mi sono preoccupato di dare uno sguardo accurato ai pascoli per valutare come ovviare alla strada bloccata: salire fino al Pian delle Baste vorrebbe dire farsi un sacco di asfalto. Purtroppo le tracce che si vedono sono tutte molto evanescenti per cui decido di salire un poco alla ricerca di una strada più percorribile: non conosco materialmente questa parte del Maniva, ma l’ho studiata molto sulla carta topografica e l’ho spesso osservata dall’alto nella previsione di esplorarla, so che è percorribile e per pascoli potremo sicuramente raggiungere quello che doveva essere l’iniziale tratto dell’escursione, insolitamente in discesa, e che, invece, a questo punto ne diventerà il tratto finale, ovviamente in salita.

Detto e… fatto.

Saliti un poco lungo il mio adoratissimo sentiero 3V, abbandoniamo il percorso segnalato per seguire una strada sterrata che già conosco e, poco dopo, ecco un’altra sterrata che scende nell’ampio pascolo. Senza esitazione alcuna porto il gruppo per tale percorso, qualche minuto ancora di cammino e, finalmente, anche grazie al sole che fa capolino tra le nuvole, ci possiamo spogliare. Riprendiamo il cammino che ci fa perdere parechia quota, giunti ad una piccola malga ristrutturata la strada finisce. Qui ci fermiamo per permettere al gruppo di riunirsi e coprirci adeguatamente… no, no, non di vestiti ma di crema solare.

Foto MM

Qualcuno osserva che non ci sono sentieri, gli faccio notare che, come previsto, questa escursione doveva essere e sarà un libero cammino per pascoli, in ogni caso ecco la che si vedono nell’erba i segni dell’antica via di pascolo, segni che saranno la nostra guida per un bel tratto, portandoci ad attraversare aperti pendii erbosi e piccole vallette pluviali ricche di gorgogliantie fresche acque, c’è persino una piccola cascata. Un cammino paesaggisticamente interessante, che ha anche un dono supplementare: l’evocare ricordi di un tempo lontano quando la piccola pastorizia dominava queste zone. Personalmente vedo, con gli occhi della mente, le mandrie, i cani e i pastori gironzolarmi attorrno: profonda emozione questo tratto di cammino.

Una breve ma ripida salita ci porta a Malga Valgradello dove, fruendo di un muretto che ci ripara dall’aria freddina che ha da qualche minuto deciso di contrastare (inutilmente) la nostra nudità, ci fermiamo per il meritatissimo lauto, ehm, si fa per dire, invero parco ma comunque gradito pranzo. Davanti a noi fanno bella mostra di se le rocciose rupi della Corna Blacca, poco più a sinistra Corno Barzò e Cima Caldoline conducono lo sguardo al Dosso Alto dove alcuni anni or sono abbiamo effettuato un’altra piacevolisisma escursione, più pesante di quella odierna ma comunque molto partecipata: eravamo quasi trenta persone.

Verso le tredici è purtroppo l’ora di riprendere il cammino: ci aspettano quattrocento metri di dura risalita.

Raggiungiamo il costone che domina la malga e, seguendolo, per ripidissimo pendio erboso ci portiamo al Goletto di Valgradello dove pochi metri di piano permettono un momento di respiro. Poi su, ancora su verso il cielo che fa da sfondo al dosso verde che sovrasta il goletto. Qualcuno inizia ad accusare la fatica, qualcuno suggerisce di tagliare verso il Bonardi seguendo una traccia che si vede nel ripido pendio erboso, ma è traccia antica, palesemente interrota da piccole frane e che va a morire in un ripidissimo canalone oltre il quale si vedono solo altrettanto ripidi pendii erbosi tra l’altro intercalati da costoni: no, da solo potrei anche provarci ma con il gruppo preferisco evitare. “Coraggio che ora sono solo duecento metri di dislivello per arrivare ai ruderi della Caserma del Pian delle Baste da dove parte la strada asfaltata che in discesa ci riporterà alle macchine”.

Un breve tratto di discesa che sfruttiamo per un bel recupero di energie, poi ancora su, qualcuno decide di seguire la vecchia e tortuosa strada militare, la maggior parte mi segue per la via più diretta, certo più ripida ma anche molto meno tediosa della sterrata. A metà salita il gruppo si ricompatta e si prosegue per pendio man mano meno ripido, all’improvviso ecco apparire nelle nuvole che qui avvolgono l’ambiente, la scura sagoma della caserma.

Foto LM

Poco a monte si vedono passare alcune persone: li è la strada sterrata che dal Dasdana porta al Passo delle Setta Crocette, un percorso solitamente molto frequentato, oggi lo è probabilmente molto meno per via della strada interrotta molto più in basso, comunque, sebbene la tentazione di non farlo sia forte, ci rivestiamo un poco.

Salendo verso l’ormai prossima strada asfaltata del Crocedomini, incrociamo tre giovani escurisonisti con due asini, il ragazzo non è molto locquace ma le due ragazze invece lo sono e mi faccio spiegare cosa stanno facendo. Interessante il loro viaggio, non solo per l’ausilio degli asini, ma anche per l’insolito percorso: sono partiti da Bedizzole e via monti vogliono arrivare a Sale Marasino.

Strada asfaltata, dai che ormai è fatta, uhm, mai dire mai: pochi minuti dopo inizia a gocciolare, va beh, poche gocce che vuoi che sia. Riuhm, le poche gocce aumentano, qualche tuono e la pioggia si fa intensa, veniamo solleticati anche da qualche piccolo chicco di grandine. Coperti con le giacche da pioggia, che mai devono mancare dallo zaino dell’escursionista montano anche quando questi prevede di camminare nudo, senza patema ci approssimiamo al Bonardi. Vi arriviamo a pioggia quasi esaurita, potendoci così cambiare (altra cosa che non deve mai mancare, come qualcuna deve personalmente oggi sperimentare: il cambio completo da lasciare in auto) un poco più agevolmente.

Bevanda calda al bar del Bonardi e poi si ritorna a casa.

Arrivederci alla prossima, sperando d’essere ancor più numerosi: sarebbe bello tornare ai numeri delle prime uscite che ho organizzato, quando in alcune occasioni siamo stati in trenta e più. Purtroppo oggi contano i numeri e solo coi numeri possiamo guadagnarci la considerazione e il rispetto delle istituzioni (la gente in maggioranza è già su questa strada, anche se poi i padri padroni delle succitate istituzioni, preoccupati più dello scanno dorato che del bene del popolo, ascoltano solo i pochi che si lamentano) considerazone e rispetto che invero ci andrebbero dati per il solo fatto di perseguire una vita sana, ecologica e semplice.

Foto MM

Promuovere la nudità sociale


C’è chi ha troppa paura e chi ha troppa esuberanza, chi si astiene dal parlarne e chi ne parla anche a sproposito, chi svicola dalle domande e chi forza le risposte, c’è chi si pone in una posizione intermedia. Chi ha ragione? Chi si comporta nel modo corretto? Come parlare di nudo in modo costruttivo?

Questo è un tema che ho già trattato in precedenza esaminandone i diversi aspetti e sviluppando consigli utili per farlo in modo efficace, ma rilevo la necessità di rievidenziarlo, lo faccio in modo sintetico: una FAQ della promozione nudista.

  1. Promuovere la nudità sociale non è azione negativa, tutt’altro.
  2. La propaganda è un’operazione che tutti attuano, perché non devono farlo anche i nudisti.
  3. Per promuovere il nudismo è assolutamente necessario sentirsi a proprio agio nel parlarne.
  4. Bisogna parlarne il più possibile però…
  5. Non si fa corretta promozione se se ne parla in contesti o in momenti inopportuni, quindi…
  6. Bisogna sfruttare le giuste occasioni.
  7. Bisogna parlarne in modo tranquillo e aperto.
  8. Non ha senso ed è controproducente andare in giro importunando le persone che s’incontrano sul cammino manifestando a voce alta il fastidio per non potersi spogliare o il desiderio di spogliarsi.
  9. Altrettanto controproducente è il segnalare, senza valido motivo, a tutte le persone che si incontrano per strada l’essere nudisti, che poco prima s’era nudi, che poco dopo ci si metterà nudi.
  10. La promozione non è violenza psicologica, la promozione ha efficacia solo quando è morbida e rispettosa, quando avviene con senso logico, quando si sviluppa in un dialogo nato per reciproco desiderio e continuato per palese interesse della controparte.

Quando il ridicolo sfiora l’assurdo e diviene sospetto


Dopo una settimana che, per varie ragoni, non entravo, oggi apro Twitter e… sospeso permanentemente!

Di per se la cosa è ridicola visto che il mondo volge inevitabilmente verso la sana rinormalizzazione della nudità, ma diviene anche sospetta (e assurda) considerando che da due mesi ero quotidianamento costretto a controllare e bloccare coloro che avevano iniziato a seguirmi dato che molti erano profili pornografici o comunque imperniati sul sesso, con tanto di foto esplicite a libero accesso. Un assedio che mi aveva indotto a rendere provvisoriamente privato il mio profilo: evidentemente ho dato fastidio a tali personaggi che, non potendomi più assillare, si sono accordati e mi hanno segnalato alla moderazione di Twitter.

Il bello e ancor più assurdo è che vedo mascherate foto che non contengono nudità, boh! In apparenza sembra nascosto anche il messaggio fissato che lamentava il cattivo utilizzo delle parole nudismo e naturismo e invitava le persone a non seguirmi se il loro intento era la pornografia, se così è ecco che il sospetto diviene ancor più forte.

Che dire, ancora una volta la pornografia vince sulla normalità del nudo!

Va beh, farò a meno anche di Twitter, ne guadagnerò in ore di libertà da dedicare a me stesso. Mi dispiace non poter nemmeno avvisare i tanti follower seri che mi seguivano, se qualcuno di loro mi legge saluto da qui e li invito a far girare notizia sperando che li possa risentire nei commenti di questo blog.

Ciao!

Montagna: perchè accontentarsi dell’integrazione, passa all’inclusione!


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Prefazione

Inclusione è una parola che, da almeno un paio di decenni, si utilizza molto al fine di indicare una più evoluta e corretta visione della vita comunitaria e sociale delle persone con disabilità, una visione che si pone come alternativa all’integrazione la quale, a sua volta, si era evoluta a partire dai concetti di esclusione e separazione (o segregazione).

In anni più recenti, l’utilizzo si è naturalmente esteso all’ambito dei migranti e, con un ulteriore salto logico, è possibile trasporlo a tante altre realtà, ivi compresa quella della nostra vita quotidiana, quella della vita in natura e, con relazione al tema di questo blog, quella dell’andare in montagna, sia esso fatto camminando che correndo, sia esso espressione di un corto cammino che di quello lungo e molto lungo.

Cosa differenzia queste quattro visioni della vita comunitaria? Vediamolo in breve.

Esclusione

Il “diverso” (tra virgolette in quanto in realtà siamo…

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Buona Pasqua


A tutti i costi nudo?


Sarà l’età, sarà che già devo soffrire ogni volta che esco ad allenarmi, sarà la ridotta presenza di massa grassa, fatto sta che, a differenza di altri, nudo mi ci metto solo quando posso starci confortevolmente: che senso ha avere la pelle d’oca, sopportare il tremore del freddo, accettare la sofferenza personale e le nefaste conseguenze sulla salute solo per mettersi nudi anche quando sarebbe meglio non farlo?

Se la questione si fermasse qui, tutto sommato sarebbe inutile farcene un articolo, però ci sono altre considerazioni da fare, considerazioni che ci portano dal libero arbitrio alla comunicazione sociale, creando un discorso importante.

Il voler stare nudi a tutti i costi appare (ed è) un irrefrenabile desiderio che, giorno dopo giorno, mina la nostra salute psichica e, alla fine, sconfina nella fobia (per i vestiti), nell’atteggiamento compulsivo e persino nella psicosi. Già al primo livello, quello dell’irrefrenabile desiderio, l’alterazione comportamentale si percepisce benissimo, la percepiscono tutti coloro che stanno attorno, tutti coloro che, anche per breve tempo, passano vicino e la conseguenza è la comunicazione di un messaggio tutt’altro che favorevole alla rinormalizzazione del corpo e della sua nudità.

Per invogliare le persone a provare la nudità sociale, per convincere la società che il nudo è normale, per indurre le istituzioni a interrompere la loro fobia per il nudo, per pervenire a una rinormalizzazione sociale che permetta a chi lo desidera di vivere nella nudità ovunque e ogni qual volta le temperture lo consantano, il nudo è necessario viverlo in modo normale e non è normale mettersi nudi ad ogni costo!

Vecchia signora


O vecchia signora che fai la scontrosa
pensa al mondo che fa girotondo
e buona sarai ogni volta che vorrai

Emanuele Cinelli – 13 marzo 2022

Incresciosa storia


La politica e ancor più la partitica hanno regole tutte loro, regole che negli anni si sono rese sempre più strane, sempre meno leali. Così oggi assistiamo a ogni genere di nefandezza, a facce di bronzo incredibili, a reiterate inversioni d’opinione, tutto pur di catturare voti. Tra l’altro non è nemmeno una questione di parte, ma una situazione generalizzata che vede alternativamente o contemporaneamente in opera le varie parti del sistema, sebbene alcune di queste si mettano maggiormente in evidenza con azioni che ormai non si limitano più a rasentare il ridicolo, ci sono dentro in pieno, anzi, ne sono la massima rappresentazione. Ovviamente con la complicità, più o meno cosciente, degli elettori, oggi in alcuni casi più simili a dei giullari di corte.

Ecco un racconto di storia vissuta, cioè non è un racconto di fantasia, non è una storia metaforica, ma il racconto di un fatto realmente accaduto alcuni anni addietro e del quale ho potuto avere piena conoscenza. Un racconto che torna utile in questo particolare momento storico, un monito, un invito a ragionare prima di scegliere.

Erano cinque anni che frequentavano quella valle, anche con due lunghi soggiorni presso uno dei due rifugi presenti in zona.
Avevano fatto amicizia con alcune persone del luogo, in primis coloro che avevano in cura e custodia detto rifugio, ma anche i pastori che alloggiavano nelle due malghe.
Si erano innamorati di queste desolate lande, uno dei pochi posti che ancora permettevano di interagire con una natura ancora selvaggia, di vivere l’eccezionale esperienza della solitudine, di camminare sul terreno libero, di includersi nell’ambiente senza la preoccupazione di infastidire chi ancora non ha superato i condizionamenti sociali relativi alla nudità.


Un brutto giorno arrivano le elezioni e.. patatrac: un gruppo politico, evidentemente privo di efficienti programmi e incapace di un leale confronto, cerca tutte le scuse possibili per delegittimare la corrente amministrazione comunale. Tra queste ricade la presenza in valle di quel gruppo reo di praticare la nudità sociale senza nasconderla dietro ipocrite barriere fisiche e mentali, senza finalizzarla a meri interessi sessuali o economici, senza assoggettarsi agli stupidi stereotipi del mondo odierno.


Vengono stampati e distribuiti vergognosi (questi si vergognosi, non il casto e naturale comportamento del gruppo) volantini con le foto del gruppo abbinate alla vergogna. Vengono fatti articoli che, senza sentire la controparte, commentano e giudicano ciò che non conoscono. Viene fatta una vasta campagna denigratoria il cui costo ricadrà sull’intera comunità.


Non si sa per quale motivo, si spera non per questo (sarebbe un tradimento, un ripudiare quanto nelle parole e nei fatti manifestato nei cinque anni), ma vincono e, con la loro vittoria, ben lungi dall’interrompere l’attività del gruppo, fanno decadere una bellissima amicizia, un rapporto fantastico, una grandiosa opportunità di rispettosa crescita per la valle, il paese e la sua gente.

Quello che stava diventando un supremo esempio di civiltà e normalità, si è così trasformato non solo in un’occasione sprecata, ma anche in un ennesimo esempio di stupidità e intolleranza.

Rinormalizza il mondo


Quando un’attività è considerata normale? Semplice, quando c’è, si fa e si mostra senza che nessuno senta l’esigenza di citarla specificatamente e continuamente, in pratica quando viene ignorata da chiunque ne venga a contatto.

Per rinormalizzare l’esposizione del corpo nudo bisogna portare e mostrare la nudità senza espressamente citarla di continuo.

Ecco che…

Non esiste l’escursionismo nudo o nudista o naturista, esiste l’escursionismo e stop! Stesso dicasi per la ginnastica, le feste, il lavoro, insomma per ogni altra nostra attività.

Non esistono le spiagge nude o nudiste o naturiste, esistono le spiagge e stop! Stesso dicasi per le piscine, le palestre, i ristoranti, le saune, insomma per ogni altra struttura.

Anche e soprattutto da qui deve passare la rinormalizzazione del corpo!

#rinormalizzailmondo





Libertà di parola


Vero, esiste la libertà di parola, ma esiste anche l’intelligenza: l’intelligenza di usare questa libertà nel modo opportuno, l’intelligenza di non approfittarne, l’intelligenza di dire cose sensate, l’intelligenza di parlare solo di ciò che si conosce!

Nuda etichetta nuda delle reti sociali (e non solo)


In anni di presenza sulle reti sociali ne ho viste tante e ho potuto capire molto, altrettanto non sembra essere successo ad altri. Poi ci sono i costanti nuovi arrivi che, ovviamente, molte dinamiche ancora le ignorano e, purtroppo, spesso non si preoccupano di farsi una preventiva informazione, ma si buttano a capofitto nella mischia: ah, la buona vecchia regola che, per almeno in paio di mesi, imponeva di limitarsi a leggere prima d’iniziare a scrivere.

Attraverso una raccolta di miei tweet (alcuni invero per ora solo pensieri che forse non tweetterò) vediamo le principali questioni prendendo in considerazione uno degli aspetti più critici e vessati: i messaggi dei nudisti e dei naturisti.


N.B. Per la terminologia e le procedure farò riferimento alla rete sociale che utilizzo di più e che, pressoché unica, ammette post di nudo esplicito: Twitter.


Per undici anni sono state presenze molto occasionali, ora, dopo che i miei post sono stati ritwittati da chi non valuta i propri follower, mi trovo assediato da porno dipendenti ed esibizionisti e devo perdere il mio tempo libero per analizzare i nuovi arrivati: filtrate!

Non è solo un diritto ma è anche un dovere verso le persone di cui si ritwittano i messaggi e che compaiono nelle proprie foto: fare pulizia tra i propri follower. A tal ragione, quello che uno pubblica in bacheca, i suoi mi piace, chi segue e da chi si lascia seguire sono piena espressione della sua persona, quindi bastano e avanzano per valutare e, nel caso, bloccare.

Cosa hanno a che fare con nudismo, naturismo, normalizzazione del nudismo / naturismo, libertà, confidenza con il corpo e vita nella nudità i primissimi e primi piani di peni, vulve e sederi, le foto in pose attuate per accentrate l’attenzione su tali parti, quelle dei peni eretti e, candelina sulla torta, quelle di attività sessuali esplicite?

Un tempo anch’io pensavo che le bacheche nudiste potessero da sole redimere coloro che nel nudismo inopinatamente vedono e propongono una sola cosa: i genitali e il relativo utilizzo sessuale. Poi mi sono reso conto che non succede: inutile sperarci!

A tutti piace fare sesso eppure nessuno scrive sul suo profilo social sono un alpinista o adoro giocare a tennis o sono appassionato di auto e poi pubblica in gran misura, via quasi esclusiva o addirittura solo materiali pornografici o esibizionistici. Perché per il nudismo / naturismo dovrebbe valere un atteggiamento diverso?

Sapendo che sono parole chiave molto usate, c’è chi, sebbene ciò che vi pubblica sia di natura ben diversa, mette naturismo o nudismo nel proprio profilo social per veicolarci persone. Non è accettabile: non solo è un imbroglio ma è anche un atto vile e vigliacco che danneggia enormemente la reputazione di uno stile di vita educativo e rispettoso.

Gli argomenti evidenziati nel profilo non devono essere specchietti per allodole, devono essere quelli che sono poi effettivamente e principalmente trattati nella bacheca e nei mi piace: esibizionismo e pornografia non sono nudismo e naturismo!

La pornografia può apparire stimolante, invero è una brutta bestia: in un tempo più o meno breve rende sempre meno rispondenti alle normali situazioni sessuali arrivando al punto in cui ci si trova capaci di fare sesso solo con… le foto e manina propria!

La dipenzenza dal sesso è stata da tempo inserita dalla medicina tra le malattie mentali comportamentali vere e proprie: arriva a diventare talmente invadente dall’impedire qualsiasi altra attività, ivi comprese quelle necessarie alla sopravvivenza.

Ogni tanto leggo qualcuno che protesta contro la purezza nudista con affermazioni tipo “l’erezione è una funzione normale”. Verissimo, ma non per questo se ne deve fare l’unica ragione di vita e il principale argomento fotografico.

In venti anni di nudismo, con tanti eventi pieni di persone, mai ho avuto un’erezione e mai ne ho viste. Insulso e inopportuno nascondersi dietro la sua normalità per esibire erezioni, siano esse spontanee (molto raro) o, peggio, provocate.

Cosa può interessare di una bacheca realmente nudista a chi pubblica materiale pornografico o esibizionistico? Perché sono così interessati a seguirle, anzi assediarle? Beh: la reputazione data dal seguire dati profili o un gran numero di persone, la possibilità di prelevare foto per utilizzi impropri, o, più semplicemente, il piacere di distruggerne la reputazione.

Fatevene una ragione: eccitarsi per la visione di un corpo nudo in un contesto non sessuale è tutt’altro che naturale e normale. Se succede è perché su quel corpo avete attivato e riversato la vostra fantasia più o meno perversa!

Eccitarsi e masturbarsi con le foto che altri pubblicano per scopi ben diversi (e ben più socialmente elevati) è a tutti gli effetti violenza sessuale.

Sono anni che sei sul social, hai un nome indecifrabile, sei senza foto, non hai contenuti o, al massimo, pochissimi “mi piace”, che ci fai sul social? Uhm, forse sei un bot? Ciao, ciao!

Coerenza: se la tua bacheca è segretata, tu, prima di seguire altri, devi da loro farti identificare, in alternativa segui solo coloro che ti conoscono di persona (ovviamente dopo averli avvisati). Capisco che ci possano essere dei motivi validi per farlo, ma, come sempre, per colpa di alcuni ci rimettono tutti: assolutamente corretto rimuovere costoro dai propri follower.

Fatta salva specifica dichiarazione, la pubblicazione dei materiali (testi, foto, ecc) su blog e reti sociali non corrisponde alla rinuncia al diritto d’autore e non li rende liberamente prelevabili. Poco importa che i legittimi proprietari se ne accorgano o meno, prelevare, senza preventiva ed esplicita autorizzazione, tale materiale potrebbe, specie se si ripubblica senza citare la fonte, essere un’illecito o addirittura un reato: appropriazione indebita e / o violazione del diritto d’autore. (Dario Banfi “Immagini digitali online: non posso fare ciò che mi pare con le foto su Facebook o Google Images”)


Buona permanenza sulle reti sociali!

VivAlpe 2022: programma definitivo


Le giornate si stanno sensibilmente allungando preannuinciando che la buona stagione è vicina e presto inizieremo con le nostre camminate in montagna. Dopo l’anteprima ecco il programma definitivo e completo di VivAlpe 2022 e presto inizieranno a comparire, nella pagina Eventi, anche le schede descrittive.

Vi aspetto numerosi e… fate pubblicità, anche e soprattutto a chi ancora esita a mettersi nudo o proprio non ne vuole sapere: più saremo, più si potrà osare, più risulteremo coinvolgenti, più si attiverà l’interesse sociale, compreso quello dei media e delle istituzioni.

Ciao

Anteprima VivAlpe 2022


Lo so che attendete in grazia l’avvio della buona stagione per iniziare con le nostre camminate in montagna, per placare l’impazienza (uhm… o incrementarla?) ecco l’anteprima del programma VivAlpe 2022.

Vi aspetto numerosi e… fate pubblicità, anche e soprattutto a chi ancora esita a mettersi nudo o proprio non ne vuole sapere.

Ciao

Auguri 2021-2022


VivAlpe 2022


Siamo ormai alla fine anche di questo 2021, sarebbe l’ora di pensare al programma VivAlpe 2022 ma l’impegno di organizzare escursioni, nel modo in cui lo faccio io, è particolarmente gravoso e richiede parecchi giorni di lavoro per ogni uscita, di contro la risposta partecipativa in questi ultimi cinque anni si è ridotta notevolmente e non solo nei mesi meno propizi alla nudità. Aggiungiamoci che organizzare e condurre tali escursioni non è il mio lavoro, sono momenti rubati al mio esiguo tempo libero e nonostante questo sempre più spesso c’è chi pretende un servizio che non può essitere, chi chiede con insistenza quelle informazioni già facilmente rilevabili dalle esaustive schede descrittive, chi vuole una programmazione su sua misura, chi contesta luoghi e percorsi. Preso atto di ciò, valutato il relativo effetto stressante, considerate le questioni legate alla vita lavorativa e privata che si ripetono o si preannunciano, ho dovuto pertanto prendere la per me gravosa decisione di rimandare la programmazione: i mesi invernali resteranno esclusi dal programma VivAlpe 2022, vedrò come mi butta e magari ad aprile si parte, di sicuro l’estate sarà coperta. Chi accetta l’improvvisazione può pur sempre contattarmi attraverso uno dei tanti canali diretti disponibili (form di contatto, Telegram, WhatsApp, e-mail, cellulare) e accodarsi alle escursioni che andrò pur sempre facendo con cadenza spero settimanale.

Ciao e grazie!

Aforismi per nudi e… vestiti


Tutti lo sanno ma molti, per convenzione o per opportunismo, lo nascondono: i vestiti sono barriera per gli occhi ma non per la mente!

Tutti lo sanno ma molti, per convenzione o per opportunismo, lo nascondono: i vestiti sono barriera per gli occhi ma non per la mente!


#rinormalizzailmondo


Tutti lo percepiscono ma pochi ci ragionano: aborrire la nudità è una curabile fobia, averne fastidio è un superabile condizionamento!


#rinormalizzailmondo


La vista di persone nude potrà dare fastidio ma di certo non ammazza e nemmeno fa ammalare, anzi: educa e cura!


#rinormalizzailmondo


Genitali dipinti o scolpiti possono tranquillamente (e correttamente) essere esposti ovunque, quelli reali devono essere rigorosamente (e insulsamente) celati: logica perduta!


#rinormalizzailmondo


Ipocrisia di un mondo sessocentrico: si ripudia la nudità ma si gradisce, e talvolta s’impone, che vengano messe in evidenza le forme, specie femminili, con abiti attillati e profonde scollature!


#rinormalizzailmondo


La nudità personale ingenera autostima, confidenza con il corpo e rispetto per sé stessi: invece di temerla è doveroso praticarla!


#rinormalizzailmondo


La nudità sociale crea rispetto, profondo rispetto, rispetto per se stessi e rispetto per gli altri, rispetto in tutti i sensi: invece di ostacolarla è necessario favorirla!


#rinormalizzailmondo


La rinormalizzazione della nudità, ben lungi dal provocare danni, può fare solo del bene: invece di contrastarla è indispensabile perseguirla!


#rinormalizzailmondo

#rinormalizzailmondo

Il forte ed esclusivo potere educativo della nudità sociale


  1. Per mettersi nudi in presenza d’altri è necessario superare gli stereotipi sociali sul corpo.
  2. Superando gli stereotipi sociali sul corpo ci si guarda e ci si vede con realistica positività.
  3. Guardandosi e vedendosi con realistica positività si assume fiducia in sè stessi.
  4. Assumendo fiducia in se stessi si incrementa la frequentazione degli ambiti nudisti.
  5. Stando nudi in mezzo ad altre persone, nude o vestite, ci si rende pienamente visibili esattamente per come fisicamente si è.
  6. Rendendosi pienamente visibili per come fisicamente si è diviene impossibile prendere in giro gli altri per come fisicamente sono.
  7. Vedendo tante altre persone nude per come fisicamente sono si comprende che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi.
  8. Comprendendo che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi si rafforzano il superamento degli stereotipi sociali e lo star bene con sè stessi.
  9. Convivendo nella nudità con altre persone nude ogni mistero sul corpo svanisce e con esso si annulla la morbosità.
  10. Annullandosi la morbosità si toglie potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo e si rafforza l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri.
  11. Togliendo potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo si dissolvono all’origine azioni quali il revenge-porn.
  12. Rafforzandosi l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri vengono debellati atteggiamenti quali il bullismo e la violenza sessuale.
  13. L’insieme di quanto detto sopra di certo non risolve tutti i problemi della società moderna ma di sicuro la migliora.
  14. Una società migliore vuol dire una vita migliore per tutti, nudi e vestiti!

Nient’altro può arrivare a questo, nient’altro può dare gli stessi risultati nello stesso breve tempo.

Naturismo: storia completa alias quello che pochi dicono (e sanno)


Da sempre ne parlo, purtroppo inascoltato persino dagli amici più vicini, finanche da coloro che partecipano alle mie attività di VivAlpe. Però sapevo esserci in giro almeno un documento che potesse dare sostegno alla mia idea, del resto mica nata per caso ma leggendo, ma non lo trovavo.

Ora l’ho trovato: è l’articolo sul blog di una persona che da tempo conosco ma con la quale, dopo la mia cacciata da Facebook, avevo perso i contatti: Nico Valerio, scrittore e voce estremamente competente nel settore, vedi la sua biografia su Wikipedia.

L’articolo è lungo, la parte che riguarda espressamente il mio discorso è l’ultimo terzo (da –QUANTI FINTI “NATURISTI”, IN REALTÀ SOLO NUDISTI !– in avanti), ma consiglio vivamente di leggere anche i primi due terzi che vi daranno la conoscenza completa sul vero Naturismo, quello storico e antico, ben diverso da quello attualmente pubblicizzato e venduto. Ci troverete i motivi etimologico-culturali per i quali da sempre preferisco definirmi nudista invece che naturista (quelli socio-comunicativi se mi avete letto con attenzione dovreste conoscerli ormai bene, altrimenti vedete qui).

Scritto nel 2008 nella parte relativa al naturismo come oggi inteso (l’ultimo terzo) ci sono affermazioni su situazioni che invero sono nel frattempo in parte cambiate (alcune in meglio), ma questo nulla toglie alla qualità del testo.

Nico Valerio
"NATURISMO. Storia del movimento che ha inventato la vita sana e la Natura."
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