Archivi categoria: Atteggiamenti sociali

Reti sociali e nudo


Da esperto informatico e da attivo utente, ho vissuto in modo immersivo l’evoluzione delle reti sociali e il loro rapporto con la nudità, posso così parlarne con cognizione di causa.

Nei primi anni c’era un discreto spazio di manovra per chi, come me, lavorava (e lavora) alla rinormalizzazione della nudità, poi, nonostante l’ampliarsi degli utenti nudisti e la crescente accettazione del nudo sociale, è andato contro logica a ridursi. Nella prima metà degli anni 2010 solo Tumblr e Twitter restavano le uniche reti sociali che, con visione democraticamente naturale, consentivano la pubblicazione di fotografie di nudo, unica limitazione che queste non fossero utilizzate per l’avatar o il banner.

Ad un certo punto Tumblr cambia padroni e inizia a cambiare registro: in un primo momento con manica larga ma poi le maglie si stringono e Twitter rimane solo, diventando lo strumento basilare per la comunicazione nudista e la rinormalizzazione della nudità. Nel 2022, in un momento in cui si stanno ancor più evidenziando i segnali di una rinormalizzazione del nudo, improvvisamente quelli di Twitter, dopo aver creato una funzione che permette di dichiarare il contesto inadeguato delle immagini, iniziano a bloccare gli account nudisti rei di non usare questa fallace (si può attivare solo contestualmente alla pubblicazione dell’ immagine, non è applicabile a quanto già pubblicato, non è utilizzabile dai sistemi di pubblicazione automatica) funzione.

Ai primi di maggio, senza ammonimento, senza azioni provvisorie, senza nessun tipo di preavviso, accedendo a Twitter vedo un piccolo messaggio che velocemente appare e svanisce, con vari accessi riesco pian piano a leggerlo: “questa azione non è consentita, il tuo account è sospeso”. A seguire mi accorgo che non posso più operare: molte azioni non hanno seguito, alcune fanno riapaprire il fugace messaggio di cui sopra. Solo provando ad accedere dal telefono con l’apposita app riesco ad avere una spiegazione lievemente più precisa: “il tuo account è stato sospeso permanentemente”.

Personalmente, sebbene alla fine possa tranquillamente vivere senza reti sociali, anzi ci vivo anche meglio, comunque vedo questa cosa come una grande sconfitta non solo per il nudismo, non solo per la nudità sociale, ma anche per tutto il movimento della positività del corpo, del contrasto alle malattie di visione del corpo, quindi una sconfitta per la società intera e per la normalità.

Con tale anacronistico atteggiamento le reti sociali si alleano con l’ignoranza, il bigottismo e la pornografia (quest’ultima infatti prosegue indisturbata le sue pubblicazioni e i pornodipendenti sono sempre più attivi anche nell’aggredire gli account nudisti).

Le reti sociali, se fossero veramente sociali, dovrebbero invece sostenere ogni aspetto dell’evoluzione sociale invi compreso quello della nudità sociale, dovrebbero loro stesse perseguire la rinormalizzazione del mondo, la quale passa necessariamente dalla rinormalizzazione del nudo.

#rinormalizzailmondo

(hastag ormai inutile visto che solo io lo utilizzavo, altri l'avevano ripreso ma modificandolo, inopinatamente, in inglese, così come era già successo per altri miei hastag: #nudièmeglio e #nudiènormale). 

Promuovere la nudità sociale


C’è chi ha troppa paura e chi ha troppa esuberanza, chi si astiene dal parlarne e chi ne parla anche a sproposito, chi svicola dalle domande e chi forza le risposte, c’è chi si pone in una posizione intermedia. Chi ha ragione? Chi si comporta nel modo corretto? Come parlare di nudo in modo costruttivo?

Questo è un tema che ho già trattato in precedenza esaminandone i diversi aspetti e sviluppando consigli utili per farlo in modo efficace, ma rilevo la necessità di rievidenziarlo, lo faccio in modo sintetico: una FAQ della promozione nudista.

  1. Promuovere la nudità sociale non è azione negativa, tutt’altro.
  2. La propaganda è un’operazione che tutti attuano, perché non devono farlo anche i nudisti.
  3. Per promuovere il nudismo è assolutamente necessario sentirsi a proprio agio nel parlarne.
  4. Bisogna parlarne il più possibile però…
  5. Non si fa corretta promozione se se ne parla in contesti o in momenti inopportuni, quindi…
  6. Bisogna sfruttare le giuste occasioni.
  7. Bisogna parlarne in modo tranquillo e aperto.
  8. Non ha senso ed è controproducente andare in giro importunando le persone che s’incontrano sul cammino manifestando a voce alta il fastidio per non potersi spogliare o il desiderio di spogliarsi.
  9. Altrettanto controproducente è il segnalare, senza valido motivo, a tutte le persone che si incontrano per strada l’essere nudisti, che poco prima s’era nudi, che poco dopo ci si metterà nudi.
  10. La promozione non è violenza psicologica, la promozione ha efficacia solo quando è morbida e rispettosa, quando avviene con senso logico, quando si sviluppa in un dialogo nato per reciproco desiderio e continuato per palese interesse della controparte.

Montagna: perchè accontentarsi dell’integrazione, passa all’inclusione!


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Prefazione

Inclusione è una parola che, da almeno un paio di decenni, si utilizza molto al fine di indicare una più evoluta e corretta visione della vita comunitaria e sociale delle persone con disabilità, una visione che si pone come alternativa all’integrazione la quale, a sua volta, si era evoluta a partire dai concetti di esclusione e separazione (o segregazione).

In anni più recenti, l’utilizzo si è naturalmente esteso all’ambito dei migranti e, con un ulteriore salto logico, è possibile trasporlo a tante altre realtà, ivi compresa quella della nostra vita quotidiana, quella della vita in natura e, con relazione al tema di questo blog, quella dell’andare in montagna, sia esso fatto camminando che correndo, sia esso espressione di un corto cammino che di quello lungo e molto lungo.

Cosa differenzia queste quattro visioni della vita comunitaria? Vediamolo in breve.

Esclusione

Il “diverso” (tra virgolette in quanto in realtà siamo…

View original post 378 altre parole

A tutti i costi nudo?


Sarà l’età, sarà che già devo soffrire ogni volta che esco ad allenarmi, sarà la ridotta presenza di massa grassa, fatto sta che, a differenza di altri, nudo mi ci metto solo quando posso starci confortevolmente: che senso ha avere la pelle d’oca, sopportare il tremore del freddo, accettare la sofferenza personale e le nefaste conseguenze sulla salute solo per mettersi nudi anche quando sarebbe meglio non farlo?

Se la questione si fermasse qui, tutto sommato sarebbe inutile farcene un articolo, però ci sono altre considerazioni da fare, considerazioni che ci portano dal libero arbitrio alla comunicazione sociale, creando un discorso importante.

Il voler stare nudi a tutti i costi appare (ed è) un irrefrenabile desiderio che, giorno dopo giorno, mina la nostra salute psichica e, alla fine, sconfina nella fobia (per i vestiti), nell’atteggiamento compulsivo e persino nella psicosi. Già al primo livello, quello dell’irrefrenabile desiderio, l’alterazione comportamentale si percepisce benissimo, la percepiscono tutti coloro che stanno attorno, tutti coloro che, anche per breve tempo, passano vicino e la conseguenza è la comunicazione di un messaggio tutt’altro che favorevole alla rinormalizzazione del corpo e della sua nudità.

Per invogliare le persone a provare la nudità sociale, per convincere la società che il nudo è normale, per indurre le istituzioni a interrompere la loro fobia per il nudo, per pervenire a una rinormalizzazione sociale che permetta a chi lo desidera di vivere nella nudità ovunque e ogni qual volta le temperture lo consantano, il nudo è necessario viverlo in modo normale e non è normale mettersi nudi ad ogni costo!

Rinormalizza il mondo


Quando un’attività è considerata normale? Semplice, quando c’è, si fa e si mostra senza che nessuno senta l’esigenza di citarla specificatamente e continuamente, in pratica quando viene ignorata da chiunque ne venga a contatto.

Per rinormalizzare l’esposizione del corpo nudo bisogna portare e mostrare la nudità senza espressamente citarla di continuo.

Ecco che…

Non esiste l’escursionismo nudo o nudista o naturista, esiste l’escursionismo e stop! Stesso dicasi per la ginnastica, le feste, il lavoro, insomma per ogni altra nostra attività.

Non esistono le spiagge nude o nudiste o naturiste, esistono le spiagge e stop! Stesso dicasi per le piscine, le palestre, i ristoranti, le saune, insomma per ogni altra struttura.

Anche e soprattutto da qui deve passare la rinormalizzazione del corpo!

#rinormalizzailmondo





Libertà di parola


Vero, esiste la libertà di parola, ma esiste anche l’intelligenza: l’intelligenza di usare questa libertà nel modo opportuno, l’intelligenza di non approfittarne, l’intelligenza di dire cose sensate, l’intelligenza di parlare solo di ciò che si conosce!

Nuda etichetta nuda delle reti sociali (e non solo)


In anni di presenza sulle reti sociali ne ho viste tante e ho potuto capire molto, altrettanto non sembra essere successo ad altri. Poi ci sono i costanti nuovi arrivi che, ovviamente, molte dinamiche ancora le ignorano e, purtroppo, spesso non si preoccupano di farsi una preventiva informazione, ma si buttano a capofitto nella mischia: ah, la buona vecchia regola che, per almeno in paio di mesi, imponeva di limitarsi a leggere prima d’iniziare a scrivere.

Attraverso una raccolta di miei tweet (alcuni invero per ora solo pensieri che forse non tweetterò) vediamo le principali questioni prendendo in considerazione uno degli aspetti più critici e vessati: i messaggi dei nudisti e dei naturisti.


N.B. Per la terminologia e le procedure farò riferimento alla rete sociale che utilizzo di più e che, pressoché unica, ammette post di nudo esplicito: Twitter.


Per undici anni sono state presenze molto occasionali, ora, dopo che i miei post sono stati ritwittati da chi non valuta i propri follower, mi trovo assediato da porno dipendenti ed esibizionisti e devo perdere il mio tempo libero per analizzare i nuovi arrivati: filtrate!

Non è solo un diritto ma è anche un dovere verso le persone di cui si ritwittano i messaggi e che compaiono nelle proprie foto: fare pulizia tra i propri follower. A tal ragione, quello che uno pubblica in bacheca, i suoi mi piace, chi segue e da chi si lascia seguire sono piena espressione della sua persona, quindi bastano e avanzano per valutare e, nel caso, bloccare.

Cosa hanno a che fare con nudismo, naturismo, normalizzazione del nudismo / naturismo, libertà, confidenza con il corpo e vita nella nudità i primissimi e primi piani di peni, vulve e sederi, le foto in pose attuate per accentrate l’attenzione su tali parti, quelle dei peni eretti e, candelina sulla torta, quelle di attività sessuali esplicite?

Un tempo anch’io pensavo che le bacheche nudiste potessero da sole redimere coloro che nel nudismo inopinatamente vedono e propongono una sola cosa: i genitali e il relativo utilizzo sessuale. Poi mi sono reso conto che non succede: inutile sperarci!

A tutti piace fare sesso eppure nessuno scrive sul suo profilo social sono un alpinista o adoro giocare a tennis o sono appassionato di auto e poi pubblica in gran misura, via quasi esclusiva o addirittura solo materiali pornografici o esibizionistici. Perché per il nudismo / naturismo dovrebbe valere un atteggiamento diverso?

Sapendo che sono parole chiave molto usate, c’è chi, sebbene ciò che vi pubblica sia di natura ben diversa, mette naturismo o nudismo nel proprio profilo social per veicolarci persone. Non è accettabile: non solo è un imbroglio ma è anche un atto vile e vigliacco che danneggia enormemente la reputazione di uno stile di vita educativo e rispettoso.

Gli argomenti evidenziati nel profilo non devono essere specchietti per allodole, devono essere quelli che sono poi effettivamente e principalmente trattati nella bacheca e nei mi piace: esibizionismo e pornografia non sono nudismo e naturismo!

La pornografia può apparire stimolante, invero è una brutta bestia: in un tempo più o meno breve rende sempre meno rispondenti alle normali situazioni sessuali arrivando al punto in cui ci si trova capaci di fare sesso solo con… le foto e manina propria!

La dipenzenza dal sesso è stata da tempo inserita dalla medicina tra le malattie mentali comportamentali vere e proprie: arriva a diventare talmente invadente dall’impedire qualsiasi altra attività, ivi comprese quelle necessarie alla sopravvivenza.

Ogni tanto leggo qualcuno che protesta contro la purezza nudista con affermazioni tipo “l’erezione è una funzione normale”. Verissimo, ma non per questo se ne deve fare l’unica ragione di vita e il principale argomento fotografico.

In venti anni di nudismo, con tanti eventi pieni di persone, mai ho avuto un’erezione e mai ne ho viste. Insulso e inopportuno nascondersi dietro la sua normalità per esibire erezioni, siano esse spontanee (molto raro) o, peggio, provocate.

Cosa può interessare di una bacheca realmente nudista a chi pubblica materiale pornografico o esibizionistico? Perché sono così interessati a seguirle, anzi assediarle? Beh: la reputazione data dal seguire dati profili o un gran numero di persone, la possibilità di prelevare foto per utilizzi impropri, o, più semplicemente, il piacere di distruggerne la reputazione.

Fatevene una ragione: eccitarsi per la visione di un corpo nudo in un contesto non sessuale è tutt’altro che naturale e normale. Se succede è perché su quel corpo avete attivato e riversato la vostra fantasia più o meno perversa!

Eccitarsi e masturbarsi con le foto che altri pubblicano per scopi ben diversi (e ben più socialmente elevati) è a tutti gli effetti violenza sessuale.

Sono anni che sei sul social, hai un nome indecifrabile, sei senza foto, non hai contenuti o, al massimo, pochissimi “mi piace”, che ci fai sul social? Uhm, forse sei un bot? Ciao, ciao!

Coerenza: se la tua bacheca è segretata, tu, prima di seguire altri, devi da loro farti identificare, in alternativa segui solo coloro che ti conoscono di persona (ovviamente dopo averli avvisati). Capisco che ci possano essere dei motivi validi per farlo, ma, come sempre, per colpa di alcuni ci rimettono tutti: assolutamente corretto rimuovere costoro dai propri follower.

Fatta salva specifica dichiarazione, la pubblicazione dei materiali (testi, foto, ecc) su blog e reti sociali non corrisponde alla rinuncia al diritto d’autore e non li rende liberamente prelevabili. Poco importa che i legittimi proprietari se ne accorgano o meno, prelevare, senza preventiva ed esplicita autorizzazione, tale materiale potrebbe, specie se si ripubblica senza citare la fonte, essere un’illecito o addirittura un reato: appropriazione indebita e / o violazione del diritto d’autore. (Dario Banfi “Immagini digitali online: non posso fare ciò che mi pare con le foto su Facebook o Google Images”)


Buona permanenza sulle reti sociali!

Il forte ed esclusivo potere educativo della nudità sociale


  1. Per mettersi nudi in presenza d’altri è necessario superare gli stereotipi sociali sul corpo.
  2. Superando gli stereotipi sociali sul corpo ci si guarda e ci si vede con realistica positività.
  3. Guardandosi e vedendosi con realistica positività si assume fiducia in sè stessi.
  4. Assumendo fiducia in se stessi si incrementa la frequentazione degli ambiti nudisti.
  5. Stando nudi in mezzo ad altre persone, nude o vestite, ci si rende pienamente visibili esattamente per come fisicamente si è.
  6. Rendendosi pienamente visibili per come fisicamente si è diviene impossibile prendere in giro gli altri per come fisicamente sono.
  7. Vedendo tante altre persone nude per come fisicamente sono si comprende che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi.
  8. Comprendendo che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi si rafforzano il superamento degli stereotipi sociali e lo star bene con sè stessi.
  9. Convivendo nella nudità con altre persone nude ogni mistero sul corpo svanisce e con esso si annulla la morbosità.
  10. Annullandosi la morbosità si toglie potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo e si rafforza l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri.
  11. Togliendo potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo si dissolvono all’origine azioni quali il revenge-porn.
  12. Rafforzandosi l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri vengono debellati atteggiamenti quali il bullismo e la violenza sessuale.
  13. L’insieme di quanto detto sopra di certo non risolve tutti i problemi della società moderna ma di sicuro la migliora.
  14. Una società migliore vuol dire una vita migliore per tutti, nudi e vestiti!

Nient’altro può arrivare a questo, nient’altro può dare gli stessi risultati nello stesso breve tempo.

Ci vuole coraggio


Parlando ad altri del mio vivere per quanto possibile nella nudità una delle osservazioni, da parte di chi mai ha provato la nudità fine a se stessa, è: “ci vuole coraggio”.

Partendo dal presupposto che di certo non si voglia affermare d’essere dei codardi, posso solo suggerire di ripensare a quanti sono stati i momenti in cui ci si è dovuti armare di coraggio, perché è certo che ce ne sono stati per chiunque, per rendersi conto che tale affermazione è molto probabilmente solo un comodo modo per allontanare dalla propria mente il naturale impulso a seguire l’esempio.

Posso garantire che non serve coraggio.

Se non si vuole proprio credere alle mie parole, si possono trovare in rete tantissimi racconti di chi, partendo anche da una forte opposizione al nudo sociale o da una pessima confidenza con se stessi e/o il proprio corpo, si è alla fine convinto a provarci e, leggendoli, notare che tutti evidenziano quanto poco ci sia voluto, in tempo e in coraggio, non solo per per mettersi nudi, ma anche per poi sentirsi totalmente a proprio agio e, di riflesso, superare gli eventuali problemi di rapporto con il proprio corpo, di stereotipi dell’aspetto fisico, di criticità psicologiche.

Se ti vuoi bene, se vuoi stare bene, se vuoi concedere alla tua mente il meglio del meglio devi assolutamente iniziare a vivere quanto più possibile nella nudità.

Nessuno di coloro che ci hanno provato se ne è pentito e tutti hanno continuato. D’altra parte la nudità è la nostra normalità genetica, resa anomala solo da alcuni, decisamente pochi rispetto alla vita umana, secoli di refrattarietà al nudo.

Provare per crederci!

Etica e crescita professionale


PEARL Galaxy

Forse o probabilmente questo mio pensiero mi ha complicato (rovinato?) la vita professionale, però ritengo che l’empatia e il rispetto non siano solo belle parole con cui riempirsi la bocca.

Agenzie pubblicitarie, consulenti del lavoro, procacciatori d’affari e similia sono tutti attivi nel proporre servizi che ti aumentano la clientela, sono tutti intenti a insegnare il verbo del profitto individuale, a farne una missione sociale inderogabile. Tutti, però, volutamente, e quindi ineticamente, nascondono una incontestabile verità: dato che il lavoro globalmente disponibile è sostanzialmente, almeno nel breve e anche medio termine, una costante, se qualcuno aumenta il suo vuol dire che sta uccidendo quello di qualcun altro: per ogni nuovo “ricco” c’è inevitabilmente una crescita dei “poveri”!

View original post

Reti sociali, nudismo e… pulizia dei follower


Mi scuso se quanto segue non è curatissimo nell’aspetto sintattico e discorsivo, ma non è agevole scrivere con una mano sola e i tempi si allungano parecchio mentre voglio uscire con questo articolo nel momento stesso in cui la questione risulta ancora calda.


Photo by Matilda Wormwood on Pexels.com

I detti lo recitano, “Il mondo è bello perché è vario” oppure, traducendo dal dialetto bresciano, “Tante menti, tante teste”. Infatti su ogni argomento le opinioni sono sempre varie, spesso anche divergenti, talvolta persino contraddittorie. Uno degli argomenti che, specie nel contesto del nudismo, torna periodicamente alla ribalta a scaldare gli animi è la pulizia, mediante blocco (non parlo in questa sede di segnalazioni), costante (eseguita in tempo reale alla richiesta) o periodica (eseguita periodicamente sulla lista esistente) dei propri follower sulle reti sociali: chi è contro la ritiene azione discriminatoria, chi è a favore la ritiene assolutamente necessaria, nel mezzo varie posizioni.


Io penso che, quantomeno nello specifico dei profili nudisti, sia operazione ingiusta ma anche lecita, addirittura doverosa e, purtroppo, allo stato attuale delle cose necessaria.


Ingiusta perché è sostanzialmente scorretto valutare le persone dal loro profilo sulle reti sociali e perché impedisce il dialogo con le persone, un dialogo attraverso il quale tutte le parti hanno, almeno a livello potenziale (e, purtroppo, oggi, pur con tutta la nostra disponibilità e pazienza, troppo spesso a tale livello resta), l’opportunità di crescere.

Lecita perché la bacheca di un profilo sulle reti sociali è da assimilarsi alla casa del titolare di quel profilo e questi ha pertanto il diritto di scegliere chi possa restarci dentro (visto che in molti casi l’ingresso è, purtroppo, libero) e chi no.

Doverosa perché il titolare di un profilo ha il dovere di proteggere coloro che lo seguono, i loro messaggi e, in particolare, le loro foto: chiunque sia tra i follower del profilo può ricondividere questo materiale e farlo uscire dal contesto in cui è stato inizialmente prodotto.

Purtroppo necessaria perché molti di coloro che fraintendono, in un modo (invito alla condivisione sessuale) o nell’altro (esibizionismo, offesa al pudore, provocazione), il nudismo sono particolarmente aggressivi e poco disposti al dialogo e al rispetto, in particolare:
1 – coloro che osteggiano il nudismo si attaccano ad ogni minima cosa per screditarci, quindi analizzano i nostri profili, le nostre bacheche e i nostri follower per poterci collegare alle attività sessuali e contestare la purezza delle nostre intenzioni, e basta un solo follower fuori luogo per scatenare l’aggressione;
2 -‘molti di coloro che si interessano solo al sesso non hanno nessun riguardo per gli altri e, pertanto, non solo pubblicano in risposta ai nostri post commenti e immagini a carattere prettamente e violentemente sessuale, ma attraverso il nostro profilo catturano altre persona da visionare, seguire e aggredire (io, che in tanti anni ho dovuto gestire non più di una decina di pornografi, mi sono recentemente trovato, per aver messo una mia foto di nudo in commento ad un post di una nudista che, presumibilmente, è tra coloro che non filtrano i follower, a gestirne una cinquantina in una sola settimana).

Alcuni oppongono il fatto che le reti sociali esistono proprio per condividere e se pubblichi qualcosa lo sai che può girare il mondo. Si vero, ma mi aspetto anche che non vengano più o meno artificiosamente alterate le mie intenzioni, non venga alterata la destinazione d’uso, venga diligentemente rispettata la mia dignità.

Alcuni obiettano che ci sono altre opzioni per limitare l’aggressione, ma si torna al solito punto già tanto dibattuto parlando in generale della violenza sessuale: perché mai dev’essere la potenziale vittima a limitare la propria libertà d’azione?

Si devono punire sempre e solo i colpevoli, mai le vittime!

Rispetto per il nudo semplice, naturale, decontestualizzato; rispetto per le persone che lo condividono!

Sei quotidiane (nude) azioni che ti migliorano la vita


1a

Il risveglio è preludio alla giornata, usalo bene, vivilo al meglio: lascia respiro al corpo

2a

Il mattino è il fiato della vita: lascia che ti avvolga e assorbilo interamente

3a

Il lavoro vestito è veleno per il corpo, quando puoi disintossicati

4a

La sera è la porta del sonno, spalancala

5a

La notte è il riposo del corpo e della mente, non stressarla con le vesti

6a

La natura è purezza, adeguati

Perché il nudismo è salutare


Il nudismo è salutare perché…

  • I tessuti sintetici e i coloranti sotto l’effetto della luce, del calore e del sudore rilasciano tossine.
  • Le tossine rilasciate dai tessuti e dai coloranti degli abiti a contatto con la pelle vengono in gran parte direttamente assorbite dall’epidermide.
  • Le tossine rilasciate dagli indumenti esterni si diffondono nell’aria e le respiriamo.
  • Le tossine che non assorbiamo e non respiriamo vengono trasportate dal vento e si depositano al suolo finendo con l’intossicare anche gli alimenti.
  • Mangiando alimenti intossicati assorbiamo ulteriori veleni.
  • I tessuti, per quanto traspiranti possano essere, lo sono sempre meno della nuda pelle.
  • Sui vestiti a contatto con la pelle permane sempre una certa quantità di sudore.
  • Il sudore mantenuto dai vestiti provoca una macerazione della pelle e la proliferazione di batteri e funghi.
  • Macerazione della pelle e proliferazione di batteri e funghi determinano l’insorgere di irritazioni epidermiche o addirittura di vere e proprie malattie della pelle.
  • Isolando dalla luce solare i vestiti certo proteggono dalle scottature ma nel contempo riducono notevolmente la produzione spontanea di vitamina D, elemento importantissimo per la salute delle nostre ossa.
  • Isolando dal freddo e dal vento i vestiti ci proteggono da malattie di raffreddamento ma nel contempo riducono in modo esponenziale la nostra naturale capacità di termoregolazione.
  • Alterando la nostra naturale capacità di termoregolazione i vestiti ci rendono così meno rispondenti alle variazioni di temperatura per cui…
  • Col freddo abbiamo bisogno di vestirci sempre di più e al primo errore ci ammaliamo.
  • Col caldo i vestiti ci fanno sudare molto più del necessario.
  • Con l’ulteriore contributo delle mutande, in ogni situazione viene a mancare una temperatura pressoché costante in testicoli o ovaie, condizione assolutamente necessaria alla loro migliore efficienza e alla loro buona salute.
  • Anche un semplice costume provoca tutti i problemi sopra menzionati, in particolare il costume trattiene a lungo umidità e sabbia provocando ancor più degli altri vestiti macerazione della pelle, proliferazione di funghi e batteri, fastidio, irritazioni e malattie della pelle.
  • I vestiti inducono o implementano il fastidio verso la visione del corpo nudo generando di fatto un’innaturale stato di malattia sociale.
  • I vestiti inducono o implementano il rifiuto del proprio aspetto generando pericolose malattie come bulimia e anoressia.
  • I vestiti, nascondendo le loro debolezze fisiche, donano forza e coraggio ai soggetti predisposti al bullismo e alla presa in giro.

Perché il nudismo è ecologico


Il nudismo è ecologico perché…

  • La produzione dei tessuti, in particolare sintetici ma anche naturali, produce inquinamento.
  • La produzione di tessuti naturali richiede lo sfruttamento industriale delle risorse prime (allevamenti intensivi, piantagioni estese) e relativo alto livello di inquinamento (occupazione del suolo per la costruzione delle necessarie strutture edilizie, scarico di acque inquinate, eccetera).
  • La colorazione dei tessuti produce inquinamento.
  • La produzione dei vestiti produce inquinamento.
  • I vestiti, sotto l’effetto del calore e della luce, rilasciano sostanze volatili inquinanti.
  • Eventuali strusciamenti contro rami, spine o rocce lasciano in ambiente più o meno evidenti ma pur sempre inquinanti brandelli di tessuto.
  • Il lavaggio dei vestiti necessita sempre di detersivi, mentre il corpo in alcuni casi può essere lavato solo con acqua..
  • I vestiti vanno lavati con frequenza assai maggiore di quella del corpo.
  • Il lavaggio dei vestiti richiede una maggiore quantità di acqua, detersivo ed energia elettrica.
  • Il lavaggio dei vestiti produce notevole inquinamento diretto (scarico delle acque con saponi e residui di lavaggio, tra i quali è stato appurato esserci un alto livello di microplastiche) e indiretto (inquinamento derivante dalle fabbriche di lavatrici).
  • I vestiti prima o poi diventano rifiuti, alcuni riciclabili, altri no.
  • Lo smaltimento dei rifiuti, per quanto corretto possa essere, produce inquinamento e scarti inquinanti.
  • Il riciclo spesso prevede un trattamento chimico e meccanico del rifiuto con relativo inquinamento.

VivAlpe ovvero…


Un tempo il programma eventi di Mondo Nudo si chiamava “Orgogliosamente nudi”, poi, grazie anche alle diverse esperienze fatte e a quanto dalle stesse evidenziato, è nata “Zona di Contatto” (il luogo fisico e metafisico dove due visioni, due menti, due ambienti, due stili di vita diversi possono incontrarsi e comunicare tra loro, il confine evanescente che mette in congiunzione tra loro il mondo del nudo e quello del tessile) che, con la conseguente evoluzione concettuale e la relativa presa di coscienza, ha dato i natali a VivAlpe, termine con il quale da quel momento ho identificato il programma escursionistico di Mondo Nudo.

VivAlpe, però è molto più di un semplice programma escursionistico, VivAlpe è un invito a sperimentare un qualcosa che va ben oltre la tanto propagandata integrazione con la montagna: l’inclusione nell’Alpe, un modo di andare per monti che, eliminando ogni barriera mentale e fisica tra persona e ambiente, porta l’escursionista a essere parte stessa del monte, esattamente come lo è tutto quanto lo circonda, animali, vegetali o minerali: spogli.

Già, l’inclusione, checché se ne voglia, è sempre indissolubilmente legata allo spogliarsi: spogliarsi dai preconcetti, spogliarsi dai condizionamenti, spogliarsi dalle paure, spogliarsi dalle posizioni pretestuose, spogliarsi dall’imposizione o dall’imporre. Nel caso dell’Alpe l’inclusione è spogliarsi delle paure ataviche nei confronti di un ambiente oggi estraneo ai più, persino a molti di coloro che in montagna ci vivono e/o ci lavorano; è spogliarsi dei condizionamenti mentali conseguenti alle tante legende sulla montagna o alle abitudini sociali e specifiche; è anche spogliarsi fisicamente dei vestiti che, per quanto l’abitudine a portarli lo nascosta, inevitabilmente ci isolano dall’ambiente circostante e inibiscono l’esperienza sensoriale (unica eccezione le calzature: vista la lunghezza dei percorsi e loro connotazione, per motivi di sicurezza è comunque il più delle volte necessario indossare).

Nelle escursioni di VivAlpe, seppure facoltativa, è pertanto prevista la nudità, una nudità semplice, sincera, sana, ecologica, educativa e naturale, una nudità, purtroppo, ad oggi limitata all’interno di innaturali confini, confini che mi impongono un’accurata selezione dei percorsi. Imposizione senza senso agita da una violenta e irrispettosa minoranza che, con l’insulso supporto di diversi amministratori pubblici e di molte istituzioni, pretende di condizionare il comportamento di tutti gli altri.

VivAlpe è libertà di stare come si preferisce

VivAlpe, nel convivere con tale situazione, cerca nel contempo di operare ai fini della rinormalizzazione del nudo. Rinormalizzazione e non normalizzazione perché, nel lungo novero dell’esistenza dell’uomo, sono ben pochi gli anni di ostilità verso il nudo e, volenti o nolenti, la nudità è parte stessa della nostra natura. Ben lo dimostra l’atteggiamento dei neonati e dei bambini: finché non vengono in merito condizionati dai genitori e dalla società stare nudi è per loro assolutamente normale, lo preferiscono allo stare vestiti, e restano del tutto indifferenti alla presenza di persone nude, qualsiasi sia l’età e il sesso di tali persone.

VivAlpe, però, non è da intendersi come attività nudista e nemmeno naturista: sebbene l’escursionismo montano sia probabilmente una delle poche attività che possa per logica e semantica definirsi naturista, tale aggettivo, alla fine, lungi dall’apportare vantaggi, nella sua ambiguità etimologica e nella sua sostanza aspecifica contribuisce a una comunicazione inefficiente; ambedue gli appellativi, identificando un’identità distaccata e avulsa al mondo comune, rinforzano la convinzione di anormalità del corpo nudo, quindi inibiscono anziché stimolare la rinormalizzazione del nudo. VivAlpe non è escursioni naturiste, VivAlpe non è escursioni nudiste, VivAlpe non è nemmeno escursioni nude o in nudità, VivAlpe non è qualcosa in antitesi con l’escursionismo classico, VivAlpe non si pone in alternativa all’escursionismo come comunemente inteso: formalmente VivAlpe è libertà di stare come si preferisce, tecnicamente VivAlpe è escursionismo e stop, mentalmente VivAlpe è inclusione ambientale e nient’altro, complessivamente VivAlpe è VivAlpe e basta.

Guarda l’elenco degli eventi in programma

Limite


Un foglio di carta in verticale,
una linea tracciata nella sabbia,
un fossato al margine del campo,
una cresta sul fianco della valle,
nuvole che coprono l’orizzonte.
Ruota quel foglio,
calpesta la linea,
oltrepassa il fossato,
scavalca la cresta,
vola oltre le nuvole.
Agli occhi appare
l’infinito splendore
del radiante pensiero
della nuova consapevolezza
della fantastica creatività.

Limite?
Cos’è il limite?
Barriera alla libertà,
costruito concetto,
protezione del potere,
discriminazione.
Incoerenza umana:
talvolta si inneggia il suo superamento,
talvolta lo si cerca per conoscerlo,
talvolta lo si invoca come scusa,
talvolta lo s’impone.

Il limite?
Esiste il limite?
Se si chi lo decide?
Se si chi lo stabilisce?
Segno dell’uomo,
strumento che occlude la mente,
gabbia per il pensiero radiante,
catena dell’evoluzione,
necessità del debole pensiero!

Emanuele Cinelli – 17 ottobre 2020

A piedi nudi


Il cammino a piedi nudi viene oggi proposto a destra e a manca, guide alpine, accompagnatori di media montagna, rifugi, alberghi, comuni, enti del turismo, tutti ne approfittano per racimolare soldi e interesse. Bellissimo, ottimo, interessante, utile ma…

Rigidi pensieri


Anglofoni che danno del patetico a chi, senza nulla imporre, difende l’utilizzo del buon italiano.

Difensori del “diritto di parola” che commentano, criticano, contestano anche senza conoscere.

Baciatori di rosari che predicano e praticano la discriminazione.

Tuttologi che si aggiudicano la (inesistente) verità assoluta.

Animalisti che negano la naturale essenza animale dell’essere umano.

Ambientalisti che non prendono in considerazione il vivere nudi (dal lavaggio dei vestiti ogni anno si riversano in mare diverse tonnellate di microplastiche).

Vegani che chiedono leggi per proibire la millenaria alimentazione onnivora.

Naturisti che si oppongono a chi, nella miglior forma etimologica e lessicale, preferisce parlare di nudismo.

Mi chiedo se siano certi ideali ad obnubilare le menti creando insensati irrigidimenti di pensiero e, di riflesso, pretestuose imposizioni comportamentali!

Un falso problema


Chi non vive la realtà del nudo sociale ha talvolta un dubbio che, appena possibile, si trasforma in una domanda: “e se ho un’erezione spontanea?” Similare questione, scorrendo nelle reti sociali e sui blog, appare essere un argomento alquanto dibattuto anche tra coloro che si dicono nudisti o naturisti.

Se per i primi ci può stare, per i secondi mi sovviene il dubbio che, invero, frequentino ben poco l’ambito realmente nudista o abbiano delle perversioni o stiano solo cercando una scusa per pubblicare fotografie di peni eretti: in vent’anni di nudo sociale portato in vari contesti, da quelli espressamente nudisti a quelli di abbigliamento facoltativo, dai raduni con diverse centinaia di persone a quelli di poche persone, dalle spiagge alle escursioni in montagna, dalle saune alle cene o pranzi, e via dicendo mai, e ribadisco mai, mi è capitato di vedere un’erezione, MAI!

P.S.
Qualcuno a questo punto sarà subito pronto a rilevare la cosa, quindi diciamolo ben chiaro… Le pubbliche erezioni non spontanee sono state escluse dal contesto in quanto appartengono ad ambienti e ambiti che con la filosofia del nudo sociale hanno nulla a che fare, a personaggi che non sono assolutamente iscrivibili nella schiera di coloro che hanno abbandonato le vesti per una sana educazione al nudo: dei vili infiltrati diseducati alla normalità del corpo proprio da una società che rifugge dal nudo.

DeCostituzione


Ricevo e pubblico quest’altro contributo di un lettore.


Photo by Nachelle Nocom on Pexels.com

Di questi tempi in cui un poco tutti siamo leoni da tastiera e numerosi si scoprono esimi scienziati o luminari di diritto costituzionale, vi sono anche persone, un poco insofferenti alle regole ed agli oggettivi limiti imposti dalla contingenza, le quali, per giustificare taluni loro opinioni ed atteggiamenti, invocano la Costituzione della Repubblica Italiana citando l’articolo 13, il cui primo capoverso così recita:

La libertà personale è inviolabile…. omissis…

Vorrei però ricordare a costoro, e a tutti, che la Costituzione, come tutte le leggi, non può essere stiracchiata come un elastico, né adattata a nostra convenienza né, tanto meno, deve essere citata ed utilizzata a spizzichi e bocconi. Ritengo che la Costituzione deve essere considerata nella sua intierezza; quindi, per quanto attiene il caso in questione, vi invito a leggere anche l’articolo 32:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…omissis….

Ciò mi sembra sufficiente per capire che pur dovendo contemperare le due esigenze: libertà e salute, non mi sembra così scandaloso il fatto che un governo, questa volta responsabile, impedisca inutili spostamenti e pericolosi assembramenti.

Già che ci siamo, magari aggiungendo polemica a polemica, anticipo che condivido l’ipotesi di rinvio sia delle funzioni pasquali e sia di eventuali tornate elettorali che dovremmo incontrare nel prosieguo del percorso di uscita dal nostro italico spicchio di pandemia.

Personalmente non mi sento assolutamente defraudato di nulla, al massimo mi può crescere il tedio e la noia.

In conclusione, visto che siamo prossimi anche al 25 Aprile, nonostantei numerosi attacchi a cui è stata sottoposta, non mi sembra sbagliato dire:

W la Costituzione.

Firmato: Elo Seminara

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: