Archivi categoria: Atteggiamenti sociali

Essere ecologisti


C’è chi manifesta contro cave e cementifici ma poi non rinuncia alla casa in cemento.

Si protesta per le discariche ma non si attuano quei comportamenti che possono ridurre i rifiuti indifferenziati.

Ci si lamenta del traffico ma si usa l’auto anche per fare poca strada.

Si fa un gran parlare di esaurimento delle risorse naturali ma ci si ribella contro chi evidenzia che questo problema è determinato, in maggior percentuale, dall’eccesso di popolazione.

Si usano come il prezzemolo parole quali ecologia, sostenibilità, ecoturismo, rispetto ambientale poi non solo ci si ostina a usare l’abbigliamento, sicura fonte di inquinamento ambientale, ma addirittura si ostacolano o si criminalizzano coloro che, stando nudi, realmente vivono in modo ecologico, sostenibilte, rispettoso.

Invece di lamentarsi sarebbe opportuno cambiare innanzitutto il proprio modo di agire, si inizi con la cosa più facile, economica e salutare: l’abbandono delle vesti!

Vergogna del corpo? Risolvila!


Se questa foto ti provoca fastidio sei condizionato… chiediti perchè non spogliarsi e risponditi sinceramente.

Se in questa foto vedi solo i genitali sei sesso centrico… guarda oltre, concentrati sul resto del tuo corpo.

Se in questa foto vedi solo il nudo hai un cattivo rapporto con il tuo corpo… prova una giornata domestica senza vestiti.

Se questa foto ti lascia indifferente sei mentalmente normalizzato nei confronti del corpo nudo… passa ai fatti.

Se in questa foto vedi l’azione del cammino sei pronto a spogliarti… fallo.

Se in questa foto vedi la naturalezza, la semplicità, la libertà probabilmente ti sei già spogliato qualche volta… benissimo, rifallo con maggior frequenza.

Se in questa foto vedi l’armonia è quasi certo che già hai sperimentato la nudità sociale… bravo, continua così.

Se questa foto ti invoca sensazione di libertà, di salubrità, di normalità è palese che sei già normalizzato alla nudità sociale… ottimo, diventane un promotore.

In ogni caso seguimi: leggimi su questo mio blog e partecipa alle escursioni di VivAlpe.

Seminatori d’odio


Non fatevi ingannare e trascinare da coloro che si limitano a denigrare gli altri: se sanno fare solo quello è perchè non hanno idee da proporre e validi argomenti per supportarle.

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Non mi sento bene con me


“Non mi sento bene con me stesso, non mi piace il mio corpo” frase che ho sentito dire molto spesso, che ho letto molto spesso, che compare in tantissimi articoli, che invade le reti sociali. Frase che, indiscutibilmente e per stessa affermazione di coloro che la pronunciano e la utilizzano, manifesta un profondo dolore. Per ogni dolore che proviamo vediamo di curarne la causa, allora perchè per il fastidio verso il proprio corpo, invece di mettersi nudi e curarsi, ci si ferma all’analgesico restando ostinatamente vestiti, invocando insulsi e controproducenti codici di abbigliamento, negando a chi col proprio corpo ci sta benissimo di andarne orgoglioso, inveendo contro che ha l’altruistica forza di mettersi pubblicamente a nudo? Non è forse meglio uscire dalla tenebre e raggiungere la luce? L’arrampicata potrà essere anche impegnativa ma i risultati daranno un tale beneficio che ne sarà valsa la pena!

Non è forse meglio uscire dalla tenebre e raggiungere la luce? L’arrampicata potrà essere anche impegnativa ma i risultati daranno un tale beneficio che ne sarà valsa la pena!

Il giudizio


Molti sembrano non (voler) capire che è ben diverso:

  • il dire cose fondate dal dire cose prive di ogni fondamento;
  • il giudicare le idee dal giudicare le persone;
  • l’ampliare dal limitare;
  • il conoscere dal pensare di conoscere;
  • la libertà di parola dal parlare sempre e comunque;
  • la libertà di pensiero dall’imposizione del proprio pensiero;
  • la libertà d’azione dalla violenza;
  • il rispetto dalla sottomissione.

Le prime costruiscono le seconde distruggono!

Obbligo di nudo


Suvvia, non raccontiamoci bugie: tutti siamo infastiditi dai divieti e dagli obblighi. C’è chi in apparenza li accetta, chi sembra esserne contento, ma, c’è sempre qualche divieto e qualche obbligo che ci fanno arrabbiare, che tendiamo a non rispettare.

Eppure molti sono coloro che, direttamente o indirettamente, non si fanno remore ad imporre loro stessi obblighi e divieti. Tra questi mi voglio qui interessare dei naturisti e nudisti, contesto in cui molto ci si lamenta del divieto alla nudità e poi si va a imporre il divieto opposto.

Come ci sentiamo noi quando non possiamo metterci nudi? Bene, lo stesso accade a chi da vestito si trova a doversi necessariamente denudare per potersi fermare in un certo punto della spiaggia o in una certa zona montana o in un dato campeggio.

Un fastidio che, visto che questi, a differenza dei naturisti e dei nudisti, mica si fanno riguardo a farsi sentire, si trasforma in rivolta e, spesso, genera azioni di ripicca o addirittura più massicci interventi di occupazione violenta della zona, anche ricorrendo a lamentele reiterate presso le istituzioni, a segnalazioni di fatti mai avvenuti, ad alleanze con esibizionisti e attivisti del sesso pubblico (due categorie a cui l’etica di naturisti e nudisti apporta parecchio fastidio).

Che ne deriva?

Ne deriva che l’unica giusta situazione è l’assenza di obblighi, che in ogni luogo le persone devono poter stare come preferiscono: vestite di bianco, vestite di rosso; vestite classico, vestite bizzarro; nude, vestite, vestite a metà; nude sopra vestite sotto, nude sotto vestite sopra, e tutte le altre possibili varianti.

No obblighi, no codici di abbigliamento, no stupide forme di autodifesa (invero solo testimonianza di debolezza). Solo libertà, libertà di abbigliarsi o spogliarsi a proprio piacere, libertà in ogni dove, sempre e comunque.

Abbigliamento facoltativo è l’unica strada percorribile: rispettosa, democratica, semplice, educativata.

Il nudismo può crescere solo se…


Diciamocelo apertamente, affinché un movimento, qualsiasi esso sia, possa crescere è necessario che nessuno si vergogni di farne parte, che nessuno ne nasconda l’appartenenza, che tutti gli appartenenti ne siano, direttamente o indirettamente, dei divulgatori. Non c’è verso, la rinormalizzazione del nudo mai verrà perseguita se gli stessi che già l’hanno guadagnata tengono, come succede troppo frequentemente, comportamenti controproducenti:

  1. non ne parlo;
  2. non lo comunico a nessuno, nemmeno a familiari, parenti e amici stretti;
  3. lo pratico solo nei villaggi nudisti o, quantomeno, nei luoghi all’uopo allestiti e ufficialmente riconosciuti;
  4. lo pratico solo all’estero;
  5. sono sempre guardingo;
  6. mi rivesto non appena appare l’ombra di qualcuno, anche se costui si è già accorto che sono nudo;
  7. non voglio apparire nelle foto (salvo poi piazzarsi sempre nel mezzo dei gruppi).

Questi e altri sono tutti messaggi che portano chi li percepisce a dirsi: “perché devo mettermi nudo se poi devo vergognarmene o devo vivere nella costante paura?”

Signori naturisti e nudisti, invece di lamentarsi, invece di dare colpa ai tessili e alle istituzioni, dovete cambiare voi, bisogna mettersi in gioco, tutti nessuno escluso. Certo con (non troppo) oculata moderazione, con (non eccessivamente) cauta progressività, ma bisogna tutti uscire allo scoperto, bisogna tutti aggredire la società, bisogna tutti manifestare il proprio orgoglioso diritto alla normalità.

Non c’è altro modo!

I codici di abbigliamento sono, tutti, sbagliati perchè…


Ma è propriio così difficile vivere nel rispetto assoluto della libertà d’azione degli altri? Perchè non si riesce a sopportare la presenza di chi agisce con meno paranoie? Per quale motivo si vogliono condizionare gli altri ad agire per stereotipi? Come mai c’è chi per riuscire a difendere la propria opnione ha il bisogno che sia l’unica al mondo o, quantomeno, l’unica con cui lui venga in contatto? Perchè c’è chi non capisce che la libertà non vincola nessuno, a vincolare, tutti, sono le limitazioni?

Ovvio che ci sono limitazioni necessarie (non fare violenza sugli altri, non rubare, eccetera, che invero sono spesso ignorate proprio da chi impone limitazioni), ma altre, molte altre, proprio non servono a nulla, anzi no, a qualcosa servono: servono a danneggiare le persone e la società!

Caso tipico quello dell’abbigliamento.

Ogni tanto, invero ogni spesso, salta fuori qualcuno che, in un qualsiasi contesto, ma soprattutto scuola e lavoro, propone un qualche codice d’abbigliamento. Sono proprio necessari? Quale è il loro impatto sulla sulla società? Sono giusti?

Partiamo dall’ultima domanda che risponde anche alle altre: no, i codici d’abbigliamento, tutti indistintamente, compresi quelli che obbligano alla nudità, sono sbagliati perchè…

  1. sono basati sui divieti, quando varie discipline insegnano che è meglio operare per possibilità piuttosto che per negazione;
  2. l’abito non fa il monaco, tant’è che i truffatori da sempre usano giacca e cravatta per abbassare le difese delle loro vittime;
  3. il più delle volte prendono in considerazione solo la parte femminile della società, passando il concetto che le femmine siano il male, ai maschi sia invece concesso tutto e abbiano diritto di prelazione sulle opinioni femminili;
  4. sono sempre proposti da chi ha un cattivo rapporto con il proprio corpo, non vuole affrontare tale suo condizionamento e non sopporta di vedere altri che invece l’hanno fatto;
  5. confermano e incentivano la sessualizzazione del corpo;
  6. incentivano la violenza sulle donne: “se sei vestita così è perchè vuoi provocare e, siccome un maschio non può resistere alle proprie pulsioni animalesche, è giusto che ti venga fatta violenza”;
  7. incentivano la discriminazione sessuale: “se sei vestito o vestita così è perchè sei omosessuale, quindi io ti allontano e ti escludo”;
  8. educano all’assurda, in quanto innaturale, vergogna del corpo;
  9. rinforzano gli stereotipi del corpo, del genere e della persona;
  10. incentivano, invece di combatterle, malattie sociali come la bulimia e l’anoressia;
  11. disabituano alle differenze;
  12. incentivano l’antidemocratica volontà di uniformare la società ad un unica visione;
  13. emarginano chi non vuole uniformarsi;
  14. rievocano ideali fascisti;
  15. mai sono un punto d’arrivo ma sempre il punto di partenza di un ciclo iterativo dove le limitazioni continuano a crescere e con esse crescono discriminazione e diseducazione.
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Reti sociali e nudo


Da esperto informatico e da attivo utente, ho vissuto in modo immersivo l’evoluzione delle reti sociali e il loro rapporto con la nudità, posso così parlarne con cognizione di causa.

Nei primi anni c’era un discreto spazio di manovra per chi, come me, lavorava (e lavora) alla rinormalizzazione della nudità, poi, nonostante l’ampliarsi degli utenti nudisti e la crescente accettazione del nudo sociale, è andato contro logica a ridursi. Nella prima metà degli anni 2010 solo Tumblr e Twitter restavano le uniche reti sociali che, con visione democraticamente naturale, consentivano la pubblicazione di fotografie di nudo, unica limitazione che queste non fossero utilizzate per l’avatar o il banner.

Ad un certo punto Tumblr cambia padroni e inizia a cambiare registro: in un primo momento con manica larga ma poi le maglie si stringono e Twitter rimane solo, diventando lo strumento basilare per la comunicazione nudista e la rinormalizzazione della nudità. Nel 2022, in un momento in cui si stanno ancor più evidenziando i segnali di una rinormalizzazione del nudo, improvvisamente quelli di Twitter, dopo aver creato una funzione che permette di dichiarare il contesto inadeguato delle immagini, iniziano a bloccare gli account nudisti rei di non usare questa fallace (si può attivare solo contestualmente alla pubblicazione dell’ immagine, non è applicabile a quanto già pubblicato, non è utilizzabile dai sistemi di pubblicazione automatica) funzione.

Ai primi di maggio, senza ammonimento, senza azioni provvisorie, senza nessun tipo di preavviso, accedendo a Twitter vedo un piccolo messaggio che velocemente appare e svanisce, con vari accessi riesco pian piano a leggerlo: “questa azione non è consentita, il tuo account è sospeso”. A seguire mi accorgo che non posso più operare: molte azioni non hanno seguito, alcune fanno riapaprire il fugace messaggio di cui sopra. Solo provando ad accedere dal telefono con l’apposita app riesco ad avere una spiegazione lievemente più precisa: “il tuo account è stato sospeso permanentemente”.

Personalmente, sebbene alla fine possa tranquillamente vivere senza reti sociali, anzi ci vivo anche meglio, comunque vedo questa cosa come una grande sconfitta non solo per il nudismo, non solo per la nudità sociale, ma anche per tutto il movimento della positività del corpo, del contrasto alle malattie di visione del corpo, quindi una sconfitta per la società intera e per la normalità.

Con tale anacronistico atteggiamento le reti sociali si alleano con l’ignoranza, il bigottismo e la pornografia (quest’ultima infatti prosegue indisturbata le sue pubblicazioni e i pornodipendenti sono sempre più attivi anche nell’aggredire gli account nudisti).

Le reti sociali, se fossero veramente sociali, dovrebbero invece sostenere ogni aspetto dell’evoluzione sociale invi compreso quello della nudità sociale, dovrebbero loro stesse perseguire la rinormalizzazione del mondo, la quale passa necessariamente dalla rinormalizzazione del nudo.

#rinormalizzailmondo

(hastag ormai inutile visto che solo io lo utilizzavo, altri l'avevano ripreso ma modificandolo, inopinatamente, in inglese, così come era già successo per altri miei hastag: #nudièmeglio e #nudiènormale). 

Promuovere la nudità sociale


C’è chi ha troppa paura e chi ha troppa esuberanza, chi si astiene dal parlarne e chi ne parla anche a sproposito, chi svicola dalle domande e chi forza le risposte, c’è chi si pone in una posizione intermedia. Chi ha ragione? Chi si comporta nel modo corretto? Come parlare di nudo in modo costruttivo?

Questo è un tema che ho già trattato in precedenza esaminandone i diversi aspetti e sviluppando consigli utili per farlo in modo efficace, ma rilevo la necessità di rievidenziarlo, lo faccio in modo sintetico: una FAQ della promozione nudista.

  1. Promuovere la nudità sociale non è azione negativa, tutt’altro.
  2. La propaganda è un’operazione che tutti attuano, perché non devono farlo anche i nudisti.
  3. Per promuovere il nudismo è assolutamente necessario sentirsi a proprio agio nel parlarne.
  4. Bisogna parlarne il più possibile però…
  5. Non si fa corretta promozione se se ne parla in contesti o in momenti inopportuni, quindi…
  6. Bisogna sfruttare le giuste occasioni.
  7. Bisogna parlarne in modo tranquillo e aperto.
  8. Non ha senso ed è controproducente andare in giro importunando le persone che s’incontrano sul cammino manifestando a voce alta il fastidio per non potersi spogliare o il desiderio di spogliarsi.
  9. Altrettanto controproducente è il segnalare, senza valido motivo, a tutte le persone che si incontrano per strada l’essere nudisti, che poco prima s’era nudi, che poco dopo ci si metterà nudi.
  10. La promozione non è violenza psicologica, la promozione ha efficacia solo quando è morbida e rispettosa, quando avviene con senso logico, quando si sviluppa in un dialogo nato per reciproco desiderio e continuato per palese interesse della controparte.

Montagna: perchè accontentarsi dell’integrazione, passa all’inclusione!


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Prefazione

Inclusione è una parola che, da almeno un paio di decenni, si utilizza molto al fine di indicare una più evoluta e corretta visione della vita comunitaria e sociale delle persone con disabilità, una visione che si pone come alternativa all’integrazione la quale, a sua volta, si era evoluta a partire dai concetti di esclusione e separazione (o segregazione).

In anni più recenti, l’utilizzo si è naturalmente esteso all’ambito dei migranti e, con un ulteriore salto logico, è possibile trasporlo a tante altre realtà, ivi compresa quella della nostra vita quotidiana, quella della vita in natura e, con relazione al tema di questo blog, quella dell’andare in montagna, sia esso fatto camminando che correndo, sia esso espressione di un corto cammino che di quello lungo e molto lungo.

Cosa differenzia queste quattro visioni della vita comunitaria? Vediamolo in breve.

Esclusione

Il “diverso” (tra virgolette in quanto in realtà siamo…

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A tutti i costi nudo?


Sarà l’età, sarà che già devo soffrire ogni volta che esco ad allenarmi, sarà la ridotta presenza di massa grassa, fatto sta che, a differenza di altri, nudo mi ci metto solo quando posso starci confortevolmente: che senso ha avere la pelle d’oca, sopportare il tremore del freddo, accettare la sofferenza personale e le nefaste conseguenze sulla salute solo per mettersi nudi anche quando sarebbe meglio non farlo?

Se la questione si fermasse qui, tutto sommato sarebbe inutile farcene un articolo, però ci sono altre considerazioni da fare, considerazioni che ci portano dal libero arbitrio alla comunicazione sociale, creando un discorso importante.

Il voler stare nudi a tutti i costi appare (ed è) un irrefrenabile desiderio che, giorno dopo giorno, mina la nostra salute psichica e, alla fine, sconfina nella fobia (per i vestiti), nell’atteggiamento compulsivo e persino nella psicosi. Già al primo livello, quello dell’irrefrenabile desiderio, l’alterazione comportamentale si percepisce benissimo, la percepiscono tutti coloro che stanno attorno, tutti coloro che, anche per breve tempo, passano vicino e la conseguenza è la comunicazione di un messaggio tutt’altro che favorevole alla rinormalizzazione del corpo e della sua nudità.

Per invogliare le persone a provare la nudità sociale, per convincere la società che il nudo è normale, per indurre le istituzioni a interrompere la loro fobia per il nudo, per pervenire a una rinormalizzazione sociale che permetta a chi lo desidera di vivere nella nudità ovunque e ogni qual volta le temperture lo consantano, il nudo è necessario viverlo in modo normale e non è normale mettersi nudi ad ogni costo!

Rinormalizza il mondo


Quando un’attività è considerata normale? Semplice, quando c’è, si fa e si mostra senza che nessuno senta l’esigenza di citarla specificatamente e continuamente, in pratica quando viene ignorata da chiunque ne venga a contatto.

Per rinormalizzare l’esposizione del corpo nudo bisogna portare e mostrare la nudità senza espressamente citarla di continuo.

Ecco che…

Non esiste l’escursionismo nudo o nudista o naturista, esiste l’escursionismo e stop! Stesso dicasi per la ginnastica, le feste, il lavoro, insomma per ogni altra nostra attività.

Non esistono le spiagge nude o nudiste o naturiste, esistono le spiagge e stop! Stesso dicasi per le piscine, le palestre, i ristoranti, le saune, insomma per ogni altra struttura.

Anche e soprattutto da qui deve passare la rinormalizzazione del corpo!

#rinormalizzailmondo





Libertà di parola


Vero, esiste la libertà di parola, ma esiste anche l’intelligenza: l’intelligenza di usare questa libertà nel modo opportuno, l’intelligenza di non approfittarne, l’intelligenza di dire cose sensate, l’intelligenza di parlare solo di ciò che si conosce!

Nuda etichetta nuda delle reti sociali (e non solo)


In anni di presenza sulle reti sociali ne ho viste tante e ho potuto capire molto, altrettanto non sembra essere successo ad altri. Poi ci sono i costanti nuovi arrivi che, ovviamente, molte dinamiche ancora le ignorano e, purtroppo, spesso non si preoccupano di farsi una preventiva informazione, ma si buttano a capofitto nella mischia: ah, la buona vecchia regola che, per almeno in paio di mesi, imponeva di limitarsi a leggere prima d’iniziare a scrivere.

Attraverso una raccolta di miei tweet (alcuni invero per ora solo pensieri che forse non tweetterò) vediamo le principali questioni prendendo in considerazione uno degli aspetti più critici e vessati: i messaggi dei nudisti e dei naturisti.


N.B. Per la terminologia e le procedure farò riferimento alla rete sociale che utilizzo di più e che, pressoché unica, ammette post di nudo esplicito: Twitter.


Per undici anni sono state presenze molto occasionali, ora, dopo che i miei post sono stati ritwittati da chi non valuta i propri follower, mi trovo assediato da porno dipendenti ed esibizionisti e devo perdere il mio tempo libero per analizzare i nuovi arrivati: filtrate!

Non è solo un diritto ma è anche un dovere verso le persone di cui si ritwittano i messaggi e che compaiono nelle proprie foto: fare pulizia tra i propri follower. A tal ragione, quello che uno pubblica in bacheca, i suoi mi piace, chi segue e da chi si lascia seguire sono piena espressione della sua persona, quindi bastano e avanzano per valutare e, nel caso, bloccare.

Cosa hanno a che fare con nudismo, naturismo, normalizzazione del nudismo / naturismo, libertà, confidenza con il corpo e vita nella nudità i primissimi e primi piani di peni, vulve e sederi, le foto in pose attuate per accentrate l’attenzione su tali parti, quelle dei peni eretti e, candelina sulla torta, quelle di attività sessuali esplicite?

Un tempo anch’io pensavo che le bacheche nudiste potessero da sole redimere coloro che nel nudismo inopinatamente vedono e propongono una sola cosa: i genitali e il relativo utilizzo sessuale. Poi mi sono reso conto che non succede: inutile sperarci!

A tutti piace fare sesso eppure nessuno scrive sul suo profilo social sono un alpinista o adoro giocare a tennis o sono appassionato di auto e poi pubblica in gran misura, via quasi esclusiva o addirittura solo materiali pornografici o esibizionistici. Perché per il nudismo / naturismo dovrebbe valere un atteggiamento diverso?

Sapendo che sono parole chiave molto usate, c’è chi, sebbene ciò che vi pubblica sia di natura ben diversa, mette naturismo o nudismo nel proprio profilo social per veicolarci persone. Non è accettabile: non solo è un imbroglio ma è anche un atto vile e vigliacco che danneggia enormemente la reputazione di uno stile di vita educativo e rispettoso.

Gli argomenti evidenziati nel profilo non devono essere specchietti per allodole, devono essere quelli che sono poi effettivamente e principalmente trattati nella bacheca e nei mi piace: esibizionismo e pornografia non sono nudismo e naturismo!

La pornografia può apparire stimolante, invero è una brutta bestia: in un tempo più o meno breve rende sempre meno rispondenti alle normali situazioni sessuali arrivando al punto in cui ci si trova capaci di fare sesso solo con… le foto e manina propria!

La dipenzenza dal sesso è stata da tempo inserita dalla medicina tra le malattie mentali comportamentali vere e proprie: arriva a diventare talmente invadente dall’impedire qualsiasi altra attività, ivi comprese quelle necessarie alla sopravvivenza.

Ogni tanto leggo qualcuno che protesta contro la purezza nudista con affermazioni tipo “l’erezione è una funzione normale”. Verissimo, ma non per questo se ne deve fare l’unica ragione di vita e il principale argomento fotografico.

In venti anni di nudismo, con tanti eventi pieni di persone, mai ho avuto un’erezione e mai ne ho viste. Insulso e inopportuno nascondersi dietro la sua normalità per esibire erezioni, siano esse spontanee (molto raro) o, peggio, provocate.

Cosa può interessare di una bacheca realmente nudista a chi pubblica materiale pornografico o esibizionistico? Perché sono così interessati a seguirle, anzi assediarle? Beh: la reputazione data dal seguire dati profili o un gran numero di persone, la possibilità di prelevare foto per utilizzi impropri, o, più semplicemente, il piacere di distruggerne la reputazione.

Fatevene una ragione: eccitarsi per la visione di un corpo nudo in un contesto non sessuale è tutt’altro che naturale e normale. Se succede è perché su quel corpo avete attivato e riversato la vostra fantasia più o meno perversa!

Eccitarsi e masturbarsi con le foto che altri pubblicano per scopi ben diversi (e ben più socialmente elevati) è a tutti gli effetti violenza sessuale.

Sono anni che sei sul social, hai un nome indecifrabile, sei senza foto, non hai contenuti o, al massimo, pochissimi “mi piace”, che ci fai sul social? Uhm, forse sei un bot? Ciao, ciao!

Coerenza: se la tua bacheca è segretata, tu, prima di seguire altri, devi da loro farti identificare, in alternativa segui solo coloro che ti conoscono di persona (ovviamente dopo averli avvisati). Capisco che ci possano essere dei motivi validi per farlo, ma, come sempre, per colpa di alcuni ci rimettono tutti: assolutamente corretto rimuovere costoro dai propri follower.

Fatta salva specifica dichiarazione, la pubblicazione dei materiali (testi, foto, ecc) su blog e reti sociali non corrisponde alla rinuncia al diritto d’autore e non li rende liberamente prelevabili. Poco importa che i legittimi proprietari se ne accorgano o meno, prelevare, senza preventiva ed esplicita autorizzazione, tale materiale potrebbe, specie se si ripubblica senza citare la fonte, essere un’illecito o addirittura un reato: appropriazione indebita e / o violazione del diritto d’autore. (Dario Banfi “Immagini digitali online: non posso fare ciò che mi pare con le foto su Facebook o Google Images”)


Buona permanenza sulle reti sociali!

Il forte ed esclusivo potere educativo della nudità sociale


  1. Per mettersi nudi in presenza d’altri è necessario superare gli stereotipi sociali sul corpo.
  2. Superando gli stereotipi sociali sul corpo ci si guarda e ci si vede con realistica positività.
  3. Guardandosi e vedendosi con realistica positività si assume fiducia in sè stessi.
  4. Assumendo fiducia in se stessi si incrementa la frequentazione degli ambiti nudisti.
  5. Stando nudi in mezzo ad altre persone, nude o vestite, ci si rende pienamente visibili esattamente per come fisicamente si è.
  6. Rendendosi pienamente visibili per come fisicamente si è diviene impossibile prendere in giro gli altri per come fisicamente sono.
  7. Vedendo tante altre persone nude per come fisicamente sono si comprende che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi.
  8. Comprendendo che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi si rafforzano il superamento degli stereotipi sociali e lo star bene con sè stessi.
  9. Convivendo nella nudità con altre persone nude ogni mistero sul corpo svanisce e con esso si annulla la morbosità.
  10. Annullandosi la morbosità si toglie potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo e si rafforza l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri.
  11. Togliendo potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo si dissolvono all’origine azioni quali il revenge-porn.
  12. Rafforzandosi l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri vengono debellati atteggiamenti quali il bullismo e la violenza sessuale.
  13. L’insieme di quanto detto sopra di certo non risolve tutti i problemi della società moderna ma di sicuro la migliora.
  14. Una società migliore vuol dire una vita migliore per tutti, nudi e vestiti!

Nient’altro può arrivare a questo, nient’altro può dare gli stessi risultati nello stesso breve tempo.

Ci vuole coraggio


Parlando ad altri del mio vivere per quanto possibile nella nudità una delle osservazioni, da parte di chi mai ha provato la nudità fine a se stessa, è: “ci vuole coraggio”.

Partendo dal presupposto che di certo non si voglia affermare d’essere dei codardi, posso solo suggerire di ripensare a quanti sono stati i momenti in cui ci si è dovuti armare di coraggio, perché è certo che ce ne sono stati per chiunque, per rendersi conto che tale affermazione è molto probabilmente solo un comodo modo per allontanare dalla propria mente il naturale impulso a seguire l’esempio.

Posso garantire che non serve coraggio.

Se non si vuole proprio credere alle mie parole, si possono trovare in rete tantissimi racconti di chi, partendo anche da una forte opposizione al nudo sociale o da una pessima confidenza con se stessi e/o il proprio corpo, si è alla fine convinto a provarci e, leggendoli, notare che tutti evidenziano quanto poco ci sia voluto, in tempo e in coraggio, non solo per per mettersi nudi, ma anche per poi sentirsi totalmente a proprio agio e, di riflesso, superare gli eventuali problemi di rapporto con il proprio corpo, di stereotipi dell’aspetto fisico, di criticità psicologiche.

Se ti vuoi bene, se vuoi stare bene, se vuoi concedere alla tua mente il meglio del meglio devi assolutamente iniziare a vivere quanto più possibile nella nudità.

Nessuno di coloro che ci hanno provato se ne è pentito e tutti hanno continuato. D’altra parte la nudità è la nostra normalità genetica, resa anomala solo da alcuni, decisamente pochi rispetto alla vita umana, secoli di refrattarietà al nudo.

Provare per crederci!

Etica e crescita professionale


PEARL Galaxy

Forse o probabilmente questo mio pensiero mi ha complicato (rovinato?) la vita professionale, però ritengo che l’empatia e il rispetto non siano solo belle parole con cui riempirsi la bocca.

Agenzie pubblicitarie, consulenti del lavoro, procacciatori d’affari e similia sono tutti attivi nel proporre servizi che ti aumentano la clientela, sono tutti intenti a insegnare il verbo del profitto individuale, a farne una missione sociale inderogabile. Tutti, però, volutamente, e quindi ineticamente, nascondono una incontestabile verità: dato che il lavoro globalmente disponibile è sostanzialmente, almeno nel breve e anche medio termine, una costante, se qualcuno aumenta il suo vuol dire che sta uccidendo quello di qualcun altro: per ogni nuovo “ricco” c’è inevitabilmente una crescita dei “poveri”!

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Reti sociali, nudismo e… pulizia dei follower


Mi scuso se quanto segue non è curatissimo nell’aspetto sintattico e discorsivo, ma non è agevole scrivere con una mano sola e i tempi si allungano parecchio mentre voglio uscire con questo articolo nel momento stesso in cui la questione risulta ancora calda.


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I detti lo recitano, “Il mondo è bello perché è vario” oppure, traducendo dal dialetto bresciano, “Tante menti, tante teste”. Infatti su ogni argomento le opinioni sono sempre varie, spesso anche divergenti, talvolta persino contraddittorie. Uno degli argomenti che, specie nel contesto del nudismo, torna periodicamente alla ribalta a scaldare gli animi è la pulizia, mediante blocco (non parlo in questa sede di segnalazioni), costante (eseguita in tempo reale alla richiesta) o periodica (eseguita periodicamente sulla lista esistente) dei propri follower sulle reti sociali: chi è contro la ritiene azione discriminatoria, chi è a favore la ritiene assolutamente necessaria, nel mezzo varie posizioni.


Io penso che, quantomeno nello specifico dei profili nudisti, sia operazione ingiusta ma anche lecita, addirittura doverosa e, purtroppo, allo stato attuale delle cose necessaria.


Ingiusta perché è sostanzialmente scorretto valutare le persone dal loro profilo sulle reti sociali e perché impedisce il dialogo con le persone, un dialogo attraverso il quale tutte le parti hanno, almeno a livello potenziale (e, purtroppo, oggi, pur con tutta la nostra disponibilità e pazienza, troppo spesso a tale livello resta), l’opportunità di crescere.

Lecita perché la bacheca di un profilo sulle reti sociali è da assimilarsi alla casa del titolare di quel profilo e questi ha pertanto il diritto di scegliere chi possa restarci dentro (visto che in molti casi l’ingresso è, purtroppo, libero) e chi no.

Doverosa perché il titolare di un profilo ha il dovere di proteggere coloro che lo seguono, i loro messaggi e, in particolare, le loro foto: chiunque sia tra i follower del profilo può ricondividere questo materiale e farlo uscire dal contesto in cui è stato inizialmente prodotto.

Purtroppo necessaria perché molti di coloro che fraintendono, in un modo (invito alla condivisione sessuale) o nell’altro (esibizionismo, offesa al pudore, provocazione), il nudismo sono particolarmente aggressivi e poco disposti al dialogo e al rispetto, in particolare:
1 – coloro che osteggiano il nudismo si attaccano ad ogni minima cosa per screditarci, quindi analizzano i nostri profili, le nostre bacheche e i nostri follower per poterci collegare alle attività sessuali e contestare la purezza delle nostre intenzioni, e basta un solo follower fuori luogo per scatenare l’aggressione;
2 -‘molti di coloro che si interessano solo al sesso non hanno nessun riguardo per gli altri e, pertanto, non solo pubblicano in risposta ai nostri post commenti e immagini a carattere prettamente e violentemente sessuale, ma attraverso il nostro profilo catturano altre persona da visionare, seguire e aggredire (io, che in tanti anni ho dovuto gestire non più di una decina di pornografi, mi sono recentemente trovato, per aver messo una mia foto di nudo in commento ad un post di una nudista che, presumibilmente, è tra coloro che non filtrano i follower, a gestirne una cinquantina in una sola settimana).

Alcuni oppongono il fatto che le reti sociali esistono proprio per condividere e se pubblichi qualcosa lo sai che può girare il mondo. Si vero, ma mi aspetto anche che non vengano più o meno artificiosamente alterate le mie intenzioni, non venga alterata la destinazione d’uso, venga diligentemente rispettata la mia dignità.

Alcuni obiettano che ci sono altre opzioni per limitare l’aggressione, ma si torna al solito punto già tanto dibattuto parlando in generale della violenza sessuale: perché mai dev’essere la potenziale vittima a limitare la propria libertà d’azione?

Si devono punire sempre e solo i colpevoli, mai le vittime!

Rispetto per il nudo semplice, naturale, decontestualizzato; rispetto per le persone che lo condividono!

Sei quotidiane (nude) azioni che ti migliorano la vita


1a

Il risveglio è preludio alla giornata, usalo bene, vivilo al meglio: lascia respiro al corpo

2a

Il mattino è il fiato della vita: lascia che ti avvolga e assorbilo interamente

3a

Il lavoro vestito è veleno per il corpo, quando puoi disintossicati

4a

La sera è la porta del sonno, spalancala

5a

La notte è il riposo del corpo e della mente, non stressarla con le vesti

6a

La natura è purezza, adeguati

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