Archivio dell'autore: Emanuele Cinelli

Auguri 2020 in 21


Con gli avi s’è desto
quest’anno bisesto
e lesto s’è fatto
un anno funesto.

A Natura abbiam detto
di te me ne sbatto
e quella ci ha posto
nello scacco matto.

Or non ci resta
che cambiare le gesta
imparare dal fatto
riformulare il patto.

Nell’anno che viene
spogliamo la mente
invochiamo rispetto
del tempo e del corpo.

Auguri

Emanuele Cinelli – 22 dicembre 2020

VivAlpe ovvero…


Un tempo il programma eventi di Mondo Nudo si chiamava “Orgogliosamente nudi”, poi, grazie anche alle diverse esperienze fatte e a quanto dalle stesse evidenziato, è nata “Zona di Contatto” (il luogo fisico e metafisico dove due visioni, due menti, due ambienti, due stili di vita diversi possono incontrarsi e comunicare tra loro, il confine evanescente che mette in congiunzione tra loro il mondo del nudo e quello del tessile) che, con la conseguente evoluzione concettuale e la relativa presa di coscienza, ha dato i natali a VivAlpe, termine con il quale da quel momento ho identificato il programma escursionistico di Mondo Nudo.

VivAlpe, però è molto più di un semplice programma escursionistico, VivAlpe è un invito a sperimentare un qualcosa che va ben oltre la tanto propagandata integrazione con la montagna: l’inclusione nell’Alpe, un modo di andare per monti che, eliminando ogni barriera mentale e fisica tra persona e ambiente, porta l’escursionista a essere parte stessa del monte, esattamente come lo è tutto quanto lo circonda, animali, vegetali o minerali: spogli.

Già, l’inclusione, checché se ne voglia, è sempre indissolubilmente legata allo spogliarsi: spogliarsi dai preconcetti, spogliarsi dai condizionamenti, spogliarsi dalle paure, spogliarsi dalle posizioni pretestuose, spogliarsi dall’imposizione o dall’imporre. Nel caso dell’Alpe l’inclusione è spogliarsi delle paure ataviche nei confronti di un ambiente oggi estraneo ai più, persino a molti di coloro che in montagna ci vivono e/o ci lavorano; è spogliarsi dei condizionamenti mentali conseguenti alle tante legende sulla montagna o alle abitudini sociali e specifiche; è anche spogliarsi fisicamente dei vestiti che, per quanto l’abitudine a portarli lo nascosta, inevitabilmente ci isolano dall’ambiente circostante e inibiscono l’esperienza sensoriale (unica eccezione le calzature: vista la lunghezza dei percorsi e loro connotazione, per motivi di sicurezza è comunque il più delle volte necessario indossare).

Nelle escursioni di VivAlpe, seppure facoltativa, è pertanto prevista la nudità, una nudità semplice, sincera, sana, ecologica, educativa e naturale, una nudità, purtroppo, ad oggi limitata all’interno di innaturali confini, confini che mi impongono un’accurata selezione dei percorsi. Imposizione senza senso agita da una violenta e irrispettosa minoranza che, con l’insulso supporto di diversi amministratori pubblici e di molte istituzioni, pretende di condizionare il comportamento di tutti gli altri.

VivAlpe è libertà di stare come si preferisce

VivAlpe, nel convivere con tale situazione, cerca nel contempo di operare ai fini della rinormalizzazione del nudo. Rinormalizzazione e non normalizzazione perché, nel lungo novero dell’esistenza dell’uomo, sono ben pochi gli anni di ostilità verso il nudo e, volenti o nolenti, la nudità è parte stessa della nostra natura. Ben lo dimostra l’atteggiamento dei neonati e dei bambini: finché non vengono in merito condizionati dai genitori e dalla società stare nudi è per loro assolutamente normale, lo preferiscono allo stare vestiti, e restano del tutto indifferenti alla presenza di persone nude, qualsiasi sia l’età e il sesso di tali persone.

VivAlpe, però, non è da intendersi come attività nudista e nemmeno naturista: sebbene l’escursionismo montano sia probabilmente una delle poche attività che possa per logica e semantica definirsi naturista, tale aggettivo, alla fine, lungi dall’apportare vantaggi, nella sua ambiguità etimologica e nella sua sostanza aspecifica contribuisce a una comunicazione inefficiente; ambedue gli appellativi, identificando un’identità distaccata e avulsa al mondo comune, rinforzano la convinzione di anormalità del corpo nudo, quindi inibiscono anziché stimolare la rinormalizzazione del nudo. VivAlpe non è escursioni naturiste, VivAlpe non è escursioni nudiste, VivAlpe non è nemmeno escursioni nude o in nudità, VivAlpe non è qualcosa in antitesi con l’escursionismo classico, VivAlpe non si pone in alternativa all’escursionismo come comunemente inteso: formalmente VivAlpe è libertà di stare come si preferisce, tecnicamente VivAlpe è escursionismo e stop, mentalmente VivAlpe è inclusione ambientale e nient’altro, complessivamente VivAlpe è VivAlpe e basta.

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Mascherina nera


Il colorante nero è quello che contiene e rilascia la maggior quantità di sostanze tossiche che senso ha metterselo davanti a bocca e naso per ore e ore!

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Covidpensieri


Ma che cacchio vuol dire “in prossimità dell’abitazione”? Un metro, dieci metri, cento metri, un chilometro, dieci chilometri?

Se, correndo, parto da casa e salgo sui monti solitari a un chilometro dalla stessa violo le disposizioni?

Anche facendo trenta, cinquanta, settanta chilometri di montagna raramente incontro persone, nel caso non superano le poche unità e la situazione permette di mantenersi a diversi metri di distanza, dove sta il rischio trasmissivo? Ah si, coi cinghiali!

Forse, se ci fosse stato meno ostracismo verso la tecnologia e il lavoro da remoto si sarebbe evitata le recrudescenza dell’infezione.

La politica, tutta, reitera nell’errore ma anche molta gente non è da meno.

Tamponi, tamponi, tamponi, l’unica cosa veramente risolutiva è anche l’unica a non essere fatta come si deve: la scienza ne ha chiesti almeno quattrocentomila al giorno e ci si accontenta di centomila.

Si approvino i test rapidi domiciliari, saranno imprecisi ma sempre meno di quel cesso (per come è fatto e gestito) di Immuni.

Si rende palese perché in Italia la logica linguistica sia andata sempre più scemando: se escludiamo la malizia del farlo apposta per poter appioppare salatissime multe, resta solo l’incapacità culturale a giustificare il modo di scrivere leggi, decreti e ordinanze.

Limite


Un foglio di carta in verticale,
una linea tracciata nella sabbia,
un fossato al margine del campo,
una cresta sul fianco della valle,
nuvole che coprono l’orizzonte.
Ruota quel foglio,
calpesta la linea,
oltrepassa il fossato,
scavalca la cresta,
vola oltre le nuvole.
Agli occhi appare
l’infinito splendore
del radiante pensiero
della nuova consapevolezza
della fantastica creatività.

Limite?
Cos’è il limite?
Barriera alla libertà,
costruito concetto,
protezione del potere,
discriminazione.
Incoerenza umana:
talvolta si inneggia il suo superamento,
talvolta lo si cerca per conoscerlo,
talvolta lo si invoca come scusa,
talvolta lo s’impone.

Il limite?
Esiste il limite?
Se si chi lo decide?
Se si chi lo stabilisce?
Segno dell’uomo,
strumento che occlude la mente,
gabbia per il pensiero radiante,
catena dell’evoluzione,
necessità del debole pensiero!

Emanuele Cinelli – 17 ottobre 2020

Fastidio per il nudo e autolimitazione nudista


Affermare che bisogna rinunciare al nudo ogni qual volta sia ipotizzabile la possibilità di turbare qualcuno è come dire alle donne che è colpa loro se vengono violentate.

Contraddittorio e discriminatorio… “io” devo sopportare il fastidio di vedere vestiti ovunque, anche dove proprio sono inutili, e “lui” non può sopportare il fastidio del vedere “me” nudo!

Nessuno si è mai sognato di imporre alla società il fastidio per, ad esempio, i ragni eppure lo si è fatto per il nudo.

La convivenza è possibile!

Chi subisce patisce!


Sulle reti sociali stanno rifacendosi numerosi i messaggi che invitano coloro che hanno riabbracciato la naturalità del nudo a non spogliarsi fuori dai contesti prettamente nudisti (o naturisti, sic!), a rivestirsi quando arrivano persone vestite, a… a… a… altri atteggiamenti similari dove il nudo cede spazio al vestito.

Il concetto che viene messo a giustificazione di questi inviti è il rispetto per gli altri, ma può questo realmente definirsi rispetto o piuttosto è solo sottomissione?

Rispetto è permettere agli altri di fare quello che vogliono, quindi rispetto è lasciare vestito chi non vuole spogliarsi (cosa, per inciso, normalmente vietata nei centri riservati al nudo, sic!) e lasciar stare nudo chi vuole spogliarsi; rispetto è non pretendere di stare nudi in casa d’altri (un luogo pubblico, però, è casa di tutti, per cui non è casa d’altri); rispetto è non pretendere che tutti debbano stare vestiti; rispetto è lasciare che ognuno viva la propria vita esattamente come desidera; rispetto è capire, comprendere, accettare, restare indifferenti a tutto ciò che, pur non rientrando nella sfera del nostro gradimento, comunque non ci apporta veri danni materiali (e un fastidio non è un danno); rispetto è empatia senza rinuncia. Tutto il resto non è rispetto ma solo sottomissione.

Stare vestiti in luoghi pubblici, ovviamente in assenza di leggi che lo vietino espressamente, solo perché si presume che qualcuno possa offendersi non è rispetto, è non farsi rispettare, quindi è sottomissione.

Stesso dicasi per ogni azione di rivestimento all’arrivo di altre persone ipoteticamente non nudiste, e qui ci possiamo aggiungere anche altre due considerazioni:

  • magari invece sono nudiste e ci siamo rivestiti per niente;
  • magari pur non mettendosi nude rispettano chi vuole stare nudo e abbiamo rinunciato a comprenderlo;
  • rivestirsi all’arrivo di altre persone, specie quando queste già ci hanno siti nudi, non fa altro che intensificare negli altri il concetto del nudo come cosa sporca e da nascondere, quindi inibisce ogni possibilità di rinormalizzare la nudità

Il rispetto dev’essere e può essere solo bidirezionale altrimenti non è rispetto ma solo sottomissione.

Ribellioni alla nudità e agli eventi nudisti (per inciso sempre e solo di piccole fazioni di persone che, quindi, non rappresentano l’idea della maggiorana, sono solo capaci di gridare e farsi intendere, in questo favorite dall’eventuale remissivo silenzio della controparte), ci saranno sempre finché si continuerà a divulgare un concetto di rispetto basato su queste fondamenta, finché si accetterà la resa e la sottomissione.

Nessuna conquista sociale, nessuna evoluzione è avvenuta senza che una parte un poco forzasse l’altra, senza creare malumori, senza fatica e senza sudore!

Chi subisce patisce, detto inequivocabile che non andrebbe mai dimenticato e disatteso, senza ovviamente cadere nell’eccesso: non andiamo, per fare un solo palese esempio, (per ora, in futuro magari anche, mai dire mai!) a metterci nudi in una piazza urbana.

#nudiènormale

#TappaUnica3V analisi tecnica del giro completato


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Continua dalla parte 4 del racconto di viaggio.

Dopo il racconto a qualcuno penso possano interessare anche gli aspetti tecnici e inizio dall’analisi del cammino, poi vedremo l’equipaggiamento utilizzato, l’alimentazione, l’idratazione ed altri eventuali particolari.

Dati numerici

  • Lunghezza 131km
  • Dislivello positivo 9580m
  • Dislivello negativo 9595m
  • Quota minima (partenza) 167m
  • Quota massima (Monte Colombine) 2217m

Percorso seguito

Le indicazioni di versione fanno riferimento alla mia elaborazione del percorso che all’originale aggiunge alcune varianti: vedi pagina relazioni.

  • Versione alta da Brescia al Goletto Campo di Nasso (Pezzeda)
  • Raccordo originale dal Goletto Campo di Nasso al Passo Falcone
  • Versione bassa dal Passo Falcone al Giogo del Maniva
  • Versione alta dal Giogo del Maniva alla sella sotto il Monte Crestoso
  • Versione bassa dalla sella sotto il Monte Crestoso al Goletto di Baccinale
  • Versione alta dal Goletto di Baccinale alla Forcella di Sale (scendendo però dritto al rifugio Almici una volta uscito sulla cresta sommitale…

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#TappaUnica3V ci sono riuscito (4)


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Continua dalla parte 3

Beh, dai, proprio stramazzato al suolo no, diciamo che mi sono seduto con molta più immediatezza rispetto al solito, senza togliere lo zaino. Pochi secondi, pochissimi, dieci, venti, forse trenta e lo sguardo, pur conoscendolo benissimo, inizia a godere del panorama circostante: il cielo terso alle mie spalle, le nuvolette che mi stanno al di sopra, la tundra alpina tutt’attorno e la, davanti, oltre il filo del prato, l’azzurro intenso del Lago d’Iseo. Un paio di minuti in tutto e mi rialzo, immediatamente la recente fatica diviene solo un ricordo, anzi, al momento scompare del tutto, come se non ci fosse mai stata, comunque rinuncio alla vetta e, anche per conoscerla non avendola mai fatta, prendo la traccia nell’erba che porta direttamente al rifugio Almici.

Senza sosta scorro via sull’ampio piazzale del rifugio oggi eccezionalmente quasi vuoto, temo il ripido cemento che ora dovrò fare, mi…

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#TappaUnica3V ci sono riuscito (3)


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Continua dalla parte 2

Una bella tazza di thè fumante campeggia sul tavolino in attesa d’essere delicatamente assaporata, al suo fianco una golosissima e gigantesca fetta di crostata alla frutta fa da contraltare all’immagine del Dosso Alto che si alza da dietro l’ampio piazzale. Dolcemente mi lascio cullare dalla situazione, lentamente spezzetto il dolce favorendone lo scorrimento verso il mio stomaco con un goccio di bevanda calda, piacevolmente rilevo la mite temperatura e il cielo parzialmente coperto di bianche nuvole. Non un dubbio percorre la mia mente, non un dolore incide la mia psiche, non un fastidio disturba il mio pensiero, un pensiero ancora costantemente fermo sul momento, profondamente intento a vivere il presente senza pensare al passato e senza preoccuparsi del futuro. Un solo piccolo tarlo scuote per un attimo l’idilliaco scenario: un tizio che, in due distinti ma ravvicinati momenti, viene a fumare proprio alle mie spalle, “ma…

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#TappaUnica3V ci sono riuscito (2)


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Continua dalla parte 1

Non sto cronometrando niente, ne il cammino ne le fermate, mando solo qualche messaggio a casa sul quale, secondo la mia collaudata tecnica, metto l’orario d’invio per dare un riferimento preciso ma non faccio calcoli: rilevo l’ora, la scrivo e la dimentico. Così non so dire di preciso quanto sia stato fermo, indicativamente, considerando che, nel contempo, mi sono anche dovuto spogliare a metà per infilare i più caldi leggins da trail e che, per ripartire, ho dovuto prima fare alcuni esercizi di riattivazione, tra i quindici e i venti minuti. Non è un problema, in questo settimo tentativo quello che conta, quello che mi deve guidare sono solo ed esclusivamente le sensazioni.

La discesa lungo questo magnifico crinale è accompagnata dall’imponente nera figura del Monte Palo che chiude l’orizzonte alle mie spalle, a sinistra risplendono le mille luci di Marmentino e dei vari casolari sparsi…

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#TappaUnica3V ci sono riuscito


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

L’intersezione emozionale è di tale livello e ricchezza che mi risulta alquanto difficile estrapolare un filo conduttore preciso e distinto, per ora riesco solo a dire e scrivere: fattaaaaaaaaa!

Suvvia, proviamoci, proviamo a scrivere qualcosa, così di getto, quello che viene.

Nei primi quattordici giorni di questo mese mi sono casualmente trovato a fare centoventi chilometri di cammino, suddivisi in sette uscite, e le sensazioni erano positive, così, nonostante una costante sensazione di tensione nei polpacci, matura la decisione: appena ci sono due giorni di meteo adeguato ci riprovo.

Così è stato, un periodo di temporali ha spezzato la forte calura e le previsioni davano ancora due giorni di temperature gradevoli con con poche possibilità di pioggia, non potevo farmi scappare l’occasione, anche considerando che a partire dalla prossima settimana ripartono impegni di lavoro e visite mediche.

Nel giro di due ore è tutto deciso e avviso la moglie: “mercoledì…

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Bypass spirituale


Un blogger deve certamente avere un obiettivo da perseguire e su tale obiettivo dev’essere focalizzato da tutto quello che scrive e pubblica, d’altra parte è anche importante che il blogger parli di se stesso, si faccia conoscere, dia ai suoi lettori quel livello di confidenza che possa farli sentire a casa loro quando entrano nel blog e lo leggono.

Orbene, di me stesso ho trattato nello specifico già alcune volte, molto spesso nei miei scritti ho rivelato qualcosa di me, eppure c’è una cosa che forse non ho mai reso palese, un qualcosa che mi ha catturato ancora tanti anni addietro e che poi, visto che mi occupo di formazione, mi ha aiutato anche professionalmente: l’amatoriale interesse per la psicologia.

In tale contesto oggi sono molto aiutato dalle reti sociali che permettono di restare collegati alle fonti più rilevanti e tra queste ho trovato assai utile Essere Integrale – Il portale italiano della consapevolezza. Ci ho sempre trovato utilissimi spunti di riflessione, indicazioni pronte per la vita e il lavoro, risposte alle domande che sono abituato a pormi: il saggio non vive di certezze ma di dubbi.

In questi giorni, grazie a Twitter, ho trovato su tale portale un interessantissimo articolo che ho immediatamente desiderato condividere con i miei lettori poiché i suoi contenuti si affiancano efficientemente all’obiettivo primario del blog: mettere a nudo il mondo vedendo la cosa non solo come aspetto puramente materiale (togliere il vestito), bensì anche come mentale e culturale (evidenziare le barriere psicologiche e sociali che limitano l’esperienza di vita, l’adeguata socializzazione o/e il rispetto multilaterale e onnicomprensivo).

Prendetevi assolutamente almeno quindici minuti di tempo per leggerlo, è lunghetto, è complesso, ma è scritto con tale chiarezza e proprietà di linguaggio da farne una lettura agevolissima. Leggetelo e fatelo a mente aperta, senza restare chiusi nei vostri preconcetti religiosi, sociali, individuali, come sapete sono ateo e la spiritualità è cosa che proprio non dovrebbe coinvolgermi, d’altra parte non tutti sono atei e devo pur tenerne conto per rapportarmi anche con loro, d’altra parte la nudità normalizzata è piena espressione di una equilibrata spiritualità, d’altra parte anche l’assenza di un qualcosa è pur sempre manifestazione di quel qualcosa: impossibile non comunicare visto che anche il silenzio è comunicazione!

Il bypass spirituale: se lo conosci puoi superarlo

Il bypass spirituale accade quando la pratica spirituale, invece di aiutare ad integrare le limitazioni umane, diviene un sostituto per evitare di affrontare le questioni psicologiche, relazionali o concrete irrisolte.

Chi agisce il bypass spirituale perde ogni contatto con la realtà fisica, con le sue responsabilità in quanto essere umano. In realtà si tratta di una negazione, di un meccanismo difensivo in azione.

“Il bypass spirituale: se lo conosci puoi superarlo” dal portale della consapevolezza in rete “Essere Integrale”

Grazie Agostino per il tuo lavoro, per la tua competenza, per il tuo consenso a questa mia condivisione del tuo inestimabile lavoro, grazie…

Grazie Agostino!

Rinormalizzare il nudo, quale strategia


Difficilmente avremo la rinormalizzazione del nudo finché proprio coloro che, in qualsiasi misura, lo praticano:

  • useranno termini impropri per riferirsi alla nudità;
  • tenderanno a differenziarsi da coloro che non la praticano;
  • continueranno, più o meno consciamente, a vedere e propagandare la nudità come un atteggiamento inadatto alla generalizzazione sociale, quindi da isolare in specifici contesti ben segnalati e delimitati;
  • negheranno o dubiteranno del suo valore educativo e curativo;
  • parleranno e scriveranno di cosa non sia la nudità invece di concentrarsi sul dire e scrivere cosa essa è.

Alla rinormalizzazione del nudo non servono l’autocensura, la vittimizzazione e un falsato concetto di rispetto.

Alla rinormalizzazione del nudo servono persone convinte, decise, sicure e positive!

Come ti destabilizzo un sistema restando nell’ombra


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  • Con la scusa di affidargli la gestione della mia comunicazione, assumo un esperto di comunicazione sulle reti sociali.
  • Con l’aiuto di questo esperto faccio, in modo riservato, formazione sulla comunicazione per mezzo delle reti sociali a un primo (piccolo) numero di miei collaboratori / attivisti / seguaci.
  • Ognuna di queste persone inizia ad operare, con basso profilo, sulle reti sociali con l’obiettivo specifico di ottenere un certo seguito.
  • Sfruttando il fatto che i seguaci così ottenuti leggeranno quasi solo quanto pubblicato dalla rete così generata e di sicuro solo quanto conforme al pensiero in loro inculcato, s’inizia ad alzare il profilo dei messaggi al fine di condizionare e istruire i seguaci ad un certo sistema di fare messaggi.
  • Inconsciamente addestrati e debitamente condizionati, questo secondo livello della rete di seguaci è pronta a generare in autonomia nuovi messaggi ad ogni mio subliminale incitamento, ad esempio dichiarazioni da me rilasciate in convegni e interviste.
  • Quando la rete diviene efficace, inizio a farmi più presente sulla scena pubblica e in ogni occasione ripeto all’ossessione gli stessi concetti, con debita faccia tosta cambio alternativamente pareri e smentisco di aver detto quello che ho detto, sposto continuamente il fulcro della mia azione mediatica in modo da mantenere attivi più fronti di attacco, diffondo mezze verità o delle vere e proprie falsità, creo ad arte timori e paure socio-politiche dando loro le soluzioni che più mi fanno comodo, creo dipendenza dalle mie opinioni.
  • La rete dei seguaci, sempre più estesa e violenta, diffonderà meccanicamente le mie affermazioni rielaborandole a modo proprio e rendendole di fatto distaccate da me stesso.
  • Bingo! Sebbene siano le mia parole a provocarli, seppure materialmente sostengano la mia posizione, anche se fanno comodo alla mia causa, ecco nonostante tutto questo nessuno può incolparmi dei messaggi che girano, del linguaggio utilizzato all’interno degli stessi e della modalità con cui vengono fatti girare.

#TappaUnica3V l’epilogo


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Sabato 4 giugno alle ore sette e quattro minuti sono partito per ritentare di percorrere in unica soluzione il sentiero 3V “Silvano Cinelli”. Gli ultimi allenamenti mi facevano ben sperare, sia in merito alla preparazione fisica che per quella mentale, e avevo comunque previsto una tattica di riserva, il classico piano B, che avrebbe dovuto garantirmi la chiusura del giro: non pensare al tempo e se necessario fermarsi anche più del previsto, pur restando nel contesto di una tappa unica. Così la tabella di marcia, fatta comunque per assegnare ai tratti più critici un passaggio diurno, l’avevo lasciata a casa come riferimento per mia moglie, con me avevo solo le gambe e la testa che avrebbero dovuto lavorare in sincronia onde darmi il passo man mano migliore, consigliarmi quando e quanto sostare.

La particolare situazione post pandemica di quest’anno imponeva la più totale autonomia, ovvero la rinuncia anche alle poche…

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Perché camminando o correndo nudi si suda (e si soffre) di meno


Durante le mie escursioni e le mie corse in montagna ho più volte sperimentato che stando nudo sudavo molto meno, in due occasioni ho persino potuto raggiungere la meta solo grazie all’essermi messo a nudo: erano due uscite di allenamento fatte a bassa quota in giornata di fortissima insolazione, sentiero per nulla frequentato ma nella prima parte visibile dalla strada sottostante per cui dovevo tenere i calzoncini da corsa, arrivato allo stremo delle forze, ormai non più visibile dalla strada, li ho tolti restando completamente nudo e… nel giro di un paio di minuti mi sono sentito rigenerato. Preciso: i calzoncini erano di quelli leggerissimi, traspiranti e con mutandina integrata in maglina traforata, quasi non si sentono addosso eppure in questo discorso avevano fatto la loro distruttiva parte.

Perché camminare o correre nudi comporta una minora sudorazione e può addirittura ridare energia? Una spiegazione scientifica non sono stato in grado di trovarla, mettendo insieme vecchissime letture e studi ho però formulato una mia ipotesi.

Per non subire danni permanenti testicoli e ovaie devono mantenere una temperatura assolutamente costante, così i nostri genitali sono ricchi di sensori termici ai quali il nostro sistema di termoregolazione da molto affidamento. Inscatolando i genitali nei pantaloni alziamo la temperatura dei genitali e viene così indotta una sudorazione maggiore di quella effettivamente necessaria al resto del corpo; scoprendoli possono fruire di ogni più sottile soffio d’aria (cosa che percepiamo intensamente e immediatamente riprendendo energia) e la sudorazione risulta oltremodo contenuta o addirittura assente.

L’ipotesi è rafforzata dall’aver sperimentato che il vantaggio lo si sente anche se, per qualche ragione (ad esempio quando si porta uno zaino con schienalino non adatto alla pelle nuda), si tiene addosso una maglietta, mentre non si percepisce facendo il contrario: togliere la maglietta e tenere i pantaloncini.

Va bene, è solo un’ipotesi e potrebbe essere sbagliata, però… cosa conta di più: una spiegazione scientifica o la reiterata esperienza pratica?

L’esperienza diretta m’ha insegnato che stando nudo cammino e corro con meno sofferenza e allora perché non approfittarne?

Provateci e fatemi sapere!

A piedi nudi


Il cammino a piedi nudi viene oggi proposto a destra e a manca, guide alpine, accompagnatori di media montagna, rifugi, alberghi, comuni, enti del turismo, tutti ne approfittano per racimolare soldi e interesse. Bellissimo, ottimo, interessante, utile ma…

Rigidi pensieri


Anglofoni che danno del patetico a chi, senza nulla imporre, difende l’utilizzo del buon italiano.

Difensori del “diritto di parola” che commentano, criticano, contestano anche senza conoscere.

Baciatori di rosari che predicano e praticano la discriminazione.

Tuttologi che si aggiudicano la (inesistente) verità assoluta.

Animalisti che negano la naturale essenza animale dell’essere umano.

Ambientalisti che non prendono in considerazione il vivere nudi (dal lavaggio dei vestiti ogni anno si riversano in mare diverse tonnellate di microplastiche).

Vegani che chiedono leggi per proibire la millenaria alimentazione onnivora.

Naturisti che si oppongono a chi, nella miglior forma etimologica e lessicale, preferisce parlare di nudismo.

Mi chiedo se siano certi ideali ad obnubilare le menti creando insensati irrigidimenti di pensiero e, di riflesso, pretestuose imposizioni comportamentali!

Nudo ovvero crescita sociale


Il nudo come momento è certamente un sentimento individuale; vivere nel nudo è probabilmente un’attitudine personale; l’alterna diffusione del nudo sociale è forse una questione di moda. La rinormalizzazione del nudo, però, va ben oltre tutto questo, la rinormalizzazione del nudo è indubbia testimonianza e veicolo di crescita sociale, culturale e morale.

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